Dentro il cuore della programmazione delle Muse: intervista al direttore artistico Giuseppe Dipasquale

Trentatre titoli proposti nei diversi cartelloni di Marche Teatro per la Stagione 2026/2027: quali sono i punti cardine della programmazione che andrà in scena dal prossimo autunno?

Il cartellone che abbiamo già lanciato, forte dei suoi 33 titoli complessivi, si riassume perfettamente nel claim che abbiamo scelto: “Segni diVersi” e “Spazi di Creatività Illimitata”. L’obiettivo cardine è proporre una stagione a 360 gradi, capace di scardinare le barriere tra i generi per offrire un’esperienza culturale totale. Vogliamo che gli edifici del Teatro delle Muse e dello Sperimentale siano percepiti non come templi polverosi della tradizione, ma come piazze aperte della creatività contemporanea. I punti di forza risiedono nella pluralità dei linguaggi – in cui la prosa dialoga con la danza, la musica e le forme più innovative della performance – e nell’accessibilità culturale. È una programmazione pensata per intercettare sia il pubblico storico e abbonato, sia le nuove generazioni di spettatori, mantenendo sempre altissimo il livello della qualità artistica e posizionando Ancona come uno dei poli teatrali e multidisciplinari più vivi e influenti d’Italia. Questa stagione non è un evento isolato, ma un tassello fondamentale nel percorso verso Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028, dove Marche Teatro svolgerà un ruolo di primo piano come Ente Attuatore. Il Teatro delle Muse e lo Sperimentale sono i motori di questa rinascita. Costruiamo oggi l’edificio magico capace di colmare i vuoti emotivi con lo stupore, preparando la città a essere il palcoscenico d’Italia tra due anni.

8 sono i titoli di produzione che il pubblico vedrà in scena tra Teatro delle Muse e Teatro Sperimentale. Come vengono scelti i testi e gli artisti per gli spettacoli che decide di mettere in scena targati Marche Teatro?

Produrre spettacoli è la vera anima di un Teatro delle Città di Rilevante Interesse Culturale come il nostro. Gli 8 titoli di produzione che presenteremo in questa stagione nascono da una visione strategica ben precisa: far coesistere i maestri acclarati della scena nazionale e internazionale con la linfa vitale delle nuove generazioni. La scelta degli artisti e dei testi risponde a criteri di necessità culturale, di spessore drammaturgico e di impatto etico e sociale sul presente. Da un lato diamo spazio a grandi interpreti – pensiamo a nomi amatissimi e carismatici come Luca Zingaretti, che aprirà anche i nostri incontri con il pubblico – e dall’altro investiamo concretamente sui nostri giovani, come gli attori della neonata Compagnia dei Giovani di Marche Teatro, che saranno protagonisti di progetti strategici. Scegliere di produrre significa per noi creare un artigianato d’arte che valorizza non solo chi sta sul palcoscenico, ma anche l’eccellenza delle nostre maestranze tecniche, radicate sul territorio ma con lo sguardo rivolto ai circuiti nazionali e internazionali in cui queste produzioni viaggeranno. Passeremo dunque dalle visioni di Marco Polo e le città invisibili calviniane, all’incredibile avventura di un’anima che attraversa i secoli con Orlando, la commediada Virginia Woolf, con Viola Graziosi, Arturo Cirillo e David Coco, alla commedia delle bianche bugie de Le false confidenzedi Mariveaux, con Elena Sofia Ricci e via via fino al ritratto amaro e comico di una società che ha smarrito la propria bussola umana con I weekend al mare di Antonio Manzini (l’autore di Rocco Schiavone).

La danza quest’anno vedrà cinque appuntamenti in abbonamento e altri tre appuntamenti fuori abbonamento: che cosa vedremo in scena e come ha scelto gli spettacoli che ospiterà?

La scelta della stagione di danza risponde a una logica di apertura, di internazionalità e di forte sostegno alla giovane coreografia italiana. Vogliamo che il corpo in movimento diventi uno strumento per decodificare il contemporaneo. Il cartellone alternerà la maestria di coreografi iconici a formati più sperimentali e installativi. La stagione danza di Marche Teatro si inserisce nella rassegna Segni di Versi come un’esplorazione profonda e multidisciplinare della fisicità contemporanea, dove il corpo diventa il tramite per raccontare l’intangibile. Questa linea programmatica disegna una geografia del movimento: ogni spettacolo è un “segno” che declina il verso teatrale in gesto, offrendo allo spettatore una visione del mondo cosmopolita e audace, perfettamente allineata all’ambizione di Ancona 2028. È un invito a riscoprire il teatro come luogo di contaminazione totale, dove il linguaggio del corpo si fa voce universale. Ad arricchire ulteriormente il cartellone della danza di questa stagione sarà un nucleo di appuntamenti dal respiro fortemente internazionale e di grandissimo impatto visivo. Tra i titoli in abbonamento, ospiteremo l’esclusiva regionale di Sonnet of Samsara della compagnia indiana Attakkalari Centre for Movement Arts con la coreografia di Jayachandran Palazhy, e l’attesissima prima regionale di L.A.V.A., uno straordinario progetto nato dall’incontro tra l’olandese ICK Ensemble e la Compagnia Zappalà Danza firmato da Emio Greco e Roberto Zappalà. Il nuovo anno si aprirà all’insegna dell’ironia e dell’estro dei francesi Chicos Mambo con il loro celebre CAR/MEN, seguiti dall’energia atletica dei Kataklò in Seasons – Oltre le stagioni, per poi arrivare a un’altra prestigiosa esclusiva regionale: Chora – Il vuoto all’origine della coreografa Sofia Nappi con la compagnia Komoco. Infine, tra gli eventi fuori abbonamento, spicca il ritorno del Gran Galà di Danza – Esistenze curato da Eugenia Morosanu per la Fondazione Regionale Arte nella Danza, che porterà sul palco del Teatro delle Muse le grandi étoile dei più importanti teatri del mondo.

Quali altre novità ci dobbiamo aspettare tra l’estate e l’autunno?

Il teatro non va mai in vacanza e la nostra progettualità si sviluppa in modo continuo durante tutto l’anno attraverso cinque grandi direttrici che uniscono il territorio alle grandi geografie culturali:

PolverigInteatroFest (4-14 giugno): È la nostra straordinaria anteprima estiva multidisciplinare. Undici giorni intensissimi di programmazione in cui il pubblico potrà vivere esperienze uniche tra teatro (con grandi nomi come Marco Baliani con L’ombra perduta di Peter Schlemihl e Federica Di Martino nel testo di Dacia Maraini Corpo felice, accanto alle novità di Giulia Bartolini e della nostra Compagnia dei Giovani con FLAG), il grande circo contemporaneo (Duo Kaos, El Bechin, Teatro Necessario Circo e il Circo El Grito), la musica dal vivo (i concerti di FLORA_theband, Giulia Mei e Marianne Mirage) e una ricca vetrina di danza contemporanea. Sarà una vera e propria fucina di testi inediti e di “studi” in cui lo spettatore assisterà in diretta alla genesi delle opere. Oltre, ad esempio, grazie alla coproduzione con Scenario Pubblico / Compagnia Zappalà Danza, porteremo in scena Panopticon, un progetto installativo di Roberto Zappalà che vedrà protagonisti 4 artisti under 35 selezionati tramite bando. Accanto a questo, ospiteremo grandi firme come Salvo Lombardo con Birdsong (insieme a un’interprete straordinaria come Marta Ciappina), il talento visivo e materico di Nicola Galli in Diluvio con musica dal vivo, e la rigorosa ricerca di Simona Bertozzi con Le Palestriti. Non mancheranno le incursioni ironiche e dirompenti di Giulio Santolini con Mumble Mumble (prodotto da CollettivO CineticO), la potente fisicità di Lara Guidetti per Sanpapié con Quiver, e la sensibilità di Camilla Montesi in Geometria del chiasso. Abbiamo composto un mosaico in cui la danza non è solo estetica, ma pensiero e corpo vivo.

Cinque città per Morricone (6 luglio al Teatro delle Muse): Un grandioso progetto nazionale, intitolato La nostra musica. I temi immortali di Ennio Morricone. Il 6 luglio, in contemporanea, Ancona (città in cui il Maestro ha suonato spesso nella sua straordinaria carriera) si unirà a Bari, Palermo, Roma e Torino in un percorso non ripetibile. Cinque concerti differenti per programmi e direzioni musicali in luoghi altamente significativi, aperti ai cittadini, ai turisti e a un pubblico internazionale, realizzati in sinergia con i più prestigiosi enti musicali per volontà della Fondazione Morricone.

L’Alfabeto della Memoria (Seconda Edizione): Dopo lo straordinario successo di pubblico della passata edizione, che ha visto una partecipazione entusiasta e ha confermato quanto la città senta il bisogno di questi spazi di pensiero, abbiamo deciso di rilanciare con forza il progetto. Sulla scia del celebre brano Todo Cambia di Mercedes Sosa, dedicheremo questo secondo capitolo al tema del “cambiamento” – inteso come forza motrice che plasma le generazioni, il linguaggio, la musica e le società. Forte del legame ormai consolidato con gli spettatori, la manifestazione amplierà quest’anno i propri orizzonti ospitando illustri personalità della cultura e della scena artistica, aprendosi per la prima volta a importanti contributi di carattere internazionale. Sarà uno spazio di riflessione condiviso, libero e disordinata, per esplorare insieme come si vive, si accetta e si cavalca il mutamento del mondo che ci circonda.

Doppia Scena – Gli incontri con le compagnie: Una fondamentale azione collaterale di promozione e formazione del pubblico. Per entrare nelle fitte maglie degli spettacoli, offriremo una serie di incontri diretti con i protagonisti della nostra stagione. Un’occasione per dare uno spaccato vivo del dietro le quinte, che inizierà con un ospite d’eccezione come Luca Zingaretti.

La Stagione di Teatro Ragazzi: Pensando alle nuovissime generazioni, confermiamo il nostro impegno strategico affidato alla storica esperienza del Teatro del Canguro. Presso il Teatrino del Piano e al Teatro Sperimentale con il consueto cartellone APERDITAD’OCCHIO proporremo spettacoli prodotti e ospitati e laboratori dedicati ai più piccoli. Coltivare la creatività, l’inclusione e la sensibilità dei bambini significa abbattere le barriere sociali e fare un investimento essenziale: perché la curiosità di un bambino oggi è la migliore promessa per il pubblico di domani.

IL PERSONAGGIO – Franco Corelli, la voce di Ancona che infiammò il mondo

Ancona rinnova il suo legame con l’artista che più di ogni altro ne ha portato il nome nel mondo. La città si appresta a intitolargli la piazza antistante il teatro delle Muse, che è oggetto di una profonda riqualificazione, dove sarà anche collocata una statua a lui dedicata
Alla vigilia di questa celebrazione, ripercorriamo la vita di un tenore leggendario

Certe voci appartengono alla storia della musica e diventano anche identità di una città, simboli di un’epoca, patrimonio collettivo. È il caso di Franco Corelli, il tenore nato ad Ancona l’8 aprile 1921, considerato ancora oggi uno dei più grandi interpreti lirici e una delle voci più travolgenti del Novecento: potente, drammatica, riconoscibile fin dal primo ascolto.

La storia di Franco Corelli non nasce nei conservatori più prestigiosi: prima della carriera artistica lavorò come geometra al Comune di Ancona, conducendo una vita apparentemente lontana dai grandi palcoscenici. La musica, però, era presente fin dall’infanzia. Proveniva da una famiglia appassionata di lirica: il nonno Augusto era stato tenore, il padre Remo era appassionato di canto. Fu frequentando gli ambienti culturali del Teatro delle Muse e la Corale Bellini che il giovane Corelli iniziò a intuire le potenzialità della propria voce. Lo disse una volta lui stesso: «Ho cominciato a cantare per gioco. Con un amico ascoltavo dischi e cantavo per ore e ore, e fu così che mi innamorai del canto»

All’inizio cantava da baritono: solo grazie all’incontro con il maestro Arturo Melocchi — lo stesso che aveva formato Mario Del Monaco — riuscì a sviluppare la straordinaria estensione tenorile che lo avrebbe reso celebre. Nel 1950 fu ammesso a un corso di perfezionamento presso il Teatro Comunale di Firenze, ma il vero debutto operistico arrivò nel 1951 a Spoleto, nel ruolo di Don José della “Carmen” di Bizet. Fu subito evidente che quella voce possedeva qualcosa di raro: un timbro luminoso, acuti impressionanti e una presenza scenica magnetica.

Negli anni successivi la carriera esplose rapidamente. Nel 1954 debuttò al Teatro alla Scala accanto a Maria Callas ne “La Vestale” di Spontini. L’incontro con la Callas segnò profondamente la sua crescita artistica: i due formarono una delle coppie più leggendarie della lirica del Novecento. Insieme interpretarono “Norma”, “Poliuto”, “Fedora” e altre produzioni diventate storiche. Corelli conquistò il pubblico non solo con la voce, ma anche con il carisma fisico. Alto, elegante, atletico, incarnava perfettamente l’eroe romantico dell’opera italiana. In scena sembrava dominare lo spazio teatrale con naturalezza assoluta.
La consacrazione definitiva arrivò il 27 gennaio 1961, quando debuttò al Metropolitan Opera di New York come Manrico ne “Il trovatore”, accanto a Leontyne Price. Fu un successo clamoroso. Da quel momento il Metropolitan divenne quasi una seconda casa: vi cantò per quindici stagioni consecutive, partecipando a 369 rappresentazioni. Nessun teatro al mondo contribuì quanto il Met alla costruzione del mito di Corelli.
La sua voce apparteneva alla categoria del “tenore lirico spinto”: capace cioè di unire dolcezza melodica e forza drammatica. Gli acuti erano squillanti e quasi metallici, ma Corelli sapeva anche piegare il suono a mezzevoci raffinate e intensissime. Nel 1976 lasciò le scene operistiche quando la voce era ancora ammirata dal pubblico, preferendo fermarsi prima di un evidente declino vocale. Una scelta rara nel mondo della lirica. Morì a Milano, dove riposa al Cimitero Monumentale, nel 2003.

Napoleone e Ancona: una storia europea tra rivoluzione, porto strategico e fortificazioni

Cosa c’entra Napoleone con Ancona? A prima vista potrebbe sembrare poco: l’imperatore francese non nacque nelle Marche, ma nella periferica isola corsa, non vi stabilì la sua corte e anzi vi rimase solo alcuni giorni, e non combatté nella Marca le sue battaglie più celebri. Eppure, tra le altre cose, resta questa epigrafe scritta di sua mano: <Il suo – di Ancona – è il solo porto che esiste, dopo Venezia, sull’Adriatico; sotto ogni punto di vista è per noi essenziale>. Insomma, Ancona fu uno dei luoghi strategicamente più importanti dell’Adriatico durante l’età napoleonica, tanto da diventare un nodo militare, commerciale e politico essenziale per la Francia tra la fine del Settecento e l’apogeo dell’Impero, nel 1815. Non basta. Oltre ai siti scomparsi o meno, testimonianza del ruolo dei transalpini nella nostra città, parenti e amici del corso, i cosiddetti “napoleonidi”, svolsero un ruolo e un’influenza per nulla secondarie nel corso del successivo processo risorgimentale e oltre. È proprio per questo legame storico che oggi il Comune di Ancona, e in particolare l’assessorato al Turismo, ha scelto di aderire alla Federazione Europea delle Città Napoleoniche, una rete internazionale che riunisce città segnate dall’esperienza napoleonica e che promuove la valorizzazione del patrimonio storico e culturale di quell’epoca.

Per comprendere il rapporto tra Napoleone e Ancona bisogna tornare agli anni delle campagne d’Italia. Nel 1796 il giovane generale Napoleone Bonaparte (in origine il nome della famiglia, di origine toscana, era Buonaparte ma si decise di mutarlo perché il dittongo uo è poco affine alla lingua francese), guidò l’esercito transalpino contro gli Stati italiani e l’Austria, portando nelle penisola le idee della Rivoluzione francese: abolizione dei privilegi feudali, nuovi codici amministrativi, laicizzazione dello Stato e riorganizzazione dei territori. In questo quadro anche Ancona, allora appartenente allo Stato Pontificio, divenne un obiettivo strategico fondamentale. Il porto di Ancona aveva infatti un enorme valore militare e commerciale. Affacciato sull’Adriatico e naturalmente protetto dal promontorio del Conero, costituiva uno dei principali sbocchi marittimi dell’Italia centrale verso i Balcani e il Levante. I francesi compresero subito l’importanza di controllare la città: dominare Ancona significava controllare i traffici dell’Adriatico e limitare l’influenza austriaca nella regione. Per inciso l’importanza del porto di Ancona, sottovalutata da studiosi e media nazionali, ha caratterizzato numerosi altri eventi della storia dell’Adriatico e del Mediterraneo, da Traiano a Churchill. Nel febbraio del 1797 le truppe francesi entrarono ad Ancona quasi senza combattere. La città divenne immediatamente una base navale e militare della Repubblica francese e, successivamente, delle repubbliche “sorelle” e satelliti create in Italia sotto l’influenza napoleonica. Per la popolazione locale si aprì una fase di profonde trasformazioni politiche e sociali. Furono introdotte nuove amministrazioni civiche, vennero aboliti alcuni privilegi ecclesiastici e feudali e si diffusero ideali moderni legati al concetto di cittadinanza e di Stato laico. Quando il futuro imperatore soggiornò nella città Dorica, nel Palazzo Trionfi oggi non più esistente all’ingresso del porto, con il colpo d’occhio dell’esperto di artiglieria ordinò immediatamente di rafforzare le difese, in particolare quelle del Cardeto. In quei pochi giorni trovò anche il tempo di dare un’occhiata a un certo dipinto che tanto scalpore aveva suscitato tra i fedeli: Il quadro della Vergine di autore ignoto che, secondo la tradizione, avrebbe mosso gli occhi all’arrivo dei “giacobini senza Dio”. Quello stesso quadro potete oggi ammirarlo nel transetto sinistro della Cattedrale di San Ciriaco. Ancona visse però anche momenti drammatici. Nel 1799 la città fu assediata dalle truppe austro-russe-turche, e da un esercito di insorgenti guidato dl La Hoz durante le guerre della Seconda coalizione contro la Francia rivoluzionaria. Dopo mesi di resistenza, i francesi dovettero cedere. Tuttavia il controllo napoleonico sarebbe tornato poco dopo, consolidandosi soprattutto dopo il 1805, quando Napoleone divenne imperatore e riorganizzò gran parte dell’Italia sotto il dominio francese. Durante l’età napoleonica Ancona conobbe una significativa crescita amministrativa e infrastrutturale. I francesi investirono nelle fortificazioni del porto e nelle opere militari, trasformando la città in una delle principali piazzeforti dell’Adriatico. Vennero migliorati i collegamenti stradali e rafforzata l’organizzazione burocratica secondo il modello francese, più moderno e centralizzato rispetto a quello pontificio. Testimonianza di quelle temperie sono le fortificazione la lunetta alla Cittadella e al Cardeto, la polveriera Beato Amedeo nel parco della Cittadella, la villa di Colle Ameno, residenza estiva dei conti filo francesi Camerata, il Fortino Napoleonico di Portonovo, fatto costruire nel 1811 da Eugenio di Beauharnais, viceré d’italia, naturalmente il già citato dipinto della Madonna del Duomo, incorniciato da una splendido baldacchino del Vanvitelli. E quei palazzi che non ci sono più, vittime come buona parte del centro storico, dei bombardamenti dell’ultima guerra: quello dell’Appannaggio, che sorgeva all’ingresso del porto, coincidente con l’attuale palazzo della Banca d’Italia del Cirilli, e il Palazzo Trionfi, sul lato opposto a margine della piazza del Teatro, oggi piazza della Repubblica. Importante fu anche l’aspetto economico. Già dal Settecento Ancona godeva dello status di porto franco, istituito da papa Clemente XII nel 1732, che favoriva il commercio internazionale grazie a particolari agevolazioni doganali. I francesi cercarono di sfruttare questa vocazione commerciale inserendo Ancona nel sistema economico napoleonico. La città divenne così un centro strategico nei traffici marittimi e nei rapporti con l’altra sponda dell’Adriatico. L’influenza napoleonica lasciò tracce profonde anche nella cultura politica locale. Molti intellettuali e funzionari marchigiani aderirono alle idee riformatrici francesi, mentre altri si opposero all’occupazione straniera e alla politica anticlericale (l’albero della libertà, attorno al quale si svolgevano raduni e feste, fu sistemato nell’allora piazza del Mercato, oggi piazza del Plebiscito. Come in molte città italiane, il periodo napoleonico fu dunque vissuto in modo ambivalente: da una parte modernizzazione amministrativa e apertura europea, dall’altra occupazione militare, tassazione pesante e coscrizione obbligatoria. Il dominio francese terminò definitivamente nel 1815, dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo e il Congresso di Vienna, che riportò Ancona sotto il controllo dello Stato Pontificio. Tuttavia molte innovazioni introdotte durante il periodo napoleonico sopravvissero anche dopo la Restaurazione: l’idea di una pubblica amministrazione moderna, una diversa organizzazione territoriale e una nuova concezione dei rapporti tra cittadini e Stato. L’adesione Federazione Europea delle Città Napoleoniche, associazione riconosciuta dal Consiglio d’Europa, non rappresenta una celebrazione nostalgica delle guerre napoleoniche, piuttosto il riconoscimento di un’eredità storica che ha contribuito a trasformare la città. Attraverso questa partecipazione Ancona, lo stiamo già facendo, può promuovere il proprio patrimonio monumentale, le fortificazioni, gli archivi storici e i luoghi legati all’età francese, attirando studiosi, turisti e iniziative culturali internazionali. In definitiva, Napoleone “c’entra” con Ancona perché la città fu uno dei cardini della strategia francese nell’Adriatico e visse, tra il 1797 e il 1815, una stagione di profonde trasformazioni politiche, economiche e sociali. La presenza francese lasciò segni duraturi nella storia urbana e civile anconetana. Proprio questa memoria condivisa spiega perché oggi Ancona scelga di riconoscersi tra le città napoleoniche d’Europa: non per esaltare un impero, ma per comprendere meglio il proprio passato e il ruolo che la città ebbe nella costruzione della storia europea moderna.

Sergio Sparapani

Palombina verso la normalità: ultima estate con sversamenti a mare. Al via i lavori


Sarà l’ultima estate di sversamenti a mare, almeno nel tratto di Palombina a ridosso del quartiere di Collemarino. Stanno iniziando i lavori di Viva Servizi volti a risolvere definitivamente l’annosa problematica degli sversamenti a mare in caso di piogge abbondanti che nella stagione estiva determinano l’apertura e la chiusura della balneazione nel tratto di litorale compreso tra Palombina e Falconara.

Il primo cantiere, della durata di poco meno di un anno, segna l’avvio di un ampio progetto di tre lotti sul litorale da Palombina a Falconara; quello che partirà a giorni prevede la realizzazione di un nuovo collettore fognario, da posizionarsi in adiacenza al Fosso della Palombina e una nuova stazione di sollevamento fognario dotata di elettropompe.

“Il cantiere che sta per iniziare porterà alla risoluzione del problema degli sversamenti che affliggono le coste e gli operatori balneari. È un momento di soddisfazione per tutti, dal consiglio di amministrazione ai tecnici” sottolinea Andrea Dotti Presidente di Viva Servizi “sono tanti anni che lavoriamo a questo progetto e finalmente siamo riusciti a metterlo a terra ed avviare i lavori”.

Il nuovo collettore, di lunghezza pari a circa 800 metri, avrà la funzione di convogliare le acque reflue urbane (acque scure) attualmente riversate nel Fosso della Palombina; si sganceranno quindi le acque reflue che saranno convogliate attraverso un nuovo collettore e una stazione di sollevamento sulla fognatura lungo la Flaminia per poi terminare al depuratore di Falconara.

“È stato il primo problema che ho trovato sulla scrivania sette anni fa quando mi sono insediato” aggiunge Moreno Clementi Direttore di Viva Servizi “siamo riusciti a fare questo stralcio del lotto uno, cioè un progetto a parte per dare subito delle risposte, in modo che dall’estate 2027 i cittadini potranno veder diminuiti i disagi nella fruizione della balneazione grazie ai nuovi impianti. È solo l’inizio di un progetto molto più ampio che comprende altre due fasi, in particolare una è al vaglio della conferenza di servizi e porterebbe gli stessi benefici anche a Falconara, per un cantiere che contiamo di iniziare a partire dal prossimo autunno”

A seguito dell’intervento che inizierà in questi giorni e il ripristino del Fosso della Palombina alla sua funzione originaria, verrà superata l’apertura degli scolmatori che oggi provocano i continui divieti di balneazione. I lavori produrranno pertanto un duplice beneficio immediato: da un lato, la rinaturalizzazione del Fosso della Palombina e dall’altro la riduzione del carico idraulico sulla rete fognaria, in quanto le acque naturali del fosso non confluiranno più, come avviene attualmente, nel sistema fognario.

La riduzione del carico idraulico grazie alla separazione delle acque bianche meteoriche, in condizioni di pioggia, comporterà una diminuzione della probabilità di attivazione dello scolmatore, con conseguenti effetti positivi sulla gestione della rete fognaria e sull’ ambiente del litorale.

Marco Loi

Sisma: 73 milioni per edifici pubblici e scuole. Contributi ai privati: al via le domande

Con lo stanziamento di oltre 73 milioni per il capoluogo entra nel vivo una decisiva fase della ricostruzione post sisma 2022. L’ordinanza firmata dal Commissario Straordinario alla Ricostruzione segna il passaggio dalla gestione dell’emergenza alla pianificazione strutturata degli interventi pubblici e privati e con un impianto fondato su tempi certi, procedure semplificate e strumenti immediatamente operativi dedicati alle domande di contributo da parte dei privati per i quali è operativa la piattaforma Ge.Di.Si, lo strumento unico digitale per la gestione delle pratiche di ricostruzione privata, mentre i primi Documenti di Indirizzo alla Progettazione (DIP) relativi alla ricostruzione pubblica e agli edifici di culto sono già in fase di valutazione presso gli Uffici Speciali per la Ricostruzione.

Il terremoto aveva colpito in modo particolare le città di Ancona, Fano e Pesaro, lasciando ferite profonde nel tessuto urbano e sociale. Oggi, con l’avvio della nuova fase, si punta non soltanto alla riparazione dei danni, ma a un vero progetto di rinascita urbana.

Oltre 70 milioni per Ancona: scuole ed edifici pubblici

Sul fronte pubblico, Ancona ottiene un finanziamento di 73 milioni di euro destinato alla messa in sicurezza e al recupero di scuole ed edifici strategici. Più di 25 milioni saranno investiti negli istituti scolastici cittadini, con interventi di adeguamento sismico, ripristino funzionale e miglioramento complessivo della sicurezza.

Tra le strutture interessate figurano la scuola primaria Dante Alighieri (3,53 milioni di euro), la Don Milani (5,625 milioni), la secondaria di primo grado Marconi (4,905 milioni), la Podesti (3,5 milioni), la Donatello – blocchi C1 e C2 – (3,04 milioni), oltre agli interventi su Verne, XXIV Aprile e sull’Istituto Comprensivo Ancona Nord. Previsti lavori anche per l’Asilo Nido Isola di Elinor – Pollicino (980 mila euro), per l’edificio Ex-Disney (900 mila euro) e per la scuola M. Buonarroti (210 mila euro).

Le risorse interesseranno inoltre sedi istituzionali e immobili di grande valore storico e identitario: dal Palazzo del Popolo all’ex Mattatoio a Villa Almagià. Particolarmente rilevante è il completamento della Mole Vanvitelliana, oggetto di un intervento superiore ai 3,5 milioni di euro. Simbolo culturale della città, la Mole tornerà a essere uno dei poli centrali della vita artistica e sociale anconetana. Finanziamenti corposi sono previsti anche per il recupero dei cimiteri cittadini, da quello di Tavernelle a quelli frazionali.

Patrimonio storico e identità urbana

Accanto alle scuole, il piano dedica attenzione al patrimonio storico e culturale, con interventi mirati su edifici di grande valore. Tra questi, Palazzo degli Anziani (Sala Consiliare e Sala del Camino), Palazzo Malacari con il suo scalone centrale, Villa Beer (2,439 milioni per il miglioramento sismico), l’ex Convento di San Francesco – Sala Capitolare (713 mila euro), Porta Capoleoni, la sede della delegazione e l’arco storico di Paterno, l’ex Forno di Paterno e la Torre Campanaria della Prefettura. Si tratta di interventi che vanno oltre la semplice riparazione strutturale: l’obiettivo è coniugare sicurezza e valorizzazione, restituendo alla comunità spazi che rappresentano memoria e coesione sociale.

Importante anche il capitolo dedicato alla sicurezza e funzionalità degli impianti sportivi. Sono previsti la demolizione e ricostruzione della bocciofila di via Gioberti (1,15 milioni di euro), il ripristino dei danni al Palasport “F. Brasili” di Collemarino, interventi sulla palestra di via Ragnini e l’adeguamento sismico degli spogliatoi della palestra geodetica di Montesicuro (450 mila euro) e del campo di calcio di Vallemiano.

Ricostruzione privata: operativa la piattaforma Ge.Di.Si.

Accanto agli interventi pubblici, è già attiva la piattaforma digitale Ge.Di.Si., strumento unico per la gestione delle pratiche di ricostruzione privata. Professionisti e cittadini potranno presentare le istanze di contributo entro il 31 dicembre 2026 per una prima valutazione.

I beneficiari sono i nuclei familiari la cui abitazione principale sia stata distrutta o gravemente danneggiata e che abbiano manifestato la volontà di ricostruire. Il cronoprogramma stabilisce scadenze precise: entro il 31 marzo 2026 dovrà essere presentata la valutazione preventiva del livello operativo e la richiesta di autorizzazione al miglioramento; entro il 30 giugno 2026 andrà depositato il contratto di incarico al professionista presso l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione; entro il 31 dicembre 2026 dovrà essere inoltrata la richiesta di contributo tramite piattaforma. Le modalità di concessione ed erogazione saranno definite con successivo decreto commissariale. La programmazione economica prevede uno stanziamento pluriennale significativo: 20 milioni di euro per il 2026, 90 milioni per il 2027 e 220 milioni per il 2028. Una copertura che garantisce continuità agli interventi e consente di pianificare con una prospettiva di medio-lungo termine, mettendo al centro la sicurezza, la qualità urbana e il futuro delle comunità colpite dal sisma.

IL PERSONAGGIO/ Chiara Malerba: il cinema-meraviglia, il Piano e la sala come esperienza collettiva

43 anni, laurea in Lettere, anconetana. Gestore di sale e prima ancora appassionata di cinema tanto da aver fatto della programmazione di cartelloni di autore un mestiere dopo un primo servizio civile all’Arci. Ma parlare di Chiara Malerba solo come esercente è riduttivo, dato che è diventata sinonimo vivente di selezione di film d’autore, punto di riferiemento dei cinefili, deus ex machina del cartellone estivo al Lazzaretto, animatore culturale. Fino ad arrivare al centro di un commovente crowdfunding , che ha coinvolto tante persone di Ancona e non solo, per non fare spegnere le luci all’Italia di corso Carlo Alberto.

Una volta hai detto che il cinema è stato da sempre il tuo “paese dei balocchi”: lo è ancora? Hai in mente questa dimensione quando costruisci un cartellone?

Sì, lo è ancora. Il cinema per me è sempre stato un luogo di meraviglia, di scoperta, quasi di sospensione dalla realtà. Quando ero ragazzina entravo in sala con la stessa curiosità con cui si entra in un mondo parallelo. Oggi quella magia non è scomparsa, si è trasformata: è diventata anche responsabilità. Quando costruisco un “cartellone” penso proprio a questo, a creare uno spazio dove chi entra possa sentirsi accolto, incuriosito, magari anche un po’ spiazzato. In fin dei conti il “paese dei balocchi” non è solo evasione: è un luogo dove si cresce.

Come nasce una programmazione? Qual è la ricetta per bilanciare produzioni commerciali e offerta culturale?

La programmazione nasce dall’incrocio tra diversi fattori: le uscite nazionali, la disponibilità dei film, i costi di distribuzione, le esigenze economiche della sala. Non esiste una formula matematica, ma esiste un equilibrio delicato. Programmare significa certo conoscere il pubblico, ma anche provare a guidarlo. Le produzioni commerciali sono importanti perché tengono viva la sala, ma accanto a quelle c’è il desiderio di proporre film che non troverebbero spazio altrove. È un dialogo continuo tra sostenibilità economica e identità culturale. Bisogna ascoltare molto, creare relazioni, osservare le reazioni, ma anche avere il coraggio di proporre qualcosa che all’inizio sembra “difficile”. Spesso il pubblico sorprende.

Se uno spettatore vuole vedere il film iraniano, la prova di un regista coreano, una pellicola particolare, è quasi scontato che pensi all’Azzurro o all’Italia. Cosa significa proporre questa selezione cinematografica ad Ancona? Che pubblico c’è qui da noi?

Proporre cinema d’autore ad Ancona significa credere che anche in una città di provincia ci sia una comunità curiosa, attenta, desiderosa di sguardi diversi. Il pubblico c’è, ed è fedele. Non è enorme, ma è appassionato. C’è chi viene da anni, chi aspetta il film “particolare”, chi si fida della selezione. Questo crea un rapporto molto bello, quasi di complicità. Una sala indipendente non è un luogo neutro dove i titoli si susseguono in modo impersonale. Ogni scelta contribuisce a definire un’identità e, nel tempo, a creare un rapporto di fiducia con chi partecipa. Quando uno spettatore decide di vedere un film all’Azzurro o all’Italia non sta scegliendo soltanto un orario o una poltrona: sta affidandosi a una linea editoriale. In questo senso la sala non è solo uno spazio di consumo culturale, ma un luogo in cui si forma una comunità di sguardi. E questa continuità è ciò che rende un cinema qualcosa di più di uno schermo acceso.

Come si è evoluto questo pubblico nel tempo?

Negli anni il pubblico è cambiato, come è cambiato il modo di fruire il cinema. È diventato più selettivo. Il cambiamento più evidente riguarda le abitudini. In passato il cinema era più spesso una consuetudine settimanale; oggi è una scelta più mirata. Si esce per un film preciso, magari dopo aver letto recensioni o visto trailer. Però noto anche un bisogno crescente di esperienze condivise. Dopo il periodo della pandemia, ad esempio, molte persone hanno riscoperto il valore dello stare insieme in sala.

E i giovani? Quanto pesano le piattaforme? I film su Netflix fanno perdere pubblico e funzione sociale alle sale?

Le piattaforme hanno cambiato le abitudini, è innegabile. Netflix e le altre offrono una comodità enorme. Ma l’esperienza in sala è un’altra cosa: è concentrazione, è buio condiviso, è reazione collettiva. I giovani vivono molto la dimensione privata, ma quando riesci a coinvolgerli – con rassegne, incontri, eventi – rispondono. Non credo che le piattaforme tolgano funzione sociale alle sale: le mettono alla prova, le obbligano a rafforzare la propria identità. Una sala oggi non può limitarsi a programmare film; deve costruire occasioni. Incontri con autori, rassegne tematiche, collaborazioni con scuole e associazioni, momenti di discussione. Deve diventare uno spazio riconoscibile nella vita culturale della città. Se riesce a fare questo, la sala non perde funzione sociale, anzi la rende più evidente. Non è più solo un luogo di consumo culturale, ma un punto di aggregazione, un presidio. In un’epoca di visioni solitarie, il valore aggiunto diventa proprio la possibilità di condividere uno sguardo.

Domanda d’obbligo: il tuo film del cuore?

È una domanda difficilissima. Potrei citarne molti, ma se devo sceglierne uno che mi accompagna da sempre direi Nuovo Cinema Paradiso. Forse è inevitabile, facendo questo mestiere. Racconta l’amore per la sala come luogo di formazione sentimentale e collettiva. Ogni volta che lo rivedo mi ricorda perché ho scelto questo lavoro.

Perché il cinema? Cosa ti colpisce e ti appassiona di questo genere di espressione? Chi, ad esempio, ama leggere talvolta non ritrova il senso che scopre nelle pagine in una trasposizione cinematografica, ma è anche vero il contrario, che “come lo dice” il cinema non ha eguali…

Il cinema ha una potenza unica: mette insieme immagini, parole, musica, silenzi. È un linguaggio completo. Amo molto la letteratura, perché ti permette di entrare dentro la mente di un personaggio, di esplorare sfumature di pensiero e interiorità. Il cinema, però, ha una forza diversa, più immediata e quasi fisica: agisce sui sensi in modo diretto, combinando immagine, suono, ritmo e movimento. Un solo sguardo, una luce particolare, un’inquadratura ben pensata possono comunicare emozioni complesse che a volte servirebbero pagine e pagine per descrivere. Questa immediatezza non è superficiale, anzi: è una forma di comunicazione che tocca direttamente la percezione dello spettatore e lo coinvolge in modo totale. E quando accade questo, quell’esperienza diventa collettiva. Non importa se le persone in sala sono sconosciute tra loro: reagiscono insieme, ridono, trattengono il respiro, si commuovono. In quel momento si crea una memoria condivisa, un piccolo patrimonio comune che resta anche dopo l’uscita. Per me, questa è la potenza del cinema e della sala cinematografica: non solo raccontare una storia, ma generare un’esperienza che unisce individui diversi, trasformando la visione in un gesto sociale, un modo di incontrarsi e sentirsi parte di qualcosa di più grande.

Una delle sale che gestisci sta nel cuore di un quartiere complesso. Alcuni hanno definito la sua salvaguardia l’inizio del riscatto: che rapporto hai con il Piano?

Il quartiere Piano San Lazzaro per noi ha un valore speciale: è uno storico pezzo della città e allo stesso tempo una sfida. Mantenere un presidio culturale qui, con l’insegna accesa del Cinema Italia, significa lavorare ogni giorno per cambiare la narrativa del quartiere. Spesso le cronache locali lo raccontano solo per problemi o criticità, mentre noi vogliamo valorizzare ciò che di positivo c’è: la comunità, le energie locali, le storie di collaborazione. La nostra missione è creare socialità e comunità attraverso la cultura, e per questo ci apriamo sempre più alle forze del quartiere, dai comitati territoriali alle assemblee locali, ospitandole quando possibile e raccontando insieme questo spazio in modo diverso. È una sfida dentro la sfida, ma anche un’opportunità per fare cultura radicata e condivisa

Barbara Ulisse

Cassetto digitale per il cittadino per servizi, certificati e pratiche on line

La trasformazione digitale del Comune compie un passo decisivo con l’attivazione del nuovo portale dei servizi online, uno strumento pensato per semplificare il rapporto tra cittadini e amministrazione, un vero e proprio punto di accesso unico ai servizi. Attraverso un’area personale, alla quale si accede in modo sicuro con SPID, Carta d’Identità Elettronica o Carta Nazionale dei Servizi, i cittadini possono presentare domande, seguire lo stato delle pratiche, effettuare pagamenti e ricevere comunicazioni direttamente dal Comune. Un modo per avere l’amministrazione “in tasca”, disponibile in ogni momento, anche dal proprio smartphone. Questo il link per accedere alla propria area personale https://shorturl.at/csrIg

“Un Comune più semplice, accessibile e vicino alle persone. È questo l’obiettivo che guida il percorso di digitalizzazione avviato dal Comune di Ancona, un cambiamento che negli ultimi mesi ha iniziato a farsi concreto nella vita quotidiana dei cittadini” conferma l’assessore Antonella Andreoli con la delega all’informatica che aggiunge “dai servizi scolastici alle pratiche anagrafiche e di stato civile, dalle sanzioni amministrative alle notifiche, sono decine i servizi che oggi possono essere fruiti online, senza code agli sportelli e senza vincoli di orario. Una trasformazione che punta a rendere il rapporto con la pubblica amministrazione meno burocratico, più veloce e capace di adattarsi ai tempi e alle esigenze di famiglie, lavoratori e imprese”.

La digitalizzazione non riguarda soltanto i cittadini, ma anche tutte le istanze che devono presentare i professionisti come le pratiche edilizie, l’avvio di attività economiche o la partecipazione a bandi pubblici o a concorsi per l’assunzione del personale. L’obiettivo è rendere i procedimenti più rapidi, ridurre i passaggi superflui e migliorare la trasparenza, permettendo a chi presenta una richiesta di seguirne l’iter. In questo modo il tempo risparmiato diventa un valore sia per i cittadini sia per gli uffici.

Un processo di cambiamento già iniziato da qualche anno a livello nazionale che prosegue con l’ultimo decreto PNRR dei giorni scorsi con ulteriori step come la durata della CIE per gli over 70, la tessera elettorale on line e nel pacchetto IT- Wallet, e la condivisione delle banche dati tra enti pubblici, in modo che il cittadino non debba presentare dichiarazioni già in possesso della pubblica amministrazione.

Accanto alla tecnologia, però, resta centrale l’attenzione alle persone e al target dei cittadini, soprattutto in una città come Ancona dove risiedono migliaia di over 70. Proprio per questo il Comune ha avviato percorsi di alfabetizzazione e facilitazione digitale, pensati per aiutare chi ha meno dimestichezza con gli strumenti informatici. Attraverso il progetto della Bussola Digitale della Regione Marche sono stati attivati corsi di avvicinamento ai nuovi servizi telematici della pubblica amministrazione e l’attivazione di un presidio alle ex circoscrizioni e presso gli uffici della Carta di Identità Elettronica per aiutare i cittadini a consultare pratiche o presentare istanze on line. Numeri alla mano da circa due anni sono oltre 3800 i cittadini che si sono rivolti agli sportelli della Bussola Digitale per attivare lo SPID o la carta di identità elettronica, ricevere assistenza alla compilazione di richieste o consultare una pratica, ma anche per la semplice installazione di un’applicazione sul telefono o per scaricare file in sicurezza. Un supporto fondamentale quello degli sportelli della Bussola Digitale che cercano di evitare che l’innovazione diventi una barriera e per garantire che nessuno resti escluso dal cambiamento. Gli orari degli sportelli di Facilitazione Digitale, disponibili su appuntamento sono consultabili qui https://bussoladigitale.regione.marche.it/#facilitazioni , inoltre prossimamente saranno organizzati nuovi corsi di alfabetizzazione digitale, sia di livello base che avanzato.

Il processo di digitalizzazione è reso possibile anche grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che il Comune di Ancona ha intercettato e che stanno consentendo di investire su infrastrutture tecnologiche, sicurezza informatica e interoperabilità con i sistemi nazionali della pubblica amministrazione.

Dietro questo percorso non c’è soltanto l’introduzione di nuovi strumenti, ma una vera e propria trasformazione culturale. Un modo diverso di pensare il Comune: non più soltanto un luogo fisico, ma un servizio continuo, comodo, sostenibile, più trasparente e più vicino ai bisogni reali della comunità.

Marco Loi

Nuova dimensione urbana per Corso Garibaldi, al via i lavori per arredo e luci

Panchine e fioriere bianche, nuova luce, zone di sosta e di incontro eleganti e con uno stile contemporaneo, capace comunque di non “tradire” il contesto architettonico antico e di pregio. Per corso Garibaldi inizia da lunedì 26 l’importante intervento su arredi e illuminazione che porterà una nuova dimensione urbana anche all’intero asse da mare a mare, che avrà nella nuova piazza della Repubblica il punto nevralgico di partenza/arrivo.

In termini tecnici, prende il via il primo stralcio dei lavori di riqualificazione per la nuova illuminazione e arredo urbano: lavori edili di demolizione di parte di pavimentazione e di predisposizione delle linee elettriche e idriche per l’impianto a goccia temporizzato sulle fioriere: inizieranno i lavori ai sottoservizi che renderanno possibile il nuovo impianto di illuminazione e la posa in opera degli arredi e dei nuovi lampioni.

Vediamo da vicino gli elementi del progetto. Panchine dalle linee sobrie, in pietra bianca ricostruita e con trattamenti antigraffito e antidegrado, di varie dimensioni: alcune avranno uno schienale in legno, altre senza permetteranno sedute bifronte. Le panchine saranno dotate di un sistema di illuminazione nel basamento che verrà accesa per particolari eventi. Stesso materiale e stile anche per le fioriere. E a proposito di illuminazione (i lavori affidati ad Anconambiente faranno parte del secondo stralcio) è stata progettata con una distribuzione su pali alti 5,5 metri e disposta a “quinconce” cioè alternati lato destro e sinistro per avere ottiche asimmetriche e illuminare maggiormente la parte centrale del Corso, con la minore interferenza possibile con le vetrine dei negozi. I nuovi lampioni presenteranno linee moderne ed essenziali in acciaio grigio. L’illuminazione sottogronda nei palazzi, oggi in funzione, sarà spenta nell’uso quotidiano, ma potrà essere accesa in caso di eventi particolari che richiedano più illuminazione.

Anche la distribuzione degli elementi di arredo è prevista in maniera alternata per conferire un ritmo dinamico alla composizione. Si rinnova, dunque, senza stravolgere: l’idea alla base della riqualificazione è quella di creare zone di sosta con elementi dalle nuances chiare e con la sottolineature dell’elemento verde: saranno piantate Photinia Red Robin, tipologia di pianta sempreverde molto resistente che tollera bene la soluzione in vaso, con uno speciale effetto bicromatico rosso/verde in base al periodo dell’anno.

Il cronoprogramma di progetto prevede 145 giorni per l’esecuzione dei lavori, che dureranno quindi fino alla fine di giugno 2026: la cantierizzazione sarà “mobile” e organizzata a fasi, un isolato alla volta garantendo anche l’uso degli attraversamenti carrabili perpendicolari al Corso. Inizierà nel primo tratto che va da Piazza Cavour a Via Castelfidardo per poi scendere verso Piazza Roma e poi verso Piazza della Repubblica; la fase uno verso Piazza Cavour, più breve e ridotta come dimensioni, servirà anche da test per calibrare al meglio le interferenze, adottando poi eventualmente quanto necessario per ridurre al minimo le eventuali problematiche che si possano riscontrare. L’area di cantiere, in ogni fase successiva, occuperà solo la parte centrale del Corso, lasciando liberi i due “marciapiedi” laterali per una larghezza di circa 3 metri, garantendo sempre il passaggio pedonale e gli ingressi alle attività commerciali nonchè il passaggio per mezzi di soccorso.

Capitale italiana del mare 2026: Ancona si candida forte della secolare identità marinara

Ancona nasce dove il mare si piega due volte verso la città, e in quella curva trattiene secoli di arrivi, partenze, naufragi e ripartenze che hanno insegnato a una comunità intera a vivere sul bordo mobile tra terra e acqua. Un gomito proveniente da lontano che ha sempre saputo essere difesa e accoglienza.
Qui il mare non è mai stato un paesaggio da contemplare, ma un giudice esigente e un alleato fedele. Ha portato lavoro e ricchezza, ma anche fatica, migrazioni, mescolanza di lingue, fedi e destini, trasformando un porto in un laboratorio quotidiano di convivenza e allestimenti di storie, di produzione di pensiero e costruzione di identità dinamiche. Forte di queste radici, Ancona si è candidata a Capitale Italiana del Mare 2026, rispondendo al bando istituito per la prima volta dal Dipartimento per le Politiche del Mare della Presidenza del Consiglio dei Ministri, finalizzato a promuovere l’identità marittima, la sostenibilità ambientale, l’economia del mare e il patrimonio storico-culturale delle città costiere. Il titolo del dossier depositato, dal titolo “Da mare a mare: ecologie delle coesistenze. Dove il mare diventa città”, indaga e costruisce progetti su un tema, quello del mare, multidimensionale e trasversale, capace di toccare non solo gli ambiti più strategici per la città ma il cuore stesso della comunità dorica. Una città che vive con il suo mare, anzi con i suoi tanti mari, un rapporto stretto: sotto il profilo economico (porto, cantieristica, pesca e trasporto merci e passeggeri), o di relazioni politiche come città fondatrice del Forum delle città dell’Adriatico e Ionio e sede del Segretariato, sotto il profilo turistico con Parco del Conero e Baia di Portonovo, con le sue Bandiere Blu, sotto il profilo universitario e di ricerca con il suo impegno verso la sostenibilità ambientale e verso la salvaguardia del suo habitat, ma anche sul piano del benessere, della gastronomia, dello sport e dell’arte.
Non è un caso dunque che all’appello dell’Amministrazione rivolto a soggetti pubblici, privati, associazioni e imprese interessati a proporre progetti in grado di valorizzare l’identità marinara della città e il rapporto tra mare, economia, tradizioni e comunità, la risposta è stata corale, trasversale e con una larga condivisione di intenti: 150 sono stati i progetti presentati da 118 soggetti diversi e di questi 87 selezionati per il dossier; a cui si aggiungono i 52 del Comune di Ancona. Un patrimonio che ha reso ricco e multidisciplinare il dossier di candidatura curato dalla società Marchingegno di Ancona.
“Da anni la città lavora lungo assi molteplici e convergenti: progettualità urbane, ricerca scientifica, economia portuale, tutela ambientale, politiche turistiche e progetti culturali,  pratiche sociali e partecipazione. Percorsi diversi, spesso autonomi, che oggi trovano nel mare un principio ordinatore, un campo comune di senso – ha sottolineato il sindaco Daniele Silvetti nella sua lettera che introduce il dossier – . La candidatura non nasce dunque come iniziativa isolata, ma come un atto di messa a fuoco. Rende visibile ciò che già esiste: un ecosistema di azioni, relazioni e visioni che riconoscono nel mare non solo una risorsa, ma un’infrastruttura culturale, ecologica e simbolica”. 

I progetti sono stati presentati da enti e istituzioni pubbliche, associazioni, fondazioni, enti del terzo settore, imprese e operatori economici, istituzioni culturali, scientifiche e formative e soggetti operanti nei settori della cultura, dell’ambiente, del mare, del turismo, dell’innovazione e della blue economy. Quali tematiche hanno toccato? Pratiche di rigenerazione e riattivazione di spazi, luoghi e infrastrutture legati al mare, al fronte costiero e al sistema portuale; sviluppo dell’economia marittima nelle sue diverse articolazioni – porto, pesca, filiere produttive, saperi e mestieri del mare –, tutela degli ecosistemi marini e costieri, promozione della biodiversità, azioni di educazione ambientale e diffusione di pratiche sostenibili; ricerca, innovazione e trasferimento di conoscenza sui temi del mare; promozione di forme di turismo responsabile e accessibile; costruzione e trasmissione dell’identità marittima, della memoria collettiva e dei patrimoni materiali e immateriali; percorsi educativi e formativi rivolti a diverse fasce di pubblico; iniziative culturali, artistiche, scientifiche e sportive capaci di interpretare il mare come spazio di sperimentazione, racconto e partecipazione, gemellaggi con città di mare e rotte condivise.
Ancona è città di mare, ma non di uno solo: otto sono i suoi mari, in sequenza continua: il mare domestico dei litorali sabbiosi, il mare di frattura dell’area di frana e della Zipa, il mare della pesca, il mare della storia e della memoria, il mare industriale e dei grandi traffici, il mare verticale della falesia del Cardeto, il mare scavato delle grotte del Passetto, il mare selvaggio e protetto del Conero.

L’assessore al Turismo Daniele Berardinelli è il coordinatore di questo progetto che ha preso vita all’interno della Giunta e vede la collaborazione di tutti gli assessorati, ognuno per le proprie competenze, e degli uffici.
“Questa risposta così partecipata non solo della struttura tecnica e di governo ma di tutta la città – afferma l’assessore Daniele Berardinelli – è occasione per mettere insieme idee e competenze della comunità e costruire un percorso che valorizzi il nostro mare come risorsa culturale, sociale ed economica. Non è finalizzato solo alla realizzazione di un progetto, ma soprattutto a creare un sistema coeso, identitario e riconoscibile di soggetti attivi sul territorio per valorizzare la città e le sue peculiarità. Coinvolgere cittadini, associazioni e imprese significa creare un programma condiviso con ricadute reali sulla qualità della vita e sullo sviluppo sostenibile della città. Il percorso contribuisce alla definizione del dossier di candidatura, che rimarrà a disposizione del Comune come strumento di pianificazione strategica e programmazione delle politiche pubbliche in materia di mare, turismo, infrastrutture e ambiente con attività e iniziative attese già a partire dal 2026, indipendentemente dall’esito della selezione nazionale”.
Dalla sua fondazione nel IV secolo a.C., Ancona è insieme porto e città, capoluogo e frontiera, soglia e cerniera. È il punto in cui l’Italia guarda l’Adriatico e l’Adriatico guarda l’Europa. Le sue relazioni – politiche, commerciali, scientifiche, artistiche – con le sponde orientali del mare non sono episodiche, ma strutturali: reti di cooperazione, scambi di conoscenza, dialoghi che attraversano confini e costruiscono un Mediterraneo adriatico fatto di prossimità, responsabilità condivise, destini intrecciati.
Al centro del dossier c’è anche l’idea di Ancona come città di soglia permanente: non una semplice «città di mare», ma un luogo che esiste perché abita il confine, lo attraversa, lo permea, lo sfida. La soglia è geografica (tra Adriatico, Balcani, Mediterraneo e Appennino), storica (tra porto libero, città autonoma, nodo pontificio e piattaforma europea), umana (gli attraversamenti infiniti tra chi parte e chi arriva), ed è proprio in questa condizione liminare che la città trova il proprio nucleo archetipico.
Ancona chiede di diventare Capitale Italiana del Mare perché è il luogo in cui il mare ha già imposto, per secoli, l’apprendimento della grammatica difficile delle coesistenze. Coesistenza tra economia blu e tutela della biodiversità, tra porto produttivo e waterfront pubblico, tra comunità storiche e nuove presenze, tra memoria religiosa e ricerca scientifica, tra attrattività turistica e sostenibilità dei luoghi, tra mare quotidiano e mare-sistema infrastrutturale europeo.
Il 2026, in questa prospettiva, è l’occasione per rendere visibile, misurabile e replicabile questo sapere sedimentato, trasformandolo in metodo, programmi, infrastrutture leggere, alleanze internazionali. Ancona si offre quindi come laboratorio in cui il mare smette di essere un confine e diventa infrastruttura di futuro condiviso. E in questo passaggio – da confine a infrastruttura – è il cuore emotivo e politico della candidatura.

Ancona tra le finaliste delle città candidate a Capitale della Cultura 2028

Sono dieci i progetti finalisti di altrettante città candidate al titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028 e Ancona è tra queste. Il 20 gennaio il Ministero della Cultura ha ufficializzato le città che concorreranno al prestigioso titolo: dopo aver esaminato le 23 candidature pervenute, la giuria presieduta da Davide Maria Desario ha scelto i progetti più interessanti, quelli di Ancona, Anagni (FR), Catania, Colle di Val d’Elsa (SI), Forlì, Gravina in Puglia, Massa, Mirabella Eclano (AV), Sarzana (SP) e Tarquinia (VT). La candidatura della città, presentata con il dossier intitolato “Ancona. Questo adesso”, viene riconosciuta per la forza identitaria del suo rapporto con il mare – porto naturale e nodo storico di collegamento tra Italia, Balcani e Mediterraneo- per la qualità dei progetti culturali e di rigenerazione urbana costituiscono il cuore del programma. Il documento di candidatura era stato promosso da Comune di Ancona, Università̀ Politecnica delle Marche, Regione Marche, ANCI Marche a cui hanno aderito soggetti istituzionali come l’Autorità Portuale di Sistema del Mare Adriatico, l’Arcidiocesi di Ancona-Osimo, Marche Teatro, la Camera di Commercio delle Marche, Confindustria Provincia di Ancona, la Fondazione Marche Cultura, il Parco Regionale del Conero, il Segretariato Permanente dell’Iniziativa Adriatico Ionica, il FAIC – Forum delle Città Adriatico Ioniche, l’Associazione Riviera del Conero. l dossier è stato predisposto da una direzione di candidatura, una squadra trasversale, multidisciplinare, in grado di connettere visione culturale, gestione progettuale e strategie europee in base ai seguenti ruoli: direzione culturale e governance istituzionale Marta Paraventi; direzione amministrativa Viviana Caravaggi; direzione creativa e progettazione Anghela Alò; innovazione digitale e università Paolo Clini; strategia europea e relazioni con i programmi UE Barbara Toce. In caso di vittoria il progetto, che si aggira intorno ai 7 mln di euro, sarà gestito a livello operativo da Marche Teatro, presieduto da Valerio Vico e diretto da Giuseppe Dipasquale e tra i soggetti che hanno presentato uno specifico progetto per Ancona 2028.
Il programma culturale di Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028 si articola in quattro macroaree progettuali ispirate al titolo di candidatura e alla morfologia naturale della città: Questo Mare, Via Maestra, Adesso Parco e Mare Culturale, una mappatura che valorizza il territorio tra mare e parco, storia e futuro, e si integra con le più avanzate strategie di rigenerazione urbana e con il piano urbanistico cittadino. Il dossier presenta una strategia di rigenerazione culturale con respiro europeo, che unisce oltre ben ottanta progetti per valorizzare il porto naturale, il ricco patrimonio storico, i parchi cittadini e gli spazi urbani, declinando la cultura come strumento di coesione sociale, promuovendo l’interscambio transnazionale e il diritto alla fruizione accessibile e inclusiva, principio ispiratore del dossier grazie al Museo Tattile Statale Omero di Ancona, eccellenza internazionale del settore. Le macroaree del dossier sono presentate dagli avatar di alcuni dei numi tutelari della città: Luigi Vanvitelli architetto della Mole che porta il suo nome, Ciriaco Pizzecolli padre dell’archeologia moderna, Stamira eroina cittadina e Franco Corelli celebre tenore anconetano. Un racconto identitario tra memoria e innovazione che attraverso nuovi linguaggi digitali e narrativi intende reinterpretare il patrimonio storico e artistico di Ancona. Tra i progetti spicca il “Museo della civiltà del Mare Adriatico”, con la direzione artistica del tre volte Premio Oscar Dante Ferretti propone una narrazione unica del Mediterraneo Adriatico che coniuga storia, ambiente e linguaggi contemporanei per un pubblico internazionale. L’articolato programma del dossier include inoltre collaborazioni con molti direttori artistici e istituzioni di rilievo e la partecipazione del Maestro Andrea Bocelli alla cerimonia di apertura in caso di vittoria. Il nome della città vincitrice verrà reso noto nel mese di marzo.

“E’ una grande soddisfazione vedere premiato il lavoro collettivo che ha dato voce alla città — dichiara il sindaco Daniele Silvetti —. Questa candidatura è l’esito di una strategia che mette al centro la cultura come risorsa per rigenerare spazi, creare occupazione e rafforzare legami internazionali. Essere nella rosa finale è per Ancona un primo importante traguardo e un incoraggiamento a proseguire con ambizione e responsabilità. La cultura è strumento di pace e democrazia, come ha sottolineato il Presidente Mattarella all’Aquila e Ancona ha ben chiaro il suo ruolo di città aperta al Mediterraneo proponendo il Premio Ciriaco d’Ancona per il dialogo interculturale”. Altrettanta soddisfazione è stata espressa in queste ore dal il Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, da Marco Fioravanti, Presidente ANCI Marche, dal Rettore UNIVPM Quagliarini e da tutti gli ambienti della Cultura del capoluogo.

Per informazioni sulla candidatura di Ancona: www.ancona2028.it