Questo è lo spazio dedicato ai Consiglieri comunali, che, a rotazione, ogni volta un rappresentante della maggioranza e uno dell’opposizione, illustrano i progetti significativi della propria attività
Carlo Maria Pesaresi, Capogruppo del Gruppo Consiliare ANCONA DIAMOCI DEL NOI.
I CONSIGLI TERRITORIALI DI PARTECIPAZIONE PER RIPARTIRE DAI TERRITORI
Il 28 giugno i cittadini di Ancona saranno chiamati a eleggere i propri rappresentanti nei Consigli Territoriali di Partecipazione (CTP). È un appuntamento che forse non fa molto rumore nel dibattito pubblico, ma che ha un valore profondo: riaprire spazi di democrazia e partecipazione nei quartieri, là dove si vive ogni giorno la città vera.
I quartieri, infatti, sono il primo livello della vita pubblica. Sono il luogo in cui emergono bisogni, difficoltà, desideri e idee. Per questo è importante che le cittadine e i cittadini partecipino, non solo recandosi al voto, ma anche candidandosi, proponendo, confrontandosi. Perché partecipare non significa solo esprimere un’opinione: è un modo concreto per prendersi cura del proprio pezzo di città.
Viviamo un tempo in cui la distanza tra le persone e la politica è cresciuta. In cui la sfiducia si traduce troppo spesso in disinteresse o rinuncia. Proprio per questo, credere nell’importanza di questi organismi, e impegnarsi perché funzionino, è già un piccolo atto di fiducia nel futuro.
Come opposizione abbiamo cercato di riformare i CTP per renderli più incisivi e più utili alla vita dei quartieri: dalla gestione degli spazi pubblici alle iniziative culturali e sociali. Non ci siamo riusciti. Ma questo non significa che il loro potenziale sia perso. Se li guardiamo con la giusta lente, i CTP possono diventare laboratori di cittadinanza attiva, spazi in cui si sperimentano nuove forme di collaborazione tra amministrazione e comunità. Luoghi in cui il dialogo può diventare davvero continuo e costruttivo.
Le elezioni dei CTP sono anche una sfida per chi vuole costruire un’alternativa alla destra che governa la città. Un’occasione per superare le divisioni che negli anni hanno indebolito il campo progressista e per proporre, quartiere per quartiere, liste unitarie che mettano al centro i tanti punti in comune. Ripartire dai territori può essere anche un modo per ritrovare un linguaggio comune, più vicino alle persone.
E infine, una speranza: che queste elezioni siano una palestra per le nuove generazioni, un’opportunità per i giovani di mettersi in gioco, di imparare, di costruire un percorso di protagonismo civico che, nel tempo, li porti a essere parte attiva della vita politica della città.
Perché la democrazia non si conserva da sola. Va coltivata. E i quartieri possono essere un buon punto da cui cominciare.





