Educatrice museale, guida turistica, appassionata divulgatrice di arte e storia, attualmente coordinatrice dei servizi del Museo Tattile Statale Omero: la si può incontrare in testa a un gruppo di turisti mentre illustra con la sua energia competente i monumenti di Ancona, o mentre va in giro a Capodimonte dove è considerata un punto di riferimento. Se non conoscete Annalisa Trasatti adesso ve la presentiamo noi.
Allora Annalisa, partiamo da Ancona di cui sei anche cittadina benemerita (ha ricevuto l’attestato di civica benemerenza quest’anno) e che hai indagato in un libro recente: quale credi sia il suo punto di forza rispetto al turismo?
Ritengo che la definizione che più si addice alla nostra città è “la bella sconosciuta”. L’effetto di stupore che riscontro nei turisti è tale da diventare una vera e propria arma vincente. A questo aggiungiamo la bellezza intrinseca della sua morfologia, del mare che appare all’improvviso, dove meno te ne aspetti, la luce ancora “mediterranea” , senza dimenticare la sua scenografica monumentalità.
Quale è il tour più significativo per conoscere la città?
Il cuore di Ankon batte tra il colle Guasco e il Colle Cardeto, dove sono visitabili i resti dell’anfiteatro romano, la Cattedrale, nonché il suggestivo Parco del Cardeto. Da qui a scendere si percorre un vero e proprio viaggio nel tempo lungo l’asse principale, l’ex strada Maestra, ovvero via Pizzecolli dove possiamo incontrare tutte le principali chiese e i palazzi fino al Teatro delle Muse. Immancabile una tappa alla Fontana delle Tredici Cannelle e di lì piazza Cavour
E il tuo luogo del cuore?
Non ho dubbi nel rispondere, ricordo ancora vividamente l’emozione della prima passeggiata a fine lockdown. Sono uscita di casa a piedi per raggiungere l’ingresso del Parco del Cardeto di via Birarelli, per affacciarmi sulla falesia, proprio sotto il Faro Vecchio. Come mi disse una volta una bambina che guidavo con i suoi compagni di classe, in questo luogo: “Maestra ma allora è questo l’infinito!”
Il punto della città o il monumento che desta più meraviglia?
La terrazza a mare del Passetto. Eh si perché il nostro Monumento per antonomasia non è soltanto un Altare della patria, una doppia scalinata e un ascensore, ma è soprattutto un affaccio, un “miradouro” come li chiamano a Lisbona, da dove è impossibile non “spiccare il volo” con la fantasia, e il pensiero va verso il Sud e l’Oriente.
Nella tua attività ti occupi di arte e di multisensorialità: come si sviluppa questo rapporto tra espressione artistica e sensi ? E soprattutto che impatto ha nei giovani e giovanissimi che si accostano al Museo tattile statale Omero per la prima volta?
Lasciamelo sottolineare, ad Ancona c’è l’unico Museo tattile statale al mondo! Non nego che la possibilità e la sfida di lavorare qui, oramai da oltre 20 anni, è stato uno dei motivi che mi ha permesso di restare nella mia città. E’ un vero piacere accogliere tutti i giorni studenti, ma anche ricercatori, operatori museali e docenti che ogni giorno, da tutto il mondo ci contattano e vengono in visita. Nel tempo abbiamo sempre di più sperimentato che l’idea e il sogno di due persone non vedenti (Aldo e Daniela Grassini) di toccare e far toccare l’arte anche alle persone con disabilità visive, è diventato un vero e proprio “regalo” per tutti. Chi non vorrebbe accarezzare tutto ciò che è bello, tutto ciò che si ama? La prossima sfida è coinvolgere in questo approccio multisensoriale tutta la città di Ancona, dalla prima accoglienza, alle strutture ai trasporti.
Nel tempo dei social che macinano informazioni e rendono accessibili le più svariate informazioni, che senso e importanza ha la divulgazione ?
Ritengo che sia necessaria e complementare. Io stessa a volte mi stupisco dell’apprezzamento che riscontro nei partecipanti dei miei tour, spesso dedicati anche a residenti e pensati su temi e approfondimenti ad hoc, in forma anche di giochi interattivi. Io non rinuncerei mai al contatto diretto, al dialogo, allo scambio con persone da cui posso sempre imparare. I canali social sono altrettanto utili, e li curo personalmente, e grazie a questi ( penso soprattutto ad Instagram) Ancona, vanta,oggi, finalmente, un immaginario visivo più ricco e variegato. Alcuni luoghi, scovati e ben valorizzati dagli utenti, sono diventati solo successivamente tappe turistiche. Un esempio su tutti il Belvedere Casanova da cui godere uno dei più bei tramonti dell’Adriatico.
Molti ti chiamano “il sindaco di Capodimonte” Cosa rappresenta per te questo quartiere?
Ogni volta che penso alla fortuna di essere vissuta, appena nata, in una casa- terrazza di via Cialdini affacciata sul porto, capisco il peso che quell’ “imprinting” ha avuto sul mio amore per Ancona. Poi, dai 4 anni, ho abitato nei quartieri nuovi, alle Brecce Bianche, e Capodimonte era sempre un “ritornare”, che fosse per il pranzo della domenica dalla nonna o per un giro alla scoperta della Cittadella o della Sinagoga. Capodimonte è comunque sempre stata – anche – la comunità della Parrocchia di San Giovanni Battista, storicamente francescana, che ha visto nascere la Mensa del Povero e il laboratorio artigianale di Santa Elisabetta. Nonostante i frati non ci siano più da anni lo spirito di accoglienza e generosità permane, nelle attività di volontariato di Nadia Bellelli e Giovanna Cipollari, nei presepi e nella cura del verde del sig. Nando Paciotti, nel coro natalizio della Chiesa. L’esperienza del covid ci ha uniti ancor di più e il gruppo Facebook “Io vivo a Capodimonte” che ho aperto nel 2010, appena tornata residente, durante il lock down si è vivacizzato in maniera inaspettata. Dal 2021 in poi si sono susseguite cene di quartiere, tour guidati e concertini con residenti ed amici di tutte le età. Ed è proprio recente la bella notizia che in occasione della riapertura della Pinacoteca Civica, verrà restaurata la lapide sulla facciata della casa natale di Francesco Podesti, sull’omonima via. Insomma la storia di Ancona non passa solo dal colle Guasco, tutt’altro, fino al 1797 l’ingresso via terra della città era proprio Porta Capodimonte, l’attuale Largo Casanova. Tutto è relativo, dipende dal punto di vista… e questo Ancona ce lo insegna quotidianamente!






