Napoleone e Ancona: una storia europea tra rivoluzione, porto strategico e fortificazioni

Cosa c’entra Napoleone con Ancona? A prima vista potrebbe sembrare poco: l’imperatore francese non nacque nelle Marche, ma nella periferica isola corsa, non vi stabilì la sua corte e anzi vi rimase solo alcuni giorni, e non combatté nella Marca le sue battaglie più celebri. Eppure, tra le altre cose, resta questa epigrafe scritta di sua mano: <Il suo – di Ancona – è il solo porto che esiste, dopo Venezia, sull’Adriatico; sotto ogni punto di vista è per noi essenziale>. Insomma, Ancona fu uno dei luoghi strategicamente più importanti dell’Adriatico durante l’età napoleonica, tanto da diventare un nodo militare, commerciale e politico essenziale per la Francia tra la fine del Settecento e l’apogeo dell’Impero, nel 1815. Non basta. Oltre ai siti scomparsi o meno, testimonianza del ruolo dei transalpini nella nostra città, parenti e amici del corso, i cosiddetti “napoleonidi”, svolsero un ruolo e un’influenza per nulla secondarie nel corso del successivo processo risorgimentale e oltre. È proprio per questo legame storico che oggi il Comune di Ancona, e in particolare l’assessorato al Turismo, ha scelto di aderire alla Federazione Europea delle Città Napoleoniche, una rete internazionale che riunisce città segnate dall’esperienza napoleonica e che promuove la valorizzazione del patrimonio storico e culturale di quell’epoca.

Per comprendere il rapporto tra Napoleone e Ancona bisogna tornare agli anni delle campagne d’Italia. Nel 1796 il giovane generale Napoleone Bonaparte (in origine il nome della famiglia, di origine toscana, era Buonaparte ma si decise di mutarlo perché il dittongo uo è poco affine alla lingua francese), guidò l’esercito transalpino contro gli Stati italiani e l’Austria, portando nelle penisola le idee della Rivoluzione francese: abolizione dei privilegi feudali, nuovi codici amministrativi, laicizzazione dello Stato e riorganizzazione dei territori. In questo quadro anche Ancona, allora appartenente allo Stato Pontificio, divenne un obiettivo strategico fondamentale. Il porto di Ancona aveva infatti un enorme valore militare e commerciale. Affacciato sull’Adriatico e naturalmente protetto dal promontorio del Conero, costituiva uno dei principali sbocchi marittimi dell’Italia centrale verso i Balcani e il Levante. I francesi compresero subito l’importanza di controllare la città: dominare Ancona significava controllare i traffici dell’Adriatico e limitare l’influenza austriaca nella regione. Per inciso l’importanza del porto di Ancona, sottovalutata da studiosi e media nazionali, ha caratterizzato numerosi altri eventi della storia dell’Adriatico e del Mediterraneo, da Traiano a Churchill. Nel febbraio del 1797 le truppe francesi entrarono ad Ancona quasi senza combattere. La città divenne immediatamente una base navale e militare della Repubblica francese e, successivamente, delle repubbliche “sorelle” e satelliti create in Italia sotto l’influenza napoleonica. Per la popolazione locale si aprì una fase di profonde trasformazioni politiche e sociali. Furono introdotte nuove amministrazioni civiche, vennero aboliti alcuni privilegi ecclesiastici e feudali e si diffusero ideali moderni legati al concetto di cittadinanza e di Stato laico. Quando il futuro imperatore soggiornò nella città Dorica, nel Palazzo Trionfi oggi non più esistente all’ingresso del porto, con il colpo d’occhio dell’esperto di artiglieria ordinò immediatamente di rafforzare le difese, in particolare quelle del Cardeto. In quei pochi giorni trovò anche il tempo di dare un’occhiata a un certo dipinto che tanto scalpore aveva suscitato tra i fedeli: Il quadro della Vergine di autore ignoto che, secondo la tradizione, avrebbe mosso gli occhi all’arrivo dei “giacobini senza Dio”. Quello stesso quadro potete oggi ammirarlo nel transetto sinistro della Cattedrale di San Ciriaco. Ancona visse però anche momenti drammatici. Nel 1799 la città fu assediata dalle truppe austro-russe-turche, e da un esercito di insorgenti guidato dl La Hoz durante le guerre della Seconda coalizione contro la Francia rivoluzionaria. Dopo mesi di resistenza, i francesi dovettero cedere. Tuttavia il controllo napoleonico sarebbe tornato poco dopo, consolidandosi soprattutto dopo il 1805, quando Napoleone divenne imperatore e riorganizzò gran parte dell’Italia sotto il dominio francese. Durante l’età napoleonica Ancona conobbe una significativa crescita amministrativa e infrastrutturale. I francesi investirono nelle fortificazioni del porto e nelle opere militari, trasformando la città in una delle principali piazzeforti dell’Adriatico. Vennero migliorati i collegamenti stradali e rafforzata l’organizzazione burocratica secondo il modello francese, più moderno e centralizzato rispetto a quello pontificio. Testimonianza di quelle temperie sono le fortificazione la lunetta alla Cittadella e al Cardeto, la polveriera Beato Amedeo nel parco della Cittadella, la villa di Colle Ameno, residenza estiva dei conti filo francesi Camerata, il Fortino Napoleonico di Portonovo, fatto costruire nel 1811 da Eugenio di Beauharnais, viceré d’italia, naturalmente il già citato dipinto della Madonna del Duomo, incorniciato da una splendido baldacchino del Vanvitelli. E quei palazzi che non ci sono più, vittime come buona parte del centro storico, dei bombardamenti dell’ultima guerra: quello dell’Appannaggio, che sorgeva all’ingresso del porto, coincidente con l’attuale palazzo della Banca d’Italia del Cirilli, e il Palazzo Trionfi, sul lato opposto a margine della piazza del Teatro, oggi piazza della Repubblica. Importante fu anche l’aspetto economico. Già dal Settecento Ancona godeva dello status di porto franco, istituito da papa Clemente XII nel 1732, che favoriva il commercio internazionale grazie a particolari agevolazioni doganali. I francesi cercarono di sfruttare questa vocazione commerciale inserendo Ancona nel sistema economico napoleonico. La città divenne così un centro strategico nei traffici marittimi e nei rapporti con l’altra sponda dell’Adriatico. L’influenza napoleonica lasciò tracce profonde anche nella cultura politica locale. Molti intellettuali e funzionari marchigiani aderirono alle idee riformatrici francesi, mentre altri si opposero all’occupazione straniera e alla politica anticlericale (l’albero della libertà, attorno al quale si svolgevano raduni e feste, fu sistemato nell’allora piazza del Mercato, oggi piazza del Plebiscito. Come in molte città italiane, il periodo napoleonico fu dunque vissuto in modo ambivalente: da una parte modernizzazione amministrativa e apertura europea, dall’altra occupazione militare, tassazione pesante e coscrizione obbligatoria. Il dominio francese terminò definitivamente nel 1815, dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo e il Congresso di Vienna, che riportò Ancona sotto il controllo dello Stato Pontificio. Tuttavia molte innovazioni introdotte durante il periodo napoleonico sopravvissero anche dopo la Restaurazione: l’idea di una pubblica amministrazione moderna, una diversa organizzazione territoriale e una nuova concezione dei rapporti tra cittadini e Stato. L’adesione Federazione Europea delle Città Napoleoniche, associazione riconosciuta dal Consiglio d’Europa, non rappresenta una celebrazione nostalgica delle guerre napoleoniche, piuttosto il riconoscimento di un’eredità storica che ha contribuito a trasformare la città. Attraverso questa partecipazione Ancona, lo stiamo già facendo, può promuovere il proprio patrimonio monumentale, le fortificazioni, gli archivi storici e i luoghi legati all’età francese, attirando studiosi, turisti e iniziative culturali internazionali. In definitiva, Napoleone “c’entra” con Ancona perché la città fu uno dei cardini della strategia francese nell’Adriatico e visse, tra il 1797 e il 1815, una stagione di profonde trasformazioni politiche, economiche e sociali. La presenza francese lasciò segni duraturi nella storia urbana e civile anconetana. Proprio questa memoria condivisa spiega perché oggi Ancona scelga di riconoscersi tra le città napoleoniche d’Europa: non per esaltare un impero, ma per comprendere meglio il proprio passato e il ruolo che la città ebbe nella costruzione della storia europea moderna.

Sergio Sparapani

Palombina verso la normalità: ultima estate con sversamenti a mare. Al via i lavori


Sarà l’ultima estate di sversamenti a mare, almeno nel tratto di Palombina a ridosso del quartiere di Collemarino. Stanno iniziando i lavori di Viva Servizi volti a risolvere definitivamente l’annosa problematica degli sversamenti a mare in caso di piogge abbondanti che nella stagione estiva determinano l’apertura e la chiusura della balneazione nel tratto di litorale compreso tra Palombina e Falconara.

Il primo cantiere, della durata di poco meno di un anno, segna l’avvio di un ampio progetto di tre lotti sul litorale da Palombina a Falconara; quello che partirà a giorni prevede la realizzazione di un nuovo collettore fognario, da posizionarsi in adiacenza al Fosso della Palombina e una nuova stazione di sollevamento fognario dotata di elettropompe.

“Il cantiere che sta per iniziare porterà alla risoluzione del problema degli sversamenti che affliggono le coste e gli operatori balneari. È un momento di soddisfazione per tutti, dal consiglio di amministrazione ai tecnici” sottolinea Andrea Dotti Presidente di Viva Servizi “sono tanti anni che lavoriamo a questo progetto e finalmente siamo riusciti a metterlo a terra ed avviare i lavori”.

Il nuovo collettore, di lunghezza pari a circa 800 metri, avrà la funzione di convogliare le acque reflue urbane (acque scure) attualmente riversate nel Fosso della Palombina; si sganceranno quindi le acque reflue che saranno convogliate attraverso un nuovo collettore e una stazione di sollevamento sulla fognatura lungo la Flaminia per poi terminare al depuratore di Falconara.

“È stato il primo problema che ho trovato sulla scrivania sette anni fa quando mi sono insediato” aggiunge Moreno Clementi Direttore di Viva Servizi “siamo riusciti a fare questo stralcio del lotto uno, cioè un progetto a parte per dare subito delle risposte, in modo che dall’estate 2027 i cittadini potranno veder diminuiti i disagi nella fruizione della balneazione grazie ai nuovi impianti. È solo l’inizio di un progetto molto più ampio che comprende altre due fasi, in particolare una è al vaglio della conferenza di servizi e porterebbe gli stessi benefici anche a Falconara, per un cantiere che contiamo di iniziare a partire dal prossimo autunno”

A seguito dell’intervento che inizierà in questi giorni e il ripristino del Fosso della Palombina alla sua funzione originaria, verrà superata l’apertura degli scolmatori che oggi provocano i continui divieti di balneazione. I lavori produrranno pertanto un duplice beneficio immediato: da un lato, la rinaturalizzazione del Fosso della Palombina e dall’altro la riduzione del carico idraulico sulla rete fognaria, in quanto le acque naturali del fosso non confluiranno più, come avviene attualmente, nel sistema fognario.

La riduzione del carico idraulico grazie alla separazione delle acque bianche meteoriche, in condizioni di pioggia, comporterà una diminuzione della probabilità di attivazione dello scolmatore, con conseguenti effetti positivi sulla gestione della rete fognaria e sull’ ambiente del litorale.

Marco Loi

Sisma: 73 milioni per edifici pubblici e scuole. Contributi ai privati: al via le domande

Con lo stanziamento di oltre 73 milioni per il capoluogo entra nel vivo una decisiva fase della ricostruzione post sisma 2022. L’ordinanza firmata dal Commissario Straordinario alla Ricostruzione segna il passaggio dalla gestione dell’emergenza alla pianificazione strutturata degli interventi pubblici e privati e con un impianto fondato su tempi certi, procedure semplificate e strumenti immediatamente operativi dedicati alle domande di contributo da parte dei privati per i quali è operativa la piattaforma Ge.Di.Si, lo strumento unico digitale per la gestione delle pratiche di ricostruzione privata, mentre i primi Documenti di Indirizzo alla Progettazione (DIP) relativi alla ricostruzione pubblica e agli edifici di culto sono già in fase di valutazione presso gli Uffici Speciali per la Ricostruzione.

Il terremoto aveva colpito in modo particolare le città di Ancona, Fano e Pesaro, lasciando ferite profonde nel tessuto urbano e sociale. Oggi, con l’avvio della nuova fase, si punta non soltanto alla riparazione dei danni, ma a un vero progetto di rinascita urbana.

Oltre 70 milioni per Ancona: scuole ed edifici pubblici

Sul fronte pubblico, Ancona ottiene un finanziamento di 73 milioni di euro destinato alla messa in sicurezza e al recupero di scuole ed edifici strategici. Più di 25 milioni saranno investiti negli istituti scolastici cittadini, con interventi di adeguamento sismico, ripristino funzionale e miglioramento complessivo della sicurezza.

Tra le strutture interessate figurano la scuola primaria Dante Alighieri (3,53 milioni di euro), la Don Milani (5,625 milioni), la secondaria di primo grado Marconi (4,905 milioni), la Podesti (3,5 milioni), la Donatello – blocchi C1 e C2 – (3,04 milioni), oltre agli interventi su Verne, XXIV Aprile e sull’Istituto Comprensivo Ancona Nord. Previsti lavori anche per l’Asilo Nido Isola di Elinor – Pollicino (980 mila euro), per l’edificio Ex-Disney (900 mila euro) e per la scuola M. Buonarroti (210 mila euro).

Le risorse interesseranno inoltre sedi istituzionali e immobili di grande valore storico e identitario: dal Palazzo del Popolo all’ex Mattatoio a Villa Almagià. Particolarmente rilevante è il completamento della Mole Vanvitelliana, oggetto di un intervento superiore ai 3,5 milioni di euro. Simbolo culturale della città, la Mole tornerà a essere uno dei poli centrali della vita artistica e sociale anconetana. Finanziamenti corposi sono previsti anche per il recupero dei cimiteri cittadini, da quello di Tavernelle a quelli frazionali.

Patrimonio storico e identità urbana

Accanto alle scuole, il piano dedica attenzione al patrimonio storico e culturale, con interventi mirati su edifici di grande valore. Tra questi, Palazzo degli Anziani (Sala Consiliare e Sala del Camino), Palazzo Malacari con il suo scalone centrale, Villa Beer (2,439 milioni per il miglioramento sismico), l’ex Convento di San Francesco – Sala Capitolare (713 mila euro), Porta Capoleoni, la sede della delegazione e l’arco storico di Paterno, l’ex Forno di Paterno e la Torre Campanaria della Prefettura. Si tratta di interventi che vanno oltre la semplice riparazione strutturale: l’obiettivo è coniugare sicurezza e valorizzazione, restituendo alla comunità spazi che rappresentano memoria e coesione sociale.

Importante anche il capitolo dedicato alla sicurezza e funzionalità degli impianti sportivi. Sono previsti la demolizione e ricostruzione della bocciofila di via Gioberti (1,15 milioni di euro), il ripristino dei danni al Palasport “F. Brasili” di Collemarino, interventi sulla palestra di via Ragnini e l’adeguamento sismico degli spogliatoi della palestra geodetica di Montesicuro (450 mila euro) e del campo di calcio di Vallemiano.

Ricostruzione privata: operativa la piattaforma Ge.Di.Si.

Accanto agli interventi pubblici, è già attiva la piattaforma digitale Ge.Di.Si., strumento unico per la gestione delle pratiche di ricostruzione privata. Professionisti e cittadini potranno presentare le istanze di contributo entro il 31 dicembre 2026 per una prima valutazione.

I beneficiari sono i nuclei familiari la cui abitazione principale sia stata distrutta o gravemente danneggiata e che abbiano manifestato la volontà di ricostruire. Il cronoprogramma stabilisce scadenze precise: entro il 31 marzo 2026 dovrà essere presentata la valutazione preventiva del livello operativo e la richiesta di autorizzazione al miglioramento; entro il 30 giugno 2026 andrà depositato il contratto di incarico al professionista presso l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione; entro il 31 dicembre 2026 dovrà essere inoltrata la richiesta di contributo tramite piattaforma. Le modalità di concessione ed erogazione saranno definite con successivo decreto commissariale. La programmazione economica prevede uno stanziamento pluriennale significativo: 20 milioni di euro per il 2026, 90 milioni per il 2027 e 220 milioni per il 2028. Una copertura che garantisce continuità agli interventi e consente di pianificare con una prospettiva di medio-lungo termine, mettendo al centro la sicurezza, la qualità urbana e il futuro delle comunità colpite dal sisma.

IL PERSONAGGIO/ Chiara Malerba: il cinema-meraviglia, il Piano e la sala come esperienza collettiva

43 anni, laurea in Lettere, anconetana. Gestore di sale e prima ancora appassionata di cinema tanto da aver fatto della programmazione di cartelloni di autore un mestiere dopo un primo servizio civile all’Arci. Ma parlare di Chiara Malerba solo come esercente è riduttivo, dato che è diventata sinonimo vivente di selezione di film d’autore, punto di riferiemento dei cinefili, deus ex machina del cartellone estivo al Lazzaretto, animatore culturale. Fino ad arrivare al centro di un commovente crowdfunding , che ha coinvolto tante persone di Ancona e non solo, per non fare spegnere le luci all’Italia di corso Carlo Alberto.

Una volta hai detto che il cinema è stato da sempre il tuo “paese dei balocchi”: lo è ancora? Hai in mente questa dimensione quando costruisci un cartellone?

Sì, lo è ancora. Il cinema per me è sempre stato un luogo di meraviglia, di scoperta, quasi di sospensione dalla realtà. Quando ero ragazzina entravo in sala con la stessa curiosità con cui si entra in un mondo parallelo. Oggi quella magia non è scomparsa, si è trasformata: è diventata anche responsabilità. Quando costruisco un “cartellone” penso proprio a questo, a creare uno spazio dove chi entra possa sentirsi accolto, incuriosito, magari anche un po’ spiazzato. In fin dei conti il “paese dei balocchi” non è solo evasione: è un luogo dove si cresce.

Come nasce una programmazione? Qual è la ricetta per bilanciare produzioni commerciali e offerta culturale?

La programmazione nasce dall’incrocio tra diversi fattori: le uscite nazionali, la disponibilità dei film, i costi di distribuzione, le esigenze economiche della sala. Non esiste una formula matematica, ma esiste un equilibrio delicato. Programmare significa certo conoscere il pubblico, ma anche provare a guidarlo. Le produzioni commerciali sono importanti perché tengono viva la sala, ma accanto a quelle c’è il desiderio di proporre film che non troverebbero spazio altrove. È un dialogo continuo tra sostenibilità economica e identità culturale. Bisogna ascoltare molto, creare relazioni, osservare le reazioni, ma anche avere il coraggio di proporre qualcosa che all’inizio sembra “difficile”. Spesso il pubblico sorprende.

Se uno spettatore vuole vedere il film iraniano, la prova di un regista coreano, una pellicola particolare, è quasi scontato che pensi all’Azzurro o all’Italia. Cosa significa proporre questa selezione cinematografica ad Ancona? Che pubblico c’è qui da noi?

Proporre cinema d’autore ad Ancona significa credere che anche in una città di provincia ci sia una comunità curiosa, attenta, desiderosa di sguardi diversi. Il pubblico c’è, ed è fedele. Non è enorme, ma è appassionato. C’è chi viene da anni, chi aspetta il film “particolare”, chi si fida della selezione. Questo crea un rapporto molto bello, quasi di complicità. Una sala indipendente non è un luogo neutro dove i titoli si susseguono in modo impersonale. Ogni scelta contribuisce a definire un’identità e, nel tempo, a creare un rapporto di fiducia con chi partecipa. Quando uno spettatore decide di vedere un film all’Azzurro o all’Italia non sta scegliendo soltanto un orario o una poltrona: sta affidandosi a una linea editoriale. In questo senso la sala non è solo uno spazio di consumo culturale, ma un luogo in cui si forma una comunità di sguardi. E questa continuità è ciò che rende un cinema qualcosa di più di uno schermo acceso.

Come si è evoluto questo pubblico nel tempo?

Negli anni il pubblico è cambiato, come è cambiato il modo di fruire il cinema. È diventato più selettivo. Il cambiamento più evidente riguarda le abitudini. In passato il cinema era più spesso una consuetudine settimanale; oggi è una scelta più mirata. Si esce per un film preciso, magari dopo aver letto recensioni o visto trailer. Però noto anche un bisogno crescente di esperienze condivise. Dopo il periodo della pandemia, ad esempio, molte persone hanno riscoperto il valore dello stare insieme in sala.

E i giovani? Quanto pesano le piattaforme? I film su Netflix fanno perdere pubblico e funzione sociale alle sale?

Le piattaforme hanno cambiato le abitudini, è innegabile. Netflix e le altre offrono una comodità enorme. Ma l’esperienza in sala è un’altra cosa: è concentrazione, è buio condiviso, è reazione collettiva. I giovani vivono molto la dimensione privata, ma quando riesci a coinvolgerli – con rassegne, incontri, eventi – rispondono. Non credo che le piattaforme tolgano funzione sociale alle sale: le mettono alla prova, le obbligano a rafforzare la propria identità. Una sala oggi non può limitarsi a programmare film; deve costruire occasioni. Incontri con autori, rassegne tematiche, collaborazioni con scuole e associazioni, momenti di discussione. Deve diventare uno spazio riconoscibile nella vita culturale della città. Se riesce a fare questo, la sala non perde funzione sociale, anzi la rende più evidente. Non è più solo un luogo di consumo culturale, ma un punto di aggregazione, un presidio. In un’epoca di visioni solitarie, il valore aggiunto diventa proprio la possibilità di condividere uno sguardo.

Domanda d’obbligo: il tuo film del cuore?

È una domanda difficilissima. Potrei citarne molti, ma se devo sceglierne uno che mi accompagna da sempre direi Nuovo Cinema Paradiso. Forse è inevitabile, facendo questo mestiere. Racconta l’amore per la sala come luogo di formazione sentimentale e collettiva. Ogni volta che lo rivedo mi ricorda perché ho scelto questo lavoro.

Perché il cinema? Cosa ti colpisce e ti appassiona di questo genere di espressione? Chi, ad esempio, ama leggere talvolta non ritrova il senso che scopre nelle pagine in una trasposizione cinematografica, ma è anche vero il contrario, che “come lo dice” il cinema non ha eguali…

Il cinema ha una potenza unica: mette insieme immagini, parole, musica, silenzi. È un linguaggio completo. Amo molto la letteratura, perché ti permette di entrare dentro la mente di un personaggio, di esplorare sfumature di pensiero e interiorità. Il cinema, però, ha una forza diversa, più immediata e quasi fisica: agisce sui sensi in modo diretto, combinando immagine, suono, ritmo e movimento. Un solo sguardo, una luce particolare, un’inquadratura ben pensata possono comunicare emozioni complesse che a volte servirebbero pagine e pagine per descrivere. Questa immediatezza non è superficiale, anzi: è una forma di comunicazione che tocca direttamente la percezione dello spettatore e lo coinvolge in modo totale. E quando accade questo, quell’esperienza diventa collettiva. Non importa se le persone in sala sono sconosciute tra loro: reagiscono insieme, ridono, trattengono il respiro, si commuovono. In quel momento si crea una memoria condivisa, un piccolo patrimonio comune che resta anche dopo l’uscita. Per me, questa è la potenza del cinema e della sala cinematografica: non solo raccontare una storia, ma generare un’esperienza che unisce individui diversi, trasformando la visione in un gesto sociale, un modo di incontrarsi e sentirsi parte di qualcosa di più grande.

Una delle sale che gestisci sta nel cuore di un quartiere complesso. Alcuni hanno definito la sua salvaguardia l’inizio del riscatto: che rapporto hai con il Piano?

Il quartiere Piano San Lazzaro per noi ha un valore speciale: è uno storico pezzo della città e allo stesso tempo una sfida. Mantenere un presidio culturale qui, con l’insegna accesa del Cinema Italia, significa lavorare ogni giorno per cambiare la narrativa del quartiere. Spesso le cronache locali lo raccontano solo per problemi o criticità, mentre noi vogliamo valorizzare ciò che di positivo c’è: la comunità, le energie locali, le storie di collaborazione. La nostra missione è creare socialità e comunità attraverso la cultura, e per questo ci apriamo sempre più alle forze del quartiere, dai comitati territoriali alle assemblee locali, ospitandole quando possibile e raccontando insieme questo spazio in modo diverso. È una sfida dentro la sfida, ma anche un’opportunità per fare cultura radicata e condivisa

Barbara Ulisse

Cassetto digitale per il cittadino per servizi, certificati e pratiche on line

La trasformazione digitale del Comune compie un passo decisivo con l’attivazione del nuovo portale dei servizi online, uno strumento pensato per semplificare il rapporto tra cittadini e amministrazione, un vero e proprio punto di accesso unico ai servizi. Attraverso un’area personale, alla quale si accede in modo sicuro con SPID, Carta d’Identità Elettronica o Carta Nazionale dei Servizi, i cittadini possono presentare domande, seguire lo stato delle pratiche, effettuare pagamenti e ricevere comunicazioni direttamente dal Comune. Un modo per avere l’amministrazione “in tasca”, disponibile in ogni momento, anche dal proprio smartphone. Questo il link per accedere alla propria area personale https://shorturl.at/csrIg

“Un Comune più semplice, accessibile e vicino alle persone. È questo l’obiettivo che guida il percorso di digitalizzazione avviato dal Comune di Ancona, un cambiamento che negli ultimi mesi ha iniziato a farsi concreto nella vita quotidiana dei cittadini” conferma l’assessore Antonella Andreoli con la delega all’informatica che aggiunge “dai servizi scolastici alle pratiche anagrafiche e di stato civile, dalle sanzioni amministrative alle notifiche, sono decine i servizi che oggi possono essere fruiti online, senza code agli sportelli e senza vincoli di orario. Una trasformazione che punta a rendere il rapporto con la pubblica amministrazione meno burocratico, più veloce e capace di adattarsi ai tempi e alle esigenze di famiglie, lavoratori e imprese”.

La digitalizzazione non riguarda soltanto i cittadini, ma anche tutte le istanze che devono presentare i professionisti come le pratiche edilizie, l’avvio di attività economiche o la partecipazione a bandi pubblici o a concorsi per l’assunzione del personale. L’obiettivo è rendere i procedimenti più rapidi, ridurre i passaggi superflui e migliorare la trasparenza, permettendo a chi presenta una richiesta di seguirne l’iter. In questo modo il tempo risparmiato diventa un valore sia per i cittadini sia per gli uffici.

Un processo di cambiamento già iniziato da qualche anno a livello nazionale che prosegue con l’ultimo decreto PNRR dei giorni scorsi con ulteriori step come la durata della CIE per gli over 70, la tessera elettorale on line e nel pacchetto IT- Wallet, e la condivisione delle banche dati tra enti pubblici, in modo che il cittadino non debba presentare dichiarazioni già in possesso della pubblica amministrazione.

Accanto alla tecnologia, però, resta centrale l’attenzione alle persone e al target dei cittadini, soprattutto in una città come Ancona dove risiedono migliaia di over 70. Proprio per questo il Comune ha avviato percorsi di alfabetizzazione e facilitazione digitale, pensati per aiutare chi ha meno dimestichezza con gli strumenti informatici. Attraverso il progetto della Bussola Digitale della Regione Marche sono stati attivati corsi di avvicinamento ai nuovi servizi telematici della pubblica amministrazione e l’attivazione di un presidio alle ex circoscrizioni e presso gli uffici della Carta di Identità Elettronica per aiutare i cittadini a consultare pratiche o presentare istanze on line. Numeri alla mano da circa due anni sono oltre 3800 i cittadini che si sono rivolti agli sportelli della Bussola Digitale per attivare lo SPID o la carta di identità elettronica, ricevere assistenza alla compilazione di richieste o consultare una pratica, ma anche per la semplice installazione di un’applicazione sul telefono o per scaricare file in sicurezza. Un supporto fondamentale quello degli sportelli della Bussola Digitale che cercano di evitare che l’innovazione diventi una barriera e per garantire che nessuno resti escluso dal cambiamento. Gli orari degli sportelli di Facilitazione Digitale, disponibili su appuntamento sono consultabili qui https://bussoladigitale.regione.marche.it/#facilitazioni , inoltre prossimamente saranno organizzati nuovi corsi di alfabetizzazione digitale, sia di livello base che avanzato.

Il processo di digitalizzazione è reso possibile anche grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che il Comune di Ancona ha intercettato e che stanno consentendo di investire su infrastrutture tecnologiche, sicurezza informatica e interoperabilità con i sistemi nazionali della pubblica amministrazione.

Dietro questo percorso non c’è soltanto l’introduzione di nuovi strumenti, ma una vera e propria trasformazione culturale. Un modo diverso di pensare il Comune: non più soltanto un luogo fisico, ma un servizio continuo, comodo, sostenibile, più trasparente e più vicino ai bisogni reali della comunità.

Marco Loi

Nuova dimensione urbana per Corso Garibaldi, al via i lavori per arredo e luci

Panchine e fioriere bianche, nuova luce, zone di sosta e di incontro eleganti e con uno stile contemporaneo, capace comunque di non “tradire” il contesto architettonico antico e di pregio. Per corso Garibaldi inizia da lunedì 26 l’importante intervento su arredi e illuminazione che porterà una nuova dimensione urbana anche all’intero asse da mare a mare, che avrà nella nuova piazza della Repubblica il punto nevralgico di partenza/arrivo.

In termini tecnici, prende il via il primo stralcio dei lavori di riqualificazione per la nuova illuminazione e arredo urbano: lavori edili di demolizione di parte di pavimentazione e di predisposizione delle linee elettriche e idriche per l’impianto a goccia temporizzato sulle fioriere: inizieranno i lavori ai sottoservizi che renderanno possibile il nuovo impianto di illuminazione e la posa in opera degli arredi e dei nuovi lampioni.

Vediamo da vicino gli elementi del progetto. Panchine dalle linee sobrie, in pietra bianca ricostruita e con trattamenti antigraffito e antidegrado, di varie dimensioni: alcune avranno uno schienale in legno, altre senza permetteranno sedute bifronte. Le panchine saranno dotate di un sistema di illuminazione nel basamento che verrà accesa per particolari eventi. Stesso materiale e stile anche per le fioriere. E a proposito di illuminazione (i lavori affidati ad Anconambiente faranno parte del secondo stralcio) è stata progettata con una distribuzione su pali alti 5,5 metri e disposta a “quinconce” cioè alternati lato destro e sinistro per avere ottiche asimmetriche e illuminare maggiormente la parte centrale del Corso, con la minore interferenza possibile con le vetrine dei negozi. I nuovi lampioni presenteranno linee moderne ed essenziali in acciaio grigio. L’illuminazione sottogronda nei palazzi, oggi in funzione, sarà spenta nell’uso quotidiano, ma potrà essere accesa in caso di eventi particolari che richiedano più illuminazione.

Anche la distribuzione degli elementi di arredo è prevista in maniera alternata per conferire un ritmo dinamico alla composizione. Si rinnova, dunque, senza stravolgere: l’idea alla base della riqualificazione è quella di creare zone di sosta con elementi dalle nuances chiare e con la sottolineature dell’elemento verde: saranno piantate Photinia Red Robin, tipologia di pianta sempreverde molto resistente che tollera bene la soluzione in vaso, con uno speciale effetto bicromatico rosso/verde in base al periodo dell’anno.

Il cronoprogramma di progetto prevede 145 giorni per l’esecuzione dei lavori, che dureranno quindi fino alla fine di giugno 2026: la cantierizzazione sarà “mobile” e organizzata a fasi, un isolato alla volta garantendo anche l’uso degli attraversamenti carrabili perpendicolari al Corso. Inizierà nel primo tratto che va da Piazza Cavour a Via Castelfidardo per poi scendere verso Piazza Roma e poi verso Piazza della Repubblica; la fase uno verso Piazza Cavour, più breve e ridotta come dimensioni, servirà anche da test per calibrare al meglio le interferenze, adottando poi eventualmente quanto necessario per ridurre al minimo le eventuali problematiche che si possano riscontrare. L’area di cantiere, in ogni fase successiva, occuperà solo la parte centrale del Corso, lasciando liberi i due “marciapiedi” laterali per una larghezza di circa 3 metri, garantendo sempre il passaggio pedonale e gli ingressi alle attività commerciali nonchè il passaggio per mezzi di soccorso.

Capitale italiana del mare 2026: Ancona si candida forte della secolare identità marinara

Ancona nasce dove il mare si piega due volte verso la città, e in quella curva trattiene secoli di arrivi, partenze, naufragi e ripartenze che hanno insegnato a una comunità intera a vivere sul bordo mobile tra terra e acqua. Un gomito proveniente da lontano che ha sempre saputo essere difesa e accoglienza.
Qui il mare non è mai stato un paesaggio da contemplare, ma un giudice esigente e un alleato fedele. Ha portato lavoro e ricchezza, ma anche fatica, migrazioni, mescolanza di lingue, fedi e destini, trasformando un porto in un laboratorio quotidiano di convivenza e allestimenti di storie, di produzione di pensiero e costruzione di identità dinamiche. Forte di queste radici, Ancona si è candidata a Capitale Italiana del Mare 2026, rispondendo al bando istituito per la prima volta dal Dipartimento per le Politiche del Mare della Presidenza del Consiglio dei Ministri, finalizzato a promuovere l’identità marittima, la sostenibilità ambientale, l’economia del mare e il patrimonio storico-culturale delle città costiere. Il titolo del dossier depositato, dal titolo “Da mare a mare: ecologie delle coesistenze. Dove il mare diventa città”, indaga e costruisce progetti su un tema, quello del mare, multidimensionale e trasversale, capace di toccare non solo gli ambiti più strategici per la città ma il cuore stesso della comunità dorica. Una città che vive con il suo mare, anzi con i suoi tanti mari, un rapporto stretto: sotto il profilo economico (porto, cantieristica, pesca e trasporto merci e passeggeri), o di relazioni politiche come città fondatrice del Forum delle città dell’Adriatico e Ionio e sede del Segretariato, sotto il profilo turistico con Parco del Conero e Baia di Portonovo, con le sue Bandiere Blu, sotto il profilo universitario e di ricerca con il suo impegno verso la sostenibilità ambientale e verso la salvaguardia del suo habitat, ma anche sul piano del benessere, della gastronomia, dello sport e dell’arte.
Non è un caso dunque che all’appello dell’Amministrazione rivolto a soggetti pubblici, privati, associazioni e imprese interessati a proporre progetti in grado di valorizzare l’identità marinara della città e il rapporto tra mare, economia, tradizioni e comunità, la risposta è stata corale, trasversale e con una larga condivisione di intenti: 150 sono stati i progetti presentati da 118 soggetti diversi e di questi 87 selezionati per il dossier; a cui si aggiungono i 52 del Comune di Ancona. Un patrimonio che ha reso ricco e multidisciplinare il dossier di candidatura curato dalla società Marchingegno di Ancona.
“Da anni la città lavora lungo assi molteplici e convergenti: progettualità urbane, ricerca scientifica, economia portuale, tutela ambientale, politiche turistiche e progetti culturali,  pratiche sociali e partecipazione. Percorsi diversi, spesso autonomi, che oggi trovano nel mare un principio ordinatore, un campo comune di senso – ha sottolineato il sindaco Daniele Silvetti nella sua lettera che introduce il dossier – . La candidatura non nasce dunque come iniziativa isolata, ma come un atto di messa a fuoco. Rende visibile ciò che già esiste: un ecosistema di azioni, relazioni e visioni che riconoscono nel mare non solo una risorsa, ma un’infrastruttura culturale, ecologica e simbolica”. 

I progetti sono stati presentati da enti e istituzioni pubbliche, associazioni, fondazioni, enti del terzo settore, imprese e operatori economici, istituzioni culturali, scientifiche e formative e soggetti operanti nei settori della cultura, dell’ambiente, del mare, del turismo, dell’innovazione e della blue economy. Quali tematiche hanno toccato? Pratiche di rigenerazione e riattivazione di spazi, luoghi e infrastrutture legati al mare, al fronte costiero e al sistema portuale; sviluppo dell’economia marittima nelle sue diverse articolazioni – porto, pesca, filiere produttive, saperi e mestieri del mare –, tutela degli ecosistemi marini e costieri, promozione della biodiversità, azioni di educazione ambientale e diffusione di pratiche sostenibili; ricerca, innovazione e trasferimento di conoscenza sui temi del mare; promozione di forme di turismo responsabile e accessibile; costruzione e trasmissione dell’identità marittima, della memoria collettiva e dei patrimoni materiali e immateriali; percorsi educativi e formativi rivolti a diverse fasce di pubblico; iniziative culturali, artistiche, scientifiche e sportive capaci di interpretare il mare come spazio di sperimentazione, racconto e partecipazione, gemellaggi con città di mare e rotte condivise.
Ancona è città di mare, ma non di uno solo: otto sono i suoi mari, in sequenza continua: il mare domestico dei litorali sabbiosi, il mare di frattura dell’area di frana e della Zipa, il mare della pesca, il mare della storia e della memoria, il mare industriale e dei grandi traffici, il mare verticale della falesia del Cardeto, il mare scavato delle grotte del Passetto, il mare selvaggio e protetto del Conero.

L’assessore al Turismo Daniele Berardinelli è il coordinatore di questo progetto che ha preso vita all’interno della Giunta e vede la collaborazione di tutti gli assessorati, ognuno per le proprie competenze, e degli uffici.
“Questa risposta così partecipata non solo della struttura tecnica e di governo ma di tutta la città – afferma l’assessore Daniele Berardinelli – è occasione per mettere insieme idee e competenze della comunità e costruire un percorso che valorizzi il nostro mare come risorsa culturale, sociale ed economica. Non è finalizzato solo alla realizzazione di un progetto, ma soprattutto a creare un sistema coeso, identitario e riconoscibile di soggetti attivi sul territorio per valorizzare la città e le sue peculiarità. Coinvolgere cittadini, associazioni e imprese significa creare un programma condiviso con ricadute reali sulla qualità della vita e sullo sviluppo sostenibile della città. Il percorso contribuisce alla definizione del dossier di candidatura, che rimarrà a disposizione del Comune come strumento di pianificazione strategica e programmazione delle politiche pubbliche in materia di mare, turismo, infrastrutture e ambiente con attività e iniziative attese già a partire dal 2026, indipendentemente dall’esito della selezione nazionale”.
Dalla sua fondazione nel IV secolo a.C., Ancona è insieme porto e città, capoluogo e frontiera, soglia e cerniera. È il punto in cui l’Italia guarda l’Adriatico e l’Adriatico guarda l’Europa. Le sue relazioni – politiche, commerciali, scientifiche, artistiche – con le sponde orientali del mare non sono episodiche, ma strutturali: reti di cooperazione, scambi di conoscenza, dialoghi che attraversano confini e costruiscono un Mediterraneo adriatico fatto di prossimità, responsabilità condivise, destini intrecciati.
Al centro del dossier c’è anche l’idea di Ancona come città di soglia permanente: non una semplice «città di mare», ma un luogo che esiste perché abita il confine, lo attraversa, lo permea, lo sfida. La soglia è geografica (tra Adriatico, Balcani, Mediterraneo e Appennino), storica (tra porto libero, città autonoma, nodo pontificio e piattaforma europea), umana (gli attraversamenti infiniti tra chi parte e chi arriva), ed è proprio in questa condizione liminare che la città trova il proprio nucleo archetipico.
Ancona chiede di diventare Capitale Italiana del Mare perché è il luogo in cui il mare ha già imposto, per secoli, l’apprendimento della grammatica difficile delle coesistenze. Coesistenza tra economia blu e tutela della biodiversità, tra porto produttivo e waterfront pubblico, tra comunità storiche e nuove presenze, tra memoria religiosa e ricerca scientifica, tra attrattività turistica e sostenibilità dei luoghi, tra mare quotidiano e mare-sistema infrastrutturale europeo.
Il 2026, in questa prospettiva, è l’occasione per rendere visibile, misurabile e replicabile questo sapere sedimentato, trasformandolo in metodo, programmi, infrastrutture leggere, alleanze internazionali. Ancona si offre quindi come laboratorio in cui il mare smette di essere un confine e diventa infrastruttura di futuro condiviso. E in questo passaggio – da confine a infrastruttura – è il cuore emotivo e politico della candidatura.

Ancona tra le finaliste delle città candidate a Capitale della Cultura 2028

Sono dieci i progetti finalisti di altrettante città candidate al titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028 e Ancona è tra queste. Il 20 gennaio il Ministero della Cultura ha ufficializzato le città che concorreranno al prestigioso titolo: dopo aver esaminato le 23 candidature pervenute, la giuria presieduta da Davide Maria Desario ha scelto i progetti più interessanti, quelli di Ancona, Anagni (FR), Catania, Colle di Val d’Elsa (SI), Forlì, Gravina in Puglia, Massa, Mirabella Eclano (AV), Sarzana (SP) e Tarquinia (VT). La candidatura della città, presentata con il dossier intitolato “Ancona. Questo adesso”, viene riconosciuta per la forza identitaria del suo rapporto con il mare – porto naturale e nodo storico di collegamento tra Italia, Balcani e Mediterraneo- per la qualità dei progetti culturali e di rigenerazione urbana costituiscono il cuore del programma. Il documento di candidatura era stato promosso da Comune di Ancona, Università̀ Politecnica delle Marche, Regione Marche, ANCI Marche a cui hanno aderito soggetti istituzionali come l’Autorità Portuale di Sistema del Mare Adriatico, l’Arcidiocesi di Ancona-Osimo, Marche Teatro, la Camera di Commercio delle Marche, Confindustria Provincia di Ancona, la Fondazione Marche Cultura, il Parco Regionale del Conero, il Segretariato Permanente dell’Iniziativa Adriatico Ionica, il FAIC – Forum delle Città Adriatico Ioniche, l’Associazione Riviera del Conero. l dossier è stato predisposto da una direzione di candidatura, una squadra trasversale, multidisciplinare, in grado di connettere visione culturale, gestione progettuale e strategie europee in base ai seguenti ruoli: direzione culturale e governance istituzionale Marta Paraventi; direzione amministrativa Viviana Caravaggi; direzione creativa e progettazione Anghela Alò; innovazione digitale e università Paolo Clini; strategia europea e relazioni con i programmi UE Barbara Toce. In caso di vittoria il progetto, che si aggira intorno ai 7 mln di euro, sarà gestito a livello operativo da Marche Teatro, presieduto da Valerio Vico e diretto da Giuseppe Dipasquale e tra i soggetti che hanno presentato uno specifico progetto per Ancona 2028.
Il programma culturale di Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028 si articola in quattro macroaree progettuali ispirate al titolo di candidatura e alla morfologia naturale della città: Questo Mare, Via Maestra, Adesso Parco e Mare Culturale, una mappatura che valorizza il territorio tra mare e parco, storia e futuro, e si integra con le più avanzate strategie di rigenerazione urbana e con il piano urbanistico cittadino. Il dossier presenta una strategia di rigenerazione culturale con respiro europeo, che unisce oltre ben ottanta progetti per valorizzare il porto naturale, il ricco patrimonio storico, i parchi cittadini e gli spazi urbani, declinando la cultura come strumento di coesione sociale, promuovendo l’interscambio transnazionale e il diritto alla fruizione accessibile e inclusiva, principio ispiratore del dossier grazie al Museo Tattile Statale Omero di Ancona, eccellenza internazionale del settore. Le macroaree del dossier sono presentate dagli avatar di alcuni dei numi tutelari della città: Luigi Vanvitelli architetto della Mole che porta il suo nome, Ciriaco Pizzecolli padre dell’archeologia moderna, Stamira eroina cittadina e Franco Corelli celebre tenore anconetano. Un racconto identitario tra memoria e innovazione che attraverso nuovi linguaggi digitali e narrativi intende reinterpretare il patrimonio storico e artistico di Ancona. Tra i progetti spicca il “Museo della civiltà del Mare Adriatico”, con la direzione artistica del tre volte Premio Oscar Dante Ferretti propone una narrazione unica del Mediterraneo Adriatico che coniuga storia, ambiente e linguaggi contemporanei per un pubblico internazionale. L’articolato programma del dossier include inoltre collaborazioni con molti direttori artistici e istituzioni di rilievo e la partecipazione del Maestro Andrea Bocelli alla cerimonia di apertura in caso di vittoria. Il nome della città vincitrice verrà reso noto nel mese di marzo.

“E’ una grande soddisfazione vedere premiato il lavoro collettivo che ha dato voce alla città — dichiara il sindaco Daniele Silvetti —. Questa candidatura è l’esito di una strategia che mette al centro la cultura come risorsa per rigenerare spazi, creare occupazione e rafforzare legami internazionali. Essere nella rosa finale è per Ancona un primo importante traguardo e un incoraggiamento a proseguire con ambizione e responsabilità. La cultura è strumento di pace e democrazia, come ha sottolineato il Presidente Mattarella all’Aquila e Ancona ha ben chiaro il suo ruolo di città aperta al Mediterraneo proponendo il Premio Ciriaco d’Ancona per il dialogo interculturale”. Altrettanta soddisfazione è stata espressa in queste ore dal il Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, da Marco Fioravanti, Presidente ANCI Marche, dal Rettore UNIVPM Quagliarini e da tutti gli ambienti della Cultura del capoluogo.

Per informazioni sulla candidatura di Ancona: www.ancona2028.it

Ecco il bilancio di metà mandato tra opere pubbliche, spazi ritrovati, eventi e accoglienza

“Vedo una città più viva, più consapevole delle potenzialità che ha e di cui deve assolutamente disporre per diventare più attrattiva. Credo che gli investimenti che stanno arrivando dal settore privato in ogni ambiti, l’imponente investimento nei lavori pubblici, i tanti piccoli e grandi eventi che hanno animato la nostra comunità e le cifre con il segno più che oggi possiamo mostra, la dicono lunga su quanto questa Amministrazione sia stata una leva per il capoluogo. Non ho difficoltà a dire che si conferma l’obiettivo della grande Ancona, di una città, cioè che deve riscoprire la fiducia in se stessa, quale capoluogo di regione, e la voglia di essere protagonista”. Il sindaco Silvetti traccia un bilancio di metà mandato dell’Amministrazione comunale di Ancona che si costruisce su interventi conclusi, opere in corso e programmi avviati, che segnano il ritorno della città all’interno dei propri spazi simbolo e alla riscoperta della propria identità urbana, sociale e culturale con la Pinacoteca comunale riaperta, l’Anfiteatro tornato a ospitare stagioni estive, oltre 127 mila metri quadrati di strade riasfaltate e/o sottoposte a manutenzione in tutta la città, con progetti e interventi in questo settore che proseguiranno anche nel 2026 e negli anni successivi. Cantieri attivi nei principali contenitori culturali e infrastrutture strategiche. Vediamo i punti salienti di questo bilancio

A metà mandato, il bilancio dell’attività dell’Amministrazione comunale di Ancona si costruisce su interventi conclusi, opere in corso e programmi avviati, che segnano il ritorno della città all’interno dei propri spazi simbolo e alla riscoperta della propria identità urbana, sociale e culturale.

Il G7 Salute, che si è tenuto ad Ancona nel mese di ottobre 2024, è stato un momento centrale della sindacatura, un vero e proprio volàno, che ha portato ad Ancona risorse straordinarie e interventi su viabilità, area portuale, affacci urbani e spazi pubblici. Questi lavori si sono integrati con il programma ordinario di manutenzione, che ha interessato strade, scalinate, mercati e impianti sportivi. Eventi internazionali e manifestazioni culturali hanno valorizzato luoghi identitari e generato ricadute economiche su ristorazione e ricettività.

Parallelamente, l’Amministrazione ha proseguito nel lavoro per la restituzione dei grandi spazi e contenitori alla città, dalla Mole Vanvitelliana alla biblioteca fino ai mercati storici. Questo percorso si collega anche alla prospettiva futura della candidatura di Ancona a Capitale italiana della Cultura 2028, a conferma di un impegno che lega patrimonio, infrastrutture, spazi pubblici e visione urbana.


Lavori pubblici e grandi opere

I cantieri attivi testimoniano l’impegno dell’Amministrazione nella cura e nello sviluppo della città. Sono stati completati o avanzati interventi come quello che ha riguardato la Pinacoteca civica Francesco Podesti, riaperta a inizio dicembre, la messa in funzione, a settembre, della mensa scolastica di Candia, la riqualificazione di Piazza della Repubblica perfettamente in linea con il cronoprogramma, i lavori al Mercato del Piano, tutti gli altri interventi PNRR, la realizzazione di un nuovo skatepark a Posatora e la restituzione alla città della scalinata monumentale del Passetto con una nuova illuminazione, funzionale ma anche artistica. Questi interventi coniugano manutenzione ordinaria e valorizzazione dei luoghi, migliorando qualità urbana e fruibilità.

Manutenzioni

La manutenzione straordinaria ha interessato, tra l’altro, oltre 127.000 metri quadrati di strade, diffuse in tutto il territorio comunale, ha previsto nuovi impianti di illuminazione e interventi di decoro urbano. Il verde della città è stato riorganizzato, con la gestione affidata ad Ancona Servizi.

Tutto questo conferma l’attenzione alla cura quotidiana della città, con impatto immediato sulla vita dei cittadini.

Piano urbanistico e rigenerazione

Ancona ha anche avviato il percorso strategico verso il nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG), dopo l’approvazione della nuova legge urbanistica regionale, con l’obiettivo di favorire rigenerazione urbana e contenimento del consumo di suolo. Varianti urbanistiche sono state approvate per ex Lancisi, parcheggio dell’ospedale e recupero di immobili inutilizzati, in una visione coordinata con altri enti istituzionali, come l’Agenzia del Demanio che, attraverso l’accordo “Piano città di Ancona”, prevede una gestione sinergica del territorio e uno sviluppo urbano sostenibile.

Sicurezza e protezione civile

La città ha rafforzato la sicurezza con un Corpo di Polizia Locale oggi vicino alle 100 unità grazie alle nuove assunzioni, nuove dotazioni, controllo tecnologico avanzato e nuovo presidio sempre attivo nell’ex edicola di Piazza Ugo Bassi. Grandi eventi, emergenze come alluvioni, sisma, incendi e sbarchi dei migranti sono stati gestiti in sicurezza. Il Piano Comunale di Protezione Civile è stato aggiornato per garantire interventi rapidi e coordinati.

Ambiente: qualità dell’aria e verde urbano in città

Il Comune di Ancona ha avviato un sistema strutturato per il monitoraggio della qualità dell’aria, in collaborazione con ARPAM 2 centraline fisse, collocate alla Cittadella e in zona Stazione/Palombella, rilevano in modo continuo gas e particolato secondo la normativa vigente. I dati, validati da ARPAM, sono pubblicati sul sito dedicato AnconaRespira e su diversi monitor installati in città: nel 2024 e 2025 non sono stati rilevati superamenti dei limiti di legge.

Parallelamente, l’Amministrazione lavora per reperire finanziamenti volti a migliorare la qualità dell’aria e incrementare il verde urbano, elemento chiave anche per l’adattamento ai cambiamenti climatici. In questo contesto si inseriscono i progetti Life+ A-GreeNet e C.L.I.M.A., collegati ai programmi P.I.A. – Progetto Inquinamento Atmosferico (2021–2024 e 2025–2027). Le iniziative hanno promosso un percorso partecipato che ha portato alla stipula di un Contratto di Forestazione Urbana e alla pubblicazione di un bando dedicato a progetti di microforestazione.

Porto: la stazione marittima

L’Amministrazione Comunale ha inserito tra gli obiettivi prioritari del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), attualmente in fase di redazione, la rimessa in funzione della Stazione ferroviaria Marittima. Parallelamente, si è fatta promotrice dell’istituzione di un apposito tavolo di confronto con Regione Marche, Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, finalizzato alla riattivazione della stazione ferroviaria marittima all’interno dell’ambito portuale di Ancona.

L’obiettivo è quello di verificare preliminarmente, da parte di RFI, la fattibilità tecnica dell’intervento, per la quale la stessa RFI si è impegnata a redigere specifici approfondimenti progettuali entro l’inizio del prossimo anno.

La città si è riaccesa con grandi eventi

Ancona ha riconquistato il proprio spazio pubblico attraverso eventi di forte impatto culturale e internazionale. Concerti, manifestazioni istituzionali e il G7 Salute hanno valorizzato luoghi simbolo, creando non solo occasioni di aggregazione ma anche benefici economici per il territorio. La città ha rafforzato la propria reputazione anche come set cinematografico e location per trasmissioni nazionali, ampliando la visibilità e l’attrattività del patrimonio urbano.

Turismo e accoglienza

L’attenzione verso il turismo e l’accoglienza ha prodotto risultati concreti: nel 2025 i visitatori sono aumentati quasi del 14% (+20,2% gli stranieri), con 45.575 presenza assolute, con 7.640 partecipanti alle visite guidate e 20.000 presenze a due edizioni dell’Ulisse Fest. I luoghi della città, riaperti e restituiti alla fruizione, hanno favorito eventi e momenti di aggregazione, mentre il progetto di city brand coinvolge cittadini e categorie economiche per promuovere una visione condivisa della città.

Ancona definisce la propria vocazione universitaria

I posti letto per studenti sono cresciuti da 358 a 500, con una previsione di 990 per il prossimo anno. Più di 4.000 giovani non solo dall’Italia, ma da tutta Europa, sono stati accolti tra Erasmus Generation Meeting e Campionati nazionali Cus, mentre oltre 2.000 ragazzi hanno partecipato alle due edizioni di Startan, la prima fiera italiana dell’imprenditoria giovanile, dedicata all’orientamento “smart” delle nuove generazioni, con 9 nuove startup del territorio finanziate nel 2025. Tutto questo ha consolidato la città come polo dinamico per innovazione e formazione, in stretta sinergia con l’università, con le imprese del territorio, con gli incubatori e gli acceleratori di startup, con la rete Anci dei Comuni marchigiani.

Cultura e partecipazione

La cultura rimane al centro delle strategie della città, con Ancona candidata a Capitale italiana della Cultura 2028. Dal 2023 sono stati concessi oltre 300 patrocini e finanziati 70 progetti culturali, rafforzando il rapporto con associazioni e operatori locali. La riapertura della Pinacoteca, dopo due anni di lavori, segna un punto di svolta simbolico, mentre il ritorno del Premio Marche in città rafforza il legame con la tradizione e il patrimonio culturale locale.

Scuola, natalità e servizi alla famiglia

Le tariffe dei nidi sono state calmierate, i centri estivi hanno registrato un numero record di iscritti, le mense scolastiche hanno ottenuto il bollino oro nazionale per il livello biologico. Cinque nuovi scuolabus elettrici migliorano la mobilità scolastica, mentre il Bonus Bebè e il Bonus Utenze hanno supportato famiglie a basso reddito.

Attenzione alle donne e alla parità

Iniziative e convegni hanno affrontato la violenza di genere, mentre il Premio Stamira è stato istituito per valorizzare ogni anno le donne che hanno dato lustro alla città. La rete con la Commissione Pari Opportunità Regionale è stata rafforzata, creando strumenti concreti di sostegno e riconoscimento.

Servizi sociali e cura dei fragili

Il Tavolo Minori con istituzioni e terzo settore è stato riattivato: mira alla ridefinizione dei servizi per l’Infanzia; aumentato il numero dei minori a carico: attualmente sono 575 i minori seguiti su indicazione del tribunale; il PUA, centro di integrazione sociosanitaria è operativo al Poliambulatorio Bonarelli. Sono in fase di realizzazione progetti di cohousing intergenerazionale e abitazioni emergenziali, istituita la nuova Consulta della Disabilità e organizzato il Festival della Salute per dare continuità al format del G7 Extra Salute programmato in occasione dell’incontro intergovernativo internazionale di ottobre 2024.


Digitalizzazione e servizi al cittadino

Sono 194 i servizi digitali oggi attivi, con le attivazioni SPID passate da 3 a 276. Le certificazioni di stato civile digitali sono aumentate da 8.141 a 12.800, affiancate da sportelli di alfabetizzazione digitale per garantire accesso e inclusione.


Potenziamento della macchina comunale per garantire risultati e sviluppo

Il piano assunzionale 2023–2025 ha portato 253 nuove unità, con la forza lavoro complessiva prevista in crescita da 725 a 780 dipendenti. L’incremento ha riguardato in particolare la Polizia Locale e i servizi tecnici, per garantire capacità organizzativa e risposta efficace alle esigenze della città, soprattutto in termini di sicurezza, manutenzioni e cura del decoro.

L’esperto sui lupi “Sono predatori, dimentichiamo Cappuccetto Rosso”


L’avvistamento ormai non più occasionale di esemplari di lupo anche nella periferia della città ha creato allarmismo tra i cittadini. Per comprendere cosa stia accadendo abbiamo chiesto a Ciro Manente, Fondatore dell’Associazione Popoli&Lupi, studioso e divulgatore scientifico di questo predatore da oltre 40 anni, il quadro della situazione alla luce del suo lavoro di studio e ricerca con Parchi e Riserve in molte parti d’Italia tra le quali l’Ente Parco regionale del Conero.

“Grazie alla collaborazione da circa 4 anni con il Parco del Conero – dice Manente – stiamo monitorando mediante l’utilizzo di fototrappole il branco composto da 3 esemplari che vive sul Conero e che presidia il proprio territorio. La lupa che abbiamo ribattezzato “Pocaluce” perché ha un occhio menomato, è arrivata sul Conero a seguito della pandemia che ha consentito ai cinghiali di riappropriarsi di una parte di territorio fino al mare approfittando della forzata permanenza di tutti noi nelle case. Il cinghiale è la preda principale del lupo. La lupa “Pocaluce” poi ha accolto un compagno con il quale ha avuto la prima cucciolata. Una figlia di questa prima cucciolata vive ancora con i genitori ed ha il ruolo di “helper” cioè di aiutante della coppia dominante a crescere le successive generazioni ma non si riproduce. I cuccioli restano circa un anno coi i genitori poi vengono accompagnati fuori dal territorio familiare e “invitati” a cercarne uno proprio diventando lupi in dispersione”.

I lupi che vengono avvistati nella periferia sono lupi in dispersione?

Esattamente. Sono esemplari che, spinti dalla fame, cercano cibo “facile” e i nostri animali da affezione e da cortile sono per loro, giovani, spesso inesperti e debilitati dalla fame, prede facili ma è una fase temporanea che dura di solito fino a gennaio. Sono visibili perché, per evitare di giungere a contatto con altri branchi passano in territori non presidiati. Il lupo percorre anche 50-60km al giorno. Un lupo radiocollarato sulla Sila, dopo un mese era sulle colline sopra Montecarlo.

Perché non cacciano i cinghiali?

Non è vero che non cacciano i cinghiali. Dall’esame delle immagini scattate dalle fototrappole i cuccioli di cinghiale restano la preda preferita tanto che, a seguito dell’arrivo del lupo nel Parco, i cinghiali nella zona tra il Musone e il Conero si sono imbrancati, cioè hanno costituito gruppo sempre più numerosi per difendersi meglio dagli attacchi del loro predatore principale. Il cinghiale fa 8-10 cuccioli ad ogni parto. Considerato che per ristabilire lo squilibrio che s’era creato, il Parco del Conero ha attivato una serie di azioni dirette ed indirette molto efficaci, formando i selettori e contenendo così la crescita del numero in modo costante e puntuale. Nel solo 2025, da gennaio ad oggi, sono stati abbattuti circa 300 cinghiali. Si tenga conto che era un’attività assolutamente necessaria e tempestiva perché i cinghiali sono in grado di arrecare grossi danni all’agricoltura e causare incidenti stradali. Una famiglia di lupi alleva e cresce i propri cuccioli solo se ha abbastanza cibo per sé stesso e per i nuovi nati, cosa che non avviene invece per i cinghiali.

Veniamo all’aspetto della sicurezza: c’è da temere se si avvista un lupo?

Non bisogna farlo avvicinare scacciandolo muovendo le braccia, urlando e non perdendo tempo a scattare foto o registrare video. Col Parco del Conero abbiamo messo a punto un decalogo con le buone pratiche che è stato stampato in migliaia di copie e che è stato distribuito nelle 15 conferenze che dal 2024 abbiamo cominciato a tenere ad Ancona e nei comuni limitrofi per formare ed informare i cittadini sulla presenza del lupo e che è a disposizione di cittadini e turisti presso l’Infocenter del Centro Visite del Parco a Sirolo, negli Iat dei comuni del Parco e online nel sito del Parco. L’Ispra certifica casi di attacchi all’uomo da parte di esemplari problematici, uno in Abruzzo ad esempio, ma sono veramente eccezioni. Lasciamo ai libri per bambini la narrazione fiabesca. La realtà è che il lupo ha una grande paura dell’uomo ed è bene che continui ad averne: il lupo confidente è problematico e può essere pericoloso. Il lupo confidente è quel lupo che, se scacciato, non fugge perché ormai è abituato all’uomo e non ne ha paura.

Il lupo a livello europeo è stato declassato da specie “rigorosamente protetta” a “protetta” a livello europeo: che significa?

Nella realtà poco cambia perché il lupo rimane una specie protetta e non cacciabile. Solo in casi eccezionali e con deroghe specifiche, un esemplare può essere catturato e portato in territorio montano una volta accertato dalle autorità che si sia in presenza di un particolare lupo problematico. In Italia sono censiti circa 3.300 lupi. Nel caso le autorità decidano per l’abbattimento di un esemplare è un compito che spetta alla Forestale o alla Polizia Provinciale oppure il Presidente di Regione individua un candidato che viene formato con un corso approvato da Ispra e viene autorizzato ad abbattere quel lupo certificato come problematico.

Fabio Lo Savio – Ufficio Stampa Parco del Conero