Il 18 luglio 1944 le truppe alleate entrarono in una Ancona semidistrutta a causa dei 178 bombardamenti aerei, navali e terrestri che l’avevano colpita; il lungo periodo dell’occupazione nazi-fascista era finito.
Le avanguardie del II Corpo d’Armata polacco, inquadrato nell’VIII Corpo d’Armata Britannico, entrarono ad Ancona attraverso Porta Santo Stefano e presero possesso della città per il quale avevano combattuto una dura battaglia iniziata il 1° luglio con gli aspri combattimenti di Filottrano e che era proseguita nelle campagne di Osimo e Offagna nell’arco di altri 18 giorni. Appena arrivate, le truppe alleate si prodigarono per riattivare la funzionalità del porto che consideravano vitale per l’approvvigionamento logistico delle truppe alleate che combattevano lungo la linea Gotica, linea difensiva tedesca che andava da Rimini a La Spezia.
I militari inglesi e polacchi si acquartierarono in città e presero possesso delle infrastrutture militari ancora funzionanti. Per sostenere un esercito così numeroso, c’era necessità di approvvigionarla quotidianamente di cibo e quindi furono messi in funzione i forni per il pane che si trovavano presso il “magazzino artiglieria”. Si trattava di un vecchio “panificio militare” costruito nel periodo 1862/63, tra le via Palestro e San Martino dove, ora che sono stati demoliti, si estende piazza Pertini.
La gestione del panificio fu data ai militari polacchi che lo resero perfettamente funzionante iniziando a sfornare quel pane bianco che ormai mancava da tanto tempo sulle tavole degli anconetani. Oltre al pane, i militari iniziarono a fare alcuni dolci tipici della Polonia tra cui i Drozdzowe dogaliki, una specie di brioches lievitate che prendevano origine da un dolce austriaco. In Italia, a parte alcune zone del Veneto che avevano più frequenti contatti con l’Austria, le brioches erano ancora sconosciute così che, quando si trattò di dare a questi dolci un nome italiano, gli anconetani li chiamarono “polacche”. Ancora oggi il nome è rimasto e indica un tipo di cornetto caratterizzato da una glassa superficiale e da un modesto ripieno di pasta di mandorle che lo rende assolutamente gustoso per la prima colazione.
Sergio Sparapani





