Sono iniziati nell’area adiacente lo stadio del Conero i lavori per la realizzazione dell’impianto di tiro a segno destinato alle discipline olimpiche, che usufruisce di fondi Pnrr per oltre 4 milioni di euro ottenuti in seguito alla scelta della Federazione UITS (Unione Italiana Tiro a segno), che ha individuato l’area della cittadella sportiva di Passo Varano per la realizzazione di un centro federale.
Il progetto prevede la realizzazione di un Poligono di Tiro, adiacente allo stadio del Conero e alla piscina olimpionica in costruzione, idoneo ad ospitare competizioni internazionali per carabina e pistola ad aria compressa al coperto da dieci metri con 45 linee di tiro (che potranno essere raddoppiate) da 25 e 50 metri.
Il primo lotto – quello finanziato con fondi Pnrr – prevede anche la realizzazione di un edificio per spogliatoi e servizi per gli atleti con punto ristoro, un’armeria, un parcheggio interno per gli atleti e servizi per il pubblico.
“Stiamo lavorando – afferma l’assessore agli impianti sportivi Daniele Berardinelli – per trovare la soluzione per completare anche il secondo lotto che così farebbe diventare questo impianto la sede federale scelta dalla UITS per gli allenamenti delle varie nazionali che impegnerebbero la struttura almeno tre settimane al mese”.
Lavori per lo studentato all’ex Deposito Derrate: nuove funzioni vitali al Parco del Cardeto
Una nuova residenza per studenti nel cuore del Cardeto e, quindi, del centro città di Ancona, in contiguità con la Facoltà di Economia e Commercio, immersa nel verde e tra le numerose testimonianze storiche che caratterizzano il parco urbano di 35 ettari a picco sul mare. I primi lavori sono iniziati all’ex deposito Derrate per dare vita al progetto dell’Ente regionale per il diritto allo studio universitario (Erdis) che vedrà la luce nel 2026.
L’edificio dei primi anni ’50 è l’ultima costruzione in ordine temporale del complesso di costruzioni militari presenti nell’area: per la sua particolare originalità come manufatto e per la sua posizione privilegiata, tra il verde e alle spalle della Caserma Villarey , è stato vincolato dal Ministero dei Beni architettonici: lo spazio sarà completamente riqualificato per accogliere gli studenti universitari e rappresenterà una svolta nelle funzioni del parco urbano, già interessato ai progetti del Demanio sulla ex caserma Stamura e sull’antico Faro e oggetto di una proposta per farlo rientrare all’interno del Parco del Conero.
Una nuova funzione, quella dello studentato, che infonderà vitalità e nuove destinazioni a tutta l’area del Cardeto: il progetto prevede la realizzazione di 59 posti letto (11 camere singole, 48 doppie), con soluzioni abitative inclusive e spazi condivisi per lo studio, il tempo libero e la socialità: aule, sala giochi, sala video, cucina comune, zona musica. Il valore complessivo è di oltre 10 milioni di euro, coperto in parte anche da fondi statali.
Ma quello dell’ex Deposito delle Derrate è solo uno dei tre nuovi studentati previsti ad Ancona. Un secondo intervento interesserà l’ex Caserma Fazio, nel quartiere Guasco, tra via Scosciacavalli e via del Faro. L’immobile, dichiarato di interesse culturale, era rimasto a lungo inutilizzato e ora il progetto, affidato a ERAP Marche, prevede la trasformazione dell’ex caserma in una residenza per studenti da 49 posti letto, suddivisi in 27 camere, la maggior parte delle quali doppie. Sono previste anche cucine collettive, spazi comuni e alloggi accessibili. Alcune camere disporranno di angolo cottura.
Il terzo intervento si sviluppa in via Saffi, nel centro storico, in un edificio di proprietà dell’Università Politecnica delle Marche e gestito da ERDIS attraverso una convenzione trentennale. Qui nascerà una residenza con 85 posti letto tra camere singole e doppie, tutte con bagno privato. Sono previsti anche soggiorni comuni, cucine, sale studio, lavanderie, una hall di accoglienza e la riqualificazione dell’ampio cortile interno. I lavori, cominciati a febbraio 2025, si concluderanno nel 2027.

Simona Rossi: “Ascolto, spazi e occasioni per far fiorire la lettura e la bibliodiversità”
Simona Rossi è una libraia del centro di Ancona e instancabile promotrice di cultura oltre che dispensatrice di buona letteratura. In precedenza si è occupata di teatro, musica, spettacoli. In sostanza sempre di persone.
Simona, sei animatrice culturale, storica libraia, e, immagino, anche lettrice….Di cosa? Cosa ti piace leggere ma, soprattutto, cosa rappresenta la lettura per te al di là dell’attività professionale e imprenditoriale?
Leggo voracemente dall’età di 7 anni – una media di un libro a settimana fino ai miei 30 anni – poi quando sono diventata libraia, ho alzato l’asticella… Leggo perchè mi piace e ho la fortuna che è la mia professione: ogni giorno penso a ciò che ho costruito di meraviglioso e su che pila immensa di fogli di carta sia avvenuto. Amo leggere narrativa, sono una “storia” dipendente: mi piace la suspense, non vado pazza per le storie d’amore e in genere quando leggo preferisco il tragico al comico. Alle persone che mi apostrofano per questo di solito dico “se voglio ridere..allora mi immergo nella vita reale. Per soffrire uso la mediazione della pagina e mi immedesimo negli altri.” In fondo esorcizzo, o meglio uso la lettura seguendo l’idea di catarsi aristotelica. La poesia mi accompagna ogni notte: un libro da tenere sul comodino, il suono delle parole allineate che mi fanno cuscino per addormentarmi. Ho riscoperto anche il vernacolo anconetano: grazie a giovani amici ventenni mi diverto a leggere con loro Scataglini, Giangiacomi. Ci sono dei passaggi di “Tre ore di vedovanza” che sono perfetti per ridere e sognare.
In questa città che ha da poco rinnovato il Patto per la lettura, quale è, dal tuo osservatorio privilegiato, lo stato di salute del libro? (Il patto si trova a questo link: https://bibliotecabenincasa.eu/prog…/patto-per-la-lettura/)
Leggere in questa città non appare prioritario in effetti, anche se i soggetti che promuovono la lettura sono molteplici e anche attivi. E’ come se le varie forze, giuste istanze, sensibilità e moti agissero ognuno per proprio conto, con poca curiosità fuori dalla propria cerchia. La lettura è un ottimo metodo per capire il mondo, per avere strumenti di codificazioni efficaci e non semplicemente reattivi, ma proattivi. Il libro può essere quel disinnesco all’ansia, alla frenesia. Il libro può essere quello spazio neutro, pulito in cui trovare il tempo per sé e per una socialità più profonda. In questi anni di fiorire di nuovi gruppi lettura tutto attorno a noi, di attenzioni, curiosità, abbiamo piantato tanta speranza perché la città divenga davvero una città accogliente per chi legge.
Cosa servirebbe per incrementare la lettura e la diffusione dei libri, soprattutto tra i giovani che tendono come sappiamo ad abbandonare le pagine (scritte o digitali) per i social e il web?
Penso che per prima cosa dovremmo fare domande, capire le istanze: sogno un grande lavoro di osservazione e domande, un censimento amplio e non solo su base volontaria per capire dove si trovano i libri, le letture, le storie nelle case, nelle vite dei cittadini di Ancona. Non possiamo trovare ricette per malattie che non conosciamo. E poi spazi, luoghi, occasioni: i ragazzi vi stupirebbero, ci stupirebbero. In questi anni di agganci, chiacchiere, viaggi in scuole, occasioni di incontro e simili…ho capito che non ci sono formule efficaci per tutti, ma che tutti potrebbero trovare il libro giusto adatto da leggere. E poi diciamo una tremenda verità: perché i ragazzi possano immaginare la lettura come qualcosa di importante, per primo dovremmo essere noi adulti a staccarci dalla tecnologia. Alle mamme che disperate mi dicono “mio figlio non legge, la prof si lamenta” io chiedo sempre “lei quanto legge per piacere personale?” e il silenzio spesso è atroce. Ecco chiedere qualcosa a qualcuno ha più forza quando noi con l’esempio mostriamo le nostre idee.
Una persona che non conosci entra nella tua libreria, ha voglia di leggere ma non sa bene cosa: cosa consigli? Come la orienti?
E’ la parte più bella del mio lavoro. Anni fa, un sabato pomeriggio entrò un giovane con spiccato accento barese che mi disse “sono in viaggio per l’Austria, ho due ore libere e vagando ho trovato la sua libreria. Non ho mai letto un libro in vita mia… mi ha preso voglia: mi consigli!” Fu stupendo ascoltarlo raccontare i suoi sogni, i suoi interessi, le sue frustrazioni e individuare due saggi e un romanzo che potevano incuriosirlo. Non è mai tornato a lamentarsi, però non so se abbia abbandonato il libro al binario. A parte l’episodio, di solito mi pongo in ascolto e tengo sempre con me dei “libri certezza” : romanzi non per forza famosi che posso introdurre e consigliare perché sono per me emblema o simbolo di stati d’animo, occasioni, circostanze. C’è così tanta bibliodiversità che esiste un libro per ognuno di noi: la fatica e la magia è trovarlo per noi librai (che siamo simili in questo agli eroici bibliotecari)
Spesso hai organizzato incontri con autori, alcuni di nicchia, altri molto famosi: come scegli i protagonisti di questi eventi?
Vengo dal mondo dello spettacolo dal vivo per formazione universitaria e lavoro in teatri e festival: l’incontro con qualcuno che ti ascolta, ti guarda per me è sempre prioritario. Ho riversato questa vita nella libreria. Scelgo libri che mi sono piaciuti in lettura, che in qualche modo stanno su una linea ideale di pensiero e forma che in questi anni stiamo costruendo con i lettori, i curiosi, gli occasionali e gli habitueè. Non ho passione del “piccolo” in quanto più genuino, ma non soffro il fascino del nome televisivo. La scelta è lo scrivere e il narrare, l’onestà e la curiosità. I libri che aprono le finestre da cui entrano domande, no l’autoreferenzialità di stanze chiuse con dentro certi soloni della parola. E poi persone che desiderano mettersi in gioco: se volevamo la pura e semplice storia del libro…beh, leggevamo quello. All’incontro io mi aspetto di andare oltre: fare in modo che l’autore sia portatore del suo lavoro, delle sue intuizioni, di ciò che lo anima nello stare in questo mondo. Le sue letture: diffido di scrittori che non leggono. Talvolta li trovo ed è molto difficile che i loro scritti siano in grado di lasciare un segno. Un scrittore che non legge per me è afono.
Qual è la tua opinione sul panorama culturale cittadino? Cosa manca, cosa serve per definirlo vivo?
Quello che c’è…non manca!! E non è una battuta, c’è davvero tanto, molteplice, fatto di azioni grandi e piccole; di private, di associazioni e di istituzioni pubbliche. Manca un coordinamento: qualcuno che sappia avvicinare lembi delle medesime coperte, ma che sembrano inconciliabili per renderle più accoglienti; manca qualcuno che faccia da megafono per le attività tutte. E’ un po’ che lo dico: se il Comune facesse promozione sulle attività del territorio a carattere culturale, senza entrare in meccanismi complessi di approvazione, ma solo spazio su piattaforme e periodiche comunicazioni, tutti saremmo efficaci e potremmo arrivare ai più e fuori dai nostri “spazi”. L’Istituzione moltiplicherebbe l’offerta cittadina senza mettere “altre” risorse economiche, ma dando modo a tutti, con direttive chiare, di essere “comunicati” con efficacia. Spesso vedo associazioni che fanno salti mortali per organizzare la presentazione del libro – testimonial: risorse ed energie e magari non riescono ad uscire dal proprio gruppo di interesse. Ad Ancona in una settimana qualunque, solo sulla questione libri potete trovare almeno 3 presentazioni, un paio di gruppi lettura, uno spettacolo o un film ispirato ad un libro su cui qualcuno di quotato magari costruisce un incontro introduttivo. Non è vero che non c’è nulla. E’ vero che non abbiamo un modo per coordinarci. Ma forse, a pensarci, una cosa manca: l’orgoglio “Canalini” – una stagione letteraria passata che rendeva una città di ricerca. Una città al bordo che sapeva raccontare. Forse c’erano scuole e laboratori di scrittura, non per forza proiettati al volume da portare alle stampe. Ma per creare una coscienza creativa diffusa sulla parola che racconta. Ecco manca un po’ di sperimentazione ed esercizio che sicuramente c’è in varie associazioni e gruppi, all’interno di scuole e che andrebbe valorizzato di più e reso sempre più ampio.
Un sogno?
Sogno una scuola permanente dedicata all’estetica. Sapere che per esempio quest’anno soggetti privati e pubblici si siano messi insieme per una scuola di architettura per bambini e che ora promuovano incontri con designers di calibro internazionale mi sembra in linea con ciò che ho detto finora: creiamo spazi permanenti per far parlare le parole. Sarà una cura perfetta per una comunità che muta, si ama, si lacera e si ricuce. Ancona che legge per me è un sogno a portata di pagina: voltiamola per trovare lettori nuovi, far rinascere sopiti amori per classici, trovare voci nel territorio e accudirle come si fa con ciò che è prezioso. E i libri mi hanno insegnato in questi 40anni d’amore che i sogni stanno appesi lì a tutte le virgole e lettere che vi stanno dentro. Basta leggere.
b.ul.
Rimodulazione tariffe di sosta per agevolare residenti e mobilità produttiva
Una piccola rivoluzione della sosta che vuole dare uno stimolo alla mobilità e alla rotazione degli stalli, e soprattutto agevolare la ricerca di parcheggio dei residenti, per i permessi dei quali non sono previsti aumenti . Incremento degli stalli blu, rimodulazione dei corrispettivi orari con tariffa media, incentivazione dell’uso di parcheggi cerniera per i pendolari che non devono soffocare la sosta in città: è questa la logica della delibera consiliare recentemente approvata sulle modalità operative di prima attuazione del contratto tra Comune di Ancona e Società Ancona Servizi per la gestione dei parcheggi a raso e in struttura.
In alcune zone i prezzi orari per parcheggiare saranno aumentati mentre in altri, meno centrali, verranno abbassati: una articolazione che verrà definita nei dettagli delle singole strade con altra delibera e che ha due obiettivi principali: la tutela dei residenti e una diversa mobilità, che stimoli il più possibile la rotazione, la circolarità e non favorisca la sosta prolungata e improduttiva.
“Questa delibera – spiega l’assessore alla viabilità Giovanni Zinni – individua il numero preciso degli stalli che vogliamo realizzare con le zone blu. Seguirà una delibera di dettaglio in cui indicheremo il posizionamento stallo per stallo. Questo atto fa parte di un percorso di riforma che ci deve portare a far sì che le zone blu siano uno strumento di tutela dei residenti, di circolarità della sosta a favore della produttività. Non vogliamo una città ferma e immobile. Ai pendolari diciamo: usate i parcheggi scambiatori”.
L’obiettivo della rimodulazione della sosta è, appunto, di una diversa mobilità: la sosta dei lavoratori che giungono in città quotidianamente deve essere dirottata nei parcheggi scambiatori a ridosso dal centro serviti dal mezzo pubblico.
Per favorire la sosta produttiva viene diminuito il costo (da 2,5 euro e 2) della seconda ora nelle zone di sosta veloce. Istituite inoltre le cosiddette “zone cuscinetto” per residenti che, collocandosi tra due aree con permessi diversi, si trovavano in difficoltà.
“Non è una rimodulazione pensata per fare cassa – assicura l’assessore – ma per gestire la sosta con altro approccio: all’aumento di una zona più interessata dalla sosta improduttiva farà da compensazione la diminuzione di altre. Si attuerà quindi una diversificazione tariffaria nelle diverse zone previste nel contratto al fine di garantire l’ordine di priorità, insieme con l’impegno di mantenere invariata la tariffa media delle singole zone”
La nuova politica sarà monitorata attraverso report periodici da parte dei Ancona Servizi Spa, anche per procedere con eventuali aggiustamenti qualora si evidenziassero situazioni di necessità.
La delibera approvata stabilisce che si possono istituire stalli di sosta a pagamento in:
ZONA ADRIATICO
Via Thaon de Revel
Via Santa Margherita
Via Raffaele della Pergola
ZONA CITTADELLA
Via Circonvallazione
Via Scandali
Via XXV Aprile
Via Gervasoni
Via Marini
Piazza Fontana
Via Vallemiano
Via Verdi
ZONA PIANO SAN LAZZARO
Via Pesaro, dall’incrocio Via Dalmazia a P.le Camerino
Via Ascoli Piceno
ZONA PALOMBINA
Via Flaminia: dal civico 357 fino al confine comunale con Falconara Marittima
lato civici pari
Via Costantini
Via Mercantini
Via Panzini
Occorrerà inoltre prevedere l’introduzione di aree con modalità di gestione tramite disco orario o altri strumenti manuali o elettronici, nella
ZONA ADRIATICO
Via Thaon de Revel: parcheggio “a cassonata” dopo civico 20;
Via Thaon de Revel: 10 posti a ridosso della scalinata di accesso alla “Piscina
Comunale del Passetto”
Per le aree di “Sosta veloce”:
la tariffa oraria sarà di € 0,50 per la prima ora e di € 2,00 per le ore successive.
In queste zone non è valido nessun tipo di permesso, fatta eccezione per quelli rilasciati alle persone con disabilità.
La sosta veloce viene riconfermata ed istituita nelle seguenti vie:
P.zza della Repubblica
Largo Sacramento
P.zza Stamira
Via Palestro: da Via Varlè a Via Simeoni
Corso Amendola: dal civico 8 al 18, dal civico 46 al 50;
Via Trieste: dall’incrocio con via Toti al civico 43 su entrambi i lati
Via Chiesa: tra via Maratta e Corso Amendola – lato civici dispari
P.zza Rosselli (kiss & ride)
Viale Cristoforo Colombo: Dal civico 4 al civico 22;
Corso Carlo Alberto: dal civico 66 al civico 74
Al fine di garantire una buona accessibilità ai presidi sanitari ambulatoriali e alle attività commerciali site in zona Adriatico e Centro, nonché di agevolare la fruizione della stazione ferroviaria, è stato ritenuto necessario incentivare la rotazione degli stalli di sosta in aree particolarmente frequentate.
Sono state quindi istituite zone in cui non è valido nessun tipo di permesso, a eccezione dei permessi per persone con disabilità, definite “zone a pagamento per tutti”, nelle vie indicate di seguito:
Via Thaon de Revel: parcheggio fronte civico 6
Largo Cappelli
Parcheggio fronte Stadio Dorico
Piazza IV Novembre: parcheggio fronte ristorante e parcheggio fronte civico 60
Piazza Rosselli
Via Corridoni, dall’incrocio con via Monfalcone a quello con via Panoramica.
“Faremo di Ancona una meta dove il turismo è risorsa”
di Daniele Silvetti
Sindaco di Ancona
Avete mai pensato ad Ancona come ad una vera e propria destinazione? Accogliente, aperta, capace di mettere a disposizione il suo patrimonio di arte e natura oltre che le testimonianze della sua storia millenaria?
Fare della nostra città una meta per ogni stagione è una delle nostre sfide. Per questo stiamo pianificando una strategia a medio e lungo termine sul turismo, che crediamo sia una irrinunciabile opportunità sul piano economico, sociale e culturale. Nella città che stiamo costruendo, come ho avuto più volte modo di sostenere, il turista non deve essere considerato un peso ma una risorsa di sviluppo.
La chiave è trovare un equilibrio che permetta a questo settore di crescere senza compromettere l’ambiente o la qualità della vita dei residenti. Anche la pianificazione urbanistica sarà pensata per incontrare l’obiettivo turismo: penso alle infrastrutture, ai nuovi contenitori da far rivivere con funzioni di accoglienza, penso al porto con cui il rapporto dovrà essere sempre più stretto, penso al potenziamento delle opportunità del suo essere baricentrica.
La dote che Ancona porta in questo mercato è di immenso valore artistico e naturalistico. Proprio perché ci abbiamo creduto, siamo riusciti ad ospitare il vertice internazionale del G7 Salute, l’Expo consumatori, siamo finiti sugli schermi di tutta Italia nel cinepanettone, siamo diventati un set apprezzato di film e serie tv, e tra un mese daremo il benvenuto a oltre mille giovani dell’Erasmus Generation Meeting.
I grandi eventi, che consideriamo una scossa all’economia e alla vitalità della città, si mescoleranno all’offerta culturale, al rafforzamento del brand del Conero, alla bellezza del nostro territorio per tutte le attività outdoor.
Possiamo davvero diventare una destinazione da cercare e raggiungere per la sua offerta e la sua identità.
Per continuare su questa strada serve una strategia e una visione, ma anche un salto di qualità culturale da parte della nostra comunità, che ci faccia superare diffidenze e ritrosie e recuperare l’orgoglio di una città che è sempre stata aperta agli scambi, da dove da secoli tanti sono partiti o approdati.
Abracadabra, la magia e la potenza della parola a Popsophia
Il festival nazionale Popsophia torna al Teatro delle Muse dall’8 all’11 maggio con un’edizione intitolata Abracadabra e dedicata a realismo magico, magia e pensiero superstizioso. Abbiamo chiesto alla direttrice artistica del festival di spiegare il senso di questo tema affascinante
di Lucrezia Ercoli
ABRACADABRA
Abracadabra è una parola magica con cui abbiamo familiarità. Tuttavia, come spesso accade quando si parla di formule incantate, non conosciamo il suo vero significato, la sua origine rimane misteriosa anche se è presente in tantissime lingue, dal tedesco al giapponese.
Sembra che la prima ricorrenza letteraria risalga al III secolo d. C., nel Liber Medicinalis di Quinto Sammonico Sereno, tutore dell’imperatore Caracalla. Scrivere la parola “abracadabra”, scrive Sereno nel suo trattato di medicina, è un rimedio infallibile contro la febbre causata dalla malaria. Abracadabra, dunque, è una parola apotropaica (dal verbo greco apotrepo che vuol dire “allontano”) che tiene a distanza le malattie: bisogna scriverla in un triangolo rovesciato, eliminando a ogni riga successiva l’ultima lettera della riga precedente, arrotolare il foglio di pergamena, legarlo con un filo di lino e portarlo legato al collo. Ecco un potentissimo amuleto per far scomparire i sintomi così come scompaiono, riga dopo riga, le lettere della parola.
La potenza dell’abracadabra è scomparsa con la medicina e la scienza moderne, ma la sua presenza si è moltiplicata nell’immaginario della cultura di massa. La formula è rilanciata dalla maledizione mortale ideata da J.K. Rowling nella saga di Harry Potter: pronunciare un “avada kedabra” significa far si “che la cosa sia distrutta”, una magia nera usata per far scomparire qualcuno, questa volta per sempre. Fino al recente brano di Lady Gaga, un ipnotico “abracadabra-oh-ga-ga” che diventa un tormentone radiofonico tra amore e morte, una lotta tra luce e tenebra nel cuore della cultura pop internazionale.
Le formule magiche – antiche e contemporanee – ci ricordano che le parole hanno da sempre un enorme potere nella nostra vita: le parole ci convincono, ci dissuadono, ci guariscono, ci ammalano. Le parole contengono una buona dose di magia e per questo sono affascinanti quanto pericolose. Il sofista Gorgia nel suo Encomio di Elena metteva in guardia dalle magie del linguaggio perché le parole sono “capaci di incantare, producono piacere e allontanano il dolore”.
PENSIERO MAGICO
Nel mondo completamente secolarizzato e disincantato, dove tutto sembra oggettivo, razionale e calcolabile, c’è ancora spazio per il “pensiero magico”?
L’incanto connesso alla magia non è semplicemente una fuga dalla ragione nelle tenebre dell’ignoranza. Il pensiero magico, al contrario, può aiutarci a riscoprire il senso più profondo delle domande filosofiche più radicali, quelle che nascono dalle cose meravigliose e terribili che non riusciamo a capire.
D’altronde gli eventi più importanti della nostra vita rimangono insondabili e imprevedibili, la realtà è piena di segni da decifrare e da interpretare, fili incomprensibili e misteriosi legano gli eventi più disparati.
Il filosofo “è un mago”, diceva Giordano Bruno che fu bruciato vivo proprio come eretico e mago, perché “è un sapiente dotato della capacità di agire”. Il filosofo unisce sapere e fare, cerca costantemente di avvicinarsi alla conoscenza delle connessioni che tessono la vita della natura, e di agire nel mondo secondo questi principi, andando al di là delle certezze della tradizione e dei pregiudizi del senso comune. Magia e filosofia, scrive il filosofo Massimo Donà, “sono due termini uniti e non contrapposti, due aspetti di una stessa ricerca” che è in grado di “rendere ragione del radicale mistero invincibilmente, arcanamente testimoniato dall’esperienza”.
Ma c’è l’altro lato della medaglia, a ogni magia bianca corrisponde una magia nera. E sono proprio i pensatori antichi a metterci in guardia dai ciarlatani che vogliono sfruttare la credulità popolare a proprio vantaggio. Già Platone nella Repubblica capeggia una polemica antimagica e si scaglia contro chi sostiene di piegare la divinità alla sua volontà “con certe fatture e certi legami magici”. Cosa avrebbe pensato della proliferazione di improbabili cartomanti, santoni e guaritori che si moltiplicano sul web?
TECNOMAGIA
Tommaso Campanella, nella sua opera Il senso delle cose e la magia, ricordava che tutte le scienze sono magiche, anche “l’invenzione dell’arco e delle stampe, e così l’uso della calamita”.
La tecnologia contemporanea è l’epigono di un fascino magico che ha origini antiche. Una tecnomagia che ci “affascina”, nel senso letterale del termine dal latino fascinum che significa malìa, ma anche amuleto. I moderni dispositivi tecnologici attuano su di noi una seduzione ambigua, un condizionamento magico come quello di chi ha subito un maleficio, come quello degli sciamani che vanno in uno stato di trance.
Viviamo in paesaggi virtuali e dialoghiamo con intelligenze artificiali: lo schermo dello smartphone è il contemporaneo “specchio magico” a cui chiediamo verità sul presente e profezie sul domani, da cui speriamo di avere avatar digitali per sconfiggere la morte o filtri d’amore per trovare l’anima gemella.
Se il filosofo vuole tornare ad essere un vero mago contemporaneo deve “comprendere e agire” all’interno di questa dimensione complessa, in un mondo ibrido tra reale e digitale, tra incanti e malefici, tra incantesimi e controincantesimi.
Social e chat: come i cittadini comunicano con l’Amministrazione
Social, chat, sportello, telefono: quali sono i canali di comunicazione più utilizzati dagli utenti che cercano informazioni dal Comune di Ancona?Come ogni anno, l’Ufficio Comunicazione – URP stila un report che fotografa attraverso numeri, classifiche, trend, le richieste di informazioni che vengono effettuate attraverso la nutrita batteria di canali di comunicazione. In particolare, i social network offrono interessanti spunti su quali siano gli argomenti più richiesti, più apprezzati e quelli che hanno raggiunto il maggior numero di utenti.Nel dettaglio, per quanto riguarda i canali social, continua nel 2024 la crescita dei cittadini che seguono la pagina Facebook “Comune di Ancona – Informacittà”. Eventi e interventi sul decoro e sui lavori pubblici sono tra i temi che raggiungono il maggior numero di utenti e like. In testa troviamo la nuova illuminazione e pavimentazione di via Goito, con 53.000 utenti raggiunti e quasi 700 like. A seguire, il post relativo al progetto del nuovo stadio Dorico che ha ottenuto 43.000 visualizzazioni e oltre 200 like. La festa del Capodanno ha invece raccolto circa 2.000 “mi piace”.
Un “Comune in tasca” quello di Ancona che invia notizie direttamente sui telefonini attraverso i canali di Telegram e Whatsapp. Con oltre 6.000 iscritti, questi canali permettono agli utenti di ricevere quotidianamente aggiornamenti su eventi, avvisi, scadenze, bandi, emergenze e modifiche alla viabilità in tempo reale. WhatsApp, inoltre, viene utilizzato anche come uno “sportello virtuale di informazioni”, offrendo risposte personalizzate per ogni richiesta che nell’anno appena trascorso sono state 2.950.
In continua espansione anche il canale Instagram del Comune, che con un piano editoriale specifico e contenuti visivi come video brevi, testi, stories e infografiche ha raggiunto 13.000 utenti.
Le pagine Facebook e Instagram Ancona Tourism e Ancona Cultura hanno visto un incremento positivo grazie alla produzione di contenuti multimediali e testuali mirati: approfondimenti su mostre, percorsi culturali, luoghi e personaggi iconici per Ancona Cultura, e itinerari, curiosità e contest fotografici per Ancona Tourism.
Anche i “canali tradizionali” come lo sportello di front office al piano terra e il telefono hanno visto un aumento significativo delle richieste: le interazioni sono cresciute rispettivamente del 26% e del 39% rispetto all’anno precedente, a scapito delle email che invece subiscono un importante decremento. Le richieste al front office riguardano principalmente la situazione abitativa e la domanda di sussidi, in particolare in seguito ai bandi per i contributi per l’affitto e le utenze. Al telefono, invece, prevalgono le richieste di orientamento (ad esempio, “a quale ufficio dovrei rivolgermi per…”) e le segnalazioni relative al decoro urbano e al verde pubblico. Oltre 3.000 le segnalazioni gestite tramite il sistema ProntoURP, che raccoglie tutte le istanze dei cittadini; del totale, il 65% sono state risolte o pianificate, una percentuale in linea con il 2023. Le richieste più frequenti riguardano la manutenzione del verde pubblico e delle strade.
Il report completo dell’Ufficio Comunicazione – URP è qui
Marco Porcu Ufficio Comunicazione
Nuovi arredi e luci, verde e sobrietà: ecco il nuovo Corso
Nuovo volto a Corso Garibaldi e all’asse “da mare a mare”, nuove luci, verde. Arredi sobri e una precisa intenzione di non stravolgere l’aspetto originario e il contesto architettonico di pregio, di rinnovare “in punta di piedi” con uno stile contemporaneo che riqualificherà il tratto compreso fra Piazza della Repubblica e Piazza Cavour, con un’attenzione particolare alla connessione con piazza Stamira attraverso via Castelfidardo (che sarà interessata dalla riqualificazione in un secondo stralcio).
Il progetto, messo a punto dai tecnici dei Lavori pubblici e dal consulente arch. Riccardo Piacciafuoco e sottoposto alle categorie economiche, non punta semplicemente a inserire singoli elementi di arredo e piante nel principale corso della città da mesi liberato dalle vecchie isole di ferro, ma intende creare una nuova dimensione urbana dell’asse “da mare a mare” dove ci si incontra, si passeggia, si vive il centro dalle Muse – gli arredi sono stati pensati in continuità con quelli di piazza della Repubblica – al Passetto.
L’idea alla base della riqualificazione è proprio quella di creare zone di sosta, senza trascurare l’elemento luce perché una città vive sia di giorno che di sera: per questo sono previsti led a luce variabile che si propaga sia da sopra sia da sotto il lampione.
I nuovi arredi saranno composti da 27 panchine di pietra sinterizzata (polvere di pietra con resine) e legno; di queste 6 presentano lo schienale, 7 sono composte da sedute bifronte (senza schienale) e 14 composizioni ad L (seduta con schienale e piccola penisola). Le nuances tenderanno al colore chiaro, mentre la zona delle sedute sarà lignea. Le panchine saranno inoltre munite di piedini in grado di azzerare la leggera pendenza del Corso Garibaldi, che in alcuni punti è pari a circa il 5%. Sia legno che pietra saranno trattati con vernici antigraffiti.
Grande spazio sarà riservato al verde: il progetto prevede 27 nuovi alberi, in particolare sono state scelte le specie pyrus calleryana (comunemente noto come ‘pero da fiore’), con il fiore colore bianco, e lagerstroemia, le cui fioriture rosse perdurano per circa 6 mesi; l’altezza media di questi fusti non supera i 7 metri. Le piante sono state selezionate tenendo in considerazione manutenzione, dimensione, venti e condizioni climatiche, evitando quelle allergizzanti.
Sono inoltre previsti 27 lampioni, 14 cestini alternati e 54 fioriere (di cui 27 per composizioni con alberi e 27 per composizioni floreali con lampione).
La collocazione non sarà in parallelo, ma procederà con elementi ricorrenti in ordine diagonale.
Quali saranno i tempi di realizzazione del progetto, del costo complessivo di 345 mila euro? Il prossimo mese si andrà alla progettazione definitiva e nel corso dell’estate i cittadini potranno assistere a una continua composizione degli arredi. Il termine dei lavori previsto è la fine dell’estate, presumibilmente in concomitanza con la tradizionale festa del mare che cade fra agosto e settembre, anche se la piantumazione dovrà slittare per motivi climatici.
Un particolare servizio di manutenzione e di innaffiamento, da incrementare nei mesi estivi, sarà organizzato per mantenere alto il livello di decoro.

Il racconto della musica: intervista a Cristiano Veroli
La stagione musicale Ancona Classica ha appena preso il via. Insieme con il musicologo Cristiano Veroli raccontiamo il viaggio musicale che FORM e Amici della Musica propongono per il capoluogo in una serie di appuntamenti che porteranno il pubblico ad ascoltare musica nei contenitori simbolo della città: il Teatro delle Muse, lo Sperimentale e la rinnovata Aula Magna della Facoltà di Ingegneria, che già in passato aveva ospitato le stagioni sinfoniche della Filarmonica Marchigiana.
Per il secondo anno consecutivo FORM e Amici della Musica propongono insieme una stagione di musica cameristica, concertistica e sinfonica per il capoluogo. Che storia racconta musicalmente il percorso studiato per quest’anno?
C’è un filo conduttore piuttosto evidente che lega insieme le due programmazioni musicali confluite nel cartellone unico di Ancona Classica 2025. Il termine di “Contrappunti” individuato dal Direttore artistico Fabio Tiberi per la stagione cameristico-concertistica di AdM (Amici della Musica “Guido Michelli”) allude alla coesistenza armonica e all’interrelazione dialogante di più linee melodiche che si intrecciano e si sommano tra loro, come in una fuga di Bach ad esempio, e quindi, per estensione, alla pluralità di stili, forme, generi ed epoche diverse che nel loro insieme tracciano una fitta rete di vie complementari nell’ambito di un percorso comune, arricchendolo così di varie possibilità di fruizione per il pubblico. Una simile “mappa” di percorsi diversi intrecciati fra loro è sottesa anche nel termine “MusicAttraverso” che identifica invece la stagione sinfonica FORM a firma del Direttore artistico Francesco Di Rosa: suoni “viaggianti” che attraversano il tempo e lo spazio della musica di ogni genere e stile segnando il traguardo dei 25 anni della Fondazione Orchestra Regionale delle Marche e i 40 anni dell’attività dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana.
In effetti, Ancona Classica 2025 offre al pubblico la possibilità di accostarsi a generi tradizionali come il quartetto per archi e la sinfonia, la sonata per uno o più strumenti e il concerto solistico; ma anche a generi e stili trasversali alla cosiddetta “musica classica”, come la musica per il cinema, la danza, il canto popolare rielaborato in ambito colto, per scoprire, o riscoprire, autori molto differenti tra loro per epoca, stile, linguaggio musicale, mezzi espressivi: da Beethoven a Ravel, da Schubert e Mendelssohn a Poulenc , Satie e altri autori del Novecento e dell’epoca contemporanea, fra cui il senigalliese Daniele Gasparini che presenta in prima assoluta una nuova opera su commissione AdM. Non solo. Alcuni autori compaiono in entrambe le programmazioni dando testimonianza della loro poliedricità di interessi musicali (come nel caso di Nino Rota, presente con le sue celebri musiche scritte per il cinema ma anche con composizioni di genere colto come il preludio pianistico e il concerto per archi); mentre alcuni temi attraversano entrambe le programmazioni affrontati da diverse prospettive: il tema della danza, ad esempio, su cui si incentra il programma del concerto FORM ROMEO E GIULIETTA, si ripresenta, come idea assoluta, nella Settima Sinfonia di Beethoven – “apoteosi della danza”, come la definisce Wagner – eseguita nella seconda parte del concerto BOSSO-BEETHOVEN degli AdM. Insomma: davvero una pluralità e un intreccio di vie nell’ambito di un percorso unificato AdM-FORM in grado di soddisfare tutti i gusti e le esigenze.
Chi sono i protagonisti chiave di questa stagione?
Difficile selezionare le eccellenze quando le eccellenze sono davvero tante. Concentrandomi sulla programmazione dei prossimi eventi, direi che oltre all’atteso debutto con la FORM, il 6 febbraio all’Aula Magna, del Premio Oscar Nicola Piovani con sue composizioni di vario genere da lui dirette, di notevole attrattiva è la presenza nel cartellone degli AdM di due eccezionali pianisti: il giovane di talento Filippo Gorini (artista in residenza per il triennio 2025-27) e l’affermato Emanuele Arciuli, impegnati il primo, il 9 febbraio allo Sperimentale (da questa data in poi sede di tutti gli appuntamenti di Ancona Classica) nell’interpretazione di capolavori assoluti come l’avveniristica ultima sonata di Beethoven, Op. 111, e la splendida sonata di Schubert D.840 “Reliquie” (di cui Gorini esegue anche i frammenti dei movimenti lasciati incompiuti dall’autore); mentre il secondo, il 25 febbraio, in un recital intitolato PIANO VOICE dal programma estremamente vario e articolato che, tra le altre cose, permette al pubblico di accostarsi ad interessantissime composizioni di autori novecenteschi e contemporanei ispirate al blues e alle melodie tradizionali dei nativi nordamericani.
C’è poi il 7 marzo, per la FORM, una “new entry” davvero importante: il maestro svizzero Matthias Bamert, compositore e direttore d’orchestra di fama internazionale che si esibisce per la prima volta in Italia dirigendo la Filarmonica Marchigiana in formazione di grande orchestra (oltre 60 elementi) nell’esecuzione delle due più celebri composizioni strumentali dedicate all’immortale coppia di amanti shakespeariana: l’Ouverture-Fantasia Romeo e Giulietta di Čajkovskij e brani tratti dalle tre suite dell’omonimo balletto di Prokof’ev introdotti dall’Invito alla danza di Carl Maria von Weber.
Da non perdere il 20 marzo, per gli AdM, l’esibizione del Quartetto Eos che affronta, in un programma dal titolo RUSSIAN TALES, due “gemme” della letteratura quartettistica come il Primo dei tre quartetti “Razumovsky” di Beethoven e il celeberrimo Ottavo Quartetto di Šostakovič. Come pure da non perdere il 27 marzo, sempre per gli AdM in collaborazione con la FORM, l’appuntamento con il violoncellista e direttore Luigi Piovano, primo violoncello solista dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, per il concerto BOSSO-BEETHOVEN, un emozionante omaggio ad Ezio Bosso, musicista con il quale il Direttore artistico della FORM Francesco Di Rosa aveva un forte legame anche sul piano affettivo. Questo evento ha un significato particolare per il pubblico di Ancona. Proprio nella nostra città, infatti, il 2 febbraio 2020 Bosso diresse la FORM, insieme allo stesso Di Rosa in veste di oboe solista, in quello che fu il suo ultimo concerto pubblico. Il programma musicale di BOSSO-BEETHOVEN prevede alcune composizioni di Bosso, fra cui The Sea Prayer per violoncello e archi con l’intervento solistico di Piovano, e la già citata Settima Sinfonia di Beethoven, opera che Bosso diresse il 14 marzo 2018 all’Aula Magna salendo per la prima volta sul podio dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana.
Chiusura in grande stile l’8 maggio, fra idilli mozartiani ed eroismi beethoveniani, con il programma LA FORM E MAYER, SOLISTA DEI BERLINER: IDILLIO ED EROISMO, che vede protagonista un’altra importante “new entry” per la FORM: Albrecht Mayer, oboe solista dei Berliner Philharmoniker. Fra le opere in programma, eseguite e dirette da Mayer, la ricostruzione del Concerto per oboe K. 293 di Mozart, prima esecuzione in Italia, e la grande Sinfonia Eroica di Beethoven.
Sono diversi i luoghi che ospiteranno la stagione, dalle Muse all’Università. Quanto significa questo in termini di coinvolgimento del pubblico e quanto è cresciuta negli anni la cultura musicale di Ancona?
Significa molto. La storica triangolazione fra le due più importanti realtà musicali presenti nel territorio di Ancona, gli AdM e la FORM, e l’Università Politecnica delle Marche, frutto di collaudati rapporti di collaborazione e di amicizia che risalgono a diversi decenni addietro e che dallo scorso anno, sotto l’egida del Comune di Ancona, hanno dato vita ad Ancona Classica, è fondamentale per il coinvolgimento di un pubblico sempre più vario e numeroso nelle attività programmate e, di conseguenza, per la sua crescita culturale nell’ambito della musica; processo che, credo, sia già in atto ma che necessita di essere incentivato.
Con il recupero dell’Aula Magna come sede di concerti dopo molti anni di assenza, recupero fortemente voluto dal Rettore Gian Luca Gregori che si riallaccia alla tradizione dei “Giovedì dell’Aula Magna” nata al tempo in cui Tiberi era Direttore artistico della FORM, ha permesso di chiudere il circuito dei più importanti luoghi cittadini destinati alla musica (Muse, Sperimentale e Aula Magna) acquisendo o riacquisendo nuovo pubblico e, insieme, di completare, anche spazialmente, l’itinerario a più vie del duplice percorso musicale AdM-FORM all’interno del capoluogo.
C’è poi un’altra importante considerazione da fare. La programmazione di Ancona Classica risponde alle esigenze di un pubblico molto vasto e differenziato, comprendente, oltre ai tradizionali fruitori di musica colta appartenenti ad un fascia di età piuttosto alta e ad un livello sociale tendenzialmente elevato, anche altre categorie di utenti, fra cui gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado (per i quali sono previste forti riduzioni sul costo dei biglietti) e, in generale, tutti quei soggetti che, vivendo in condizioni di fragilità e disagio, sono generalmente tenuti ai margini dell’offerta culturale, potendo essi orientarsi anche verso programmi di particolare “appeal popolare”. Del resto, mi sembra che tutto questo possa contribuire, almeno per quanto riguarda la musica, al raggiungimento degli obiettivi perseguiti dall’attuale Amministrazione Comunale nel progetto per la “Grande Ancona”.
Margherita Rinaldi
“Ecco perché ho accettato di fare la Garante degli animali”
Vanessa Marini, Garante dei Diritti degli Animali
Non avrei mai immaginato di ricoprire il ruolo di Garante dei Diritti degli Animali del Comune di Ancona.
Ricordo ancora addosso l’emozione ed il forte senso di responsabilità che ho provato quando l’Assessore per la Tutela degli Animali del Comune di Ancona, Orlanda Latini, mi ha detto che le Associazioni Animaliste della Consulta mi avevano indicata quale professionista adatta a svolgere tale ruolo.
Non pensavo di poter abbinare il lavoro che svolgo e che amo ad un altro amore che ho da sempre: gli animali, soprattutto per quelli che condividono e riempiono la nostra quotidianità.
La mia famiglia, per lo meno quella paterna, ha origini contadine; origini di cui vado fiera e che mi hanno messa a contatto fin da subito con gli “animali di casa” e a capire l’importanza e la profondità del rapporto con loro.
La decisione di accettare tale importante ruolo non è stata immediata
Ho riflettuto molto sull’accettare o no.
Sono un avvocato civilista, ma fin dall’inizio del mio percorso professionale l’amore e l’interesse verso gli animali di affezione mi ha sempre accompagnata: ho supportato la difesa di alcune associazioni animaliste, mi sono battuta perchè venissero rispettate le norme che regolano l’adozione dei randagi nei canili, ho tenuto convegni sui cani e sul trasporto degli animali all’estero; ma il Garante è la loro figura di riferimento ed io mi sono chiesta se avessi abbastanza capacità e competenze per garantire loro il livello di tutela che meritano.
Il mio cane, Kimbo, mi ha convinta.
Lui è da 10 anni il valore aggiunto di tutte le mie giornate. Ed il rapporto con lui mi porta ogni giorno a capirne e rispettarne la natura. A cercare di fare di più e meglio.
Lui è un meticcio e mi capita spesso di pensare al fatto che, se non lo avessimo adottato, sarebbe finito in canile.
Guardandolo ho capito che, se sono stata in grado di dare a lui la vita felice e di qualità che vive oggi, posso e voglio provare a rivolgere lo stesso impegno e dedizione verso tutti gli animali come lui. Di fatto basta l’amore ed in particolare il rispetto”
Dopo sei mesi di attività dico che non potevo fare scelta migliore.
Il Garante ha il compito di raccogliere le segnalazioni dei cittadini che riguardano gli animali. Mi riferisco ai casi di abbandono, di possibile maltrattamento ma anche all’utilizzo di animali vivi per mostre o circhi; ha il compito di attivare l’Amministrazione e le Autorità che, secondo la legge, sono deputate ad intervenire nella situazione concreta.
Ma il ruolo, forse più importante, che svolge è quello di diffondere e sviluppare la cultura del rispetto per gli animali e l’importanza delle regole poste a loro tutela.
La società è fortemente evoluta verso l’animale; basti pensare all’introduzione dei reati contro gli animali o al passaggio, direi epocale, dal considerarli oggetti ad “esseri senzienti, che provano emozioni”.
Il Garante lavora, anzi deve lavorare, ad un livello più basso cioè quello della vita quotidiana.
Deve portare il cittadino ad avere una intima sensibilità verso il proprio e l’altrui animale che prescinde dalla conoscenza specifica delle leggi e muove da una consapevolezza interiore.
Forse il mio è un progetto troppo ambizioso e non posso di certo prevedere il futuro, ma posso dire che le Associazioni animaliste della Consulta, l’Amministrazione ed io stiamo unitariamente e convintamente lavorando perchè ciò succeda.
I progetti di sensibilizzazione sono tanti e quelli che sono stati fatti sono stati accolti con molto entusiasmo ed interesse dalla cittadinanza.
Mi piace parlare con la cittadinanza ed anche in questo caso voglio cogliere l’occasione per un appello. Voglio invitare tutti i cittadini a riflettere sul ruolo degli animali nelle nostre vite.
Proteggerli non è solo un dovere morale, ma anche un gesto che arricchisce la nostra comunità.
Ogni piccola azione -dall’adottare un animale dal canile/gattile a segnalare una situazione di maltrattamento o anche solo il trattare con rispetto gli animali che incontriamo -può fare la differenza e portare al cambiamento culturale che auspico.
E poi auguro a tutti di avere un animale nelle loro vite: un cane, un gatto, un pesce, ….non è importante la razza o la provenienza.
Sono certamente impegno, anche economico, ed implicano responsabilità. Ma sono anche amore puro, quello vero ..che ogni essere umano cerca, ma che allo stesso tempo deve sapersi meritare.
Fatevi questo regalo.










