LA PAROLA AI CONSIGLIERI – Francesco Rubini

Questo è lo spazio dedicato ai Consiglieri comunali, che, a rotazione, ogni volta un rappresentante della maggioranza e uno dell’opposizione, illustrano i progetti significativi della propria attività

Stazione marittima e metropolitana di superficie: progetti che guardano ancora al futuro.

L’elenco delle occasioni perse da questo capoluogo è molto lungo e, quella che poteva e doveva essere una città moderna con lo sguardo al futuro, è oggi un luogo fermo, incapace di assumere decisioni coraggiose per rilanciare la sua stessa identità. Tra i tanti temi di questo elenco c’è senza dubbio quello della stazione marittima e, più in generale della metropolitana di superficie, un progetto importante e strategico dove le varie istituzioni del territorio hanno investito soldi e competenze fin dagli anni 90 senza mai arrivare ad un punto finale. L’iniziativa nasceva dalla giusta intuizione di alleggerire il traffico su gomma nell’area vasta, collegando centri urbani e nodi strategici (come porto, aeroporto, interporto e aree industriali/sportive) tramite l’utilizzo della rete ferroviaria esistente. Tra le stazioni e fermate interessate figurano Ancona Centrale, Falconara, Jesi, Chiaravalle, Castelferretti, Palombina, Marzocca, Varano, oltre alle fermate specifiche di Ancona-Stadio, Camerano-Aspio e, appunto, Ancona marittima. Un progetto dal grande impatto strategico capace, non solo di immaginare uno strumento di mobilità sostenibile su ferro idoneo a connettere Ancona con il suo hinterland, ma anche di andare ad abbattere di molto la mole di traffico privato su gomma che ogni giorno si riversa sul capoluogo con evidenti conseguenze su viabilità, ambiente e salute pubblica. Come spesso accadde, però, il progetto, dopo aver visto una sua partenza (si pensi alla realizzazione delle stazioni “Ancona-stadio” , “Camerano” o “Torrette”), si è arenato dentro una delle tante pastoie politiche – burocratiche di questo paese; evidentemente, poi, la chiusura della stazione marittima ha inferto un colpo quasi mortale al disegno complessivo. Dopo anni di voci e insinuazioni, oggi RFI sembra finalmente aver redatto un nuovo progetto per la riapertura della stazione marittima e la rimessa in funzione dei binari per l’ingresso in città con i treni. Al netto di ogni valutazione tecnica, sono convinto che questa sia un’occasione da non perdere per tentare di rimettere in moto una progettualità che possa proiettare Ancona verso un futuro che metta al centro una mobilità sostenibile e uno sviluppo del territorio finalmente libero dalla schiavitù del traffico su gomma. Credo sia compito di tutta la politica locale sostenere questa possibilità e lavorare affinché si trovino le risorse per la realizzazione del progetto. Ancona non può perdere anche questo treno.

Francesco Rubini, capogruppo Altra Idea di Città.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – Francesco Andreani

Questo è lo spazio dedicato ai Consiglieri comunali, che, a rotazione, ogni volta un rappresentante della maggioranza e uno dell’opposizione, illustrano i progetti significativi della propria attività

RESTITUIRE CASA PODESTI AD ANCONA: UN PATRIMONIO DA RISCOPRIRE E FAR VIVERE
Riaprire la casa natale di Francesco Podesti è un atto d’amore verso la nostra storia e una vera e propria scommessa sul futuro di Ancona. Con la mozione di “Ripartiamo dai Giovani” approvata lo scorso anno, portiamo al centro della vita cittadina un tema fondamentale: la rinascita del nostro patrimonio culturale. Non solo recupereremo un immobile abbandonato, ma restituiremo agli anconetani un luogo che ha significato tanto per uno degli anconetani più illustri, Francesco Podesti.
Dopo il periodo di degrado e abbandono che ha visto anche un’occupazione nel 2015, la casa natale del grande maestro della pittura italiana attendeva il riscatto che merita. Un primo passo fondamentale è già stato compiuto: a seguito dell’approvazione della mozione, la targa commemorativa è stata restaurata e finalmente illuminata, restituendo dignità alla facciata. Ora la sfida entra nel vivo: fare in modo che l’attenzione verso l’artista non si fermi all’esterno, ma trasformi l’intera dimora in un luogo culturale accogliente e vissuto dagli anconetani e dai turisti.
Questo percorso di recupero punta a costruire una vera e propria casa-museo attraverso il coinvolgimento attivo di esperti, storici dell’arte, scuole e associazioni culturali della città.
Particolarmente interessante è la visione di integrazione con le altre ricchezze della città. Sebbene il pittore sia già ricordato attraverso scuole, vie e la stessa Pinacoteca Comunale, l’opportunità di prevedere un biglietto congiunto tra la Pinacoteca e la Casa Podesti permetterebbe di creare un vero e proprio itinerario artistico urbano. Un percorso capace di unire cittadini, studenti e turisti nella scoperta profonda della vita e delle opere dell’artista.
Inoltre, questo progetto assume una rilevanza ancora maggiore con l’inserimento dell’iniziativa nel quadro di Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028. È doveroso coinvolgere i cittadini attraverso incontri per ascoltare il territorio e soprattutto per rendere la comunità parte attiva nella rinascita di un luogo simbolo di Capodimonte.
Passo dopo passo, attraverso il restauro e una seria progettazione, lavoriamo per restituire a Casa Podesti la sua anima e renderla un punto di riferimento culturale.
Francesco Podesti rappresenta un pezzo dell’identità anconetana, e quella casa ne è la testimonianza più autentica. Restituire alla città uno luogo permeato di storia significa trasformare il ricordo in uno spazio di creatività, scoperta e di educazione con particolare attenzione al coinvolgimento delle giovani generazioni

Francesco Andreani Consigliere di Ripartiamo dai giovani

Capitale della Cultura, dalle opere alla governance: due passi decisivi verso Ancona 2028

Ancona entra nella fase operativa del percorso verso il 2028, quando sarà Capitale italiana della Cultura. Due recenti atti dell’Amministrazione Silvetti segnano un’accelerazione concreta: da una parte, la variazione del Programma triennale dei lavori pubblici, che consente di anticipare le risorse per progettare una serie di interventi legati anche al dossier della Capitale; dall’altra, l’approvazione dello schema di governance, che definisce l’architettura organizzativa chiamata a coordinare istituzioni, operatori culturali e soggetti coinvolti nella preparazione e percorso: rendere pronti gli interventi e costruire la macchina organizzativa necessaria per realizzare il programma culturale.
Le opere pubbliche: anticipare la progettazione per arrivare pronti al 2028
La Giunta comunale ha approvato, su proposta dell’assessore ai Lavori pubblici Stefano Tombolini, la variazione al Programma triennale dei lavori pubblici 2026-2028: l’aggiornamento nasce da una ricognizione delle necessità dell’ente e attribuisce particolare rilievo agli interventi connessi o inseriti nel dossier di Ancona Capitale italiana della Cultura. Tra gli interventi più significativi figura il parcheggio San Martino, per il quale è previsto un investimento complessivo di 2,2 milioni di euro, con 1,75 milioni anticipati attraverso la variazione. Alla riqualificazione dell’area si collega anche il recupero della vicina caserma San Martino, per un importo di 2 milioni di euro.
Un altro progetto di rilievo è la valorizzazione illuminotecnica delle vie di accesso al centro e ai quartieri della seconda Ancona, con uno stanziamento di 1,75 milioni di euro. L’intervento mira a migliorare la qualità e la riconoscibilità degli spazi urbani in vista del 2028. A esso si affianca un investimento di 600 mila euro per la mascheratura dei cassonetti lungo le strade interessate dal progetto.
La programmazione comprende inoltre il percorso pedonale per Portonovo, la riqualificazione di piazza Rosselli, l’allargamento della strada provinciale di Sappanico. Nel capitolo della riqualificazione urbana rientrano la manutenzione straordinaria di piazza Malatesta, quella della Centrale del Latte, la riqualificazione esterna di Porta Pia, la Casa del Capitano e la manutenzione straordinaria dell’ex Polveriera Castelfidardo.
La governance: una struttura per coordinare istituzioni, cultura e territorio
Accanto alla programmazione delle opere, la Giunta ha approvato lo schema di governance di Ancona Capitale italiana della Cultura proposto dall’assessore alla Cultura Marta Paraventi, traducendo in un assetto organizzativo concreto l’impianto culturale previsto dal dossier “Ancona. Questo Adesso”.
Il provvedimento definisce funzioni, responsabilità e modalità di collaborazione tra i soggetti coinvolti, distinguendo l’indirizzo politico dalla gestione amministrativa, dall’attuazione dei progetti e dal monitoraggio. La finalità è accelerare il lavoro, coordinare gli uffici, chiarire i compiti e costruire un percorso condiviso per trasformare le proposte in iniziative realizzabili. Il nucleo strategico è rappresentato dalla Cabina di regia politico-istituzionale, composta dai quattro enti promotori del dossier: Comune di Ancona, Regione Marche, ANCI Marche e Università Politecnica delle Marche. A questa si affianca la Cabina di regia allargata degli enti aderenti, che coinvolge istituzioni, sistema portuale, mondo culturale, categorie economiche e organizzazioni sindacali, offrendo una sede stabile per sviluppare collaborazioni e progettualità condivise. Tra gli elementi qualificanti dello schema c’è l’istituzione del Comitato dei Garanti, con funzioni di garanzia, consultazione e rappresentanza democratica. Ne fanno parte anche il presidente e il vicepresidente del Consiglio comunale e il presidente della Commissione Cultura, insieme ai promotori del dossier e a competenze del settore culturale. Il Comitato verificherà la coerenza dei progetti con il dossier e con l’eredità che Ancona intende lasciare alla città, approvandone l’inserimento ufficiale nel programma sulla base dell’istruttoria tecnica.
Lo schema formalizza inoltre il ruolo di Marche Teatro quale soggetto attuatore e stabilisce gli indirizzi per la successiva convenzione con il Comune, che definirà attività, responsabilità, professionalità da coinvolgere, rendicontazione e condizioni economiche.
Particolare attenzione viene riservata anche al volontariato civico, alle associazioni culturali e al coinvolgimento di giovani, scuole, università e terzo settore. Il loro contributo potrà riguardare l’accoglienza, l’informazione, l’accessibilità e le attività culturali. Sponsor e mecenati potranno concorrere ad ampliare le risorse disponibili e a rafforzare la partecipazione del sistema economico alla vita culturale cittadina.
Completano l’assetto il coordinamento amministrativo tra gli uffici, una comunicazione unitaria e il monitoraggio degli impatti con il contributo dell’Università Politecnica delle Marche. Tra i prossimi passaggi sono previsti il disciplinare del marchio Ancona 2028, le regole per la licenza commerciale e il co-branding, la convenzione con Marche Teatro e la revisione operativa dei progetti, per precisarne contenuti, responsabilità, risorse e tempi.
Il sindaco: «Dalla visione ai fatti, costruiamo le condizioni per il 2028»
«Con questi due passaggi compiamo un avanzamento importante nel percorso verso Ancona Capitale italiana della Cultura 2028. Da una parte lavoriamo per anticipare la progettazione degli interventi, così da arrivare preparati all’appuntamento e lasciare alla città opere e riqualificazione di spazi importanti. Dall’altra mettiamo in campo una struttura organizzativa chiara, capace di tenere insieme istituzioni, operatori culturali, realtà economiche e sociali del territorio. Il 2028 non può essere soltanto un anno di eventi: deve diventare un’occasione di crescita per Ancona, con risultati concreti e un’eredità duratura. Per questo stiamo lavorando contemporaneamente sulle infrastrutture, sull’organizzazione e sulla partecipazione, trasformando la visione contenuta nel dossier in un programma operativo e condiviso».

Foto Andrea Salvolini

IL PERSONAGGIO – Rodolfo Bersaglia, artista e critico dell’anima marchigiana

Ci sono artisti che girano il mondo per cercare se stessi e altri che lo attraversano per poi tornare a guardare la propria terra con occhi nuovi. Rodolfo Bersaglia appartiene a quest’ultima categoria. Storico dell’arte, docente, pittore e saggista, Bersaglia è profondamente legato ad Ancona: una storia d’amore fatta di orgoglio, studio critico e l’inconfondibile ironia che solo chi ama davvero un luogo può avere.

Il suo talento precoce sboccia a soli 16 anni con la vittoria del premio di pittura estemporanea Città di Ancona, seguito dal prestigioso Premio Marche. Incoraggiato da maestri del calibro di Pietro Zampetti e dal critico milanese Giorgio Mascherpa, il suo percorso artistico prende presto una piega internazionale. Dalla Milano della grafica e del design fino a Boston — dove l’Art Director di The Face (la celebre rivista fondata con la complicità di Andy Warhol) gli affida la decorazione del suo studio in una chiesa sconsacrata —, Bersaglia vive stagioni cosmopolite. Lavora con Franco Giacometti per Benetton e firma campagne d’autore per BBDO Team Italia a Bologna insieme a Giulio Bizzarri. Eppure, ad un certo punto della sua vita subisce il richiamo del ritorno a casa: di nuovo nelle Marche, mette il suo bagaglio di esperienze al servizio delle nuove generazioni, divenendo prima professore a contratto presso il dipartimento di Urbanistica dell’Università Politecnica delle Marche e in seguito docente di Metodologia della Progettazione e Storia delle Arti Applicate presso il Poliarte.

Orgoglio, radici e ironia: il ritratto sincero di una città

«Sono profondamente legato alle mie radici: amo Ancona», racconta quando gli si chiede del suo rapporto con il capoluogo. Una devozione che affonda nei secoli: la sua famiglia è qui dal Settecento, divisa tra l’aristocrazia dei principi Bandini sul ramo materno e una storica dinastia di via Saffi su quello paterno. Ma da anconetano D.O.C., il suo non è un amore cieco. È uno sguardo lucido, a tratti spietato ma sempre affettuoso, sui vizi e le virtù del carattere locale. È grazie a questo sguardo che nasce “Ancona Horror” (ideato con il Circolo Il Faro): spettacolo cult che ha messo in scena, tra grottesco e satira, i tipi umani e le contraddizioni della città. Un successo clamoroso che ha fatto ridere, riflettere e persino storcere il naso a qualche concittadino più suscettibile. «Non credo mi abbiano perdonato fino in fondo», ironizza ancora oggi.

Un’epopea d’arte: la riscoperta capillare della bellezza nascosta

Se la satira è la sua lente sul presente, la ricerca rigorosa è la sua eredità per il futuro. Da anni Bersaglia è in prima linea nella valorizzazione del patrimonio marchigiano, collaborando con musei e municipalità da Fermo a Pergola, da Camerino a Montegiorgio. Il suo racconto spazia con naturalezza dai capolavori di Rubens e Lorenzo Lotto alle gemme dimenticate di Sebastiano Conca e degli affreschi di Palazzolo. Alla domanda su quale sia il suo artista preferito dice: «Sono un Tizianesco», ma è proprio all’arte murale sopracitata ha dedicato un’opera titanica: il volume “Affreschi nelle Marche dal ‘300 al ‘500”, frutto di anni di sopralluoghi e analisi sul campo. Mappando capillarmente il territorio, Bersaglia ha dimostrato come le Marche non siano mai state una periferia dell’arte, bensì un felice crocevia di linguaggi, dove maestranze locali e maestri rinascimentali si sono contaminati a vicenda. Un’opera fondamentale che presto vedrà la luce con il suo attesissimo secondo tomo. A completare questo viaggio c’è infine “Mirabilia Marche”, il progetto nato nel 2024 con Fondazione Marche Cultura, che usa i linguaggi digitali per portare la bellezza più nascosta e remota a portata di click per tutti.

Nonostante le difficoltà incontrate nel corso degli anni nello sviluppare il suo lavoro, continua ad essere un pozzo di idee: «Un progetto a me molto caro è “La Scuola di Ancona e il Rinascimento Adriatico”, pensato per restituire alla città un’identità storica di rilievo, che ho già proposto da qualche tempo e che auspico si possa realizzare entro il 2028, ridando ad Ancona il ruolo e il prestigio artistico che merita.» e continua con un tema molto attuale, quello della riqualificazione dei borghi e della loro arte, in un’idea di ‘Museo Diffuso’: «Sto lavorando da tempo a un progetto che prevede iniziative diffuse per lo sviluppo dei borghi, abbiamo già realizzato quattro video, due didattici e due divulgativi, grazie alla collaborazione con Fabio Manini.» In un’epoca che tende all’omologazione, la figura di Rodolfo Bersaglia ci ricorda il valore di chi non si accontenta del proprio perimetro, ma usa gli strumenti del mondo per svelare la meraviglia che ci circonda. Perché raccontare l’arte delle Marche non è soltanto un esercizio di erudizione, ma un atto d’amore verso un’identità invisibile che continua, ancora oggi, a parlarci.

Greta Sturm

Verde pubblico e privato, ecco il primo regolamento organico

Più tutela per gli alberi, nuove piantumazioni, attenzione al cambiamento climatico e maggiore collaborazione tra cittadini e Comune. Sono i principali elementi del nuovo Regolamento comunale del verde pubblico e privato, approvato nei giorni scorsi dal Consiglio comunale. Si tratta di una novità importante per la città: Ancona non aveva mai avuto finora un Regolamento organico capace di mettere ordine e razionalizzare in un unico quadro di riferimento norme, procedure e regole relative alla gestione del verde pubblico e privato. Il nuovo strumento nasce proprio dalla necessità di superare una disciplina frammentata e un regime transitorio, fornendo al Comune, ai cittadini e a chi realizza interventi sul territorio indicazioni più chiare e uniformi. Il testo è il risultato di un lungo percorso di confronto avviato dall’Amministrazione comunale con le Associazioni ambientaliste e con stakeholder qualificati. Un lavoro durato circa otto mesi e seguito direttamente dal sindaco Daniele Silvetti, dall’assessore al Verde Daniele Berardinelli e dai tecnici comunali. «Il provvedimento introduce per la prima volta nella nostra città – ha sottolineato il sindaco – un quadro organico di regole per tutelare, valorizzare e gestire il patrimonio verde di Ancona, sia pubblico che privato. Alberi e spazi verdi sono una componente fondamentale della qualità urbana, della biodiversità e della capacità di Ancona di affrontare i cambiamenti climatici. Vogliamo quindi coniugare tutela, cura e sviluppo, con regole più chiare per il Comune, per i cittadini e per chi realizza interventi sul territorio». Uno dei capitoli centrali del nuovo Regolamento riguarda la protezione delle alberature. La tutela prevista dalla normativa regionale viene estesa, sul territorio comunale, anche ad altre specie arboree ad alto fusto che raggiungono determinate dimensioni. Particolare attenzione viene riservata alle potature, che dovranno essere eseguite rispettando la fisiologia e la morfologia degli alberi e secondo modalità tecniche definite dal Regolamento.

Un’altra regolazione fissata riguarda il rapporto tra verde e interventi edilizi. Prima di realizzare opere che possano interferire con alberi e apparati radicali sarà necessario valutare le possibili interferenze e individuare le misure per proteggere la vegetazione esistente. Uno degli aspetti più innovativi del nuovo Regolamento riguarda la progettazione del verde con riguardo anche alla scelta delle specie da piantare. Non sarà più sufficiente considerare esclusivamente l’aspetto estetico di una pianta. Nella progettazione del verde pubblico e privato dovranno essere valutate anche le caratteristiche climatiche e del terreno, le esigenze idriche, la biodiversità, la resistenza alle fitopatie e, soprattutto, la capacità delle specie di adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici. Il tema dell’adattamento climatico entra così direttamente nelle scelte che riguardano il patrimonio verde della città: piantare oggi significa anche scegliere alberi e piante in grado di vivere nelle condizioni climatiche che Ancona dovrà affrontare negli anni futuri.

Il Regolamento pone inoltre particolare attenzione al mantenimento del suolo permeabile vegetale. Nei piani urbanistici attuativi, le aree destinate a verde dovranno essere costituite almeno per l’80% da superfici effettivamente verdi, mentre vengono fissate specifiche percentuali di copertura arborea e arbustiva per i nuovi insediamenti residenziali, terziari e produttivi.

Il Regolamento riguarda l’intero territorio comunale e quindi anche il verde di proprietà privata. I proprietari e gli aventi titolo saranno chiamati a gestire alberi e spazi verdi secondo criteri di buona pratica colturale e nel rispetto delle nuove disposizioni. Per gli alberi privati vengono definite procedure specifiche per gli abbattimenti e per le potature straordinarie, mentre la potatura ordinaria, se effettuata secondo le modalità previste, non richiederà autorizzazioni o comunicazioni. Anche in questo caso la scelta delle specie vegetali dovrà essere orientata non soltanto dall’estetica, ma dalle caratteristiche del luogo, dalla disponibilità di acqua, dalla biodiversità e dalla capacità delle piante di resistere alle condizioni climatiche future, oltre che dall’eventuale presenza di parassiti e malattie. Tra gli elementi qualificanti c’è la definizione regolamentare per l’attuazione concreta di molteplici forme di gestione partecipata del verde pubblico, coinvolgendo Associazioni, cittadini e altri soggetti nella cura di parchi, aree verdi di quartiere, aiuole, aree per gli animali da affezione e percorsi pedonali. È un’impostazione che punta a rafforzare il rapporto tra Amministrazione e Comunità: il verde pubblico non viene considerato soltanto come un patrimonio da amministrare, ma come uno spazio condiviso, la cui cura può diventare anche occasione di collaborazione tra ente pubblico, cittadini e realtà associative. «Questo Regolamento – ha spiegato l’assessore Daniele Berardinelli – nasce anche dall’esperienza quotidiana sul territorio, dall’ascolto delle segnalazioni dei cittadini e dal confronto con chi ogni giorno si prende cura del verde della nostra città. Abbiamo lavorato per mettere ordine, dare regole più chiare e soprattutto rafforzare la tutela degli alberi e degli spazi verdi. Non è soltanto un insieme di norme: è uno strumento concreto per prenderci maggiore cura della qualità degli spazi che viviamo ogni giorno»

Palombella, demolizioni dell’ex Benincasa per un parco urbano e una rotatoria

Sono state completate tra luglio e agosto le demolizioni dell’ex scuola Benincasa e dell’edificio adiacente di via Flaminia alla Palombella, da tempo in stato di abbandono e degrado. L’intervento rappresenta il primo passo del più ampio progetto di riqualificazione, che prevede la sistemazione del versante, la realizzazione di un nuovo parco urbano, di un parcheggio e di una nuova rotatoria lungo via Flaminia.
A breve prenderà avvio la lavorazione in sito delle macerie derivanti dalle demolizioni, che saranno trattate e riutilizzate nell’ambito dell’intervento di sistemazione del versante: il materiale sarà infatti impiegato per la realizzazione di strutture di sostegno terrazzate che consentiranno la realizzazione di un’area verde, percorsi e aree di sosta. I lavori di riprofilatura e sistemazione del parco dovrebbero concludersi entro febbraio 2027: al termine di questa fase prenderà avvio il cantiere per la realizzazione delle opere viarie previste dal progetto di riqualificazione.
Proprio davanti il nuovo parco, che si inserisce in una visione più ampia di connessione degli spazi verdi con il parco urbano di Posatora, sorgerà la nuova rotatoria che consentirà anche ai mezzi del trasporto pubblico extraurbano della stazione Verrocchio di effettuare le necessarie manovre.


L’intervento comprenderà anche la realizzazione di nuovi marciapiedi e di un nuovo impianto di pubblica illuminazione, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza e la funzionalità degli spazi e accompagnare la complessiva riqualificazione dell’area.
A fianco della rotatoria sarà inoltre realizzato un nuovo parcheggio pubblico di circa 20 posti auto, a servizio del futuro parco urbano e del quartiere.
“Demolizioni, sistemazione del versante, nuovo parco, parcheggio e opere viarie rappresentano un intervento di recupero e trasformazione essenziale per l’ingresso alla città e per l’area della Palombella- afferma l’assessore ai Lavori Pubblici Stefano Tombolini – Restituiremo al quartiere uno spazio riqualificato e fruibile, superando una situazione di degrado che si protraeva da anni e con un collegamento verde ideale e reale il parco di Posatora”.

L’autunno della ripartenza

di Daniele Silvetti, Sindaco di Ancona

È stata un’estate unica, e ci lascia lo slancio giusto per affrontare l’agenda di governo dell’autunno alle porte. Un’estate unica perché la città è stata viva, piena di persone, attraversata da eventi capaci di parlare a sensibilità diverse e ospitati in tanti luoghi suggestivi. Abbiamo respirato un’aria di città aperta, curiosa, partecipe. È l’Ancona che vogliamo e che stiamo costruendo.
Non mi stancherò mai di ripeterlo: gli eventi non hanno un valore effimero di semplice intrattenimento. Sono un volano economico, un atto di accoglienza verso chi visita la città, un’occasione di crescita e di socialità per tutta la comunità. I numeri ci stanno dando ragione: quasi diecimila persone alla Festa del Mare, il tutto esaurito agli appuntamenti dell’Anfiteatro, una grande partecipazione alle mostre e alle visite guidate e, soprattutto, uno straordinario aumento di turisti in città.
È una strada che intendiamo proseguire, insieme a quella, parallela e altrettanto importante, della trasformazione urbana e del sostegno a chi sceglie Ancona per investire, lavorare e costruire il proprio futuro. Penso al project financing di piazza d’Armi, al nuovo hotel, agli studentati privati, ai nuovi locali che stanno aprendo, fino alla stagione entusiasmante che si è sviluppata a Posatora. Sono tutti segnali di una città che si muove, che torna ad attrarre investimenti e che può finalmente guardare al proprio sviluppo con fiducia.
E sarà soprattutto un autunno di opere importanti, di cantieri che arrivano al traguardo e di inaugurazioni destinate a lasciare il segno.
Penso al Mercato delle Erbe, per il quale abbiamo immaginato una gestione moderna, capace di coniugare le attività tradizionali di vendita con la ristorazione, la socialità e l’animazione. Penso alla nuova piazza della Repubblica. Ve la ricordate con le vecchie pensiline, quell’aria triste e di dismissione? La vedremo trasformata, illuminata, accogliente, finalmente capace di ricucire in modo naturale il rapporto tra il porto e il corso principale. Penso al nuovo mercato di piazza d’Armi, pronto ad accogliere gli operatori del Piano in una struttura moderna ed efficiente.
Sono solo alcune delle opere che si apprestano ad aprire le porte, ma raccontano bene la direzione che abbiamo scelto.
E sono numerosi gli interventi significativi sui quali abbiamo messo mano e che continueremo a sviluppare, a partire da quelli finanziati dal PNRR, ormai completati.
Ci sono poi altri luoghi e altri progetti che cambieranno il volto della città: l’affaccio sotto il Duomo, le nuove scuole realizzate grazie al PNRR, gli interventi di rigenerazione urbana. E penso alla Palombella, dove a luglio abbiamo abbattuto due edifici simbolo di un degrado che durava da troppo tempo: l’ex scuola Benincasa e la casa adiacente, da anni abbandonate all’incuria. Al loro posto nasceranno un piccolo giardino, un’area per la sosta dei camper e una nuova rotatoria per l’ingresso in città. Un intervento semplice, ma importante: perché anche il modo in cui ci si presenta a chi arriva racconta la dignità e la qualità di una comunità.
Accanto alle opere fisiche c’è poi un’altra grande sfida, quella della cultura.
Siamo già al lavoro per costruire le fondamenta di Ancona Capitale italiana della Cultura 2028. I tavoli di lavoro per definire la governance e dare attuazione al dossier che ci ha consentito di conquistare il titolo sono stati avviati. Stiamo trasformando quella vittoria in un percorso concreto, capace di coinvolgere la città e di produrre effetti duraturi. La programmazione degli eventi, i progetti di rigenerazione, le attività dedicate ai giovani, il rapporto con le associazioni, con il mondo della cultura e con quello dell’impresa: sono questi alcuni dei capitoli sui quali stiamo lavorando.
Il 2028 non deve essere soltanto un grande anno di celebrazioni. Deve essere un’occasione per lasciare ad Ancona nuove competenze, nuovi spazi, nuove relazioni e una capacità ancora maggiore di essere attrattiva e contemporanea.
L’estate ci ha mostrato una città che ha voglia di esserci. L’autunno ci chiede di fare un passo in più: trasformare quell’energia in opere, servizi, investimenti e nuove opportunità. È questa la nostra agenda. Una città più viva, più bella, più accogliente e più capace di costruire futuro.

IL PERSONAGGIO – Karwan, il barbiere che offre il taglio gratis ai pensionati del Piano

Il quartiere del Piano, cuore multiculturale e pulsante della nostra città, è da sempre un laboratorio a cielo aperto di storie, incroci di culture e, soprattutto, di profonda umanità. L’ultima bellissima pagina di cittadinanza attiva e coesione sociale la scrive Karwan Hakim Gafour, titolare del noto salone di bellezza “Pascià Style” in Corso Carlo Alberto e del ristorante Sultan Pascià in via Pergolesi. In un momento storico complesso, in cui l’inflazione e l’aumento generale dei prezzi gravano pesantemente sui bilanci familiari ed europei, Karwan ha deciso di lanciare circa un anno fa un’iniziativa dal forte impatto sociale: ogni martedì, il taglio di capelli per i pensionati è completamente gratuito. Un omaggio del valore di 15 euro che si traduce in un risparmio concreto per le tasche dei residenti più “saggi” del rione, spesso in prima linea nel subire i morsi della crisi economica. A questa iniziativa se ne è aggiunta un’altra qualche mese fa, ovvero il pasto (composto da hamburger e patatine fritte) offerto presso il suo ristorante Sultan Pascià ai minori accolti da comunità e strutture di accoglienza o che vivono particolari situazioni di difficoltà.

“Piano piano le presenze stanno crescendo, inizialmente c’era maggiore diffidenza – sottolinea Karwan- mi aspettavo una ventina di persone al giorno per il taglio gratuito, al momento ne arrivano 5 massimo 10 ogni martedì ma grazie al passaparola mese dopo mese l’iniziativa raccoglie sempre più adesioni”.

La storia di Karwan è l’emblema di un’integrazione riuscita, nata dal coraggio e dalla determinazione. Di etnia curda e originario della Siria, Karwan è arrivato in Italia nel 2015 come richiedente asilo. Da quel momento ha costruito passo dopo passo il futuro suo e della sua numerosa famiglia – ha cinque figlie, di cui una già brillantemente avviata agli studi universitari – mettendo radici tra Pesaro, dove risiede, e il capoluogo dorico, centro nevralgico della sua attività lavorativa.

Oggi, a distanza di anni, Karwan è un imprenditore affermato che dà lavoro a cinque dipendenti nel suo salone. Ma il suo legame con Ancona va ben oltre il fatturato: “Mi trovo molto bene qui e vorrei restituire qualcosa alla città che ha accolto me e la mia famiglia – spiega Karwan – vedo molti anziani del quartiere in difficoltà e questo piccolo gesto vuole essere un segno di profondo rispetto e vicinanza verso chi vive le maggiori fatiche”.

La lungimiranza di Karwan ha trovato spazio anche nella ristorazione: poco distante dal salone ha infatti aperto il ristorante “Sultan Pascià”, un punto di riferimento per gli amanti della cucina mediorientale (con specialità da Iraq, Siria e Turchia) celebre per il suo particolare kebab. I suoi progetti per il futuro sono in piena espansione, con la valutazione di un nuovo punto vendita a Senigallia, mentre porta avanti il percorso per richiedere e ottenere l’ambita cittadinanza italiana.

In un’epoca spesso dominata dai freddi numeri e dalle distanze, l’esempio che arriva dal quartiere Piano dimostra come il commercio di prossimità mantenga una funzione sociale fondamentale per l’intero tessuto cittadino. L’integrazione, ad Ancona, non è un concetto astratto: passa anche attraverso la cura reciproca, un paio di forbici e un sorriso regalato a chi ne ha più bisogno.

Per garantire un’organizzazione impeccabile e dedicare a ogni cliente il giusto tempo, il servizio di taglio gratuito del martedì è accessibile esclusivamente su appuntamento. Inoltre, in occasione del primo incontro, verrà effettuata una semplice registrazione dei dati, utile per poter ricontattare i beneficiari per le iniziative future.

Ilaria Traditi

Dentro il cuore della programmazione delle Muse: intervista al direttore artistico Giuseppe Dipasquale

Trentatre titoli proposti nei diversi cartelloni di Marche Teatro per la Stagione 2026/2027: quali sono i punti cardine della programmazione che andrà in scena dal prossimo autunno?

Il cartellone che abbiamo già lanciato, forte dei suoi 33 titoli complessivi, si riassume perfettamente nel claim che abbiamo scelto: “Segni diVersi” e “Spazi di Creatività Illimitata”. L’obiettivo cardine è proporre una stagione a 360 gradi, capace di scardinare le barriere tra i generi per offrire un’esperienza culturale totale. Vogliamo che gli edifici del Teatro delle Muse e dello Sperimentale siano percepiti non come templi polverosi della tradizione, ma come piazze aperte della creatività contemporanea. I punti di forza risiedono nella pluralità dei linguaggi – in cui la prosa dialoga con la danza, la musica e le forme più innovative della performance – e nell’accessibilità culturale. È una programmazione pensata per intercettare sia il pubblico storico e abbonato, sia le nuove generazioni di spettatori, mantenendo sempre altissimo il livello della qualità artistica e posizionando Ancona come uno dei poli teatrali e multidisciplinari più vivi e influenti d’Italia. Questa stagione non è un evento isolato, ma un tassello fondamentale nel percorso verso Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028, dove Marche Teatro svolgerà un ruolo di primo piano come Ente Attuatore. Il Teatro delle Muse e lo Sperimentale sono i motori di questa rinascita. Costruiamo oggi l’edificio magico capace di colmare i vuoti emotivi con lo stupore, preparando la città a essere il palcoscenico d’Italia tra due anni.

8 sono i titoli di produzione che il pubblico vedrà in scena tra Teatro delle Muse e Teatro Sperimentale. Come vengono scelti i testi e gli artisti per gli spettacoli che decide di mettere in scena targati Marche Teatro?

Produrre spettacoli è la vera anima di un Teatro delle Città di Rilevante Interesse Culturale come il nostro. Gli 8 titoli di produzione che presenteremo in questa stagione nascono da una visione strategica ben precisa: far coesistere i maestri acclarati della scena nazionale e internazionale con la linfa vitale delle nuove generazioni. La scelta degli artisti e dei testi risponde a criteri di necessità culturale, di spessore drammaturgico e di impatto etico e sociale sul presente. Da un lato diamo spazio a grandi interpreti – pensiamo a nomi amatissimi e carismatici come Luca Zingaretti, che aprirà anche i nostri incontri con il pubblico – e dall’altro investiamo concretamente sui nostri giovani, come gli attori della neonata Compagnia dei Giovani di Marche Teatro, che saranno protagonisti di progetti strategici. Scegliere di produrre significa per noi creare un artigianato d’arte che valorizza non solo chi sta sul palcoscenico, ma anche l’eccellenza delle nostre maestranze tecniche, radicate sul territorio ma con lo sguardo rivolto ai circuiti nazionali e internazionali in cui queste produzioni viaggeranno. Passeremo dunque dalle visioni di Marco Polo e le città invisibili calviniane, all’incredibile avventura di un’anima che attraversa i secoli con Orlando, la commediada Virginia Woolf, con Viola Graziosi, Arturo Cirillo e David Coco, alla commedia delle bianche bugie de Le false confidenzedi Mariveaux, con Elena Sofia Ricci e via via fino al ritratto amaro e comico di una società che ha smarrito la propria bussola umana con I weekend al mare di Antonio Manzini (l’autore di Rocco Schiavone).

La danza quest’anno vedrà cinque appuntamenti in abbonamento e altri tre appuntamenti fuori abbonamento: che cosa vedremo in scena e come ha scelto gli spettacoli che ospiterà?

La scelta della stagione di danza risponde a una logica di apertura, di internazionalità e di forte sostegno alla giovane coreografia italiana. Vogliamo che il corpo in movimento diventi uno strumento per decodificare il contemporaneo. Il cartellone alternerà la maestria di coreografi iconici a formati più sperimentali e installativi. La stagione danza di Marche Teatro si inserisce nella rassegna Segni di Versi come un’esplorazione profonda e multidisciplinare della fisicità contemporanea, dove il corpo diventa il tramite per raccontare l’intangibile. Questa linea programmatica disegna una geografia del movimento: ogni spettacolo è un “segno” che declina il verso teatrale in gesto, offrendo allo spettatore una visione del mondo cosmopolita e audace, perfettamente allineata all’ambizione di Ancona 2028. È un invito a riscoprire il teatro come luogo di contaminazione totale, dove il linguaggio del corpo si fa voce universale. Ad arricchire ulteriormente il cartellone della danza di questa stagione sarà un nucleo di appuntamenti dal respiro fortemente internazionale e di grandissimo impatto visivo. Tra i titoli in abbonamento, ospiteremo l’esclusiva regionale di Sonnet of Samsara della compagnia indiana Attakkalari Centre for Movement Arts con la coreografia di Jayachandran Palazhy, e l’attesissima prima regionale di L.A.V.A., uno straordinario progetto nato dall’incontro tra l’olandese ICK Ensemble e la Compagnia Zappalà Danza firmato da Emio Greco e Roberto Zappalà. Il nuovo anno si aprirà all’insegna dell’ironia e dell’estro dei francesi Chicos Mambo con il loro celebre CAR/MEN, seguiti dall’energia atletica dei Kataklò in Seasons – Oltre le stagioni, per poi arrivare a un’altra prestigiosa esclusiva regionale: Chora – Il vuoto all’origine della coreografa Sofia Nappi con la compagnia Komoco. Infine, tra gli eventi fuori abbonamento, spicca il ritorno del Gran Galà di Danza – Esistenze curato da Eugenia Morosanu per la Fondazione Regionale Arte nella Danza, che porterà sul palco del Teatro delle Muse le grandi étoile dei più importanti teatri del mondo.

Quali altre novità ci dobbiamo aspettare tra l’estate e l’autunno?

Il teatro non va mai in vacanza e la nostra progettualità si sviluppa in modo continuo durante tutto l’anno attraverso cinque grandi direttrici che uniscono il territorio alle grandi geografie culturali:

PolverigInteatroFest (4-14 giugno): È la nostra straordinaria anteprima estiva multidisciplinare. Undici giorni intensissimi di programmazione in cui il pubblico potrà vivere esperienze uniche tra teatro (con grandi nomi come Marco Baliani con L’ombra perduta di Peter Schlemihl e Federica Di Martino nel testo di Dacia Maraini Corpo felice, accanto alle novità di Giulia Bartolini e della nostra Compagnia dei Giovani con FLAG), il grande circo contemporaneo (Duo Kaos, El Bechin, Teatro Necessario Circo e il Circo El Grito), la musica dal vivo (i concerti di FLORA_theband, Giulia Mei e Marianne Mirage) e una ricca vetrina di danza contemporanea. Sarà una vera e propria fucina di testi inediti e di “studi” in cui lo spettatore assisterà in diretta alla genesi delle opere. Oltre, ad esempio, grazie alla coproduzione con Scenario Pubblico / Compagnia Zappalà Danza, porteremo in scena Panopticon, un progetto installativo di Roberto Zappalà che vedrà protagonisti 4 artisti under 35 selezionati tramite bando. Accanto a questo, ospiteremo grandi firme come Salvo Lombardo con Birdsong (insieme a un’interprete straordinaria come Marta Ciappina), il talento visivo e materico di Nicola Galli in Diluvio con musica dal vivo, e la rigorosa ricerca di Simona Bertozzi con Le Palestriti. Non mancheranno le incursioni ironiche e dirompenti di Giulio Santolini con Mumble Mumble (prodotto da CollettivO CineticO), la potente fisicità di Lara Guidetti per Sanpapié con Quiver, e la sensibilità di Camilla Montesi in Geometria del chiasso. Abbiamo composto un mosaico in cui la danza non è solo estetica, ma pensiero e corpo vivo.

Cinque città per Morricone (6 luglio al Teatro delle Muse): Un grandioso progetto nazionale, intitolato La nostra musica. I temi immortali di Ennio Morricone. Il 6 luglio, in contemporanea, Ancona (città in cui il Maestro ha suonato spesso nella sua straordinaria carriera) si unirà a Bari, Palermo, Roma e Torino in un percorso non ripetibile. Cinque concerti differenti per programmi e direzioni musicali in luoghi altamente significativi, aperti ai cittadini, ai turisti e a un pubblico internazionale, realizzati in sinergia con i più prestigiosi enti musicali per volontà della Fondazione Morricone.

L’Alfabeto della Memoria (Seconda Edizione): Dopo lo straordinario successo di pubblico della passata edizione, che ha visto una partecipazione entusiasta e ha confermato quanto la città senta il bisogno di questi spazi di pensiero, abbiamo deciso di rilanciare con forza il progetto. Sulla scia del celebre brano Todo Cambia di Mercedes Sosa, dedicheremo questo secondo capitolo al tema del “cambiamento” – inteso come forza motrice che plasma le generazioni, il linguaggio, la musica e le società. Forte del legame ormai consolidato con gli spettatori, la manifestazione amplierà quest’anno i propri orizzonti ospitando illustri personalità della cultura e della scena artistica, aprendosi per la prima volta a importanti contributi di carattere internazionale. Sarà uno spazio di riflessione condiviso, libero e disordinata, per esplorare insieme come si vive, si accetta e si cavalca il mutamento del mondo che ci circonda.

Doppia Scena – Gli incontri con le compagnie: Una fondamentale azione collaterale di promozione e formazione del pubblico. Per entrare nelle fitte maglie degli spettacoli, offriremo una serie di incontri diretti con i protagonisti della nostra stagione. Un’occasione per dare uno spaccato vivo del dietro le quinte, che inizierà con un ospite d’eccezione come Luca Zingaretti.

La Stagione di Teatro Ragazzi: Pensando alle nuovissime generazioni, confermiamo il nostro impegno strategico affidato alla storica esperienza del Teatro del Canguro. Presso il Teatrino del Piano e al Teatro Sperimentale con il consueto cartellone APERDITAD’OCCHIO proporremo spettacoli prodotti e ospitati e laboratori dedicati ai più piccoli. Coltivare la creatività, l’inclusione e la sensibilità dei bambini significa abbattere le barriere sociali e fare un investimento essenziale: perché la curiosità di un bambino oggi è la migliore promessa per il pubblico di domani.

IL PERSONAGGIO – Franco Corelli, la voce di Ancona che infiammò il mondo

Ancona rinnova il suo legame con l’artista che più di ogni altro ne ha portato il nome nel mondo. La città si appresta a intitolargli la piazza antistante il teatro delle Muse, che è oggetto di una profonda riqualificazione, dove sarà anche collocata una statua a lui dedicata
Alla vigilia di questa celebrazione, ripercorriamo la vita di un tenore leggendario

Certe voci appartengono alla storia della musica e diventano anche identità di una città, simboli di un’epoca, patrimonio collettivo. È il caso di Franco Corelli, il tenore nato ad Ancona l’8 aprile 1921, considerato ancora oggi uno dei più grandi interpreti lirici e una delle voci più travolgenti del Novecento: potente, drammatica, riconoscibile fin dal primo ascolto.

La storia di Franco Corelli non nasce nei conservatori più prestigiosi: prima della carriera artistica lavorò come geometra al Comune di Ancona, conducendo una vita apparentemente lontana dai grandi palcoscenici. La musica, però, era presente fin dall’infanzia. Proveniva da una famiglia appassionata di lirica: il nonno Augusto era stato tenore, il padre Remo era appassionato di canto. Fu frequentando gli ambienti culturali del Teatro delle Muse e la Corale Bellini che il giovane Corelli iniziò a intuire le potenzialità della propria voce. Lo disse una volta lui stesso: «Ho cominciato a cantare per gioco. Con un amico ascoltavo dischi e cantavo per ore e ore, e fu così che mi innamorai del canto»

All’inizio cantava da baritono: solo grazie all’incontro con il maestro Arturo Melocchi — lo stesso che aveva formato Mario Del Monaco — riuscì a sviluppare la straordinaria estensione tenorile che lo avrebbe reso celebre. Nel 1950 fu ammesso a un corso di perfezionamento presso il Teatro Comunale di Firenze, ma il vero debutto operistico arrivò nel 1951 a Spoleto, nel ruolo di Don José della “Carmen” di Bizet. Fu subito evidente che quella voce possedeva qualcosa di raro: un timbro luminoso, acuti impressionanti e una presenza scenica magnetica.

Negli anni successivi la carriera esplose rapidamente. Nel 1954 debuttò al Teatro alla Scala accanto a Maria Callas ne “La Vestale” di Spontini. L’incontro con la Callas segnò profondamente la sua crescita artistica: i due formarono una delle coppie più leggendarie della lirica del Novecento. Insieme interpretarono “Norma”, “Poliuto”, “Fedora” e altre produzioni diventate storiche. Corelli conquistò il pubblico non solo con la voce, ma anche con il carisma fisico. Alto, elegante, atletico, incarnava perfettamente l’eroe romantico dell’opera italiana. In scena sembrava dominare lo spazio teatrale con naturalezza assoluta.
La consacrazione definitiva arrivò il 27 gennaio 1961, quando debuttò al Metropolitan Opera di New York come Manrico ne “Il trovatore”, accanto a Leontyne Price. Fu un successo clamoroso. Da quel momento il Metropolitan divenne quasi una seconda casa: vi cantò per quindici stagioni consecutive, partecipando a 369 rappresentazioni. Nessun teatro al mondo contribuì quanto il Met alla costruzione del mito di Corelli.
La sua voce apparteneva alla categoria del “tenore lirico spinto”: capace cioè di unire dolcezza melodica e forza drammatica. Gli acuti erano squillanti e quasi metallici, ma Corelli sapeva anche piegare il suono a mezzevoci raffinate e intensissime. Nel 1976 lasciò le scene operistiche quando la voce era ancora ammirata dal pubblico, preferendo fermarsi prima di un evidente declino vocale. Una scelta rara nel mondo della lirica. Morì a Milano, dove riposa al Cimitero Monumentale, nel 2003.