di Marco Tittarelli, storico dell’arte e curatore
“Caro Trifogli, mi rivolgo a te come Assessore della P.I. che ha preso molte iniziative nel campo culturale; mi rivolgo inoltre a te in qualità di Segretario dell’Accolta, […] affinché tu voglia prendere in considerazione un’altra iniziativa che, secondo me, è molto necessaria e [..] che darà veramente prestigio alla città e all’Accolta che dovrebbe prendere la iniziativa. Mi voglio riferire, cioè, alla Galleria d’Arte Moderna della quale qualche volta abbiamo parlato. Secondo me, l’Accolta, come ho detto, dovrebbe prendere la iniziativa e incominciare a reperire le opere; l’esperienza e le conoscenze fatte durante il “Premio Marche” credo che ci debba aiutare; la buona volontà di alcuni […] sorreggerà l’iniziativa; gli interventi di Enti saranno assicurati quando vedranno che si fanno le cose con serietà e decisione; tutto assieme permetterà, se non di portare a compimento l’opera, di condurre l’iniziativa a buon punto”.Il 28 ottobre 1958 Brenno Bucciarelli, tipografo, collezionista, scrive ad Alfredo Trifogli, allora vicesindaco e assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Ancona. Il tono della lettera è partecipe e appassionato e nasce dalla convinzione che la città dovesse raccogliere in una sede adeguata le opere contemporanee acquisite dal Comune nel corso degli anni Cinquanta, soprattutto in occasione del Premio Marche, restituendole alla fruizione pubblica.
Questo documento rappresenta una delle fonti più significative emerse nel corso della ricerca storica che ha dato forma alla sezione introduttiva della venticinquesima edizione del Premio Marche, attualmente allestita alla Mole Vanvitelliana di Ancona fino al 28 febbraio 2026. La ricerca ha consentito di ricostruire le premesse culturali e istituzionali che portarono nel 1967 alla nascita della Galleria d’Arte Moderna di Ancona, mettendo in evidenza il ruolo decisivo svolto dal Premio Marche nei suoi primi dieci anni di attività.
Il Premio Marche nasce ufficialmente ad Ancona nel 1957 per iniziativa dell’associazione Accolta Amici della Cultura, presieduta dall’avvocato Giorgio Umani e coordinata da Alfredo Trifogli nel ruolo di segretario. L’associazione riuniva artisti, amministratori pubblici e appassionati d’arte, tra i quali lo stesso Bucciarelli. In una città impegnata nella ricostruzione materiale e simbolica del dopoguerra, la rassegna si proponeva come strumento di aggiornamento culturale e di confronto con le tendenze dell’arte contemporanea, in continuità con le esperienze espositive che avevano animato il capoluogo nella prima metà del Novecento.
Fin dalle prime edizioni il Premio Marche si configurò come un’iniziativa ambiziosa, capace di attirare artisti non solo regionali ma progressivamente anche di ambito nazionale. Gli artisti erano chiamati a proporre le loro opere ad una giuria incaricata di selezionare quelle da esporre e di assegnare medaglie o premi-acquisto finanziati dagli enti territoriali che sostenevano la manifestazione, tra cui il Comune e la Provincia di Ancona, la Cassa di Risparmio e l’Ente autonomo della Fiera della Pesca. Questa formula garantiva agli artisti un riconoscimento economico e consentiva alle istituzioni di acquisire opere destinate ad arredare uffici ed edifici pubblici. Nel tempo si andò così formando, quasi inconsapevolmente, un primo e consistente nucleo di arte contemporanea. Le acquisizioni si inserirono nel quadro della “legge del 2 per cento”, che permetteva di destinare una quota della spesa per l’edilizia pubblica all’acquisto di opere d’arte, favorendo l’avvio di una politica di acquisizioni sistematica da parte del Comune.

Un passaggio decisivo avvenne nel 1963, quando Bucciarelli, su incarico dell’Amministrazione comunale, intraprese una ricognizione delle opere acquistate e collocate nelle sedi pubbliche. Solo nei plessi scolastici vennero individuate quarantaquattro opere, ventisette delle quali provenienti dalle edizioni del Premio Marche del 1959, 1960 e 1961. La consapevolezza dell’entità e del valore di questo patrimonio rafforzò l’idea della necessità di selezionare le opere e di esporle in uno spazio dedicato.
In questo contesto si colloca l’azione di Alfredo Trifogli, figura centrale della vita amministrativa e culturale cittadina. Tra il 1956 e il 1964, come vicesindaco e assessore, e successivamente come sindaco dal 1969 al 1976, Trifogli promosse interventi destinati a incidere profondamente sulle istituzioni culturali anconetane. Tra questi spicca la riapertura della Pinacoteca Civica nel 1958 a Palazzo degli Anziani, dopo sedici anni di chiusura, che restituì alla città il proprio patrimonio storico e rafforzò l’esigenza di valorizzare il patrimonio culturale cittadino.
Il 30 aprile 1967 viene inaugurata la Galleria d’Arte Moderna di Ancona con una selezione di cinquantotto opere allestite nel mezzanino di Palazzo Mengoni-Ferretti, già sede della Biblioteca civica “Luciano Benincasa”. L’apertura rappresenta il compimento di un percorso decennale maturato anche grazie all’esperienza del Premio Marche, che proprio nello stesso anno interrompe la propria attività, divenuta nel tempo sempre più onerosa sul piano organizzativo ed economico.

Tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta, sotto l’impulso di una nuova direzione stabile dei musei, la Galleria rafforzò temporaneamente il proprio ruolo nel panorama artistico nazionale, ampliando la collezione e promuovendo una maggiore attenzione alla didattica e al dibattito sul museo contemporaneo, nonostante il trasferimento a Palazzo Bosdari, dove dal 1973 condivide la sede con la Pinacoteca Civica. Nei decenni successivi, tuttavia, le esigenze espositive e conservative delle due collezioni si rivelarono difficilmente conciliabili e la Galleria d’Arte Moderna finì per occupare una posizione progressivamente marginale all’interno di un percorso museale, sempre più incentrato sulla valorizzazione delle opere della Pinacoteca.
Nel tentativo di rispondere alla carenza di spazi, negli ultimi vent’anni l’Amministrazione comunale ha promosso l’acquisto e la ristrutturazione di Palazzo Bonomini, edificio adiacente a Palazzo Bosdari, sperimentando nuovi allestimenti e percorsi di visita. Anche la recente riapertura del museo ha restituito maggiore visibilità alla collezione della Galleria, con sale dedicate alla narrazione delle sue vicende. La convivenza con la Pinacoteca, tuttavia, continua a incidere sulla percezione della sua identità, spesso intesa come un’appendice ed esclusa dalla segnaletica e dalla comunicazione ufficiale.
Alla luce delle vicende emerse dalla ricerca, le oltre trecento opere che oggi compongono la collezione della Galleria sollecitano una riflessione sul futuro dell’istituzione e sulla possibilità di costruire un museo capace di tenere insieme memoria storica e istanze del contemporaneo. In questa prospettiva si colloca la sezione che apre edizione 2025 del Premio Marche alla Mole Vanvitelliana, pensata per riportare alla luce, attraverso opere raramente esposte, documenti e cataloghi, una storia a lungo rimasta in ombra e per restituire alla Galleria il posto che le spetta nel panorama culturale della città.





