Anche l’estate è tempo di vivere la città. Noi torniamo a raccontarla a settembre con un nuovo numero di ComunicAncona. Buona estate!
Mercato delle Erbe: al secondo piano una nuova vocazione
Un luogo storico che cambia volto e in parte anche vocazione: dedicato all’enogastronomia ma anche ad attività complementari, unirà spazi di incontro e di ristorazione. Una moderna agorà che metterà insieme le botteghe, la possibilità di bere un drink, spazi culturali e di socialità e che potrà anche divenire palcoscenico per i futuri eventi che Ancona si appresta a mettere in campo come Capitale della Cultura 2028, richiamando così nel cuore della città fulcro delle tradizioni doriche, anconetani e visitatori.
Così diventerà il secondo piano del Mercato delle Erbe i cui lavori proseguono a pieno regime verso il completamento definitivo della struttura che vede ora il cantiere attivo al piano superiore. La ristrutturazione del primo piano del mercato vede l’ampliamento dei ballatoi dove troveranno posto strutture private con diverse destinazioni d’uso, dalla somministrazione di food e bevande ad attività culturali e con diverse metrature. E’ previsto per il 30 giugno prossimo il completamento di tutte le opere anche se altri 60 giorni (31 agosto termine massimo per la definitiva conclusione delle opere) saranno necessari per la realizzazione di alcune lavorazioni residuali e la rendicontazione delle spese.
“L’agroalimentare e la gastronomia, la rivendita dei prodotti del nostro mare, la stessa struttura del Mercato delle Erbe fanno parte della tradizione, della storia e della cultura di questa città – afferma l’assessore alle Attività Produttive e Mercati Angelo Eliantonio -. Per questo anche il piano superiore del mercato, dovrà corrispondere a questa vocazione. Il completamento dei lavori restituirà al pieno godimento da parte degli anconetani e dei visitatori un altro spazio identitario della città che potrà essere punto di riferimento anche per l’intrattenimento sociale e luogo di passaggio che ben si connette attraverso corso Mazzini e la Galleria Dorica al cuore della città”.
Il nuovo piano terra è già operativo; i rivenditori dei prodotti ittici ora sono nella nuova collocazione all’interno di box in cristallo più funzionali e che permettono anche le lavorazioni, accanto agli operatori agricoli. L’intervento complessivo mira a trasformare la struttura in una moderna piazza coperta, riqualificando e valorizzando l’edificio storico, creando un “attrattore” turistico e commerciale nel cuore del centro storico.
“Stiamo per raggiungere il traguardo del PNRR che ci consentirà di restituire alla città un luogo iconico come quello del Mercato delle erbe che l’Amministrazione cercherà ancor più di valorizzare con usi e funzioni che siano ancor più vicini a quello che una città moderna si aspetta – afferma l’assessore ai Lavori Pubblici, Stefano Tombolini -. Avvieremo in questo anno anche la riqualificazione di Corso Mazzini che sarà l’ennesimo atto per arrivare ad una messa a sistema complessiva delle infrastrutture della città”.
Con un finanziamento di quasi 6 milioni di euro derivante dal PNRR, il cantiere era partito l’8 gennaio 2024 con l’obiettivo di procedere alla riqualificazione della struttura mantenendo però attive tutte le attività commerciali in essa contenute. Gli interventi oltre al rifacimento della pavimentazione e dell’impiantistica ormai completati, prevedono anche il trattamento della copertura metallica del mercato, così da rimuovere attraverso l’uso di uno speciale laser un secolo di ruggine e sporco. La stessa impresa poi si occuperà di installare i nuovi infissi, in particolare le nuove finestre.
Rosanna Tomassini
Ancona avvia il nuovo PUG, parte il percorso per ridisegnare la città del futuro
Ancona apre il percorso che porterà alla definizione del nuovo Piano Urbanistico Generale, lo strumento destinato a sostituire il vecchio Piano regolatore e a disegnare lo sviluppo della città nei prossimi anni. Il nuovo PUG introduce un modello di pianificazione fondato su sostenibilità, rigenerazione urbana, contenimento del consumo di suolo, valorizzazione del patrimonio esistente e partecipazione pubblica, in applicazione della legge urbanistica regionale del 2023. Rispetto al tradizionale PRG, il nuovo strumento urbanistico avrà una struttura più flessibile e strategica, articolata in una componente dedicata alle prospettive di sviluppo territoriale e in una parte regolativa relativa al sistema insediativo e infrastrutturale esistente, comprese le aree agricole. Il percorso è stato presentato al Ridotto del Teatro delle Muse davanti a cittadini, ordini professionali, associazioni, categorie economiche, università e stakeholder del territorio.
L’avvio del percorso
Nel corso della presentazione sono intervenuti il Sindaco Daniele Silvetti, l’Assessore all’Urbanistica Angelo Eliantonio, il dirigente dell’Area Pianificazione Urbana e Ambientale Claudio Centanni, Maddalena Ferretti dell’Università Politecnica delle Marche e Ledo Prato, segretario generale dell’associazione Mecenate 90. A chiudere l’incontro è stato il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, che ha sottolineato il valore strategico del nuovo piano per il futuro del capoluogo e per il rapporto tra città e porto.
“Oggi – ha dichiarato il Sindaco Daniele Silvetti – diamo ufficialmente avvio a un percorso fondamentale per il futuro di Ancona. La suggestione della Grande Ancona, su cui l’Amministrazione Comunale ha costruito progressivamente la propria azione di governo, prende forma da una visione ambiziosa e pragmatica: quella di una città-territorio ad alta dotazione paesaggistica, ambientale, infrastrutturale e sociale, capace di implementare e riverberare opportunità di sviluppo, qualità urbana e coesione comunitaria. Il passaggio verso il nuovo strumento urbanistico rappresenta un vero cambio di paradigma. Il nuovo PUG dovrà armonizzare identità, patrimonio culturale, paesaggio, infrastrutture e trasformazione urbana per generare valore e benessere collettivo.”
I principi del nuovo piano
La delibera di indirizzo già approvata dalla Giunta comunale individua dieci principi guida che accompagneranno la costruzione del piano. Tra gli obiettivi figurano la tutela del sistema del Conero e dei paesaggi agrari, il rafforzamento del rapporto tra città, mare e porto, la riduzione delle vulnerabilità climatiche e sismiche, il riequilibrio tra centro e frazioni, il potenziamento del social housing e dello student housing, la qualità dello spazio pubblico, l’inclusione sociale e la semplificazione amministrativa.
“Vogliamo costruire un piano capace di affrontare le trasformazioni della città con strumenti contemporanei, mettendo al centro sostenibilità, inclusione, qualità urbana e capacità di attrazione” ha affermato l’Assessore all’Urbanistica Angelo Eliantonio.
Cultura, università, porto e turismo
Tra le direttrici strategiche illustrate durante l’incontro emergono il ruolo di Ancona come città della cultura, città universitaria e incubatore di talenti, destinazione turistica e polo della produzione e dei servizi. Un capitolo centrale riguarda il porto, considerato infrastruttura strategica dell’Adriatico e nodo della rete TEN-T europea, con l’obiettivo di ricomporre il rapporto tra area portuale e tessuto urbano.
“La recente designazione di Ancona come Capitale Italiana della Cultura 2028 – ha detto il Sindaco Daniele Silvetti – rappresenta un importante riconoscimento istituzionale ma soprattutto l’innesco di una nuova connessione tra territorio e comunità. La pianificazione urbanistica dovrà accompagnare questa tensione al cambiamento permanente integrando dimensioni materiali e immateriali della città.”
Nel quadro del nuovo PUG viene attribuita attenzione anche ai borghi e alle frazioni, considerati elementi fondamentali dell’equilibrio territoriale e della qualità della vita, insieme con i temi dell’abitare, dell’inclusione e dei cambiamenti demografici che stanno interessando la città.
Gli strumenti già avviati
Durante la presentazione sono stati illustrati anche gli strumenti già avviati dall’Amministrazione comunale come base operativa del nuovo piano. Tra questi figurano la variante all’articolo 29 bis delle norme tecniche del PRG per favorire la rigenerazione urbana, il Registro delle Cessioni dei Diritti Edificatori, l’individuazione delle Zone di Recupero del patrimonio edilizio esistente e l’accordo sottoscritto con Agenzia del Demanio, Regione Marche, Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale e Università Politecnica delle Marche per la valorizzazione coordinata di undici immobili pubblici strategici.
Il percorso sarà accompagnato anche da altri strumenti pianificatori già in corso, come il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, il Piano Regolatore Portuale, il Piano del Parco del Conero e il Piano Città sviluppato insieme con l’Agenzia del Demanio.
Governance, tecnici e risorse
La governance del procedimento sarà affidata a una Cabina di Regia composta dal Sindaco Daniele Silvetti, dall’Assessore Angelo Eliantonio, dagli amministratori coinvolti e dal Capo di Gabinetto. L’Ufficio di Piano, inserito nell’Area Pianificazione Urbana e Ambientale, coordinerà il lavoro tecnico insieme con un gruppo multidisciplinare formato da urbanisti, geologi, botanici ed esperti ambientali, archeologici e informatici.
“Questa governance dovrà garantire efficienza, trasparenza e qualità nella progettazione e nella gestione del processo pianificatorio” ha sottolineato l’Assessore all’Urbanistica Angelo Eliantonio.
Per la redazione del nuovo Piano Urbanistico Generale il Comune dispone di un finanziamento complessivo di oltre 715 mila euro proveniente da fondi nazionali e comunitari. Le risorse sosterranno un percorso multidisciplinare e tecnologicamente avanzato, insieme con l’aggiornamento del Sistema Informativo Territoriale e delle banche dati comunali.
Le fasi del percorso
Il cronoprogramma prevede nel 2026 la predisposizione del Documento Programmatico e del Quadro Conoscitivo, accompagnati dall’avvio del processo partecipativo aperto a cittadini, università, associazioni, professionisti ed enti. Nel 2027 sarà elaborato il progetto preliminare del piano, insieme con la procedura di Valutazione Ambientale Strategica, mentre nel 2028 si arriverà all’approvazione definitiva del nuovo PUG.
La partecipazione pubblica
Uno degli elementi centrali del percorso sarà proprio la partecipazione pubblica, che accompagnerà tutte le fasi di costruzione del piano urbanistico. “Il nuovo PUG di Ancona dovrà nascere dal dialogo. Crediamo che la qualità di un piano urbano dipenda dalla capacità di rappresentare la città reale, quella vissuta, attraversata e abitata quotidianamente. Per questo il processo partecipativo sarà una componente costitutiva e non accessoria del piano stesso. Il nuovo PUG dovrà diventare un vero patto civico sul futuro di Ancona” ha concluso l’Assessore all’Urbanistica Angelo Eliantonio.
Margherita Rinaldi
La Biblioteca Benincasa torna alla città: restaurata, più bella e con nuovi spazi per la cultura
Ha accolto generazioni di anconetani, studenti e studiosi. Tra le sue sale sono passate letture, ricerche, versioni di latino e greco, consultazioni di libri rari e prestiti di volumi che hanno accompagnato la vita di generazioni di cittadini, entrando nelle case, passando di mano in mano, alimentando studi, passioni, scoperte e percorsi personali. Oggi la Biblioteca Benincasa, storicamente ospitata a Palazzo Mengoni Ferretti, tra piazza del Papa e via Bernabei, si prepara a tornare alla città dopo un intervento di restauro e miglioramento sismico che ne ha recuperato integralmente il valore storico e architettonico, restituendo alla comunità uno dei luoghi culturali più significativi del centro storico.
Il cuore della Biblioteca resta la sua imponente torre libraria, che attraversa il palazzo dal basamento di piazza del Plebiscito fino alla sommità dell’edificio, custodendo la funzione originaria di conservazione e consultazione del patrimonio librario. Attorno a questa identità storica prende forma una biblioteca contemporanea, pensata per rispondere alle esigenze della cultura di oggi: nuovi spazi per la lettura e lo studio, aree dedicate ai ragazzi, sale conferenze, ambienti multifunzionali, servizi di accoglienza e anche una caffetteria, che renderanno il complesso un luogo aperto e vissuto durante l’intera giornata.
Il restauro ha riportato alla luce la ricchezza architettonica di Palazzo Mengoni Ferretti: soffitti decorati, scaloni monumentali, vetrate, affacci panoramici sulla città e sul mare, fino alla preziosa alcova dell’ultimo piano, con i suoi fregi dorati e gli apparati decorativi storici che testimoniano il prestigio dell’edificio. La biblioteca Benincasa è un patrimonio che torna a mostrarsi in tutta la sua bellezza, insieme con nuove funzioni culturali, formative e sociali.








L’intervento di restauro con miglioramento sismico è in fase finale, avendo superato il 95 per cento del programma dei lavori. L’opera, dal valore complessivo di 7 milioni e 660 mila euro, è stata finanziata attraverso fondi PNRR per 5 milioni e 60 mila euro, insieme con risorse comunali e regionali. Restano da completare alcune sistemazioni esterne e poi si procederà con gli arredi interni. In questo momento gli interni del Palazzo appaiono, ancora vuoti, in tutta la loro bellezza architettonica e pittorica, testimoni del loro valore storico.
La Biblioteca nel percorso verso Ancona 2028
“Il percorso verso Ancona 2028 – afferma l’Assessore alla Cultura Marta Paraventi – passa anche attraverso la restituzione alla città dei suoi luoghi culturali più identitari. Dopo la riapertura della Pinacoteca, lavoreremo per restituire alla città anche questo palazzo con il suo patrimonio librario, immaginando la Biblioteca Benincasa come un vero presidio culturale aperto. Sarà un luogo dedicato allo studio e alla ricerca, ma anche uno spazio vissuto dai giovani, dagli universitari, dalle famiglie e dalla città. La Biblioteca porta il nome di Luciano Benincasa, che nel Seicento decise di aprire al pubblico la propria raccolta libraria, e vogliamo onorare quello spirito rendendo questo spazio un luogo di socializzazione e partecipazione nel cuore del centro storico. Con il Teatro delle Muse, la piazza del Plebiscito riqualificata, la Pinacoteca, il Museo archeologico, l’Anfiteatro romano e il Museo diocesano, prende forma un sistema culturale integrato che rafforza il ruolo del centro storico nel percorso verso Ancona 2028”.



Gli interventi strutturali e impiantistici
L’intervento ha interessato sia il consolidamento strutturale dell’edificio storico sia il suo adeguamento funzionale, energetico e impiantistico. Sono stati completati i consolidamenti di volte, murature e solai, insieme con il restauro degli stucchi, delle decorazioni e di parte delle pavimentazioni storiche. Sono inoltre terminati i lavori esterni e sono state rimosse le impalcature. Sul fronte impiantistico, risultano completati i nuovi sistemi di climatizzazione, gli impianti antincendio e gran parte delle opere relative agli impianti elettrici, con gli ultimi interventi dedicati agli allacciamenti alle reti e al montaggio di rilevatori e corpi illuminanti. Il progetto prevede anche sistemi ad alta efficienza energetica e l’integrazione di fonti rinnovabili compatibili con il valore storico e architettonico del complesso.
I nuovi spazi e l’accessibilità
L’intervento comprende anche la riqualificazione degli spazi interni con nuove aree dedicate alla consultazione, all’archiviazione e alla socializzazione degli utenti, insieme con il recupero del piano seminterrato che ospiterà spazi espositivi, attività formative e laboratori. Previsti anche una nuova sala riunioni da 84 posti, un servizio caffetteria e una piazzetta esterna attrezzata con gradoni per piccoli eventi.
Particolare attenzione è stata dedicata all’accessibilità dell’edificio, con l’adeguamento degli spazi alle normative per l’abbattimento delle barriere architettoniche, il rinnovo dell’ascensore e l’adeguamento dei percorsi di accessibilità e del percorso disabili esterno. Il progetto include sistemi di digitalizzazione, rete internet e tecnologie avanzate per il miglioramento dei servizi bibliotecari.
Tempi di completamento e riallestimento della Biblioteca
Per quanto riguarda i tempi necessari per la riconsegna dell’opera alla città, l’Assessore ai Lavori pubblici Stefano Tombolini ha spiegato che il completamento del cantiere è previsto entro il 30 agosto 2026, comprese le opere accessorie. Successivamente comincerà la fase dedicata agli allestimenti interni, al completamento degli arredi e alla ricollocazione del patrimonio librario, operazione particolarmente complessa per dimensioni e caratteristiche della Biblioteca. Tombolini ha ricordato che anche il trasferimento dei libri aveva richiesto diversi mesi di lavoro e che sarà necessario intervenire sull’archiviazione dei documenti, sull’organizzazione degli spazi e sull’arricchimento culturale degli ambienti, in linea con la nuova funzione aperta e multidisciplinare immaginata per la Biblioteca Benincasa.
La fase degli arredi e del riallestimento librario
Relativamente alla fase degli arredi e del riallestimento librario, l’Assessore alla Cultura Marta Paraventi ha spiegato che, grazie a un lavoro congiunto tra l’Assessorato alla Cultura e l’Assessorato ai Lavori pubblici, il Comune ha ottenuto 400 mila euro attraverso un bando della Regione Marche. Le risorse saranno utilizzate nell’ambito dei lavori, svincolando eventuali altre somme residue congiunte a somme già predisposte nel quadro economico tra le somme a disposizione per il ritorno di arredi storici preesistenti, libri e nuovi arredi con una procedura di evidenza pubblica destinata alla realizzazione degli arredi interni delle sale e all’acquisto di materiali e dotazioni funzionali al nuovo assetto della Biblioteca. L’obiettivo, indicato esplicitamente, è quello di restituire alla torre libraria la sua funzione storica di conservazione dei libri e, allo stesso tempo, trasformare la Biblioteca Benincasa in un luogo contemporaneo di socializzazione e partecipazione aperto alla città.

Margherita Rinaldi
Portonovo verso l’estate tra natura, accoglienza e nuovi servizi
Portonovo entra nella nuova stagione estiva con un’immagine sempre più definita: una Baia che tiene insieme tutela ambientale, qualità dell’accoglienza e fruibilità, mentre avanzano interventi destinati a modificare il volto dell’area nei prossimi anni. L’estate comincia con cantieri avviati, servizi già operativi e una serie di progetti che accompagnano la trasformazione in una direzione ormai chiara: rendere Portonovo accessibile e vivibile durante tutto l’anno, senza perdere il rapporto con il paesaggio che la rende uno dei luoghi più riconoscibili della costa adriatica.

La stagione estiva 2026 ha avuto, tra l’altro, un’anteprima prestigiosa su Disney + grazie a un episodio della docuserie di successo “Tucci in Italy”. Stregato dall’atmosfera e dai sapori, l’attore ha espresso tutto il suo apprezzamento, dopo aver gustato i moscioli selvatici di Portonovo in un ristorante della Baia.
Entrando nel dettaglio delle novità, uno degli interventi più visibili riguarda il campeggio La Torre del Conero, che punta alla classificazione a tre stelle dopo un percorso di riqualificazione che ha interessato servizi igienici, spazi comuni, percorsi interni e sistema fognario. La struttura resterà aperta dal primo maggio al 30 settembre e conferma una vocazione sempre più orientata al turismo all’aria aperta, anche internazionale: nel 2025 ha registrato quasi tremila arrivi e oltre 8.600 pernottamenti, con una presenza significativa di visitatori stranieri, soprattutto tedeschi. Accanto all’ospitalità tradizionale restano attivi servizi come noleggio canoe, bike ed e-bike e attività legate ai sentieri e al mare.
La stagione si apre anche con l’avvio dei lavori destinati a ridisegnare alcuni punti strategici: è partito il percorso per la ristrutturazione dell’ex colonia dei Mutilatini, destinata a diventare una struttura collegata al turismo sostenibile e all’educazione ambientale. Parallelamente prende forma il collegamento pedonale dal Lago Grande verso la chiesa di Santa Maria di Portonovo, insieme con il nuovo tratto a fianco della strada che punta a migliorare sicurezza e accessibilità.
Completata anche la riqualificazione dei capanni nella zona del Clandestino, pensati per integrarsi con il paesaggio del Parco del Conero. Il progetto si inserisce in un percorso più ampio che prova a rafforzare il decoro complessivo della Baia senza interrompere il legame con la sua identità storica e naturale.


La tutela ambientale resta uno degli assi centrali della stagione. Il Parco del Conero prosegue i progetti di salvaguardia della biodiversità, dal ripristino di habitat degradati alla protezione della fauna autoctona, fino alle attività contro le specie aliene nella zona del Lago Grande. Nell’area umida sono in corso installazioni di nidi artificiali per uccelli insettivori, mentre alle Terrazze è stato avviato un progetto di rinaturalizzazione. Sul fronte dell’accessibilità procede anche il progetto “Sentieri per Tutti”, finanziato dalla Regione Marche, che punta a rendere percorribile l’anello 309 di Portonovo anche a persone con ridotta mobilità e famiglie con passeggini, una direzione che accompagna l’idea di una Baia aperta a pubblici diversi e fruibile oltre la sola stagione balneare.
L’organizzazione dei servizi estivi è già entrata nel vivo. Dal 25 aprile è attiva la navetta gratuita che collega il parcheggio a monte con la Baia attraverso la linea 94, mentre i parcheggi gestiti da AnconaServizi mantengono le stesse tariffe dello scorso anno. Durante l’estate saranno impiegati fino a 14 ausiliari per la gestione della sosta e partirà anche un’attività di multi-service dedicata alla manutenzione di sentieri, staccionate e aree verdi.
Tra le novità di questa stagione compare inoltre una figura dedicata alla manutenzione nei mesi invernali, richiesta dagli operatori per garantire continuità nella cura degli spazi anche fuori dal periodo turistico. L’obiettivo è mantenere Portonovo ordinata e accogliente durante tutto l’anno, rafforzando un modello che guarda alla destagionalizzazione dei servizi e dell’offerta turistica.
Anche la chiesa di Santa Maria di Portonovo, tra i più preziosi gioielli romanici d’Italia, si prepara a un’estate più aperta e vissuta. Il piccolo edificio dell’XI secolo, simbolo di Portonovo e citato anche da Dante Alighieri, amplia il piano di valorizzazione con aperture programmate, visite guidate, escursioni e iniziative culturali al tramonto. L’idea è quella di restituire centralità a uno dei luoghi più suggestivi del Conero, intrecciando patrimonio storico e esperienza del paesaggio.

E’ stato inoltre inaugurato nelle scorse settimane il Laboratorio di Biologia Marina di Portonovo (Portonovo LAB), nuovo spazio di ricerca dedicato allo studio e alla tutela degli ecosistemi marini, presso la Spiaggiola in prossimità di Portonovo Pesca. Il laboratorio nasce in una delle aree più rappresentative del territorio, di grande valore ecologico e identitario, e si inserisce nel solco delle attività di ricerca e valorizzazione del mosciolo di Portonovo, simbolo della biodiversità locale e della tradizione marinara del Conero. In questa prospettiva, il Portonovo LAB sarà dedicato non solo alla ricerca scientifica (dagli studi sul mosciolo alla conservazione della biodiversità marina, fino all’analisi dei fenomeni di erosione costiera), ma anche ad attività didattiche rivolte agli studenti internazionali di Marine Biology e a iniziative di sensibilizzazione ed educazione ambientale. Il Laboratorio è stato realizzato grazie a un accordo tra UNIVPM e la Società Portonovo Pesca s.r.l., attraverso la ristrutturazione di un locale dei pescatori: un esempio concreto di collaborazione tra Ateneo, istituzioni e realtà del territorio per la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale e scientifico del Conero.

IL PERSONAGGIO / Gino Gianuizzi e il ritorno del faro alla città
Il Faro del Colle dei Cappuccini torna al centro della vita culturale della città con un progetto che mette insieme arte contemporanea, ricerca e partecipazione. Gino Gianuizzi si è aggiudicato la concessione attraverso un bando pubblico promosso dall’Agenzia del Demanio, parte di un percorso nazionale che punta a restituire alla collettività beni dello Stato con nuove funzioni culturali e sociali. Ad Ancona questo passaggio assume un valore concreto: riattivare un luogo identitario e renderlo accessibile, trasformandolo in uno spazio aperto alla città e ai suoi cittadini.
Gino Gianuizzi è nato a Villa Maria, come racconta lui stesso, ed è cresciuto ad Ancona fino ai 16 anni tra Palombina Nuova e via Michelangelo. Ha frequentato le scuole elementari a Palombina Nuova, le medie alle Leopardi e il ginnasio al Rinaldini. Il trasferimento a Bologna segue il lavoro del padre, informatore scientifico, e segna l’inizio di un percorso professionale che si sviluppa in un contesto culturale particolarmente dinamico. A Bologna è tra i fondatori di neon, uno dei primi spazi indipendenti per l’arte contemporanea in Italia, nato nel 1981 come artist’s space e sviluppatosi negli anni come piattaforma di sperimentazione e ricerca, capace di accompagnare le prime fasi di artisti poi affermati anche a livello internazionale, tra cui Maurizio Cattelan.
Nel corso di oltre tre decenni di attività, neon ha operato come struttura indipendente dedicata alla promozione della ricerca artistica contemporanea, con particolare attenzione alle nuove generazioni e a pratiche libere da condizionamenti di mercato. L’esperienza si è evoluta in neon>campobase, rafforzando una dimensione processuale e collaborativa che intreccia mostre, workshop, progetti nello spazio pubblico e sperimentazioni interdisciplinari. Parallelamente, Gianuizzi ha sviluppato un’attività di curatore indipendente e di docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna, consolidando un percorso centrato sul rapporto tra arte, spazio pubblico e comunità, che oggi trova nel progetto del Faro una nuova declinazione operativa.
Il Faro del Colle dei Cappuccini è rimasto chiuso per anni. Cosa l’ha convinta che fosse il posto giusto per questo progetto, e quali potenzialità riconosce a quel luogo?
Ho partecipato al bando del Demanio per l’assegnazione del Faro del Colle dei Cappuccini perché un faro è un elemento architettonico con grande valore simbolico. Un faro posto sulla cima di un monte moltiplica quel valore. Chi naviga sa che il fascio di luce proiettato dal faro di Ancona è visibile in mezzo all’Adriatico.
E poi quello è il faro di Ancona e il Monte dei Cappuccini e il Campo degli Ebrei sono parte dei ricordi di scorribande e di esplorazioni da ragazzino.
Dunque il faro è un segnale e il progetto con cui ho applicato al bando ha bisogno di un dispositivo fisico per restituire la ricchezza del lavoro progettuale e di ricerca che lo anima.
Il progetto infatti si muove sul territorio e attraverso lo sguardo degli artisti indaga la relazione tra umani e viventi tutti, animali e vegetali, attivando relazioni e collaborazioni con cittadini; scienziati (DISVA Università Politecnica delle Marche); associazioni locali (il Pungitopo Legambiente, AltreVie, etc.).
Arte, spazio pubblico, comunità: sono le parole chiave del suo lavoro da anni. Cosa significa concretamente, per i cittadini di Ancona, avere un faro che diventa luogo culturale vivo? Cosa troveranno lì?
Il mio lavoro mi ha portato ad interessarmi sempre più dello spazio pubblico, sia come docente (al corso di Progettazione di interventi urbani e territoriali all’Accademia di belle arti di Bologna), sia come curatore. La lunga esperienza di neon mi ha insegnato che l’arte contemporanea coltivata da gallerie, fiere e grandi manifestazioni espositive è un un sistema chiuso, un gioco riservato a una ristretta élite e purtroppo sempre più finanziarizzato, che finisce per trasformare le opere d’arte da oggetti di valore estetico a veri e propri asset class di investimento.
Dunque i miei progetti sono da anni guidati da uno sguardo che apre all’esterno e che mira al coinvolgimento della comunità in tutte le sue articolazioni.
Della comunità sono parte gli Enti territoriali, le associazioni di cittadini, gli enti di formazione scolastica, i singoli cittadini. Tutti questi sono attori la cui partecipazione è condizione essenziale per lo sviluppo e la riuscita del progetto. Gli artisti che ho invitato a collaborare avvieranno i loro progetti di ricerca, seguendo un metodo che prevede l’attivazione di collaborazioni e di workshop aperti a tutti i cittadini.
Ma è prevista anche l’apertura dell’area del faro per proiezioni cinematografiche. Ad esempio penso a una rassegna dedicata a film a soggetto “faro”, che nel cinema è spesso legato a thriller, horror o drammi psicologici che esplorano l’isolamento, la pazzia e il mistero. Penso anche alla proiezione di film di famiglia a soggetto “vacanze al mare” in collaborazione con la Fondazione Home Movies e contestuale raccolta di materiali filmici super8 e video che verranno digitalizzati per costituire un archivio storico della città di Ancona attraverso i documenti raccolti nei ‘fimini’ di famiglia, a letture collettive di testi letterari legati alla città, a partire da “Sherlock Holmes, Anarchici e siluri” di Joyce Lussu per proseguire con altri testi suggeriti dagli stessi partecipanti alle sessioni di lettura.
“Walking around”, inoltre, saranno passeggiate guidate da esperti, guide ambientaliste, botanici, storici, scrittori, ma anche da cittadini con una personale conoscenza e esperienza dei luoghi; queste passeggiate saranno documentate tramite registrazioni audio e rese disponibili e replicabili autonomamente seguendo una traccia segnata da QR code opportunamente posizionati e da mappe stampate in distribuzione sia per i cittadini che per i turisti, per raccontare la città da punti di vista diversi e non omologati alla versione ‘guida turistica’.
Per quanto riguarda gli artisti, saranno attivati progetti di: Nico Dockx (BE) / M+M (DE) / Dörte Meyer (DE) / Wolfgang Weileder (UK) / Maurizio Mercuri / Fabrizio Basso / Cuoghi Corsello / Minji Kim (KR) / Bruno Muzzolini / Gianluca Codeghini / Daniela Comani (DE) / Stéphanie Nava (F) / Giancarlo Norese / Francesco Voltolina / Zimmerfrei / MALA / Silvia Cini / Zapruder / Isabella Bordoni / Stefano Boccalini / Dario Bellini / Enzo Umbaca / Aurelio Andrighetto / Sergia Avveduti / Marilisa Cosello / Fabrizio Basso / Caretto Spagna / Massimo Bartolini / Emanuela Ascari / Leone Contini / Valentina D’Accardi / Drifters / Emilio Fantin / Bernardo Giorgi / Claudia Losi / Daniela Manzolli / Sabrina Mezzaqui / Cesare Pietroiusti / Gedske Ramløv (DK) / Antonio Rovaldi / Eva Sauer (DE) / Enrico Vezzi / Cesare Viel / Ivan Fu / Massimo Carozzi / Francesco Serra / Bono Burattini / etc.
[Imboscati] Colle dei Cappuccini – Faro è un progetto di condivisione e di cospirazione.
Una volta di più è necessario ricorrere all’etimologia: cospiraziòne s. f. [dal lat. conspiratio-onis, der. di conspirare.cospirare.]. La parola cospiraziòne deriva dal latino cum spirare (respirare con), per metonimia “essere animati dal medesimo afflato”, per indicare un accordo profondo, intellettuale e sentimentale, in direzione del conseguimento dell’obiettivo prefissato.
Gli artisti imboscati hanno scelto di studiare, e insieme di percorrere i sentieri, di cercare una relazione paritaria con il bosco, inteso come l’insieme dei viventi umani e non umani, come ecosistema (quell’insieme complesso in cui si articolano le relazioni dei viventi presenti in una certa area e degli elementi fisici che contraddistinguono l’ambiente con cui interagiscono).insieme degli organismi viventi presenti in una certa area e dagli elementi non viventi con cui interagiscono.
Questi artisti nel loro operare affrontano con coerenza e con competenza i temi dell’emergenza climatica e della crisi crisi ambientale; agiscono per coltivare memoria diffusa e sapere condiviso; esercitano l’immaginazione per costruire di mondi altri; operano con strumenti nuovi per il recupero di attività appartenenti alla cultura storica; mettono al centro del loro fare la relazione con i luoghi e con i loro abitanti; cercano il recupero di pratiche artigianali come forma di trasmissione di conoscenza; interpretano l’agricoltura come radicamento al territorio.
La loro ricerca si serve di strumenti diversi, che vanno da quelli propri delle arti visive fino a quelli della scienza, attingendo a tutte le discipline utili a loro disposizione.
La condivisione coinvolge e implica la collaborazione stretta fra gli artisti attivatori del progetto e le persone che abitano il territorio.
Il faro sarà dunque il campo base degli imboscati.
Qui saranno allestiti anche i dispositivi di restituzione delle azioni degli imboscati, in modo tale da offrire al pubblico le chiavi di lettura di questo approccio al fare artistico responsabile che caratterizza in diverse varianti il fare degli artisti in mostra.
Le mostre – dobbiamo utilizzare questo termine impreciso per definire i dispositivi di restituzione delle esperienze, che tuttavia sono parte delle stesse esperienze – potranno essere lette in modo tradizionale, osservando le opere allestite, ma potranno anche essere utilizzate come ‘libretto di istruzioni’ per affrontare un ‘upgrade’ sul territorio.
Gli artisti – affiancati da esperti – partiranno insieme con i partecipanti per esplorare il territorio, indagando con sguardi nuovi le emergenze naturalistiche e le emergenze storiche, per dare una lettura inedita di questo ambiente composito in cui l’antropizzazione attraverso i secoli ha modellato l’ambiente naturale con esiti sorprendenti che continuano a destare meraviglia nello sguardo dell’osservatore.
Dunque [Imboscati] Colle dei Cappuccini – Faro nella pratica si propone come un osservatorio attivo sul territorio, che raccoglie un nucleo di artisti la cui ricerca si rivolge a tematiche ambientali e alla costruzione di reti relazionali.
La concessione dura sei anni e il 2028 — anno in cui Ancona punta a diventare Capitale Italiana della Cultura — cade nel mezzo di questo percorso. Come si inserisce il suo progetto in questa visione più grande per la città?
Ancona sarà Capitale Italiana della Cultura nel 2028, un’altra coincidenza inattesa che mi fa pensare all’intervento di quell’ineffabile serendipity che caratterizza tutto il mio rapporto con il Faro del Colle dei Cappuccini.
Il Faro del Colle dei Cappuccini è un elemento identitario della città, dunque il suo ruolo sarà importante. Questa è una responsabilità e insieme una occasione.
Credo che un progetto culturale serio come quello che proponiamo abbia tutte le carte per contribuire alla rinascita della città.
D’altra parte in un panorama nazionale in cui le attività culturali sono generalmente ricondotte alla categoria ‘grandi eventi’ e ‘grandi mostre’ penso che Ancona non abbia bisogno di eventi tanto quanto il suo porto non ha bisogno di ‘grandi navi’.
La città deve tornare a credere alla sua specificità e ricostruire la relazione con il felice contesto geografico in cui è inserita, rivendicare il privilegio della sua posizione, tutelare il suo mare e riconoscere il Parco del Cardeto come un unicum prezioso in connessione con tutta l’area del parco del Conero.
Il nostro lavoro è un contributo in questa direzione: portare elementi utili a rafforzare nella comunità il senso di appartenenza al luogo e nello stesso tempo costruire una narrazione che sia in grado di superare i confini locali e che grazie alla visione e al contributo degli artisti possa raccontare la città ad un pubblico internazionale.
Che cosa si aspetta dal “pubblico” anconetano per il suo progetto?
La prima reazione della stampa locale è stata di diffidenza, probabilmente rispecchia un carattere degli anconetani e un po’ mi riconosco anch’io in questo tratto caratteriale. Quindi non mi aspetto che il “pubblico” anconetano abbracci immediatamente il progetto. In fondo nessuno mi conosce, siamo degli estranei che devono annusarsi, capirsi, fidarsi e poi insieme dobbiamo trovare il modo migliore per collaborare. Ribadisco che per me non esiste un “pubblico” inteso come audience da soddisfare e di cui sollecitare il plauso, esiste una comunità con la quale è necessario confrontarsi e dialogare. I progetti non devono essere imposti ma vanno costruiti in collaborazione, e questo è quello che intendiamo fare. Mi aspetto di trovare interlocutori interessati e collaborativi a tutti i livelli, dai singoli cittadini, al Comune, alle associazioni di cittadini, agli enti di formazione scolastica, all’intero board di Ancona. Questo adesso
Margherita Rinaldi
Giovani e anziani, una casa in comune
Trentatremila anziani soli nella provincia di Ancona. Una generazione di giovani — molti dei quali non studiano e non lavorano — schiacciata dalla precarietà abitativa. Il progetto GAP – GenerAzioni Proattive – parte da questi due numeri e li mette sotto lo stesso tetto.
Due fragilità sotto lo stesso tetto
Da una parte un anziano con una casa grande e sottoutilizzata, i cui costi energetici pesano sul bilancio domestico, dall’altra un giovane che non riesce a trovare un posto dignitoso dove vivere. I costi si dividono, gli spazi tornano abitati, e quella solitudine che la medicina riconosce come principale fattore di declino cognitivo comincia ad allentarsi. La coabitazione rimette in circolo un patrimonio abitativo esistente e sottoutilizzato, costruendo una rete di sicurezza sociale che va oltre il singolo alloggio. L’housing sociale intergenerazionale risponde a due fragilità che si compensano.
«La casa è il luogo in cui si costruiscono le relazioni e si trasmettono i valori tra generazioni» dice Orlanda Latini, assessore alle Politiche della Casa e alla Famiglia del Comune di Ancona. «Questo progetto restituisce centralità a quel legame, mettendo insieme chi ha spazio e chi cerca stabilità, chi ha esperienza e chi ha energia. L’amministrazione ha scelto di sostenere questo modello perché risponde a bisogni reali con strumenti concreti, ottimizzando le risorse.»
Chi fa cosa
Il progetto, finanziato dalla Regione Marche con risorse del Fondo Sociale Europeo Plus 2021–2027 per un importo complessivo di quasi 597.000 euro, è guidato da Auser Provinciale Ancona APS insieme con una rete di partner che include Sanidoc, CIFA e Pallaksch, con il coordinamento scientifico dell’INRCA e la collaborazione delle Università di Macerata, Politecnica delle Marche e Tor Vergata. Il Comune di Ancona facilita il raccordo con i Servizi Sociali, mette a disposizione le proprie piattaforme per le iscrizioni e sostiene la connessione con la rete associativa locale. Auser individua i partecipanti, gestisce il matching tra i profili, supporta la negoziazione dei patti di convivenza e monitora le coabitazioni nel tempo. «Il progetto GAP nasce dalla consapevolezza che i problemi complessi possono essere affrontati solo in maniera sinergica sul territorio e costruendo reti che non si esauriscono con il singolo progetto ma consolidano collaborazioni attraverso la sperimentazione di percorsi innovativi» spiega Manuela Carloni, presidente di Auser Provinciale Ancona. «Noi ci auguriamo che il forte sostegno delle istituzioni possa trasformarsi in servizi consolidati a sostegno delle persone più fragili in cui il ruolo sussidiario del Terzo Settore diventa sempre di più leva di cambiamento capace di trasformare criticità in opportunità.»
Imparare a stare insieme
GAP è anche una sfida agli stereotipi dell’ageismo: l’anziano come risorsa proattiva per la comunità, il giovane come motore di innovazione civica. Prima di mettere in comune una casa, bisogna imparare a stare insieme. Il percorso “Parla con me: Parlare, ascoltare, capirsi”, avviato il 24 aprile presso la sede Auser Filo d’Argento di Ancona e organizzato da CIFA ETS, propone nove appuntamenti — cinque in presenza e quattro webinar — fino al 16 giugno, aperti gratuitamente a tutti i cittadini e in particolare a giovani, anziani, genitori, insegnanti e operatori sociali. Gli incontri in presenza toccano temi come il fare gruppo, l’ascolto empatico, le risorse personali e la felicità, mentre i webinar esplorano la mente adolescente, la fatica di crescere e il benessere a tutte le età. «All’interno della cornice innovativa di GAP, C.I.F.A. ETS ha lanciato il percorso esperienziale “PARLA CON ME: Parlare, ascoltare, capirsi”» racconta Cristiana Cesini, responsabile sede e referente locale per C.I.F.A. ETS. «Presso la sede Auser Filo d’Argento, giovani e anziani possono riconoscersi come risorsa reciproca. Attraverso 5 incontri in presenza e 4 webinar, costruiremo fiducia e senso di comunità, valorizzando punti di vista diversi per abbattere le barriere relazionali. È un investimento gratuito sulla coesione del territorio che proseguirà con 8 cicli formativi tra il 2026 e il 2027.» Le iscrizioni agli incontri in presenza si raccolgono al numero 071.2801070 nei giorni feriali dalle 8.30 alle 12.30; per i webinar si contatta CIFA il mercoledì e il giovedì al 331 1765755.
Teatro, finanza, parola
Il progetto ha una durata di ventiquattro mesi e prevede, tra il 2026 e il 2027, otto cicli formativi successivi. Pallaksch sviluppa laboratori teatrali e narrativi: «Con G.A.P., le attività di Pallaksch si arricchiscono di un’occasione entusiasmante» dice il direttore artistico Giacomo Lilliù. «Scegliere le arti performative per contribuire al recupero e alla rigenerazione del tessuto intergenerazionale vuol dire dimostrare ancora una volta quanto i giovani professionisti del contemporaneo desiderino assumersi concretamente la responsabilità di rinnovare il ruolo della creazione artistica, che deve tornare centrale per lo sviluppo di comunità complesse e votate all’ascolto. I laboratori teatrali curati da Matteo Principi e dalla sua squadra di formatori e formatrici offriranno un percorso di formazione eclettico, qualificato e orizzontale, mosso dalla certezza che la cultura può sprigionare benessere solo come effetto di un profondo dialogo fra artista e pubblico.» Sanidoc avvia a settembre 2026 percorsi dedicati al benessere finanziario e al public speaking. «Abbiamo progettato due percorsi distinti» spiega Oliviero Gorrieri, presidente Sanidoc. «Il primo, dedicato al benessere finanziario, fornirà strumenti pratici per una gestione serena del patrimonio, grazie alla competenza del consulente Simone Petrelli e di Norella Marzioni (Patronato CNA). Il secondo, un corso di Public Speaking curato dalla formatrice Alessia Racci Chini, ha l’obiettivo di trasformare la memoria storica in narrazione magnetica: vogliamo che gli anziani non siano solo custodi del passato, ma comunicatori efficaci capaci di ispirare le nuove generazioni.»
Un esperimento da consolidare
Il modello che GAP sperimenta ad Ancona punta sulla costruzione di reti in cui la solidarietà diventa risorsa strutturata. «Ancona sta costruendo una risposta strutturata alle fragilità sociali del nostro tempo, su più fronti e con progetti che si integrano tra loro» conclude l’assessore alle Politiche Sociali Manuela Caucci. «GAP è uno di questi: trasforma un problema demografico in un’opportunità concreta di coesione sociale, ed è il tipo di welfare su cui questa amministrazione vuole continuare a investire.» Se funziona, il passo successivo è farne un servizio stabile. I prossimi mesi diranno se l’esperimento regge.
Margherita Rinaldi
Ciclopedonale del Conero risanata, ora un piano di manutenzione stabile
Prossimi all’avvio della stagione estiva, i lavori di manutenzione straordinaria della ciclopedonale del Conero sono stati completati. Il percorso inaugurato nell’aprile del 2024, undici chilometri tra Ancona e Portonovo nel territorio del Parco del Conero tra piante, vigneti e scorci di mare, con una pendenza accessibile alle famiglie con bambini e accessi corrispondenti alle fermate dei bus che consentono di ridurre il tragitto usando il mezzo pubblico per il rientro, è stato ripristinato dal Comune con i propri mezzi e i propri dipendenti dopo i cedimenti del fondo causati dalle acque meteoriche nell’arco della stagione invernale. È però nei prossimi mesi che si definirà un cambiamento importante: la manutenzione della ciclopedonale sarà affidata a una ditta esterna dedicata, con un contratto strutturato di tre anni.
Dentro il Parco del Conero
Per il ripristino sono stati applicati materiali inerti, cioè privi di componenti organiche o chimiche attive, scelti in conformità con le prescrizioni dell’ente Parco: dentro un’area naturale protetta i materiali da costruzione devono essere compatibili con l’ecosistema e ridurre al minimo il rischio di alterazioni del suolo. Sono stati eseguiti anche sfalci mirati dove la vegetazione aveva creato situazioni di pericolo per chi transita, nel rispetto dell’equilibrio del contesto. Nei punti ancora critici permane la segnaletica di avviso.
Manutenzione strutturata e presenza continuativa
Nei prossimi mesi la ciclopedonale sarà dunque affidata per tre anni, con possibilità di estensione a quattro, a una ditta esterna che si occuperà della manutenzione in modo continuativo. A regime, il piano prevede la sistemazione dei fossi laterali e dei canali trasversali per ridurre il flusso delle acque superficiali, causa principale del deterioramento del fondo.
«La manutenzione della ciclopedonale del Conero – afferma l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Tombolini – è un impegno che questa Amministrazione si è assunta con continuità, perché un percorso di undici chilometri dentro un parco naturale protetto non si conserva con interventi invasivi: richiede materiali compatibili con l’ecosistema, tempi calibrati sulle condizioni del terreno e una presenza costante nel tempo. È la natura stessa del luogo a dettare le regole, e noi le rispettiamo. Questo vale anche per chi frequenta il parco: la convivenza tra fruizione e tutela dell’ambiente passa dalla consapevolezza di trovarsi in un contesto delicato. La ciclopedonale è un collegamento reale tra la città e il mare, a disposizione di residenti e turisti, e tenerla efficiente è una responsabilità che non si esaurisce con un singolo cantiere. Guardo poi a questo intervento come a un primo passo verso qualcosa di più ambizioso: entro poco più di un anno, grazie al sentiero previsto dal programma ITI Portonovo, sarà possibile raggiungere la baia direttamente a piedi: sarà un tracciato che si allunga fino al mare».
Un metodo che unisce mare e città
La stessa logica, manutenzione strutturata e presenza continuativa, vale per la rete urbana. La Giunta ha approvato nelle scorse settimane un Accordo Quadro triennale, estendibile a quattro anni, del valore complessivo di 3,38 milioni di euro, suddiviso in cinque lotti affidati a operatori distinti, per un servizio di pronta manutenzione della rete stradale e pedonale sull’intero territorio comunale. Il piano è finanziato attraverso il piano IMU-TASI, strumento che utilizza entrate comunali legate alla fiscalità immobiliare per finanziare interventi diffusi di manutenzione e sicurezza urbana in modo flessibile lungo l’intero arco temporale. Gli interventi saranno attivati sulla base delle condizioni reali della rete viaria, senza una localizzazione predefinita, e includono sia rifacimenti strutturati di pavimentazioni, marciapiedi, segnaletica e manufatti stradali, sia manutenzioni puntuali. Il sistema consente l’avvio di lavori urgenti entro 24 ore dall’ordine di servizio. La Direzione lavori coordinerà i contratti applicativi e gli ordini di intervento, traducendo le segnalazioni e le verifiche sul campo in azioni concrete.
«Con questo piano – dichiara Tombolini – attiviamo un servizio stabile di pronta manutenzione che cambia il modo di intervenire sulla rete stradale. Si tratta di un sistema organizzato che dovrebbe garantire interventi rapidi, soprattutto nelle situazioni di maggiore criticità».




Margherita Rinaldi
L’ex Cobianchi torna alla città: aula studio e workshop trovano casa in piazza Roma
I locali dell’ex Cobianchi sotto piazza Roma stanno per riaprire come aula studio. I lavori di allestimento di questo grande spazio per gli studenti al centro di Ancona sono quasi conclusi: la ristrutturazione degli ambienti e la realizzazione degli impianti sono già completate, nelle prossime settimane si ultimano i sistemi di videosorveglianza, gli allarmi e gli arredi. L’apertura è prevista per maggio.
Lo spazio potrà accogliere fino a 130 persone e nasce, appunto, con la vocazione principale di aula studio, ma è progettato per un utilizzo più ampio: incontri, iniziative, eventi. Gli orari saranno definiti e comunicati nelle prossime settimane, con un’estensione sicura fino alla sera inoltrata.
Il progetto rientra nel programma “Aule Aperte”, finanziato da Fondazione Cariverona con 180 mila euro a cui si aggiunge un cofinanziamento comunale. Il programma prevede anche nuovi spazi studio nei quartieri Piano San Lazzaro, Torrette e nella zona di via Veneto, con l’obiettivo di costruire una rete cittadina di luoghi dedicati agli studenti.
«Questa apertura — dichiara l’Assessore alle Politiche universitarie Marco Battino — risponde a una richiesta concreta degli studenti, che chiedono più spazi per studiare in città. Allo stesso tempo rappresenta un modo nuovo di vivere il centro, rendendolo più dinamico e frequentato anche nelle ore serali. Piazza Roma, sede del Rettorato storico, ora in fase di ristrutturazione, si arricchisce così di una funzione stabile dedicata agli studenti che vivono e studiano in città».
Next Job
La vocazione polifunzionale dello spazio emergerà subito. Il 27 maggio, dalle 16.30 alle 18.30, l’ex Cobianchi ospiterà un workshop gratuito rivolto alle aziende, in cui verrà presentata la nuova configurazione dell’Informagiovani come agenzia per il lavoro. È il primo degli appuntamenti previsti nello spazio, ed è anche la premessa dell’evento principale: il 28 maggio, in piazza Roma, si svolgerà “Next Job – Il tuo prossimo lavoro”, la giornata dedicata all’incontro diretto tra candidati, imprese, agenzie per il lavoro e centri per l’impiego, con colloqui, orientamento individuale, revisione dei curricula e simulazioni di selezione.
Per “Next Job”, le imprese e gli altri soggetti interessati a partecipare e a presentare le proprie opportunità occupazionali devono inviare la candidatura entro le ore 10 del 6 maggio all’indirizzo info@informagiovaniancona.com, allegando il modello scaricabile dall’albo pretorio online (determinazione dirigenziale 985/2026 del 20 aprile 2026). La partecipazione dei giovani è libera e gratuita. Per informazioni: Servizio Informagiovani di Ancona, telefono 071 54954.
Informagiovani diventa agenzia per il lavoro
Alla base di questo evento c’è una trasformazione strutturale dell’Informagiovani. La Giunta comunale ha approvato la delibera che avvia l’iter per l’iscrizione del servizio all’Albo nazionale delle Agenzie per il lavoro, nella sezione riservata ai soggetti pubblici. L’iscrizione formalizza e potenzia attività già svolte, riconoscendole all’interno del sistema nazionale delle politiche attive del lavoro. In concreto, Informagiovani potrà svolgere funzioni di intermediazione, orientamento e supporto all’inserimento occupazionale: un giovane potrà ricevere aiuto nella ricerca attiva, essere orientato tra le opportunità disponibili e partecipare a momenti strutturati di incontro con le imprese; un’impresa potrà segnalare le proprie esigenze, cercare profili e entrare in contatto con candidati.
«Informagiovani evolve e si struttura come uno spazio ancora più operativo, capace di mettere in relazione competenze, aspirazioni e bisogni delle imprese — afferma l’Assessore Battino —. È una scelta che tiene insieme orientamento, formazione e occupazione, con un approccio pubblico, accessibile e senza finalità di lucro. In questo modo il Comune si assume una responsabilità diretta nel creare occasioni reali, costruendo un ponte tra giovani e mondo del lavoro».

Margherita Rinaldi
LA PAROLA AI CONSIGLIERI / ANDREA VECCHI
Questo è lo spazio dedicato ai Consiglieri comunali, che, a rotazione, ogni volta un rappresentante della maggioranza e uno dell’opposizione, illustrano i progetti significativi della propria attività
Andrea Vecchi, Componente del Gruppo Consiliare PARTITO DEMOCRATICO
Interpellanza su Sappanico: “Scelte già prese e Consiglio bypassato: così si indeboliscono le istituzioni”
Ho presentato una interpellanza sulle modalità con cui sono stati assegnati i locali dell’ex Circoscrizione di Sappanico all’Associazione “Antidegrado”.
La questione non riguarda il valore dell’attività associativa, ma il metodo con cui si è arrivati a una decisione che incide sull’utilizzo di un bene pubblico.
Sul tema avevo presentato una specifica mozione consiliare (n. 383/2024 e successive modificazioni), che non è mai stata discussa né votata dal Consiglio Comunale, nonostante fosse prevista. Nel frattempo, tuttavia, l’assegnazione dei locali risulta essere stata portata avanti.
È un fatto grave perché si rischia di ridurre il Consiglio Comunale a un passaggio marginale. Le decisioni devono essere discusse e deliberate in aula, non prese altrove e poi semplicemente rese note.
Con l’interpellanza chiedo chiarimenti anche sulle modalità di utilizzo degli spazi, considerando che gli stessi locali risultano destinati ad ospitare le attività del Comitato di Partecipazione Territoriale n. 9, che deve poter operare in condizioni di autonomia, neutralità e piena accessibilità.
Accanto al piano istituzionale emerge poi una questione che riguarda la coerenza tra narrazione e realtà.
Nel corso degli anni, proprio lungo quel tratto di Sappanico, sono comparsi striscioni che denunciavano lo stato di degrado dell’area recintata visibile nelle immagini, contribuendo a portare all’attenzione pubblica una situazione problematica, oggetto anche di atti e discussioni amministrative.
Oggi quegli striscioni non sono più presenti, mentre l’area risulta sostanzialmente nelle medesime condizioni.
È legittimo chiedersi cosa sia cambiato realmente in questi anni: se la situazione sia stata risolta oppure se sia semplicemente uscita dal dibattito pubblico. Perché se il problema resta, non può scomparire solo dalla narrazione.
Fa inoltre riflettere che a realtà nate anche per richiamare l’attenzione su criticità del territorio venga oggi riconosciuto un ruolo crescente, fino all’assegnazione di spazi pubblici e al conferimento di riconoscimenti, senza che su questo vi sia stato un confronto pieno e trasparente in Consiglio Comunale.
Non è una questione contro qualcuno ma a favore di regole chiare: gli spazi pubblici sono di tutti e le scelte su di essi devono passare dagli organi rappresentativi della città.
Con questa interpellanza intendo fare piena chiarezza su una vicenda che pone un tema più generale: il rispetto delle istituzioni, delle procedure e del ruolo del Consiglio Comunale.
Perché quando i problemi restano ma spariscono le denunce, e nel frattempo arrivano riconoscimenti e affidamenti, il rischio è che a cambiare non sia la realtà, ma solo il racconto.














