C’è chi parte e dimentica, e chi parte e moltiplica. Agnese Paciaroni, da quando è partita da Ancona, dalla sua casa di via Selandari da cui ai tempi del liceo si potevano fare le versioni di latino guardando il mare, ha moltiplicato le esperienze, i confini, le città, e ha portato tutto questo indietro, lì dove tutto è cominciato.
Da Ancona a Parigi, passando per Milano
Nata e cresciuta ad Ancona, ha studiato al liceo classico Rinaldini prima di trasferirsi a Milano per laurearsi in Giurisprudenza alla Cattolica. Poi, un’occasione da non perdere: una borsa finanziata dall’Unione Europea per uno stage a Parigi. “È stato il caso a portarmi lì, ma la scelta è diventata presto vocazione. Volevo una carriera internazionale e Parigi è stata la base. Ho lavorato per anni come legale per una multinazionale americana. Parigi è stata la mia finestra sul mondo, ha forgiato il mio gusto ma ha anche valorizzato la mia italianità di cui mi sento ambasciatrice”. D’altro canto, afferma, “non ho mai rotto i ponti con la mia città, dove sono sempre tornata un mese in estate con la famiglia, perché s’impregnasse della bellezza di questo posto”. In Francia ha costruito una famiglia con Toni, canadese, che si è innamorato anche lui delle Marche e ha fatto delle eccellenze italiane una missione imprenditoriale, aprendo una boucherie che porta il meglio del nostro territorio a Parigi: le eccellenze italiane e marchigiane, dai salumi, ai formaggi, alla pasta secca fino alle Patatas Nana.
Il Guasco: un’idea che diventa luogo
La storia del ristorante Al Guasco e della famiglia di Agnese parte dal desiderio di ridare vita a una piazza storica, dopo la chiusura del baretto universitario che si affacciava su San Francesco. “Al Guasco è nato dal desiderio dei miei di far rivivere il quartiere dopo la chiusura del baretto universitario che aveva l’affaccio su Piazza San Francesco. Lo hanno rilevato per la sua location nel cuore antico della città per farne un caffè di quartiere che ridesse vita alla piazza, gestito da mia sorella Elisabetta e dal marito, poi diventato anche ristorante, ora con Andrea Tantucci in cucina e Gessica Mastri in sala, dalla Trattoria GalloRosso che da Filottrano è sbarcata nel capoluogo”.
Al Guasco si sente forte la presenza delle tre donne di casa: Agnese, Elisabetta e la mamma, la signora Sandra, che prima di dedicarsi a questo progetto “urbano” ha speso gli anni della sua professione nell’insegnamento della lingua e della letteratura italiana nella scuola media.
Il motore del progetto? Chiaro e diretto: “Ricreare un luogo di vita e di ritrovo in piazza per il quartiere Guasco San Pietro e valorizzare di nuovo il centro storico secondo la tradizione delle città e dei borghi italiani con i loro caffè storici in piazza. Andrea che veniva dal borgo di Filottrano ha scoperto il porto, il pescato fresco e gli orti limitrofi e ne ha fatto la base della sua cucina ispirata da ricette della tradizione e eccellenze marchigiane: una cucina chilometro zero con prodotti di stagione, sana, leggera, sostenibile, che riserva un ruolo centrale alla materia vegetale”. Ma il Guasco non è solo cibo. È cultura, incontro, sperimentazione: “Toni mio marito organizzava aperitivi con musica dal vivo, ha rilevato la libreria sulla piazza per farne un spazio pop-up, il POP, con mostre dedicate ai giovani artisti locali, incontri a tema, degustazioni, aperitivi, lezioni di pasta fresca, corsi di yoga, presentazione di libri”.
Rimettere la piazza al centro
Per Agnese, dunque, piazza San Francesco è molto più di uno spazio urbano. È un luogo da vivere e da custodire: “È una piazza salotto che ti accoglie. Ci fa piacere a renderla bella e accogliente, l’associazione Guasco San Pietro si prodiga per farla vivere con iniziative culturali, tra cui il recente convegno dedicato ai lavori del Sacello Medievale, in coordinamento con il Comune, la Soprintendenza e il Museo Archeologico. Quando mi affaccio sulla piazza vedo la sua storia nei secoli, il bello, la cura dei dettagli, la luce sui palazzi color ocra, il riappropriarsi di un luogo storico da vivere. La piazza si presta per concerti, perché ha una buona acustica, i nuovi interventi previsti per facilitarne l’accesso e i parcheggi serviranno alla programmazione di eventi pubblici non sporadici ma ricorrenti, come la programmazione estiva all’Anfiteatro che ha portato gente in piazza”. E che cosa le piace immaginare per il futuro? “Via Pizzecolli con le botteghe chiuse o trasformate in garage che riprendano vita, una zona a traffico limitato, una passeggiata archeologica e il giardino botanico del convento francescano riaperto al pubblico”.
Due città, due ritmi, due idee di vivere
Cosa significa per Agnese tornare ad Ancona? Cosa la sorprende o la riconnette con sé stessa quando torna e che cosa c’è di Parigi che vorrebbe ritrovare qui? “Tornare qui significa staccare e rigenerarsi, ritrovare un ritmo di vita slow, con la colazione al caffè in piazza, la spesa al mercato delle Erbe, il tempo delle chiacchiere, l’aperitivo con gli amici di sempre, le passeggiate al porto o sul Monte Conero, il mare e le spiagge della riviera che mi piace far scoprire agli amici parigini insieme alla nostra cucina e alle torte di Sandra. A Parigi i locali sono contrassegnati da grandi dehors molto curati e protetti, aperti tutto l’anno, dove si può mangiare a qualsiasi ora. Negli spazi verdi da primavera i parigini imbandiscono déjeuners sur l’herbe, i parigini vivono la loro città, si appropriano dei suoi spazi trasformandoli in luoghi di vita, nelle sere d’estate giocano alla pétanque in piazza Dauphine o si siedono sui bordi dei quais della Senna o di Canal Saint Martin per condividere un bottiglia di vino al fresco, amano la loro città e si percepisce nel modo in cui la vivono nel tempo libero. Qui da noi c’è più il culto della casa e dello spazio privato ma lo spazio pubblico non è vissuto come proprio e l’incuria ne è la dimostrazione”.


Progetti nati per passione (e con i figli al fianco)
Oggi Agnese è madre di due figli grandi. Il più giovane era con lei ad Ancona nei giorni scorsi, a mostrare le bellezze della città e del mare ad alcuni amici che erano arrivati qui con loro per una breve vacanza. “I nostri figli – racconta – sono cresciuti con i nostri progetti. Abbiamo lavorato sempre, in settimana presi dalle nostre attività professionali e nel week-end dedicandoci ai progetti extra curriculum come mi piace pensarli, quelli che sono maturati per passione e non per soldi, come atto di amore verso le città in cui viviamo, una boucherie artigianale in Francia, un caffè ristorante, la pizzeria urban design, un laboratorio di pasta fresca e uno spazio per eventi al Guasco e per il Guasco”. Cosa significa per lei oggi promuovere il “buon mangiare” e il “buon bere” in una città come Ancona? “Trovo l’offerta enogastronomica di Ancona un po’ statica, la nostra città che vanta spiagge bellissime dovrebbe ispirarsi a Senigallia, diventata polo di attrazione gastronomica nelle Marche, per soddisfare in modo più completo le esigenze del turismo quale motore propulsore di un salto di qualità che emerge sulla riviera del Conero”.
Un ricordo che vale tutto

Tra i momenti più belli vissuti al Guasco, Agnese ne sceglie uno senza esitazione: “La lezione di pasta in piazza con tante Sfogline in erba a impastare la sfoglia in una giornata di sole di ottobre sotto gli occhi increduli dei passanti affacciati alla terrazza e alle scale di San Francesco, una piazza viva e ridente come non la si viveva da anni, immagina se riaprissero le botteghe di via Pizzecolli chiusa al traffico che brusio di gente e di artigiani al lavoro!”.
Al Guasco, in tre parole?
“Un atto d’amore”, una piazza, una città, un ristorante, una famiglia. Tutto tiene, quando è radicato nel cuore.
Alle nuove generazioni: portate Ancona con voi
A chi oggi è in partenza, alle nuove generazioni che oggi vivono tra Ancona e il mondo, Agnese lancia un messaggio chiaro: “La città natale te la porti nel cuore ovunque tu viva ed è importante trasmettere questo legame forte alle proprie radici in un mondo digitale in cui l’ancoraggio alle proprie origini è catartico, non so se sarò riuscita ad inculcarlo ai nostri figli che sono nati all’estero ma che sanno come il legame e il richiamo alle origini siano presenti nella mia vita”.
Margherita Rinaldi





