Simona Rossi è una libraia del centro di Ancona e instancabile promotrice di cultura oltre che dispensatrice di buona letteratura. In precedenza si è occupata di teatro, musica, spettacoli. In sostanza sempre di persone.
Simona, sei animatrice culturale, storica libraia, e, immagino, anche lettrice….Di cosa? Cosa ti piace leggere ma, soprattutto, cosa rappresenta la lettura per te al di là dell’attività professionale e imprenditoriale?
Leggo voracemente dall’età di 7 anni – una media di un libro a settimana fino ai miei 30 anni – poi quando sono diventata libraia, ho alzato l’asticella… Leggo perchè mi piace e ho la fortuna che è la mia professione: ogni giorno penso a ciò che ho costruito di meraviglioso e su che pila immensa di fogli di carta sia avvenuto. Amo leggere narrativa, sono una “storia” dipendente: mi piace la suspense, non vado pazza per le storie d’amore e in genere quando leggo preferisco il tragico al comico. Alle persone che mi apostrofano per questo di solito dico “se voglio ridere..allora mi immergo nella vita reale. Per soffrire uso la mediazione della pagina e mi immedesimo negli altri.” In fondo esorcizzo, o meglio uso la lettura seguendo l’idea di catarsi aristotelica. La poesia mi accompagna ogni notte: un libro da tenere sul comodino, il suono delle parole allineate che mi fanno cuscino per addormentarmi. Ho riscoperto anche il vernacolo anconetano: grazie a giovani amici ventenni mi diverto a leggere con loro Scataglini, Giangiacomi. Ci sono dei passaggi di “Tre ore di vedovanza” che sono perfetti per ridere e sognare.
In questa città che ha da poco rinnovato il Patto per la lettura, quale è, dal tuo osservatorio privilegiato, lo stato di salute del libro? (Il patto si trova a questo link: https://bibliotecabenincasa.eu/prog…/patto-per-la-lettura/)
Leggere in questa città non appare prioritario in effetti, anche se i soggetti che promuovono la lettura sono molteplici e anche attivi. E’ come se le varie forze, giuste istanze, sensibilità e moti agissero ognuno per proprio conto, con poca curiosità fuori dalla propria cerchia. La lettura è un ottimo metodo per capire il mondo, per avere strumenti di codificazioni efficaci e non semplicemente reattivi, ma proattivi. Il libro può essere quel disinnesco all’ansia, alla frenesia. Il libro può essere quello spazio neutro, pulito in cui trovare il tempo per sé e per una socialità più profonda. In questi anni di fiorire di nuovi gruppi lettura tutto attorno a noi, di attenzioni, curiosità, abbiamo piantato tanta speranza perché la città divenga davvero una città accogliente per chi legge.
Cosa servirebbe per incrementare la lettura e la diffusione dei libri, soprattutto tra i giovani che tendono come sappiamo ad abbandonare le pagine (scritte o digitali) per i social e il web?
Penso che per prima cosa dovremmo fare domande, capire le istanze: sogno un grande lavoro di osservazione e domande, un censimento amplio e non solo su base volontaria per capire dove si trovano i libri, le letture, le storie nelle case, nelle vite dei cittadini di Ancona. Non possiamo trovare ricette per malattie che non conosciamo. E poi spazi, luoghi, occasioni: i ragazzi vi stupirebbero, ci stupirebbero. In questi anni di agganci, chiacchiere, viaggi in scuole, occasioni di incontro e simili…ho capito che non ci sono formule efficaci per tutti, ma che tutti potrebbero trovare il libro giusto adatto da leggere. E poi diciamo una tremenda verità: perché i ragazzi possano immaginare la lettura come qualcosa di importante, per primo dovremmo essere noi adulti a staccarci dalla tecnologia. Alle mamme che disperate mi dicono “mio figlio non legge, la prof si lamenta” io chiedo sempre “lei quanto legge per piacere personale?” e il silenzio spesso è atroce. Ecco chiedere qualcosa a qualcuno ha più forza quando noi con l’esempio mostriamo le nostre idee.
Una persona che non conosci entra nella tua libreria, ha voglia di leggere ma non sa bene cosa: cosa consigli? Come la orienti?
E’ la parte più bella del mio lavoro. Anni fa, un sabato pomeriggio entrò un giovane con spiccato accento barese che mi disse “sono in viaggio per l’Austria, ho due ore libere e vagando ho trovato la sua libreria. Non ho mai letto un libro in vita mia… mi ha preso voglia: mi consigli!” Fu stupendo ascoltarlo raccontare i suoi sogni, i suoi interessi, le sue frustrazioni e individuare due saggi e un romanzo che potevano incuriosirlo. Non è mai tornato a lamentarsi, però non so se abbia abbandonato il libro al binario. A parte l’episodio, di solito mi pongo in ascolto e tengo sempre con me dei “libri certezza” : romanzi non per forza famosi che posso introdurre e consigliare perché sono per me emblema o simbolo di stati d’animo, occasioni, circostanze. C’è così tanta bibliodiversità che esiste un libro per ognuno di noi: la fatica e la magia è trovarlo per noi librai (che siamo simili in questo agli eroici bibliotecari)
Spesso hai organizzato incontri con autori, alcuni di nicchia, altri molto famosi: come scegli i protagonisti di questi eventi?
Vengo dal mondo dello spettacolo dal vivo per formazione universitaria e lavoro in teatri e festival: l’incontro con qualcuno che ti ascolta, ti guarda per me è sempre prioritario. Ho riversato questa vita nella libreria. Scelgo libri che mi sono piaciuti in lettura, che in qualche modo stanno su una linea ideale di pensiero e forma che in questi anni stiamo costruendo con i lettori, i curiosi, gli occasionali e gli habitueè. Non ho passione del “piccolo” in quanto più genuino, ma non soffro il fascino del nome televisivo. La scelta è lo scrivere e il narrare, l’onestà e la curiosità. I libri che aprono le finestre da cui entrano domande, no l’autoreferenzialità di stanze chiuse con dentro certi soloni della parola. E poi persone che desiderano mettersi in gioco: se volevamo la pura e semplice storia del libro…beh, leggevamo quello. All’incontro io mi aspetto di andare oltre: fare in modo che l’autore sia portatore del suo lavoro, delle sue intuizioni, di ciò che lo anima nello stare in questo mondo. Le sue letture: diffido di scrittori che non leggono. Talvolta li trovo ed è molto difficile che i loro scritti siano in grado di lasciare un segno. Un scrittore che non legge per me è afono.
Qual è la tua opinione sul panorama culturale cittadino? Cosa manca, cosa serve per definirlo vivo?
Quello che c’è…non manca!! E non è una battuta, c’è davvero tanto, molteplice, fatto di azioni grandi e piccole; di private, di associazioni e di istituzioni pubbliche. Manca un coordinamento: qualcuno che sappia avvicinare lembi delle medesime coperte, ma che sembrano inconciliabili per renderle più accoglienti; manca qualcuno che faccia da megafono per le attività tutte. E’ un po’ che lo dico: se il Comune facesse promozione sulle attività del territorio a carattere culturale, senza entrare in meccanismi complessi di approvazione, ma solo spazio su piattaforme e periodiche comunicazioni, tutti saremmo efficaci e potremmo arrivare ai più e fuori dai nostri “spazi”. L’Istituzione moltiplicherebbe l’offerta cittadina senza mettere “altre” risorse economiche, ma dando modo a tutti, con direttive chiare, di essere “comunicati” con efficacia. Spesso vedo associazioni che fanno salti mortali per organizzare la presentazione del libro – testimonial: risorse ed energie e magari non riescono ad uscire dal proprio gruppo di interesse. Ad Ancona in una settimana qualunque, solo sulla questione libri potete trovare almeno 3 presentazioni, un paio di gruppi lettura, uno spettacolo o un film ispirato ad un libro su cui qualcuno di quotato magari costruisce un incontro introduttivo. Non è vero che non c’è nulla. E’ vero che non abbiamo un modo per coordinarci. Ma forse, a pensarci, una cosa manca: l’orgoglio “Canalini” – una stagione letteraria passata che rendeva una città di ricerca. Una città al bordo che sapeva raccontare. Forse c’erano scuole e laboratori di scrittura, non per forza proiettati al volume da portare alle stampe. Ma per creare una coscienza creativa diffusa sulla parola che racconta. Ecco manca un po’ di sperimentazione ed esercizio che sicuramente c’è in varie associazioni e gruppi, all’interno di scuole e che andrebbe valorizzato di più e reso sempre più ampio.
Un sogno?
Sogno una scuola permanente dedicata all’estetica. Sapere che per esempio quest’anno soggetti privati e pubblici si siano messi insieme per una scuola di architettura per bambini e che ora promuovano incontri con designers di calibro internazionale mi sembra in linea con ciò che ho detto finora: creiamo spazi permanenti per far parlare le parole. Sarà una cura perfetta per una comunità che muta, si ama, si lacera e si ricuce. Ancona che legge per me è un sogno a portata di pagina: voltiamola per trovare lettori nuovi, far rinascere sopiti amori per classici, trovare voci nel territorio e accudirle come si fa con ciò che è prezioso. E i libri mi hanno insegnato in questi 40anni d’amore che i sogni stanno appesi lì a tutte le virgole e lettere che vi stanno dentro. Basta leggere.
b.ul.





