Capitale della Cultura: idee, talenti e sogni dei cittadini

Nel percorso di candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028, Ancona ha scelto di partire dall’ascolto. Durante l’estate, l’Amministrazione comunale ha invitato cittadini, associazioni e operatori culturali a condividere riflessioni, proposte e desideri sulla città di oggi e di domani.

È nata così la survey “Ancona 2028”, che ha raccolto 107 contributi in forma aperta: da cittadini singoli a istituzioni culturali, artisti, pensionati e gruppi informali. Ognuno ha portato un segmento di sguardo sulla città, creando un mosaico di prospettive che restituisce un’immagine autentica, sfaccettata e sorprendentemente coerente della comunità anconetana e del suo rapporto con la cultura. Tra le curiosità emerse, un partecipante ha scritto: “Ancona sembra piccola, ma è grande nel cuore di chi la vive”, sintetizzando un sentimento condiviso da molti.

La candidatura

La candidatura, gestita dal Comune con il sostegno di Regione Marche, Università Politecnica delle Marche, ANCI Marche e numerose istituzioni e associazioni locali, si configura come un progetto corale. L’obiettivo è valorizzare la vocazione portuale della città, trasformarla in laboratorio di sostenibilità e rigenerazione, rafforzando legami con l’Adriatico e le reti culturali europee, con particolare attenzione ai giovani.

La fase preparatoria ha incluso un’indagine online che ha raccolto oltre cento contributi da cittadini e associazioni, oltre a incontri con enti culturali e partner internazionali. L’iniziativa ha prodotto numerose adesioni e più di 80 progetti, in linea con il dossier di candidatura, e mira a coinvolgere la cittadinanza in modo attivo e partecipativo.

Un’indagine per definire la visione di una città in trasformazione

Attiva dal 7 agosto al 1° settembre, la survey ha sollecitato una riflessione aperta sul rapporto con Ancona, sulle sue peculiarità, sui legami con il mare, sulla memoria collettiva e sui talenti nascosti. Questa indagine rappresenta una delle prime azioni del percorso di candidatura e si inserisce nella strategia di coinvolgimento e partecipazione delineata dall’Assessorato alla Cultura.

“Abbiamo voluto partire dall’ascolto”, spiega l’assessore Marta Paraventi, “per costruire una candidatura che rispecchi davvero il carattere di Ancona e la sensibilità di chi la abita. I cittadini sono i primi interpreti del cambiamento culturale che vogliamo promuovere”.

Le risposte mostrano una città consapevole delle proprie potenzialità, attenta ai luoghi, desiderosa di rimettere la cultura al centro della vita quotidiana. Più che un sondaggio, la survey si è rivelata uno spazio di confronto, dove la parola “visione” ha assunto il significato di una riflessione collettiva sulla città che è e su quella che potrebbe diventare.

Tre fili dominanti emergono dal pensiero dei partecipanti: il mare come radice e destino, la luce e la forma come elementi di unicità, la comunità come forza nascosta. Accanto a questo si affacciano contributi originali e “visionari”, che immaginano Ancona come un luogo capace di dialogare col mondo. Un curioso contributo immagina la città come “una lanterna sul mare, che illumina le rotte culturali dei viaggiatori e dei cittadini”.

Il mare come riferimento, simbolo e orizzonte

Tra i temi emersi, il mare è quello più ricorrente. Nelle parole dei partecipanti appare come elemento identitario, memoria condivisa e risorsa da esplorare pienamente. Alcuni lo descrivono come “una presenza costante che unisce e separa”, altri lo legano al lavoro portuale, mentre c’è chi lo immagina come scenario per nuove attività culturali e spazi di incontro.

“Ancona è sommersa dal mare, emergono solo delle isole di città”, sintetizza uno dei contributi, condensando un sentimento diffuso. Il mare diventa così simbolo di apertura e continuità tra passato e futuro, ma anche di possibilità di sviluppo culturale e sociale. Tra le idee più originali, un partecipante suggerisce di creare “ponti culturali galleggianti sul mare”, come spazi temporanei per eventi, laboratori e mostre.

Molti partecipanti propongono di rendere più accessibile il fronte mare, di creare percorsi di conoscenza e spazi di dialogo, e di portare la cultura “verso l’acqua”. Il dossier di candidatura sostiene questa visione, puntando a valorizzare la vocazione portuale di Ancona come motore di scambi, creatività e sostenibilità.

Identità, luce e morfologia: il carattere di Ancona

L’identità della città è un altro tema centrale. Ancona viene descritta come autentica, riservata ma accogliente, operosa e discreta. Molti riconoscono nella morfologia e nella collocazione geografica – il porto naturale, le colline e la luce che cambia – un tratto distintivo che contribuisce a formare un senso di appartenenza.

Alla domanda su quale città del mondo Ancona ricordi, emergono Genova come sorella portuale, Istanbul come crocevia di culture, Torino e Parigi per eleganza e vocazione culturale, Londra per la governance: segno di un desiderio diffuso di collocare Ancona in una rete internazionale senza perdere la propria unicità.

Nei talenti nascosti, i partecipanti riconoscono caparbietà, creatività, forza delle tradizioni popolari, resilienza e un tessuto associativo vivo. Alcuni sottolineano che proprio questa “forza invisibile” è il vero motore della città. Uno dei contributi afferma: “Ancona non ha bisogno di apparire, basta che cammini silenziosa e raccolga la propria energia”.

La critica più frequente allo stato attuale della città riguarda il rapporto con il mare e il porto: Ancona è definita “una città di mare senza lungomare” e si lamenta l’inaccessibilità del porto, descritto come “precluso alla città” e non a disposizione degli anconetani. Il secondo tema dominante è la mancanza storica di valorizzazione del potenziale culturale e storico. Alcune risposte sottolineano l'”incapacità di valorizzarsi” della città.

Idee e visioni per nuovi spazi culturali

Le proposte raccolte oscillano tra pragmatismo e immaginazione: residenze artistiche, musei di arte contemporanea, spazi performativi e laboratori diffusi. C’è chi suggerisce la definizione di “Stargate della cultura”, simbolo di passaggio verso una dimensione internazionale. Altri propongono di rivitalizzare le periferie e il fronte portuale come poli di innovazione e partecipazione.

Il risveglio della città, per molti, coincide con un porto più accessibile, una maggiore vitalità nelle strade, eventi di respiro internazionale, negozi e luoghi più vivi, sorrisi più frequenti. La scelta di una parola per la candidatura riflette questo doppio registro: termini concreti come “incontro” e “immersiva” convivono con visioni evocative come “Stargate” o “volare alto”. Tra i partecipanti, qualcuno aggiunge dettagli poetici: “Vorrei vedere i lampioni della città accendersi come lanterne che guidano il cammino degli artisti”.

Partecipazione e commitment: il valore di esserci

Molti di coloro che hanno risposto non si sono limitati a esprimere opinioni, ma hanno offerto la propria disponibilità a contribuire attivamente. C’è chi propone volontariato per eventi, chi vuole raccontare storie o collaborare con il comitato promotore. Un cittadino a questo proposito ha scritto: “Essere parte significa camminare insieme sulle strade della cultura, senza lasciare nessuno indietro”.

Un augurio per il futuro: cultura come bene comune

L’ultima domanda della survey invitava i cittadini a scrivere un pensiero o un augurio per la città. Le parole più frequenti sono “crescita”, “unità”, “orgoglio”, “apertura”. Alcuni augurano ad Ancona di “ritrovare energia e fiducia”, altri di “mettere la cultura al centro delle scelte”, molti scrivono semplicemente “risveglio”. La somma di queste voci compone un messaggio che intende la cultura come bene comune e come linguaggio per rafforzare i legami tra persone e luoghi.

Ancona 2028 sul web

Per rimanere aggiornati sul percorso di Ancona verso la Capitale Italiana della Cultura 2028 e sulle iniziative di partecipazione, è possibile consultare il sito istituzionale del Comune di Ancona all’indirizzo www.comune.ancona.it e scrivere alla nuova casella di posta dedicata ancona2028@comune.ancona.it, attiva per raccogliere segnalazioni, proposte e idee da cittadini, associazioni e operatori culturali.

Margherita Rinaldi

IL PERSONAGGIO – Agnese Paciaroni: un ristorante, una piazza, una visione

C’è chi parte e dimentica, e chi parte e moltiplica. Agnese Paciaroni, da quando è partita da Ancona, dalla sua casa di via Selandari da cui ai tempi del liceo si potevano fare le versioni di latino guardando il mare, ha moltiplicato le esperienze, i confini, le città, e ha portato tutto questo indietro, lì dove tutto è cominciato.

Da Ancona a Parigi, passando per Milano

Nata e cresciuta ad Ancona, ha studiato al liceo classico Rinaldini prima di trasferirsi a Milano per laurearsi in Giurisprudenza alla Cattolica. Poi, un’occasione da non perdere: una borsa finanziata dall’Unione Europea per uno stage a Parigi. “È stato il caso a portarmi lì, ma la scelta è diventata presto vocazione. Volevo una carriera internazionale e Parigi è stata la base. Ho lavorato per anni come legale per una multinazionale americana. Parigi è stata la mia finestra sul mondo, ha forgiato il mio gusto ma ha anche valorizzato la mia italianità di cui mi sento ambasciatrice”. D’altro canto, afferma, “non ho mai rotto i ponti con la mia città, dove sono sempre tornata un mese in estate con la famiglia, perché s’impregnasse della bellezza di questo posto”. In Francia ha costruito una famiglia con Toni, canadese, che si è innamorato anche lui delle Marche e ha fatto delle eccellenze italiane una missione imprenditoriale, aprendo una boucherie che porta il meglio del nostro territorio a Parigi: le eccellenze italiane e marchigiane, dai salumi, ai formaggi, alla pasta secca fino alle Patatas Nana.

Il Guasco: un’idea che diventa luogo

La storia del ristorante Al Guasco e della famiglia di Agnese parte dal desiderio di ridare vita a una piazza storica, dopo la chiusura del baretto universitario che si affacciava su San Francesco. “Al Guasco è nato dal desiderio dei miei di far rivivere il quartiere dopo la chiusura del baretto universitario che aveva l’affaccio su Piazza San Francesco. Lo hanno rilevato per la sua location nel cuore antico della città per farne un caffè di quartiere che ridesse vita alla piazza, gestito da mia sorella Elisabetta e dal marito, poi diventato anche ristorante, ora con Andrea Tantucci in cucina e Gessica Mastri in sala, dalla Trattoria GalloRosso che da Filottrano è sbarcata nel capoluogo”.

Al Guasco si sente forte la presenza delle tre donne di casa: Agnese, Elisabetta e la mamma, la signora Sandra, che prima di dedicarsi a questo progetto “urbano” ha speso gli anni della sua professione nell’insegnamento della lingua e della letteratura italiana nella scuola media.

Il motore del progetto? Chiaro e diretto: “Ricreare un luogo di vita e di ritrovo in piazza per il quartiere Guasco San Pietro e valorizzare di nuovo il centro storico secondo la tradizione delle città e dei borghi italiani con i loro caffè storici in piazza. Andrea che veniva dal borgo di Filottrano ha scoperto il porto, il pescato fresco e gli orti limitrofi e ne ha fatto la base della sua cucina ispirata da ricette della tradizione e eccellenze marchigiane: una cucina chilometro zero con prodotti di stagione, sana, leggera, sostenibile, che riserva un ruolo centrale alla materia vegetale”. Ma il Guasco non è solo cibo. È cultura, incontro, sperimentazione: “Toni mio marito organizzava aperitivi con musica dal vivo, ha rilevato la libreria sulla piazza per farne un spazio pop-up, il POP, con mostre dedicate ai giovani artisti locali, incontri a tema, degustazioni, aperitivi, lezioni di pasta fresca, corsi di yoga, presentazione di libri”.

Rimettere la piazza al centro

Per Agnese, dunque, piazza San Francesco è molto più di uno spazio urbano. È un luogo da vivere e da custodire: “È una piazza salotto che ti accoglie. Ci fa piacere a renderla bella e accogliente, l’associazione Guasco San Pietro si prodiga per farla vivere con iniziative culturali, tra cui il recente convegno dedicato ai lavori del Sacello Medievale, in coordinamento con il Comune, la Soprintendenza e il Museo Archeologico. Quando mi affaccio sulla piazza vedo la sua storia nei secoli, il bello, la cura dei dettagli, la luce sui palazzi color ocra, il riappropriarsi di un luogo storico da vivere. La piazza si presta per concerti, perché ha una buona acustica, i nuovi interventi previsti per facilitarne l’accesso e i parcheggi serviranno alla programmazione di eventi pubblici non sporadici ma ricorrenti, come la programmazione estiva all’Anfiteatro che ha portato gente in piazza”. E che cosa le piace immaginare per il futuro? “Via Pizzecolli con le botteghe chiuse o trasformate in garage che riprendano vita, una zona a traffico limitato, una passeggiata archeologica e il giardino botanico del convento francescano riaperto al pubblico”.

Due città, due ritmi, due idee di vivere

Cosa significa per Agnese tornare ad Ancona? Cosa la sorprende o la riconnette con sé stessa quando torna e che cosa c’è di Parigi che vorrebbe ritrovare qui? “Tornare qui significa staccare e rigenerarsi, ritrovare un ritmo di vita slow, con la colazione al caffè in piazza, la spesa al mercato delle Erbe, il tempo delle chiacchiere, l’aperitivo con gli amici di sempre, le passeggiate al porto o sul Monte Conero, il mare e le spiagge della riviera che mi piace far scoprire agli amici parigini insieme alla nostra cucina e alle torte di Sandra. A Parigi i locali sono contrassegnati da grandi dehors molto curati e protetti, aperti tutto l’anno, dove si può mangiare a qualsiasi ora. Negli spazi verdi da primavera i parigini imbandiscono déjeuners sur l’herbe, i parigini vivono la loro città, si appropriano dei suoi spazi trasformandoli in luoghi di vita, nelle sere d’estate giocano alla pétanque in piazza Dauphine o si siedono sui bordi dei quais della Senna o di Canal Saint Martin per condividere un bottiglia di vino al fresco, amano la loro città e si percepisce nel modo in cui la vivono nel tempo libero. Qui da noi c’è più il culto della casa e dello spazio privato ma lo spazio pubblico non è vissuto come proprio e l’incuria ne è la dimostrazione”.

Progetti nati per passione (e con i figli al fianco)

Oggi Agnese è madre di due figli grandi. Il più giovane era con lei ad Ancona nei giorni scorsi, a mostrare le bellezze della città e del mare ad alcuni amici che erano arrivati qui con loro per una breve vacanza. “I nostri figli – racconta – sono cresciuti con i nostri progetti. Abbiamo lavorato sempre, in settimana presi dalle nostre attività professionali e nel week-end dedicandoci ai progetti extra curriculum come mi piace pensarli, quelli che sono maturati per passione e non per soldi, come atto di amore verso le città in cui viviamo, una boucherie artigianale in Francia, un caffè ristorante, la pizzeria urban design, un laboratorio di pasta fresca e uno spazio per eventi al Guasco e per il Guasco”. Cosa significa per lei oggi promuovere il “buon mangiare” e il “buon bere” in una città come Ancona? “Trovo l’offerta enogastronomica di Ancona un po’ statica, la nostra città che vanta spiagge bellissime dovrebbe ispirarsi a Senigallia, diventata polo di attrazione gastronomica nelle Marche, per soddisfare in modo più completo le esigenze del turismo quale motore propulsore di un salto di qualità che emerge sulla riviera del Conero”.

Un ricordo che vale tutto

Tra i momenti più belli vissuti al Guasco, Agnese ne sceglie uno senza esitazione: “La lezione di pasta in piazza con tante Sfogline in erba a impastare la sfoglia in una giornata di sole di ottobre sotto gli occhi increduli dei passanti affacciati alla terrazza e alle scale di San Francesco, una piazza viva e ridente come non la si viveva da anni, immagina se riaprissero le botteghe di via Pizzecolli chiusa al traffico che brusio di gente e di artigiani al lavoro!”.

Al Guasco, in tre parole?

“Un atto d’amore”, una piazza, una città, un ristorante, una famiglia. Tutto tiene, quando è radicato nel cuore.

Alle nuove generazioni: portate Ancona con voi

A chi oggi è in partenza, alle nuove generazioni che oggi vivono tra Ancona e il mondo, Agnese lancia un messaggio chiaro: “La città natale te la porti nel cuore ovunque tu viva ed è importante trasmettere questo legame forte alle proprie radici in un mondo digitale in cui l’ancoraggio alle proprie origini è catartico, non so se sarò riuscita ad inculcarlo ai nostri figli che sono nati all’estero ma che sanno come il legame e il richiamo alle origini siano presenti nella mia vita”.

Margherita Rinaldi

Guasco: cantieri, progetti e cultura per la rinascita del quartiere

Il quartiere del Guasco è oggi protagonista di una trasformazione urbana profonda e strutturata. La quasi totalità della variazione al Piano triennale delle opere pubbliche, approvata dal Consiglio comunale il 28 luglio 2025, riguarda interventi strategici in questa parte del centro storico, a testimonianza di come l’Amministrazione stia procedendo in modo serrato nel cronoprogramma di riqualificazione del quartiere. All’interno del Piano triennale le risorse sono state riorientate, infatti, da progetti non immediatamente realizzabili verso opere già pronte a entrare nella fase esecutiva. Tra queste, la riqualificazione di via Birarelli, il nuovo affaccio panoramico in via Giovanni XXIII, il completamento del percorso archeologico del Guasco, la riqualificazione di piazza Dante, e interventi rilevanti sul fronte della sosta urbana.

I lavori a Porta Cipriana
La sosta

Sono due gli interventi significativi in termini di sosta. Il primo riguarda la nuova area di sosta tra via Birarelli e Santa Palazia, su un’area demaniale che rientra nel portafoglio del Piano Città degli immobili pubblici di Ancona. L’area, di oltre 4 mila metri quadrati, è stata concessa al Comune per dieci anni, in virtù di un accordo sottoscritto da quest’ultimo con Soprintendenza e Agenzia del Demanio. Il progetto per il parcheggio risponde alla crescente richiesta di posti auto nel quartiere, soprattutto in relazione ai flussi turistici e alle attività culturali. Si tratta, quindi, di una razionalizzazione dell’utilizzo dell’area nell’ambito del processo di riorganizzazione della sosta. In base all’accordo firmato dai tre enti, dovrà essere garantito un uso condiviso e coordinato tra Soprintendenza e Comune. Un’area di parcheggio sarà riservata alla Soprintendenza e la restante area, corrispondente allo spazio che si affaccia su via Birarelli sarà affidata alla gestione del Comune, con un totale di oltre 50 posti auto. Sono a carico del Comune di Ancona la progettazione, l’esecuzione dei lavori, la gestione e futura manutenzione. Questi ultimi due aspetti potranno essere affidati anche a una azienda partecipata dell’Ente. La spesa complessiva per i lavori sarà nei limiti massimi di 200 mila euro. Le entrate dl parcheggio saranno destinate esclusivamente alla copertura dei costi per la realizzazione delle opere e alla gestione dei servizi di parcheggio e mobilità. L’opera dovrà essere terminata entro e non oltre il 31 dicembre 2025.

Area parcheggio Santa Palazia

In parallelo, è in fase di valutazione la realizzazione del parcheggio di via del Faro. L’opera, del valore complessivo di 1,5 milioni di euro, sarà finanziata in parte tramite mutuo comunale e in parte tramite riscatto privato dei posti. L’area interessata, attualmente utilizzata come parcheggio a raso, è oggetto di un confronto in corso tra Comune, residenti e proprietari, nell’ambito di una revisione progettuale già formalizzata con l’inserimento nella variazione del Piano triennale delle opere pubbliche. “Vogliamo risolvere il problema della sosta per i residenti in modo che sia compatibile con le caratteristiche ambientali dell’area e rispetti le esigenze di tutti i trenta proprietari coinvolti” ha spiegato l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Tombolini nel corso dell’Ultimo Consiglio comunale prima della pausa estiva, in sede di discussione della modifica al Piano triennale delle opere pubbliche. Dal punto di vista temporale, l’obiettivo di completamento dell’opera è fissato entro il 2026.

Le scalinate

Nel contesto della riqualificazione urbana, un ruolo importante è rivestito anche dalla valorizzazione del sistema delle scalinate storiche. Al Guasco sono già stati completati i lavori di recupero dello Scalone del Duomo, che collega piazza del Senato al sagrato della Cattedrale, e della scalinata che unisce via Birarelli con via Pizzecolli, percorso pedonale centrale nella viabilità del quartiere. Gli interventi hanno migliorato sicurezza, accessibilità e decoro, rafforzando la rete dei collegamenti pedonali del centro storico. Leggi qui l’articolo sulle scalinate di Ancona

Cultura, archeologia e spettacolo: le “prime volte” dell’Anfiteatro romano e il ritorno del Faro

Oltre ai lavori infrastrutturali, il Guasco è anche epicentro della rinascita culturale della città. Grazie alla nuova convenzione triennale 2025–2028, siglata tra Ministero della Cultura e Comune di Ancona, con il consolidamento della programmazione culturale dell’Anfiteatro Romano, l’intero quartiere del Guasco torna al centro della vita cittadina. E’ una trasformazione che unisce mobilità, rigenerazione urbana e valorizzazione del patrimonio storico, restituendo a residenti, turisti e visitatori uno dei luoghi più simbolici di Ancona. L’Anfiteatro romano è stato riaperto al pubblico con visite guidate regolari e ospita per la prima volta un cartellone integrato di eventi: “Echi. Voci dal passato, suoni del presente”. Il programma unisce teatro, danza e musica in una cornice unica, riportando la cultura al centro del quartiere. Il cartellone accoglie grandi rassegne cittadine come Spilla, Conero Dance Festival, Jazzin’@Anfiteatro, TAU – Teatri Antichi Uniti e Adriatico Mediterraneo, valorizzando il sito archeologico non solo come monumento, ma come spazio attivo di partecipazione e creatività contemporanea. La riapertura dell’Anfiteatro è accompagnata dalla sinergia con il Museo Archeologico Nazionale delle Marche, che ha sede nello storico Palazzo Ferretti. Il biglietto unico integrato consente di visitare sia il museo che l’anfiteatro, offrendo un’esperienza immersiva attraverso millenni di storia: dai Piceni all’epoca romana, fino alle trasformazioni medievali e moderne del sito.

Estremamente significativo in questo senso è anche il palinsesto del Faro, reso possibile dalla collaborazione tra il Comune di Ancona e l’Agenzia del Demanio, che hanno intrapreso un percorso condiviso per rilanciare il Parco del Cardeto con eventi, iniziative e nuovi servizi destinati a cittadini, turisti e visitatori. Nell’ambito del Piano Città degli immobili pubblici, l’area si sta trasformando in un polo culturale e ricreativo accessibile, sostenibile e vivo. Grazie a un bando pubblico promosso dal Demanio, nei pressi del Faro dei Cappuccini è stato attivato un nuovo punto ristoro, con un food truck ricavato dalla riconversione di un trailer per cavalli: un progetto originale, integrato nel paesaggio, pensato per accogliere e animare il parco da luglio a ottobre, con eventi tematici, musica dal vivo e serate gastronomiche. Il tutto all’interno della cornice “Quassù al Faro”, la rassegna che ha riportato vita e pubblico in uno dei luoghi simbolici del Parco, ora dotato anche di un piccolo palco per spettacoli ed eventi gratuiti. L’Art Festival di fine agosto, con due serate dedicate alle arti visive e performative, e il Cardeto Foto Talk di metà settembre, con incontri, workshop e shooting guidati da fotografi di rilievo, sono tra gli appuntamenti più attesi. Tutte le attività sono pensate per valorizzare il dialogo tra arte, paesaggio e comunità, e rafforzano l’identità culturale di un parco che, anche grazie a nuovi interventi di pulizia, sicurezza e manutenzione, si riprende il suo ruolo nel cuore della città. Il progetto di valorizzazione del Cardeto include inoltre la rifunzionalizzazione dell’ex Caserma Stamura, interventi per Santa Palazia (concessione appena firmata), e la prossima concessione di Temporary Use del Faro, per garantire continuità d’uso e apertura al pubblico anche durante le fasi di trasformazione.

Dal Guasco a piazza della Repubblica: la viabilità provvisoria per i lavori

Per questi mesi inoltre, in ragione dei lavori di riqualificazione di piazza della Repubblica, la viabilità del Guasco è stata temporaneamente modificata. Il secondo lotto dei lavori nella piazza delle Muse ha infatti comportato l’ampliamento dell’area di cantiere fino a via della Loggia, costeggiando il palazzo della RAI. La nuova viabilità, in vigore dal 28 luglio 2025, prevede l’ingresso al centro storico da via della Loggia, ora a senso unico in direzione del Duomo, e la riorganizzazione di tutti gli stalli per taxi, disabili e mezzi a due ruote tra piazza della Repubblica, Scalo Vittorio Emanuele e Largo Sacramento. I posti taxi e per persone con disabilità sono stati spostati nello Scalo Vittorio Emanuele e nei box blu in piazza della Repubblica, lato chiesa. I motocicli sono stati ricollocati sotto il palazzo della RAI, mentre in Largo della Dogana è stata istituita una rotatoria per l’inversione di marcia. Per l’uscita dal centro, il percorso obbligato passa ora per piazza del Senato, via Ferretti, via Pizzecolli (parte alta con senso invertito), piazza San Francesco e via Gramsci. Sono stati inoltre introdotti nuovi sensi unici e divieti di sosta, in particolare in piazza del Senato, per agevolare il transito dei mezzi pesanti. Il semaforo in piazza è attualmente impostato su lampeggio giallo. La viabilità resterà così organizzata fino al termine delle opere che impattano sulla via. Per i lavori in piazza della Repubblica leggi ComunicAncona qui.

Margherita Rinaldi

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – Simone Pizzi Presidente del Consiglio

Il Consiglio Comunale, cuore del dialogo democratico

Ogni seduta del Consiglio Comunale si configura come un’occasione di crescita collettiva: uno spazio vivo, attraversato da voci differenti e da contributi che arricchiscono il dibattito istituzionale.

Lo dimostrano gli interventi pubblicati nella rubrica “La parola ai Consiglieri” su ComunicAncona. Si tratta di riflessioni che restituiscono il senso concreto dell’impegno quotidiano degli eletti, testimoniando una politica che si misura con i temi reali della vita cittadina: mobilità, tessuto urbano, ambiente, sanità, servizi sociali, scuola, cultura. Questo pluralismo di voci non è solo un segno di vitalità: è la condizione stessa del buon governo; così come il dialogo consiliare non è un semplice scambio di idee: è un ascolto reciproco che matura in una responsabilità comune. Ed è proprio nella responsabilità condivisa che si radica il ruolo centrale del Consiglio Comunale, chiamato a essere specchio delle diverse visioni della città e strumento per tradurle in scelte concrete.

Ancona, capoluogo di regione e punto di riferimento istituzionale per tutto il territorio marchigiano, affida al suo Consiglio Comunale un compito che è insieme politico e civile: farsi casa della rappresentanza e motore del confronto democratico. Nel ruolo di Presidente pro tempore, sento il dovere di riconoscere e promuovere il valore che quest’Assemblea esprime attraverso il lavoro quotidiano di ciascun consigliere, a prescindere dalle appartenenze politiche. Ogni eletto porta con sé un patrimonio di competenze, esperienze e sensibilità che spaziano dalla sanità all’impresa, dall’educazione al volontariato, dal lavoro professionale alla cultura. È da questa ricchezza che nasce la forza del dialogo istituzionale. Il mio compito è garantire che ogni voce trovi spazio, che il dibattito sia ordinato e trasparente, che le regole siano rispettate come fondamento della legittimità democratica.

Il Consiglio è composto da persone diverse per età, formazione e visione del mondo, ma unite da un tratto comune: la responsabilità verso il bene pubblico. Ogni seduta, ogni commissione, ogni mozione riflette la complessità della comunità che rappresentiamo e trova senso proprio nel confronto tra le idee. È in questa dinamica, talvolta faticosa ma sempre feconda, che si rafforza il tessuto democratico.

Per la matrice professionale da cui provengo, come medico e come persona attiva nel volontariato, ho imparato che l’ascolto non è debolezza, ma forza. La collaborazione non è rinuncia, ma possibilità. Il senso del dovere non è retorica, ma radice profonda di ogni servizio autentico. Sono valori che porto nel mio ruolo istituzionale, con spirito di dedizione e rispetto per la funzione che mi è stata affidata. È questo il mio impegno: custodire l’equilibrio, favorire il dialogo, accompagnare il Consiglio perché possa essere davvero la casa della città.

Valorizzare il Consiglio Comunale significa rafforzare le fondamenta della nostra democrazia locale. È qui che si analizza il presente, si ascoltano i bisogni e si costruisce il futuro. È nostra responsabilità – e nostro onore – fare in modo che quest’Aula resti sempre un luogo di fiducia, di apertura e di servizio alla comunità. Il servizio pubblico non è, infatti, uno spazio di potere, ma un’esperienza di umiltà quotidiana, che si misura sull’utilità per gli altri. È questa la visione che dobbiamo custodire in ogni gesto, in ogni atto deliberativo, operando oggi, in quest’Aula, con la consapevolezza che ogni decisione costruisce il domani della nostra città.

Si tratta di lavorare seguendo un’etica condivisa del fare politica, che abbia sempre come scopo la realizzazione del bonum commune. Ma il bene comune non è una formula astratta: è la sostanza stessa del nostro mandato; il bene comune è ciò che permette a ciascuno di crescere insieme agli altri; non si può perseguirlo se non nella verità, nella giustizia e nella carità sociale. Il bene comune è quel patrimonio materiale e immateriale, che si compone di valori plurali e condivisi, nonché di un patrimonio urbano, culturale e di servizi, tutti elementi che si sono sedimentati nel tempo rendendo oggi la citta quello che è. Come scriveva il filosofo Platone nel sesto libro della Repubblica, il vero politico deve essere «capace di memoria, pronto ad apprendere, magnanimo, elegante, amico e parente della verità, della giustizia, del coraggio, della temperanza».

Il Consiglio Comunale è espressione di una politica capace di parlare un linguaggio sobrio, orientato al bene comune, che sappia unire le persone anziché dividerle; una politica basata sul confronto leale, che non trasformi la competizione in conflitto permanente, ma riconosca il valore delle differenze e la dignità di ogni interlocutore. Come ricorda spesso il Presidente Mattarella, «la democrazia vive se sa unire, se sa costruire il bene comune a partire dal rispetto e dall’ascolto reciproco». La politica nella città e della città costituisce, tra le altre cose, anche il primo tassello per costruire quella pratica democrazia che si sostanzia poi ad altri livelli: l’Assemblea Regionale, il Parlamento Italiano, il Parlamento Europeo. Infatti, è il dibattito cittadino che dà vita ad una cultura civica e democratica diffusa. Noi, come amministratori locali, abbiamo il dovere di contribuire a creare un clima politico rispettoso, aperto e credibile. È un modo concreto di restituire fiducia ai cittadini e di confermare che le Istituzioni sono (anch’esse!) un bene comune da custodire con cura e rigore. Come sosteneva Norberto Bobbio, «la democrazia è una promessa. Ma perché non resti soltanto promessa, ha bisogno di essere vigilata, nutrita, sostenuta giorno dopo giorno».

Per concludere, possiamo pensare al nostro Consiglio Comunale come al cuore pulsante del dibattito democratico, che con i suoi movimenti opposti di sistole e diastole, con la sua dialettica delle idee, dà vita al corpo cittadino e sostiene l’anima demo-cratica della città.

Ancona riscopre le sue scalinate, per una città che si ricuce in verticale

Ancona si sviluppa tra colli, pendenze, salite e discese che definiscono il suo carattere urbano e ne modellano l’identità. In questo contesto orografico complesso, le scalinate non sono semplici collegamenti pedonali: sono parte viva della città, elementi strutturali che connettono non solo spazi fisici, ma anche pezzi di memoria e di quotidianità. Intervenire su di esse, dunque, è un gesto specifico di cura verso la città, un modo per riannodare i suoi percorsi, riconnettere il presente al passato, restituire agli anconetani la possibilità di vivere meglio — anche a piedi, anche in salita.
Negli ultimi tempi, tre interventi significativi — il restauro della storica scalinata di via Zappata, dello scalone del Duomo, e la costruzione ex novo di quella tra via Birarelli e via Pizzecolli — segnano un nuovo passo verso una città che si prende cura di sé, dei suoi percorsi e del suo paesaggio.
A questi interventi si sposa il recupero di una porzione dell’area del vecchio Faro ottocentesco sulla sommità di Monte Cardeto, messa a disposizione ogni sera dal tramonto (luglio-ottobre) con un piccolo punto di ristoro e un cartellone di eventi musicali e di intrattenimento da titolo , “Quassù al Faro”. Una iniziativa che tra l’altro rilancia quella passeggiata in quota da mare a mare, che collega il Porto al Passetto attraversando il parco, che è poi la cifra di Ancona.

Via Zappata è una scala che ha accompagnato e accompagna generazioni di anconetani: studenti del Liceo Classico Rinaldini, allievi del Conservatorio Pergolesi, militari della Guardia di Finanza. E’ un luogo che collega idealmente piazza Roma al Duomo, passando per le maglie fitte del centro storico. Il recente intervento, voluto dal Comune, ha restituito decoro e funzionalità a questa scalinata, attraverso la sostituzione della pavimentazione con cubetti di pietra arenaria, il rifacimento dei cordoli e l’installazione di un nuovo corrimano in ferro battuto, in linea con il contesto architettonico circostante.
“Con questa riqualificazione siamo intervenuti su una scala storica, un luogo che rappresenta l’identità della città” ha detto il sindaco Daniele Silvetti durante l’inaugurazione. “Via Zappata è la memoria storica di tanti cittadini ed è un collegamento essenziale non solo per la viabilità pedonale, ma anche per il senso di continuità urbana che vogliamo tutelare”: un intervento mirato, non imponente in termini economici, ma profondamente significativo per chi abita e attraversa questi luoghi ogni giorno.

Di forte valore storico-artistico, oltre che funzionale, il restauro dello Scalone del Duomo, che collega Piazza del Senato con la Cattedrale di San Ciriaco, da sempre percorso da turisti e pellegrini, oltre che dai cittadini anconetani. L’intervento, eseguito dopo la messa in sicurezza della rupe e sotto il costante controllo della Soprintendenza alle Belle Arti, ha seguito un lungo iter progettuale, rispettando i tempi di esecuzione previsti dal progetto. I nuovi materiali posati, di colore chiaro, sono stati pensati per un accostamento con l’ambiente circostante tale da “illuminare” il percorso. Nella realizzazione è stato seguito un andamento a gradoni vista la pendenza elevata.

Ma è la nuova scalinata tra via Birarelli e via Pizzecolli a segnare uno dei passaggi più significativi nel processo di ricucitura urbana del centro antico. Situata nel cuore del colle Guasco, si sviluppa in un’area rimasta per anni inaccessibile, frutto di demolizioni post-belliche, con un dislivello di circa venti metri. Fin dai primi anni Novanta si ipotizzava la realizzazione di una scala in questo stretto spazio interstiziale, non solo per garantire un collegamento pedonale in una zona storicamente priva di accessi trasversali, ma anche per rendere fruibili alcune unità immobiliari comunali, molto strette e distribuite su quote sfalsate, che proprio per l’assenza di una scala condominiale erano rimaste inutilizzabili. L’idea della scala venne integrata nel progetto di ristrutturazione degli edifici, successivamente venduti ai Frati Minori, ma l’opera non fu mai realizzata. Gli appartamenti ristrutturati rimasero così chiusi, inaccessibili. È stato quindi indispensabile riprendere il progetto, semplificandolo rispetto alla versione originale, e procedere con la realizzazione di una scala che oggi, finalmente, restituisce accessibilità e dignità a una parte dimenticata della città. Il nuovo collegamento si articola in due sezioni. Una prima serie di rampe “appoggiate” al terreno, delimitate da muri, evoca la quinta muraria del vecchio edificato. Per i gradini è stato utilizzato cemento prefabbricato antiscivolo, mentre i pianerottoli sono in ghiaia lavata a grana fine, materiali già sperimentati con successo in altre aree del centro storico. L’impianto di illuminazione è stato integrato nei setti murari. Nella parte terminale, dove lo spazio e il salto di quota non consentivano ulteriori rampe, è stata realizzata una scala a base quadrata, che compie due giri su sé stessa. Anche qui, la scelta è ricaduta sul cemento prefabbricato, selezionato tra i modelli più gradevoli per finitura e integrazione nel contesto. L’opera, del valore di oltre 340 mila euro, è stata rallentata da varie difficoltà: l’orografia complessa del sito, il rinvenimento archeologico durante i primi scavi, la necessità di una variante di progetto e alcune vicissitudini burocratiche, successivamente rientrate. Nonostante tutto, i lavori sono stati portati a termine e oggi la scala rappresenta non solo un’infrastruttura funzionale, ma anche un segnale concreto di riqualificazione del tessuto urbano antico. L’intervento acquista ulteriore profondità grazie all’intitolazione della nuova scala a Sant’Anna dei Greci, in memoria della chiesa distrutta da un bombardamento nell’aprile del 1944. Edificata nel XIII secolo su resti delle antiche mura greche della città, fu per secoli punto di riferimento della comunità greca, mercantile e artigiana, presente ad Ancona fin dal Medioevo. Inizialmente conosciuta come Santa Maria in Porta Cipriana, la chiesa fu ufficialmente concessa alla comunità greca nel 1524 da papa Clemente VII, con il diritto all’autonomia liturgica. Vi furono conservate preziose reliquie, tra cui il piede di Sant’Anna, portate dal legato papale Paolo Tagaris Paleologo. L’iconostasi, decorata con tre tavole commissionate a Lorenzo Lotto, testimoniava la ricchezza culturale e spirituale del luogo. Oggi di quella chiesa rimangono una lapide, alcune sculture superstiti e una raccolta di icone conservate nel Museo Diocesano. L’intitolazione della scalinata non solo rende omaggio a questo patrimonio perduto, ma lo radica nel presente: la nuova scala termina esattamente davanti al sito dove un tempo sorgeva Sant’Anna, riaffermando il valore della memoria urbana e dell’apertura culturale di Ancona.

Insieme al restauro di via Zappata e al recupero dello scalone Nappi, la nuova scalinata rappresenta un tassello prezioso in una visione complessiva della città che mette al centro l’accessibilità, la bellezza e la continuità del tessuto storico. Ad Ancona, infatti, restaurare o costruire una scala non è solo un intervento tecnico: è un modo di risalire le proprie radici, e, allo stesso tempo, di guardare avanti. Questi interventi si inseriscono quindi in una visione più ampia di manutenzione e valorizzazione delle scalinate anconetane, che da sempre costituiscono un’infrastruttura silenziosa ma essenziale.

Pensiamo anche, e principalmente, alla monumentale doppia rampa del Passetto, cara a generazioni di anconetani e immortalata nelle cartoline turistiche, che dalla modernità del viale della Vittoria scende fino alla costa rocciosa. La scala è sottoposta a un importante e massiccio intervento di riqualificazione, in dirittura di arrivo al termine dell’estate, quando sarà inaugurata anche con una nuova illuminazione. La conclusione dei lavori è attesa con interesse dalla cittadinanza che ha sopportato con pazienza il duplice cantiere e gli ovvi disagi nel periodo estivo, con la consapevolezza che si tratta di un’opera monumentale da valorizzare e conservare con cura per l’immagine stessa della città di Ancona.

Ma pensiamo anche ai tragitti più quotidiani, percorsi ogni giorno da chi abita o frequenta Borgo Rodi, o a quelli meno noti, che salgono, ad esempio, verso il Cardeto o si inerpicano sul colle Guasco, intrecciando scorci panoramici, architetture storiche e natura. Questa è Ancona, che riscopre le sue scalinate non solo come elementi funzionali, ma come parti vive del suo corpo urbano. Qui, restaurare una scala, costruirne una nuova, non è solo un’opera pubblica, perché le scale, ad Ancona, sono ponti tra i piani della città, spazi di vita e di movimento, linee che intrecciano il quotidiano con la storia.

Margherita Rinaldi e Federica Zandri

*foto di copertina: lo scalone Nappi

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – ANDREA VECCHI

Andrea Vecchi, Consigliere del Gruppo Consiliare PARTITO DEMOCRATICO

Focus Sanità: valorizzare il personale sanitario e dedicare attenzione particolare agli anziani non autosufficienti

Sono Consigliere comunale di prima nomina, pur mantenendo il ruolo di Chirurgo dei Trapianti nell’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche. Il 30 maggio 2025 ho celebrato 20 anni dal primo trapianto di organo solido nelle Marche. In quell’occasione il mio ruolo è stato quello di Presidente dell’Associazione Regionale Trapiantati (Ato-Marche), ma, allo stesso tempo, ero parte di quella prima equipe che, nel lontano 2005, portò a compimento l’intervento che diede il via a un’attività riconosciuta come eccellenza a livello europeo.

Fino a pochi mesi fa ho ricoperto la carica di Presidente del Forum Nazionale Trapianti e, seppur in piccola parte, ho contribuito a sottoscrivere e scrivere la Legge per la riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti. In forza di queste attività faccio parte dell’Assemblea Regionale del Centro Servizi Volontariato, insieme a tutte le innumerevoli Associazioni, che rappresentano una risorsa fondamentale e garanzia di solidarietà e condivisione tra le persone, a lustro e vanto del nostro intero Paese.

A livello nazionale, sempre nel Volontariato, ricopro ancora la carica di Presidente del Transplant Sport Italia, una Confederazione di Associazioni che raccoglie atleti trapiantati o in attesa di un organo, i quali, attraverso l’attività fisica, agonistica o non, tutelano la propria forma e il dono ricevuto, dimostrando come il benessere psicofisico non sia soltanto una questione di terapia medica. Ho avuto il piacere di coordinare ben due Campionati Europei (Oxford 2022 – Lisbona 2024) con ottimi risultati, anche per gli atleti marchigiani.

Tutto questo per dirvi che, dati i diversi compiti da me ricoperti, ho la possibilità di avere una visione privilegiata rispetto a quella che è la percezione della Sanità, sia dalla parte dell’operatore sia del paziente/cittadino, nonché della rappresentanza politica. Da tutti gli operatori arriva fortissimo il segnale di seria difficoltà nel garantire il diritto alla Salute, diritto fondamentale, ben chiaro in Costituzione, senza il quale non ci sarebbero tutti gli altri, primo fra tutti il lavoro, e da questo lo sviluppo e il benessere del Paese.

In questi circa due anni di attività consiliare ho presentato numerose interrogazioni, sia orali sia scritte, e alcune mozioni. Tra queste ultime, mi fa piacere poterne citare due. In particolare ricordo quella riguardante la “valorizzazione del personale sanitario”. Nello specifico, si sottolinea il principio che la sostenibilità del servizio sanitario passa attraverso la valorizzazione, l’autonomia e la responsabilità dei suoi professionisti, volendo sostenere che parlare di sanità significa quindi parlare di lavoro in Sanità, e parlare di lavoro significa parlare di capitale umano. Ne è stata dimostrazione l’epoca degli “Angeli del Covid”, troppo presto dimenticati!

Sempre nell’ambito del Sociale, potendo usufruire, come ho accennato all’inizio, del lavoro da me svolto come Presidente del Forum Nazionale Trapianti, nel corso della stesura della proposta di Legge riguardante l’assistenza agli anziani non autosufficienti ho voluto stimolare il Consiglio Comunale su tale problematica, perché quello che dovrebbe essere il punto di riferimento in merito è la domiciliarità (insieme con le soluzioni ambulatoriali): gli anziani non autosufficienti devono essere assistiti nella loro casa. L’altro punto di riferimento è sicuramente l’integrazione dei servizi (sociali, sanitari, abitativi, ecc.). Questo perché l’integrazione dà efficacia e qualità ai servizi. Dovremmo, in un prossimo futuro, guardare a proposte nuove di assistenza che mantengano la qualità della vita nell’invecchiare in un ambiente proprio, che si è scelto, dove si mantenga il massimo della libertà, della privacy e dell’autonomia. Per questo serve un governo pubblico del Comune di Ancona ed investimenti, anche privati, per la messa a disposizione degli alloggi in cui comunque, di norma, si paga l’affitto.

È fondamentale avere un’adeguata, e soprattutto coerente, organizzazione per tutte le attività, in particolare rivolte agli anziani e ai più fragili, come ho ripetuto nel corso dei miei interventi in Aula, anche proprio in riferimento al nuovo Poliambulatorio “Bonarelli”, a cui, secondo progettualità, dovrebbe seguire la Casa di Comunità. Quindi un nuovo accesso ai servizi, trasformazione e potenziamento dei servizi domiciliari, sviluppo dei servizi ambulatoriali, con particolare riferimento a quelli geriatrici, sviluppo dei servizi residenziali, sia tradizionali sia innovativi, e conferma del sistema dell’emergenza, che al momento presenta rilevanti problemi. Questo è un progetto globale, realizzabile, e che guarda al futuro, che può dare garanzie e sicurezza agli anziani, in particolare a quelli non autosufficienti, e alle loro famiglie.

Oltre 200 nuovi posti auto per l’area del Porto

Una serie di progettualità e di interventi per la realizzazione di parcheggi nell’area portuale, a servizio dei cittadini e dei lavoratori, sta interessando due zone strategiche dello scalo dorico: la zona del porto turistico di Marina Dorica, dove le ditte sono già al lavoro, e quella portuale a ridosso del centro, per la quale è stato stretto nei gironi scorsi un accordo tra il Comune e l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale.

Sono già in corso in via Mattei i lavori per la realizzazione di oltre cento nuovi parcheggi gratuiti per auto e moto, con l’intento di rispondere concretamente alle esigenze delle imprese che operano nella zona. L’intervento, dal valore complessivo di 300 mila euro, nasce da una pianificazione condivisa con le realtà produttive e sindacali del territorio. Come dichiarato dall’assessore ai Lavori Pubblici Stefano Tombolini, si tratta di un progetto atteso da tempo, che offrirà un miglioramento tangibile della viabilità e della fruibilità dell’area. I nuovi stalli, 92 posti auto e 13 per motocicli, saranno distribuiti in diversi punti: 27 lungo la rampa lato mare, 30 stalli lungo la recinzione ferroviaria, 21 sotto il viadotto Palombella (più 13 moto), 14 lungo la rampa lato ferrovia. Oltre agli stalli di sosta, l’intervento include la realizzazione di nuovi percorsi pedonali, l’adeguamento della segnaletica orizzontale e verticale e l’installazione di barriere di sicurezza a protezione dell’area adiacente al passaggio ferroviario. È inoltre previsto il potenziamento dell’illuminazione pubblica, già avviato in parallelo al cantiere.
I lavori hanno preso avvio con opere edili rese complesse dalla necessità di una profonda pulizia iniziale e da analisi dettagliate delle terre da scavo, che hanno comportato un’attenta gestione dei materiali da smaltire. Tali operazioni hanno causato un leggero slittamento dell’inizio delle opere principali, che ora proseguiranno fino a tutto settembre. Nel frattempo, è già stato completato l’intervento di rinnovo dell’illuminazione pubblica nel tratto finale interessato dai lavori. Le nuove lampade a LED, ad alta efficienza energetica, sono entrate in funzione e stanno già garantendo maggiore visibilità e sicurezza, soprattutto nelle ore serali, a vantaggio dei lavoratori e di tutti coloro che frequentano l’area portuale e il porto turistico di Marina Dorica. Il vicesindaco e assessore alla Mobilità Giovanni Zinni ha sottolineato come il lavoro in corso restituisca funzionalità e decoro a uno degli ingressi più importanti della città, spesso trascurato negli anni.

Anche per l’area portuale a ridosso del centro e del centro storico, grazie a un accordo con L’Autorità di Sistema del mare Adriatico Centrale, è partito l’iter per la realizzazione di un nuovo parcheggio, per cui si ipotizza un progetto da circa 120 posti auto, da realizzarsi nella zona attualmente occupata dai binari ferroviari dismessi. L’accordo è stato definito nei giorni scorsi durante un incontro a Palazzo del Popolo tra il sindaco Daniele Silvetti e il presidente dell’Autorità Vincenzo Garofalo. Parte dell’area sarà destinata alla sosta, con fruizione estesa anche alle attività portuali, mentre la restante sarà funzionale alla futura stazione marittima ferroviaria prevista dal piano portuale. Gli uffici tecnici lavoreranno ora alla redazione del progetto, con l’avvio di un tavolo di confronto per la coprogettazione. Sarà inoltre inoltrata alla Regione Marche la richiesta per ottenere il nulla osta necessario alla rimozione dei binari da parte di RFI.

Margherita Rinaldi

Libri d’estate: ad Ancona torna il Furgolibro e le biblioteche hanno orari prolungati

L’estate 2025 ad Ancona si arricchisce di pagine da sfogliare. Con l’arrivo della bella stagione, il Comune rilancia il proprio impegno per promuovere la lettura attraverso un piano che prevede più risorse per i libri, orari estesi per le biblioteche comunali e il ritorno del popolare Furgolibro, la biblioteca itinerante che porta cultura nei parchi e nelle piazze della città.

«L’assessorato alla Cultura – dichiara l’assessora Marta Paraventi – conferma l’impegno per un sistema bibliotecario vivo, inclusivo e attento alle esigenze del territorio, con l’obiettivo di promuovere la lettura e l’accesso ai libri durante tutto l’anno, e quindi anche nel periodo estivo». In quest’ottica, sono stati ripristinati i fondi destinati alle attività bibliotecarie e all’acquisto di nuovi volumi, con un’attenzione particolare anche all’editoria locale: saranno infatti inclusi titoli pubblicati da case editrici anconetane.

Particolare attenzione alla biblioteca di Collemarino: Una particolare attenzione è stata riservata alla Biblioteca di Collemarino, situata a pochi passi dalla spiaggia e quindi molto utile per chi ama leggere anche durante una giornata al mare. Nei mesi estivi sarà aperta dal martedì al giovedì con orario 9.00–13.00, e con estensione pomeridiana fino alle 18.00 nei giorni di martedì e giovedì. La chiusura estiva è prevista dall’11 al 21 agosto. Anche le altre biblioteche comunali beneficeranno di orari prolungati per facilitare l’accesso a libri e servizi culturali.

Torna il Furgolibro, la biblioteca su quattro ruote: Tra le iniziative più attese c’è il ritorno del Furgolibro, il servizio mobile che porta libri e letture direttamente nei luoghi di aggregazione estivi. Dieci gli appuntamenti in calendario:

  • Laghetti del Passetto: 9, 16, 22 e 30 luglio
  • Parco di Posatora: 6 e 26 agosto
  • Corso Carlo Alberto: 3, 10, 17 e 24 settembre
    Tutti gli incontri si terranno dalle 18.00 alle 19.30.

Leggere d’estate: un’abitudine che cresce: Il Furgolibro si conferma così un modo originale ed efficace per incontrare nuovi lettori, coinvolgere famiglie, bambini e anziani, e rafforzare il legame tra le biblioteche e la comunità anche fuori dagli spazi tradizionali.

L’estate è da sempre il momento ideale per riscoprire il piacere della lettura. Secondo il rapporto ISTAT “Produzione e lettura di libri in Italia” (2023), quasi la metà dei lettori italiani (il 48,5%) dichiara di leggere soprattutto nei periodi di vacanza o di pausa, con un picco nei mesi estivi. Il dato cresce tra i giovani (fascia 15-24 anni) e tra le lettrici donne, che rappresentano la maggioranza del pubblico dei lettori stagionali. Iniziative come quelle promosse ad Ancona si inseriscono in un quadro nazionale di crescente attenzione alla cultura diffusa, dove la lettura diventa parte del benessere personale e della socialità. Portare i libri dove si vive il tempo libero – al mare, nei parchi, nei quartieri – significa rendere la cultura più accessibile e più vicina.

Margherita Rinaldi

*Immagine di awesomecontent su Freepik

Rinasce il Rettorato dell’Università Politecnica delle Marche

di Prof. Ing. Arch. Marco D’Orazio Pro-Rettore Vicario Università Politecnica delle Marche

Nel cuore di Ancona, in Piazza Roma, sta rinascendo uno dei palazzi storici più rappresentativi della città: l’ex sede del Rettorato dell’Università Politecnica delle Marche. Dopo i danni subiti dal sisma del 2016, l’edificio viene oggi restituito alla città con un ambizioso progetto di restauro che lo riporterà ad essere la sede di maggiore rappresentanza dell’ateneo.

Costruito a fine Ottocento come sede degli Uffici Postali cittadini, il Palazzo ha attraversato i decenni come simbolo dell’amministrazione pubblica, divenendo prima sede della Provincia e poi sede dell’Università Politecnica delle Marche. L’edificio sorge nel quartiere ottocentesco della città ed in particolare il fronte ovest si innesta sul sedime delle vecchie mura cinquecentesche, abbattute nel 1864. Piazza Roma venne infatti aperta, insieme a Corso Garibaldi, dopo l’annessione della città al Regno d’Italia e la demolizione delle mura che ancora racchiudevano l’abitato. In quel frangente, Ancona fu dichiarata piazzaforte di prima classe del Regno d’Italia e per adempiere al nuovo ruolo, la superficie urbanizzata fu raddoppiata e il suo volto venne completamente rinnovato.

L’immobile era rimasto gravemente danneggiato in seguito alle scosse che avevano colpito il centro Italia e le Marche in particolare, negli anni tra il 2016 e il 2017. I danni avevano interessato sia le strutture murarie che la copertura lignea. I lavori di recupero e adeguamento sismico, che restituiranno la storica sede del Rettorato dell’Ateneo dorico e una struttura cruciale alla città di Ancona, sono stati resi possibili grazie al finanziamento di 12 milioni e 300mila euro (che coprirà il costo complessivo) stanziati ad hoc dalla struttura commissariale per la ricostruzione post sisma 2016, guidata dal Senatore Avv. Guido Castelli.

L’intervento sull’edificio storico sarà condotto privilegiando la tutela del bene, mantenendo inalterati gli aspetti architettonici che ne caratterizzano l’immagine, i materiali, le attuali partiture, ed anche gli aspetti distributivi, ma garantendo al contempo gli adeguamenti necessari in termini di sicurezza sismica e sostenibilità.

I lavori di recupero e miglioramento sismico sono partiti il 24 marzo scorso. Le demolizioni saranno concluse per ottobre e da lì si avvieranno le attività di miglioramento sismico e restauro, la cui conclusione è prevista per luglio 2027. Entro giugno 2026 sarà completata la parte strutturale. La chiusura dei lavori è prevista per settembre 2027. Il gruppo di progettisti è il medesimo raggruppamento temporaneo (ACALE s.r.l.; FIMA ENGINEERING s.r.l.; TFE ingegneria s.r.l.; Ingegner Marija Golubovic; Ingegner Lorenzo Sensini; Archeolab Soc Coop) che si è occupato anche della progettazione dell’ex palazzo di vetro, che ospiterà, a conclusione dei lavori gli uffici amministrativi dell’ateneo, spazi dedicati a studenti e studentesse, e spazi della Provincia di Ancona. L’esecuzione delle opere è affidata alla ditta Torelli e Dottori.

L’intervento mira a rafforzare il ruolo di Ancona come città Universitaria ed il legame tra l’ateneo ed il territorio. L’intervento si colloca infatti in un più ampio quadro di opere, condotte in accordo e con il supporto dell’Amministrazione Comunale e che mira a creare, attraverso le strutture universitarie, spazi urbani di connessione e di vita in una zona centrale della città, rendendo maggiormente visibile la presenza dell’ateneo nel centro storico e fulcro di spazi pubblici ad uso della città. L’edificio del Rettorato con la sua corte interna e con la piazzetta che sarà realizzata nella zona di connessione tra questo edificio ed il palazzo di vetro si connetterà infatti con un percorso interno al palazzo di vetro con la retrostante piazza Pertini, così da creare un sistema di spazi urbani tra loro interconnessi sui quali si affacceranno le strutture universitarie a servizio della popolazione studentesca ed anche quelle di maggiore rappresentanza.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – CARLA MAZZANTI

Carla Mazzanti, Consigliere del Gruppo Consiliare FRATELLI D’ITALIA

In Consiglio Comunale una mozione approvata all’unanimità che impegna il Sindaco e la Giunta a sviluppare con tutti gli strumenti possibili una sensibilità ad una corretta relazione uomo-cane

Oggi sempre più famiglie accolgono all’interno del loro nucleo un cane arricchendone la vita a livello emotivo, acquisendo il ruolo di preziosi e fedeli compagni anche per anziani e bambini. Risultano ad oggi iscritti all’Anagrafe Canina Nazionale circa 14 milioni di cani, una media di un cane ogni 4 abitanti ed ho ritenuto importante ed attuale presentare in Consiglio Comunale una mozione approvata all’unanimità che impegnasse il Sindaco e la Giunta a sviluppare con tutti gli strumenti possibili una sensibilità ad una corretta relazione uomo-cane.

Ciò, al fine di educare il cittadino ad una detenzione responsabile e ad una gestione consapevole dei nostri preziosi amici a quattro zampe, valorizzandone l’arricchimento, promuovendo sin dalla giovane età, dalle scuole primarie, un’educazione a comportamenti corretti, implementando percorsi formativi, tenuti da esperti, rivolti ai proprietari di cani, ai cittadini, agli operatori volontari e non, finalizzati alla promozione di corrette pratiche nell’ambito delle relazioni tra uomini e animali, per insegnare le modalità che rendono più sicuro l’approccio agli animali domestici, per ovviare a comportamenti a rischio per le persone e per gli animali stessi.

Ho voluto evidenziare come in un periodo socioculturale tristemente caratterizzato dall’inverno demografico, accompagnato da un allungamento della vita media dell’uomo, in cui molti sono i nuclei familiari composti da un’unica persona, il cane costituisce un importante strumento di prevenzione dalle innumerevoli patologie croniche come riportato anche dal The American Journal of Medicine, rivista ufficiale dei medici internisti americani, nella quale si sottolineano i principali ambiti in cui sono maggiormente evidenti i benefici salutistici derivanti da una equilibrata convivenza con i cani che vanno dal:

proteggere dalle malattie croniche legate all’eccessiva sedentarietà: il cane di fatto è una delle motivazioni più forti che persuadono i proprietari a camminare inducendo l’acquisizione di stili di vita più sani con conseguente riduzione di morbilità e mortalità per malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione, osteoartrite, recuperi post traumatici

– al favorire la tutela della salute psicofisica e mentale, riducendo la depressione, alleviando la solitudine e l’isolamento sociale per il tramite di un autentico scambio affettivo, impegnando il proprietario all’accudimento, inducendolo ad uscire regolarmente, favorendo un’azione quotidiana di aggregazione e socializzazione.

Gli evidenti e comprovati benefici salutistici derivanti dalla corretta convivenza con un cane costituiscono un importante valore aggiunto sociale, considerato anche il valido supporto in termini di conseguente risparmio per il Sistema Sanitario Pubblico.

Non dobbiamo non considerare però gli ultimi e sempre più frequenti toccanti fatti di cronaca, di aggressioni da parte di cani contro bambini e componenti del nucleo familiare o persone durante passeggiate o footing nei parchi, con conseguenze anche gravi per la sicurezza pubblica. Questi fatti costituiscono solo la punta dell’iceberg di ben più numerosi eventi tracciati in parte anche dall’obbligo di segnalazione di lesioni causate da aggressione tra animali tramite appositi moduli al Servizio Veterinario Sanità Animale.

Questi tristi eventi accendono i riflettori sul delicato tema che non sempre il proprietario è in grado di gestire il proprio cane in maniera consapevole, sia per gli aspetti che riguardano l’educazione alla corretta convivenza sociale, nel rispetto dell’ambiente e degli spazi comuni, evitando comportamenti non idonei che possono generare un atteggiamento di intolleranza generalizzata, sia dal punto di vista della tutela della salute pubblica, focalizzando l’attenzione sulla prevenzione delle zoonosi e sulla tutela della sicurezza per evitare impatti negativi a livello fisico e sociale. Per questo è importante evidenziare tutti gli atteggiamenti corretti da tenere, sia come possessore di cane, sia come cittadino comune, per prevenire comportamenti errati che comporterebbero rischi a persone o ad animali:

Tenere conto dell’importanza di una adeguata progettazione gestione e manutenzione dei luoghi di incontro dedicati per assicurare ai cani una corretta e regolare socialità con l’uomo e con i loro simili.

Favorire la conoscenza ed il rispetto delle norme previste dai relativi regolamenti delle aree cani censite in preposto ufficio comunale al fine di non considerarle come luoghi di isolamento periferici ma come importanti ambiti di condivisione e crescita collettiva.

Promuovere progetti del tipo “Un cammino a sei zampe” – gruppi di cammino ad iscrizione gratuita accompagnati da figure professionali a supervisione dell’attività, aperti a tutti i cani socializzati, regolarmente iscritti all’anagrafe canina, educati alla conduzione al guinzaglio accompagnati da familiari di diverse fasce di età, aperti anche ai bambini – e progetti di promozione alla salute con valenza ludico-ricreativa, educativa individuale, relazionale e sociale in un percorso verso uno stile di vita sano in una corretta relazione uomo-animale estesa alla società.

Mi preme evidenziare come si tratti di un contesto ove trovano legittimazione le diverse professionalità che si occupano di umani e animali in un modello multidisciplinare di potenziale collaborazione poiché il concetto di salute moderno è sempre più esteso e interconnesso e l’attuale concezione di “ONE HEALTH – ONE MEDICINE – ONE WORLD” ben sintetizza come la salute dell’uomo non sia disgiunta dalla salute animale e da quella del pianeta.