LA PAROLA AI CONSIGLIERI – VINCENZO ROSSI

Vincenzo Rossi, Capogruppo del Gruppo Consiliare FORZA ITALIA

Il verde pubblico per il miglioramento della città e del decoro

Sono qui ad esprimere compiacimento, in particolare per l’impegno che la giunta ha manifestato di voler rivolgere al verde pubblico e più in generale alla sostenibilità ambientale cittadina. Da fonti ufficiali sappiamo che la nostra città ha dati sulla percentuale di verde pubblico urbano, rispetto a popolazioni e territorio, assolutamente incoraggianti, ma che con impegno da parte dell’Amministrazione devono e vogliono essere mantenuti e migliorati.

Senza scendere in spiegazioni scientifiche, è infatti noto il rapporto tra presenza nel territorio di essenze e diminuzione di polveri sottili come pure ha funzioni di cattura dell’anidride carbonica. Senza dimenticare l’azione positiva sulla permeabilità del terreno. La presenza di aree verdi urbane opportunamente salvaguardate e mantenute può svolgere anche un’importante funzione salutistica e ricreativa per i cittadini.

Ritengo che in questo quadro sia perciò un ottimo auspicio l’accorpamento all’Ente Parco del Conero del parco cittadino del Cardeto, a tutela degli habitat naturali di flora e fauna presenti in questa oasi naturale nell’area storica urbana, e che contemporaneamente possa fungere da integrazione a possibili itinerari turistici cittadini finora non abbastanza valorizzati. Sempre nell’ambito del verde pubblico urbano, molto c’è da fare per quello che definirei “verde pubblico da arredamento”, ovvero la piantumazione ed il mantenimento di tutte le aree verdi urbanisticamente previste e realizzate nel tempo in numerosi insediamenti urbani, senza dimenticare le aree dei privati che sono in condizioni disastrose. Di tali aree è ormai necessario pensare (anche per gli effetti dei cambiamenti climatici) ad una manutenzione più puntuale e a una scelta più accurata delle essenze, in modo tale che esse in futuro risultino piantumate nel posto giusto per il loro habitat.

E’ determinante che con queste attenzioni il verde pubblico urbano possa contribuire al miglioramento del decoro cittadino, mentre certe aree ad oggi sono divenute un brutto biglietto da visita.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – MASSIMO MANDARANO

Massimo Mandarano Capogruppo Consiliare Italia Viva – Il Centro

L’uso degli atti ispettivi per puntare l’attenzione sui problemi veri della gente

Quale Capogruppo di Italia Viva ho improntato la mia opposizione sulla valutazione, senza pregiudizi, delle proposte in discussione. In questi mesi, votando sempre in coerenza con il programma elettorale del centrosinistra con il quale sono stato eletto, ho utilizzato con intensità gli unici strumenti di cui dispone un Consigliere di minoranza: il ricorso agli atti ispettivi per portare all’attenzione di una maggioranza, non sempre attenta, i problemi veri della gente.

Spesso le mie proposte  hanno convinto i Consiglieri, come nel caso delle mozioni per la messa in sicurezza dell’area giochi di via Brecce Bianche, la nuova pensilina bus in via Pastore, la sperimentazione di sistemi di risalita assistita nelle scalinate pubbliche per favorire la mobilità delle persone che hanno difficoltà motorie, la segnaletica per l’attraversamento pedonale di Via 1° maggio, il ripristino della carreggiata verso via Caduti del lavoro, il recupero dei resti della Domus romana in Corso Mazzini, che riprendeva una proposta dell’allora consigliere Tommaso Sanna, l’implementazione dei giochi nel parco di via Davanzali, la realizzazione di dossi artificiali in via Crocioni, gli interventi per prevenire atti vandalici di imbrattamento degli edifici, la revisione della TARI per attività come negozi di ortofrutta, pescherie, rivendite di fiori, pizzerie al taglio, banchi mercato di generi alimentari per evitare ricadute di costi sui consumatori.

Numerose anche le Interrogazioni che ho presentato su sollecitazione dei cittadini e del mio partito. L’ultima di esse è stata per avere contezza dell’operato dell’Amministrazione sulla possibile apertura di in via Sacripanti di una struttura che andrebbe ad ospitare, in prossimità di una Scuola e di un Parco giochi per bambini, una Comunità di reinserimento per dipendenze patologiche e per avere notizie sull’impegno o disimpegno del Sindaco e della Giunta per trovare, nell’interesse degli ospiti della struttura e dei cittadini del Quartiere, soluzioni alternative alla location ipotizzata.

Insomma, sto cercando di fare opposizione sui fatti in modo fermo e non pregiudiziale, con l’obiettivo che i cittadini non solo l’apprezzino ma che si riavvicinino all’impegno politico. E’ questa anche l’occasione per ricordare che sabato 28 giugno si voterà per il rinnovo dei CTP (Consigli Territoriali di Partecipazione): uno strumento efficace per incidere sulla vita dei Quartieri.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – ANNALISA PINI

Annalisa Pini, Capogruppo del Gruppo Consiliare CIVITAS CIVICI

Salvi per Ancona: un impegno concreto per la salute dei cittadini

Nel cuore della città di Ancona, il gruppo politico Salvi per Ancona continua a lavorare per affrontare le sfide assistenziali che gravano sui cittadini. La nostra città ospita tre importanti realtà ospedaliere: l’azienda Torrette-Salesi e l’INRCA, fondamentali per la sanità locale, ma sempre più sotto pressione a causa dell’iperafflusso al Pronto Soccorso e delle lunghe liste d’attesa.

Questi problemi non nascono oggi e non possono essere risolti solo a livello cittadino, poiché derivano da scelte politiche stratificate nel tempo come l’aver chiuso i piccoli ospedali periferici senza aver implementato la risposta del territorio, o come il non aver fatto una corretta programmazione delle carenze che si sarebbero create in questi anni, tenuto conto che per formare un medico occorrono minimo 9 anni. Tuttavia, sostenere che la soluzione sia esclusivamente nelle mani di altri è un alibi che non vogliamo accettare. La risposta deve partire dal territorio, migliorando l’efficienza delle strutture sanitarie locali.

La rete territoriale: un’opportunità da valorizzare. Negli ultimi mesi, Ancona ha visto l’apertura del Poliambulatorio Bonarelli, situato nel cuore della città negli spazi dell’ex Umberto I. Inoltre, presso la struttura dell’ex CRASS, la Palazzina 23 ospita un poliambulatorio operativo. Entrambi i poliambulatori offrono servizi di specialistica ambulatoriale, prestazioni radiologiche e di laboratorio e prestazioni distrettuali. Queste strutture rappresentano un primo passo verso una sanità più accessibile e diffusa. Tuttavia, la vera chiave di volta non è soltanto l’incremento delle prestazioni sul territorio, ma anche una presa di coscienza collettiva sui reali bisogni di salute.

Una sanità da ripensare: dal paziente alla persona

Il nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è nato in un’epoca in cui le esigenze sanitarie erano diverse: le terapie oncologiche erano poche e poco costose, l’aspettativa di vita più breve e le pluripatologie meno frequenti. Oggi, però, ci troviamo di fronte a un sistema che fatica a rispondere a ogni necessità senza il contributo consapevole della popolazione.

Per contestualizzare la nostra realtà, come emerso dall’ultimo aggiornamento dello stato di salute nel 2025 redatto dall’unità di epidemiologia e ambiente e salute, la provincia di Ancona conta 461.645 residenti, con un’età media di circa 48 anni. L’aspettativa di vita è superiore alla media italiana: 82,6 anni per gli uomini e 86,5 anni per le donne.

L’Indice di vecchiaia, che rappresenta il rapporto tra anziani e giovani è significativo, con 235 anziani ogni 100 persone sotto i 18 anni. Questo squilibrio demografico pone sfide importanti per la sostenibilità dei servizi sanitari.

La percezione dello stato di salute dichiarata dal 71% della popolazione tra i 18 e i 69 anni è di una buona o ottima salute, un dato leggermente inferiore alla media nazionale.

Le cause di mortalità standardizzata per tutte le cause sotto i 75 anni è pari a circa 253 decessi ogni 100 mila abitanti, dimostrano un elevato impatto delle patologie cronico-degenerative sulla qualità della vita e sulle risorse sanitarie, riguardano morti da: malattie cardiovascolari: 30%; tumori maligni: 23%; malattie respiratorie: 7%.

Questi dati evidenziano l’importanza di una sanità territoriale efficiente e di una maggiore consapevolezza nell’uso dei servizi sanitari, che si dovrebbe estrinsecare in: una riduzione dei comportamenti a rischio (fumo, alcol e sedentarietà ancora diffusi necessitano di interventi di prevenzione e promozione di stili di vita sani); prevenzione e adesione a screening oncologici, che sono comunque nella nostra realtà superiori alla media nazionale e regionale: Cervice uterina: 56%,Mammella: 55,4%,Colon-retto: 43,3%.

La sanità nella provincia di Ancona si distingue per un’elevata aspettativa di vita e un buon livello di adesione ai programmi di prevenzione, elementi che indicano una popolazione attenta alla propria salute. Tuttavia, il progressivo invecchiamento demografico e l’alto impatto delle malattie croniche impongono una pianificazione sanitaria mirata. È essenziale continuare a investire in efficienza territoriale, migliorare il benessere psicologico e sensibilizzare su un uso appropriato dei servizi sanitari per garantire sostenibilità ed equità nell’accesso alle cure.

Troppo spesso, i bisogni sanitari sono indotti, alimentati dal bombardamento informativo dei social media o da protocolli rigidi che si concentrano sulla malattia, piuttosto che sulla persona. Il risultato? Esami prenotati più volte senza reale necessità, percorsi diagnostici frammentati e una sanità che rischia di diventare sempre meno sostenibile.

Il ruolo degli amministratori locali
Come amministratori della città, il nostro compito è sensibilizzare la popolazione sull’importanza di un uso responsabile dei servizi sanitari. Non si tratta di limitare l’accesso alle cure, ma di garantire che ogni prestazione sia erogata con appropriatezza prescrittiva, trattando il paziente nella sua interezza e non solo la sua patologia.
La gestione della sanità e le scelte in termini di organizzazione dei servizi sanitari dipende da altri, ma la risposta dell’amministrazione locale ai bisogni sociosanitari è frutto di scelte anche comunali: larga parte dei bisogni di salute parte dalla gestione dell’ambito sociale con adeguate risorse messe in campo. L’impegno della nostra amministrazione si fa sentire, non da ultimo, con due recenti bandi: assegno di cura per anziani non autosufficienti e contributi a favore di persone con disabilità gravissima. Si può agire in maniera concreta per migliorare l’accessibilità alle strutture sanitarie ottimizzando la viabilità urbana, garantendo collegamenti agevoli ai presidi sanitari. La disponibilità di parcheggi, la gestione del traffico e le scelte urbanistiche devono essere pensate per facilitare l’accesso ai poliambulatori e agli ospedali, riducendo gli ostacoli logistici che spesso aggravano le difficoltà dei pazienti, soprattutto anziani o con mobilità ridotta.

L’attività e l’impegno che può essere competenza del Comune è sicuramente quello di portare a conoscenza i cittadini di opportunità a loro rivolte. In questo senso abbiamo anche organizzato un incontro con cittadini di etnia bengalese sul diabete con la dottoressa Taus e il dottor Petrelli (rete diabetologica Marche), la dottoressa Pelliccia e il dottor Coppari, con simultanea traduzione dei contenuti ad opera di un cittadino bengalese, che colgo l’opportunità di questa occasione per ringraziare, Najid. L’idea era quella di condividere informazioni in lingua bengalese, prontamente rilanciata al suo team dal dottor Petrelli che ha annunciato il rilascio di un video in lingua bengalese, che sarà utilissimo data la prevalenza del diabete in quella etnia.

L’impegno della lista Salvi per Ancona, che rappresento in Consiglio Comunale, si traduce proprio in una attenzione trasversale su questi temi. La sanità non può essere considerata un ambito isolato, ma un tassello di un sistema più ampio che include infrastrutture, servizi sociali e politiche urbanistiche.

Solo con un approccio integrato sarà possibile garantire ai cittadini non solo cure più accessibili, ma anche un contesto urbano che ne faciliti l’utilizzo in modo concreto ed efficace.

Salvi per Ancona continuerà a lavorare affinché la nostra sanità territoriale diventi più efficiente e consapevole, un sistema che possa davvero rispondere alle esigenze di tutti, senza sprechi né disfunzioni.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – TOMMASO FAGIOLI

Tommaso Fagioli, Capogruppo del Gruppo Consiliare RIFORMISTI – AZIONE PER CALENDA

Puntare l’attenzione su manutenzioni, verde, spiagge e cura delle frazioni

Riformisti, Azione per Calenda è il gruppo che rappresento in consiglio comunale.

In questi mesi l’attività di consigliere si è concentrata principalmente nel seguire le manutenzioni, in particolar modo delle aree verdi, dove la nostra città abbonda. Particolare attenzione alle frazioni di Ancona. Spesso ai margini del tessuto cittadino dovrebbero essere maggiormente curate, perché proprio nelle frazioni i cittadini vivono più a stretto contatto tra loro e si respira un clima di comunità.

Ecco che l’azione in questo periodo di consiliatura si è concentrata sullo stato delle manutenzioni del verde, delle aree giochi per i bambini nei parchi, dello stato manutentivo delle strade e, vista la stagione estiva alle porte, dello stato manutentivo delle spiagge cittadine.

Da sempre amo il contatto diretto con i cittadini che ormai da quasi 20 anni di attività non ha mai smesso di esistere e grazie alle loro istanze, con spirito di servizio, lavorerò per rendere la nostra Ancona sempre più bella e attrattiva.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – MARINA TAUS

Marina Taus, Capogruppo del Gruppo Consiliare LEGA SALVINI

L’EXTRA G7 SALUTE: UN’OCCASONE IMPORTANTE PER PROMUOVERE I CORRETTI STILI DI VITA E PER LA SANA ALIMENTAZIONE

“Le Marche sono un plurale. Il nord ha tinta romagnola; l’influenza toscana e umbra è manifesta lungo la dorsale appenninica;
la provincia di Ascoli Piceno è un’anticamera dell’Abruzzo e della Sabina.
Ma per quanto ne accolgano i riverberi, le Marche non somigliano
né alla Toscana, né alla Romagna e neppure all’Abruzzo, o all’Umbria”
[Guido Piovene in Viaggio in Italia]

Una delle attività del consiglio comunale è quella di porre attenzione al corretto stile di vita e alla sana alimentazione. Fino ad oggi sono state promosse alcune iniziative da me curate, quali:

  • ESTATE IN MOVIMENTO 2024- ALIMENT-AZIONE PER LA SALUTE
  • I DISTURBI DELLA NUTRIZIONE E DELLA ALIMENTAZIONE NELLA NOSTRA REALTA’
  • STILE DI VITA MARCHIGIANO: UN MODELLO SALUTARE (IN OCCASIONE DELL’extra G7 SALUTE 4 OTTOBRE 2024)

In questi progetti ho messo a disposizione le mie conoscenze e competenze professionali, insieme al mio gruppo di lavoro che sempre ringrazio e per il prezioso contributo (medici, dietisti e infermieri) della SOD di Dietetica e Nutrizione Clinica della AOU delle Marche, della quale sono Direttore.

Di seguito una sintesi dell’evento sullo stile di vita marchigiano in occasione dell’extra G7.

Le Marche sono una delle regioni più longeve d’Europa.

A dimostrarlo intervengono i più recenti dati ISTAT a nostra disposizione che mostrano come, nelle Marche, la speranza di vita alla nascita (espressa in anni) sia pari ad 85,7 per le donne dopo Trento e ad 81 per gli uomini dopo Trento e Bolzano, superiore alla media nazionale pari ad 85 e ad 80,3 rispettivamente per le donne e gli uomini.

Probabilmente, i principali fattori alla base della più lunga prospettiva di vita nelle Marche risiedono proprio nelle specifiche caratteristiche orografiche, climatiche e sociali della regione o in una loro interazione.

Il paesaggio prevalentemente collinare, limitato da un versante montuoso da una parte e uno pianeggiante dall’altra, le favorevoli escursioni termiche, la fiorente piccola-media industria ad alta specializzazione, distribuita equamente su tutto il territorio, e la forte vocazione rurale con attività di agricoltura e allevamento biologiche, rappresentano solo alcuni dei tasselli che compongono il puzzle alla base della complessa longevità marchigiana.

La dieta mediterranea nelle Marche: l’Italia, in particolare le Marche, ha avuto un ruolo centrale nel Seven Countries Study, studio condotto da Ancel Keys, basato sull’ipotesi secondo cui lo stile di vita, soprattutto la composizione della dieta, potesse modificare, in positivo o in negativo, il rischio di sviluppare malattie cardiache.

Dai risultati ottenuti è emerso che la Dieta Mediterranea seguita dalla gran parte della popolazione marchigiana e associata ad un minor tasso di malattie coronariche, potrebbero spiegare, in parte, il record di longevità delle Marche.

Infatti, la Dieta Mediterranea rappresenta un modello comportamentale che unisce cultura, salute, piacere, socializzazione e tradizioni inerenti la raccolta e la preparazione del cibo, caratteristici del territorio marchigiano.

A tal proposito, nel 2018 è stato approvato un comitato per la tutela e la valorizzazione della Dieta Mediterranea nelle Marche. La Legge Regionale 17 maggio 2018 n°14 sottolinea che la Regione “riconosce e valorizza il ruolo della comunità marchigiana nella nascita, validazione scientifica, trasmissione e mantenimento dello stile alimentare della Dieta Mediterranea” e per questo si impegna in una serie di obiettivi volti a diffondere il modello mediterraneo nella comunità marchigiana.

I prodotti alla base della piramide alimentare sono gli stessi che nel passato hanno sfamato le comunità marchigiane di marinai, pastori e contadini: cereali e pane accompagnati da preparazioni a base di legumi, ma anche abbondanti quantità di frutta, verdura, frutta secca e spezie, fonti di fibre e preziosi nutrienti, costituivano i pasti quotidiani. Ulteriore punto di forza è il consumo di olio di oliva: le coltivazioni di ulivo, ampiamente diffuse sul territorio collinare marchigiano, offrono un olio di elevata qualità. Grazie alla lieve altitudine e alla vicinanza al mare, con le costanti correnti salmastre, gli uliveti marchigiani crescono in un microclima ottimale, ideale per la produzione di olive di qualità.

Ad oggi, la filiera del biologico comprende oltre 2.300 aziende e 84.000 ettari di terreno destinati alla sua coltivazione, pari al 18% della superficie agricola della Regione e quasi 14.000 ettari in conversione.

Inoltre, la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) della Regione Marche dedicata al biologico supera del 20% la SAU media nazionale, tanto che nel 2020 è stato istituito il Distretto Biologico delle Marche, il più grande d’Europa. Il suo obiettivo è quello di incentivare e consolidare le filiere del biologico per promuovere le Marche come regione con un ridotto impatto ambientale.

L’agricoltura biologica ha infatti come obiettivo principale il mantenimento e l’aumento dei livelli di sostanza organica nei suoli, tramite la riduzione o l’eliminazione dell’utilizzo di fertilizzanti di sintesi, erbicidi e fitofarmaci, promuovendo la biodiversità locale.

Il metodo di produzione biologico, pertanto, esplica una duplice funzione: offrire ai consumatori alimenti salubri, nutrienti e sicuri, che garantiscono il raggiungimento di un ottimale stato nutrizionale e contribuire alla tutela dell’ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo rurale.

Frutta e verdura, olio d’oliva, pesce azzurro, latte e carni sono alimenti di alta qualità nutrizionale.

Oltre alla frutta e verdura di qualità e con connotazioni organolettiche rare, per via del particolare clima e delle peculiarità orografiche delle zone in cui viene coltivata, le Marche vantano eccellenza anche nella produzione di olio d’oliva.

Le particolari condizioni pedoclimatiche dell’area di produzione influiscono fortemente nella determinazione del livello di piccantezza dell’olio, mentre le escursioni termiche quelle di fruttato.

L’olio marchigiano è un prodotto riconoscibile dal colore giallo-verde e da un aroma fruttato medio o medio-intenso con sentori peculiari di erba, carciofo e mandorla verde e con lievi percezioni di amaro e piccante ben equilibrate tra loro.

Non a caso, l’olio marchigiano ha conseguito numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali. In particolare, l’olio extravergine d’oliva “Marche” ha ufficialmente guadagnato la denominazione IGP (Indicazione Geografica Protetta).

La reputazione di prodotto d’eccellenza è molto antica e si è mantenuta fino ai giorni nostri: i riferimenti storici più antichi risalgono all’olio “di Marca” o “de Marchia” nel 1228. 

L’olio “Marche” si contraddistingue per il più alto contenuto di polifenoli, con una concentrazione minima di 200 mg/kg, ed un livello di acidità massima pari allo 0,4%, il più basso in assoluto tra le denominazioni registrate.

I polifenoli, oltre a proteggere l’olio dalle reazioni ossidative, svolgono un ruolo organolettico, essendo responsabili del tipico pizzicore del prodotto, e soprattutto nutraceutico, con una potente azione anti-infiammatoria, anti-aggregante, antiossidante e ipolipemizzante. Il loro contenuto di polifenoli risulta essere influenzato da diversi fattori, come la varietà, il grado di maturazione delle olive, il periodo di stoccaggio e le tecniche di oleificazione.

La qualità del prodotto è garantita anche dalla particolare attenzione tradizionalmente prestata alla fase di raccolta, che avviene direttamente dalla pianta e garantisce l’integrità del frutto. Nelle Marche non è mai stata praticata la raccolta dell’oliva caduta a terra, ma si prediligono tecniche non aggressive come la brucatura.

Il Pesce: Anche in questo ambito, le Marche rivestono un ruolo rilevante a livello nazionale: la flotta peschereccia marchigiana, infatti, è costituita da 900 imbarcazioni, pari al 6% della flotta nazionale, distribuite negli otto porti pescherecci della regione: Pesaro, Fano, Senigallia, Ancona, Civitanova Marche, Porto San Giorgio e San Benedetto del Tronto.

In particolare, nelle Marche si pesca un decimo della produzione italiana di pesce, costituita principalmente da alici, sarde, triglie, seppie, sogliole, merluzzo, molluschi e crostacei ma anche sgombro e tonno.

Inoltre, il mercato ittico di Ancona risulta essere il secondo dell’Adriatico e il sesto in Italia per la commercializzazione del pesce. Tuttavia, la flotta marchigiana non opera solo a livello del territorio nazionale, bensì si espande fino all’Oceano Atlantico con la cosiddetta “grande pesca”.

L’elevata qualità del pescato marchigiano è garantita da diversi fattori:

  • Conformazione dei fondali: estremamente diversificata e con condizioni di vita ottimali a numerose tipologie di pesce, soprattutto azzurro;
  • Caratteristiche dell’acqua: la temperatura e il livello di salinità del Mare Adriatico, uniti all’influenza dei fiumi che attraversano la regione, rendono il pescato marchigiano unico;
  • Profondità delle zone di pesca: le profondità sondabili per la pesca mostrano un’eccezionale varietà che si riflette sulla tipologia dei prodotti ittici catturabili e sulle loro caratteristiche.

La carne: La Marchigiana è una delle più note e apprezzate tra le razze da carne italiane, terza per produzione dopo la Fassona e la Chianina ed è quella dotata della migliore struttura morfologica di tutto il ceppo podolico.

La Marchigiana ha una storia relativamente recente, visto che “nasce” ufficialmente nel 1932, dalla selezione degli incroci migliori tra Chianina e Romagnola in termini di adattabilità al pascolo, utilizzo dei foraggi, resistenza alle malattie, resa produttiva.

La carne marchigiana vanta il riconoscimento IGP per la carne bovina in Italia con la denominazione “Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale”.

Ha colore rosato, grana fine e grado di infiltrazione di grasso tale da conferire una particolare tenerezza ed un gusto saporito.

La carne che si ottiene dalla Marchigiana è tenera, contiene una minore percentuale di acidi grassi saturi, come l’acido miristico e palmitico, e una maggiore quantità di acidi grassi monoinsaturi (acido oleico) rispetto alle altre carni in commercio. Anche gli acidi grassi polinsaturi (acido linoleico e linolenico) sono presenti in maggiore quantità nella carne di razza Marchigiana rispetto alle altre carni in commercio

Il latte: Le Marche sono una terra ricca di pascoli, dove il bestiame si alimenta in modo naturale, producendo un latte sano e ricco di nutrienti.

Infatti, la produzione di un buon latte parte proprio dall’alimentazione delle vacche: l’utilizzo di foraggio di qualità e dalla ottimale composizione nutrizionale è fondamentale.

Come evidenziato dal progetto Monitoraggio qualità dei foraggi secchi nelle aziende agro-zootecniche delle Marche, l’erba medica, la foraggera più diffusa nelle aziende agro zootecniche marchigiane, ha un’ottimale composizione nutrizionale: è particolarmente ricca in proteine e povera in grassi e contiene un adeguato quantitativo di fibra, rendendo il foraggio facilmente digeribile, fattore che stimola la produzione di latte.

Ulteriori elementi che influiscono sia sulla quantità che sulla qualità del latte sono le caratteristiche di razza e il patrimonio genetico della vacca lattifera. La composizione corporea della razza marchigiana, la più diffusa nella regione, è caratterizzata da un notevole sviluppo della massa muscolare e da un basso grado di infiltrazione di grasso.

L’alimentazione di qualità e le favorevoli caratteristiche genetiche delle vacche lattifere marchigiane permettono quindi la produzione di uno dei latti più nutrienti di Italia: secondo i dati elaborati dalla Coldiretti di Ascoli Piceno e Fermo, il latte prodotto nelle Marche ha una bassa percentuale di grassi, pari a 3.51 g per 100 ml di latte, seconda solo al latte prodotto in Valle d’Aosta, e la più alta percentuale di proteine, pari a 3.67 g per 100 ml di latte, il migliore dato tra le produzioni regionali.

Non dimentichiamo infine che la dieta Mediterranea così radicata nel nostro territorio, va sempre associata a attività fisica; la varietà dei paesaggi marchigiani concede numerose possibilità per gli amanti della bicicletta e delle lunghe passeggiate.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce l’attività fisica come «qualsiasi movimento corporeo prodotto dai muscoli scheletrici che richiede un dispendio energetico». Affinché un individuo possa essere considerato “fisicamente attivo” sono sufficienti le azioni e i movimenti che fanno parte della vita quotidiana, come camminare, ballare, andare in bicicletta e fare i lavori domestici.

Attualmente, l’OMS raccomanda ad adulti e ultra 65enni di praticare almeno 150 minuti a settimana di attività fisica moderata, o 75 minuti di attività intensa, o combinazioni equivalenti delle due modalità.

La regione promuove lo sport e le attività motorio-ricreative in genere quale strumento fondamentale per la formazione e la salute della persona, per il miglioramento degli stili di vita individuali e collettivi nonché per lo sviluppo delle relazioni sociali e dell’integrazione interculturale.

A tal proposito la stessa città di Ancona ha organizzato lo scorso anno incontri per la cittadinanza su corretta Alimentazione associata a attività fisica, con particolare riguardo alla terza età. Vista la grande partecipazione tali iniziativa verrà ripetuta anche quest’anno.

Piatti tipici marchigiani, tra ingredienti di qualità e metodi di cottura: la cucina marchigiana è la cucina rustica dei monti, saporita delle colline e raffinata del mare, che non prevede preparazioni complesse e che si basa su ingredienti semplici e cotture a fuoco lento. Le ricette tradizionali prevedono spesso proporzioni “a occhio” e tempi di cottura non codificati, sebbene infallibili.

Scarica qui l’opuscolo delle ricette culinarie della longevità, realizzato in occasione dell’Extra G7 Salute, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche

Conclusione: Dunque, in cosa consiste la ricetta della longevità marchigiana? Come ogni ricetta che si rispetti, anche in questo caso gli ingredienti sono pochi, semplici ma di elevata qualità: un modello alimentare di tipo mediterraneo, con verdura e frutta di stagione, legumi e cereali integrali, una costante attività fisica, meglio se a stretto contatto con la natura, dalle passeggiate sulla costa alle escursioni sui monti, e il giusto riposo rappresentano, infatti, le sane abitudini di un tempo che ritroviamo alla base della lunga aspettativa di vita che contraddistingue la popolazione della regione Marche.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – DIEGO URBISAGLIA

Diego Urbisaglia, del Gruppo Consiliare ANCONA FUTURA

VIGILIAMO E LAVORIAMO PERCHE’ NON SI PERDANO I PROGETTI E LE BUONE PRATICHE A CUI ABBIAMO ABITUATO LA CITTA’ NEGLI ANNI

Ancona Futura, di cui sono Capogruppo in Consiglio Comunale, è la lista civica che più di altre cerca di tenere fede al programma elettorale che ha accompagnato la candidatura di Ida Simonella alle elezioni del 2023 e della coalizione che l’ha sostenuta.
Per questo motivo partendo dall’eredità lasciata e dalle proposte presentate, l’azione portata avanti in Consiglio Comunale è senz’altro quella di controllare che le progettualità avviate, i progetti lasciati e finanziati con fondi Pnrr, le buone pratiche a cui abbiamo abituato la città negli anni, non si perdano e anzi possano trovare un’implementazione negli anni a venire.
Per questi motivi, non si può non rilevare come le manutenzioni cittadine stiano segnando il passo, in particolare i campetti di quartiere siano stati abbandonati, costringendo addirittura giovani volenterosi a sostituirsi all’amministrazione comunale per manutenerli, il verde cittadino fuori controllo sta invadendo pezzi di città e infine come periferie e frazioni siano stati completamente abbandonati.
Abbiamo assistito alla cancellazione della ciclabile provvisoria di Via Marconi, è stata cancellata la ciclabile degli Archi progettata e finanziata, promettendo una ciclabile che sarebbe passata dentro al porto, che, ci dicono dall’Autorità di Sistema Portuale, non si farà mai. Ci resta solo la ciclabile del Conero, inaugurata in pompa magna, che la mancata manutenzione sta progressivamente rendendo impraticabile.
Varie opere finanziate dall’Amministrazione Mancinelli tramite bandi nazionali e fondi Pnrr stanno segnando il passo: opere importanti come l’Archi Lab, inaugurato e lasciato nell’incuria e all’abbandono; i lavori della scalinata del Passetto che sembrano non vedere la luce, così come tante altre opere, la progettazione e il finanziamento delle quali sono stati lasciati in eredità da chi ha preceduto questa amministrazione.
Unica novità, forse, è il restyling di Piazza della Repubblica, su cui ogni giorno si cambia idea: dovrà essere completamente pedonale oppure no? Stessa incertezza per i nuovi arredi del Corso Garibaldi. Il tutto, mentre si assiste impotenti ad uno spopolamento del commercio in quelle stesse zone.
Ecco, rispetto a quanto accennato sopra e a molto altro, si sta concentrando l’azione del sottoscritto come Consigliere Comunale e Capogruppo, cercando di portare alla luce le criticità, come ho sempre fatto anche quando ero Consigliere di maggioranza, ma allo stesso tempo facendomi parte attiva e propositiva, collaborando con chiunque in Giunta e in Consiglio ha la volontà di lavorare ed ha a cuore il miglioramento della città di Ancona.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI: CARLO PESARESI

Carlo Maria Pesaresi, Capogruppo del Gruppo Consiliare ANCONA DIAMOCI DEL NOI.

I CONSIGLI TERRITORIALI DI PARTECIPAZIONE PER RIPARTIRE DAI TERRITORI

Il 28 giugno i cittadini di Ancona saranno chiamati a eleggere i propri rappresentanti nei Consigli Territoriali di Partecipazione (CTP). È un appuntamento che forse non fa molto rumore nel dibattito pubblico, ma che ha un valore profondo: riaprire spazi di democrazia e partecipazione nei quartieri, là dove si vive ogni giorno la città vera.
I quartieri, infatti, sono il primo livello della vita pubblica. Sono il luogo in cui emergono bisogni, difficoltà, desideri e idee. Per questo è importante che le cittadine e i cittadini partecipino, non solo recandosi al voto, ma anche candidandosi, proponendo, confrontandosi. Perché partecipare non significa solo esprimere un’opinione: è un modo concreto per prendersi cura del proprio pezzo di città.
Viviamo un tempo in cui la distanza tra le persone e la politica è cresciuta. In cui la sfiducia si traduce troppo spesso in disinteresse o rinuncia. Proprio per questo, credere nell’importanza di questi organismi, e impegnarsi perché funzionino, è già un piccolo atto di fiducia nel futuro.
Come opposizione abbiamo cercato di riformare i CTP per renderli più incisivi e più utili alla vita dei quartieri: dalla gestione degli spazi pubblici alle iniziative culturali e sociali. Non ci siamo riusciti. Ma questo non significa che il loro potenziale sia perso. Se li guardiamo con la giusta lente, i CTP possono diventare laboratori di cittadinanza attiva, spazi in cui si sperimentano nuove forme di collaborazione tra amministrazione e comunità. Luoghi in cui il dialogo può diventare davvero continuo e costruttivo.
Le elezioni dei CTP sono anche una sfida per chi vuole costruire un’alternativa alla destra che governa la città. Un’occasione per superare le divisioni che negli anni hanno indebolito il campo progressista e per proporre, quartiere per quartiere, liste unitarie che mettano al centro i tanti punti in comune. Ripartire dai territori può essere anche un modo per ritrovare un linguaggio comune, più vicino alle persone.
E infine, una speranza: che queste elezioni siano una palestra per le nuove generazioni, un’opportunità per i giovani di mettersi in gioco, di imparare, di costruire un percorso di protagonismo civico che, nel tempo, li porti a essere parte attiva della vita politica della città.
Perché la democrazia non si conserva da sola. Va coltivata. E i quartieri possono essere un buon punto da cui cominciare.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI: DANIELE GIACHI

Il decoro urbano parte anche dal verde privato
di Daniele Giachi – Capogruppo del Gruppo Consiliare RINASCI ANCONA CIVICI E SOLIDALI

Il decoro urbano è un tema centrale per lo sviluppo armonioso della nostra città. In qualità di consigliere comunale, ho avuto modo di confrontarmi con numerosi cittadini e di rilevare una problematica spesso sottovalutata: la gestione del verde di proprietà privata.

Come amministrazione, stiamo portando avanti un lavoro importante di riqualificazione del verde pubblico, grazie alla pianificazione dell’assessore Berardinelli e all’impegno operativo di Ancona Servizi. Tuttavia, è necessario affiancare a questo percorso un’azione altrettanto incisiva per quanto riguarda le aree verdi private.

Ancona, secondo un censimento in continuo aggiornamento, presenta numerosi spazi verdi di proprietà privata, molti dei quali purtroppo versano in condizioni di abbandono. Questa situazione comporta non solo un evidente degrado estetico, ma anche rischi per la sicurezza pubblica — come la possibile caduta di alberi su strade e marciapiedi — e problemi igienico-sanitari, dovuti all’accumulo di rifiuti e alla proliferazione di animali infestanti.

Anche se si tratta di spazi privati, il loro impatto sul paesaggio urbano è significativo. Il verde incolto o trascurato compromette il decoro complessivo della città, influenzando negativamente l’immagine di Ancona e la qualità della vita dei suoi abitanti.

Per questo motivo, intendo promuovere un’azione strutturata su questo fronte, anche attraverso il richiamo e l’applicazione del regolamento regionale, affinché si possa stimolare una maggiore attenzione e responsabilità da parte dei proprietari.

Un ambiente urbano curato, in ogni sua componente, è un valore collettivo che dobbiamo preservare con impegno e consapevolezza.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI: GIACOMO PETRELLI

Giacomo Petrelli, Consigliere Gruppo Consiliare Partito Democratico

LE ISTITUZIONI E LA CURA DEI GIOVANI IN UN MONDO CHE CAMBIA

“Mala tempora currunt”, dicevano i latini. Mai come oggi questa espressione sembra descrivere la realtà che ci circonda: incertezza, instabilità, cambiamenti repentini e una leadership politica spesso incapace di offrire risposte concrete. Le istituzioni vivono la loro notte più buia e le nostre comunità si trovano a navigare in un mare di paura e precarietà. Questa almeno è la percezione che i giovani stanno ereditando, in silenzio.

Un silenzio solo apparente in realtà, interrotto da dirompenti campanelli d’allarme che rimandano ad una fragilità diffusa tra i giovani e che provoca frequenti risposte violente verso se stessi o verso gli altri: dai fenomeni di microcriminalità per mano delle cosiddette “baby gang” fino alle gravi manifestazioni di malesseri psicologici da parte dei giovanissimi. Si tratta di un’emergenza che nessun altra epoca storica ha vissuto e che necessita di risposte strutturali, non di interventi episodici o superficiali.

In seno al Consiglio comunale ho presentato due Ordini del Giorno, entrambi già approvati dall’assise, proprio su temi legati alla salute mentale e concernenti proposte di ampio respiro per rispondere a queste crescenti esigenze. Con il primo documento si richiede alla Regione Marche di introdurre il servizio dello psicologo di base e di provvedere ad un maggiore impegno a sostegno dell’intercettazione dei bisogni psicologici dei cittadini, mentre il secondo testo pone uno specifico focus sui disturbi dell’alimentazione e della nutrizione, che stanno sempre più colpendo ragazzi e ragazze della mia età.

Queste due proposte rappresentano solo un primo passo verso la consapevolezza delle sfide che dobbiamo affrontare in questo campo. E se da un lato occorre sviluppare le pratiche di prevenzione e fornire un supporto diretto per affrontare queste difficoltà, dall’altro è importante credere nei giovani per aiutarli a costruire la migliore versione di se stessi, implementando gli strumenti più efficaci per sostenere la loro crescita.

Tra questi risulta sicuramente la pratica sportiva, che rappresenta un’alternativa sana a forme di divertimento e di aggregazione meno positive e che costituisce in molti casi un presidio educativo fondamentale, specialmente nei contesti più difficili e abbandonati. Nella nostra città esiste da anni un sostegno economico dedicato alle famiglie a basso reddito per aiutarle a pagare le rette sportive dei figli minorenni, chiamato Welfare Sport. Lo scorso anno, anziché potenziare questo servizio, l’Amministrazione ha deciso di non stanziare le risorse necessarie per coprire tutte le domande pervenute. Per questo ho presentato in sede consiliare delle interrogazioni per verificare lo stato della situazione e per chiedere di rifinanziare questo contributo, che speriamo possa essere dotato almeno quest’anno delle risorse necessarie per evadere tutte le richieste.

Su questi temi, vitali per il futuro della nostra comunità, manca una visione politica forte. Troppo spesso ci si accontenta di convegni e dichiarazioni di principio, mentre le scelte concrete, quelle che realmente incidono sulla vita delle persone, vengono rimandate o ignorate. Destinare risorse alla salute mentale, allo sport e al benessere giovanile non è una questione secondaria: è una priorità che definisce il tipo di società che vogliamo costruire. Ed è proprio nelle decisioni di bilancio che si misura la volontà politica di cambiare le cose.

Investire nei giovani significa investire nel futuro. Una comunità che abbandona i propri ragazzi alla solitudine e al disagio è una comunità destinata ad impoverirsi, non solo economicamente, ma anche sul piano sociale e culturale. Dobbiamo ribaltare questa tendenza, con politiche coraggiose e scelte lungimiranti. Anche dall’opposizione, continueremo a batterci affinché la cura delle persone, e soprattutto dei giovani, torni al centro delle politiche pubbliche. Perché è solo restituendo loro speranza, fiducia e opportunità che possiamo costruire un futuro migliore, evitando che l’immobilismo e la mancanza di progettualità penalizzino le nuove generazioni. È una sfida, questa, che non possiamo più rimandare.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI: ANGELICA LUPACCHINI

Angelica Lupacchini, Consigliere Gruppo consiliare Fratelli D’Italia

MOZIONE SULLA PREVENZIONE E L’AUSILIO A PERSONE AFFETTE DA CELIACHIA: APPROVATA ALL’UNANIMITA’, UNA VITTORIA PER TUTTI

Nel mese di maggio 2025 ho presentato in IV commissione e poi in Consiglio comunale la mozione che tratta “la prevenzione e l’ausilio a persone affette da celiachia”. 15 mila sono i marchigiani affetti da questa patologia e molti altri ancora non sanno ancora di esserlo. 

La malattia rende complicata la vita di tutti i giorni dei celiaci e dei loro familiari: fare una colazione, un pasto fuori o un semplice aperitivo non sempre è semplice per via di contaminazioni che spesso non sono possibili da escludere. Per andare incontro alle esigenze degli esercenti che devono essere messi nelle condizioni di somministrare pasti senza glutine e delle persone affette da celiachia, la mozione suggerisce all’Amministrazione comunale e regionale alcune semplici indicazioni che sono state in poco tempo applicate e che verranno con il tempo affinate.

Avete visto alla fiera di San Ciriaco lo stand glut free? Beh, è solo l’inizio! Grazie a questa mozione scritta di concerto con l’Associazione Italiana Celiachia delle Marche abbiamo ottenuto anche una Legge regionale che, tra vari dispositivi, inserisce anche un Comitato per la tutela dei soggetti affetti da malattia celiaca, organo propositivo e consultivo della Regione in materia, che avrà il compito di presentare proposte e osservazioni, curare i rapporti tra i vari soggetti coinvolti e collaborare alla redazione delle linee guida. 

Che dire, una vittoria di tutti, per tutti, approvata all’unanimità.