LA PAROLA AI CONSIGLIERI / FRANCESCO ANDREANI

Francesco Andreani – Capogruppo consiliare Ripartiamo dai Giovani

Una mozione per la Valutazione di Impatto Generazionale: approvata all’unanimità, diventa buona pratica


La seduta del Consiglio comunale del 13 febbraio 2026 ha segnato un passaggio significativo per l’innovazione amministrativa locale: la mozione sulla Valutazione di Impatto Generazionale, presentata dal sottoscritto, è stata approvata all’unanimità.

La proposta introduce un principio semplice ma strategico: ogni atto amministrativo rilevante dovrebbe essere valutato anche in base agli effetti che produrrà sulle giovani generazioni. Non solo, quindi, un’analisi economica o tecnica, ma una lettura più ampia, capace di misurare sostenibilità, equità e ricadute nel medio-lungo periodo.

Secondo quanto illustrato nella mozione, la Valutazione di Impatto Generazionale rappresenta uno strumento utile per:

  • evitare decisioni miopi, che risolvono problemi immediati ma creano squilibri nel futuro;
  • promuovere politiche più eque, che non penalizzino giovani e nuove famiglie;
  • rafforzare la trasparenza, rendendo più chiaro come e perché un provvedimento incida su fasce d’età diverse;
  • orientare la programmazione verso obiettivi di sostenibilità sociale, economica e demografica.

L’approvazione unanime testimonia una sensibilità condivisa da tutte le forze politiche: la consapevolezza che le scelte amministrative non riguardano solo il presente, ma contribuiscono a costruire il contesto in cui vivranno le generazioni future.

Come promotore della mozione, mi aspetto un passo avanti concreto verso un’amministrazione più responsabile, capace di guardare oltre il ciclo elettorale e di assumersi pienamente la responsabilità degli effetti a lungo termine delle proprie decisioni.

La decisione del Consiglio è stata inoltre recepita tempestivamente dalla Giunta il 18 febbraio, con una delibera promossa dall’assessore Battino, ed è stata inserita come linea di indirizzo nell’ambito di Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028.

Con l’adozione di questo principio, il Comune di Ancona si impegna a integrare progressivamente la Valutazione di Impatto Generazionale nei processi decisionali e di programmazione, rendendola una componente stabile dell’attività amministrativa.

“Il teatro come rito”: un dialogo con la nuova Compagnia Giovani


Siamo andati a conoscere i protagonisti di una nuova realtà teatrale che ha debuttato ad Ancona. Un racconto corale che parla di passione, della sacralità del palcoscenico e di una sfida artistica rara in Italia: una compagnia in grado di dare una inconsueta stabilità.

Di fronte a un gruppo di attori che hanno appena condiviso una convivenza intensiva, dopo il processo di selezione che ha portato alla creazione della Compagnia Giovani di Marche Teatro, si percepisce subito una vibrazione particolare che si crea all’interno di un gruppo molto coeso.

Nata nell’ottobre 2025, la Compagnia è composta da dodici professionisti — Nicolò Ausili, Sabrina Caliri, Federica Clementi, Silvia Donzelli, Marco Gabrielli, Michele Augusto Magni, Zelia Pelacani Catalano, Alma Poli, Arianna Primavera, Matteo Principi, Luca Quarchioni e Francesco Santarelli.

Non sono solo colleghi; sono reduci da un’esperienza che mescola vita quotidiana, fatica e quella “sacralità” che solo il teatro sa conservare. Li abbiamo incontrati per farci raccontare un po’ di loro, cosa significhi oggi scegliere il mestiere dell’attore e come è stato tornare nelle Marche dopo anni di esperienze in giro per l’Italia e l’Europa.

L’urgenza di uscire dal “mondo comune”

Molto spesso le passioni nascono in giovane età, ma c’è anche una spinta più profonda quando si decide di intraprendere la carriera dell’attore. Come è nata questa vostra passione?

“Siamo tutti specializzati, veniamo dalle accademie di Milano, Roma, Genova o Torino,” spiegano i membri della compagnia. “Ma oltre alla formazione, c’è qualcosa di comune che sentiamo dentro: un’energia che cerca di uscire. Tutti noi forse, in un modo o nell’altro ci sentivamo fuori posti nel ‘mondo comune’, quello quotidiano. Incontrare il teatro è significato entrare dentro un mondo straordinario dove puoi buttare fuori quel quid, quella vitalità e dove esprimere te stesso senza inibizioni.”

Per molti di loro, la scintilla è nata a scuola, grazie a laboratori teatrali, oppure nell’innamoramento per il luogo-teatro e si è consolidata grazie alla forte connessione con il pubblico: “Per me è stato come entrare in una chiesa,” confessa una delle attrici. “Anche se non sei credente, senti l’odore, ti arriva l’idea di qualcosa di sacro. È forse uno dei pochi riti rimasti, che riesce a trasmettere quel senso di meraviglia che ci portiamo dietro da bambini.”

La precarietà come compagna di viaggio

Scegliere questa strada oggi richiede una buona dose di ostinazione. Oltre alla poesia, c’è la realtà di un mestiere precario. Come la vivete?

“È così. Questo lavoro è un privilegio, si potrebbe dire lo abbiamo scelto perché non avevamo voglia di lavorare” dice con ironia uno degli attori “ma anche una fatica enorme. Solo il 10% di chi ci prova riesce a farlo davvero. Si tratta di sopportare lo stress, la competizione e i periodi di vuoto. Finisci un lavoro e magari per un anno non sai cosa farai.”

Questa precarietà non è solo economica, ma anche emotiva. “Abbiamo vissuto un mese insieme a Villa Nappi, mangiando e provando sempre insieme, creando una famiglia. E poi? Magari dopo l’estate non ci vedremo più. È difficile, ma è il nostro mestiere. La compagnia si forma, vive intensamente e poi si scioglie.”

Tuttavia, questo progetto ha un’ambizione diversa: “In Italia è raro, ma noi vogliamo costruire una progettualità duratura, sul modello delle compagnie stabili. E nella prosecuzione di questa collaborazione vedremo cosa diventerà questo rapporto emotivo che abbiamo creato.” Infatti, dopo “L’impresario di Smirne” scritto e diretto da Giuseppe Dipasquale, Direttore di Marche Teatro, la Compagnia si scioglierà così che ogni membro possa dedicarsi ad altri progetti, e si riunirà per progetti futuri.

Il ritorno a casa: il debutto ad Ancona

Tra voi ci sono attori marchigiani e due (o tre) proprio di Ancona. Che effetto fa tornare a recitare nella propria città?

“Per me è stato strano,” racconta uno di loro. “Quando esci dall’accademia, Ancona non è la prima città che ti viene in mente per lavorare. Debuttare qui è stata una responsabilità in più: tra il pubblico c’erano persone che mi conoscono bene. È stato emozionante proprio per questo motivo.”

L’esperimento: condivisione e rotazione dei ruoli

Una caratteristica interessante di questo spettacolo è la rotazione dei personaggi. Com’è stato cambiare “pelle” e condividere il ruolo con un collega?

L’esperimento, nato inizialmente con l’idea di avere addirittura quattro cast, si è poi stabilizzato su due rotazioni. Una scelta che gli attori definiscono stimolante: sicuramente che li ha costretti a mettersi in gioco ma che è stata molto utile per “rubare” l’uno dall’altro strumenti da utilizzare nella resa del personaggio.

“È bellissimo avere qualcuno con cui condividere il percorso del personaggio. Io rubo da te, tu rubi da me. È una costruzione condivisa che ti toglie dalla comfort zone,” spiegano. “Se io e la mia collega abbiamo fisicità e strumenti diversi, contagiarci a vicenda ci permette di uscire da quello che pensiamo di sapere di noi stessi.”

E il pubblico come reagisce?

“Lo spettacolo è lo stesso, ma sono due arie diverse. Il pubblico ride in momenti differenti perché l’energia cambia totalmente. È anche una trovata di marketing geniale,” scherzano, “perché se vuoi vedere l’altra sfumatura della storia, devi tornare la sera dopo!”

Quando ho parlato con loro, la compagnia si stava preparando per la replica serale. Sono emerse chiaramente, nonostante la stanchezza e la fatica, la sintonia tra loro, la dedizione al teatro e l’entusiasmo per un progetto che li fa guardare al futuro con una nuova determinazione.

Greta Sturm

Ancona è Capitale italiana della Cultura 2028



Il 18 marzo, poco prima di mezzogiorno, il nome di Ancona viene letto ad alta voce dal Ministro Alessandro Giuli nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura. In città la diretta è accesa ovunque. L’orgoglio cittadino è un sentimento nuovo per Ancona, ma c’è, e si sente, come pure le domande. Cosa succede adesso? La città cambierà davvero? E soprattutto: cosa vorrà dire, tra quattro anni, aver vinto? Sono domande giuste. Meritano risposte precise. Perché il titolo di Capitale italiana della Cultura è un punto di partenza.


Cosa è, e cosa non è, una Capitale della Cultura

Il titolo di Capitale italiana della Cultura viene assegnato dal Ministero della Cultura a una città italiana per un anno. Nel caso di Ancona, il 2028. Con il titolo arriva un contributo ministeriale di un milione di euro e, soprattutto, un sistema di monitoraggio che segue nel tempo l’attuazione dei progetti presentati nel dossier di candidatura. Fondi e processi che mobilitano altri fondi, cofinanziamenti e buone pratiche e quindi si pongono alla base di una rete virtuosa.
Quindi non è un festival, che si svolge in un tempo limitato. E’ un programma complesso che costruisce infrastrutture, reti, abitudini. E sono quelle a determinare se una città, dopo l’anno del titolo, è davvero diversa da prima.
Le esperienze delle Capitali precedenti lo mostrano con chiarezza, ognuna a modo suo.
Le esperienze delle Capitali precedenti mostrano con chiarezza come il titolo agisca da catalizzatore per trasformazioni strutturali e sociali, pur adattandosi alle specificità dei singoli territori.

Parma, insignita del titolo per il 2020, è stata la prima città nella storia del programma a beneficiare di una proroga del riconoscimento fino al 2021 tramite decreto governativo a causa dell’emergenza pandemica. Il biennio ha consolidato un modello di governance basato sul partenariato pubblico-privato, guidato da una cabina di regia che ha unito il Comune, l’Unione degli Industriali e l’associazione “Parma io ci sto!”. Questa sinergia ha prodotto un’eredità strutturale focalizzata sulla responsabilizzazione degli attori locali e sull’acquisizione di nuovi sistemi stabili di monitoraggio per la gestione delle attività culturali. Procida (2022) ha centrato il suo progetto sul claim “La cultura non isola”, promuovendo la cultura come infrastruttura per l’inclusione sociale e la rigenerazione urbana. Nonostante le limitazioni fisiche dell’isola, l’anno della nomina ha registrato un record di flussi con 549.000 arrivi ufficiali, portando a una crescita strutturale del settore extra-alberghiero che ha raggiunto i 2.500 posti letto. L’esperienza è stata documentata come uno “stress test” per la resilienza del territorio, lasciando in eredità una nuova percezione del bene comune e l’adozione di modelli di accoglienza turistica sostenibile integrati nelle politiche regionali. Bergamo e Brescia, nominate congiuntamente per il 2023 tramite un decreto straordinario in risposta alla crisi del 2020, hanno fondato il loro dossier sul tema della “Cultura come cura”. L’anno della Capitale ha generato una crescita straordinaria dei flussi turistici, con un incremento delle presenze del 30% e delle visite del 65% rispetto al 2019, anno record precedente. La vera eredità dell’iniziativa risiede nel rafforzamento della rete inter-istituzionale, con il 70% dei progetti nati dalla collaborazione diretta tra enti dei due territori, ponendo le basi per una piattaforma metropolitana integrata. Pesaro (2024) ha declinato il tema “La natura della cultura” attraverso un programma diffuso che ha coinvolto 50 comuni della provincia nel progetto “50×50 Capitali al quadrato”. I dati consuntivi certificano un forte impatto attrattivo con oltre un milione di presenze turistiche, segnando un aumento del 15% delle notti trascorse rispetto all’anno precedente. L’eredità del 2024, sintetizzata nel manifesto “Coltiva la Capitale”, punta alla continuità operativa delle reti nate tra istituzioni, imprese e cittadini, trasformando il metodo di co-progettazione provinciale in una prassi stabile di sviluppo.
Quattro esperienze diverse, alcune nate da circostanze eccezionali, che convergono però su un punto: il successo si misura sulla capacità di costruire qualcosa che resti: relazioni, spazi, pratiche, reti. La visibilità mediatica è una conseguenza, più che un obiettivo.


“Questo. Adesso.” – Cosa dice il dossier vincitore

Il titolo del dossier è una frase del poeta anconetano Francesco Scarabicchi, tratta da Una città di scoglio: “È il tempo necessario di scegliere, di abitare, di coniugare passato, presente e futuro. Questo adesso è un tempo che chiede di essere vissuto, abitato, condiviso”. È una dichiarazione di metodo: il dossier descrive una città reale, con le sue stratificazioni, le sue contraddizioni, le sue energie già presenti, e propone di metterle in relazione in modo nuovo.
Il progetto si articola in quattro direttrici.
Questo Mare assume il porto e il waterfront come spazio culturale. La Mole Vanvitelliana diventa hub di produzione e incontro tra linguaggi diversi. Il porto storico si apre alla città attraverso percorsi, eventi e nuove modalità di fruizione. Il mare smette di essere sfondo e diventa struttura dell’esperienza urbana.
Via Maestra costruisce una continuità tra porto, centro storico e acropoli. Pinacoteca, Museo Archeologico, Teatro delle Muse, Biblioteca Benincasa entrano in relazione lungo un percorso che rende leggibile la città come sistema.
Adesso Parco introduce il paesaggio come esperienza culturale. Il Conero, nel suo percorso verso il passaggio a Parco nazionale, entra in una rete di percorsi e attività che tengono insieme ambiente e vita urbana. La città-parco è una forma concreta di organizzare gli spazi e i tempi della città.
Mare Culturale si concentra sulla produzione contemporanea e sui linguaggi artistici nelle loro diverse declinazioni. La musica, dalle istituzioni concertistiche alle progettualità più sperimentali, rappresenta uno degli assi portanti, insieme alle arti visive, al teatro, alla danza e alle pratiche interdisciplinari. Il dossier valorizza un insieme già strutturato di soggetti riconosciuti dal Ministero della Cultura e dalla Regione Marche, tra enti dello spettacolo dal vivo, istituzioni musicali, festival e realtà associative, che operano stabilmente sul territorio e garantiscono continuità, qualità e capacità produttiva. Su questa base si innestano nuove progettualità legate alle arti digitali, alla formazione e ai processi di co-produzione, con particolare attenzione alle nuove generazioni. Mare Culturale mette così in relazione un sistema culturale consolidato con le forme emergenti della produzione artistica, costruendo un ambiente in cui tradizione e innovazione si alimentano reciprocamente.
Sono quattro direttrici che non dividono la città in settori ma la attraversano per connessioni. La scommessa del dossier: Ancona c’è, ma deve essere messa a sistema.


I luoghi

Il programma si radica in una geografia precisa. La Via Maestra è l’asse ordinatore del progetto e coincide con la linea storica che struttura Ancona, dal porto all’acropoli. Nel dossier viene definita come dispositivo di connessione che rende continuo ciò che oggi appare frammentato: il fronte mare, il sistema museale, i teatri, gli spazi della conoscenza, fino al punto più alto della città. Non si tratta solo di un percorso fisico, ma di una sequenza riconoscibile di luoghi e funzioni che vengono messi in relazione attraverso interventi puntuali, segnaletica, programmazione culturale e modalità di fruizione integrate. La Via Maestra riattiva un tracciato che appartiene alla storia urbana di Ancona e lo traduce in esperienza contemporanea, rendendo leggibile la città come sistema culturale continuo e attraversabile.
La Mole Vanvitelliana è destinata a consolidarsi come centro creativo e spazio di produzione. Conterrà anche il Museo della Civiltà dell’Adriatico, un presidio culturale capace di tenere insieme identità adriatica, paesaggio e visione internazionale, affidato alla direzione artistica di Dante Ferretti, scenografo tra i più premiati al mondo, tre Oscar alla carriera, maceratese ma anconetano per l’affetto e la storia professionale che lo legano alla città. Accanto alla Mole, anche Porta Pia entra in un percorso di riqualificazione che ne rafforza il ruolo di accesso simbolico alla città, in relazione con il fronte mare e il porto storico. Il Museo Tattile Statale Omero, all’interno della Mole Vanvitelliana, costituisce l’elemento trasversale del progetto Ancona 2028, perché introduce un principio che attraversa tutte le direttrici del dossier: l’accessibilità come chiave di lettura della cultura: non adattamento, ma standard. In questo senso, la sua presenza rafforza la coerenza del progetto e ne qualifica il profilo a livello nazionale e internazionale. Il Museo Omero lavora da anni su un modello che mette al centro il rapporto diretto con l’opera, attraverso il tatto, l’ascolto e la mediazione, ampliando le modalità di fruizione e superando le barriere sensoriali. Questo patrimonio di competenze entra nel progetto come elemento strutturale, per dialogare con i luoghi, i linguaggi e le pratiche artistiche contemporanee.
Il porto viene assunto come uno dei luoghi centrali del progetto: piattaforma culturale oltre che infrastrutturale, capace di ospitare eventi, percorsi e nuove forme di fruizione lungo il waterfront.
Le piazze sono rilette come spazi di programmazione. Piazza Cavour come arena per concerti ed eventi. Piazza della Repubblica, oggetto di trasformazione urbanistica, assume nuova identità anche attraverso la dedica al tenore dorico Franco Corelli. Piazza del Plebiscito e le altre piazze cittadine entrano nel sistema come spazi diffusi per iniziative culturali e momenti pubblici.
Il Parco del Conero entra nel progetto come elemento strutturale del rapporto tra città e paesaggio. Il suo percorso verso il riconoscimento come Parco nazionale introduce una prospettiva che supera la dimensione locale e colloca questo sistema naturale in un quadro di rilevanza più ampia. Falesie, sentieri, aree protette e affacci sul mare diventano parte di un’esperienza culturale che tiene insieme tutela, fruizione e racconto del territorio. Nel dossier, il Conero non è solo sfondo paesaggistico, ma dispositivo attivo che connette ambiente, cultura e qualità della vita, contribuendo a definire una forma concreta della città-parco e rafforzando il legame tra dimensione urbana e sistema naturale. Al suo interno si inserisce anche la valenza del Parco del cardeto di Ancona, polmone verde e luogo stratificato di memoria, che entra pienamente nel sistema culturale come spazio di attraversamento, racconto e attività, in continuità e in una prospettiva di inclusione all’interno del Parco del Conero.
Il Teatro delle Muse, sede di Marche Teatro, soggetto attuatore del programma, è al centro della produzione artistica e performativa. Marche Teatro, proprio in qualità di soggetto attuatore, assume una funzione operativa centrale nella realizzazione del programma. A questo livello si collocano il coordinamento delle produzioni, la gestione dei processi organizzativi e il raccordo tra i diversi soggetti coinvolti. “Questa scelta ci ha consentito – spiega l’assessore alla Cultura Marta Paraventi – di ottimizzare risorse e qualità, senza ricorrere alla creazione di un nuovo ente dedicato”, vista l’eccellenza di Marche Teatro. La struttura di teatro nazionale consente infatti di mettere a disposizione competenze artistiche, tecniche e produttive già consolidate, che diventano infrastruttura per l’attuazione del dossier. Il ruolo si estende oltre la programmazione teatrale e contribuisce alla costruzione di un sistema di produzione culturale continuo, capace di sostenere nel tempo l’intero impianto di Ancona 2028. Accanto a questo, gli spazi teatrali e culturali diffusi costruiscono una rete attiva lungo tutto l’anno.
L’Università Politecnica delle Marche è una costellazione di luoghi dentro la città. La sua presenza è stata riconosciuta esplicitamente nella motivazione ufficiale del titolo: ricerca, formazione, attenzione ai giovani come assi che qualificano il progetto e ne ampliano la portata.


Il Museo della Civiltà dell’Adriatico

Vale la pena fermarsi su questo punto, perché il Museo della Civiltà dell’Adriatico è uno dei progetti di prospettiva più lunga del dossier.
Dante Ferretti ha firmato le scenografie di Fellini e di Scorsese, ha vinto tre Oscar per The Aviator, Sweeney Todd e Hugo Cabret. Ha lavorato con i più grandi registi del mondo per cinquant’anni. È profondamente legato ad Ancona. E ha accettato di portare la sua visione dentro questo progetto.
Il Museo nasce dall’idea che il Mediterraneo e l’Adriatico abbiano una civiltà propria, fatta di scambi, di rotte, di culture che si sovrappongono e si trasformano. Ancona come città-ponte, come ha indicato il Sindaco Silvetti nella presentazione del dossier, trova in questo progetto la sua declinazione più concreta: un luogo capace di raccontare quella posizione geografica e culturale come identità, e di renderla visibile su scala internazionale.


I giovani sono attori, non destinatari

La compagnia di giovani attori che ha aperto la presentazione del dossier a Roma non era lì come simbolo, ma come soggetto. Il dossier costruisce una relazione stabile tra sistema universitario, scuole e istituzioni culturali, e soprattutto mette i giovani al centro come produttori di cultura e non solo come pubblico da raggiungere.
Arti contemporanee, musica, arti digitali, linguaggi ibridi, sono spazi in cui le nuove generazioni entrano nella programmazione con voce propria. Gli spazi culturali, i teatri, le piazze, il waterfront e i parchi diventano ambienti pensati per una partecipazione ampia e continuativa. Le politiche legate all’economia della notte e alle forme di aggregazione urbana entrano nel quadro.
Il testo di proclamazione cita i giovani esplicitamente. È un indicatore su cui il programma verrà misurato.


La dimensione economica

C’è una parte della domanda iniziale — cosa cambierà davvero? — che riguarda la città in senso materiale.
Le esperienze precedenti mostrano che il titolo produce effetti economici misurabili, e non solo sul turismo. A Procida il fatturato delle imprese legate alle attività artistiche e all’intrattenimento è cresciuto del 45% tra il 2019 e il 2021, quello delle imprese di trasporto del 39%, e questo prima ancora dell’anno del titolo, per effetto della sola proclamazione. Bergamo e Brescia hanno visto raddoppiare gli accessi agli info point turistici e crescere del 40% le presenze rispetto all’anno precedente.
Per Ancona l’effetto atteso opera su più livelli. La produzione culturale si amplia e si struttura: si tende concretamente a un sistema di programmazione annuale che dà continuità agli operatori del settore. Il porto, il waterfront, la Via Maestra sono spazi culturali che attraggono un profilo di visitatore diverso da quello balneare, con ricadute su tutta la filiera dell’accoglienza. Il Museo della Civiltà dell’Adriatico, se realizzato nei tempi previsti, introduce un attrattore permanente di scala nazionale e internazionale.
Accanto a questo, la costruzione del Sistema della Cultura cittadino, avviata con una recente deliberazione della Giunta, punta a creare un coordinamento stabile tra operatori culturali, istituzioni e sistema economico. In molte città che hanno attraversato questo percorso, la fase di preparazione alla Capitale ha prodotto un ecosistema culturale più maturo, con relazioni pubblico-privato più consolidate, che ha continuato a funzionare anche dopo la fine dell’anno del titolo.


Cosa determinerà il successo

Il dossier definisce obiettivi, tempi, strumenti e indicatori, il Ministero monitora. Organizzare eventi è necessario ma non sufficiente: bisognerà realizzare interventi, attivare luoghi, costruire relazioni operative.
Il successo dipenderà dalla tenuta del sistema di soggetti che ha costruito la candidatura: Comune di Ancona, Regione Marche, ANCI Marche, Università Politecnica delle Marche, Marche Teatro, istituzioni culturali, associazioni, operatori del territorio: oltre 80 progettualità e un sistema ampio di partner pubblici e privati. La coralità che ha vinto il titolo si prepara ad affrontare la fase operativa, che è sempre più faticosa della fase progettuale. La chiave di volta è la costruzione del Sistema della Cultura cittadino: una struttura stabile di coordinamento capace di mettere in relazione progettualità diverse e sostenere un partenariato pubblico-privato continuativo.
“Questo. Adesso.” è un titolo che impegna. Il tempo necessario per scegliere, abitare,  coniugare passato, presente e futuro è il tempo che Ancona ha davanti. A questo punto, il passaggio riguarda tutti. Il dossier non è un documento per addetti ai lavori, ma una base aperta che chiama in causa istituzioni, operatori culturali, imprese, università, associazioni e cittadini, una presenza corale che garantisce la qualità del percorso. La lettura integrale del dossier è il primo strumento per per partecipare: https://ancona-api.municipiumapp.it/s3/223/allegati/dossier-ancona-capitale-2028.pdf


La rete dei soggetti che ha costruito la candidatura

Il progetto è promosso dal Comune di Ancona, Università Politecnica delle Marche, Regione Marche e ANCI Marche, con numerose adesioni istituzionali tra cui: Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, Arcidiocesi Ancona-Osimo, Camera di Commercio Marche, Fondazione Marche Cultura, Confindustria Provincia di Ancona, Parco Regionale del Conero, Segretariato Permanente dell’Iniziativa Adriatico Ionica, Forum delle Città Adriatico Ioniche, Associazione Riviera del Conero, e città partner come Spalato, Dubrovnik, Zara e Venezia. Il dossier, con un budget culturale previsto di 7 milioni di euro gestito dall’Ente attuatore Marche Teatro, integra strategie UE e innovazione digitale.

Ancona. Questo adesso è stato ideato da una direzione di candidatura composta da: Marta Paraventi direzione culturale e governance istituzionale, Viviana Caravaggi direzione amministrativa, Anghela Alò direzione creativa e progettazione, Paolo Clini innovazione digitale e università, Barbara Toce strategia europea e relazioni con i programmi UE. Un racconto identitario tra memoria e innovazione che attraverso nuovi linguaggi digitali e narrativi reinterpreta il patrimonio storico e artistico di Ancona.

Margherita Rinaldi

Strade vicinali, elenco aggiornato dopo oltre quarant’anni


Dopo un lavoro di analisi tecnica sui flussi di traffico, sull’uso delle strade e sull’evoluzione degli insediamenti, il Comune riorganizza la gestione delle strade vicinali, ferma da quasi quarant’anni.

L’approvazione e il quadro generale

Il Consiglio comunale ha approvato l’aggiornamento dell’elenco delle strade vicinali di uso pubblico presenti nel territorio comunale, fermo al 1983. Il provvedimento ridefinisce la classificazione della rete viaria minore alla luce dei cambiamenti intervenuti nei flussi di traffico, negli insediamenti e nell’utilizzo delle strade, chiarendo competenze, modalità di gestione e responsabilità sulla viabilità minore.

Il lavoro tecnico alla base dell’aggiornamento

L’aggiornamento nasce da una ricognizione tecnica che ha preso in esame le caratteristiche costruttive, tecniche e funzionali delle strade, insieme con l’uso e la tipologia dei collegamenti, secondo quanto previsto dal Codice della strada. Le verifiche hanno riguardato anche i flussi di traffico, il numero di utenti, la ricognizione dei frontisti e la presenza degli elementi che giustificano l’uso pubblico.

A cosa serve la riclassificazione

Una strada dove due decenni fa passavano solo residenti, e nel tempo è diventata collegamento largamente fruito dagli automobilisti, deve essere oggetto di un’acquisizione pubblica, così da poterla riqualificare e manutenere.
In altri casi strade vicinali che hanno minore impatto sono confermate ad uso pubblico e prese in carico dall’Amministrazione, in condivisione con i residenti.

La posizione dell’Amministrazione

“Questo aggiornamento rappresenta un passaggio di efficienza nella gestione e nell’utilizzo delle risorse pubbliche, particolarmente rilevante su un tema come quello delle strade – afferma l’Assessore ai Lavori pubblici Stefano Tombolini –. Come Amministrazione ci confrontiamo ogni giorno con il bilancio e con la necessità di compiere scelte responsabili. Questo lavoro nasce proprio da qui, dalla volontà di essere concreti e di individuare dove è possibile intervenire direttamente e dove invece è necessario costruire forme di gestione condivisa, dando comunque risposte puntuali ai cittadini”.

Le trasformazioni nel tempo

L’aggiornamento complessivo tiene conto anche delle trasformazioni intervenute nel tempo, con alcune strade già acquisite, altre suddivise tra tratti da acquisire e tratti da gestire in forma consortile, e una strada non più esistente, “San Domenico”, soppressa negli anni Novanta a seguito delle trasformazioni edilizie dell’area Baraccola.

I livelli di intervento

La classificazione individua tre diversi livelli di intervento. Le strade che, in base alle verifiche svolte, sono classificate come comunali vengono acquisite al demanio e passano alla gestione diretta dell’ente, che assume la responsabilità della sicurezza della circolazione e può intervenire con lavori di manutenzione e riqualificazione. Per le strade vicinali di uso pubblico viene invece prevista una gestione tramite consorzio tra Comune, frontisti e utenti. In questo caso la quota di partecipazione comunale alle spese è determinata in relazione alla funzione di collegamento svolta e al livello di traffico rilevato: fino al 50% per le strade con maggiore utilizzo, pari al 20% nei casi di uso pubblico più limitato.

Le strade da acquisire

Le strade da acquisire a demanio comunale, previo consenso dei proprietari frontisti alla cessione gratuita, sono:
Brecce Bianche – Passo Varano (attualmente via Giovanni Crocioni)
Calcinara (zona Candia)
Concio (attualmente via Trevi)
Ferrovia
Malta
Palombarino (parte)
Villaggio Verde (parte)
Ville di Palombina
Vecchia di Pietralacroce

Le strade a gestione consortile

Restano classificate come strade vicinali di uso pubblico, con gestione tramite consorzio:

con contributo comunale fino al 50%:
Letamai del Castellano
Palombarino (parte)
Pozzo (zona Varano)
Villa di Gallignano
Fontanelle

con contributo comunale pari al 20%:
Acquedotto Massignano
Biancarda
Biancarda Betelico
Grillo
Piantate Lunghe
Calcinara
S. Palazia
Vecchia di Pietralacroce (parte)
Villaggio Verde (parte)

Le strade a uso privato

Sono invece declassate a uso privato, in quanto utilizzate esclusivamente dai residenti:
Campo Lungo di Boranico (zona Varano)
La Croce di Boranico (zona Varano)

Le risorse previste

Per gli interventi minimi di manutenzione straordinaria finalizzati alla sicurezza della circolazione è prevista una stima complessiva di circa 2,7 milioni di euro, inserita nel programma triennale dei lavori pubblici 2026-2028.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI / ANGELO TOMASSETTI


Angelo Tomassetti, Componente del Gruppo Consiliare PARTITO DEMOCRATICO

Il servizio TPL in Ancona rimane un problema irrisolto

Nella nostra città il problema è drammatico.
Negli ultimi 3/4 anni la situazione è precipitata anche in seguito alle conseguenze derivanti sia dalla pandemia, che ha drasticamente diminuito il numero degli utenti, sia dalla crisi energetica, con la conseguente esplosione dei prezzi.
Le azioni intraprese finora dall’azienda sono caratterizzate da una minima riorganizzazione dei servizi e da un pesante taglio di corse ai danni dei cittadini utenti.

I dipendenti dell’azienda, dimostrando un grande senso di responsabilità e attaccamento al lavoro e alla propria azienda, con un accordo sindacale hanno aderito al “fondo di solidarietà”, che prevede l’accesso alla mobilità e alla cassa integrazione di parte del personale.
Dall’altra parte l’Amministrazione comunale non ha ancora previsto nessun aumento di capitale sociale e, cosa ancor più grave, congiuntamente al Consiglio Regionale, non si è impegnata a perseguire un adeguamento dei corrispettivi chilometrici.

Passaggio fondamentale è quindi adeguare stabilmente il corrispettivo chilometrico, riconosciuto dai contratti di servizio, in modo adeguato a garantire l’equilibrio economico-finanziario.
Per la società Conerobus ogni altra pur auspicabile iniziativa di efficientamento dell’organizzazione aziendale è del tutto insufficiente e inutile se non si provvede a tale adeguamento.
È urgente e non più dilazionabile riportare in equilibrio il conto economico e parallelamente prevedere una ricapitalizzazione ad opera innanzitutto dell’Amministrazione comunale.

Questo sarebbe un segnale di volontà di rilancio, se si vuole salvare l’azienda, che tutti i soci, in particolare quelli pubblici e quindi l’Amministrazione comunale, devono mandare a banche, creditori e lavoratori, a tutti coloro che consentono ancora oggi, con grandi sacrifici, di far girare gli autobus.
Quindi, il prima possibile, vanno adottati atti formali per ottenere l’adeguamento dei corrispettivi chilometrici.

IL PERSONAGGIO / Diego Voltolini: dal Museo, lo sguardo su Ancona


C’è un punto, dentro Palazzo Ferretti, che rende l’idea del Museo: la terrazza vanvitelliana si apre sul porto antico, guarda il mare e allo stesso tempo tiene alle spalle i colli del Guasco e dei Cappuccini. È un affaccio che contiene la città e il suo racconto. Non è un caso che Diego Voltolini, direttore del Museo Archeologico Nazionale delle Marche, scelga proprio questo luogo per spiegare cosa è oggi il MAN: una istituzione che non si limita a conservare, ma interpreta il territorio e lo restituisce al pubblico come esperienza.

Diego Voltolini è archeologo e funzionario del Ministero della Cultura, dal 2022 direttore del Museo Archeologico Nazionale delle Marche. Formatosi all’Università di Padova, ha maturato una solida esperienza nella ricerca e nella tutela del patrimonio, con studi dedicati alle culture preromane dell’Italia settentrionale e adriatica. Dopo anni di attività sul campo e incarichi nella Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, oggi guida il MAN in una fase di trasformazione che intreccia riallestimenti, valorizzazione dei depositi e nuovi modi di raccontare il patrimonio. Il suo lavoro si colloca tra rigore scientifico e apertura al pubblico, con l’obiettivo di rendere il museo uno spazio sempre più accessibile e connesso alla città.

Quando è entrato per la prima volta al Museo Archeologico Nazionale delle Marche da direttore, cosa ha guardato per capire da dove partire?
Sono entrato al M A N Marche come primo giorno da direttore il 14 febbraio 2022, era un lunedì. Museo chiuso, ingresso dalla porta secondaria su piazza del Senato. Ed è l’ingresso giusto per guardare il museo da dentro: la prima mia necessità era conoscere la “macchina” che permette al museo di muoversi, per comprendere come poterci lavorare al meglio. Perché il museo è fatto, prima che dal palazzo e dalle collezioni, dalle persone che si applicano quotidianamente con il proprio lavoro all’interno: custodi, amministrativi, tecnici, tutti i colleghi con i quali avrei lavorato negli anni seguenti e che sono i motori fondamentali.

Il MAN è un museo stratificato, per collezioni e per storia. Qual è oggi, secondo lei, il suo punto di forza meno evidente?
Forse l’aspetto meno percepito da parte del pubblico del M A N Marche è proprio la sua portata complessiva: è davvero il racconto umano nelle Marche nei suoi molteplici e sfaccettati aspetti. Non il museo di un luogo, ma il museo che si fa concretamente vetrina e invito per un intero territorio regionale.

Ancona ha appena avviato il percorso verso Capitale della Cultura 2028. Che tipo di relazione immagina tra il MAN e questa traiettoria?
La nomina a Capitale della Cultura 2028 è un importante risultato per Ancona, la Direzione regionale Musei nazionali Marche, con il direttore Luigi Gallo, ha supportato attivamente la candidatura con nostre proposte, inserite nel dossier di candidatura. Il M A N Marche custodisce le radici più antiche di Ancona e del territorio, ma la traiettoria è anche più ampia. L’impegno e la collaborazione è di tutto l’Istituto Palazzo Ducale di Urbino – Direzione regionale Musei nazionali Marche, con i diversi luoghi della cultura, dalla Galleria Nazionale delle Marche a Urbino al Museo nazionale di Ascoli Piceno.

Il museo conserva alcune delle testimonianze più rilevanti della civiltà picena. Come si traduce questo patrimonio in un racconto accessibile per chi entra oggi, magari senza una preparazione specifica?
I Piceni sono la prima identità storica del versante adriatico dell’Italia centrale. Ad Ancona conserviamo la più importante collezione al mondo e, proprio per questo, stiamo lavorando al suo riallestimento per renderla accessibile e comprensibile a tutti, in primo luogo ai non addetti ai lavori. In questo 2026 inaugureremo la sezione museale dedicata alla Civiltà picena nelle Marche, con l’allestimento firmato da Franco Minissi restaurato e con un percorso di visita ripensato. L’obiettivo? Sentire il visitatore che, uscendo, dica “magnifici questi Piceni”!

Lei viene da un percorso di ricerca sul campo. Quanto resta, nel suo lavoro quotidiano, quello sguardo da archeologo che scava e interpreta?
L’archeologia è, in primo luogo, un metodo di approccio al mondo: dato – ipotesi – interpretazione. Ed è un metodo che si applica a tutti i meccanismi di conoscenza, non solo allo scavo in cantiere. Ogni giorno, quando studiamo un reperto, quando ne analizziamo il contesto archeologico, quando leggiamo le documentazioni di scavo, in museo applichiamo la stessa metodologia della ricerca archeologica. Poi certamente il lavoro di coordinamento di un museo ha tanti altri aspetti che differiscono da quelli del cantiere di scavo, ma sono due facce della stessa medaglia e la materia prima è la stessa: l’essere umano attraverso le sue tracce materiali.

Oggi il museo si pone sempre più come luogo di esperienza, non solo di conservazione. Dove si colloca il MAN dentro questo cambiamento?
Se il museo si limitasse a conservare, avrebbe fallito nella sua missione, sia dal punto di vista etico sia da quello sociale. ICOM ci offre la definizione sintetica e precisa di cosa è il museo: fa ricerca, colleziona, conserva, interpreta ed espone il patrimonio culturale. E il M A N Marche sta rinnovandosi in questa direzione: non un contenitore di oggetti, ma un luogo dinamico, un attore vivo nel tessuto sociale, un interlocutore. Non un luogo di esperienza “confezionata”, ma un luogo nel quale è l’interazione fra il visitatore e il patrimonio a generare l’esperienza. Ogni volta unica, ogni volta personale.

Il riallestimento e i progetti legati al PNRR stanno incidendo sulla struttura del museo. Qual è il cambiamento più significativo per il pubblico?
Il PNRR ha rappresentato una grande risorsa per tutti i musei nazionali delle Marche. Basti pensare a quanto è cambiato il Palazzo Ducale a Urbino e al respiro davvero contemporaneo che ha oggi quel luogo straordinario. Ad Ancona ha permesso di rendere accessibili al pubblico i depositi, con il progetto Depositi Aperti. Un grande atto di restituzione alla fruizione di un’enorme mole di patrimonio culturale, più di 6.000 reperti, in spazi – peraltro di alto profilo storico-architettonico – mai visti prima dal pubblico. E in combinato, sempre grazie al PNRR, stiamo anche digitalizzando questi spazi, per una fruizione ancor più aumentata.

Ancona è una città di porto, di attraversamenti, di stratificazioni culturali. In che modo questo carattere si riflette, o può riflettersi di più, nel museo?
Ancona è tante cose. Città di porto, città sempre in salita, città dai mille scorci inaspettati. E il M A N Marche un po’ le somiglia. Ultimamente un collega, visitando per la prima volta il museo, mi ha detto “ma è più grande dall’interno che da fuori”. E lo stesso è Ancona. È una città piccola, ma è anche una moltitudine di cose diverse.

Che tipo di pubblico entra oggi al MAN e quale pubblico, invece, sente ancora distante?
Oggi il ventaglio di pubblico si sta ampliando. Il museo non parla più solo agli esperti, ai cultori, ma anzi, vede come primo interlocutore proprio il pubblico che di archeologia non sa nulla. Chi entra al M A N Marche lo fa per tanti motivi: qualcuno vuole vedere Palazzo Ferretti, qualcuno è appassionato di archeologia, o a volte semplicemente è incuriosito dalla terrazza visibile già dal portone principale.
Ci sono segmenti ancora “lontani” dal museo, come la fascia di età degli adolescenti, un pubblico molto da studiare e capire, ma anche, sorprendentemente, sono spesso lontani proprio i cittadini che hanno il museo a un passo. Ancona 2028 sarà l’occasione anche per cercare di ricucire questa distanza.

Il lavoro sui depositi e sulla loro apertura rappresenta una frontiera importante per molti musei. Che cosa significa, in concreto, “rendere visibile” ciò che normalmente resta nascosto?
I depositi sono una enorme risorsa, è un patrimonio che deve tornare al pubblico. Si tratta di un indirizzo generale della museologia contemporanea, qui nelle Marche il Direttore regionale dei Musei nazionali Luigi Gallo ha dato precise linee. I depositi come luoghi di conservazione, di ricerca, di studio e anche come spazi per il pubblico. Significa mostrare anche il ventre vivo del museo e permette inoltre di ripensare il percorso di visita riducendo il numero di oggetti, che possono essere in ogni caso a disposizione nei Depositi Aperti.

Nel suo ruolo, quanto pesa l’equilibrio tra tutela, ricerca e valorizzazione? E dove si gioca oggi la partita più delicata?
Non è una partita. Non esiste ricerca e valorizzazione senza tutela, e si svuoterebbe di significato la tutela senza la valorizzazione e la ricerca. Non si tratta di tirare il lembo della coperta dall’una o dall’altra parte, tutti e tre gli aspetti devono viaggiare alla pari e con un comune intento, rivolto all’interesse pubblico. Al centro di tutto c’è sempre il patrimonio culturale.

Se dovesse indicare un oggetto, una sala o un dettaglio del museo da cui partire per capire davvero il MAN, quale sceglierebbe e perché?
Domanda difficile. Sceglierei un luogo del museo, la terrazza vanvitelliana. Fa parte dell’ampliamento settecentesco di Palazzo Ferretti, ci parla di molte cose. Ci parla della storia della città, legata ai conti Ferretti, ma ci parla anche del paesaggio culturale del porto antico sul quale si affaccia. Il paesaggio e il territorio, che sono la pietra di fondazione dell’idea di un museo archeologico delle Marche fin dalla sua esplicita origine. Il mare di fronte, rivolto al tramonto, con le spalle protette dai colli del Guasco e dei Cappuccini: il museo come racconto del territorio, è questa la chiave e l’anima del M A N Marche.

Che idea di museo vuole lasciare alla città tra qualche anno, al termine di questo ciclo di trasformazione?
Al termine della trasformazione l’obiettivo è avere un museo che sia un concreto attore culturale contemporaneo. Un luogo della cultura a tutto tondo, nel quale il visitatore possa trovare un arricchimento e un benessere personale, il ricercatore uno spazio adeguato per accrescere la conoscenza di tutti, il bambino una scintilla di curiosità. Ma, più ad ampio respiro, un luogo percepito come vivo e aperto.

Margherita Rinaldi

La terrazza del Museo

Dal passato al 2028: il Museo del Risorgimento restituisce memoria alla città


Di Claudio Bruschi, studioso e divulgatore di storia locale

Tra le varie offerte culturali che la città potrà offrire durante l’anno in cui sarà Capitale della Cultura Italiana, c’è una piccola “chicca” che è ancora poco conosciuta agli anconetani stessi. Si tratta del “Museo Civico del Risorgimento” che si trova in piazza Benvenuto Stracca presso la sede della Deputazione di Storia Patria per le Marche. Il Museo raccoglie cimeli e documenti di quel periodo passato alla storia come “Risorgimento”. Vi si può ammirare la penna con cui Vittorio Emanuele II firmò, da villa Colonnelli a Posatora, il “Proclama ai Popoli Meridionali” nel settembre 1860, la casacca rossa di Augusto Elia, ferito a Calatafimi per fare scudo a Garibaldi, manifesti, divise ed altro ancora. Una serie di pannelli illustra le vicende che hanno coinvolto Ancona in quell’eroico periodo. Allestito con cura da Palermo Giangiacomi, commediografo, storico, scrittore amante della sua Ancona, il Museo fu inaugurato il 4 novembre 1919, un anno esatto dopo la fine della Prima Guerra Mondiale (o 4° guerra d’Indipendenza), presso alcuni locali del Palazzo di Giustizia in corso Mazzini. Passato non indenne attraverso le vicissitudini della Seconda Guerra Mondiale e del terremoto del 1972, era stato confinato in alcune casse depositate in luoghi insalubri. Finalmente, nel 2023, quanto ancora rimasto, ha trovato degna collocazione nei locali della Deputazione che se ne è presa carico per restituire ai cittadini anconetani la fruibilità di un bene per troppo tempo rimasto inutilizzato. Inoltre, da quando è stato riallestito, il Museo si è anche arricchito di nuove dotazioni quali alcuni busti di personaggi risorgimentali opera di famosi scultori locali (Morelli, Castellani, Blasi, Emendabili) di proprietà della Provincia di Ancona e ivi depositati e di altro materiale pervenuto da singoli cittadini. Adesso l’auspicio è che gli Anconetani facciano loro questo patrimonio andandolo a visitare per rendersi conto di quanto sia stata complessa e gloriosa la storia della loro città in quei turbolenti anni.

(www.deputazionemarche.it)

Capitale della Cultura 2028: orgoglio collettivo e dichiarazione di futuro


di Daniele Silvetti, Sindaco di Ancona

La proclamazione di Ancona a Capitale Italiana della Cultura 2028 rappresenta l’inizio di una nuova epoca per la nostra città e un’emozione profonda per me e per tutta la nostra comunità. È un orgoglio che appartiene a ogni singolo cittadino, una scintilla che trasforma il nostro senso di appartenenza in un obiettivo collettivo.

Il titolo del nostro dossier, “Questo. Adesso”, non è un semplice slogan, ma una dichiarazione di futuro. Ci dice che il prezioso patrimonio storico è il carburante per accendere il motore del presente. Significa abitare la nostra storia con occhi nuovi, consapevoli che le radici doriche e il prestigio di Ancona “Porta d’Oriente” sono le fondamenta su cui stiamo costruendo la città di domani.

La Commissione ha premiato un progetto solido, capace di declinare la cultura in azioni concrete attraverso quattro direttrici fondamentali, definendolo “eccellente”.

Il Mare: non più solo un confine o un’infrastruttura logistica, ma lo specchio della nostra identità, un ponte verso l’Adriatico e il Mediterraneo.

Il Parco: la valorizzazione dei nostri polmoni verdi, il Conero e il Cardeto, inteso come spazio di benessere e sostenibilità dove la natura si fa cultura.

La Rigenerazione Urbana: un impegno a ricucire il tessuto della città, trasformando spazi dimenticati in centri pulsanti di creatività e incontro.

I Nuovi Linguaggi per i Giovani: la sfida più ambiziosa. Vogliamo che Ancona parli la lingua delle nuove generazioni, offrendo loro spazi di espressione, innovazione digitale e protagonismo culturale.

Questo successo non ha un solo autore: è il frutto di un lavoro di squadra senza precedenti coordinato dell’assessore alla Cultura Marta Paraventi. Un ringraziamento profondo va alla Regione Marche, che ha creduto fin da subito nel valore del progetto per il capoluogo e per il territorio e all’Anci per il costante supporto: tutta la rete dei Comuni beneficerà di questo titolo.

Nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza gli altri partner d’eccellenza: l’Università Politecnica delle Marche, bussola del sapere e dell’innovazione, e Marche Teatro, eccellenza nazionale che sarà il nostro ente attuatore. Insieme a loro, ringrazio ogni istituzione, associazione e professionista che ha messo il proprio talento al servizio della candidatura.

Sia chiaro: la vittoria non è il traguardo, ma la linea di partenza. Da oggi siamo chiamati a un impegno straordinario. La sfida più grande in città non è solo infrastrutturale, ma culturale: dobbiamo evolvere il nostro modo di accogliere.

Vogliamo che Ancona diventi una città capace di abbracciare il visitatore, di raccontarsi con fierezza gentile e di offrire un’esperienza umana di alto profilo. Ogni cittadino, commerciante e operatore sarà un ambasciatore della nostra bellezza.

Ci aspettano mesi di preparazione intensa affinché il 2028 non sia solo un calendario di eventi, seppure corposo e attrattivo, ma un anno capace di lasciare un’eredità duratura. Lavoreremo per portare la cultura in ogni quartiere e in ogni settore e per consolidare Ancona come capitale del dialogo tra i popoli. Il cammino è tracciato. Siamo pronti ad aprire il cantiere della creatività, del futuro, dell’accoglienza.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI / FABIOLA FAVA


Fabiola Fava, Componente del gruppo Consiliare FRATELLI D’ITALIA

Nuova illuminazione per la Mole Vanvitelliana, approvata la mozione in Consiglio comunale

Il giorno 16 marzo in Consiglio comunale ho presentato la mozione “Adeguamento luci Mole Vanvitelliana nell’ambito della candidatura Ancona Capitale della Cultura 2028”.

Si tratta di una mozione per rendere le luci che illuminano la nostra bellissima Mole alla stessa stregua di quelle che illuminano dallo scorso anno il Monumento dei Caduti, per rafforzare il concept DA MARE A MARE in cui questa Amministrazione crede tantissimo, perché appunto Ancona, dal greco Ankon che vuol dire gomito, sorge su un promontorio lambito dal mare, dove appunto a Est troviamo il Monumento ai Caduti e a Ovest il porto e la Mole Vanvitelliana, che si può considerare punto di partenza o arrivo per quel percorso che si snoda attraverso il Mandracchio fino al Monumento ai Caduti in fondo al Viale della Vittoria. La Mole Vanvitelliana è importante sia sotto il profilo turistico, con questo grande complesso architettonico di forma pentagonale e con all’interno il tempietto neoclassico di San Rocco al centro del cortile interno, sia dal punto di vista culturale, in quanto oggi è uno spazio vivo e polivalente dove si tengono mostre, concerti, presentazioni di libri, spettacoli ed è sede del Museo Tattile Omero. La mia mozione è passata all’unanimità. Questo è un grande segno che la cultura sta a cuore a tutto il Consiglio comunale.

Fabiola Fava

LA PAROLA AI CONSIGLIERI / MIRELLA GIANGIACOMI

Mirella Giangiacomi, Consigliere del Gruppo Consiliare PARTITO DEMOCRATICO

Verso l’ultimo biennio, il bilancio dell’opposizione

Prossimi ad entrare nell’ultimo biennio di questa legislatura, viene spontaneo tirare le somme anche da parte di chi siede all’opposizione.
E’ naturale che l’angolo di visuale della maggioranza sia diverso da quello della minoranza.

Ma la storia di questi primi anni è quella di uno stop and go continuo con dichiarazioni fatte oggi sconfessate domani e che si sono tradotte sul piano pratico in inerzia amministrativo-decisionale.

Sulla parola chiave del programma elettorale cambiamo, le progettualità della scorsa amministrazione già in fase avanzata sono state demonizzate oggi per poi essere rilanciate domani provocando ritardi di anni con rescenti disagi per la città.

Valga su tutte l’esempio del Parcheggio SanMartino prima negato dal Sindaco (con ipotesi alternative irrealizzabili,) poi rilanciato dall’Assessore alla viabilità, riprogettato e, notizia di questi giorni , riavviata una nuova progettazione previa confronto con la Soprintendenza per il destino della exCaserma.

La viabilità è ancora un grande punto interrogativo in attesa della presentazione del PUMS ( che doveva essere presentato già nel 2024) con il sovrapporsi di dichiarazioni su ipotesi di Zac, Ztl , o o sperimentazioni che non superano le 12 ore di vita e che ottengono il risultato di scontentare tutti.

Ma una cosa è stata realizzata nello spazio di pochi mesi: la cancellazione della nuova pista ciclabile di via Marconi, progettata e finanziata, perche il messaggio è stato quello di “ fluidificare il traffico veicolare su gomma”. Il risultato è di una via tratti pericolosa per i pedoni e che crea imbottigliamenti verso il centro città.

Una politica e una comunicazione tutta incentrata sui grandi eventi con enorme impiego di risorse economiche sottratte alle priorità per la qualità della vita delle persone che hanno riguardato l’area cittadina da “mare a mare” dimenticando del tutto interi quartieri.. Una narrazione tutta euforica della quale mancano riscontri e dati sugli esiti.

Una politica del decoro urbano si può dire più che insoddisfacente.
Le dichiarazioni sull’intervento per manutenzione dei portici di Piazza Cavour vanno avanti da oltre due anni e non si vede la luce.

La manutenzione del verde è arrivata a livelli di inaccettabile pericolosità persino sulla viabilità per non parlare della sciatteria delle piazze e giardini.

La pulizia non gode di migliore salute e mi auguro che il programma illustrato da Ancona Ambiente in questi ultimi giorni possa dare risposte. Certo in questo settore è indispensabile lavorare sulla comunicazione ed educazione dei cittadini perché siano corresponsabili dell’igiene urbana con comportamenti adeguati. Scaricare le colpe solo sugli extracomunitari è miope e sbagliato.

Sulla salute e servizi sociali c’è da parte dell’assessorato una inerzia che viene giustificata con il “non ci compete”. Questa risposta è irricevibile alla luce anche delle deleghe esplicite ai rapporti con le Aziende Ospedaliere Torrette -Salesi e INRCA e alla necessità di una attenzione continua sui problemi socio-sanitari della popolazione fragile. Sui Salesi c’è stato più di uno scontro verbale quando si chiedeva di farsi parte attiva per situazioni emergenziali seriamente impattanti sui cittadini e non di mera natura sanitaria.

Sulla questione complessa di Conerobus, il Sindaco e la Giunta hanno passato mesi a scagliarsi contro quelli di prima invece di andare a verificare le questioni che, peraltro coinvolgono la loro filiera, ed affrontare seriamente il problema di come salvare l’Azienda con i suoi lavoratori. Anche qui affermazioni contraddittorie buone per un giorno mentre si riducevano in modo importante i servizi ai cittadini.

La precedente amministrazione ha lasciato in dote per la città fondi PNNR per circa 60 milioni di euro determinanti per la riqualificazione di contenitori culturali, monumentali e sportivi che per l’edificazione di nuove strutture. Auguriamoci tutti che vadano a compimento per non correre il rischio di restituire i fondi non spesi.

Mi permetto di dire, a margine di queste mie riflessioni, quanto sia insopportabile la comunicazione trionfalistica da parte della Amministrazione nell’intestarsi risultati ottenuti grazie all’mpegno, alla progettualità e ai finanziamenti della scorsa sindacatura.

Senza tutto questo oggi quei risultati non sarebbero stati possibili.

Ma questo fa parte dell’etica politica di cui non dovremmo mai fare a meno.

Voglio invece chiudere con la pagina bella che ci vede tutti lavorare per lo stesso obiettivo: il riconoscimento di Capitale della Cultura 2028 e Capitale del Mare 2026. E’ un momento importantissimo e meritato per la storia della città, Su questo non possono esserci posizioni divergenti.