IL PERSONAGGIO – Franco Corelli, la voce di Ancona che infiammò il mondo

Ancona rinnova il suo legame con l’artista che più di ogni altro ne ha portato il nome nel mondo. La città si appresta a intitolargli la piazza antistante il teatro delle Muse, che è oggetto di una profonda riqualificazione, dove sarà anche collocata una statua a lui dedicata
Alla vigilia di questa celebrazione, ripercorriamo la vita di un tenore leggendario

Certe voci appartengono alla storia della musica e diventano anche identità di una città, simboli di un’epoca, patrimonio collettivo. È il caso di Franco Corelli, il tenore nato ad Ancona l’8 aprile 1921, considerato ancora oggi uno dei più grandi interpreti lirici e una delle voci più travolgenti del Novecento: potente, drammatica, riconoscibile fin dal primo ascolto.

La storia di Franco Corelli non nasce nei conservatori più prestigiosi: prima della carriera artistica lavorò come geometra al Comune di Ancona, conducendo una vita apparentemente lontana dai grandi palcoscenici. La musica, però, era presente fin dall’infanzia. Proveniva da una famiglia appassionata di lirica: il nonno Augusto era stato tenore, il padre Remo era appassionato di canto. Fu frequentando gli ambienti culturali del Teatro delle Muse e la Corale Bellini che il giovane Corelli iniziò a intuire le potenzialità della propria voce. Lo disse una volta lui stesso: «Ho cominciato a cantare per gioco. Con un amico ascoltavo dischi e cantavo per ore e ore, e fu così che mi innamorai del canto»

All’inizio cantava da baritono: solo grazie all’incontro con il maestro Arturo Melocchi — lo stesso che aveva formato Mario Del Monaco — riuscì a sviluppare la straordinaria estensione tenorile che lo avrebbe reso celebre. Nel 1950 fu ammesso a un corso di perfezionamento presso il Teatro Comunale di Firenze, ma il vero debutto operistico arrivò nel 1951 a Spoleto, nel ruolo di Don José della “Carmen” di Bizet. Fu subito evidente che quella voce possedeva qualcosa di raro: un timbro luminoso, acuti impressionanti e una presenza scenica magnetica.

Negli anni successivi la carriera esplose rapidamente. Nel 1954 debuttò al Teatro alla Scala accanto a Maria Callas ne “La Vestale” di Spontini. L’incontro con la Callas segnò profondamente la sua crescita artistica: i due formarono una delle coppie più leggendarie della lirica del Novecento. Insieme interpretarono “Norma”, “Poliuto”, “Fedora” e altre produzioni diventate storiche. Corelli conquistò il pubblico non solo con la voce, ma anche con il carisma fisico. Alto, elegante, atletico, incarnava perfettamente l’eroe romantico dell’opera italiana. In scena sembrava dominare lo spazio teatrale con naturalezza assoluta.
La consacrazione definitiva arrivò il 27 gennaio 1961, quando debuttò al Metropolitan Opera di New York come Manrico ne “Il trovatore”, accanto a Leontyne Price. Fu un successo clamoroso. Da quel momento il Metropolitan divenne quasi una seconda casa: vi cantò per quindici stagioni consecutive, partecipando a 369 rappresentazioni. Nessun teatro al mondo contribuì quanto il Met alla costruzione del mito di Corelli.
La sua voce apparteneva alla categoria del “tenore lirico spinto”: capace cioè di unire dolcezza melodica e forza drammatica. Gli acuti erano squillanti e quasi metallici, ma Corelli sapeva anche piegare il suono a mezzevoci raffinate e intensissime. Nel 1976 lasciò le scene operistiche quando la voce era ancora ammirata dal pubblico, preferendo fermarsi prima di un evidente declino vocale. Una scelta rara nel mondo della lirica. Morì a Milano, dove riposa al Cimitero Monumentale, nel 2003.

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