IL PERSONAGGIO: Massimo Baldini e la sua home gallery nel cuore di Ancona

Accade che in un giorno di aprile vedi una locandina appesa al portone di una casa del centro, in via Cadorna numero 4, precisamente. La locandina recita più o meno così: Casa nostra – housing in Italy, fotografie di Massimo Baldini. Sullo sfondo un palazzone, di quelli che ci sono familiari, perché per vederli basta spostarsi sulla costa adriatica, appena più a sud di Ancona e, di fronte al palazzone, una casa cantoniera.

L’appuntamento è per il 12 aprile, per il vernissage. Il luogo è un appartamento di quel palazzo di via Cadorna, che solo qualche mese fa era uno spazio pieno di passato e impastato di anconetanità, tra porte e soffitti liberty, corridoi e mobili antichi. Massimo Baldini, il fotografo di origini anconetane ma bolognese da molti anni che espone le sue opere in mostra, lo ha acquistato e ristrutturato, riuscendo a conservare però quell’atmosfera tipica delle case del Viale e dintorni, incorniciando quadri naturali con le finestre che racchiudono pezzi di paesaggio anconetano, e allestendo le pareti della zona giorno con la sua ultima mostra, dedicata ai modi italiani dell’abitare, ma anche ai modi, come scrive lui  stesso nel catalogo, “in cui gli abitanti della penisola cercano, e trovano, la propria felicità”.

Il giorno dell’inaugurazione sali le scale del palazzo e timidamente suoni alla porta, perché non è proprio usuale per Ancona entrare in una casa privata per vedere una mostra. Sei il visitatore numero tre, ma, tempo mezz’ora, la casa si riempie. Tante persone seguono con curiosità, con interesse, le spiegazioni di Massimo. Molti hanno in mano una macchina fotografica. Lo vedi subito che in città la voce è girata. Grazie alla locandina che sicuramente ha incuriosito, ma anche per la discreta ma efficace comunicazione social, che presenta Theia, la nuova – e forse la prima – home gallery anconetana, il cui nome è un omaggio alla dea greca della visione.

La mostra si è chiusa il 4 maggio e ora la home gallery è pronta per ospitare nuove esposizioni, anche di altri artisti. Housing in Italy ha registrato una media di 20-25 persone al giorno. “E soprattutto – afferma Baldini – una cosa che mi ha piacevolmente colpito è che ci sono stati molti giovani. Sono giovani curiosi, interessati, spesso anche competenti, assolutamente non sprovveduti. Quindi non è vero che tutti i giovani sono apatici e che passano la vita attaccati ai social media. Il fatto che ci sia questa vivacità di interessi e questa voglia di partecipare, di essere protagonisti, mi sembra molto incoraggiante per il futuro. Sono venuti giovani che lavorano, studenti, famiglie giovanissime con bambini… A Bologna non lo so se avrei avuto la stessa risposta.  Naturalmente Bologna ha un bacino di potenziali visitatori molto più ampio, però nello stesso tempo è più estesa anche l’offerta, quindi c’è più dispersione. E poi questa cosa della home gallery secondo me ha funzionato meglio qui. Ho parlato con tanti che poi dopo si passavano la voce, quindi è stata una specie di rete che si allargava. Abbiamo avuto, tra l’altro, molte persone interessate di fotografia che conoscono molto meglio di me l’ambiente anconetano. Alcuni mi hanno anche chiesto di partecipare a una collettiva, alla quale sto lavorando”.

Massimo Baldini oggi ha scelto la fotografia come sua occupazione principale. E’ un sociologo, nato ad Ancona, dove è rimasto fino al termine delle superiori. Poi si è laureato a Firenze, dove ha condiviso casa ed esperienze con gli amici anconetani, di scuola e di compagnia. Al termine dell’Università lui si è fermato lì, per cominciare un percorso lavorativo che lo ha portato a insegnare a Monaco, a passare un periodo piuttosto lungo negli Stati Uniti e poi a tornare in Italia, a Bologna, dove è stato traduttore per Il Mulino, la società editrice per la quale ha lavorato per 15 anni, diventando nel tempo caporedattore nella sezione dedicata alle traduzioni e infine editor di scienze sociali. Una vita e un lavoro vissuti a ritmi intensi, che lo hanno portato a non frequentare più Ancona con molta assiduità. Quando poi i ritmi lavorativi lo hanno consentito “sono tornato ad Ancona – racconta Baldini – dopo un periodo lungo. E nel frattempo ho anche abbracciato questa attività di fotografo. Io – spiega – sono appassionato di fotografia fin da quando ero ragazzo. La mia prima macchina fotografica l’ho avuta ai tempi del liceo. Era una Pentax MX. Ce l’ho ancora, mi è cara, però poi dopo per un lungo periodo non ho fatto molte fotografie perché appunto c’era il lavoro e non c’era tanto tempo. Quando ho deciso di dedicarmi di più a questa passione, di diventare, possibilmente, bravo, nel 2014 mi sono dimesso dal Mulino, con cui ho continuato a collaborare dall’esterno, seguendo alcuni progetti, curando alcuni libri, soprattutto manuali di sociologia”.

E’ del 2017 la prima mostra di Massimo Baldini, il cui portfolio è consultabile al link www.massimobadini.net. “Sono foto dall’Italia, a quell’epoca fotografavo in bianco e nero, facendo street photography. E in queste foto ci sono molte persone, cosa che adesso è completamente cambiata. Nelle foto che faccio adesso le persone non ci sono più”. Sono poi seguite una mostra a Bologna sui piccoli musei poco conosciuti, sempre in bianco e nero, altri lavori e un libro nel 2019: “Gli Italiani”, realizzato ispirandosi a Robert Frank, il fotografo di origine svizzera, poi trapiantato negli Stati Uniti e che alla metà degli anni 50 pubblicò il libro «The Americans», entrato poi nella storia della fotografia. “Fu – spiega Baldini – un libro controverso, le cui fotografie contraddicevano completamente il sogno americano. Le prime edizioni di questo libro avevano fotografie affiancate da testi di vari tipi, soprattutto letterari, ma anche teatrali, cinematografici, pezzi di giornalismo, di saggi. E allora io ho pensato di rifare la stessa cosa con questo libro qui: il titolo è lo stesso, trasposto, c’è lo stesso numero di fotografie, sono 83, ed è riproposta la formula dell’accoppiata testo-immagine. I miei testi sono presi dalla letteratura italiana. Mi sono fatto aiutare: li ha scelti l’italianista Claudio Giunta”.

La svolta che dialoga con Ghirri: Dopo la lunga pausa del Covid – prosegue il fotografo – “ho avuto modo di sperimentare qualcosa di nuovo. A un certo punto uno sente il bisogno di azzerare, di resettare tutto e provare a fare un’altra cosa, magari completamente diversa, ed è stato un po’ il mio caso.  All’inizio era un gioco, così una sperimentazione, ho voluto vedere cosa succedeva se provavo a fare delle foto a colori. Pensavo che avrei continuato a usare il bianco e il nero per sempre, mi piaceva molto, trovavo che le foto venissero un po’ più astratte, un po’ più intense. Però poi invece ho detto adesso provo, vediamo cosa succede, e ho visto che i risultati erano interessanti, che mi piaceva, e quindi sono ripartito con un modo di lavorare nuovo.

Anche in questo caso mi sono ispirato a qualcuno. A me piace fare questo tipo di esperienza, vedo che funziona, che per me è fonte di ispirazione. In questo caso parliamo di Luigi Ghirri (anche se nelle foto di Baldini il cielo diventa completamente bianco, per incanalare tutta l’attenzione sull’oggetto della foto, n.d.r.). Il nuovo progetto, che si chiama Italia Revisited, da cui nasce la mostra di Ancona, l’ho concepito pensando al Viaggio in Italia di Ghirri. Quel libro ha completamente cambiato la fotografia di paesaggio in Italia, superando il modello Alinari. Ghirri e il suo gruppo hanno fatto una cosa completamente diversa: hanno cominciato a fotografare il campetto di calcio, la linea ferroviaria, lo scorcio… Quindi io ho pensato a quel libro lì. Ci ho pensato con un po’ di anticipo per la verità, perché le prime foto dell’archivio di Italia Revisited, che adesso contiene più di mille scatti, sono del 2014. Per me non è una questione di imitazione, ma piuttosto di dialogo, di vedere se è possibile seguire quel modello che comunque è molto interessante e stimolante e nello stesso tempo però fare qualcosa di nuovo”.

Quel progetto nel 2022 è diventato una mostra, “anzi – dice – nelle mie intenzioni sarebbe un primo episodio, una prima puntata. Vorrei farne almeno un’altra. Perché non tutte le mie mille e passa fotografie andranno a finire in una mostra, in un catalogo. Ovviamente è impossibile, forse non tutte sono meritevoli o almeno non quanto altre. Insomma, sceglierò le migliori. Anche qui c’è lo stesso numero di foto che c’è nel Viaggio in Italia. Questo però, essendo un lavoro sul paesaggio, contiene tutti gli elementi del paesaggio, quindi ci sono case, ma anche molti edifici pubblici, bar, ristoranti, negozi, hotel, ci sono piazze, stazioni, rotatorie. Ho cercato di mettere tutte le componenti del paesaggio, anche capannoni, silos, stabilimenti industriali. Ci sono perché si trovano nel paesaggio italiano. Quindi l’Italia che esce da questo lavoro è recente, contemporanea. Ho cercato di mostrare, come sociologo, la cifra del paesaggio italiano che è data dalla commistione ormai inestricabile tra elementi molto eterogenei tra loro”.

Ancona: C’è, poi, anche un po’ di Ancona nell’ultima mostra di Baldini: il palazzo delle tre Palle di via De Bosis, il liberty delle abitazioni a un incrocio di corso Amendola, una casa vicino allo scalone Nappi. Ma bisogna guardare attentamente queste foto per riconoscere il luogo, perché l’occhio del fotografo è catturato più dal particolare che dall’intero: una piccola ceramica vicino all’entrata, una madonnina del duomo tra due finestre, un semaforo lampeggiante che pende dai fili dell’elettricità e che molti neanche notano quando passano lungo la via.

Ma come ha trovato Ancona Massimo Baldini, essendoci tornato dopo tanto tempo? “Adesso, ovviamente, è cambiata. La città che avevo in mente io prima di andare in giro per il mondo era diversa. Ci sono intere parti che neppure conosco bene, nuovi quartieri residenziali. E poi la parte della Marina Dorica, interessante dal punto di vista fotografico. Sicuramente ci sono stati dei cambiamenti anche importanti, ma soprattutto forse è cambiato il mio atteggiamento. Quando me ne sono andato pensavo che fosse una città di provincia addormentata, avevo voglia di andare, volevo scappare, un po’. Adesso invece ho scoperto, anche con sorpresa, di avere un legame affettivo profondo con Ancona. C’è un senso di appartenenza che evidentemente nonostante tutto non si è spento, non si è affievolito, anzi si è riacceso. Mi piace molto starci, mi piace anche questa scelta della casa. L’ho fatta perché ho scoperto che questo appartamento si prestava molto bene per fare una gallery. L’ho scelto perché mi piaceva molto lo stile, un po’ vintage, con queste caratteristiche che le case che si fanno ora non hanno più. Ma l’ho scelto anche per la zona, perché qui basta uscire e c’è tutto. E’ molto bella, faccio passeggiate lunghissime, al parco del Cardeto, al Duomo, al Porto, al Passetto. E’ un grande piacere. E poi è una parte della città molto vivace: c’è la gente. Io mi sveglio la mattina, magari delle volte è l’alba e non è ancora giorno, ma guardo fuori e c’è gente che passa per il Viale. E così la sera fino a tardi: ci sono locali, ci sono posti dove andare, ci sono ristoranti, che sto scoprendo uno dopo l’altro”.

E c’è anche un’altra idea che nasce da questo ritorno: una mostra con foto di Ancona. Ce ne sono molte nella collezione di Baldini. E lui è già al lavoro per questo nuovo progetto.

Margherita Rinaldi

Quattromila giovani sportivi in città: Ancona accoglie i Campionati nazionali universitari

A poche settimane dall’Erasmus Generation Meeting, Ancona torna a ospitare migliaia di ragazzi, questa volta da tutta Italia e sotto il denominatore comune dello sport. Stanno infatti per prendere il via il Campionati nazionali universitari, che il capoluogo delle Marche ospiterà per la prima volta e che rappresentano il punto più alto della stagione sportiva universitaria. In città sono attesi quasi 4000 studentesse e studenti atleti, che si sfideranno in 16 discipline ufficiali, scelte dalla federazione italiana dei centri sportivi universitari FederCUSI, e 9 discipline opzionali scelte dal comitato organizzatore, per conquistare i titoli nazionali. Saranno circa 450 le medaglie assegnate e questa grande manifestazione di giovani atleti sarà resa possibile anche grazie all’impegno più di 100 volontari, anch’essi giovani: studentesse e studenti dell’Università Politecnica delle Marche che proprio in questi giorni si stanno candidando e stanno mettendo a disposizione il proprio tempo e il proprio entusiasmo, da spendere per supportare l’organizzazione nei giorni delle gare.

I Campionati Nazionali Universitari Primaverili di Ancona sono la settantottesima edizione dell’evento. L’appuntamento nei numerosi impianti sportivi, nelle piazze e nelle vie della città è per il il 24 maggio, data in cui si darà inizio al programma delle competizioni, che proseguiranno fino al 1 giugno. La manifestazione prenderà ufficialmente il via domenica 25 maggio con la Cerimonia di Apertura in Piazza Pertini.

Il CUS Ancona, il Comune di Ancona e l’Università Politecnica delle Marche sono al lavoro per garantire l’accoglienza e il miglior svolgimento delle competizioni, all’insegna dello sport, dell’aggregazione e dello spirito universitario. Il tutto, sotto la direzione organizzativa di FederCUSI, con il patrocinio del CONI, la collaborazione delle Federazioni Sportive Nazionali coinvolte e il contributo di ANCI Marche.

Le discipline in gara: Calcio a 11, Calcio a 5, Pallavolo Maschile e Femminile, e Pallacanestro Maschile, Atletica leggera, Judo, Karate, Lotta, Rugby a 7, Scherma, Taekwondo, Tennis, Tennistavolo, Tiro a Volo (Trap e Skeet), Padel, Beach Volley, Basket 3 vs 3, Scacchi, Gimkana Western, Monta da Lavoro Tradizionale, Corsa su Strada, Arrampicata.

Gli impianti sportivi: Pala Prometeo, Palasport Sabatini, Pala Scherma, Stadio N. Mandela, Impianti Univpm Cus Ancona a Posatora, Palestra Carlo Urbani, Campi sportivi Giuliani Torrette, Sorrentino Collemarino e Paolinelli, Palestra Pietralacroce, Campo Italico Conti, Tennis Club Pietralacroce, Palasport Brasili a Collemarino, Centro TAV per il tiro a volo a Castelfidardo, Bola Padel Next, Spiaggia di Palombina, Tabù Ranch di Osimo.

Il villaggio dei Campionati: Sempre in piazza Pertini sarà allestito un villaggio dei Campionati con uno spazio di circa 600 metri quadrati coperti e un auditorium con 60 posti a sedere e video wall, per ospitare convegni seminari e incontri a tema. Numerosi stand saranno utilizzati da istituzioni, federazioni sportive e associazioni del territorio per parlare di sport e giovani. Tra questi ci sarà anche un punto dove verranno raccontate le storie e le discipline degli studenti e studentesse che hanno la doppia carriera studente-atleta all’Università Politecnica delle Marche. Il villaggio ospiterà, inoltre, una serie di eventi collaterali, il cui palinsesto è in via di definizione. Tra questi, sono già stati fissati una iniziativa con il Panathlon Ancona (28 maggio) che presenterà la Scuola di specializzazione in Medicina dello Sport e dell’esercizio fisico di UnivPM, e il convegno per il decennale Pa Social “Giovani, sport e comunicazione: connessioni, valori e nuove sfide”, in programma per martedì 27 maggio, con Francesco Di Costanzo, presidente di PA Social, Luca Marinelli, docente Dipartimento di Management dell’Università Politecnica delle Marche, Ilaria Colombo, commentatrice Discovery e Fgi e molti altri ospiti.

Il Comune di Ancona allestirà inoltre un palcoscenico dove sono previste esibizioni musicali per accompagnare le serate dei campionati.

La manifestazione si concluderà con la cerimonia di chiusura in programma in Piazza Pertini il 31 maggio.

L’evento è realizzato in collaborazione con ANCI Marche e sostenuto da Viva Servizi, Viva Energia, Casali Computers, AnconAmbiente e ha come partner eventi, tra glia altri, Pa Social, Panathlon Ancona. Altri importanti partner saranno annunciati nei prossimi giorni.

Margherita Rinaldi

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – TOMMASO FAGIOLI

Tommaso Fagioli, Capogruppo del Gruppo Consiliare RIFORMISTI – AZIONE PER CALENDA

Puntare l’attenzione su manutenzioni, verde, spiagge e cura delle frazioni

Riformisti, Azione per Calenda è il gruppo che rappresento in consiglio comunale.

In questi mesi l’attività di consigliere si è concentrata principalmente nel seguire le manutenzioni, in particolar modo delle aree verdi, dove la nostra città abbonda. Particolare attenzione alle frazioni di Ancona. Spesso ai margini del tessuto cittadino dovrebbero essere maggiormente curate, perché proprio nelle frazioni i cittadini vivono più a stretto contatto tra loro e si respira un clima di comunità.

Ecco che l’azione in questo periodo di consiliatura si è concentrata sullo stato delle manutenzioni del verde, delle aree giochi per i bambini nei parchi, dello stato manutentivo delle strade e, vista la stagione estiva alle porte, dello stato manutentivo delle spiagge cittadine.

Da sempre amo il contatto diretto con i cittadini che ormai da quasi 20 anni di attività non ha mai smesso di esistere e grazie alle loro istanze, con spirito di servizio, lavorerò per rendere la nostra Ancona sempre più bella e attrattiva.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – MARINA TAUS

Marina Taus, Capogruppo del Gruppo Consiliare LEGA SALVINI

L’EXTRA G7 SALUTE: UN’OCCASONE IMPORTANTE PER PROMUOVERE I CORRETTI STILI DI VITA E PER LA SANA ALIMENTAZIONE

“Le Marche sono un plurale. Il nord ha tinta romagnola; l’influenza toscana e umbra è manifesta lungo la dorsale appenninica;
la provincia di Ascoli Piceno è un’anticamera dell’Abruzzo e della Sabina.
Ma per quanto ne accolgano i riverberi, le Marche non somigliano
né alla Toscana, né alla Romagna e neppure all’Abruzzo, o all’Umbria”
[Guido Piovene in Viaggio in Italia]

Una delle attività del consiglio comunale è quella di porre attenzione al corretto stile di vita e alla sana alimentazione. Fino ad oggi sono state promosse alcune iniziative da me curate, quali:

  • ESTATE IN MOVIMENTO 2024- ALIMENT-AZIONE PER LA SALUTE
  • I DISTURBI DELLA NUTRIZIONE E DELLA ALIMENTAZIONE NELLA NOSTRA REALTA’
  • STILE DI VITA MARCHIGIANO: UN MODELLO SALUTARE (IN OCCASIONE DELL’extra G7 SALUTE 4 OTTOBRE 2024)

In questi progetti ho messo a disposizione le mie conoscenze e competenze professionali, insieme al mio gruppo di lavoro che sempre ringrazio e per il prezioso contributo (medici, dietisti e infermieri) della SOD di Dietetica e Nutrizione Clinica della AOU delle Marche, della quale sono Direttore.

Di seguito una sintesi dell’evento sullo stile di vita marchigiano in occasione dell’extra G7.

Le Marche sono una delle regioni più longeve d’Europa.

A dimostrarlo intervengono i più recenti dati ISTAT a nostra disposizione che mostrano come, nelle Marche, la speranza di vita alla nascita (espressa in anni) sia pari ad 85,7 per le donne dopo Trento e ad 81 per gli uomini dopo Trento e Bolzano, superiore alla media nazionale pari ad 85 e ad 80,3 rispettivamente per le donne e gli uomini.

Probabilmente, i principali fattori alla base della più lunga prospettiva di vita nelle Marche risiedono proprio nelle specifiche caratteristiche orografiche, climatiche e sociali della regione o in una loro interazione.

Il paesaggio prevalentemente collinare, limitato da un versante montuoso da una parte e uno pianeggiante dall’altra, le favorevoli escursioni termiche, la fiorente piccola-media industria ad alta specializzazione, distribuita equamente su tutto il territorio, e la forte vocazione rurale con attività di agricoltura e allevamento biologiche, rappresentano solo alcuni dei tasselli che compongono il puzzle alla base della complessa longevità marchigiana.

La dieta mediterranea nelle Marche: l’Italia, in particolare le Marche, ha avuto un ruolo centrale nel Seven Countries Study, studio condotto da Ancel Keys, basato sull’ipotesi secondo cui lo stile di vita, soprattutto la composizione della dieta, potesse modificare, in positivo o in negativo, il rischio di sviluppare malattie cardiache.

Dai risultati ottenuti è emerso che la Dieta Mediterranea seguita dalla gran parte della popolazione marchigiana e associata ad un minor tasso di malattie coronariche, potrebbero spiegare, in parte, il record di longevità delle Marche.

Infatti, la Dieta Mediterranea rappresenta un modello comportamentale che unisce cultura, salute, piacere, socializzazione e tradizioni inerenti la raccolta e la preparazione del cibo, caratteristici del territorio marchigiano.

A tal proposito, nel 2018 è stato approvato un comitato per la tutela e la valorizzazione della Dieta Mediterranea nelle Marche. La Legge Regionale 17 maggio 2018 n°14 sottolinea che la Regione “riconosce e valorizza il ruolo della comunità marchigiana nella nascita, validazione scientifica, trasmissione e mantenimento dello stile alimentare della Dieta Mediterranea” e per questo si impegna in una serie di obiettivi volti a diffondere il modello mediterraneo nella comunità marchigiana.

I prodotti alla base della piramide alimentare sono gli stessi che nel passato hanno sfamato le comunità marchigiane di marinai, pastori e contadini: cereali e pane accompagnati da preparazioni a base di legumi, ma anche abbondanti quantità di frutta, verdura, frutta secca e spezie, fonti di fibre e preziosi nutrienti, costituivano i pasti quotidiani. Ulteriore punto di forza è il consumo di olio di oliva: le coltivazioni di ulivo, ampiamente diffuse sul territorio collinare marchigiano, offrono un olio di elevata qualità. Grazie alla lieve altitudine e alla vicinanza al mare, con le costanti correnti salmastre, gli uliveti marchigiani crescono in un microclima ottimale, ideale per la produzione di olive di qualità.

Ad oggi, la filiera del biologico comprende oltre 2.300 aziende e 84.000 ettari di terreno destinati alla sua coltivazione, pari al 18% della superficie agricola della Regione e quasi 14.000 ettari in conversione.

Inoltre, la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) della Regione Marche dedicata al biologico supera del 20% la SAU media nazionale, tanto che nel 2020 è stato istituito il Distretto Biologico delle Marche, il più grande d’Europa. Il suo obiettivo è quello di incentivare e consolidare le filiere del biologico per promuovere le Marche come regione con un ridotto impatto ambientale.

L’agricoltura biologica ha infatti come obiettivo principale il mantenimento e l’aumento dei livelli di sostanza organica nei suoli, tramite la riduzione o l’eliminazione dell’utilizzo di fertilizzanti di sintesi, erbicidi e fitofarmaci, promuovendo la biodiversità locale.

Il metodo di produzione biologico, pertanto, esplica una duplice funzione: offrire ai consumatori alimenti salubri, nutrienti e sicuri, che garantiscono il raggiungimento di un ottimale stato nutrizionale e contribuire alla tutela dell’ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo rurale.

Frutta e verdura, olio d’oliva, pesce azzurro, latte e carni sono alimenti di alta qualità nutrizionale.

Oltre alla frutta e verdura di qualità e con connotazioni organolettiche rare, per via del particolare clima e delle peculiarità orografiche delle zone in cui viene coltivata, le Marche vantano eccellenza anche nella produzione di olio d’oliva.

Le particolari condizioni pedoclimatiche dell’area di produzione influiscono fortemente nella determinazione del livello di piccantezza dell’olio, mentre le escursioni termiche quelle di fruttato.

L’olio marchigiano è un prodotto riconoscibile dal colore giallo-verde e da un aroma fruttato medio o medio-intenso con sentori peculiari di erba, carciofo e mandorla verde e con lievi percezioni di amaro e piccante ben equilibrate tra loro.

Non a caso, l’olio marchigiano ha conseguito numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali. In particolare, l’olio extravergine d’oliva “Marche” ha ufficialmente guadagnato la denominazione IGP (Indicazione Geografica Protetta).

La reputazione di prodotto d’eccellenza è molto antica e si è mantenuta fino ai giorni nostri: i riferimenti storici più antichi risalgono all’olio “di Marca” o “de Marchia” nel 1228. 

L’olio “Marche” si contraddistingue per il più alto contenuto di polifenoli, con una concentrazione minima di 200 mg/kg, ed un livello di acidità massima pari allo 0,4%, il più basso in assoluto tra le denominazioni registrate.

I polifenoli, oltre a proteggere l’olio dalle reazioni ossidative, svolgono un ruolo organolettico, essendo responsabili del tipico pizzicore del prodotto, e soprattutto nutraceutico, con una potente azione anti-infiammatoria, anti-aggregante, antiossidante e ipolipemizzante. Il loro contenuto di polifenoli risulta essere influenzato da diversi fattori, come la varietà, il grado di maturazione delle olive, il periodo di stoccaggio e le tecniche di oleificazione.

La qualità del prodotto è garantita anche dalla particolare attenzione tradizionalmente prestata alla fase di raccolta, che avviene direttamente dalla pianta e garantisce l’integrità del frutto. Nelle Marche non è mai stata praticata la raccolta dell’oliva caduta a terra, ma si prediligono tecniche non aggressive come la brucatura.

Il Pesce: Anche in questo ambito, le Marche rivestono un ruolo rilevante a livello nazionale: la flotta peschereccia marchigiana, infatti, è costituita da 900 imbarcazioni, pari al 6% della flotta nazionale, distribuite negli otto porti pescherecci della regione: Pesaro, Fano, Senigallia, Ancona, Civitanova Marche, Porto San Giorgio e San Benedetto del Tronto.

In particolare, nelle Marche si pesca un decimo della produzione italiana di pesce, costituita principalmente da alici, sarde, triglie, seppie, sogliole, merluzzo, molluschi e crostacei ma anche sgombro e tonno.

Inoltre, il mercato ittico di Ancona risulta essere il secondo dell’Adriatico e il sesto in Italia per la commercializzazione del pesce. Tuttavia, la flotta marchigiana non opera solo a livello del territorio nazionale, bensì si espande fino all’Oceano Atlantico con la cosiddetta “grande pesca”.

L’elevata qualità del pescato marchigiano è garantita da diversi fattori:

  • Conformazione dei fondali: estremamente diversificata e con condizioni di vita ottimali a numerose tipologie di pesce, soprattutto azzurro;
  • Caratteristiche dell’acqua: la temperatura e il livello di salinità del Mare Adriatico, uniti all’influenza dei fiumi che attraversano la regione, rendono il pescato marchigiano unico;
  • Profondità delle zone di pesca: le profondità sondabili per la pesca mostrano un’eccezionale varietà che si riflette sulla tipologia dei prodotti ittici catturabili e sulle loro caratteristiche.

La carne: La Marchigiana è una delle più note e apprezzate tra le razze da carne italiane, terza per produzione dopo la Fassona e la Chianina ed è quella dotata della migliore struttura morfologica di tutto il ceppo podolico.

La Marchigiana ha una storia relativamente recente, visto che “nasce” ufficialmente nel 1932, dalla selezione degli incroci migliori tra Chianina e Romagnola in termini di adattabilità al pascolo, utilizzo dei foraggi, resistenza alle malattie, resa produttiva.

La carne marchigiana vanta il riconoscimento IGP per la carne bovina in Italia con la denominazione “Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale”.

Ha colore rosato, grana fine e grado di infiltrazione di grasso tale da conferire una particolare tenerezza ed un gusto saporito.

La carne che si ottiene dalla Marchigiana è tenera, contiene una minore percentuale di acidi grassi saturi, come l’acido miristico e palmitico, e una maggiore quantità di acidi grassi monoinsaturi (acido oleico) rispetto alle altre carni in commercio. Anche gli acidi grassi polinsaturi (acido linoleico e linolenico) sono presenti in maggiore quantità nella carne di razza Marchigiana rispetto alle altre carni in commercio

Il latte: Le Marche sono una terra ricca di pascoli, dove il bestiame si alimenta in modo naturale, producendo un latte sano e ricco di nutrienti.

Infatti, la produzione di un buon latte parte proprio dall’alimentazione delle vacche: l’utilizzo di foraggio di qualità e dalla ottimale composizione nutrizionale è fondamentale.

Come evidenziato dal progetto Monitoraggio qualità dei foraggi secchi nelle aziende agro-zootecniche delle Marche, l’erba medica, la foraggera più diffusa nelle aziende agro zootecniche marchigiane, ha un’ottimale composizione nutrizionale: è particolarmente ricca in proteine e povera in grassi e contiene un adeguato quantitativo di fibra, rendendo il foraggio facilmente digeribile, fattore che stimola la produzione di latte.

Ulteriori elementi che influiscono sia sulla quantità che sulla qualità del latte sono le caratteristiche di razza e il patrimonio genetico della vacca lattifera. La composizione corporea della razza marchigiana, la più diffusa nella regione, è caratterizzata da un notevole sviluppo della massa muscolare e da un basso grado di infiltrazione di grasso.

L’alimentazione di qualità e le favorevoli caratteristiche genetiche delle vacche lattifere marchigiane permettono quindi la produzione di uno dei latti più nutrienti di Italia: secondo i dati elaborati dalla Coldiretti di Ascoli Piceno e Fermo, il latte prodotto nelle Marche ha una bassa percentuale di grassi, pari a 3.51 g per 100 ml di latte, seconda solo al latte prodotto in Valle d’Aosta, e la più alta percentuale di proteine, pari a 3.67 g per 100 ml di latte, il migliore dato tra le produzioni regionali.

Non dimentichiamo infine che la dieta Mediterranea così radicata nel nostro territorio, va sempre associata a attività fisica; la varietà dei paesaggi marchigiani concede numerose possibilità per gli amanti della bicicletta e delle lunghe passeggiate.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce l’attività fisica come «qualsiasi movimento corporeo prodotto dai muscoli scheletrici che richiede un dispendio energetico». Affinché un individuo possa essere considerato “fisicamente attivo” sono sufficienti le azioni e i movimenti che fanno parte della vita quotidiana, come camminare, ballare, andare in bicicletta e fare i lavori domestici.

Attualmente, l’OMS raccomanda ad adulti e ultra 65enni di praticare almeno 150 minuti a settimana di attività fisica moderata, o 75 minuti di attività intensa, o combinazioni equivalenti delle due modalità.

La regione promuove lo sport e le attività motorio-ricreative in genere quale strumento fondamentale per la formazione e la salute della persona, per il miglioramento degli stili di vita individuali e collettivi nonché per lo sviluppo delle relazioni sociali e dell’integrazione interculturale.

A tal proposito la stessa città di Ancona ha organizzato lo scorso anno incontri per la cittadinanza su corretta Alimentazione associata a attività fisica, con particolare riguardo alla terza età. Vista la grande partecipazione tali iniziativa verrà ripetuta anche quest’anno.

Piatti tipici marchigiani, tra ingredienti di qualità e metodi di cottura: la cucina marchigiana è la cucina rustica dei monti, saporita delle colline e raffinata del mare, che non prevede preparazioni complesse e che si basa su ingredienti semplici e cotture a fuoco lento. Le ricette tradizionali prevedono spesso proporzioni “a occhio” e tempi di cottura non codificati, sebbene infallibili.

Scarica qui l’opuscolo delle ricette culinarie della longevità, realizzato in occasione dell’Extra G7 Salute, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche

Conclusione: Dunque, in cosa consiste la ricetta della longevità marchigiana? Come ogni ricetta che si rispetti, anche in questo caso gli ingredienti sono pochi, semplici ma di elevata qualità: un modello alimentare di tipo mediterraneo, con verdura e frutta di stagione, legumi e cereali integrali, una costante attività fisica, meglio se a stretto contatto con la natura, dalle passeggiate sulla costa alle escursioni sui monti, e il giusto riposo rappresentano, infatti, le sane abitudini di un tempo che ritroviamo alla base della lunga aspettativa di vita che contraddistingue la popolazione della regione Marche.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – DIEGO URBISAGLIA

Diego Urbisaglia, del Gruppo Consiliare ANCONA FUTURA

VIGILIAMO E LAVORIAMO PERCHE’ NON SI PERDANO I PROGETTI E LE BUONE PRATICHE A CUI ABBIAMO ABITUATO LA CITTA’ NEGLI ANNI

Ancona Futura, di cui sono Capogruppo in Consiglio Comunale, è la lista civica che più di altre cerca di tenere fede al programma elettorale che ha accompagnato la candidatura di Ida Simonella alle elezioni del 2023 e della coalizione che l’ha sostenuta.
Per questo motivo partendo dall’eredità lasciata e dalle proposte presentate, l’azione portata avanti in Consiglio Comunale è senz’altro quella di controllare che le progettualità avviate, i progetti lasciati e finanziati con fondi Pnrr, le buone pratiche a cui abbiamo abituato la città negli anni, non si perdano e anzi possano trovare un’implementazione negli anni a venire.
Per questi motivi, non si può non rilevare come le manutenzioni cittadine stiano segnando il passo, in particolare i campetti di quartiere siano stati abbandonati, costringendo addirittura giovani volenterosi a sostituirsi all’amministrazione comunale per manutenerli, il verde cittadino fuori controllo sta invadendo pezzi di città e infine come periferie e frazioni siano stati completamente abbandonati.
Abbiamo assistito alla cancellazione della ciclabile provvisoria di Via Marconi, è stata cancellata la ciclabile degli Archi progettata e finanziata, promettendo una ciclabile che sarebbe passata dentro al porto, che, ci dicono dall’Autorità di Sistema Portuale, non si farà mai. Ci resta solo la ciclabile del Conero, inaugurata in pompa magna, che la mancata manutenzione sta progressivamente rendendo impraticabile.
Varie opere finanziate dall’Amministrazione Mancinelli tramite bandi nazionali e fondi Pnrr stanno segnando il passo: opere importanti come l’Archi Lab, inaugurato e lasciato nell’incuria e all’abbandono; i lavori della scalinata del Passetto che sembrano non vedere la luce, così come tante altre opere, la progettazione e il finanziamento delle quali sono stati lasciati in eredità da chi ha preceduto questa amministrazione.
Unica novità, forse, è il restyling di Piazza della Repubblica, su cui ogni giorno si cambia idea: dovrà essere completamente pedonale oppure no? Stessa incertezza per i nuovi arredi del Corso Garibaldi. Il tutto, mentre si assiste impotenti ad uno spopolamento del commercio in quelle stesse zone.
Ecco, rispetto a quanto accennato sopra e a molto altro, si sta concentrando l’azione del sottoscritto come Consigliere Comunale e Capogruppo, cercando di portare alla luce le criticità, come ho sempre fatto anche quando ero Consigliere di maggioranza, ma allo stesso tempo facendomi parte attiva e propositiva, collaborando con chiunque in Giunta e in Consiglio ha la volontà di lavorare ed ha a cuore il miglioramento della città di Ancona.

Piazza della Repubblica: tutti gli step della rinascita

Avranno inizio il 12 maggio i lavori per la riqualificazione di piazza della Repubblica e procederanno per stralci, come in un puzzle, per non compromettere la convivenza del cantiere con le attività di residenti, commercianti, lavoratori dell’area. Con tutti questi soggetti sono stati condivisi il cronoprogramma e la planimetria che rappresenta la localizzazione dei lavori nelle diverse fasi nel corso di una assemblea pubblica di presentazione. Questo approccio modulare permetterà di mantenere attive le funzioni essenziali della piazza, minimizzando per quanto possibile i disagi per la cittadinanza, per il Teatro e per le attività economiche presenti.

Il cronoprogramma dei lavori fissa anche la conclusione tra poco più di un anno, cioè per la fine di maggio 2026. I lavori sono suddivisi in cinque lotti esecutivi.

Il lotto 1 interesserà la parte davanti al teatro e la parte sinistra della rampa di discesa verso il porto: avrà una durata massima di 5 mesi e mezzo, cioè fino a fine ottobre 2025. Il lotto 2, che si sviluppa su due lati del palazzo della Rai (parte destra della rampa di discesa al porto e parte antistante la scalinata di ingresso della Rai), durerà 4 mesi, cioè fino a fine febbraio 2026. Stessa deadline per i lavori del lotto 3, che interesserà la striscia che delimita la piazza lato via Gramsci. Qui le opere di riqualificazione dureranno circa un mese e mezzo. Il lotto 4 si divide in due parti: la prima è una sezione della piazza incastonata tra la parte antistante il palazzo della Rai (lotto 2) e l’area del lotto 1 davanti al teatro, la seconda è la strada di fronte all’entrata della chiesa del Sacramento, che congiunge piazza della Repubblica con piazza Kennedy. In questi settori i lavori dureranno 2 mesi e si concluderanno ad aprile 2026. Il lotto 5, infine, dove i lavori sono previsti per un massimo di 2 mesi, fino a fine maggio 2026, coincide con la parte retrostante la Chiesa del Sacramento.

Con un investimento complessivo di 1,3 milioni di euro, la riqualificazione di Piazza della Repubblica si inserisce nel programma triennale delle opere pubbliche 2024-2026 del Comune di Ancona. Il progetto di riqualificazione punta a trasformare la piazza in un’area completamente pedonale, valorizzando il Teatro delle Muse e migliorando il collegamento tra il centro storico e il porto. Un nuovo impianto di illuminazione, con lampioni dal design curato e faretti incassati nella pavimentazione, contribuirà a valorizzare gli spazi pedonali e gli edifici storici circostanti. Sarà anche creato un percorso d’acqua che culminerà in una fontana all’ingresso del porto, simbolo del rinnovato legame tra Ancona e il suo mare. Tra gli interventi più significativi si segnalano anche quelli sulle pavimentazioni, che saranno sistemate con materiali pregiati come la pietra arenaria, la pietra d’Istria e quella di Apricena. Particolare attenzione sarà riservata infine all’accessibilità: per le persone con disabilità visive saranno realizzati percorsi tattilo-plantari, saranno eliminate le barriere architettoniche, installata nuova segnaletica e collocati paletti per delimitare in sicurezza le aree pedonali.

Margherita Rinaldi

Nella foto: piazza della Repubblica piena di giovani in occasione di un evento a teatro

IL PERSONAGGIO: “Se Ancona fosse un gelato, saprebbe di miele e crema al Varnelli”

La guida Gelaterie d’Italia 2025 del Gambero Rosso l’ha indicata come gelatiera emergente di quest’anno. Si chiama Maria Teresa Di Fraia, viene da Pozzuoli, ma vive e lavora ad Ancona, la città che ha scelto soprattutto per amore del Passetto e della sua scalinata che in un attimo ti trasporta dalla città al mare. Dopo il prestigioso riconoscimento, ricevuto qualche mese fa, abbiamo chiesto a Maria Teresa di raccontarci il suo percorso, di lavoro, ma anche di vita.

Perché i suoi gelati sono “radicali”? Il termine radicali deve far pensare proprio alle radici, siano esse quelle che affondano in un certo territorio o quelle che stanno alla base dell’idea che si ha di qualcosa. In sostanza, i miei gelati sono radicali sia perché le materie prime che trasformiamo in gelato vengono cercate localmente, sia perché le ricette nascono da un lavoro di ricerca su misura per ogni gusto, senza l’uso né di preparati né di formule prestabilite.
Un gelato radicale, quindi, è il frutto di un processo che trova la sua spontaneità nel limitarsi il più possibile a ciò che ha da offrire il territorio e la stagionalità, e che si apre alle infinite strade offerte dalla libertà del lavoro artigianale: quando si parte dalla radice, le possibilità sono infinite.

Qual è la storia che l’ha portata fino a qui? Prima delle esperienze universitarie e lavorative, ciò che mi ha portata a fare questo mestiere è stata fin dall’infanzia un’educazione al cibo come luogo di cura per sé stessi e per gli altri.
Non ho potuto fare a meno di assorbire dai miei familiari, tutti appassionati di cucina, un rapporto attivo e positivo con il cibo: la cucina come mezzo per esprimere amore, premura e per ritrovare un senso di appartenenza alla propria storia, sia familiare che cittadina.
Iscrivendomi alla triennale in Scienze Gastronomiche all’Università di Parma, ho ritrovato nello studio questo approccio al cibo come momento culturale e finestra sul mondo esteriore e interiore.
Da lì, varie esperienze mi hanno avvicinata al gelato, alimento simbolo che ho adottato come mezzo attraverso cui manifestare tutto ciò che ho appreso intorno al cibo.

Maria Teresa Di Fraia è una gelatiera emergente per la guida Gelaterie d’Italia 2025 del Gambero Rosso. Che cosa significa per lei questo riconoscimento? Prima di tutto, mi ha regalato una sferzata di fiducia. Da quando ho aperto Gelati Radicali non ho investito molto in pubblicità e promozione; essere notata e insignita di questo premio, nonostante io mantenga un profilo basso, ha significato per me che in fondo sto lavorando bene, che il mio modo di essere artigiana arriva e viene riconosciuto. Non meno importante, poi, è stato il riconoscimento ricevuto ogni giorno in gelateria dopo la premiazione: è stato emozionante sentire i tanti clienti affezionati che, esprimendomi le loro congratulazioni, mi hanno mostrato il loro sincero orgoglio.

Perché ha scelto Ancona? Quando ho deciso di rimanere ad Ancona non avevo assolutamente in mente l’idea di aprire la gelateria; la scelta di rimanere è stata dettata da una personale decisione di vita, non da una valutazione di mercato. Ero arrivata qui per una breve esperienza lavorativa e sarei dovuta ripartire dopo pochi mesi, ma la decisione di restare (almeno un altro po’…) è arrivata molto presto e in un momento ben preciso: la prima volta che sono scesa al Passetto.
Vengo da Napoli, città il cui volto è stato trasformato negli ultimi anni da un turismo di massa gestito male e che giova solo agli interessi di pochi. Tra affollamento e carenza di mezzi pubblici, andare al mare può diventare un’impresa. La prima cosa che di Ancona mi ha colpita è stata proprio la facilità con cui, dal centro urbano, si può raggiungere il mare. Spero che questo non cambi e che, anzi, le spiagge diventino ancora più accessibili.

Che città vede dal suo laboratorio/negozio? In Corso Amendola vado dal calzolaio a far riparare le scarpe, vado a tagliarmi i capelli dal parrucchiere di cui ormai mi fido ciecamente, faccio sistemare gli abiti in sartoria, posso scambiare due parole con chi mi prepara un caffè o un cocktail… Si tratta di esercizi commerciali che offrono una selezione di servizi molto variegata, ma sono prima di tutto attività in cui resiste il fattore umano, sia nella relazione con il cliente sia nell’impronta unica e personale che ogni titolare dà al proprio negozio. Inoltre, la resistenza sul territorio di artigiani come sarti e calzolai permette di mettere in pratica abitudini sostenibili come la riparazione e il riuso. Io vedo una città che ha ancora l’opportunità di scegliere di privilegiare e salvaguardare questo tipo di piccolo commercio locale, piuttosto che cedere alle lusinghe delle multinazionali.

Cos’è il gelato per una città italiana? E per Ancona e gli anconetani? Mi sono appassionata al mio mestiere girando tutta l’Italia per gelaterie: negli ultimi dieci anni sono nate moltissime gelaterie autenticamente artigianali, i cui gusti spesso diventano un’occasione per scoprire le specialità e i produttori locali.
In questo senso, in Italia non solo la ristorazione, ma anche il gelato è diventato un mezzo per conoscere meglio la propria città e il territorio circostante.
Un tema che però divide un po’ il nostro Paese è quello del mangiare il gelato in inverno, abitudine comune al Sud anche quando fa freddo.
Molti anconetani sono consumatori prettamente estivi di gelato, ma ci sto lavorando…

C’è un gusto preferito dai suoi clienti? Da noi i gusti variano spesso a rotazione, e ce ne sono alcuni che quindi mi vengono richiesti spesso quando non sono disponibili. Mi viene in mente il gusto robiola e visciole, ma anche il sorbetto di fichi di Offagna che purtroppo abbiamo avuto solo nel 2022 e manca da allora per via delle estati troppo aride. Al momento è appena tornato il gelato di ricotta di pecora di Montegranaro e limone bruciato, che piace tantissimo.

Se Ancona fosse uno dei suoi gusti di gelato, che gusto sarebbe? Sicuramente un gusto a cui non interessa necessariamente apparire ma che è molto di sostanza: la crema radicale con uova biologiche, miele del Conero e Varnelli.

La sua filosofia di gelato è anche una filosofia di vita e di lavoro? Direi di sì: in generale mi impegno al massimo per dare un’impronta molto personale a ciò che faccio, cerco di trarre il meglio da ciò che ho intorno e do molta importanza ai rapporti umani, dai fornitori, ai clienti, a chi lavora con me. Privilegio l’autenticità al risultato e la qualità alla quantità.

Se dovesse fare un augurio a questo mondo inventando un nuovo gusto di gelato, che gusto sarebbe? E come si chiamerebbe? Un gelato che plachi il bisogno continuo di novità e complicazioni. Non inventerei un nuovo gusto: farei per tutti un gelato al limone. Senza sofisticazioni, per ricordarci di apprezzare anche un piacere semplice. Il mio augurio è proprio questo.

Margherita Rinaldi

Il Festival del Pensiero plurale indaga l’Alterità

“Un festival culturale intitolato all’“Alterità”, all’insegna della contaminazione, un progetto  che interessa e coinvolge tutta la città e una pluralità di filoni, di realtà, di luoghi.   Temi legati alla riflessione, alla conoscenza, alla formazione, al sociale, alla spiritualità, alla cultura di genere e molto altro ”: è questa la “filosofia” della nuova edizione del  Festival del Pensiero Plurale al via il 30 aprile al Teatro Sperimentale.   Un progetto  condiviso con quattro assessorati comunali:   Cultura,  Politiche Educative, Politiche sociali e Pari Opportunità,  che nella sua impostazione trasversale, complementare e pluralistica, tocca i centri della cultura e della formazione del capoluogo.  A pochi giorni dall’inaugurazione della Mostra “Rinascimento marchigiano” alla Mole (una delle tante sedi che ospiteranno la rassegna filosofica)  il festival inizia il suo percorso ancora una volta a teatro  con “Le Parole delle Filosofia, incontri con i filosofi”, rassegna  avviata 28 anni fa da una intuizione  del prof Giancarlo Galeazzi e poi cresciuta nel tempo con l’inserimento di ulteriori  iniziative spalmante durante l’arco dell’anno. Dal 2022 la direzione artistica è curata dal prof. Antonio Luccarini in collaborazione con Francesca Di Giorgio, storica assistente del prof. Galeazzi.   “Ciò che caratterizza questo Festival – spiega il prof. Luccarini, citando più volte il suo predecessore–  è una peculiarità, che era già presente fin dall’inizio e che si è andata accentuando nel tempo, vale a dire l’intenzione di promuovere un rapporto vivo tra il Festival e la Città nella convinzione che la manifestazione non deve essere riservata ad alcune categorie di persone (docenti e studenti) ma deve essere aperta a tutti.  Non si esagera se si afferma che il Festival del Pensiero Plurale – uno dei primi Festival filosofici in Italia, il primo nelle Marche- costituisce una bella modalità di crescita culturale della Città, in quanto sa coniugare insieme plurale e criticità che, in qualche modo, fanno parte del dna di Ancona”.  

Perché questo tema affascinante?  La tematica dell’alterità ha percorso l’intero corso della speculazione della civiltà occidentale sin dagli inizi ed è stata considerata, sempre, problematica eminente nei percorsi filosofici dei più grandi maestri del pensiero, ma mai, come nel nostro nebbioso presente, essa aveva assunto i tratti di una questione così tragicamente decisiva e ineludibile.  La comunicazione digitale mette in rete e contemporaneamente isola chi la pratica. Si annullano distanze senza generare vere e concrete vicinanze, per cui non si stabiliscono relazioni vere ma solo connessioni virtuali. Viene annullata, per meglio dire, viene espulsa, la funzione sociale del “prossimo”. È soltanto dall’ascolto che possono nascere le relazioni autentiche tra gli uomini. Ognuno, apparentemente in connessione con tutti, finisce così oggettivamente per essere solo con se stesso. Problematica centrale e ineludibile del nostro vivere così il tema dell’ALTRO è divenuto l’oggetto della riflessione della ventottesima edizione del “Festival del Pensiero Plurale – le Parole della Filosofia”.

Il programma della rassegna di questa edizione  2025 prevede una serie di incontri con le voci di importanti figure del pensiero italiano contemporaneo come Carlo Galli (da programmare), Paolo Ercolani, Diego Fusaro, Peter Kammerer, Oscar di Montigny con la voce di Chiara Baschetti e Ivano Dionigi. Ci saranno appuntamenti de “La Biblioteca filosofica”, torna il “Debate filosofico” e troverà spazio una mostra fotografica a Spazio presnete dal 2 al 4 giugno dedicata sempre all’Alterità.

Si inizia con la conferenza di Paolo Ercolani dell’Università di Urbino al TEATRO SPERIMENTALE Mercoledì 30 Aprile alle 21 su  Intelligenza artificiale: umanità aumentata o altro dall’umano?

Tutti gli appuntamenti sono gratuiti con obbligo di prenotazione su eventbrite. Per tutte le informazioni e il programma intero CLICCA QUI

Vincenzo Guerini: “Il Ciriachino d’Oro, un onore”

In questo numero, che anticipa di poco la consegna dei Ciriachini, le civiche benemerenze che il 4 maggio riceveranno coloro che si sono particolarmente distinti nella vita della città, il giornalista sportivo Paolino Giampaoli, che ha ricevuto il riconoscimento nel 2022, intervista Vincenzo Guerini, calciatore e storico allenatore dell’Ancona, al quale l’Amministrrazione comunale intende conferire il Ciriachino d’Oro 2025.

Per tutti, mister Guerini è colui che per la prima volta nella storia del calcio anconetano ha portato la nostra squadra in Serie A. Era il 7 giugno 1992, quando, alla presenza di 12.000 tifosi dorici saliti a Bologna, con un pareggio per 1-1, la formazione dorica guidata da capitan Massimo Gadda (attuale allenatore) e da Andrea Bruniera (oggi impegnato nello scouting all’interno dello staff tecnico) conquistò la promozione nella massima serie.

Di quel giorno restano tantissimi ricordi (compreso per il sottoscritto), ma quello che resterà per sempre nella memoria collettiva è la corsa liberatoria di Guerini sotto la curva biancorossa, per lasciarsi alle spalle una stagione pesante – soprattutto per il “baffo” di Brescia – e abbracciare idealmente i tifosi.

Sono passati 33 anni, ma tutti ancora ricordano quei momenti come se il tempo si fosse fermato a quel 7 giugno. Così come nessuno dimentica la finale di Coppa Italia del 1994 contro la Sampdoria di Gullit, dopo aver eliminato squadre di Serie A del calibro di Napoli e Torino. Dopo lo 0-0 nella gara d’andata, i sogni sfumarono nel secondo tempo allo stadio “Ferraris” di Genova, con i blucerchiati che segnarono sei reti contro l’unico gol dorico, realizzato da Lupo. Anche lì c’era il trio delle meraviglie: Guerini-Gadda-Bruniera.

Dopo il drammatico 4 giugno dello scorso anno, con la scomparsa dell’US Ancona targata Tiong-Canil, che non aveva ottemperato al pagamento degli stipendi e non poté iscriversi al campionato di Lega Pro (Serie C), il calcio ad Ancona ha rischiato di sparire, proprio alla vigilia del 120º compleanno del club.

La palla è passata nelle mani del Sindaco Daniele Silvetti, che si è subito messo al lavoro insieme ai suoi collaboratori per far ripartire il calcio, creando una nuova società. Tra mille difficoltà – e qualche sciacallo di troppo – ci è riuscito, trovando due imprenditori: Stefano Marconi (già presidente in passato dell’US Anconitana), che ha subito versato la cifra necessaria per l’iscrizione al campionato di Serie D, e Massimiliano Polci, che ha dato anche lui il suo apporto economico per creare da zero una struttura degna di chiamarsi Ancona. L’iniziativa è stata presentata con un’assemblea pubblica sotto la Curva Nord (tempio del tifo biancorosso) dallo stesso Silvetti, insieme ai tifosi depositari dei marchi storici, che hanno dato il loro consenso. Nasce così la Società Sportiva Calcio Ancona ASD. Per ripartire e creare nuovi stimoli dopo quella cocente delusione, serviva gente che amasse veramente questa città. Così, una lungimirante idea del Sindaco è stata quella di coinvolgere Vincenzo Guerini e Massimo Gadda, che hanno subito accettato questa scommessa. Entrambi si sono ritrovati in Comune, hanno parlato con il Sindaco Silvetti e con i due soci. Con Francesco Ancarani (oggi Direttore Generale del club), che ha fatto da collante tra il Sindaco, Guerini, Gadda e i due soci, hanno subito stilato il programma e le cose da fare (praticamente tutto da zero).

Oggi l’Amministrazione Comunale, con il Sindaco in testa, ha deciso di conferire il Ciriachino d’Oro a Vincenzo Guerini, che ha lasciato Catania (dove vive attualmente) per far ripartire insieme a Gadda questa nuova società. Visti i risultati finora ottenuti, ci sono riusciti alla grande. Una medaglia d’oro sarà consegnata il 4 maggio, festa del Santo Patrono di Ancona, San Ciriaco, in Piazza della Repubblica (proprio dove nel 1905 fu fondata l’Anconitana), davanti al Teatro delle Muse, nella tradizionale cerimonia alla presenza del sindaco Silvetti.

Oggi Guerini è Presidente onorario e responsabile tecnico e lo abbiamo avvicinato per sapere come ha accolto questa notizia.

“Mi ha chiamato il Sindaco, con il quale ho un bellissimo rapporto, e mi ha detto che il 4 maggio avrei ricevuto questo riconoscimento – ci dice Vincenzo. – In un primo momento pensavo fosse uno scherzo, poi ho capito che era vero e la cosa mi ha fatto molto piacere.

Questo è un premio che mi fa sentire ancora di più uno di voi, perché non è solo sportivo, ma anche umano. Io sono di Brescia, e nemmeno la mia città mi ha mai onorato con un riconoscimento simile.

È un premio che ritiro io, ma che voglio condividere con tutte le persone che, insieme a me, Massimo e Andrea, hanno fatto parte di quel meraviglioso gruppo. In particolare lo dedico a Totò Mazzarano, al patron Longarini, al Presidente Florini, al DS Castellani, all’Avvocato Squillace, al segretario Bizzarri, fino ai medici, ai magazzinieri… insomma, a tutti quelli che hanno avuto un ruolo importante per quella vittoria.”

La squadra, il 4 maggio, giorno della premiazione, disputerà l’ultima partita di campionato ad Avezzano…

“Non posso certamente mancare alla premiazione. È una giornata importante per la città e in campo non vado io: non hanno bisogno di me. C’è già Gadda, che ha ampiamente dimostrato il suo grande valore da allenatore, insieme al suo staff.

I ragazzi, fino all’ultimo minuto dell’ultima partita, dovranno onorare al meglio questa maglia e sono certo che lo faranno.”

Come vede il futuro per il calcio dorico e proseguire questo progetto che avete iniziato ? Ci sono i presupposti giusti? 

“Ora mi voglio godere questo meraviglioso momento e ritirare il premio. Non nascondo che sono un po’ emozionato, perché questa città non smette mai di regalarmi gioie. Lo ha fatto quando ero allenatore, e lo fa ancora oggi, in un ruolo diverso. Per il futuro ci sarà tempo per parlarne. Noi abbiamo fatto come ben sapete le nostre richieste. 

Quando sono ad Ancona mi sento a casa. Anche dopo trent’anni, nulla è cambiato: l’amore nei miei confronti è sempre stato lo stesso, pur essendo passate due generazioni. Una cosa del genere, nel mondo del calcio di oggi , non è facile da trovare”.

Personalmente so che cosa si prova ricevere un premio così perché nel 2022 ho ricevuto dall’allora Sindaco Valeria  Mancinelli l’Attentato di Civica Benemerenza e ancora oggi da innamorato della mia città è stato una grande soddisfazione per me  e sono certo che anche per Guerini ormai anconetano di adozione sarà la stessa cosa. 

Paolino Giampaoli

Parte il viaggio di Popsophia nel mistero e nell’intangibile

Cosa hanno in comune la filosofia antica, la magia dei tarocchi, l’alchimia, i social network e la musica di Franco Battiato? La risposta è Popsophia, il festival nazionale della pop filosofia che torna ad Ancona con un’edizione ricca di suggestioni e sorprese. Dall’8 all’11 maggio, il Teatro delle Muse diventa il centro di un viaggio affascinante tra incanto e pensiero, tra cultura alta e immaginario pop, con il tema 2025: “Abracadabra”.

Ancona torna quindi a essere capitale del pensiero contemporaneo, accogliendo un evento che unisce riflessione e intrattenimento, linguaggi colti e pop, con un forte coinvolgimento delle realtà culturali locali.

Il conto alla rovescia è iniziato: sul sito ufficiale del festival popsophia.com è attiva da oggi la piattaforma per registrarsi e garantirsi un posto sia agli incontri pomeridiani – che si svolgeranno al Ridotto del Teatro delle Muse – sia ai philoshow serali, ospitati nella sala principale. La nuova location prestigiosa è più capiente rispetto alla Mole e permetterà quest’anno di aprire le porte a un numero ancora maggiore di spettatori.

Sono tre le produzioni originali che Popsophia presenta ad Ancona: tre spettacoli, tre mondi, un unico filo conduttore: il pensiero filosofico che si riversa nella musica, nel cinema e nella letteratura contemporanea. Attraverso tre angolazioni differenti: la musica esoterica di Franco Battiato, il pensiero magico e inquieto di registi come Fellini, Sorrentino e David Lynch e la letteratura fantasy e la magia in serie tv e film, Popsophia intende percorrere un viaggio nel mistero e nell’intangibile.

Si comincia venerdì 9 maggio con “Un centro di gravità permanente. La musica esoterica di Battiato”, uno spettacolo che rende omaggio al genio di Franco Battiato, artista inclassificabile, mistico e pop allo stesso tempo. Tanta spiritualità era presente nei suoi testi, elaborati con filosofi veri e propri come Mauro Sgalambro che firmò anche quello forse più noto “La cura”, fino a George Gurdjieff che posò l’esoterismo sulla infinita voglia di creare di Battiato. Lo spettacolo, ideato da Lucrezia Ercoli con la regia di Riccardo Minnucci, vede la partecipazione di Carlo Massarini, che esplorerà i testi più densi e visionari del cantautore siciliano, accompagnato dalle esecuzioni live della band Factory e dalle coreografie della compagnia di danza EAD Company Concept, novità del festival, che renderà ancora più suggestiva la performance sul palco con un corpo di ballo composto da 6 ballerini e ballerine che danzerà con coreografie inedite sui brani in scaletta eseguiti dalla band.

Sabato 10 maggio spazio al cinema con “Realismo magico. Il cinema visionario da Fellini a Lynch”, un viaggio tra sogno e realtà, da e Amarcord a Twin Peaks e Blue Velvet, passando per La grande bellezza. Guidati da Lucrezia Ercoli e Gennaro Carillo, con le musiche di Rota, Piovani e Badalamenti, i video montaggi di Riccardo Minnucci, le coreografie ideate da Letizia Francioni e le riflessioni che intrecciano Vico e il pensiero magico, il pubblico sarà immerso in un’esperienza filosofica al confine tra immaginazione e verità.

Domenica 11 maggio chiude la trilogia ed il festival “Incanti e incantesimi. Dal Signore degli Anelli a Harry Potter”, un omaggio alle grandi saghe fantasy che hanno riscritto l’immaginario contemporaneo. Tra draghi mostruosi, formule magiche e paesaggi fantastici, Popsophia porterà sul palco un viaggio tra letteratura e cinema accompagnato da Licia Troisi, astrofisica e autrice fantasy, e dal filosofo Simone Regazzoni, per riflettere sul potere e sul significato della magia e della parola. La band Factory eseguirà brani magici come Rains of Castamere da Trono di Spade o Defying Gravity tratta da Wicked. 

Protagonisti dei pomeriggi invece saranno autori, scrittori e pensatori: arriveranno giovedì 8 maggio Emanuele Trevi, Massimo Donà, Guerino Nuccio Bovalino, Andrea Socrati, Ivan Talarico. Venerdì 9 maggio il tema sono i misteri dell’Italia con Annalisa Di Nuzzo, Giulia Ciarapica e Marco Rocchi. Sabato 10 maggio la tecnologia è protagonista con Vincenzo Valentino Susca, Valentina Tanni e Davide Sisto. Domenica 11 maggio chiusura con Melissa Panarello, Matteo Trevisani e Giorgiomaria Cornelio.

Ma una larga parte del programma è dedicato all’arte, visioni oltre il reale tra sperimentazione digitale, performance e video installazione e riscoperta di opere straordinarie di artisti del passato e contemporanei. Una sinergia che lega vari luoghi ed istituzioni della città: dal teatro delle Muse alla Pinacoteca civica fino al museo Omero, Popsophia ricuce, attraverso nuovi linguaggi e simbologie una proposta artistica ricca di visioni e percorsi immersivi che trasformano lo spettatore in esploratore.

Per info e prenotazioni www.popsophia.com

Laura Boccanera – Responsabile Comunicazione Popsophia