Il Premio Marche e la nascita della Galleria d’Arte Moderna di Ancona

di Marco Tittarelli, storico dell’arte e curatore

“Caro Trifogli, mi rivolgo a te come Assessore della P.I. che ha preso molte iniziative nel campo culturale; mi rivolgo inoltre a te in qualità di Segretario dell’Accolta, […] affinché tu voglia prendere in considerazione un’altra iniziativa che, secondo me, è molto necessaria e [..] che darà veramente prestigio alla città e all’Accolta che dovrebbe prendere la iniziativa. Mi voglio riferire, cioè, alla Galleria d’Arte Moderna della quale qualche volta abbiamo parlato. Secondo me, l’Accolta, come ho detto, dovrebbe prendere la iniziativa e incominciare a reperire le opere; l’esperienza e le conoscenze fatte durante il “Premio Marche” credo che ci debba aiutare; la buona volontà di alcuni […] sorreggerà l’iniziativa; gli interventi di Enti saranno assicurati quando vedranno che si fanno le cose con serietà e decisione; tutto assieme permetterà, se non di portare a compimento l’opera, di condurre l’iniziativa a buon punto”.Il 28 ottobre 1958 Brenno Bucciarelli, tipografo, collezionista, scrive ad Alfredo Trifogli, allora vicesindaco e assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Ancona. Il tono della lettera è partecipe e appassionato e nasce dalla convinzione che la città dovesse raccogliere in una sede adeguata le opere contemporanee acquisite dal Comune nel corso degli anni Cinquanta, soprattutto in occasione del Premio Marche, restituendole alla fruizione pubblica.

Questo documento rappresenta una delle fonti più significative emerse nel corso della ricerca storica che ha dato forma alla sezione introduttiva della venticinquesima edizione del Premio Marche, attualmente allestita alla Mole Vanvitelliana di Ancona fino al 28 febbraio 2026. La ricerca ha consentito di ricostruire le premesse culturali e istituzionali che portarono nel 1967 alla nascita della Galleria d’Arte Moderna di Ancona, mettendo in evidenza il ruolo decisivo svolto dal Premio Marche nei suoi primi dieci anni di attività.

Il Premio Marche nasce ufficialmente ad Ancona nel 1957 per iniziativa dell’associazione Accolta Amici della Cultura, presieduta dall’avvocato Giorgio Umani e coordinata da Alfredo Trifogli nel ruolo di segretario. L’associazione riuniva artisti, amministratori pubblici e appassionati d’arte, tra i quali lo stesso Bucciarelli. In una città impegnata nella ricostruzione materiale e simbolica del dopoguerra, la rassegna si proponeva come strumento di aggiornamento culturale e di confronto con le tendenze dell’arte contemporanea, in continuità con le esperienze espositive che avevano animato il capoluogo nella prima metà del Novecento.

Fin dalle prime edizioni il Premio Marche si configurò come un’iniziativa ambiziosa, capace di attirare artisti non solo regionali ma progressivamente anche di ambito nazionale. Gli artisti erano chiamati a proporre le loro opere ad una giuria incaricata di selezionare quelle da esporre e di assegnare medaglie o premi-acquisto finanziati dagli enti territoriali che sostenevano la manifestazione, tra cui il Comune e la Provincia di Ancona, la Cassa di Risparmio e l’Ente autonomo della Fiera della Pesca. Questa formula garantiva agli artisti un riconoscimento economico e consentiva alle istituzioni di acquisire opere destinate ad arredare uffici ed edifici pubblici. Nel tempo si andò così formando, quasi inconsapevolmente, un primo e consistente nucleo di arte contemporanea. Le acquisizioni si inserirono nel quadro della “legge del 2 per cento”, che permetteva di destinare una quota della spesa per l’edilizia pubblica all’acquisto di opere d’arte, favorendo l’avvio di una politica di acquisizioni sistematica da parte del Comune.

una sala della prima sezione della mostra Erratica, che ospita la storia della Galleria di Arte Moderna di Ancona

Un passaggio decisivo avvenne nel 1963, quando Bucciarelli, su incarico dell’Amministrazione comunale, intraprese una ricognizione delle opere acquistate e collocate nelle sedi pubbliche. Solo nei plessi scolastici vennero individuate quarantaquattro opere, ventisette delle quali provenienti dalle edizioni del Premio Marche del 1959, 1960 e 1961. La consapevolezza dell’entità e del valore di questo patrimonio rafforzò l’idea della necessità di selezionare le opere e di esporle in uno spazio dedicato.

In questo contesto si colloca l’azione di Alfredo Trifogli, figura centrale della vita amministrativa e culturale cittadina. Tra il 1956 e il 1964, come vicesindaco e assessore, e successivamente come sindaco dal 1969 al 1976, Trifogli promosse interventi destinati a incidere profondamente sulle istituzioni culturali anconetane. Tra questi spicca la riapertura della Pinacoteca Civica nel 1958 a Palazzo degli Anziani, dopo sedici anni di chiusura, che restituì alla città il proprio patrimonio storico e rafforzò l’esigenza di valorizzare il patrimonio culturale cittadino.

Il 30 aprile 1967 viene inaugurata la Galleria d’Arte Moderna di Ancona con una selezione di cinquantotto opere allestite nel mezzanino di Palazzo Mengoni-Ferretti, già sede della Biblioteca civica “Luciano Benincasa”. L’apertura rappresenta il compimento di un percorso decennale maturato anche grazie all’esperienza del Premio Marche, che proprio nello stesso anno interrompe la propria attività, divenuta nel tempo sempre più onerosa sul piano organizzativo ed economico.

documentazione in mostra

Tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta, sotto l’impulso di una nuova direzione stabile dei musei, la Galleria rafforzò temporaneamente il proprio ruolo nel panorama artistico nazionale, ampliando la collezione e promuovendo una maggiore attenzione alla didattica e al dibattito sul museo contemporaneo, nonostante il trasferimento a Palazzo Bosdari, dove dal 1973 condivide la sede con la Pinacoteca Civica. Nei decenni successivi, tuttavia, le esigenze espositive e conservative delle due collezioni si rivelarono difficilmente conciliabili e la Galleria d’Arte Moderna finì per occupare una posizione progressivamente marginale all’interno di un percorso museale, sempre più incentrato sulla valorizzazione delle opere della Pinacoteca.

Nel tentativo di rispondere alla carenza di spazi, negli ultimi vent’anni l’Amministrazione comunale ha promosso l’acquisto e la ristrutturazione di Palazzo Bonomini, edificio adiacente a Palazzo Bosdari, sperimentando nuovi allestimenti e percorsi di visita. Anche la recente riapertura del museo ha restituito maggiore visibilità alla collezione della Galleria, con sale dedicate alla narrazione delle sue vicende. La convivenza con la Pinacoteca, tuttavia, continua a incidere sulla percezione della sua identità, spesso intesa come un’appendice ed esclusa dalla segnaletica e dalla comunicazione ufficiale.

Alla luce delle vicende emerse dalla ricerca, le oltre trecento opere che oggi compongono la collezione della Galleria sollecitano una riflessione sul futuro dell’istituzione e sulla possibilità di costruire un museo capace di tenere insieme memoria storica e istanze del contemporaneo. In questa prospettiva si colloca la sezione che apre edizione 2025 del Premio Marche alla Mole Vanvitelliana, pensata per riportare alla luce, attraverso opere raramente esposte, documenti e cataloghi, una storia a lungo rimasta in ombra e per restituire alla Galleria il posto che le spetta nel panorama culturale della città.

Pinacoteca Podesti riaperta: per i cittadini di Ancona c’è un regalo di Natale


Sabato 6 dicembre 2025 la Pinacoteca Civica “Francesco Podesti” ha riaperto le sue porte al pubblico, dopo due anni di lavori di restauro, adeguamenti e riallestimento. Un ritorno atteso che restituisce alla città non solo un museo, ma un luogo di identità, memoria e futuro.

Con il nuovo allestimento, le opere di Tiziano, Carlo Crivelli, Lorenzo Lotto, Guercino, Sebastiano del Piombo e molti altri maestri sono ora presentate in un percorso chiaro, accessibile e narrativo. Le sale offrono luce, leggibilità e strumenti didattici, insieme con pannelli tattili realizzati in collaborazione con il Museo Tattile Statale Omero.

“La Pinacoteca non è solo un luogo da ammirare, ma da vivere e interpretare”, sottolinea il sindaco Daniele Silvetti. “Qui l’arte diventa motore di sviluppo culturale, formazione e attrattività turistica. È un pilastro della nostra candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028”.


Un regalo speciale per i cittadini

Per celebrare la riapertura, il Comune ha pensato a un dono di Natale per tutti i residenti del Comune di Ancona: acquistando un biglietto ridotto di soli 5 €, i cittadini potranno entrare liberamente in Pinacoteca tutte le volte che vorranno fino al 31 dicembre 2026. Dopo la prima visita, l’ingresso sarà quindi gratuito per tutto l’anno successivo.

Un gesto simbolico che intende rafforzare il legame tra la città e il suo patrimonio artistico, rendendo l’accesso alla cultura un’esperienza quotidiana e condivisa.


Informazioni utili

Indirizzo: Via Ciriaco Pizzecolli 17, Ancona
Contatti: 071 222 6625 / 6626 – email: pinacoteca@comune.ancona.it

Orari di apertura:

  • Martedì, mercoledì, giovedì: 15-18
  • Venerdì, sabato, domenica: 10-13 / 15-18
  • Lunedì: chiuso

Biglietti:

  • Intero € 8
  • Ridotto € 5 per residenti, dipendenti Comune di Ancona, studenti, over 65, under 25 e possessori di card: Feltrinelli, Coop, Marche Teatro, iscritti al FAI, Italia Nostra, Touring Club e ICOM, soci ACI / famiglie con minori al seguito. La riduzione è prevista inoltre per coloro che: – pranzano in un ristorante di Ancona; – hanno soggiornato almeno una notte nelle strutture ricettive marchigiane; – visitano la mostra con un accompagnatore residente nel Comune di Ancona.
  • Gratuito under 16, giornalisti muniti di tesserino, guide turistiche iscritte all’albo nazionale, ospiti, per almeno 2 notti, nelle strutture ricettive di Ancona, disabili e accompagnatori.

Biglietto speciale Natale per i residenti di Ancona: 5 € per entrare liberamente fino al 31 dicembre 2026.


La riapertura della Pinacoteca: galleria fotografica

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – JACOPO TOCCACELI

Jacopo Toccaceli, Capogruppo del Gruppo Consiliare FRATELLI D’ITALIA

IDENTITA’ E SVILUPPO ECONOMICO”

Continua l’impegno di Fratelli d’Italia e della maggioranza di centro destra per la nostra città. Tante le cose fatte e molte altre quelle da fare ma le idee ci sono e la direzione è quella giusta. Molte volte si affrontano i temi dello sviluppo economico e del lavoro separatamente da quelli della cultura e dell’identità: non sono d’accordo! Una politica culturale volta a riscoprire e valorizzare l’identità di una città e di una comunità è volano per uno sviluppo economico sostenibile e conseguentemente la creazione di opportunità di lavoro sul territorio.

Nel mese di dicembre sono state presentate due mozioni che puntando alla valorizzazione di elementi identitari e da sempre nell’immaginario collettivo degli anconetani vogliono essere stimolo per il turismo, il commercio ed il lavoro. MOZIONE PER PORTA PIA: Porta Pia può essere considerata uno dei monumenti più importanti e nello stesso tempo più rappresentativi della città di Ancona. Dal punto di vista urbanistico costituisce una cerniera tra il centro storico della città ed i nuovi quartieri che si iniziarono a sviluppare a fine del 1700 a seguito della sua edificazione e poi al giorno d’oggi costituiscono la cosiddetta seconda Ancona e dal punto di vista simbolico una cerniera terra-mare che unisce Ancona ed il suo porto con le regioni di oltre Adriatico.

Da 25 anni è stata completamente e colpevolmente abbandonata: nessuna manutenzione né ordinaria né straordinaria, una ferita per la nostra città e per tutti i cittadini inoltre ad oggi è ancora proprietà del Demanio ed in uso al Comune di Ancona grazie ad una convenzione che si rinnova automaticamente di sei anni in sei anni. Con la mozione si chiede di avviare tutte le procedure necessarie affinché PORTA PIA, ritorni ad essere patrimonio della nostra città a tutti gli effetti; Quindi ad iniziare una interlocuzione con le Amministrazioni competenti per verificare la possibilità di acquisire l’immobile a patrimonio comunale, ad attivarsi per coinvolgere realtà pubbliche e private non solo del territorio comunale al fine di reperire fondi per lavori di recupero che ne permettano la riapertura e la fruizione da parte della cittadinanza, a sollecitare una collaborazione del Ministero dei Beni Culturali sia per le opere di restauro sia per i futuri usi possibili, a verificare la possibilità di dedicare una parte della struttura ad un Museo del Mare in collaborazione con le associazioni d’arma, le associazioni di categoria e tutti i soggetti rappresentativi dei lavoratori del mare. Gli spazi interni quando debitamente ristrutturati saranno in grado di ospitare attività culturali, museali e magari sarà possibile creare delle sinergie tra il pubblico e le attività private che possono offrire servizi di qualità ai cittadini e nello stesso tempo essere fonte di risorse per garantire la manutenzione e la conservazione di questo splendido monumento. Il primo importante passo è stato fatto, ma non prendiamoci in giro, la strada non sarà breve e non sarà facile, è una grande sfida che siamo intenzionati a vincere. Intanto con il bilancio 2026 sono già state impegnate le risorse per restituire dignità alla sua immagine: opere di manutenzione esterna e ripulitura nonché predisporre una illuminazione adeguata per valorizzare questo splendido monumento.

MOZIONE PER IL RICONOSCIMENTO DEI MERCATI STORICI: l’attenzione per i tesori della nostra città non ci ha fatto certamente dimenticare un tema che da sempre è al centro della nostra azione politica: creare le migliori condizioni possibili per le attività economiche. Valorizzazione del patrimonio monumentale e delle attività economiche legate indissolubilmente dal filo dell’identità come si è già detto. Con questo documento si impegnerà il Sindaco a chiedere formalmente al presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli di varare una legge per il riconoscimento dei mercati ambulanti Storici, legge tra l’altro già presente in altre regioni italiane come la Lombardia ed il Piemonte, sulla falsariga di quella già approvata sui Locali storici. Ad Ancona esistono mercati di cui non possiamo non riconoscerne la storicità e di come siano dei simboli dell’identità della città, presenti da sempre nel nostro immaginario collettivo sono inoltre luoghi di socializzazione e non ultimi strumenti di controllo e presidio del territorio. Stanno per essere completati i lavori presso i due mercati coperti più importanti della città: piazza delle Erbe e mercato di Piazza d’Armi, riordinare e valorizzare i mercati ambulanti, attività assolutamente complementare, significa mettere le basi per sviluppare quelle sinergie che sono la base per la creazione di quei microcosmi economici che da sempre auspichiamo; a questo si aggiunge la valenza occupazionale che non è ovviamente di secondaria importanza. Ma su quello che presto vorremmo chiamare MERCATO STORICO DI CORSO MAZZINI, fino ad ora per tutti noi sono state le bancarelle, è opportuno fare una riflessione in più. Non credo occorra sottolineare quanto sia radicato nell’immaginario collettivo della nostra città, la sua importanza per la nostra identità e viste certe criticità che stanno emergendo a livello di ordine pubblico e disagio giovanile nel centro di Ancona l’importanza della presenza continuativa di attività economiche.Con la nuova piazza delle Erbe con il mercato ambulate si potrà iniziare finalmente a ripensare il centro come UN CENTRO COMMERCIALE A CIELO APERTO che da sempre è nei nostri progetti e sarà a beneficio di tutte le attività presenti e sicuramente ne favorirà la nascita di altre.

Il presidente Pizzi: “Bilancio come scelta etica e responsabilità condivisa”

Di Simone Pizzi, Presidente del Consiglio Comunale di Ancona

Essere il trait d’union tra la città e la pubblica amministrazione significa assumere una responsabilità che va oltre la mediazione politica: significa custodire il bene comune, traducendo le attese dei cittadini in scelte coerenti, giuste e lungimiranti. In questa prospettiva, il bilancio comunale non è un esercizio tecnico né un mero atto contabile, ma un vero e proprio atto etico, nel quale una comunità dichiara ciò che ritiene essenziale e ciò che intende consegnare al proprio futuro.

Il Consiglio Comunale di Ancona ha affrontato questo passaggio con senso delle istituzioni e con uno spirito di servizio che merita di essere sottolineato. La presenza costante, la qualità del confronto e la partecipazione attiva dei consiglieri – molti dei quali giovani – testimoniano una politica vissuta non come gestione del potere, ma come responsabilità verso le persone, in particolare verso le più fragili.

Come ricordano Luigino Bruni e Alessandra Smerilli in Benedetta economia, l’economia è davvero tale quando non diventa fine a se stessa, ma rimane strumento di relazione, di cura e di giustizia. È questa la chiave che ispira il nostro lavoro sul bilancio: considerare le risorse pubbliche non come numeri astratti, ma come possibilità concrete di inclusione, di sviluppo umano e di coesione sociale. Un bilancio giusto non è semplicemente quello che torna, ma quello che tiene insieme equilibrio finanziario e dignità delle persone.

Il dibattito consiliare rappresenta il luogo privilegiato in cui questa visione prende forma. Quando il confronto è rispettoso, aperto e orientato all’ascolto, le differenze politiche cessano di essere motivo di contrapposizione sterile e diventano occasione di arricchimento reciproco. Un’economia separata dall’etica finisce per perdere se stessa, mentre una politica che assume la responsabilità morale delle proprie scelte diventa capace di generare fiducia e futuro.

In questa stessa linea si colloca l’insegnamento di Alcide De Gasperi, per il quale la politica è autentica solo quando è animata da una profonda tensione morale. «La politica è servizio, non ambizione»: un monito che richiama tutti noi a un esercizio sobrio e rigoroso della responsabilità pubblica, soprattutto quando si amministrano risorse che appartengono all’intera comunità.

È dovere del Presidente del Consiglio comunale accompagnare questo percorso collettivo, garantendo che la discussione del bilancio diventi spazio di sintesi e non di contrapposizione, luogo di responsabilità condivisa e non di mero calcolo. È nella cura delle procedure, nel rispetto delle opinioni e nella valorizzazione del confronto che la democrazia locale trova la sua forza più autentica.

Oggi il Consiglio Comunale di Ancona conferma di voler essere non solo un organo deliberante, ma una comunità istituzionale consapevole del proprio ruolo etico. In questo cammino, il bilancio diventa lo specchio di una città che sceglie di mettere al centro la persona, la giustizia e il futuro, nella convinzione che solo un’economia orientata al bene comune possa dirsi davvero “benedetta”.

Il nuovo mercato di piazza d’Armi prende forma: il cuore del quartiere rinasce


Sta prendendo forma, giorno dopo giorno, la nuova struttura del mercato di piazza d’Armi. I lavori hanno raggiunto il 52 per cento dell’esecuzione e il primo lotto funzionale sarà pronto entro giugno 2026. A fare il punto sul cantiere è stato il sindaco Daniele Silvetti, che nei giorni scorsi ha effettuato un sopralluogo nell’area, incontrando tecnici e operatori e verificando direttamente l’avanzamento di uno degli interventi più rilevanti per il quartiere Piano San Lazzaro e per l’intera città.

«I dati sono molto significativi – ha spiegato il sindaco – perché a oggi oltre metà delle opere è già stata realizzata. Questo ci consente di affermare con ragionevole certezza che la scadenza prevista per giugno 2026 sarà rispettata». Un traguardo importante, non solo dal punto di vista tecnico, ma soprattutto per rispondere alle esigenze di chi il mercato lo vive ogni giorno: residenti, commercianti, operatori storici. «Parliamo di un intervento che porterà benefici concreti, dal decoro urbano alle manutenzioni, e che andrà a riqualificare il mercato pubblico valorizzando le numerose attività che caratterizzano da sempre questo quartiere», ha aggiunto Silvetti.

Il cantiere racconta già oggi una trasformazione profonda. Avviati il 12 marzo 2024, i lavori del primo lotto funzionale della riqualificazione di piazza d’Armi rappresentano un investimento complessivo di oltre 8,6 milioni di euro. Una cifra importante, accompagnata da una visione altrettanto ambiziosa: realizzare non solo un nuovo mercato indoor, ma un vero e proprio spazio urbano multifunzionale, capace di diventare una nuova piazza coperta per la città.

Il progetto, vincitore di un concorso internazionale di progettazione, prevede un edificio modulare in acciaio, flessibile e riconvertibile nel tempo. La superficie lorda complessiva sarà di circa 2.500 metri quadrati, organizzati in tre grandi ambiti: lo spazio dedicato ai produttori agricoli, con 20 triccole; l’area centrale riservata ai generi alimentari, con 16 box; e la zona delle pescherie, con 8 operatori. Una distribuzione pensata per mantenere l’identità storica del mercato, ma allo stesso tempo aggiornarla alle esigenze contemporanee di funzionalità, sicurezza e qualità degli spazi.

Durante il sopralluogo, il sindaco ha potuto constatare come la struttura sia ormai ben riconoscibile. Le opere principali del fabbricato sono state completate: le strutture in calcestruzzo armato e acciaio sono in piedi, la copertura è quasi ultimata, con la posa della lamiera già realizzata ad eccezione di alcuni elementi di finitura. Le gronde sono state installate, mentre restano da completare le slitte dei lucernari e alcune scossaline. Anche le facciate vetrate stanno prendendo forma: i telai sono posati e oltre la metà dei vetri è già stata installata.

All’interno, procedono gli impianti a terra – idrico-sanitari, antincendio, elettrici e di scarico – ormai prossimi al completamento, così come i massetti delle pendenze nelle tasche impiantistiche. Sono in corso anche l’applicazione della vernice intumescente e le ultime lavorazioni sulle facciate.

Parallelamente avanzano le opere esterne, fondamentali per restituire al mercato e al quartiere spazi accessibili e funzionali. Sono già stati realizzati gli scavi, le vasche e i sottoservizi per lo smaltimento delle acque meteoriche, completate le opere di adeguamento dei sottoservizi esistenti e gran parte dei rinterri. In queste settimane si lavora alla posa dei sottoservizi elettrici, delle tubazioni di scarico e delle reti per l’approvvigionamento idrico. Le modifiche progettuali sulle aree esterne, approvate con una prima perizia di variante nell’agosto 2025, hanno riguardato soprattutto le finiture delle zone carrabili e pedonali, per garantire maggiore permeabilità e durabilità delle superfici.

Il percorso che ha portato a questo risultato è stato scandito da un confronto costante con gli operatori del mercato. Fin dall’estate 2024 l’Amministrazione ha avviato incontri dedicati per illustrare il progetto e raccogliere osservazioni e richieste. Agli operatori è stato chiesto di presentare layout personalizzati dei propri box, così da adattare gli impianti alle esigenze specifiche delle attività. Un dialogo che è proseguito nel tempo, con incontri diretti negli uffici comunali e la raccolta di proposte poi tradotte nella seconda perizia di variante, oggi in fase di approvazione, relativa alle modifiche impiantistiche interne.

Un passaggio particolarmente significativo ha riguardato il settore ittico. A seguito degli incontri svolti nel 2025, è stata concertata – in accordo con la AST competente – la possibilità di introdurre locali attrezzati per preparazioni e cotture, ampliando e rinnovando il servizio offerto dalle pescherie. Un segnale di come il nuovo mercato non sarà solo un contenitore, ma un luogo capace di evolversi e rispondere a nuove modalità di consumo e socialità.

«Questa grande struttura – ha sottolineato il sindaco – è motivo di grande orgoglio per l’Amministrazione: un finanziamento di 8 milioni di euro e una superficie di oltre 2.000 metri quadrati per un mercato destinato a caratterizzare in modo significativo il profilo del quartiere, diventando anche un punto di attrazione per l’intera città». Uno sguardo che va oltre il cantiere attuale e che si proietta sul futuro dell’area: il completamento del nuovo mercato consentirà infatti di guardare con maggiore prospettiva alla trasformazione del vecchio mercato e alla riqualificazione complessiva di piazza d’Armi, anche attraverso nuovi progetti, come la riconversione di alcuni alloggi in residenze per studenti.

Intanto il cronoprogramma procede. Entro la fine di gennaio 2026 è previsto il completamento dei piazzali con i sottoservizi, mentre la conclusione complessiva dei lavori resta fissata per giugno 2026. Con una decina di operai mediamente presenti ogni giorno in cantiere, la nuova piazza coperta di Ancona continua a crescere, passo dopo passo, restituendo alla città uno spazio che non sarà solo mercato, ma luogo di incontro, di vita quotidiana e di identità urbana rinnovata.

Bentornata bellezza! Riapre dopo due anni la Pinacoteca Civica Podesti


Dopo un’attesa lunga due anni, sabato 6 dicembre 2025 la Pinacoteca Civica “Francesco Podesti” di Ancona riapre finalmente al pubblico, presentandosi con un nuovo allestimento delle sale espositive permanenti e molte altre novità.
E’ un ritorno molto atteso, che restituisce alla città la sua principale sede museale e uno dei più importanti luoghi di cultura delle Marche. La Pinacoteca rappresenta un forte elemento identitario e per questo la sua apertura si inserisce nel percorso di candidatura di Ancona a Capitale italiana della Cultura 2028, e si lega anche al Premio Marche, tornato nel capoluogo dopo molti anni di stop, con la mostra Erratica. Il premio, nato proprio da Ancona nel 1957 grazie ad Alfredo Trifogli che fu anche sindaco della città, ha contribuito a creare con le opere dei suoi vincitori la collezione d’arte contemporanea della Pinacoteca.

Francesco Podesti, Il Giuramento degli Anconitani
Le collezioni della Pinacoteca

La Pinacoteca “Francesco Podesti” è considerata tra le più importanti in Italia per la straordinaria presenza di opere di pittura marchigiana, veneta e delle varie scuole italiane. Tra le collezioni, che vanno dal XV fino al XX secolo, le più note e preziose sono la Pala Gozzi di Tiziano Vecellio, capolavoro rinascimentale del 1520, e, dello stesso Tiziano, la Crocifissione.
A queste si affiancano opere di straordinaria importanza come la Circoncisione di Olivuccio Ciccarello, la Madonna con Bambino di Carlo Crivelli, la Pala dell’Alabarda di Lorenzo Lotto, l’Immacolata del Guercino e la Madonna col Bambino e i santi di Carlo Maratti.
Si aggiungono inoltre testimonianze della scuola anconetana, come le opere di Andrea Lilli, e dipinti di grande fascino come La Negromante attribuita ad Angelo Caroselli.

Il progetto di riqualificazione

La riapertura segna il completamento di un ampio progetto di riqualificazione, approvato dalla Giunta comunale della città dorica su proposta dell’assessore alla Cultura Marta Paraventi, realizzato con il contribuito di Regione Marche, Viva Servizi e Viva Energia, e la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Ancona, Pesaro e Urbino.

L’intervento segue il percorso avviato nel 2023 dall’Assessorato ai Lavori Pubblici del Comune di Ancona con fondi PNRR, che ha interessato Palazzo Bosdari con lavori di adeguamento impiantistico, meccanico, elettrico e di climatizzazione. Contestualmente è stato predisposto un progetto scientifico delle collezioni, coinvolgendo il Museo Tattile Statale Omero. Marche Teatro supporterà la promozione.

Il progetto museografico

Il progetto di riallestimento della Pinacoteca è stato realizzato all’architetto Carla Lucarelli, che ha lavorato su una serie di interventi integrati: dall’allestimento generale ai corpi illuminanti e al progetto di relamping.
Il progetto scientifico e museografico ha visto il contributo di Stefano Zuffi, Luigi Gallo e dell’assessore Marta Paraventi.
Saranno esposte 133 opere, mentre oltre 600 lavori saranno conservati nei nuovi depositi attrezzati del terzo piano.

“La Pinacoteca tornerà nella disponibilità della città di Ancona”, afferma l’assessore Marta Paraventi.
Dal 2026 la Pinacoteca potrà accogliere mostre di grande formato, diventando parte di un percorso museale integrato dalla Mole Vanvitelliana alla Via Maestra, dal Teatro delle Muse alla Pinacoteca, fino al Museo Archeologico, l’Anfiteatro e il Museo Diocesano.

Il progetto scientifico è frutto di un dialogo continuo tra ricerca storica, visione curatoriale e valorizzazione del patrimonio.
Zuffi ha impostato il progetto cronologico inaugurato nel 2023; Gallo ha rivisto la sala delle pale venete; Paraventi ha confermato il layout e ampliato l’esposizione con nuove opere di Francesco Podesti, il bassorilievo del XV secolo forse raffigurante Ciriaco d’Ancona, e il Ritratto di donna della famiglia Ferretti.
Particolare attenzione è stata dedicata alle opere di Olivuccio di Ciccarello, Andrea Lilli e a La Negromante di Caroselli. Le opere del Guercino sono state disposte in dialogo visivo.

Un museo rinnovato, accessibile e sostenibile

Il nuovo allestimento ridisegna l’esperienza di visita con un percorso fluido e accessibile. I lavori finanziati dal PNRR hanno portato nuovi sistemi di illuminazione e supporti museografici.
Le luci LED ad alta resa cromatica permettono una lettura chiara e naturale delle opere.
Il progetto dell’architetto Lucarelli combina estetica e funzionalità grazie a boiserie, contropareti e un apparato didattico rinnovato, con strumenti tattili sviluppati con il Museo Tattile Statale Omero.

Un secolo di valorizzazione

Fondata il 1° giugno 1884, la Pinacoteca nasce dalla donazione delle opere di Francesco Podesti. Dopo le sedi di San Domenico, San Francesco delle Scale e Palazzo degli Anziani, nel 1973 si stabilisce a Palazzo Bosdari.
L’ampliamento 2009–2016 ha integrato Palazzo Bonomini, mentre gli interventi PNRR (2023–2025) hanno completato la riqualificazione consegnando alla città una Pinacoteca moderna e accessibile.


Didascalie delle immagini dell’articolo
  • Francesco Podesti, Il Giuramento degli Anconetani, olio su tela, cm 385×510, 1856
  • Carlo Crivelli, Madonna con Bambino, tempera su tavola, cm 21×15,5, XV secolo
  • Lorenzo Lotto, Madonna con Bambino, Angeli e SS. Stefano, Giovanni Evangelista, Simone Giuda e Lorenzo (Pala dell’Alabarda), olio su tela, cm 294×216,1538
  • Tiziano Vecellio, La Vergine col Bambino, S. Francesco, S. Biagio e il donatore Luigi Gozzi (Pala Gozzi), tecnica mista su tavola, cm 322×207, 1520
  • Tiziano Vecellio, Crocifissione, olio su tela, cm 371×197 cm, 1558
  • Olivuccio di Ciccarello, Circoncisione, tempera su tavola di pioppo, cm 167 x 76, XV secolo
  • Guercino, L’Immacolata Concezione, olio su tela, cm 259×180, 1656
  • Carlo Maratti, Madonna con Bambino e Santi Nicola di Bari, Francesco di Sales e Ambrogio, olio su tela, 400×222 cm, 1672

INFORMAZIONI UTILI: clicca sulla domanda che ti interessa

DOVE SI TROVA LA PINACOTECA?

Via Ciriaco Pizzecolli 17, Ancona

QUALI SONO I GIORNI E GLI ORARI DI APERTURA?

martedì, mercoledì e giovedì: 15-18

venerdì, sabato e domenica: 10-13/15-18

lunedì: chiuso

COSTI DEI BIGLIETTI? GRATUITA’ E AGEVOLAZIONI?

Intero € 8

Ridotto € 5 per residenti, dipendenti Comune di Ancona, studenti, over 65, under 25 e possessori di card: Feltrinelli, Coop, Marche Teatro, iscritti al FAI, Italia Nostra, Touring Club e ICOM, soci ACI / famiglie con minori al seguito. La riduzione è prevista inoltre per coloro che: – pranzano in un ristorante di Ancona; – hanno soggiornato almeno una notte nelle strutture ricettive marchigiane; – visitano la mostra con un accompagnatore residente nel Comune di Ancona.

Gratuito under 16, giornalisti muniti di tesserino, guide turistiche iscritte all’albo nazionale, ospiti, per almeno 2 notti, nelle strutture ricettive di Ancona, disabili e accompagnatori.

CHI SI PUO’ CONTATTARE PER MAGGIORI INFORMAZIONI?

0712226625-6626 / pinacoteca@comune.ancona.it

Mosaic a Ponterosso: un centro giovanile di nuova generazione


Cinquecento metri quadrati distribuiti su due piani, con un giardino che circonda la struttura, diventeranno il fulcro di un progetto dedicato alle nuove generazioni. Il progetto si chiama MOSAIC e il Comune di Ancona ha proposto un bando per la concessione quinquennale di questi spazi.

Ancona è una città che negli ultimi anni ha visto crescere la domanda di luoghi pensati per i giovani, spazi dove incontrarsi, creare e sperimentare. Quartieri come Ponterosso, storicamente legati a funzioni residenziali, oggi cercano nuove identità e occasioni di aggregazione. In questo scenario, l’immobile comunale di via Flavia 2, che già ospita il Centro di Aggregazione Giovanile e ambienti dotati di sala di registrazione e sale prova, risanate negli ultimi mesi, è pronto a trasformarsi in un centro di opportunità. La prima opportunità è per i giovani tra il 18 e i 35 anni che attraverso il bando vorrebbero trasformare la propria passione per la musica, il digitale o l’imprenditorialità in un progetto concreto. La seconda è per tutti i ragazzi, del quartiere, della città e del territorio, che di questi progetti potrebbero usufruire per crescere, specializzarsi, trovare una strada per il il futuro.

“La città – afferma l’assessore alle Politiche giovanili Marco Battino – ha bisogno di luoghi capaci di dare voce, strumenti e opportunità ai giovani e MOSAIC nasce per questo. Non vuole essere solo uno spazio fisico, ma un ambiente in cui poter crescere, sperimentare, formare comunità e sviluppare competenze”.

Grazie a MOSAIC, il quartiere di Ponterosso e la città di Ancona avranno un centro giovanile di nuova generazione. Il progetto MOSAIC – Musica, Orientamento, Sostegno, Aggregazione per Iniziative Comuni – è infatti pensato per diventare un punto di riferimento per la città e per i comuni limitrofi, un luogo dove musica e digitale si incontrano, insieme a creatività, formazione e imprenditorialità. Non solo sale prova e registrazione, quindi, ma anche laboratori, eventi culturali e percorsi per start up e mestieri emergenti. Un mosaico, appunto, di opportunità e relazioni.

Il percorso di avvicinamento al progetto è stato già avviato con momenti di focus ed incontri mirati: l’edizione StartAN 2025 ha dedicato, tra i diversi momenti pubblici con studenti, start up e imprenditori, anche uno spazio alla presentazione del progetto MOSAIC. Gli stessi spazi di via Flavia hanno ospitato un incontro con giovani ragazze e ragazzi sul valore della creatività e sulle opportunità professionali legate alla musica e al digitale, con l’intervento di Olimpia Peroni, degli educatori dei CAG e di Informagiovani, in una vera e propria anteprima, che ha mostrato le potenzialità del luogo e il ruolo che MOSAIC potrà svolgere nella formazione e nella crescita dei giovani del territorio.

Il 1 dicembre si sono chiuse le candidature degli under 35, ai quali era diretto il bando. La concessione prevede condizioni agevolate: affitto a carico del Comune, copertura di utenze e manutenzione per il primo anno e un contributo fino a 38 mila euro per sostenere l’avvio delle attività. La concessione del complesso avrà una durata di cinque anni. Al centro ci sarà la gestione della sala prove musicale, ma il progetto ha un respiro molto più ampio. MOSAIC punta infatti a creare un luogo capace di mescolare musica strumentale e digitale, laboratori creativi, innovazione tecnologica, eventi culturali, attività associative, percorsi formativi, servizi alla persona e iniziative legate alle start up e ai mestieri emergenti.

Il percorso operativo partirà con un lavoro condiviso tra Comune e concessionario per delineare la sostenibilità delle attività e, parallelamente, con incontri pubblici e focus group con giovani, operatori, istituzioni e stakeholder dell’area vasta. Seguiranno iniziative per coinvolgere progressivamente i giovani, ispirate ai principi della peer education e della co-creazione, in coordinamento con il progetto “Ancona Partecipa”.

Gli spazi saranno ripensati e allestiti con il supporto dell’Università Politecnica delle Marche, con la dotazione di strumentazioni digitali e arredi funzionali alle nuove attività. Una parte significativa del progetto sarà dedicata alla formazione e al mentoring con la collaborazione del servizio Informagiovani e di professionisti senior del settore musicale, oltre che allo sviluppo di idee imprenditoriali, anche grazie al collegamento con il programma StartAN. Sono previste sessioni di pitch, testimonianze professionali, percorsi di validazione delle business idea e attività rivolte anche alle scuole e all’università. Dopo il primo anno di co-progettazione con gli uffici comunali, il concessionario proseguirà la gestione in autonomia per i quattro anni successivi, con verifiche periodiche semestrali nelle quali l’Amministrazione procederà alla verifica dei risultati raggiunti: in caso di esito positivo la concessione proseguirà fino al completamento dei cinque anni previsti.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – FABIOLA FAVA

Fabiola Fava – Componente del gruppo Consiliare FRATELLI D’ITALIA

Dalla porta di casa al Consiglio: la politica a servizio dei cittadini

L’impegno di Consigliere Comunale lo vivo come una missione: avvicinare i cittadini alle istituzioni. Come? Andando a casa dei cittadini stessi ed ascoltando le loro problematiche, andando con loro a fare i sopralluoghi per la città, ascoltarli al telefono e poi parlare con gli assessori per cercare di risolvere le loro problematiche.

In questi due anni li ho aiutati ad aprire attività commerciali sfidando la burocrazia, ho portato in consiglio tramite le interrogazioni urgenti (e quindi a conoscenza di tutta la platea cittadina per una risoluzione veloce della problematica ) alcune questioni relative alla nostra città quali strisce pedonali mancanti in vari punti della città, auto che sfrecciano a velocità sostenuta in alcune vie di Ancona e l’ultima interrogazione nel consiglio ultimo scorso riferita alla circolazione di biciclette elettriche e monopattini elettrici nel camminamento di viale della Vittoria e corso Carlo Alberto dove ci sono mamme con passeggini, cittadini con cani al guinzaglio e persone anziane in carrozzina che non hanno la capacità di spostarsi velocemente se arrivano questi mezzi a velocità sostenuta. Sto aiutando i condòmini della zona antistante piazza Malatesta a venire in possesso di una piccola proprietà comunale esattamente in prossimità delle strada senza sbocco, oggetto in questo momento di parcheggio selvaggio, facendola inserire nel piano di alienazioni e valorizzazioni comunali 2025/2027.

Tra le altre cose, ho presentato insieme al consigliere Teodoro Bontempo una mozione sul prolungamento della stagione balneare / helioterapica dove gli stabilimenti balneari di Ancona possono tenere aperti i propri stabilimenti nel mese di Ottobre solo per la helioterapia. Inoltre ho avuto la delega dal Sindaco per i ‘rapporti con le band musicali’, delega che svolgo con tantissimo impegno collaborando con gli assessori Eliantonio (grandi eventi), Battino (economia della notte), Berardinelli (turismo) e Paraventi (cultura), aiutando ad organizzare manifestazioni delle band cittadine ed anche di cantanti lirici. Ho collaborato con l’assessore Eliantonio per istituire un albo delle band musicali in Ancona (il primo in Italia) dove ogni band si può iscrivere per farsi conoscere.

Collaboro con l’associazione Ragazzi Oltre, che si occupa di persone affette dallo spettro autistico, organizzando e presentando lo spettacolo annuale che cade ad aprile e i vari spettacoli di contorno che si svolgono durante l’anno.

Sempre animata dallo spirito di servizio verso i nostri concittadini, ho tantissimi altri progetti da concludere ed altri da iniziare, di cui vi parlerò in un’altra occasione.

IL PERSONAGGIO/ Arianna Trifogli: Connessioni, per immergere l’arte nella città


Una chiave interessante, non solo per raccontare la cultura, ma per calarla concretamente nel tessuto della società, è quella di riuscire a “creare connessioni, vedere come un progetto riesca a parlare non solo attraverso le opere ma attraverso le energie che mette in circolo nella comunità”. Competenza sui contenuti, conoscenza profonda dei contesti, curiosità e piacere di costruire: sono queste le basi del lavoro di Arianna Trifogli, che in una lunga intervista, ricca di spunti, ripercorre molti temi significativi, profondamente radicati sia nel percorso culturale della città di Ancona sia nella propria crescita professionale. Nel corso degli anni, Arianna Trifogli ha costruito un itinerario che attraversa discipline e luoghi diversi, mantenendo però un filo conduttore saldo: la convinzione che la cultura sia un modo concreto di agire sul presente.

Dopo gli studi in archeologia e le prime esperienze negli scavi internazionali, ha cominciato a occuparsi di organizzazione e curatela di mostre, collaborando, tra gli altri, con la Galleria d’Arte Puccini e, più recentemente, con l’Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d’Este, dove segue progetti che mettono in dialogo archeologia, linguaggi contemporanei e narrazioni del territorio. Parallelamente, ha sviluppato iniziative culturali legate alla città di Ancona e all’associazione intitolata a suo padre, Alfredo Trifogli, il “sindaco del terremoto” del 1972, dedicandosi a incontri, convegni e momenti di approfondimento che intrecciano memoria e prospettiva. Il 2025 segna poi un passaggio importante: il ritorno ad Ancona del Premio Marche, ideato nel 1957 dal sindaco Trifogli. Proprio nei giorni scorsi è stata inaugurata la nuova edizione, che torna ad Ancona con la mostra Erratica, alla cui organizzazione e curatela Arianna Trifogli ha contribuito in modo decisivo, insieme con Stefano Tonti, con un progetto che riavvicina la città a una storia artistica che le appartiene e che trova in lei una figura capace di garantirne la continuità, anche attraverso quel legame familiare che chiude la trama del suo impegno.


Arianna

Partiamo da lei: laureata in archeologia e culture del mondo antico. Cosa l’ha spinta a scegliere questo percorso?
Ho amato l’archeologia fin da bambina. Rimasi folgorata durante il mio primo viaggio in Grecia con la mia famiglia, a 8 anni: dall’Acropoli di Atene a Delfi, da Micene fino al Palazzo di Cnosso a Creta. Ricordo che, mentre ammiravo quei monumenti imponenti, il mio sguardo scendeva sempre a terra, alla ricerca di qualcosa di nascosto, di un frammento che potesse raccontare ancora una storia. Ero affascinata dall’idea che il passato potesse parlare, se solo fossimo stati disposti ad ascoltarlo.
Per me l’archeologia è questo: un dialogo silenzioso con chi ci ha preceduto, un modo per capire come nascono le culture, come si trasformano e quali tracce lasciano dietro di sé. Ho scelto questo percorso perché sentivo il bisogno di andare all’origine delle cose, di comprendere ciò che c’è “sotto” – in senso letterale e metaforico. All’università ho avuto poi la fortuna di poter coltivare davvero questo desiderio, partecipando a scavi in grandi siti come Ostia antica e Cirene, in Libia.

Guardando al presente, in che modo la sua formazione archeologica influenza il modo in cui osserva e cura l’arte contemporanea?
L’archeologia mi ha insegnato a dare valore ai contesti, ai dettagli e soprattutto alle storie che gli oggetti portano con sé. Questo approccio lo ritrovo ogni volta che lavoro con opere contemporanee: non le vedo mai solo come forme o gesti creativi isolati, ma come frammenti di un discorso più ampio. Mi interessa capire cosa dicono del nostro tempo, come si inseriscono nella storia, quali domande generano.
In un certo senso, continuo a “scavare”, solo che oggi il terreno è il presente. Questo approccio mi è stato estremamente utile e si riflette pienamente nel mio attuale ruolo di consulente per l’ufficio mostre di Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli, dove mi occupo dell’organizzazione di esposizioni che spaziano dall’archeologia al contemporaneo.

Nel suo ruolo di curatrice di una mostra importante per la città ma certamente anche per lei personalmente, qual è la parte del lavoro che la appassiona di più?
La fase che amo di più è quella dell’intuizione che diventa relazione: quando un’idea iniziale comincia a incontrare gli artisti, gli spazi, le persone, e prende forma in modi che spesso sorprendono anche me. Mi entusiasma creare connessioni, vedere come un progetto riesca a parlare non solo attraverso le opere ma attraverso le energie che mette in circolo nella comunità.

Se dovesse spiegare a qualcuno cos’è per lei “fare arte” o “creare cultura”, quali parole userebbe?
Per me “fare arte” significa aprire possibilità: dare forma a pensieri, emozioni e visioni che altrimenti resterebbero invisibili. “Creare cultura” è un gesto condiviso: è costruire un linguaggio comune, generare dialogo, offrire occasioni per rivedere ciò che diamo per scontato. Arte e cultura sono modi per tenere viva la nostra capacità di immaginare.

E guardando al futuro: ha qualche sogno o progetto legato ad Ancona?
Mi piacerebbe contribuire a rafforzare il legame tra la città e il suo patrimonio artistico, creando percorsi che coinvolgano sia chi vive ad Ancona sia chi la scopre per la prima volta. Sogno una città in cui l’arte non sia percepita come qualcosa “in più”, ma come un modo naturale di abitare i luoghi. E mi piacerebbe lavorare a un progetto che unisca la memoria antica del territorio con le visioni degli artisti contemporanei, per raccontare Ancona come una città che attraversa il tempo senza mai smettere di trasformarsi.


La città, presente e memoria

E’ cresciuta ad Ancona: che rapporto ha oggi con la città?
Il mio rapporto con Ancona oggi è fatto di un forte sentimento di appartenenza che si è trasformato nel tempo. Da ragazza la vivevo come una città da cui partire, una sorta di punto di appoggio da cui guardare altrove. Crescendo, invece, ho iniziato a riconoscerla come un luogo che continua a parlarmi, anche quando non ci vivo stabilmente: ogni ritorno è un’occasione per ritrovarne i ritmi, la luce, i silenzi e quella dimensione umana che la rende unica. È una città che porto dentro, più di quanto mi aspettassi.

C’è qualche luogo in particolare che sente più suo, che la lega alla memoria familiare o alla sua formazione?
Sì, c’è un luogo in particolare a cui sono profondamente legata: Piazza Stracca. È una delle piazze più suggestive del centro storico di Ancona e per me è sempre stata un concentrato di memorie familiari e formative. Mi riporta immediatamente alle lunghe passeggiate con mio padre, quando da bambina lo accompagnavo nei suoi spostamenti tra gli edifici simbolo della vita culturale e civica della città.
Da un lato c’è Palazzo degli Anziani, all’epoca di mio padre sede comunale e poi della Facoltà di Economia e Commercio da lui fondata; dall’altro la Chiesa del Gesù, il magnifico edificio vanvitelliano in cui mio padre organizzò la prima grande retrospettiva dedicata a Corrado Cagli dopo la sua morte, un tributo affettuoso all’amico artista.
E poi Palazzo Baldi, allora sede dell’Accademia di Scienze, Lettere ed Arti, che mio padre presiedette per molti anni. Per me era un luogo quasi magico: trascorrevo lì interi pomeriggi, seduta in quella che ai miei occhi di bambina era una sala convegni immensa, circondata da libri e volumi antichi.

Alfredo Trifogli è ricordato come “il sindaco del terremoto” del 1972. Che ricordi familiari ha di quel periodo e di come lui lo ha affrontato?
Mio padre non ha mai raccontato molto in famiglia del periodo del terremoto. Era una persona riservata, e ricordo bene me e le mie sorelle che cercavamo di fargli domande, senza però ottenere più di qualche sorriso accennato o una frase breve.
Ciò che so davvero di quel periodo l’ho appreso soprattutto attraverso le testimonianze degli altri: persone che lo hanno affiancato, cittadini che hanno vissuto quei giorni difficili, racconti che ancora oggi emergono con una forte carica emotiva. Tutti parlano del suo senso del dovere, della lucidità con cui ha affrontato l’emergenza e della determinazione nel mettere il bene della città e dei cittadini davanti a tutto. Per me è sempre stato un esempio di come un ruolo pubblico possa diventare una missione personale, fatta di presenza, ascolto e scelte difficili.


La Mostra Erratica

Quest’anno il Premio Marche, fondato da suo padre, torna ad Ancona. Che significato ha per lei vedere questo progetto rinascere proprio qui?
Per me ha un valore profondamente simbolico. Vedere il Premio Marche tornare ad Ancona significa riportare nella città un pezzo importante della sua storia culturale, ma anche restituire continuità a un progetto che mio padre aveva immaginato come un ponte tra le Marche e la scena artistica contemporanea.
La sua rinascita qui, dove tutto ha avuto origine, è un po’ come chiudere e riaprire allo stesso tempo un cerchio: da un lato il ricordo, dall’altro una nuova energia che guarda al futuro. È un’emozione che intreccia dimensione professionale e personale, memoria e responsabilità.

Mentre lavora a questo Premio, che quest’anno si sostanzia con la mostra Erratica, le capita di ritrovare un po’ del modo di pensare o di vedere il mondo di suo padre?
Sì, spesso. Non tanto in cose esplicite, quanto in un modo di intendere l’arte come spazio di relazione e di servizio alla comunità. Mio padre aveva un senso molto forte del ruolo pubblico della cultura: per lui un progetto espositivo non era mai solo un evento, ma un’occasione per far crescere la città, per aprirla a linguaggi e visioni nuove.
Mentre lavoro al Premio Marche mi accorgo di portare dentro di me la stessa attenzione al dialogo, alla cura dei contesti, alla responsabilità di costruire ponti. È come se una parte del suo sguardo continuasse ad accompagnarmi, in modo discreto ma presente.

Oggi, come descriverebbe l’identità della mostra Erratica? E cosa pensa sia rimasto dello spirito originario con cui era nato il Premio Marche?
Erratica oggi è una piattaforma aperta che unisce ricerca, pluralità di linguaggi e attenzione al territorio. Ha un’identità mobile, come suggerisce il nome: è una mostra che attraversa, che connette, che si permette di sostare in luoghi diversi mantenendo però un nucleo riconoscibile.
Dello spirito originario è rimasta la tensione verso la qualità, la volontà di raccontare la vitalità dell’arte marchigiana nel dialogo con una scena più ampia, e soprattutto l’idea che la cultura debba essere un motore civile. Questo principio, che era alla base del Premio Marche, continua a orientare anche questa nuova fase: sostenere gli artisti, dare loro visibilità, far emergere ciò che si muove sotto la superficie del presente.

Che tipo di dialogo si crea tra la città, gli artisti e il pubblico attraverso Erratica?
Erratica crea un dialogo che, idealmente, scorre in entrambe le direzioni. Per la città è un’occasione per riattivare luoghi, per mettersi in ascolto dell’immaginario contemporaneo e per riconoscersi in nuove narrazioni. Per gli artisti è un invito a misurarsi con un territorio ricco di storia e stratificazioni, e spesso nascono connessioni inaspettate tra il loro lavoro e l’identità di Ancona.
Per il pubblico, infine, Erratica diventa un’esperienza di incontro: non soltanto con le opere, ma con le domande che esse sollevano. È uno spazio dove si può osservare, ma anche interrogarsi e partecipare; un luogo in cui la città si apre e si lascia trasformare dallo sguardo degli artisti.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – GIACOMO PETRELLI

Giacomo Petrelli – Componente del Gruppo Consiliare PARTITO DEMOCRATICO

Salvare Conerobus e il trasporto pubblico nella nostra città

Attese infinite alle fermate, file di studenti e pendolari ammassati, corse tagliate, mezzi fuori uso, bus stracolmi e passeggeri attaccati come sardine. Questa è la realtà che stanno vivendo cittadini anconetani, turisti e lavoratori. Il trasporto pubblico locale nella nostra città sta attraversando una fase drammatica dovuta principalmente alla crisi di Conerobus S.p.A., la società partecipata (o controllata?) dal Comune di Ancona incaricata di garantire questo servizio pubblico essenziale.

In questo momento Conerobus è in una situazione economico-finanziaria molto grave, che l’ha portata a chiudere anche nel 2024 il bilancio in rosso, con una perdita di circa un milione e mezzo di euro. Una crisi dovuta a diversi fattori strutturali, come i finanziamenti del tutto insufficienti da parte dello Stato, della Regione e del Comune, ma anche ad una riduzione dei passeggeri rispetto al periodo pre-pandemia e ad un aumento complessivo dei costi di gestione.

La soluzione non può di certo essere quella di tagliare ulteriori corse, rispetto alle molte che sono già state tagliate negli ultimi mesi, né quella di aumentare il costo dei biglietti o di tagliare il personale o gli stipendi dei dipendenti, come alcuni hanno ipotizzato. Noi dell’opposizione abbiamo presentato durante lo scorso Consiglio comunale le nostre prime proposte concrete ed urgenti per salvare Conerobus, assicurare il servizio di trasporto pubblico e tutelare i dipendenti.

Abbiamo chiesto di aumentare subito ed in maniera strutturale il corrispettivo chilometrico, ovvero le risorse che il Comune e la Regione danno alla Società per effettuare il servizio. Questo deve avvenire con risorse proprie degli Enti, ma anche chiedendo un aumento del Fondo Nazionale per il Trasporto Pubblico, che vede la nostra regione tra le ultime in termini di finanziamenti erogati. In secondo luogo, dopo aver riequilibrato stabilmente il conto economico di Conerobus, occorre prevedere una ricapitalizzazione pubblica della Società da parte di Comune, Regione e Provincia per almeno 4 milioni di euro. Infine, abbiamo proposto anche di anticipare immediatamente le rate del corrispettivo all’azienda, per darle ossigeno, consentendole di avere subito un po’ di liquidità.

Serve una strategia chiara, non confusa o ambigua, che porti le istituzioni a farsi carico della situazione direttamente, intervenendo con i propri mezzi prima di chiedere sacrifici ai dipendenti e agli utenti del servizio, non dopo. La mozione con le nostre proposte è stata bocciata dalla maggioranza di destra, che ha votato contro senza nemmeno motivare il suo voto. Hanno solo alimentato polemiche di parte, senza focalizzarsi sul trovare una soluzione concreta e rapida alla drammatica situazione.

Questo è il momento della responsabilità e delle azioni di sostanza, da mettere in campo subito per fronteggiare i disservizi, per rassicurare i dipendenti e per garantire un servizio pubblico di carattere essenziale che deve essere alla base delle politiche di mobilità della nostra città. Continueremo a vigilare sul tema, continuando a portare avanti le nostre proposte preparate e studiate con serietà, finché il problema non sarà risolto. E il problema sarà risolto quando non ci saranno più le file di cittadini ammassati davanti alle fermate dei bus, gli studenti rimasti a piedi e i mezzi strapieni guidati da autisti preoccupati dal futuro dell’azienda.