Dal 14 febbraio la Pinacoteca Civica Francesco Podesti di Ancona si è trasformata in un laboratorio aperto sul Rinascimento. La città ha accolto due prestiti di grande rilievo e li ha messi al centro di due mostre studio pensate per far vedere da vicino, con calma e in modo comparativo, come lavoravano due protagonisti assoluti del Cinquecento: Tiziano Vecellio e Lorenzo Lotto.
Tiziano 1520: opere a confronto
La mostra studio “Tiziano 1520. La Pala Gozzi di Ancona e l’Annunciazione del Duomo di Treviso” nasce da una circostanza concreta: la Pala Gozzi, uno dei capisaldi della produzione giovanile dell’artista e della pittura veneta del primo Cinquecento, ha raggiunto Pieve di Cadore per la rassegna “Tiziano e il Paesaggio. Dal Cadore alla Laguna: la Pala Gozzi e la Sommersione del faraone”, inserita nel programma dell’Olimpiade Culturale legata ai Giochi Invernali Milano-Cortina 2026 e nelle celebrazioni per i 450 anni dalla morte dell’artista nella sua terra natale. Nella sala espositiva la pala è accompagnata da una riproduzione digitalizzata in scala 1:1, realizzata dagli esperti dell’Università Politecnica delle Marche, che consente di ricostruire con precisione dimensionale e scientifica il rapporto con l’opera e il contesto di provenienza.
La Pinacoteca Civica Francesco Podesti ha colto questa occasione di prestito per costruire ad Ancona un percorso di studio fondato sul confronto tra opere coeve, proponendo un dialogo critico che valorizza la fase giovanile di Tiziano e rafforza la lettura storico-artistica del 1520 come anno chiave della sua produzione. Ad Ancona è arrivata infatti, in cambio, l’Annunciazione Malchiostro, firmata da Tiziano Vecellio e coeva della pala Gozzi, proveniente dalla Cappella Malchiostro del Duomo di Treviso. In origine quell’opera si osserva da una posizione più distante, legata alla collocazione nella cappella e alle condizioni di fruizione del luogo. In Pinacoteca, invece, la tavola si offre a uno sguardo ravvicinato che cambia la percezione: emergono i dettagli, si leggono meglio i rapporti tra figure e spazio, si apprezza la regia della luce. È un vantaggio raro per chi vuole capire davvero come Tiziano costruisce la scena. Il dipinto del 1520 mostra una scelta iconografica di grande modernità. La Vergine occupa il primo piano e si rivolge verso lo spettatore; l’arcangelo Gabriele arretra lungo una diagonale che apre lo spazio; al centro, sullo sfondo, compare inginocchiato il committente Broccardo Malchiostro, plenipotenziario del vescovo-umanista Bernardo de Rossi, ricordato anche dall’iscrizione sulla tavola. La composizione racconta un momento chiave della ricerca tizianesca: un’Annunciazione che si allontana dalle formule più consuete e imprime alla scena una forza nuova, capace di influenzare altri artisti, compreso Lorenzo Lotto.
L’Annunciazione Malchiostro descritta da don Paolo Barbisan, Direttore Ufficio Arte Sacra e Beni Culturali Diocesi di Treviso, incaricato Beni Culturali ed Edilizia di Culto Conferenza Episcopale Triveneta
La collaborazione che ha reso possibile l’arrivo dell’Annunciazione Malchiostro coinvolge il Comune di Ancona, la Magnifica Comunità di Cadore, il Comune di Pieve di Cadore, la Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore e la Diocesi di Treviso, con il coordinamento organizzativo di Villaggio Globale International, il sostegno di DBA Group e la collaborazione di Ministero della Cultura e delle Soprintendenze competenti. Sullo sfondo, un altro elemento rilevante: la movimentazione del dipinto trevigiano si collega ai lavori di restauro della Cappella Malchiostro, finanziati da Save Venice, che ha sostenuto anche il restauro dell’opera di Tiziano. Il prestito si inserisce quindi in un circuito virtuoso di tutela e scambio culturale tra istituzioni.
Il percorso dedicato a Tiziano prevede un passaggio importante nei prossimi mesi. Per Pasqua 2026 la Pala Gozzi tornerà ad Ancona e sarà esposta per la prima volta insieme all’Annunciazione Malchiostro e alla Crocifissione di Tiziano. Tra aprile e giugno è previsto anche un ciclo di conferenze con studiosi tra i più autorevoli, realizzato in collaborazione con la Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, per accompagnare il pubblico dentro i temi della ricerca e del confronto tra le opere.
In mostra il gemello digitale della Pala Gozzi
In attesa del rientro della Pala Gozzi, accanto al prestito trevigiano, la Pinacoteca ha inserito un elemento che rende questa mostra studio ancora più attuale: la copia perfetta in scala 1:1 della Pala Gozzi, ottenuta dal gemello digitale realizzato dal laboratorio mAIndh (Mindful Artificial Intelligence for Digital Heritage), il Laboratorio di Intelligenza Artificiale per i Beni Culturali dell’Università Politecnica delle Marche diretto dal prof. Paolo Clini. Il digitale entra dunque in questo contesto artistico come strumento di conoscenza: il pubblico può vedere un’opera ricostruita con precisione a partire da un modello digitale e, al contempo, questa tecnologia sostiene lo studio e la continuità dell’esperienza museale anche quando, come in questo caso, un capolavoro si sposta per una mostra. Come spiegato dal professor Clini, grazie alla digitalizzazione è possibile ora visionare e studiare nel retro dell’opera una serie di disegni preparatori dell’artista. “Si tratta – spiega Clini – di una riproduzione perfettamente identica all’originale, al punto da risultare indistinguibile a occhio nudo, un unicum nel panorama nazionale per qualità e definizione”. La copia esposta in Pinacoteca nasce da un modello digitale di 11 miliardi di pixel, con una risoluzione di 800 mila per 30 mila pixel, capace di restituire dettagli invisibili anche dal vivo. “Questa operazione – commenta ancora il professore – rappresenta un vero capolavoro digitale e apre conseguenze rilevanti sul piano pratico e culturale. La digitalizzazione, oggi potenziata dall’intelligenza artificiale, non solo consente una visione estremamente fedele dell’opera, ma permette di esplorarne aspetti nascosti, ampliando le possibilità di studio, fruizione e circolazione del patrimonio. È un passaggio che può trasformare profondamente il modo in cui l’arte diventa bene comune”. Il valore aggiunto sta proprio in questo doppio livello: da una parte l’osservazione ravvicinata di un’opera di Tiziano che, nella sede originaria, richiede uno sguardo più distante; dall’altra la possibilità di misurare sul campo l’apporto delle nuove tecnologie alla lettura dell’arte.

Dai Musei Capitolini il ritratto del Balestriere di Lorenzo Lotto
L’altra importante mostra studio della Pinacoteca è quella dedicata a Lorenzo Lotto: “Un volto per la città. Il Mastro Batista balestrier de la Rocha Contrada”, dove la Rocha Contrada è l’antico nome della città di Arcevia (poi modificato nel nome attuale nel 1817 da papa Pio VII). Il ritratto del Balestriere, in prestito dai Musei Capitolini di Roma fino al 16 aprile 2026, entra naturalmente in dialogo con la Pala dell’Alabarda, già nella collezione permanente. Il ritratto è uno dei vertici della ritrattistica lottesca: il volto emerge dalla penombra con una verità intensa, la balestra diventa segno di funzione civile, la luce restituisce un’identità complessa in equilibrio tra dignità e fragilità. La mostra è promossa dal Comune di Ancona con la Sovrintendenza Capitolina e i Musei Capitolini e con il supporto di Regione Marche, Estra, Viva Servizi e Viva Energia.
Una costellazione di mostre per i visitatori
In contemporanea, la Pinacoteca ospita fino al 15 marzo 2026 “Carlo Maratti e l’incisione” e fino al 4 maggio 2026 “Umberto Grati – Spin Off”. Il risultato di questo programma è una proposta ricca, che si affianca al corpus stabile delle opere e accompagna il percorso della candidatura di Ancona a Capitale italiana della cultura 2028.
Per visitare la Pinacoteca
Clicca qui per giorni, orari di apertura e agevolazioni biglietti
Per informazioni: 0712226625-6626, pinacoteca@comune.ancona.it








