LA PAROLA AI CONSIGLIERI / LUCA MARCOSIGNORI


Luca Marcosignori – Consigliere, Gruppo Consiliare ANCONA PROTAGONISTA

Una nuova Ancona, un futuro costruito insieme

È un dato di fatto: siamo una nuova Amministrazione. Dopo anni complessi, in cui la città aveva progressivamente perso slancio e capacità di immaginare il proprio futuro, oggi abbiamo intrapreso un percorso diverso, fondato su una visione chiara e su una rinnovata volontà di costruire prospettive concrete.

Nonostante le difficoltà ereditate e le sfide quotidiane, la città sta cambiando passo.

Ancona: cultura, eventi e bellezza per una città più ospitale e più inclusiva

Assumere il ruolo di Consigliere Comunale significa, prima di tutto, sentirsi responsabili del presente e del futuro della propria città.

In questi anni di mandato ho cercato di interpretare questo compito con spirito di servizio e con una visione chiara: contribuire a costruire un’Ancona più viva, più attrattiva, più accogliente.

In qualità di Vicepresidente della 6ª Commissione Consiliare Permanente (cultura, turismo, politiche giovanili, grandi eventi, teatri e università) e componente effettivo della 5ª Commissione (pubblica istruzione, disabilità nei servizi educativi, politiche comunitarie, famiglia, sport, tutela dei consumatori e tutela degli animali) ho avuto modo di lavorare su ambiti strategici che incidono direttamente sulla qualità della vita dei cittadini e sull’immagine della città.

Fare politica ascoltando la città

Fare politica, per me, significa innanzitutto ascoltare la città, interpretarne i bisogni e trasformarli in proposte e atti concreti. Il Consiglio infatti, rappresenta lo spazio istituzionale nel quale devono trovare voce le esigenze concrete di cittadini, famiglie, associazioni e quartieri.

In questa logica ho scelto di partecipare attivamente anche alle riunioni dei nuovi CTP. La partecipazione degli amministratori in questi momenti di confronto è un segnale concreto verso i quartieri, che rafforza il senso di comunità e ribadisce che nessuna parte della città è marginale.

Cultura e grandi eventi: motori di identità e sviluppo

La cultura è un asset strategico per la crescita della città. Un territorio che investe in cultura investe nella propria identità, nella coesione sociale e nella capacità di attrarre visitatori.

In questi mesi abbiamo lavorato per rilanciare i luoghi simbolo della cultura anconetana e per valorizzare i grandi eventi come strumenti di promozione territoriale. Non si tratta semplicemente di riempire un calendario, ma di costruire un racconto coerente della città, capace di mettere in rete istituzioni, associazioni, università e operatori economici.

Ancona deve tornare a essere un punto di riferimento nel panorama regionale e nazionale: un capoluogo di regione che sappia coniugare il proprio straordinario patrimonio storico e paesaggistico con una proposta culturale contemporanea, inclusiva e di qualità.

Università e giovani: trattenere talenti, creare opportunità

Essere città universitaria significa assumersi una responsabilità ulteriore. I giovani non sono solo fruitori di servizi: sono idee, energie, futuro. Favorire la permanenza degli studenti dopo gli studi, sostenere l’innovazione, creare occasioni di aggregazione culturale e musicale significa investire sulla vitalità urbana. Una città che investe sui giovani è una città che investe su se stessa.

Questa convinzione guida il mio impegno quotidiano: costruire opportunità concrete affinché chi sceglie Ancona per studiare possa scegliere di restare per lavorare, fare impresa, mettere radici.

Una città più ricca di musica, di colori, di iniziative anche diurne, è una città che non teme il cambiamento, ma lo guida. Più concerti, più festival, più occasioni di incontro: spazi vissuti si traducono anche in spazi più sicuri.

Turismo, ospitalità e decoro urbano

Il turismo costituisce una leva strategica per la crescita economica, la valorizzazione del territorio e il rafforzamento della coesione sociale. La nostra città possiede un patrimonio unico, fatto di mare, porto, storia e identità. Tuttavia, oggi non è sufficiente limitarsi a custodire ciò che abbiamo: è necessario mettere a valore la pluralità e la ricchezza dei nostri luoghi, affinché ogni quartiere, ogni spazio urbano e ogni testimonianza culturale diventino elementi di una proposta turistica articolata e riconoscibile.

L’obiettivo è costruire un’offerta capace di superare la stagionalità, rendendo la città attrattiva durante tutto l’anno e generando, al contempo, un rinnovato senso di appartenenza per chi la vive quotidianamente. In questa prospettiva, investire su eventi di qualità, su un sistema di accoglienza efficiente, su una promozione coordinata e su un adeguato livello di decoro urbano significa migliorare l’esperienza dei visitatori e, allo stesso tempo, elevare la qualità della vita dei residenti.

Una città più ospitale è inevitabilmente una città più curata. Per questo considero prioritari i temi della pulizia, della sicurezza e della qualità dello spazio pubblico, con particolare attenzione al centro cittadino. Il decoro non rappresenta un semplice elemento estetico, ma un segnale concreto di rispetto verso la comunità e verso chi sceglie di visitare la nostra città.

In questa direzione si inserisce la mia mozione predisposta insieme ai colleghi di Ancona Protagonista sull’ex sede dell’INRCA. È necessario chiarire in tempi certi la destinazione del vecchio ospedale per evitare l’ennesimo edificio abbandonato. Serve una visione chiara e condivisa per restituire quello spazio alla città.

Più acqua, più bellezza, più qualità urbana

Nella mia visione futura, Ancona deve riscoprire anche il valore simbolico e concreto dell’acqua come elemento urbano. Fontane riqualificate, nuovi giochi d’acqua, spazi pubblici capaci di coniugare estetica e socialità possono contribuire a trasformare il volto della città.

L’acqua richiama il mare, elemento identitario per eccellenza, ma diventa anche occasione di incontro e di attrattività turistica. In molte città italiane ed europee questi interventi hanno rappresentato strumenti efficaci di rigenerazione urbana: possiamo farlo anche noi, con progettualità e gradualità.

Scuola, sport e inclusione: la città come comunità

Nel lavoro della 5ª Commissione, l’attenzione alla scuola, alla disabilità nei servizi educativi, alla famiglia e allo sport rappresenta un altro pilastro del mio impegno.

Una città cresce davvero solo se è capace di includere. Garantire servizi educativi di qualità, attenzione alle fragilità, sostegno alle famiglie e promozione dell’attività sportiva significa rafforzare il tessuto sociale.

Lo sport, in particolare, non è soltanto competizione: è formazione, aggregazione, prevenzione. Investire negli impianti e nelle politiche sportive significa offrire alternative sane e opportunità concrete soprattutto ai più giovani.

Il mio impegno, oggi e nei prossimi anni, sarà quello di continuare a lavorare su questi temi con serietà e passione affinché questa visione diventi realtà, consolidando un percorso di crescita che restituisca alla nostra città l’energia, il prestigio e la vivacità che merita: “La Grande Ancona”.

Polacchi e Polacche. Storia del dolce più famoso della città

Il 18 luglio 1944 le truppe alleate entrarono in una Ancona semidistrutta a causa dei 178 bombardamenti aerei, navali e terrestri che l’avevano colpita; il lungo periodo dell’occupazione nazi-fascista era finito.

Le avanguardie del II Corpo d’Armata polacco, inquadrato nell’VIII Corpo d’Armata Britannico, entrarono ad Ancona attraverso Porta Santo Stefano e presero possesso della città per il quale avevano combattuto una dura battaglia iniziata il 1° luglio con gli aspri combattimenti di Filottrano e che era proseguita nelle campagne di Osimo e Offagna nell’arco di altri 18 giorni. Appena arrivate, le truppe alleate si prodigarono per riattivare la funzionalità del porto che consideravano vitale per l’approvvigionamento logistico delle truppe alleate che combattevano lungo la linea Gotica, linea difensiva tedesca che andava da Rimini a La Spezia.

I militari inglesi e polacchi si acquartierarono in città e presero possesso delle infrastrutture militari ancora funzionanti. Per sostenere un esercito così numeroso, c’era necessità di approvvigionarla quotidianamente di cibo e quindi furono messi in funzione i forni per il pane che si trovavano presso il “magazzino artiglieria”. Si trattava di un vecchio “panificio militare” costruito nel periodo 1862/63, tra le via Palestro e San Martino dove, ora che sono stati demoliti, si estende piazza Pertini.

La gestione del panificio fu data ai militari polacchi che lo resero perfettamente funzionante iniziando a sfornare quel pane bianco che ormai mancava da tanto tempo sulle tavole degli anconetani. Oltre al pane, i militari iniziarono a fare alcuni dolci tipici della Polonia tra cui i Drozdzowe dogaliki, una specie di brioches lievitate che prendevano origine da un dolce austriaco. In Italia, a parte alcune zone del Veneto che avevano più frequenti contatti con l’Austria, le brioches erano ancora sconosciute così che, quando si trattò di dare a questi dolci un nome italiano, gli anconetani li chiamarono “polacche”. Ancora oggi il nome è rimasto e indica un tipo di cornetto caratterizzato da una glassa superficiale e da un modesto ripieno di pasta di mandorle che lo rende assolutamente gustoso per la prima colazione.

Sergio Sparapani

Prevenzione tutto l’anno: la campagna contro il melanoma e il suo decalogo

La prevenzione entra in aula e coinvolge direttamente gli studenti. Ha preso il via al Liceo scientifico Savoia il progetto nazionale SUNTEL (SUN & Telematic Learning), percorso di teledidattica e peer education rivolto alle scuole secondarie di secondo grado per promuovere la prevenzione dei tumori cutanei e un’esposizione solare consapevole. L’iniziativa, che apre l’anno scolastico 2025-2026, vede l’adesione del Comune di Ancona con l’assessore Antonella Andreoli, presente all’incontro inaugurale, che ha espresso soddisfazione per questa “campagna di prevenzione concreta, che parla ai giovani con strumenti adeguati e che quindi è un importante investimento educativo sulla salute dei ragazzi. La dirigente scolastica Maria Alessandra Bertini ha sottolineato il valore civico del progetto, inserito nei percorsi di educazione alla salute e cittadinanza attiva, con gli studenti chiamati a diventare protagonisti nella diffusione della cultura della prevenzione.

Ne parliamo con la professoressa Anna Campanati, Unità Operativa di Dermatologia, Dipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche, Università Politecnica delle Marche, intervenuta al primo incontro per approfondire il valore scientifico e l’impatto di queste iniziative sulle giovani generazioni. Dall’intervista emerge un vademecum chiaro e operativo per la prevenzione, articolato in un utile decalogo di comportamenti concreti.


Qual è oggi la diffusione del melanoma in Italia e nelle Marche, e quali sono i motivi di questa incidenza in costante aumento?

Oggi il melanoma è considerato una delle sfide più rilevanti in Italia, con una diffusione che ha registrato un’accelerazione significativa negli ultimi due anni. Il quadro aggiornato al 2025 basato sui dati AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori), ci restituisce una situazione attuale che vede numeri in netta crescita, ma con una prognosi sempre più favorevole, grazie ai progressi terapeutici ed all’aumento delle diagnosi precoci.
In Italia L’incidenza del melanoma (ovvero le nuove diagnosi) nel 2025 è stata pari a 17.000 nuovi casi all’anno, un balzo considerevole rispetto ai 12.700 del 2023 (+30% circa). Tra gli under 50, il melanoma è il terzo tumore più comune per gli uomini e il secondo per le donne; un dato critico, poiché colpisce individui nel pieno della propria maturità professionale e relazionale.
Nella regione Marche i nuovi casi di melanoma, diagnosticati presso i centri dermatologici del SSN, nell’anno 2025, sono stati 750 circa. La regione Marche, come gran parte del Centro-Nord, presenta tassi di incidenza superiori rispetto al Sud Italia. Questo è dovuto sia a fattori genetici (maggiore presenza di fenotipi a cute chiara) sia a una rete di screening e registrazione dei dati storicamente più capillare. Si possono individuare tre ragioni principali per questa “epidemia” di diagnosi di melanoma:
Cambiamento degli stili di vita: L’esposizione solare è diventata “intermittente e intensa” (week-end al mare, lampade abbronzanti, vacanze invernali al sole). Questo tipo di esposizione, che causa scottature acute, soprattutto in età pediatrica e adolescenziale, è il principale fattore di rischio per il melanoma.
Migliore capacità diagnostica: Oggi la capacità diagnostica è notevolmente migliorata per il melanoma. La diffusione della “mappatura dei nei” e l’incremento al ricorso di tecniche diagnostiche di imaging sempre più sofisticate (epiluminescenza, “total body map”) permettono di individuare lesioni piccolissime che un tempo sarebbero passate inosservate o diagnosticate solo in stadi avanzati.
Invecchiamento della popolazione: Come per quasi tutte le patologie oncologiche, l’aumento dell’aspettativa di vita porta statisticamente a un maggior numero di casi registrati, poiché i danni da raggi UV sono cumulativi nel tempo.


L’età giovanile rappresenta un momento particolarmente delicato rispetto ai fattori di rischio legati all’esposizione solare?

Assolutamente sì. L’età giovanile (infanzia e adolescenza) è considerata come il periodo critico che determina gran parte del rischio di sviluppare un melanoma in età adulta. Il motivo non è solo comportamentale, ma essenzialmente biologico. l’esposizione al sole tra gli 0 e i 20 anni è così determinante per 4 motivi:

  1. La cute ha una “memoria biologica”. Il danno al DNA indotto dai raggi UV (in particolare gli UVA e UVB) è cumulativo.
  2. L’effetto delle “scottature acute”. Anche solo due o tre scottature solari gravi (con formazione di eritemi dolorosi o vescicole) prima dei 20 anni possono raddoppiare il rischio di melanoma nel corso della vita.
  3. La vulnerabilità del sistema immunitario cutaneo. Nei primi anni di vita, i meccanismi di riparazione del DNA e le difese immunitarie della cute non sono ancora pienamente sviluppati. La produzione di melanina (il nostro filtro naturale) è meno efficiente, rendendo i giovani più vulnerabili all’azione dei raggi UV.
  4. Il legame con i Nei (Nevi). L’esposizione solare eccessiva durante l’infanzia favorisce la comparsa di un numero elevato di nei. Statisticamente, avere più di 50-100 nei sul corpo è uno dei principali fattori di rischio clinici per il melanoma.
    In sintesi: Proteggere un bambino oggi con creme ad alta protezione (SPF 50+), magliette tecniche e cappellini rappresenta una vera e propria assicurazione sanitaria contro il melanoma per i suoi prossimi 50 anni.

Entrando nel merito della prevenzione primaria, quali sono i comportamenti più corretti che un adolescente dovrebbe adottare durante l’esposizione al sole?

Quando parliamo di adolescenti, la prevenzione primaria è una sfida: bisogna conciliare il desiderio di abbronzatura (spesso legato a canoni estetici sociali) con la protezione biologica. Ecco sinteticamente i comportamenti corretti che un adolescente dovrebbe adottare (fig. 1) :

  1. La Regola delle “Ore d’Oro”
    Evitare l’esposizione diretta tra le 11:00 e le 16:00. In questa fascia oraria i raggi UVA/B (i principali responsabili delle scottature e del danno al DNA) sono al loro picco di intensità.
    Un trucco pratico: Guarda la tua ombra. Se è più corta di te, il sole è troppo alto e pericoloso; meglio stare sotto l’ombrellone o al chiuso.
  2. Fotoprotezione Dinamica (Creme Solari)
    Non basta “mettersi la crema” una volta al mattino. La protezione deve essere: alta (SPF 50+): Indispensabile per i fototipi chiari, ma raccomandata a tutti nelle prime esposizioni; generosa: spesso se ne usa troppo poca. Serve circa il palmo di una mano per tutto il corpo; frequente: va riapplicata ogni 2 ore e sempre dopo ogni bagno o se si suda molto (anche se la crema è dichiarata “water resistant“).
    Un trucco pratico: La regola dell’”unità polpastrello”. In termini di superficie, 1 “Unità Polpastrello” (una striscia di crema che va dall’ultima piega del dito indice fino alla punta) è adeguata a proteggere un’area corrispondente a circa 2 palmi di una mano (comprese le dita).
  3. Protezione Fisica: Oltre la Crema.
    La crema solare non è uno “scudo totale” che permette di stare al sole all’infinito. La protezione migliore rimane quella fisica:
    Indumenti: T-shirt, cappellino con visiera e occhiali da sole con filtri UV a norma CE (per proteggere anche la delicata zona oculare e perioculare).
    Ombra: Ricordarsi che l’ombrellone non scherma il 100% dei raggi (passano per riflesso dalla sabbia), ma riduce drasticamente l’irraggiamento diretto.
  4. No alle Lampade Abbronzanti.
    Questo rappresenta un punto più critico per gli adolescenti. L’uso di lettini o docce solari prima dei 30 anni aumenta il rischio di melanoma del 75%.
    Nota bene: In Italia, per legge, l’uso dei solarium è vietato ai minori di 18 anni, proprio a causa dell’altissima suscettibilità della loro cute ai danni oncogeni.
  5. Attenzione ai “Falsi Amici”
    Il cielo nuvoloso: Le nuvole filtrano la luce ma non i raggi UV. Ci si può scottare gravemente anche con il cielo coperto.
    Il vento e l’acqua: La sensazione di fresco sulla cute maschera il calore del sole, portando a esporsi più a lungo del dovuto senza accorgersi dell’eritema in corso.

Quali sono invece gli errori più frequenti che riscontrate nella pratica clinica?

Nella pratica clinica, il divario tra ciò che le persone pensano di fare e ciò che la loro cute subisce realmente è molto ampio. Gli errori più frequenti che riscontriamo non riguardano solo la dimenticanza della crema, ma veri e propri errori metodologici.
Ecco i “falsi miti” e gli sbagli più comuni:

  1. La “Sindrome del Primo Giorno”
    Molti pazienti riportanio ustioni solari dopo il primo weekend di sole.
    L’errore: Esporsi per 6-8 ore consecutive il primo giorno di vacanza pensando che una singola applicazione di SPF 50 sia uno scudo indistruttibile.
    La realtà: La cute ha bisogno di un adattamento graduale. La crema solare non è una licenza per restare al sole illimitatamente, ma uno strumento per ridurre il danno durante un’esposizione controllata.
  2. Il Sotto-dosaggio (L’errore del “Tubetto Eterno”)
    È l’errore più diffuso in assoluto. Un tubetto di crema da 200 ml, se usato correttamente per tutto il corpo, dovrebbe durare al massimo 1 settimana per una persona adulta.
    L’errore: Far durare lo stesso flacone per due o tre estati consecutive.
    La conseguenza: Se applichi poca crema, l’SPF 50 si abbassa notevolmente.
  3. Dimenticare le “Zone Ombra”
    Esistono aree del corpo che regolarmente sfuggono alla protezione e che sono spesso sede di ustioni solari
    • Le orecchie (soprattutto negli uomini o in chi ha i capelli corti).
    • Il dorso dei piedi e le dita dei piedi.
    • Il cuoio capelluto (specialmente in presenza di calvizie o diradamento).
    • Il retro delle ginocchia e l’incavo ascellare.
  4. Il tranello del “Water Resistant”
    L’errore: Pensare che se la crema è resistente all’acqua, rimanga sulla cute dopo il bagno.
    La realtà: La dicitura indica che la crema mantiene l’efficacia mentre sei in acqua. Tuttavia, l’atto di asciugarsi con l’asciugamano rimuove meccanicamente l’80% del prodotto. La crema va riapplicata tassativamente dopo ogni bagno.
  5. Il Paradosso dell’Ombra e delle Nuvole
    L’errore: Non mettersi la crema perché “è nuvoloso” o “sto tutto il tempo sotto l’ombrellone”.
    La realtà: La sabbia riflette fino al 25% dei raggi UV e l’acqua il 10%. Anche sotto l’ombrellone, ricevi una dose significativa di radiazioni indirette. Le nuvole, invece, lasciano passare fino all’80% dei raggi UV, eliminando però la sensazione di calore (infrarossi), rendendo l’ustione paradossalmente più probabile perché non si avverte il “bruciore” immediato.
  6. L’applicazione ritardata
    L’errore: Mettersi la crema una volta arrivati in spiaggia.
    La realtà: I filtri chimici necessitano di circa 20-30 minuti per legarsi correttamente allo strato corneo della cute e iniziare a funzionare. La protezione andrebbe applicata a casa, prima di uscire.

Il progetto SUNTEL punta molto sulla peer education. Dal punto di vista medico e comunicativo, perché la formazione tra pari può risultare più efficace rispetto alla lezione tradizionale quando si parla di salute e prevenzione?

Il progetto SUNTEL, promosso dall’Intergruppo Melanoma Italiano e ideato dal Prof. Ignazio Stanganelli, puntando sulla peer education (educazione tra pari), intercetta una delle dinamiche psicologiche e comunicative più potenti dell’adolescenza. Dal punto di vista medico e sociologico, questa strategia è spesso più efficace della “lezione frontale” per diverse ragioni fondamentali:

  1. Abbattimento delle Barriere Difensive
    Nella lezione tradizionale, il medico o l’insegnante rappresentano l’autorità. Questo può innescare nel giovane un meccanismo di resistenza o di “percezione del rischio lontano” (il classico “lo dice perché è il suo lavoro”).
    Il “peer” (il compagno di scuola o l’amico) parla la stessa lingua, condivide gli stessi dubbi e, soprattutto, gli stessi canoni estetici (come il desiderio di essere abbronzati). La comunicazione non è più calata dall’alto, ma è uno scambio orizzontale che genera meno resistenza.
  2. Credibilità e “Modello di Ruolo”
    In dermatologia, la prevenzione passa spesso per comportamenti che gli adolescenti percepiscono come “poco cool” (mettere la crema, indossare la maglietta, evitare le lampade abbronzanti).
    Se è un coetaneo a spiegare che proteggersi non significa rinunciare al divertimento, ma evitare danni futuri e invecchiamento precoce, il messaggio acquisisce una validità sociale che il medico non può trasmettere. Il pari diventa un modello di comportamento positivo e imitabile.
  3. La Teoria dell’Azione Ragionata
    Molti comportamenti a rischio non dipendono dalla mancanza di informazioni (gli adolescenti sanno che il sole scotta), ma dalla pressione del gruppo. La peer education agisce sulla “norma soggettiva“: se il gruppo inizia a considerare la protezione solare come un comportamento intelligente e “normale“, l’individuo si adegua per non sentirsi escluso. Si sposta la percezione della protezione solare da “obbligo medico” a “scelta consapevole del gruppo“.

Quanto è importante la diagnosi precoce?

In parole molto semplici: la diagnosi precoce nel melanoma non è solo importante, è quella che ti salva la vita.
“Arrivare prima” è una questione di millimetri: Il melanoma è un tumore che cresce inizialmente sulla superficie della cute (come una macchia). Se lo prendi quando è sottile (meno di 1 millimetro), basta un piccolo intervento di chirurgico superficiale, in anestesia locale, per eliminarlo per sempre. In questo caso, guarisci nel 95-100% dei casi.
Se invece aspetti e il tumore scende in profondità, superando gli strati superficiali della cute può incontrare i vasi sanguigni e linfatici, con possibile disseminazione delle cellule neoplastiche a distanza.
In sintesi:
Preso subito: è un problema limitato alla cute che si risolve, nella maggior parte dei casi, con un piccolo intervento chirurgico superficiale.
Preso tardi: diventa una malattia difficile da curare che richiede terapie complesse.


Quali segnali devono imparare a riconoscere i ragazzi e quando è opportuno rivolgersi a uno specialista?

Per i ragazzi, imparare a “leggere” la propria cute è un po’ come imparare a riconoscere una notifica sospetta sullo smartphone: bisogna capire quando ignorarla e quando invece richiede un’azione immediata. Non serve diventare ansiosi, basta diventare dei buoni osservatori. Ecco i segnali da monitorare e quando è il momento di alzare la mano.

  1. I 5 Segnali d’Allarme: La Regola ABCDE
    Questa è la “bussola” della prevenzione. Se un ragazzo nota un neo che presenta una o più di queste caratteristiche, deve parlarne con i genitori o il medico:
    A come Asimmetria: Se immagini di dividere il neo a metà con una linea, le due parti sono molto diverse tra loro?
    B come Bordi: I bordi sono frastagliati, irregolari o “sfumati” come una macchia d’inchiostro sulla carta assorbente?
    C come Colore: Il neo ha zone di colori diversi (marrone chiaro, nero pece, rosso o addirittura bianco/grigio)?
    D come Dimensioni: Il diametro è superiore ai 6 millimetri (all’incirca la grandezza della gomma in cima a una matita)?
    E come Evoluzione: Questa è la più importante per i giovani. Il neo è cambiato rapidamente? È cresciuto, ha cambiato forma o colore negli ultimi mesi?
  2. Il trucco del “Brutto Anatroccolo”
    A volte i ragazzi hanno molti nei, tutti simili tra loro. Il segnale più chiaro di un possibile problema è il neo isolato: quello che appare visibilmente diverso da tutti gli altri per colore, forma o dimensione. Se tutti i tuoi nei sono chiari e piccoli, e ne spunta uno scuro e grande, quello è il “brutto anatroccolo” da far controllare.
    3….E quello del “Moscone sul Lenzuolo Bianco”
    A volte i ragazzi non hanno nei, in questo caso, se sulla cute spunta un nuovo neo che si nota a colpo d’occhio, che attira l’attenzione come lo farebbe un “moscone su un lenzuolo bianco”, allora quel neo va fatto controllare.
  3. Sintomi “fisici” (Oltre la vista)
    Un neo non dovrebbe mai “farsi sentire”. È opportuno rivolgersi a uno specialista se un neo:
    • Prude in modo persistente.
    • Sanguina senza che ci sia stato un trauma (ad esempio senza averlo grattato per sbaglio).
    • Provoca dolore o fastidio al tatto.
    • Presenta una crosticina che non guarisce.
    Consiglio per i ragazzi: La cute è l’unico organo che abbiamo interamente “a vista”. Controllarsi una volta al mese dopo la doccia richiede solo due minuti, ma è il modo più efficace per gestire la propria salute in modo autonomo e consapevole.

Quanto incide la tempestività dell’intervento sulle possibilità di cura?

Si usa spesso una frase molto diretta: il melanoma non perdona il ritardo, ma premia la rapidità. La tempestività non è solo “importante”, è il fattore che sposta l’ago della bilancia tra una guarigione completa e una malattia complessa da gestire.
Ecco come la tempestività d’intervento incide concretamente sulle possibilità di cura:

  1. La “Regola del Millimetro”
    Il successo della cura dipende quasi interamente dalla profondità raggiunta dal tumore nella cute.
    Sotto 1 mm (Melanoma sottile): Se l’intervento avviene quando il melanoma è confinato agli strati superficiali della cute, la probabilità di guarigione definitiva è vicina al 95-100%.
    Sopra i 2-3 mm (Melanoma spesso): Se si aspetta troppo, il tumore scende in profondità. Qui il rischio che le cellule malate entrino in circolo e raggiungano i linfonodi o altri organi aumenta drasticamente, e le possibilità di cura scendono intorno al 50-60%.
  2. Dalla chirurgia “ambulatoriale” alle terapie complesse
    La tempestività cambia radicalmente anche il tipo di percorso che il paziente deve affrontare:
    Intervento precoce: Basta una piccola asportazione chirurgica in anestesia locale (spesso in regime ambulatoriale) ed Il paziente torna a casa lo stesso giorno
    Intervento tardivo: Può richiedere l’asportazione del “linfonodo sentinella”, interventi chirurgici più ampi e, nei casi avanzati, cicli di immunoterapia o terapie a bersaglio molecolare che, per quanto innovative ed efficaci, sono cure lunghe e complesse.
  3. La velocità del melanoma
    A differenza di altri tumori della cute che crescono molto lentamente (anche in anni), il melanoma può cambiare e approfondirsi in pochi mesi. Per questo motivo, una macchia che appare “strana” oggi non dovrebbe mai essere ricontrollata “tra un anno”.
    In conclusione: Il fattore tempo è il nostro miglior alleato. Nelle Marche, grazie alla rete dei dermatologi e ai progetti di sensibilizzazione, stiamo vedendo un aumento delle diagnosi di melanomi “sottili“: questo è un ottimo segno, perché significa che stiamo battendo il tumore sul tempo.

La piattaforma digitale “Il Sole per Amico for Young” introduce strumenti di teledidattica in un ambito sanitario. Ritiene che le nuove tecnologie possano effettivamente migliorare l’alfabetizzazione scientifica e la consapevolezza sui temi oncologici tra i giovani?

Sì, strumenti come la piattaforma “Il Sole per Amico for Young” rappresentano un salto di qualità fondamentale per l’alfabetizzazione scientifica dei giovani. L’efficacia di queste tecnologie non risiede solo nella digitalizzazione dei contenuti, ma nella capacità di trasformare lo studente da spettatore passivo a protagonista della prevenzione.
I motivi principali per cui queste innovazioni sono considerate efficaci possono essere riassunti così:

  1. Linguaggio e Accessibilità
    Le piattaforme di teledidattica utilizzano codici comunicativi vicini alla Gen Z e alla Gen Alpha, come digital games, video interattivi e tecniche di morphing virtuale (come quelle usate nella piattaforma IMI MelaMEd). Questo abbatte le barriere della terminologia medica complessa, rendendo i concetti di “fototipo”, “radiazioni UV” e “mutazione genetica” comprensibili e memorizzabili.
  2. La Forza della Peer Education
    Uno dei pilastri del progetto è il Peer Education Programme. La tecnologia permette agli studenti di creare e condividere i propri contenuti (cortometraggi, grafiche, post). Quando un giovane spiega a un coetaneo perché è importante evitare le lampade abbronzanti o come monitorare un neo sospetto, il messaggio ha un impatto psicologico molto superiore rispetto a una lezione frontale tradizionale.
  3. Personalizzazione e Flessibilità
    A differenza dei vecchi opuscoli cartacei, le piattaforme digitali offrono percorsi differenziati:
    For Kids: focalizzato sul gioco e sulle regole base dell’esposizione solare.
    For Young: approfondimenti scientifici per le scuole superiori, inclusi moduli per indirizzi biomedici, che collegano la prevenzione alla ricerca oncologica avanzata.
  4. Dalla Teledidattica alla Consapevolezza Clinica
    L’alfabetizzazione digitale alla salute è correlata a una maggiore aderenza ai futuri protocolli di cura. Insegnare ai giovani a distinguere le fonti scientifiche certificate (come quelle fornite dall’Intergruppo Melanoma Italiano – IMI) dalle “fake news” sulla salute è un atto di prevenzione secondaria che durerà per tutta la loro vita adulta.

Quali sono i linguaggi più efficaci per comunicare questi contenuti?

Per comunicare temi complessi come la prevenzione ai giovani, non basta “trasmettere” informazioni; bisogna parlare la loro lingua. I linguaggi più efficaci oggi sono quelli che mescolano intrattenimento, interazione visiva e autenticità.
Sono tre i pilastri della comunicazione scientifica moderna per le nuove generazioni:

  1. “Visual” & “Gamification”
    I giovani elaborano le informazioni visive 60.000 volte più velocemente del testo.
    Video Brevi e Dinamici: L’uso di Reel, o brevi animazioni (motion graphics) permette di spiegare concetti come il danno al DNA causato dai raggi UV in pochi secondi, usando metafore visive.
    Gamification: Trasformare l’apprendimento in un gioco (quiz a premi, badge di competenza, simulazioni virtuali) aumenta il coinvolgimento. Se un ragazzo deve “proteggere” un avatar dai raggi solari in un gioco, memorizzerà le regole di prevenzione molto meglio che leggendo un manuale.
  2. Linguaggio “Peer-to-Peer” (Educazione tra pari)
    Il linguaggio accademico crea spesso distacco. Il linguaggio più potente è quello dei coetanei.
    Authentic Voice: Quando gli studenti delle scuole superiori creano contenuti per i propri coetanei, utilizzano uno slang e dei riferimenti culturali comuni che rendono il messaggio credibile.
    Influencer e Role Model: La collaborazione con creator digitali che godono di fiducia può “normalizzare” i controlli medici di prevenzione, rendendoli parte di una routine di benessere anziché un’imposizione medica.
  3. La Narrazione Emozionale (Storytelling)
    La scienza spiega il “come”, ma la narrazione spiega il “perché”.
    Testimonianze: Raccontare storie reali di giovani che hanno affrontato la malattia o che hanno cambiato le proprie abitudini dopo una diagnosi precoce attiva l’empatia.
    Metafore Semplificate: Sostituire il gergo clinico con analogie quotidiane. Ad esempio, paragonare la cute ad una “memoria digitale” che registra ogni scottatura solare fin dall’infanzia aiuta a comprendere l’effetto cumulativo dei danni UV.

Il melanoma è spesso percepito come un rischio lontano. Come si può superare questa sottovalutazione e trasformare la prevenzione in un’abitudine stabile, non legata solo alla stagione estiva?

Per superare la percezione del melanoma come un “rischio lontano” o esclusivamente “estivo”, è necessario scardinare l’idea che il danno solare sia un evento acuto (la scottatura) e sostituirla con il concetto di accumulo biologico.
Per trasformare la prevenzione in un’abitudine costante occorre tenere presente alcune strategie psicologiche e pratiche:

  1. Il Concetto di “Memoria della Pelle”
    Il linguaggio più efficace per i giovani è quello della tecnologia. La cute non è un involucro inerte, ma un “hard disk” che registra ogni esposizione non protetta.
    Danno Invisibile: Spiegare che i raggi UVA/UVB (responsabili dell’invecchiamento e dei tumori) sono presenti tutto l’anno, anche in caso di cielo nuvoloso o durante l’inverno.
    Effetto Accumulo: usare l’analogia del codice sorgente che viene scritto una sola volta: ogni scottatura è un glitch che corrompe il DNA. Anche se il “software” sembra funzionare, il sistema non fa mai il reset e accumula errori nel database profondo. Quando i file corrotti diventano troppi, il sistema va in crash totale: è lì che nasce il melanoma.
  2. De-stagionalizzare la Protezione (Skincare vs. Protezione Solare)
    La chiave è inserire la protezione solare nella propria routine quotidiana, non nel kit da spiaggia.
    Cosmetizzazione della Prevenzione: Promuovere filtri solari contenuti in creme idratanti o prodotti per il viso che i giovani usano abitualmente. Se la protezione diventa un gesto cosmetico, la costanza aumenta drasticamente.
    Protezione in Città: Focalizzare l’attenzione su momenti quotidiani: l’attesa del bus, l’attività sportiva all’aperto o la passeggiata in centro.
  3. Automonitoraggio: La Regola dell’ABCDE come “Check-up” Mensile
    Trasformare il controllo dei nei in un’abitudine di self-care, simile a quella che si ha per il fitness o l’alimentazione ed Insegnare a riconoscere i segnali d’allarme non come una diagnosi ansiogena, ma come una forma di consapevolezza del proprio corpo.
  4. Cambiamento del Modello Estetico
    Il mito della “tintarella a tutti i costi” come sinonimo di salute va sostituito.
    Cultura del “Glow” Naturale: Promuovere l’idea che la cute sana è quella protetta.
    Influencer Marketing: Coinvolgere icone di stile che mostrano l’uso della protezione solare anche in contesti non balneari (montagna, città, sport).

Infine, quali risultati concreti si aspetta da questo percorso nel medio periodo?

Dall’applicazione di questo percorso di teledidattica e dall’uso di linguaggi innovativi (come la metafora del “glitch” genetico), nel medio periodo (3-5 anni) ci si aspettano tre risultati concreti e misurabili:
• Aumento della “Alfabetizzazione sanitaria” Digitale: I giovani non saranno solo più informati, ma capaci di distinguere tra fonti scientifiche attendibili e fake news, diventando ambasciatori della prevenzione nelle proprie famiglie (trasmissione del sapere bottom-up).
• Cambio dei Comportamenti Solari: Una riduzione statisticamente significativa degli episodi di eritema solare nelle fasce 12-18 anni e un incremento dell’uso quotidiano di filtri solari, non più percepiti come “creme da spiaggia” ma come strumenti di protezione del proprio “sistema operativo“.
• Diagnosi Precoce e Consapevolezza: Un aumento delle visite dermatologiche preventive richieste spontaneamente dai giovani o dai loro genitori, grazie alla capacità di riconoscere i segnali d’allarme (regola ABCDE) prima che il “glitch” diventi un problema critico.
• Creazione di un Database di Peer-Education: Una library digitale di contenuti creati dagli studenti (video, meme, grafiche) che continui ad auto-alimentarsi, rendendo la prevenzione un tema culturale stabile e non una campagna isolata.


Esistono indicatori che possono misurare l’efficacia di un progetto educativo in termini di cambiamento dei comportamenti e riduzione del rischio?

Nel progetto Suntel (legato alla piattaforma “Il Sole per Amico for Young”), la tecnologia non è solo il mezzo, ma il metro di misura del cambiamento. E’ possbile misurare concretamente il successo di questo percorso attraverso alcuni indicatori:

  1. Indicatori di “Digital Engagement” (Processo)
    Essendo una piattaforma di teledidattica, il primo segnale di efficacia è la partecipazione attiva:
    • Tasso di completamento dei moduli: Quanti studenti terminano l’intero percorso formativo rispetto ai log-in iniziali.
    • Produzione di contenuti “Peer-to-Peer“: Il numero di video, meme o grafiche (come quella del “glitch”) caricati dai ragazzi. Questo misura quanto hanno interiorizzato il messaggio al punto da volerlo spiegare agli altri.
  2. Indicatori di Alfabetizzazione Sanitaria (Competenza)
    • Riduzione del “Gap di Conoscenza”: Confronto tra i risultati dei quiz iniziali e finali sulla piattaforma. Un successo del progetto Suntel si riflette in un incremento netto della comprensione di concetti come fototipo e indice UV.
    • Riconoscimento dei Segnali (Regola ABCDE): Test interattivi in cui gli studenti devono identificare lesioni sospette in un ambiente virtuale protetto, misurando la loro precisione diagnostica “teorica”.
  3. Indicatori Comportamentali e di Impatto (Risultato)
    • Effetto “Ambasciatore” in Famiglia: Questionari somministrati ai genitori per verificare se i figli hanno riportato a casa le buone pratiche, influenzando ad esempio l’acquisto di solari adeguati o la prenotazione di una mappatura dei nei per tutta la famiglia.
  4. Indicatori Clinici a Lungo Termine
    • Aumento degli Screening Giovanili: Monitoraggio statistico (in collaborazione con i centri dermatologici del SSN locali) per vedere se, nelle zone dove Suntel è attivo, aumentano le visite di controllo spontanee tra gli under 20.

Immagine di copertina realizzata con AI

Ancona misura l’impatto delle sue scelte sui giovani


Cosa succederebbe se un’Amministrazione pubblica, prima di prendere una decisione, si chiedesse quali effetti produrrà tra dieci o vent’anni sui ragazzi di oggi?

Questa domanda ad Ancona avrà presto una risposta concreta perché in questi giorni ha preso avvio l’iter che porterà il Comune a integrare in modo stabile nella propria programmazione la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG), uno strumento pensato per misurare in via preventiva gli effetti delle scelte pubbliche sui giovani tra i 14 e i 35 anni e, più in generale, sulle opportunità future della città.

Il tema non nasce ora. Nelle scorse settimane il Consiglio comunale aveva discusso una mozione sulla valutazione di impatto generazionale, approvandola. Con il via libera della Giunta su proposta dell’assessore alle Politiche Giovanili Marco Battino si entra ora nella fase operativa: una delibera avvia la sperimentazione della VIG e definisce gli indirizzi per la sua integrazione nel Documento Unico di Programmazione, l’atto che ogni anno stabilisce priorità strategiche, investimenti pubblici e indirizzi di governo. Il percorso si muove in coerenza con le Linee guida di ANCI e punta a trasformare un principio in prassi amministrativa.

La VIG diventa così parte della programmazione comunale, collegando in modo diretto politiche giovanili, sviluppo sostenibile ed equità intergenerazionale alle scelte di bilancio. In questo modo, le decisioni economiche e strategiche dell’ente saranno valutate anche in base agli effetti prodotti sulle nuove generazioni.

Il metodo si fonda su indicatori misurabili: occupazione giovanile, numero di NEET (non inseriti in percorsi di istruzione, lavoro o formazione), accesso alla formazione, condizioni dell’abitare, mobilità urbana, qualità ambientale, accesso ai servizi. Attraverso questi dati sarà possibile stimare in modo oggettivo l’impatto delle politiche pubbliche sulla condizione dei giovani e sull’equilibrio nel medio e lungo periodo.

Accanto agli indicatori quantitativi saranno applicati criteri di misurazione espliciti: la decisione amplia le opportunità di lavoro e di autonomia per le nuove generazioni? Riduce i divari territoriali e sociali? Rafforza la sostenibilità ambientale? Garantisce un equilibrio tra costi immediati e benefici nel tempo? Ogni intervento rilevante sarà accompagnato da una relazione sintetica che descriva impatti diretti e indiretti, rendendo trasparente il legame tra spesa pubblica e risultati attesi.

La delibera prevede che l’introduzione della VIG avvenga con il supporto metodologico di ANCI e l’affiancamento dell’Associazione nazionale dei Comuni comincerà a breve. Il raccordo con l’Università Politecnica delle Marche contribuirà alla definizione e all’analisi degli indicatori, rafforzando la base scientifica delle valutazioni.

L’iniziativa è stata presentata dal sindaco Daniele Silvetti a Roma, come elemento qualificante della politica dell’Amministrazione, nel giorno in cui è stato illustrato al Ministero il dossier per la candidatura di Ancona a Capitale italiana della Cultura 2028. In quella sede il primo cittadino ha sottolineato la scelta di rendere strutturale la valutazione dell’impatto generazionale all’interno della programmazione economica e strategica dell’ente. «Vogliamo trattenere i nostri giovani talenti e attrarne altri, investire sul loro futuro, costruendo una città viva e dinamica, creativa. Per questo abbiamo deciso in Consiglio comunale che il Documento Unico di Programmazione sarà adottato valutando ex ante l’impatto economico, sociale e ambientale delle nostre politiche sulle nuove generazioni, usando gli indicatori della VIG, valutazione di impatto generazionale approvata in Consiglio e Giunta», ha dichiarato il sindaco.

Sulla stessa linea l’assessore Marco Battino: «Fino ad oggi la valutazione di impatto generazionale è rimasta spesso un tema da convegno. Oggi la portiamo dentro gli atti del Comune. Rispondiamo a quanto richiesto dall’Unione Europea con lo Youth Check e ci collochiamo tra i primi Comuni in Italia ad applicare questo metodo in modo strutturale. Ogni politica che verrà messa in campo e ogni decisione amministrativa dovranno considerare le conseguenze nel tempo. Le scelte di oggi producono effetti domani, e vogliamo misurarli».

La Valutazione di Impatto Generazionale entrerà progressivamente nel DUP, collegando obiettivi, risorse e risultati riferiti ai giovani della città. Il sistema di monitoraggio sarà affidato al Nucleo di Valutazione, che seguirà nel tempo l’effettiva integrazione dello strumento nella programmazione comunale e ne verificherà l’applicazione concreta. Se la sperimentazione darà esiti coerenti con gli obiettivi dichiarati, la VIG diventerà un passaggio ordinario nelle scelte amministrative, rendendo strutturale un approccio che mette al centro le conseguenze delle decisioni pubbliche sulle generazioni future.

Tiziano, Lotto e l’AI: confronti ravvicinati in Pinacoteca


Dal 14 febbraio la Pinacoteca Civica Francesco Podesti di Ancona si è trasformata in un laboratorio aperto sul Rinascimento. La città ha accolto due prestiti di grande rilievo e li ha messi al centro di due mostre studio pensate per far vedere da vicino, con calma e in modo comparativo, come lavoravano due protagonisti assoluti del Cinquecento: Tiziano Vecellio e Lorenzo Lotto.

Tiziano 1520: opere a confronto

La mostra studio “Tiziano 1520. La Pala Gozzi di Ancona e l’Annunciazione del Duomo di Treviso” nasce da una circostanza concreta: la Pala Gozzi, uno dei capisaldi della produzione giovanile dell’artista e della pittura veneta del primo Cinquecento, ha raggiunto Pieve di Cadore per la rassegna “Tiziano e il Paesaggio. Dal Cadore alla Laguna: la Pala Gozzi e la Sommersione del faraone”, inserita nel programma dell’Olimpiade Culturale legata ai Giochi Invernali Milano-Cortina 2026 e nelle celebrazioni per i 450 anni dalla morte dell’artista nella sua terra natale. Nella sala espositiva la pala è accompagnata da una riproduzione digitalizzata in scala 1:1, realizzata dagli esperti dell’Università Politecnica delle Marche, che consente di ricostruire con precisione dimensionale e scientifica il rapporto con l’opera e il contesto di provenienza.

La Pinacoteca Civica Francesco Podesti ha colto questa occasione di prestito per costruire ad Ancona un percorso di studio fondato sul confronto tra opere coeve, proponendo un dialogo critico che valorizza la fase giovanile di Tiziano e rafforza la lettura storico-artistica del 1520 come anno chiave della sua produzione. Ad Ancona è arrivata infatti, in cambio, l’Annunciazione Malchiostro, firmata da Tiziano Vecellio e coeva della pala Gozzi, proveniente dalla Cappella Malchiostro del Duomo di Treviso. In origine quell’opera si osserva da una posizione più distante, legata alla collocazione nella cappella e alle condizioni di fruizione del luogo. In Pinacoteca, invece, la tavola si offre a uno sguardo ravvicinato che cambia la percezione: emergono i dettagli, si leggono meglio i rapporti tra figure e spazio, si apprezza la regia della luce. È un vantaggio raro per chi vuole capire davvero come Tiziano costruisce la scena. Il dipinto del 1520 mostra una scelta iconografica di grande modernità. La Vergine occupa il primo piano e si rivolge verso lo spettatore; l’arcangelo Gabriele arretra lungo una diagonale che apre lo spazio; al centro, sullo sfondo, compare inginocchiato il committente Broccardo Malchiostro, plenipotenziario del vescovo-umanista Bernardo de Rossi, ricordato anche dall’iscrizione sulla tavola. La composizione racconta un momento chiave della ricerca tizianesca: un’Annunciazione che si allontana dalle formule più consuete e imprime alla scena una forza nuova, capace di influenzare altri artisti, compreso Lorenzo Lotto.

L’Annunciazione Malchiostro descritta da don Paolo Barbisan, Direttore Ufficio Arte Sacra e Beni Culturali Diocesi di Treviso, incaricato Beni Culturali ed Edilizia di Culto Conferenza Episcopale Triveneta

La collaborazione che ha reso possibile l’arrivo dell’Annunciazione Malchiostro coinvolge il Comune di Ancona, la Magnifica Comunità di Cadore, il Comune di Pieve di Cadore, la Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore e la Diocesi di Treviso, con il coordinamento organizzativo di Villaggio Globale International, il sostegno di DBA Group e la collaborazione di Ministero della Cultura e delle Soprintendenze competenti. Sullo sfondo, un altro elemento rilevante: la movimentazione del dipinto trevigiano si collega ai lavori di restauro della Cappella Malchiostro, finanziati da Save Venice, che ha sostenuto anche il restauro dell’opera di Tiziano. Il prestito si inserisce quindi in un circuito virtuoso di tutela e scambio culturale tra istituzioni.

Il percorso dedicato a Tiziano prevede un passaggio importante nei prossimi mesi. Per Pasqua 2026 la Pala Gozzi tornerà ad Ancona e sarà esposta per la prima volta insieme all’Annunciazione Malchiostro e alla Crocifissione di Tiziano. Tra aprile e giugno è previsto anche un ciclo di conferenze con studiosi tra i più autorevoli, realizzato in collaborazione con la Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, per accompagnare il pubblico dentro i temi della ricerca e del confronto tra le opere.

In mostra il gemello digitale della Pala Gozzi

In attesa del rientro della Pala Gozzi, accanto al prestito trevigiano, la Pinacoteca ha inserito un elemento che rende questa mostra studio ancora più attuale: la copia perfetta in scala 1:1 della Pala Gozzi, ottenuta dal gemello digitale realizzato dal laboratorio mAIndh (Mindful Artificial Intelligence for Digital Heritage), il Laboratorio di Intelligenza Artificiale per i Beni Culturali dell’Università Politecnica delle Marche diretto dal prof. Paolo Clini. Il digitale entra dunque in questo contesto artistico come strumento di conoscenza: il pubblico può vedere un’opera ricostruita con precisione a partire da un modello digitale e, al contempo, questa tecnologia sostiene lo studio e la continuità dell’esperienza museale anche quando, come in questo caso, un capolavoro si sposta per una mostra. Come spiegato dal professor Clini, grazie alla digitalizzazione è possibile ora visionare e studiare nel retro dell’opera una serie di disegni preparatori dell’artista. “Si tratta – spiega Clini – di una riproduzione perfettamente identica all’originale, al punto da risultare indistinguibile a occhio nudo, un unicum nel panorama nazionale per qualità e definizione”. La copia esposta in Pinacoteca nasce da un modello digitale di 11 miliardi di pixel, con una risoluzione di 800 mila per 30 mila pixel, capace di restituire dettagli invisibili anche dal vivo. “Questa operazione – commenta ancora il professore – rappresenta un vero capolavoro digitale e apre conseguenze rilevanti sul piano pratico e culturale. La digitalizzazione, oggi potenziata dall’intelligenza artificiale, non solo consente una visione estremamente fedele dell’opera, ma permette di esplorarne aspetti nascosti, ampliando le possibilità di studio, fruizione e circolazione del patrimonio. È un passaggio che può trasformare profondamente il modo in cui l’arte diventa bene comune”. Il valore aggiunto sta proprio in questo doppio livello: da una parte l’osservazione ravvicinata di un’opera di Tiziano che, nella sede originaria, richiede uno sguardo più distante; dall’altra la possibilità di misurare sul campo l’apporto delle nuove tecnologie alla lettura dell’arte.

Dai Musei Capitolini il ritratto del Balestriere di Lorenzo Lotto

L’altra importante mostra studio della Pinacoteca è quella dedicata a Lorenzo Lotto: “Un volto per la città. Il Mastro Batista balestrier de la Rocha Contrada”, dove la Rocha Contrada è l’antico nome della città di Arcevia (poi modificato nel nome attuale nel 1817 da papa Pio VII). Il ritratto del Balestriere, in prestito dai Musei Capitolini di Roma fino al 16 aprile 2026, entra naturalmente in dialogo con la Pala dell’Alabarda, già nella collezione permanente. Il ritratto è uno dei vertici della ritrattistica lottesca: il volto emerge dalla penombra con una verità intensa, la balestra diventa segno di funzione civile, la luce restituisce un’identità complessa in equilibrio tra dignità e fragilità. La mostra è promossa dal Comune di Ancona con la Sovrintendenza Capitolina e i Musei Capitolini e con il supporto di Regione Marche, Estra, Viva Servizi e Viva Energia.

Una costellazione di mostre per i visitatori

In contemporanea, la Pinacoteca ospita fino al 15 marzo 2026 “Carlo Maratti e l’incisione” e fino al 4 maggio 2026 “Umberto Grati – Spin Off”. Il risultato di questo programma è una proposta ricca, che si affianca al corpus stabile delle opere e accompagna il percorso della candidatura di Ancona a Capitale italiana della cultura 2028.

Per visitare la Pinacoteca

Per informazioni: 0712226625-6626, pinacoteca@comune.ancona.it

Ancona con tutte le Marche per la Cultura: al Ministero il progetto per il 2028


Sono stati i giovani attori della Compagnia Giovani di Marche Teatro, guidata dal direttore Giuseppe Dipasquale, ad aprire nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura a Roma l’audizione del Comune di Ancona per la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028. Alzandosi dai loro posti tra il pubblico e raggiungendo il centro della scena, hanno avviato la presentazione con una performance che ha riportato alla voce le parole di Francesco Scarabicchi e Franco Scataglini. Presente in sala con la delegazione anconetana, nel giorno del suo compleanno, il maestro Dante Ferretti, tre volte Premio Oscar e direttore artistico del progetto Museo della Civiltà del Mare Adriatico.

Poco prima delle 11 ha preso la parola la delegazione anconetana, seconda a intervenire dopo Anagni e prima di Catania, per illustrare il dossier “Questo. Adesso.”, espressione tratta da un brano di Francesco Scarabicchi e assunta come chiave sintetica della candidatura. Il sindaco Daniele Silvetti ha collocato la proposta come una rotta strategica che intreccia identità storica e visione contemporanea, richiamando la Carta di Ancona e il binomio Città-Porto / Città-Parco come riferimento per un equilibrio strutturale tra sviluppo, paesaggio e cultura, e indicando nella vocazione internazionale, universitaria e nella scelta della gentilezza urbana i punti di riferimento della città.

La presentazione si è svolta alla presenza di una rete ampia e trasversale di soggetti del territorio che hanno contribuito alla costruzione del progetto. A partire dai quattro pilastri – Comune di Ancona, Regione Marche, ANCI Marche e Università Politecnica delle Marche – la candidatura si fonda su un sistema che coinvolge istituzioni culturali, enti di ricerca, fondazioni, operatori economici, associazioni, curatori e progettisti, per un totale di circa ottanta rappresentanti presenti in sala. Tra i soggetti attuatori assume un ruolo centrale Marche Teatro, partner strategico e soggetto attuatore della candidatura, protagonista anche della fase di audizione.

La narrazione del dossier

L’audizione, della durata complessiva di un’ora, è stata costruita come un evento unitario, con una regia coordinata che ha integrato interventi istituzionali, contributi artistici e supporti video. Nei primi trenta minuti è stata illustrata la struttura del dossier come ecosistema culturale articolato in quattro traiettorie: Questo Mare, Via Maestra, Adesso Parco, Mare Culturale, direttrici che traducono le caratteristiche storiche e geografiche di Ancona in una proposta di rigenerazione urbana, sociale e produttiva.

L’assessore alla Cultura Marta Paraventi ha richiamato l’impostazione del progetto, nato dalle parole di Scarabicchi e fondato sul mare come riferimento culturale e progettuale, spiegando la connessione tra area portuale e dimensione adriatica, asse degli istituti culturali e scientifici fino al Duomo, integrazione tra Parco del Cardeto e Conero, e sistema della produzione contemporanea che coinvolge giovani e imprese creative. Ha sottolineato l’attenzione a accessibilità e inclusione, con il Museo Tattile Statale Omero come riferimento metodologico, e l’integrazione tra patrimonio materiale e immateriale, innovazione digitale, welfare culturale e processi di rigenerazione urbana.

Il video del regista e musicologo Francesco de Melis ha accompagnato l’esposizione con immagini dedicate al paesaggio urbano e al porto. Alla giuria è stata consegnata anche una copia del dossier in Braille, in coerenza con l’impianto inclusivo del progetto. L’audizione si è conclusa con un contributo video realizzato dallo studio ADV Creativi. Nel corso della presentazione, il direttore creativo Anghela Alò ha illustrato la curatela unitaria dei progetti, il coordinamento tra le diverse linee di intervento e gli strumenti di monitoraggio previsti per garantire misurabilità e continuità.

Il cuore della visione

Per descrivere il cuore della visione sono intervenuti il Sindaco Daniele Silvetti, l’Assessore alla Cultura Marta Paraventi, il Rettore dell’Università Politecnica delle Marche Enrico Quagliarini e il presidente di ANCI Marche Marco Fioravanti. Il sindaco ha ribadito che la candidatura costituisce un piano strategico di sviluppo che riporta la cultura al centro della progettualità urbana, integrando vocazione portuale, sostenibilità ambientale e welfare culturale in un contesto di trasformazione sostenuto da investimenti PNRR, nuovo PUG e sistema dei parchi, con una governance multiattoriale capace di garantire continuità operativa.

Il Magnifico Rettore Enrico Quagliarini ha evidenziato il ruolo dell’Università Politecnica delle Marche come infrastruttura stabile di conoscenza e cooperazione con il Comune, in grado di trasformare ricerca e formazione in leva strutturale di sviluppo. Il presidente di ANCI Marche Marco Fioravanti ha collocato la candidatura nella dimensione territoriale, sottolineando il ruolo di Ancona come capoluogo capace di attivare la rete dei comuni marchigiani in una prospettiva regionale condivisa.

Il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, concludendo l’audizione, ha inserito la candidatura in una visione regionale fondata sul policentrismo marchigiano e sul rafforzamento del capoluogo come porta sull’Adriatico e sul Mediterraneo, richiamando il patrimonio storico e monumentale della città, la Mole Vanvitelliana, la vocazione marittima e manifatturiera e il progetto del nuovo porto come infrastruttura capace di coniugare sviluppo, identità e qualità urbana. Ha definito la candidatura un investimento strategico per rendere l’intero territorio marchigiano più protagonista nello scenario nazionale e mediterraneo.

Una comunità presente

All’audizione hanno assistito circa ottanta persone giunte a Roma per sostenere la candidatura: sindaci e amministratori del territorio, europarlamentari, parlamentari, rappresentanti istituzionali e culturali nazionali, curatori di progetto.

Erano presenti, tra gli altri, il Commissario straordinario di Governo alla ricostruzione dei territori colpiti dal sisma Guido Castelli, Vincenzo Garofalo, Presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrale, Luigi Conte, Presidente del Parco del Conero, Andrea Agostini, Presidente della Fondazione Marche Cultura, Valerio Vico Presidente di Marche Teatro, Paolo Clini e Barbara Toce della direzione di candidatura, Gianluigi Mondaini dell’Università Politecnica delle Marche, Francesco de Melis, Aldo Grassini, Presidente del Museo Tattile Statale Omero. Il 26 febbraio, giorno del suo compleanno, anche Dante Ferretti, tre volte Premio Oscar e direttore artistico del progetto Museo della Civiltà del Mare Adriatico, ha scelto di essere a Roma assieme alla delegazione anconetana.

Sono arrivati a Roma per il sostegno alla candidatura i sindaci Ezio Capitani di Offagna, Davide Fiorini di Camerata Picena, Luca Serfilippi di Fano con l’Assessore Lucia Tarsi, Gianluigi Tombolini di Numana e il vicesindaco di Jesi Samuele Animali.

Sono intervenuti inoltre il Sottosegretario MEF Lucia Albano, i Deputati della Repubblica Antonio Baldelli, Stefano Maria Benvenuti Gostoli, Augusto Curti e Irene Manzi, la Senatrice Elena Leonardi e il Parlamentare europeo Carlo Ciccioli.

Erano presenti in Sala Spadolini anche Carolina Brook, Vice Segretario Generale dell’Accademia Nazionale di San Luca, Stefano Finocchi della Soprintendenza di Ancona, Marta Morico, Direttore Organizzativo di Marche Teatro, Lorenza Mochi Onori, già Soprintendente delle Marche, Francesco De Melis, regista dell’Università La Sapienza, Claudio Strinati, Segretario dell’Accademia Nazionale di San Luca, Neumann Carlo, Presidente della Riviera del Conero e Colli dell’Infinito, Giorgio Moretti, Vicepresidente di Confindustria Ancona, Silvia Caporaletti dell’Archivio di Stato di Ancona, Andrea Speciale, Vicepresidente di Marche Teatro, Silvia Pelonara del Consiglio Nazionale Architetti PPC, Ledo Prato di CIDAC per l’assistenza tecnica, Romina Quarchioni della Rete Museale Città Lottesche, Francesco Cellini, Presidente dell’Accademia Nazionale di San Luca, Gianni Dessì, Accademico della stessa istituzione, Barbara Urbani dell’ICPI di Roma, Paolo Bedeschi della Società Artifex e Guido Vettorel dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale.

Particolare attenzione è stata riservata agli under 35, coinvolti nella regia organizzativa dell’audizione e nella definizione dell’identità visiva del dossier, affidata all’Accademia Poliarte.

Le domande della giuria

La seconda parte dell’audizione, della durata di circa venticinque minuti, è stata dedicata alle domande della giuria. La Cabina di regia, coordinata dal Sindaco Daniele Silvetti, ha risposto ai quesiti relativi a governance, sostenibilità economica, monitoraggio dell’impatto ed eredità nel medio e lungo periodo.

Sono intervenuti il sindaco Daniele Silvetti, l’assessore Marta Paraventi, il Magnifico Rettore Enrico Quagliarini, la dirigente Cultura e Turismo del Comune di Ancona Viviana Caravaggi, la professoressa Maria Serena Chiucchi del Dipartimento di Management dell’Università Politecnica delle Marche per l’impianto di valutazione e Giuseppe Dipasquale in qualità di direttore di Marche Teatro, ente attuatore del progetto.

In questa sede sono state approfondite alcune tematiche strategiche, tra cui quelle legate alle strategie di comunicazione del progetto e, più in generale, della città.

Una rotta per il futuro

L’audizione rappresenta la tappa centrale del percorso di candidatura. Il dossier integra programmazione culturale, strumenti di monitoraggio, governance condivisa e una rete istituzionale e territoriale già attiva, che consolida le collaborazioni avviate e garantisce il mantenimento dell’operatività della struttura organizzativa definita nel dossier.

Palaindoor: da più di vent’anni la casa dell’atletica italiana

È la “casa” dell’atletica italiana da oltre vent’anni, festeggiati nella scorsa stagione, e continua a crescere. Il primo e più importante impianto nazionale per le gare al coperto, oltre che centro di allenamento e luogo di sport per tutti.

Un calendario tricolore ricchissimo

Anche nel 2026 il PalaCasali di Ancona ospita i principali appuntamenti tricolori. Il clou sarà rappresentato dai Campionati italiani assoluti indoor, in programma per la prima volta su tre giornate, da venerdì 27 febbraio a domenica 1° marzo, con molti dei migliori azzurri in gara. Il calendario è però estremamente ricco: si partirà con i Campionati italiani allievi indoor (14-15 febbraio), riservati agli under 18, seguiti dai Campionati italiani master indoor e dai Campionati invernali di lanci (5-8 marzo), che vedranno la partecipazione di migliaia di atleti over 35. Protagonisti anche i più giovani con il Trofeo “Ai confini delle Marche” (15 marzo), tradizionale incontro per rappresentative under 16, e gli atleti paralimpici con i Campionati italiani Fispes (20-21 febbraio) e Fisdir (21-22 marzo). Per tutto l’inverno la struttura accoglie eventi di primo piano: nel mese di gennaio una serie di meeting culminati con il Memorial Alessio Giovannini, tappa del World Athletics Indoor Tour, seguiti dai Campionati italiani juniores e promesse indoor (7-8 febbraio) per under 20 e under 23.

Numeri, visibilità e indotto

Notevolissime le cifre di partecipazione: nel 2025 si è raggiunto il totale di 16.749 atleti-gara, senza contare il grande numero di accompagnatori, in gran parte provenienti da fuori regione. Un flusso che genera un indotto economico rilevante, con previsioni simili o superiori anche per quest’anno. Gli eventi di vertice godono di grande visibilità grazie alla diretta televisiva su RaiSport per i Campionati assoluti e per il meeting internazionale. L’impianto è inoltre conosciuto a livello mondiale come il luogo in cui Gianmarco Tamberi ha costruito molte delle sue imprese. Dal termine del 2023 il PalaCasali ha legato il proprio nome a un’azienda del territorio attiva su scala globale, leader in Italia nella fornitura di pavimentazioni sportive. Non solo atletica: la struttura è ideale anche per convention, fiere e manifestazioni di ogni tipo, grazie a 1.600 posti a sedere in tribuna e a una platea di 4.800 mq completamente attrezzabile.

La novità. una palestra con area di riscaldamento

La novità di questi giorni è la nuova palestra con area di riscaldamento, inaugurata in occasione del primo evento tricolore dell’anno, i Campionati italiani juniores e promesse, dopo la conclusione dei lavori di copertura del terrazzo sul lato nord. Il progetto è stato finanziato tramite un bando governativo di Sport e Salute, con il contributo della Federazione Italiana di Atletica Leggera. L’area, di 460 mq, è dotata di pista azzurra e di un rettilineo di 30 metri: consentirà durante le gare di disporre di una zona di warm up più ampia e confortevole, vista l’elevata partecipazione, e potrà essere utilizzata anche per l’attività sportiva della cittadinanza.

Uno sguardo al futuro

«Fermarsi non è mai stata un’opzione, come abbiamo ribadito lo scorso anno durante le celebrazioni per il ventennale della struttura», dichiara Fabio Romagnoli, presidente del Comitato regionale FIDAL Marche, che gestisce l’impianto di proprietà del Comune di Ancona, al termine dei lavori eseguiti dall’azienda Toscano Costruzioni. «L’ampliamento crea nuovi spazi per gli atleti – prosegue Romagnoli – in una palestra chiusa ma luminosa, grazie alle vetrate, dotata di impianti di riscaldamento e raffreddamento. Si presta a molteplici utilizzi, dalla formazione ai convegni, oltre che all’attività fisica». Sono tuttora in corso anche i lavori dell’altro blocco di 700 mq sul lato sud, destinato alla realizzazione di una sala di alta specializzazione per il salto in alto, con conclusione prevista entro l’inizio dell’estate.

Luca Cassai – Ufficio Stampa FIDAL Marche

LA PAROLA AI CONSIGLIERI/ TEODORO BUONTEMPO

Teodoro Buontempo – Consigliere, Gruppo Consiliare ANCONA PROTAGONISTA

Oltre il Consiglio: il mio impegno per Ancona e le sue comunità

Oltre alle attività svolte all’interno del Consiglio comunale e delle due Commissioni di cui faccio parte*, che hanno maggiore “visibilità” grazie sia alle dirette streaming, sia alla diffusione delle notizie da parte della stampa, vorrei approfittare di questo spazio per mettere in evidenza l’impegno relativo alle deleghe che il Sindaco Daniele Silvetti mi ha affidato e che sto cercando di portare avanti con il contributo degli uffici e di alcuni Consigli Territoriali di Partecipazione (CTP) che hanno avuto il piacere di coinvolgermi nelle loro attività.

Riguardo le Tematiche demaniali delle Grotte del Passetto, ma anche di tutte le altre che, da Ancona, arrivano fino quasi alla zona del Trave, è in corso ormai da tempo una interlocuzione con Capitaneria di Porto e Demanio e con i competenti Ministeri per cercare di trovare le risorse per portare a compimento il Piano di recupero della falesia, propedeutico anche per la risoluzione di altre problematiche urbanistiche sempre legate alle grotte. Fondamentali, per comprendere lo stato dell’arte di una situazione così complessa legata a manufatti che caratterizzano in maniera davvero unica la costa di Ancona, sono stati i contribuiti dell’Ufficio Patrimonio e di quello dei Lavori Pubblici che intendo ringraziare pubblicamente.

Insieme con il gruppo di Ancona Protagonista di cui faccio parte, è in corso di studio la proposta, che sarà presentata credo a breve all’ufficio Pianificazione del Comune di Ancona, con cui provare a caratterizzare ancor di più le grotte individuando, all’interno del nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG: che sarà, di fatto, il nuovo Piano Regolatore Generale del nostro Comune) una destinazione propria per questi manufatti così da mettere ancor meglio in evidenza la loro unicità.

Riguardo, invece, la delega relativa a Portonovo sono sempre attivi i contatti con gli operatori turistici della baia per avviare, in tempo con l’ormai imminente apertura della nuova stagione, tutte le attività di ripristino e manutenzione di cui c’è bisogno. Le tematiche di grande attualità legate all’erosione, il cui interesse è agevolato anche dal mio percorso di studi indirizzato in modo specifico verso la Difesa del Suolo, sono state affrontate anche interpellando l’Università Politecnica delle Marche (più dipartimenti di Ingegneria e Biologia marina) ed il CNR per comprendere se vi è la disponibilità di studiare e progettare soluzioni del fenomeno arrivando obbligatoriamente anche a coinvolgere la Regione che ha specifiche competenze su questo tema.

Con gli aderenti al Consorzio la Baia, e con tutti gli altri operatori di Portonovo, sono anche in corso ragionamenti per provare a generare dei momenti di aggregazione con concerti ed incontri su temi ambientali anche coinvolgendo l’Ente Parco del Conero il cui auspicio è quello di una sua imminente trasformazione in Parco nazionale. Allo studio, insieme con l’Assessore Manuela Caucci, vi sono anche diverse iniziative per rendere migliore l’offerta di servizi della Baia alle persone con disabilità dotando gli spazi comunali di servizi igienici dedicati e, con il contributo di volontari specializzati, di rendere possibili anche immersioni subacquee: è un progetto ambizioso che speriamo di concretizzare già dalla prossima stagione estiva.

Con molto piacere ho offerto la mia disponibilità al CTP n. 8 (Frazioni Montacuto, Poggio, Varano e Massignano) con cui stiamo affrontando diverse problematiche legate a queste zone del Comune di Ancona (es.: possibilità di manutenzioni alle reti fognarie di Varano, il problema della velocità lungo la provinciale del Conero tra le Frazioni Poggio e Massignano, agevolare le iniziative legate a concerti, mercatini, eccetera). Riferisco anche, con molta emozione dal momento che erano gli spazi frequentati da mio figlio, che è tornato a “vivere” l’ex Asilo di Massignano: grazie al fondamentale contributo di più aree comunali, è stato possibile concedere in locazione l’immobile ad una libera associazione la quale ha attivato numerose iniziative a cui partecipo sempre con grande piacere e per le quali desidero estendere l’invito a chiunque.

*Teodori Buontempo è vice presidente della seconda Commissione (Urbanistica, Edilizia residenziale, Patrimonio, Impianti sportivi, Decoro Urbano, Verde Pubblico, Borghi) e componente della terza Commissione (Porto, Ambiente, Ciclo Rifiuti, Trasporti, Mobilità, Lavori Pubblici); ha inoltre le deleghe delle Tematiche Demaniali, delle Grotte del Passetto – Erosione Costiera e Servizi di Portonovo

LA PAROLA AI CONSIGLIERI/ MASSIMO MANDARANO

Massimo Mandarano, Capogruppo del Gruppo Consiliare GRUPPO MISTO – PROGETTO MARCHE VIVE CASA RIFORMISTA

Fare politica per chi vive la città: soluzioni concrete, ascolto reale

In questi ultimi mesi il mio impegno in Consiglio Comunale si è concentrato su alcuni atti fondamentali per i cittadini, come l’approvazione del Bilancio per il corrente anno, ma anche su attività “ispettive”, con la presentazione di diverse Mozioni e Interrogazioni. Penso, infatti, che il Consigliere Comunale debba essere un ponte per portare nelle Istituzioni le esigenze delle persone e dei Quartieri, affinché i problemi possano poi trovare soluzione. Convinto di ciò, cerco di esercitare il mio ruolo di opposizione da un lato sui “grandi temi”, nel pieno rispetto degli impegni previsti nel Programma di governo della Coalizione in cui sono stato eletto, e dall’altro monitorando il territorio per farmi portavoce in Consiglio delle esigenze dei Quartieri.

Qualcuno ritiene “secondaria” questa attenzione, ma sono convinto che la soluzione di quelli che molti definiscono “piccoli problemi” in realtà soddisfi tanti cittadini, che vedono risolto concretamente un problema, e serva a far capire l’importanza della politica. Dall’interlocuzione con persone, Gruppi, Associazioni e Comitati nascono proposte di miglioramento e la crescita della qualità dei servizi. È da queste fonti che sono venute sollecitazioni che mi hanno indotto a presentare alcune Mozioni e Interrogazioni.

Mi piace segnalare la Mozione relativa al Parco nella zona “nuova” di Candia, un’area molto ampia, panoramica e di relax per l’intero Quartiere. Con la Mozione ho voluto sottolineare la necessità non solo di una manutenzione ordinaria, ma anche di dotare l’area di attrezzature per bambini e per attività ludiche. Altro atto, nato dalle lamentele di tanti cittadini, è stata la Mozione per la realizzazione di una pensilina di fermata bus, per proteggere le numerose persone che utilizzano il servizio pubblico locale e che, nell’attesa, non hanno un punto di riparo.

In questi mesi si è anche venuta a creare una filiera politica diretta con Michele Caporossi, Capogruppo della Lista “Progetto Marche Vive” in Consiglio regionale, che ha consentito, ad esempio, di portare in entrambe le sedi istituzionali il problema della distribuzione dei farmaci speciali nell’ex CRASS. Questo ha permesso un coinvolgimento ampio delle Istituzioni interessate, una forte attenzione mediatica e alcuni interventi che, seppure non abbiano risolto del tutto il problema, lo hanno almeno ridotto nella sua portata.

Continuerò a seguire con attenzione questa situazione e le tante altre che i cittadini vorranno segnalarmi. Ci sono ulteriori criticità sulle quali attendo una risposta dalla Giunta, come la mancanza di stalli per il parcheggio invalidi in Via Santo Stefano e la necessità di dotare gli asili nido di umidificatori e aree condizionate. Molti sono i “piccoli” problemi che stentano a trovare soluzione, in particolare la manutenzione delle strade (da ultimo presso i cimiteri zonali), quella del verde pubblico, la dotazione di attrezzature nei parchi giochi dell’infanzia e interventi di decoro urbano sia in Centro sia nelle zone periferiche.

Nonostante le promesse elettorali, questa Amministrazione è ancora molto lontana dal dare risposte ai Quartieri periferici su questi temi. La giustificazione “ma quelli di prima…” ormai non regge più, così come i continui rinvii nel completamento di tante opere pubbliche. A metà mandato, il bilancio di questa Giunta è deficitario: Ancona ha bisogno di risposte concrete, sui grandi e anche sui piccoli problemi!

Capitale della Cultura, ci candidiamo con orgoglio e consapevolezza del nostro ricco patrimonio di arte e paesaggio

Ancona è tra le città finaliste per l’assegnazione del titolo Capitale della Cultura 2028. Questo è il video che racconta il senso della candidatura, con l’orgoglio della sua storia millenaria, con la consapevolezza della ricchezza del patrimonio di natura, paesaggio, arte e con tutta la sua bellezza.

Ecco il video di presentazione.

Creative director Anghela Alò / produzione advcreativi.com/ musiche Paolo Principi / logo design Poliarte