Storie di startup e innovazione con il bando del Comune per l’imprenditoria giovanile

Quando l’innovazione si intreccia con la memoria, nascono progetti che non solo guardano al futuro, ma custodiscono e rinnovano le storie che hanno fatto la tradizione di un territorio. È il caso della storica Pasticceria Franco di Ancona, che torna a nuova vita attraverso Frengus, una startup di giovani imprenditori che hanno deciso di coniugare arte pasticcera e nutrizione moderna: prodotti dolci e salati chetogenici, senza zuccheri raffinati né allergeni, pensati per chi cerca benessere e gusto: un’impresa giovane che raccoglie l’eredità del passato per rilanciarla con spirito contemporaneo. Ma non solo: c’è il progetto di una piattaforma che aiuterà i ragazzi ad apprendere la matematica attraverso il gaming, un’app per personalizzare le playlist e trasformarle in regali “su misura”, un sistema integrato per il benessere degli animali, dall’alimentazione su misura, al pet taxi, e molto altro.

Sono dieci in totale i progetti giovanili finanziati nell’ambito del bando comunale per la nuova imprenditoria, promosso dal Comune di Ancona e dai Comuni partner di Maiolati Spontini e Sassoferrato, nell’ambito del progetto StartAn, sostenuto da ANCI e dal Dipartimento per le Politiche Giovanili. Tutti i progetti presentati sono stati ammessi e riceveranno un contributo in base ai criteri stabiliti. L’obiettivo? Dare un concreto supporto alla creazione e allo sviluppo di nuove imprese under 35, rafforzando l’ecosistema locale dell’innovazione e promuovendo una cultura imprenditoriale radicata nei territori.

Otto startup provengono da Ancona, una da Sassoferrato e una da Maiolati Spontini. I settori sono diversi, ma uniti da un filo comune: sostenibilità, innovazione, impatto sociale.

«La nuova imprenditoria delle startup – afferma Marco Battino, assessore allo Sviluppo imprenditoriale, all’Università e alle Politiche giovanili – rappresenta un asse strategico per il futuro della città capoluogo e dell’intera provincia. Non si tratta infatti solo di nuove attività economiche, ma di idee che nascono dal territorio e che, se accompagnate nel modo giusto, possono produrre valore diffuso, anche in termini sociali e culturali».

Hom(i)e, fondata ad Ancona da due under 30, propone un sistema integrato per il benessere degli animali da compagnia: dal test del DNA per diete su misura a pet taxi, toelettatura, accessori, attività domiciliari e consulenze, fino al coinvolgimento di giovani inoccupati e anziani in un modello relazionale e comunitario.

District 35, sempre ad Ancona, trasforma un locale dismesso in via Marconi in uno spazio condiviso per professionisti e piccoli imprenditori, rispondendo alla crescente domanda di luoghi flessibili per il lavoro autonomo.

Navigo, spin-off dell’Università Politecnica delle Marche, punta sull’intelligenza artificiale per rendere i trasporti urbani più efficienti e intelligenti. Altrettanto ambizioso OmnIAroad, una piattaforma proposta da una giovane ricercatrice che unisce sharing mobility, ausili elettrici, navigatori accessibili, volontari geolocalizzati e informazioni su barriere architettoniche per garantire spostamenti inclusivi e sostenibili.

Con Spherecube, un altro spin-off UnivPM, l’innovazione si fa materia: una stampante 3D progettata per lavorare con vitrimeri – resine avanzate, riparabili e riciclabili – unica nel suo genere a livello mondiale.

Tunehey invece è una piattaforma digitale che trasforma la musica in un regalo personale e immateriale: brani in streaming, testi, immagini e messaggi vocali per costruire esperienze di ascolto emotive e sostenibili.

Tupitago, con sede ad Ancona, è una startup a forte vocazione educativa che propone una piattaforma di apprendimento della matematica e delle materie scientifiche per studenti delle scuole superiori, con l’uso di intelligenza artificiale, gamification e realtà aumentata per la visualizzazione 3D dei concetti.

A Maiolati Spontini opera Unizone, agenzia di comunicazione che intende offrire servizi avanzati di marketing e consulenza alle imprese locali, sfruttando l’automazione digitale e una narrazione video creativa e dinamica.

Completa il quadro Agreste Agriturismo, realtà di Sassoferrato che punta a espandere la propria offerta di conserve vegetali e trasformazione conto terzi, attraverso formazione, software gestionali e rinnovamento dell’identità aziendale.

Il bando, attivato a marzo 2025, ha messo a disposizione un fondo di 78.500 euro. Dieci realtà imprenditoriali che rappresentano dieci visioni differenti, tutte accomunate dalla voglia di incidere sul presente e costruire un futuro più giusto, intelligente, sostenibile. E che dimostrano come, anche nel mondo delle startup, scommettere sui giovani possa voler dire rinnovare una tradizione, senza rinunciare alla spinta verso l’innovazione.

Margherita Rinaldi

(Immagine di copertina realizzata con AI)

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – ANGELO TOMASSETTI

Angelo Tomassetti, Consigliere del Gruppo Consiliare PARTITO DEMOCRATICO

La gestione dei nuovi stalli blu a Palombina Nuova

Nel corso dell’ultima seduta del Consiglio Comunale ho presentato un’interrogazione per comprendere la situazione relativa all’istituzione dei nuovi parcheggi a pagamento a Palombina Nuova. L’intervento, portato avanti dall’Amministrazione comunale tramite Ancona Servizi, ha sollevato numerose perplessità tra i cittadini, soprattutto per quanto riguarda tempi, modalità e criteri adottati.

In particolare, si segnala un evidente ritardo e una grande confusione nell’attivazione dei nuovi stalli blu. Nello specifico, sono stati istituiti circa un centinaio di parcheggi a pagamento a servizio della spiaggia di Palombina Nuova, distribuiti lungo le vie Flaminia, Mercantini e Costantini. La realizzazione della segnaletica orizzontale è avvenuta nei giorni 11 e 12 giugno, con messa in funzione immediata lo stesso fine settimana. Si è trattato dunque di un’attivazione fuori tempo massimo rispetto all’inizio della stagione estiva. Il posizionamento di due soli parcometri per una vasta area che comprende tre vie, non facilita inoltre il compito degli automobilisti. 

Fin qui, diciamo che si tratta di intralci fastidiosi, niente in confronto alla confusione prodotta nel rilascio dei permessi di sosta. Questi ultimi dovrebbero essere rilasciati ai residenti delle vie interessate e di quelle limitrofe alle strade con i nuovi stalli a pagamento. Non è così. Abbiamo letto e sentito dai numerosi interventi effettuati dal Comune e dalla stessa Ancona servizi che avrebbero diritto al permesso di sosta diverse vie di Collemarino, alcune delle quali a considerevole distanza dagli stalli in questione, come via Leonardo da Vinci, via Volta, via Ulpiani, via Eustachio, via Barducci e piazzale Romita, dove non esiste proprio alcuna residenza. Nel corso del mio intervento ho sottolineato la scarsa conoscenza del territorio e una negligenza nello svolgere un compito delicato e importante che interessa migliaia di cittadini bagnanti e residenti. La preoccupazione è che l’effetto della sperimentazione sarà che andare al mare a Palombina alla fine costerà di più degli anni passati. I bagnanti avranno mille difficoltà a trovare il parcheggio, i residenti vivranno quattro mesi da incubo, gli operatori saranno scontenti come negli anni passati. L’operazione parcheggio a pagamento non sarà servita a niente se non a far spendere soldi in più alle persone.

Ho fatto quindi notare che rispetto a questa soluzione esistono alternative, soluzioni diverse e forse definitive. A monte di via Redi di Palombina, per esempio, c’è un’area molto ampia, che potrebbe consentire la realizzazione di un grande parcheggio, già previsto dal piano regolatore. Con un intervento rispettoso dell’ambiente, magari prevedendo un parcheggio alberato adeguato, si potrebbe progettare un intervento risolutivo del problema rendendo la spiaggia degli anconetani un arenile ancora più attraente e appetibile, incentivando il turismo. Capisco benissimo le difficoltà che dovranno essere affrontate, perché niente è semplice, ma non prendere neanche in considerazione eventuali possibilità e soluzioni diverse, disinteressandosi di input e suggerimenti che provengono anche dall’opposizione, è a mio parere un modo miope di governare la città.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – FABIO MECARELLI

Fabio Mecarelli, Consigliere del Gruppo Consiliare FRATELLI D’ITALIA

Il volontariato civico per la rinascita dei borghi

La mia presenza in consiglio comunale è un punto di forza per i territori dei borghi.

Per anni dimenticati, questi territori vedono ora l’attenzione di questa Amministrazione, che intende realizzare progetti mirati allo sviluppo economico turistico e culturale dei borghi, interessando e coinvolgendo i cittadini e le associazioni nei progetti stessi.

Sarà proprio la stretta collaborazione tra Comune e cittadini la chiave di volta del progetto di valorizzazione e riqualificazione in questi territori. Nel breve saremo operativi con il volontariato civico nei borghi che vedrà un’associazione del territorio occuparsi di piccole manutenzioni e del mantenimento del decoro urbano.

Vogliamo ridare un identità a questi territori e farli diventare attrattivi sotto ogni aspetto, interessandoli anche come luogo per lo svolgimento di grandi eventi che mirano a far conoscere le bellezze dei borghi della città di Ancona.

C’è sicuramente la volontà di rendere più sicuri questi territori per quanto riguarda l’aspetto legato a emergenze di tipo sanitario, provvedendo a installare i defibrillatori e alla formazione dei cittadini per il loro utilizzo ai cittadini.

Il porto è il principale motore della città di Ancona, ma per questa Amministrazione anche i borghi rientrano nel progetto la Grande Ancona.

IL PERSONAGGIO Stefano Cardellini: il geologo che ha dato voce alla nostra storia antica con la trilogia di Ankon

C’è un filo sottile, eppure fortissimo, che unisce la terra, le rocce e la narrazione epica. Un filo che Stefano Cardellini, geologo oggi, da pochissimo, in pensione, ha seguito con passione per dare vita a un progetto letterario: raccontare Ancona e le sue origini con la forza del romanzo storico. Dopo una lunga carriera nel Comune di Ancona e all’Ufficio per la Ricostruzione post-sisma della Regione Marche, è proprio dal suo lavoro che nasce la passione per la scrittura. “Dal mio lavoro che – spiega – guardando le rocce e il terreno, mi porta sempre a chiedermi: com’era in passato questo posto? E come potrebbe cambiare in un futuro?”.

Un giorno, racconta, si è ritrovato a fantasticare su una cartina topografica del Comune di Ancona, immaginando come poteva essere la morfologia del territorio ai tempi degli antichi Dori, e come l’uomo avesse inciso sul suo cambiamento. Così ha iniziato a pensare a Portonovo, alla falesia, e a come potesse essere cambiata nei secoli. “Portonovo doveva avere una conformazione simile all’attuale costa delle Due Sorelle perché le due frane che l’hanno cambiata, rendendola come la conosciamo oggi, non erano ancora avvenute. La falesia era molto più avanzata”. E da lì il passo verso la narrazione è stato breve: “E la città? Come era a quel tempo? Di sicuro poco più di un villaggio con poche case greche e molte capanne. Villaggi piceni e pochissimi abitanti. Come il porto, che ora si spinge fin quasi alla stazione, circoscritto sotto la collina del Duomo”.

Tra le opere di Stefano Cardellini spicca proprio Ankon, una trilogia interamente dedicata agli albori della storia della città di Ancona. Un progetto nato dall’amore profondo per la sua terra e dal desiderio di darle voce. “Ancona 2400 anni fa era tanto importante che batteva moneta e commerciava con l’Egeo, (nulla da invidiare a Roma che stava appena nascendo) e oggi è così poco considerata e conosciuta nonostante la sua storia. Quasi per rivalsa (di Roma hanno scritto in tanti ma di Ancona pochissimi), ho voluto romanzare la sua fondazione e gli anni successivi”.

Così, dopo anni di studi su testi storici – sugli usi e costumi di Siracusa, della Magna Grecia, dei Piceni, dei popoli dell’Egeo e dei Galli Senoni – ha costruito “un substrato veritiero sul quale far scendere il romanzo”. Dopo la fase di ricerca, è arrivata quella della progettazione delle storie e poi la scrittura.

La trilogia, che ha come protagonista Ares, racconta in tre tappe una grande epopea fondativa.

Il primo volume, ANKON, è ambientato nel 367 a.C., nella giovane colonia dorica dell’Adriatico, fondata vent’anni prima da esuli dissidenti, fuggiti dalla tirannide di Dionisio I, despota di Siracusa. Racconta “la lotta per la libertà di questo giovane popolo, che unito ai Piceni del luogo, combatte le angherie della grande Siracusa per la sua indipendenza”. Il motore della vicenda è il rancore personale: Niseo, nobile aretusano, a seguito di un vecchio torto subito, spedisce un gruppo di mercenari ad Ankon, per uccidere suo fratello Terentios, capo di quella comunità, e sterminare la sua famiglia. Questi non riescono nell’intento, ma rapiscono Maia, la figlia minore di Terentios, e la portano a Minoia, nel Peloponneso. “Qui inizia l’avventuroso viaggio di Ares, suo fratello, che a capo di un manipolo di guerrieri dorici e piceni, parte alla sua ricerca”. Il viaggio toccherà Siracusa, l’oracolo di Delfi, le strade della Magna Grecia, fino all’isola di Ortygia, l’inespugnabile Minoia e Sparta. “Tra un susseguirsi di avventure, combattimenti, e tradimenti, arriveranno a liberare la giovane Maia ed a tornare ad Ankon. In tempo per la battaglia finale, che vedrà uniti il popolo dorico con i guerrieri piceni, contro la grande flotta siracusana, per la loro libertà dalla tirannide”.

Nel secondo libro, Il signore di Ankon, siamo vent’anni dopo. Ares è divenuto il signore della colonia e ha ricucito i rapporti con Siracusa. Ma una nuova minaccia incombe: Cartagine. “Timoleonte, che da poco aveva deposto Dionisio il giovane diventando il nuovo tiranno di Siracusa, si trova a fronteggiare una nuova minaccia.” Per comprendere le intenzioni dei nemici, Timoleonte manda ad Entella Alexis il Dorico, vecchio amico di Ares. Ma Alexis viene tradito, fatto prigioniero e condotto a Morthia dal generale cartaginese Mato. “A quel punto Ares ed i suoi amici si vedono costretti a rimandare il loro ritorno ad Ankon per correre in suo aiuto.” Inizia così un nuovo viaggio: “Tra scontri ed imboscate, si trovano a lottare contro gli assassini cartaginesi affidandosi unicamente al loro coraggio, alla forza di Bakari, l’agilità di Crati, e l’abilità militare di Ares.” Il romanzo culmina nella grande battaglia del Crimiso, al fianco dell’esercito di Timoleonte, “tra un susseguirsi di combattimenti, arriveranno a sconfiggere i cartaginesi in un’ultima battaglia campale per la liberazione della Sicilia dalla minaccia punica.”

Nel terzo e ultimo volume, La battaglia di Ankon (con i Senoni n.d.r.), la città ha prosperato: “L’emporio di Ankon è cresciuto. La città dorica ha aperto nuove rotte per il commercio con i greci dell’Egeo ed è diventata una realtà del Mar d’Adria. Le pietre bianche di Dimos abbelliscono le case che come funghi nascono nel nuovo quartiere della valle degli orti, e ogni famiglia veste con i preziosi tessuti di Lissos. Ma proprio quando la pace e la serenità governano, e tutto sembra filare liscio, una nuova minaccia bussa alle porte. Poco più a nord, nella città di Xena gallica, Belloveso, sovrano del popolo dei Senoni, trama per la conquista del porto dorico. Spinto dall’affievolirsi dell’oro nei suoi forzieri, stanco di pagare ai Dori la traversata del mar d’Adria per i suoi guerrieri che invia a combattere in Grecia al soldo dei principi ellenici, mette in guardia il suo esercito e marcia sulla “dorica”. In una battaglia sanguinosa ferisce Ares e la conquista. Rifugiati a Numana, città picena da sempre alleata di Ankon, una volta guarito, Ares manda Bakari e Crati a rapire i gemelli di Belloveso e sua sorella Maia con Ciril a chiedere aiuto ai piceni di As-clon e Permu. In poco tempo un nuovo esercito si forma al suo comando e marcia per la liberazione della città dorica dove avverrà la battaglia finale”.

Non c’è nulla dell’Ancona contemporanea nella trilogia, spiega l’autore, perché la città ha subito troppi cambiamenti, “sia naturali che dovuti all’uomo”. Tuttavia, un tratto è rimasto, a suo avviso: “Forse solo il carattere fiero degli anconetani che, come unione del popolo piceno e dorico, lottano sempre tra un aspetto pratico e uno spirituale”.

Il legame con il territorio è evidente anche nella scelta dei luoghi narrati: “Da quello che meglio conosco, da quello che ho amato leggere e studiare e soprattutto dai ricordi indelebili che ognuno di noi si porta dentro”.

Il personaggio a cui Cardellini è più affezionato è Ares: “perché è un uomo giusto e retto e ama il suo popolo.” Ma ama anche Maia, “donna libera”, e Bakari, “maestro d’armi che come schiavo liberato ha imparato ad amare Ares come un figlio”.

Il suo metodo di lavoro è rigoroso e appassionato: “Tutto nasce da un’idea (mi deve affascinare), segue lo studio lungo e meticoloso delle fonti e dei testi, poi inizia la progettazione del romanzo: per prima cosa stendo una mappa concettuale, poi lo schema dei capitoli, in cui il romanzo prende forma nella lunghezza e nelle tracce che poi si uniranno nel racconto, poi la caratterizzazione dei personaggi. Alla fine passo ai mesi di scrittura, di correzione e tutto il resto, editing compreso”.

Ankon è stato presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino nel 2021, e in numerose mostre e fiere editoriali nelle Marche, compresa Ancona. Ma la sua avventura di scrittore era iniziata già prima, con il romanzo La maestra di Palazzo di Arcevia (inizialmente intitolato Libera scuola di vita), in parte autobiografico. Da allora, la produzione di Cardellini si è arricchita di altri titoli come Gli uomini dei tre presidii, Le tre torri del Conero, Isole di plastica, opere che si possono trovare nella sua pagina autore su IBS: Stefano Cardellini | IBS.

Margherita Rinaldi

Ex Mutilatini di Portonovo: le linee guida per la progettazione, dopo il percorso condiviso


La Giunta comunale di Ancona ha recentemente approvato il Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP) per il recupero e la riqualificazione dell’“Ex Colonia Estiva dei Mutilatini”, all’interno della Strategia Territoriale per lo Sviluppo Sostenibile e Integrato delle Aree Urbane “ITI Portonovo”, finanziata con fondi europei del Programma Regionale FESR/FSE+ Marche 2021–2027.

Si tratta di un intervento da 3 milioni di euro, finalizzato a trasformare un edificio in stato di abbandono, ma con forte valenza storica e identitaria per Ancona e per il suo mare, in una struttura aperta, accessibile e connessa con il tessuto sociale e ambientale della baia. L’obiettivo è restituire all’ex colonia una funzione ricettiva polivalente, valorizzando la posizione strategica dell’immobile nel cuore del Parco del Conero.

Il progetto di recupero dell’ex Colonia dei Mutilatini rappresenta una concreta operazione di rigenerazione sostenibile. L’edificio non sarà solo restaurato, ma rifunzionalizzato secondo un approccio integrato, in dialogo con il paesaggio e la comunità. Il rudero oggi isolato dovrà quindi diventare una presenza attiva e accessibile, capace di accogliere, formare, coinvolgere. Questo luogo, nelle finalità del progetto, dovrà recuperare la propria identità connettendo natura, memoria e futuro.


Un processo partecipato per una rigenerazione condivisa

Il documento è il risultato di un percorso di partecipazione, coadiuvato dall’UNIVPM partner del progetto, che ha coinvolto diversi soggetti: il Parco del Conero, le Associazioni del terzo settore e gli Operatori economici del Consorzio la Baia, insieme da sempre impegnati nella tutela e valorizzazione di Portonovo.

Tre workshop, svolti il 18 dicembre 2024 e il 12 maggio 2025, il 18 giugno 2025 hanno consentito un confronto aperto tra tecnici, amministratori e stakeholder, in cui sono stati condivisi gli obiettivi, approfondite le caratteristiche del bene e raccolti contributi da parte di soggetti come APS Portonovo per Tutti, ANGSA Marche, Slow Food Ancona, Consorzio La Baia di Portonovo, AIGAE Marche ed Ente Parco del Conero. L’Università Politecnica delle Marche ha inoltre curato un’analisi conoscitiva del contesto e dell’edificio, utile alla redazione del Documento di Indirizzo.


Come diventerà la ex Colonia: una struttura ricettiva, educativa e culturale integrata nel paesaggio

Il progetto immagina la trasformazione dell’ex Colonia in una struttura ricettiva polifunzionale destinato all’accoglienza, alla formazione ambientale e alla socialità. La struttura, distribuita su più livelli, sarà accessibile e in grado di funzionare durante tutto l’anno, con una capienza modulabile.

Gli spazi saranno organizzati in modo da offrire ambienti per la ricettività turistica diversificata, sale per incontri e attività culturali, aree espositive e laboratoriali. Al piano terra, oltre alla reception e alla zona comune, sarà allestito uno spazio per attività educative e divulgative. Il primo piano sarà destinato alle camere, con soluzioni differenziate per famiglie, gruppi o studenti. Anche la copertura piana sarà riqualificata e resa fruibile per attività collettive, in continuità con la terrazza e il piazzale esterno.

All’interno dell’edificio troveranno spazio anche un centro informativo sul territorio, un presidio stagionale di guardia medica e una caffetteria improntata alla sostenibilità, pensata per valorizzare i prodotti locali e generare inclusione.

Accanto alla funzione ricettiva, il progetto prevede la realizzazione di un hub dedicato alla conoscenza del Parco del Conero, con ambienti destinati a laboratori, mostre, attività educative e iniziative partecipative. Saranno predisposti spazi flessibili per ospitare incontri, percorsi formativi, momenti di ricerca e documentazione, configurando la struttura come punto di riferimento per la divulgazione ambientale e la sensibilizzazione sui temi della sostenibilità.

Anche l’esterno avrà un ruolo attivo. L’area verde potrà essere sistemata con strutture leggere e temporanee che permetteranno lo svolgimento di attività all’aperto, in continuità con i percorsi naturalistici della baia. Saranno previsti spazi sensoriali accessibili anche a persone con disabilità cognitive, motorie e sensoriali. L’area sarà dotata di un punto attrezzato per la mobilità ciclabile, collegata ai sentieri esistenti, e ospiterà elementi di arredo per laboratori, concerti e letture. Un piccolo edificio secondario, oggi adibito a rimessaggio, sarà recuperato e convertito in punto informativo ambientale e base logistica per il monitoraggio della spiaggia.


Tempi e risorse

La progettazione e la realizzazione dell’intervento si svilupperanno nel corso dei prossimi anni. Il finanziamento, pari a 3 milioni di euro, proviene dal Programma Regionale FESR/FSE+ Marche 2021–2027, con risorse destinate alla rigenerazione urbana, alla valorizzazione del patrimonio culturale e alla promozione dell’inclusione sociale.

Margherita Rinaldi

Foto di archivio: i Mutilatini tra gli anni 50 e 60. Negli anni 60 del 1900 l’area della colonia estiva era suddivisa in due parti dalla strada veicolare di accesso della Baia. L’accesso alla struttura avveniva attraverso una gradonata che dalla strada conduceva all’ingresso posto a sud, parte del nucleo originario

Ancona Città Universitaria: una campagna per rafforzare il legame con gli studenti

La campagna di comunicazione Ancona Città Universitaria si inserisce nel quadro delle Politiche giovanili del Comune di Ancona, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra la città e le nuove generazioni valorizzando, in un rapporto di costante collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche, il ruolo dei 17 mila studenti universitari, una città nella città, una innegabile risorsa sul piano economico e come motore di sviluppo e innovazione.

La campagna di comunicazione, con il suo logo, vuole essere un altro segno tangibile affinché lo studente si senta parte della città e dei suoi valori.

Questa iniziativa strategica posiziona Ancona come polo universitario internazionale, ponte tra culture e generazioni, e connette il patrimonio storico della città con il dinamismo dei suoi 17 mila studenti e la dimensione transfrontaliera degli eventi più importanti del 2025, uno al mese a partire da aprile, quando con l‘Erasmus Generation Meeting (EGM) sono arrivati ad Ancona oltre mille studenti Erasmus provenienti da tutta Europa. La campagna di comunicazione, poi, ha preso il via poco prima dei Campionati Nazionali Universitari (CNU) 2025, frutto di una collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche UnivPM e il CUS Ancona, con la partecipazione di oltre 4 mila atleti. Il terzo grande evento del 2025, un progetto con la Stanford University Orchestra, è previsto per il mese di giugno e un quarto appuntamento, ancora in fase di preparazione sarà a luglio. A questi appuntamenti internazionali se ne affiancano altri, come ad esempio quelli previsti al cortile della facoltà di Economia (a partire dal 22 maggio e fino a tutto il mese di luglio, ogni giovedì) e la Cittadella della ricerca sul mare, attivata dall’Ateneo in piazza Cavour in occasione di Tipicità in blu per informare sull’attività di ricerca condotta dall’Università nel versante del mare.

L’aspetto comunicativo in questa operazione è fondamentale per dare vita a una visione identitaria a livello internazionale. Ad esempio le immagini di Ancona grazie a EGM stanno già circolando tra i giovani di molti Paesi.

Pensata dunque per promuovere la città nei confronti dei tanti giovani presenti da aprile a luglio 2025, possibili nuovi iscritti, questa azione di comunicazione è rivolta anche ai cittadini, per proseguire insieme nel percorso condiviso per rendere la città sempre più accogliente e, quindi, una vera città universitaria.

La campagna di comunicazione è un lavoro coordinato, che prende forma sia sul piano cartaceo, sia tramite un allestimento aereo nel centrale corso Garibaldi, sia sul piano digitale, con riferimenti specifici ai luoghi identitari, tutti legati al mare e molto frequentati dagli studenti: Piazza del Papa, la Mole Vanvitelliana, la Lanterna Rossa, Portonovo e l’Arco Clementino, porta di ingresso che lo studente simbolicamente attraversa per entrare nella città di Ancona e da cui prende ispirazione il logo.

Che il marchio Ancona Città Università rappresenti entrambi i soggetti istituzionali, Comune e Ateneo, senza distinzioni di ruoli nell’ambito del progetto condiviso, è stato ribadito, in occasione della presentazione della campagna, dal Direttore generale UnivPM Alessandro Iacopini, che ha espresso apprezzamento per i video realizzati. Le iniziative che vedono protagonista la città di Ancona sono partite dall’Università, ma, dato l’impatto enorme sul territorio, non sarebbero state possibili senza l’attenzione e la disponibilità che il Comune ha nei confronti di questi progetti.

La CAMPAGNA nel dettaglio:

IL BRANDING

“ANCONA CITTÀ UNIVERSITARIA”: MULTI-SOGGETTO E VALORIZZAZIONE A 360°

La campagna “Ancona città universitaria” non è solo una comunicazione sull’università dorica, ma una potente azione di branding sulla città di Ancona stessa, vista attraverso il suo cuore universitario, valorizzando Ancona in tutte le sue sfaccettature.

IL LOGO COME PORTALE SIMBOLICO

Il logo “Ancona città universitaria” è concepito come un portale che invita ad entrare e scoprire:

Bellezze naturalistiche: Il mare, il Conero, i paesaggi unici
Ricchezza architettonica: Monumenti storici, piazze, il porto
Patrimonio culturale: Teatro, tradizioni, eventi
Eccellenza formativa: L’Università Politecnica delle Marche

CONCEPT GRAFICO DELLA CAMPAGNA

Il concept grafico si fonda su un’identità visiva calda, minimale e fortemente simbolica, pensata per comunicare l’essenza di Ancona come città universitaria dinamica e accogliente.

Elemento centrale: Al cuore del concept si trova una figura geometrica semitrasparente, ispirata al varco monumentale dell’Arco Clementino che diventa il simbolo dell’accesso alla città di Ancona e a tutte le sue opportunità: un invito visivo ad entrare e scoprire.

Palette colori vivace e identitaria. Il portale è declinato nei colori distintivi del logo “Ancona Città Universitaria”: verde, arancione, blu, azzurro e rosso. Questa palette cromatica vivace e solare conferisce energia e riconoscibilità immediata alla campagna.

Sfondi evocativi: collage vintage di Ancona. Ogni portale si apre su uno sfondo realizzato con monumenti e paesaggi iconici di Ancona, trattati in bianco e nero con un effetto vintage e contorno bianco in stile collage. Questa scelta stilistica crea un effetto suggestivo e senza tempo, evocando la ricchezza storica e culturale della città con un tocco moderno.

Protagonisti: giovani studenti dinamici. In primo piano, sempre ripresi di spalle, attraversano attivamente il portale. Camminano con passo deciso, fotografano curiosi, corrono pieni di energia, si tuffano idealmente nelle opportunità della città o ballano celebrando la vita universitaria. Queste figure dinamiche incarnano la vitalità, la diversità e l’esperienza urbana che Ancona offre.

OBIETTIVO FINALE

Valorizzare Ancona a 360 gradi, rafforzando la sua immagine di città universitaria dinamica, accogliente, internazionale e ricca di opportunità. La campagna “Ancona città universitaria” si propone di creare un branding territoriale che posizioni Ancona come destinazione d’eccellenza per studenti italiani e internazionali, capace di offrire un’esperienza formativa completa che va oltre le aule universitarie.

Piscina olimpica a Passo Varano: il punto sui lavori

Procedono, e sono arrivati al 50 per cento, i lavori per la realizzazione della nuova piscina di Passo Varano, l’impianto sportivo finanziato con i fondi PNRR insieme con il campo di tiro a segno. Entrambi arricchiranno la cittadella sportiva a sud di Ancona.
Il progetto prevede la realizzazione di una vasca olimpionica da 50 metri per 21, con profondità di 2 metri e 8 corsie, utilizzabili per disputare gare mondiali di nuoto o di pallanuoto e nuoto sincronizzato.
La struttura si sviluppa su un lotto di circa 105.000 metri quadrati, in un’area predisposta per accogliere nuove strutture sportive. Il progetto, affidato al raggruppamento temporaneo guidato da Cooprogetti Soc. Coop e dall’ingegner Marcello Zanna, prevede due corpi di fabbrica principali: uno destinato ai servizi per gli atleti, l’altro agli impianti tecnici.
Il corpo servizi per atleti, di circa 850 mq, ospita quattro spogliatoi (per un massimo di 132 atleti), due spogliatoi arbitri, una palestra di muscolazione, un locale visite mediche, uno per i controlli antidoping e gli impianti tecnici. Gli ambienti sono progettati secondo i criteri CONI, con attenzione all’accessibilità e alla funzionalità degli spazi.
Il secondo edificio, staccato dal primo, è riservato agli impianti di trattamento dell’acqua: filtri, pompe, sistemi di dosaggio e riscaldamento. Al livello superiore si trova il magazzino delle attrezzature sportive.
L’intero complesso è costruito nel rispetto degli standard di sostenibilità ambientale e risparmio energetico, ottenendo consumi energetici inferiori del 22% inferiori allo standard NZEB (nearly zero energy building).
Il progetto prevede l’impiego di pannelli fotovoltaici, impianti a pompa di calore e l’assenza di alimentazione a gas.
Tutti i percorsi esterni sono accessibili anche a persone con disabilità, in coerenza con la normativa vigente in materia di abbattimento delle barriere architettoniche.
L’intervento è finanziato nell’ambito della Missione 5 del PNRR – “Sport e inclusione sociale” – con un investimento di 3 milioni di euro.

Margherita Rinaldi

IL PERSONAGGIO Gian Marco Luna: ricerca e governance condivisa per il mare di Ancona

Gian Marco Luna è arrivato in città per studiare in quella che allora era l’Università di Ancona, non ancora mutata in Politecnica delle Marche, attratto alla metà degli anni ‘90 dal nascente corso di laurea in Biologia Marina, che muoveva proprio in quegli anni i suoi primi passi. Qui ha scoperto la biologia marina e ha cominciato il suo percorso nel mondo della ricerca, che poi lo ha portato a collaborare con il CNR, dove oggi è direttore dell’Istituto CNR IRBIM.

Il CNR IRBIM, parte del più grande Ente di Ricerca multidisciplinare pubblico in Italia, si occupa di ricerca scientifica sugli ecosistemi marini e sulle risorse biologiche del mare. “Volendo semplificare il concetto – spiega Luna – un nostro payoff potrebbe essere “studiamo la vita nei mari e negli oceani”. Lavoriamo su molti fronti: dallo studio della biodiversità marina alla valutazione degli stock ittici, settore quest’ultimo su cui la Sede di Ancona ha una lunghissima tradizione essendo stato il primo laboratorio di ricerca del Paese nel 1968, dalle biotecnologie marine all’acquacoltura, all’impatto del cambiamento globale, al microbioma marino, ed alla sostenibilità delle attività umane in mare”. La missione è produrre conoscenza scientifica e metterla a disposizione per lo sviluppo del Paese, promuovendo l’innovazione, l’internazionalizzazione del sistema “ricerca” e favorendo la competitività del sistema industriale. “Le nostre ricerche – prosegue – sono utili anche alla tutela dell’ambiente e a supportare le politiche pubbliche, italiane ed europee, specie nel settore della pesca. Collaboriamo con enti di ricerca italiani e internazionali, università, autorità pubbliche, pescatori ed ONG. Per fare un esempio, abbiamo da poco siglato un importante accordo di collaborazione con il più grande centro di ricerca sulla biodiversità marina in Sud Corea, e ci accingiamo a siglarne altri in Giappone e Cina”.

Tornando alle origini della sua scelta di occuparsi di biologia marina, Luna racconta che questa è maturata “nelle lunghe e meravigliose estati che ho trascorso nel mare del Salento. Mio papà era originario di un paese vicino Santa Maria di Leuca e con la mia famiglia ho trascorso lì vicino tutte le mie estati, fino ai vent’anni in quel posto. Ho una foto di me su quella spiaggia anche prima di nascere, nel pancione di mia madre. In quegli anni le spiagge del Salento erano un posto magico, ancora molto lontane dal turismo di massa di oggi: spiagge quasi deserte e per niente antropizzate, mare cristallino, amicizie estive che sono rimaste nel mio cuore. In un quaderno delle elementari ho trovato un tema in cui dichiaravo che nella vita avrei voluto fare l’archeologo subacqueo, probabilmente poi negli anni devo aver in qualche modo cambiato traiettoria, pur rimanendo nel mondo blu”.

Poi è arrivata Ancona, che, dice, “non è diventata solo la città luogo del mio lavoro. E’ anche la città in cui ho messo salde radici e ho costruito legami profondi, dove mi sono sposato e ho messo su famiglia. È una città che, nel tempo, è diventata casa – professionalmente e personalmente. Quello che era iniziato come un percorso di studio si è quindi trasformato in una scelta di vita e di lavoro, in una città che certamente offre stimoli, opportunità e un contesto ideale per chi si occupa di mare”. Ma che cos’è il mare per Ancona? “E’ identità, storia, economia. È la ragione per cui questa città è nata e si è sviluppata. Il suo porto, la sua ampia insenatura, il suo essere proiettata verso l’Est, la sua conformazione urbana che si affaccia sul mare, ma quasi con pudore: tutto a mio avviso racconta di un legame profondo e inscindibile. Ma oltre all’aspetto storico e identitario, il mare oggi rappresenta per Ancona una grande opportunità di sviluppo, se sapremo scommettere su una visione sostenibile e fortemente integrata, e non frammentata. La blue economy, la ricerca scientifica, l’educazione ambientale, il turismo responsabile, la valorizzazione delle tradizioni marittime: sono tutti settori in cui Ancona può fare la differenza”.

Gian Marco Luna ha conosciuto molti luoghi che hanno uno stretto rapporto con il mare. Il suo lavoro lo ha condotto fino in Antartide. “Nel Novembre 2022 – racconta – ho partecipato alla missione italiana in Antartide, come coordinatore del progetto di ricerca MetaIceRoss per studiare il microbioma planctonico delle acque costiere antartiche: l’insieme di tutti i microbi marini (virus, batteri, fitoplancton) che vivono nelle acque antartiche, una miriade di organismi invisibili ma preziosissimi che producono ossigeno e rendono possibile la vita sul nostro Pianeta. Ai poli stiamo assistendo ad una grave crisi climatica, con cambiamenti capaci di modificare la vita marina ed il funzionamento delle reti alimentari, alterando il delicato equilibrio della vita marina polare in una maniera ad oggi imprevedibile”.

Il direttore Luna ha conosciuto, quindi, molte diverse dimensioni del rapporto tra il mare e le città, “Ogni città di mare – spiega – ha un modo differente di “vivere” il proprio mare. Ci sono città che lo esibiscono come attrazione turistica, penso ad esempio a San Benedetto del Tronto che conosco sin da piccolo essendo originario di Ascoli Piceno, oppure altre che lo sfruttano intensamente dal punto di vista industriale. Ancona, a mio avviso, ha un rapporto più intimo e forse anche più autentico. Qui il mare è parte della vita quotidiana: è il porto, la pesca, il mercato ittico, la cantieristica, ma è anche la passeggiata al Passetto, le barche dei pescatori, le grotte, i racconti delle famiglie. C’è una sorta di rispetto silenzioso, quasi una riservatezza nel modo in cui il mare è vissuto. Questo sicuramente la distingue da molte altre città costiere”.

E quale impatto hanno l’attività e la presenza dell’uomo sul mare di Ancona? “L’impatto dell’uomo è inevitabile, ma può essere gestito e mitigato. Le attività portuali, la pesca, il turismo, l’urbanizzazione costiera con la conseguente distruzione dell’habitat, l’inquinamento, sono tutte pressioni che agiscono sull’ecosistema marino e sui suoi abitanti. Ma negli ultimi anni si è fatta strada una maggiore consapevolezza, anche a livello istituzionale e cittadino, della necessità di adottare un approccio più sostenibile. In questo senso, la scienza può e deve mettersi al servizio della comunità e offrire strumenti concreti: non solo studio e ricerca, ma anche buone pratiche gestionali, e soluzioni tecnologiche innovative.

Penso che il mare di Ancona possa diventare un modello di equilibrio tra uso e tutela: abbiamo un luogo magico, e un terreno fertile ricco di attori di grande rilevanza in tanti settori della blue economy. La recente drammatica esperienza del nostro mosciolo ne è testimonianza: attraverso il lavoro di un tavolo partecipato da tutti, istituzioni, cittadini, portatori di interesse e scienziati, abbiamo deciso di comune accordo e sulla base di evidenze scientifiche che la soluzione migliore era quella di lasciarlo riposare per un po’. Questo approccio alla governance, che definiamo come “quintupla elica” (un approccio integrato e collaborativo nella gestione delle risorse comuni n.d.r.), dovrebbe guidare sempre ogni politica di gestione dello spazio marino”.

“Il nostro – prosegue – è un mare straordinariamente produttivo, ma anche estremamente complesso e fragile. Il Mare Adriatico è un bacino semi-chiuso, con profondità contenute se confrontate ad altri mari e fortemente interconnesso con le attività che si svolgono sulla terra. Tutto questo lo rende molto sensibile agli impatti antropici, ma allo stesso tempo anche fortemente resiliente e capace di rispondere rapidamente ad azioni di tutela e gestione. È un mare ricco di specie, con una lunga tradizione di pesca, e al tempo stesso un ecosistema in continua trasformazione, dove le dinamiche ecologiche e le comunità delle due sponde sono complesse e interconnesse. Studiare e gestire questo mare significa affrontare una sfida non solo scientifica, ma anche culturale, sociale ed antropologica estremamente rilevante. Lo abbiamo raccontato di recente in bellissimo volume, “Adriatico. Mare d’inverno”, che consiglio di leggere, una singolare narrazione dove tante voci raccontano da diverse prospettive l’unicità e la complessità del nostro mare”. Una complessità, quest’ultima, che pone una sfida alla città, che è chiamata a riscoprire il valore sociale, culturale, ecologico ed economico del mare in un’ottica più moderna”.

“Il mare – conclude Luna – non è solo, come fatto in passato, un luogo da sfruttare o da colonizzare con opere ingegneristiche, ma uno spazio da conoscere, raccontare e abitare con rispetto. Bisognerebbe valorizzare il sapere scientifico, ma anche le competenze locali, le tradizioni marinare, il rapporto educativo tra le nuove generazioni e il mare. Ancona ha tutti gli strumenti per diventare un esempio nazionale di città che vive il mare in modo moderno, consapevole e lungimirante. Serve però un salto di qualità nella narrazione collettiva: il mare non è solo una cornice o una risorsa, è parte della nostra identità e del nostro futuro. In fondo è da lì che veniamo”.

Margherita Rinaldi

Abitare solidale: il progetto per anziani, ragazzi e persone con disabilità

Soluzioni abitative sotenibili che mettono insieme generazioni diverse, offrendo nuove opportunità di condivisione e mutuo supporto. E’ il presupposto che sta alla base del progetto di housing sociale approvato nei giorni scorsi dalla giunta. Via Ciavarini alle Grazie, con un complesso immobiliare acquisito recentemente all’asta dal Comune ne sarà il cuore, ma il progetto sarà esteso anche ad altre parti e ad altri immobili della città.

L’esecutivo comunale ha stabilito le linee di indirizzo per il bando, per una collaborazione tra pubblico e privato finalizzata a realizzare questo progetto. «Il nostro obiettivo – afferma l’assessore ai Servizi sociali Manuela Caucci – è costruire una rete funzionale a risolvere un problema reale del territorio. Questa formula abitativa è già conosciuta, e richiesta soprattutto dagli anziani, che la vedono applicata con successo in altre realtà italiane e internazionali. Il Comune, quindi, mette a disposizione il complesso immobiliare di Via Ciavarini, unitamente ad altri immobili di proprietà, e dopo opportuna sistemazione, intende attribuire loro una funzione sociale innovativa, mai sperimentata prima ad Ancona».

«A cominciare da via Ciavarini – spiega l’Assessore ai Lavori Pubblici Stefano Tombolini – parte un progetto di valorizzazione del patrimonio immobiliare del Comune. Il complesso immobiliare è stato acquistato recentemente dall’Amministrazione proprio per questo scopo. Vogliamo affrontare concretamente il problema dell’abitare, in particolare quello delle persone anziane autosufficienti, offrendo loro nuove soluzioni».

L’Amministrazione comunale intende quindi dare vita a una rete intergenerazionale e sociale attraverso un modello abitativo innovativo: il co-housing intergenerazionale. Già diffuso in molte città europee, prevede la convivenza di persone di età diverse, anziani, studenti, all’interno dello stesso complesso, in appartamenti privati con ampi spazi comuni dedicati all’incontro, alla socializzazione e alle attività collettive. L’obiettivo è promuovere la solidarietà e l’integrazione tra generazioni, creando comunità inclusive e resilienti.

Il progetto si articolerà su più immobili di proprietà comunale e prevede tre ambiti principali: senior living: destinato ad anziani autosufficienti, in ambienti senza barriere architettoniche, dotati di servizi per la salute, la socialità e la qualità della vita; student housing: alloggi per studenti fuori sede, vicini a servizi urbani e poli universitari, con spazi per studio, attività fisica e relazioni sociali; social housing: soluzioni rivolte a categorie fragili, persone con disabilità in percorsi di autonomia.

Il cuore del progetto sarà proprio il complesso di via Ciavarini, destinato a diventare co-housing intergenerazionale, aperto a studenti, anziani, persone con disabilità. All’interno, ogni residente manterrà la propria autonomia abitativa, ma sarà parte integrante di una comunità.

L’intervento sarà realizzato attraverso partenariati pubblico-privati, con il ricorso allo strumento del dialogo competitivo (previsto dal Decreto legislativo n. 36/2023). Gli operatori interessati potranno presentare proposte progettuali per uno o più immobili, ma con obbligo di includere il complesso di via Ciavarini.

Gli aggiudicatari dovranno adeguare gli immobili sotto il profilo urbanistico e abitativo, fornire gli arredi e dotare gli alloggi per anziani di soluzioni di domotica e telemedicina, curare manutenzione e gestione ordinaria e straordinaria, comprese le aree verdi, sostenere i costi per le utenze, riscuotere i canoni di locazione.

Margherita Rinaldi

Foto: il complesso immobiliare di via Ciavarini oggi

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – ARNALDO IPPOLITI

Arnaldo Ippoliti, Capogruppo del Gruppo Consiliare ANCONA PROTAGONISTA

Le azioni dei primi due anni con la giunta Silvetti

In qualità di Capogruppo della Lista Civica Ancona Protagonista evidenzio come, in questi primi due anni di legislatura Silvetti, si è posta l’attenzione sul decoro del centro con la realizzazione della nuova piazza della Repubblica, con il progetto di realizzare un nuovo corso Garibaldi con luoghi di incontro e svago e con l’idea di riaprire finalmente, la fermata nella stazione marittima e quindi evitare traffico in centro.

Il progetto è quello di rendere sempre più apprezzata la passeggiata da mare a mare, con partenza da piazza della Repubblica ed arrivo alla Pineta del Passetto, con la sistemazione entro Settembre della scalinata che porta alle grotte del Passetto. Il mercato delle Erbe tornerà agli antichi splendori, (ci abbiamo investito quasi 5 milioni di euro di fondi PNRR), ed abbiamo ridato vita all’antico anfiteatro romano dietro a San Ciriaco, prima abbandonato ed oggi rivitalizzato per gli spettacoli estivi.

Per migliorare le nostre strade ammalorate, si sono messi a bilancio e si stanno spendendo oltre 4 milioni e duecento mila euro, uno degli investimenti più importanti mai fatti nella storia sulle strade cittadine di Ancona. Stessa cosa per i nostri cimiteri, ad esempio per il rifacimento delle mura del cimitero di Candia si sono messi a bilancio quasi 200 mila euro, stessa cosa la realizzazione di nuovi loculi al cimitero del Pinocchio e Posatora. Per migliorare le nostre strade si è chiesto anche un aiuto alle nostre partecipate (che gestiscono i nostri soldi). Ad esempio Viva servizi si è attivata per sistemare la strada che porta dalla Grancia di Candia a Pontelungo, e con il rifacimento della strada che porta da Varano a Montacuto. Stanziati ed a bilancio i soldi (oltre 400 mila euro) per il rifacimento parziale della strada che porta da via Appennini al Villaggio verde di Candia.

Si sta lavorando per acquisire al patrimonio del Comune di Ancona due importanti strade vicinali (per ora partiamo con solo due strade) per renderle più fruibili e manutenute a favore di chi abita e transita in zona. Le strade vicinali rappresentano una realtà politica che il Sindaco Silvetti per primo ha deciso di affrontare di petto, visto che prima non erano mai state considerate.

A Posatora abbiamo ultimato lo skatepark che a breve verrà inaugurato e si sta ultimando il sentiero che porta dalla Palombella (ex manufatto Angelini) al Parco. Per i Nostri Borghi si è vinto un bando che permetterà di mettere insegne turistiche con indicazione dei posti più belli da visitare, ad es. un cartello che indicherà a Candia o al Poggio o a Montesicuro la direzione per la chiesa e per la balconata che si affaccia sul Conero.

Si sta riqualificando la zona del Piano con la realizzazione sia del nuovo mercato coperto che della piazza antistante, con il mercato che diventerà anche un luogo di ristorazione. Vi sono i fondi e si sta lavorando per realizzare la famosa uscita ad Ancona Nord con la creazione della spiaggia a Torrette e il raddoppio della strada statale che porta fino all’Ospedale di Torrette.

La fortuna che abbiamo è quella di avere il governo di Ancona, della Regione e nazionale dello stesso orientamento politico e questo ci permette di ragionare, avere visione e perché no sognare in grande.