Angelo Pittro: Ancona è la città giusta per Ulisse Fest

UlisseFest torna ad Ancona per l’estate 2025, e sarà la seconda edizione dorica del format Lonely Planet che lo scorso anno ha portato in città 20 mila presenze, riuscendo a calamitare gli interessi di un pubblico eterogeneo, con una copertura di 70 mila visite sul sito uffciale e oltre un milione e mezzo di interazioni solo sugli account Instagram e Facebook del festival. E’ stata, per Ancona, un’esperienza significativa in termini di accoglienza e di diffusione degli eventi, che nei tre giorni della manifestazione avvenivano in contemporanea, dalla Mole alla Loggia dei Mercanti, dalle piazze all’Arena sul Mare. Dopo l’annuncio, alla Bit di Milano nel mese scorso, del ritorno del festival ad Ancona nell’edizione 2025 , abbiamo chiesto ad Angelo Pittro, direttore di Lonely Planet Italia e direttore di UlisseFest, di raccontarci l’esperienza anconetana dello scorso anno e di delineare l’immagine della città dal punto di vista degli organizzatori del festival, nel momento in cui abbiamo già i primi nomi dei cantanti che si esibiranno all’Arena sul Mare: i Coma Cose e Max Gazzè.

Cos’è Ancona per UlisseFest?

Ancona – afferma Pittro – è ancora una città tutta da scoprire, un crocevia di culture e storie che ha voglia di aprirsi, accogliere e raccontarsi. È il genere di destinazione che i lettori di Lonely Planet amano esplorare: autentica, sorprendente, piena di vita. Per questo è la casa perfetta per UlisseFest. Il nostro festival non è solo un evento, ma un punto d’incontro tra viaggiatori, scrittori, artisti, content creator e chiunque abbia il desiderio di esplorare il mondo con curiosità. Ancona, con la sua storia millenaria e la sua capacità di stupire, incarna perfettamente questo spirito.

Quante voci ha raccolto e quali “forze” ha messo in moto la prima edizione di UlisseFest lo scorso anno?

La prima edizione di UlisseFest ad Ancona è stata un successo, forse anche oltre le aspettative. L’arena sul mare, che abbiamo inaugurato proprio per l’occasione, è diventata subito un punto di riferimento. Il festival ha creato un’energia nuova, capace di coinvolgere istituzioni, imprese locali e, soprattutto, i cittadini, che hanno risposto con entusiasmo. Abbiamo visto una forte voglia di raccontare e ascoltare storie, di incontrarsi e lasciarsi ispirare. È stata la prova che c’è un desiderio autentico di confronto e di scoperta, e che Ancona è pronta a raccogliere questa sfida.

Quanto contano la consapevolezza e l’engagement dei cittadini per una città che vuole diventare una meta turistica riconosciuta?

Tantissimo. Il turismo non è solo numeri e visitatori: è atmosfera, accoglienza, esperienze. E in questo, i cittadini giocano un ruolo chiave. Sono loro i primi ambasciatori della città, quelli che possono fare la differenza nel rendere Ancona un luogo davvero speciale da visitare. Quando una comunità è consapevole del valore del proprio patrimonio e ha voglia di condividerlo, il turismo diventa un’opportunità di crescita per tutti, in modo sostenibile e autentico. Ancona ha tutte le carte in regola per farsi conoscere e apprezzare, e il primo passo è proprio quello di chi la vive ogni giorno: aprirsi, raccontarsi, accogliere.

Margherita Rinaldi

Foto credit copertina: KGproduction

LA PAROLA AI CONSIGLIERI: FRANCESCO RUBINI FILOGNA

Francesco Rubini Filogna, Capogruppo consiliare Altra Idea di Città

DIFESA DEL MOSCIOLO E DEGLI ECOSISTEMI NATURALI: UNA MOZIONE IN CONSIGLIO PER UN IMPEGNO COMUNE

Ancona, 17 marzo 2025 – Nel mese di marzo, assieme ad altri colleghi dell’opposizione, ho depositato una mozione dal titolo “Salvaguardia del mosciolo selvatico di Portonovo e sostegno alle attività del tavolo tecnico”, un testo scritto e condiviso fin dall’inizio con il collega Carlo Pesaresi e frutto del lavoro di ascolto di scienziati provenienti da CNR e UnivPM.

Come molti sapranno, infatti, da anni si rileva una forte vulnerabilità della popolazione di moscioli dovuta a fattori ambientali come aumento delle temperature, limitazione dei nutrienti, esondazioni dei fiumi, fattori biologici come mucillagini, impatti antropici, come il prelievo indiscriminato della risorsa.

Proprio per queste ragioni, il Comune, su iniziativa del Sindaco di Ancona, nel novembre 2023 ha istituito un tavolo tecnico per la salvaguardia del mosciolo che ha coinvolti settori scientifici, associazioni, parti economiche e altri interlocutori.

Sulla base del lavoro di questo tavolo, consapevoli di quanto il mosciolo sia senza dubbio un patrimonio ambientale, culturale ed economico di primaria importanza per la città di Ancona e l’intera comunità locale, abbiamo deciso di depositare la mozione in oggetto così da coinvolgere le forze politiche al fine di condividere una mobilitazione che possa vederci tutti parte della stessa battaglia a difesa del mosciolo.

Con la mozione chiediamo prinicipalmente di sostenere il lavoro del tavolo tecnico, reperire risorse economiche pubbliche per sostenere le attività di ricerca e monitoraggio, incentivare pratiche di pesca sostenibile, a valutare forme temporanee di sospensione della pesca volte a ripristinare la popolazione a fronte di indenizzi economici per la categoria di pescatori interessati, ad avviare un percorso volto all’indiviuduazione di strumenti efficaci di tutela e conservazione della Costa del Conero.

Mi auguro che sul testo, e più in generale sull’intera mobilitazione, ci possa essere il consenso di tutto il Consiglio Comunale: del resto qualcuno può davvero immaginare Ancona senza il suo mosciolo?

LA PAROLA AI CONSIGLIERI: FRANCESCO ANDREANI

Francesco Andreani – Capogruppo consiliare Ripartiamo dai Giovani

UNA MOZIONE PER LA VALORIZZAZIONE DELLA CASA DI FRANCESCO PODESTI

Ancona, 17 marzo 2025 – Il 24 febbraio 2025 il gruppo consiliare Ripartiamo dai Giovani ha protocollato una mozione a titolo: “Apertura Casa di Francesco Podesti”.
Il nostro obiettivo è quello di rivitalizzare la casa dove è nato e cresciuto il famoso artista anconetano Francesco Podesti, facendone un nuovo contenitore culturale.
Vorremmo realizzare uno spazio espositivo dedicato alla movimentata vita del pittore che fu protagonista del panorama artistico italiano ma anche figura attiva del Risorgimento.
La casa potrebbe essere integrata con la Pinacoteca cittadina, già dedicata a Francesco Podesti, creando quindi due ambienti: uno che ci racconti del Podesti pittore ed uno dedicato invece alla sua storia.
Questa iniziativa è anche finalizzata a rilanciare da un punto di vista turistico e culturale lo storico e meraviglioso quartiere di Capodimonte, attraverso eventi dedicati a diffondere tra i cittadini la conoscenza della figura del Podesti.
La nostra mozione verrà discussa in una seduta congiunta delle Commissioni Consiliari Cultura e Patrimonio, per poi approdare , una volta ottenuto il parere, al Consiglio Comunale.
Ripartiamo dai Giovani crede fortemente in questo progetto, nell’ambito di un’opera complessiva di valorizzazione dei siti culturali presenti sul territorio, che consideriamo fondamentale.

I nuovi ponti accendono il futuro della Mole

Sono accesi ormai da qualche giorno i nuovi impianti di illuminazione dei due ponti della Mole Vanvitelliana, realizzati all’interno dei lavori G7 che si erano conclusi nei mesi di settembre-ottobre, prima dell’arrivo delle delegazioni internazionali. Sui due ponti sono stati installati due tipi di lampione: il primo destinato all’illuminazione del portale in pietra e del percorso e il secondo solo del percorso. I proiettori hanno quindi due tipi di ottica: ellittica per l’illuminazione del portale in pietra (led 3000K) e stradale per l’illuminazione del percorso (led 3000k). I pali, alti 5 metri, in acciaio zincato colore grigio ghisa, sono inoltre dotati di una struttura in alluminio portastendardo sulla sommità. 

L’intero progetto riguardante i ponti della Mole, che prevedeva anche il cavidotto di linea elettrica per le nuove illuminazioni, ha consentito, in generale, di riqualificare gli ingressi della Mole Vanvitelliana e di migliorare la viabilità pedonale garantendo una migliore fruibilità della Mole stessa. Il ponticello lato Porta Pia è stato riqualificato con la creazione di un percorso pedonale con cubetti in pietra arenaria al posto delle precedenti mattonelle con materiale bituminoso. Nel ponte lato Mandracchio è stata sistemata la pavimentazione in pietra con un’opera di lavorazione, ripulitura ed eliminazione degli avvallamenti. La linea ferrata ora dismessa, in passato al servizio della Mole, è stata mantenuta come oggetto storico. L’intervento ha comportato un investimento di 270 mila euro.

La breve cerimonia di accensione, a cui hanno preso parte il Sindaco Daniele Silvetti e l’Assessore ai Lavori Pubblici Stefano Tombolini insieme con i tecnici comunali che hanno seguito i lavori, è stata anche l’occasione per fare il punto sugli interventi di completamento e valorizzazione della Mole Vanvitelliana, che si avvalgono di un finanziamento PNRR di 3,3 milioni di euro.

L’avanzamento dei lavori PNRR è attualmente al 66 per cento. Per quanto riguarda la riqualificazione del Ponte Nord, è stata conclusa la realizzazione dei 40 micropali di fondazione ed è in fase di produzione la struttura provvisionale, realizzata su misura, da installare per le successive fasi di lavorazione. E’ stata inoltre completata l’installazione di quasi tutti i nuovi infissi, incluse le lunette. Nella Sala Tabacchi sono stati completati la nuova pavimentazione, i nuovi servizi igienici, il nuovo ascensore, la nuova scala su misura, che è in fase di installazione. Sono in fase di ultimazione i nuovi impianti e sono da realizzare l’allaccio fognario, le opere di finitura da fabbro, il trattamento anti spolvero delle volte, le opere di finitura generali. Nelle Sale Viani e Mercanti sono stati completati i nuovi infissi, i nuovi servizi igienici ed è quasi ultimata realizzazione dei nuovi impianti. Sono da realizzare opere di finitura generali. La conclusione è prevista tra un anno, per il mese di marzo 2026.

Margherita Rinaldi

L’acqua risorsa non infinita. L’impegno di Viva Servizi

Nella settimana che porta al tradizionale appuntamento con la Giornata Mondiale dell’Acqua (22 marzo) urge una serie e circostanziata riflessione riguardo alla scelleratezza con la quale si spreca l’acqua ritenendola a torto una risorsa infinita laddove infinita non è. Basti, ad esempio, ricordare che ad oggi nel mondo circa 2 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e il 13% del territorio italiano è esposto a rischio di siccità media o severa. Si aggiunga pure che i risultati che emergono dalle rilevazioni sulla qualità del nostro mare sono figli di un cronico ritardo sugli investimenti infrastrutturale in Italia: su oltre 8000 Km di costa italiana, circa 2880 non sono serviti da impianti di depurazione adeguati a dispetto della cura e salvaguardia dell’ambiente, degli sforzi per promuovere turisticamente il nostro territorio e delle sanzioni alle quali l’Italia va incontro per le procedure di infrazioni comunitarie avviate dall’U.E.

Nelle Marche e nella parte di territorio di pertinenza Viva Servizi quello della provincia di Ancona, il quadro è più confortante. Il 25% della costa è classificato come oltre i limiti di legge ma le non conformità si rilevano principalmente alle foci dei fiumi, mentre il 93% delle acque della costa balneabili è classificato di qualità “eccellente”.

Per diffondere consapevolezza su un tema storicamente sottovalutato occorre conoscenza. Per questo la linea intrapresa dal gestore del servizio idrico è una operazione di trasparenza migliorando la comunicazione nei confronti degli utenti per accrescerne la cultura e per spiegare come un’azienda pubblica spende i soldi dei contribuenti cercando nuove fonti di finanziamento a partire dai fondi PNRR e sensibilizzando le giovani generazioni ad una migliore coscienza critica. Per questo, anche per l’anno scolastico 2024/2025, Viva Servizi ha presentato un progetto con un’offerta formativa differenziata per età e argomenti a seconda delle scuole interessate. Si chiama “A scuola con Viva” e l’obiettivo è rinnovare l’impegno per la tutela dell’ambiente tra i più giovani spiegando agli studenti perché l’acqua non si deve sprecare”. I comportamenti virtuosi di cui i ragazzi comprendono l’importanza non solo li renderà cittadini più consapevoli ma influenzeranno positivamente anche gli adulti che vivono con loro orientando le famiglie alla sostenibilità. Coerentemente con questo percorso verranno installati dei pannelli sulle spiagge di Palombina e Falconara che illustreranno in maniera chiara a turisti e residenti il progetto che prevede la realizzazione di una grande condotta in spiaggia per impedire ai collettori di riversare liquami in mare. L’intervento prevede diversi stralci ed i primi due (ripascimento zona Villanova di Falconara ed intervento sul fosso della Palombina di Ancona) troveranno realizzazione nei prossimi mesi testimoniando che di fatto il 2025 è l’anno di avvio delle opere. La soluzione progettuale scelta di concerto con i Comuni di Ancona e Falconara è stata adottata al termine di un percorso che ha previsto l’adozione di un documento preliminare di progettazione con un investimento molto significativo di oltre 45 milioni. Il completamento dei lavori impatterà positivamente anche sulla Blue Economy nelle Marche. Eppure, sempre pensando alla qualità dell’acqua che viene immessa in ambiente dopo la depurazione, vi sono fattori che non inducono all’ottimismo come gli inquinanti emergenti, in modo particolare medicinali e prodotti per personal care che, per essere trattati, richiedono importanti interventi di adeguamento dei grandi depuratori.

La cultura del non spreco non riguarda solo l’uso privato del singolo cittadino ma va perseguita fin dalla captazione quando entra nella rete distributiva per giungere a destinazione. I numeri relativi alle dispersioni in Italia sono inquietanti: 2 litri su 5 circa si perdono lungo il percorso dalle sorgenti alle case. Viva Servizi ha dimostrato capacità progettuale intercettando fondi PNRR per 28 milioni di euro su un progetto complessivio di 38 milioni per la digitalizzazione di metà della rete idrica e la lotta alla dispersione che consentirà di ridurre lo spreco entro il 2026 al 23%.

Non solo presente e futuro ma anche il passato è molto importante per creare la consapevolezza che ciò che si ha la fortuna di avere, cioè l’acqua in casa e di ottima qualità, non vada data per scontata. Nel corso di una recente conferenza stampa è stato presentato un progetto di studio con l’Università Politecnica delle Marche per indagare la storia dell’acqua ad Ancona, le fonti di approvvigionamento idrico della città di Ancona e del territorio circostante quando l’acqua aveva un uso collettivo e la fruizione era un’occasione di socialità per la comunità prima che la capillarizzazione del servizio ne rendesse l’uso individuale. I risultati dello studio attesi per l’anno prossimo saranno sicuramente interessanti.

Una riflessione a parte merita, infine, la percezione del costo dell’acqua e il rapporto sempre conflittuale di ciascun utente con la sua bolletta. La spesa media per una famiglia di 3 persone residente nei comuni di Ancona e provincia che consuma annualmente circa 120 mc d’acqua, nel 2023 era di 317 euro, nel 2024 è stata di 340 euro, nel 2025 ne spenderà 366 con un rincaro di 4 euro al mese pur considerando che la tariffa di 1,6 euro al metrocubo di acqua, rispetto agli standard europei, è significativamente bassa. Nel nord Europa a parità di consumo si spende 4-5 volte in più. Il punto nodale è che il cittadino e tutti noi comprendiamo che ciò che paghiamo con la bolletta serve per effettuare gli investimenti per mantenere e migliorare il servizio, attività che hanno costi ingentissimi.

Fabio Lo Savio

Dentro la biblioteca Benincasa: restauro tra storia e nuove funzioni

È arrivato quasi a metà dell’opera il cantiere della Biblioteca Civica Benincasa, dove nei giorni scorsi gli assessori ai Lavori pubblici Stefano Tombolini e alla Cultura Marta Paraventi hanno effettuato un sopralluogo insieme con i tecnici. E l’orizzonte temporale per la riapertura, dopo il termine dei lavori e gli allestimenti interni con i nuovi arredi, è fissato per il 2026. Sarà un luogo nuovo, con spazi pensati per le modalità di fruizione contemporanee di una biblioteca, e, al contempo, rispettoso del lungo passato che lo ha visto trasformarsi in più di tre secoli da residenza nobiliare a prezioso spazio culturale a servizio della città.

Risalendo le scale dell’antico palazzo Mengoni Ferretti, per sei livelli dal seminterrato fino al sottotetto, della biblioteca risultano già ampiamente visibili gli spazi più significativi: nuove sale per la lettura, incontri e convegni; quelle destinate agli scaffali e ai depositi dei libri, ai bambini e ai ragazzi e, per tutto il percorso, la suggestiva torre libraria di acciaio, che attraversa verticalmente il centro del palazzo, in tutta la sua altezza. E si possono anche cominciare a immaginare luoghi e funzioni prima assenti nell’edificio, che affacciato su Piazza del Plebiscito, costituirà, con la vicina Pinacoteca, un elemento strategico del polo culturale urbano diffuso: uno spazio strutturato per l’accoglienza, uno shop, una sala ristoro, sale espositive, sale convegni grandi e piccole, per accogliere “in pianta stabile” non solo i libri ma anche le persone, gli anconetani, i visitatori, i turisti, gli appassionati di arte e di cultura.

I lavori attualmente in corso riguardano il miglioramento strutturale sia in termini di resistenza statica che sismica, nel rispetto delle caratteristiche storico artistiche proprie dell’edificio, oltre che una revisione funzionale per garantire l’accessibilità, la salubrità, il comfort, la sicurezza antincendio e l’adeguamento impiantistico alle normative vigenti. A questi si aggiungono i restauri di stucchi, affreschi e infissi che stanno interessando le sale per restituirne l’anima neo classica. In particolare è interessato l’interno dell’edificio, dal momento che le facciate e la copertura sono state oggetto di interventi recenti. Ma il restauro – si legge nella relazione di progetto – “non è da intendere come un mero esercizio conservativo, bensì come qualcosa di più complesso: è la rinascita del monumento architettonico contestualizzata in un determinato luogo e periodo di tempo a favore di una comunità”.

Il Palazzo Mengoni Ferretti

Questa sede storica della biblioteca comunale di Ancona si trova in via Bernabei, all’interno di Palazzo Mengoni Ferretti, una residenza nobiliare del XVI secolo, edificio storico vincolato, ritenuto un importante esempio di architettura civile anconetana. Palazzo Mengoni Ferretti fu costruito nel 1592 come dimora per il conte Ferretti e nel 1949 venne ceduto al Comune, che nel 1950 lo scelse per ospitare la biblioteca.

Il Palazzo ha una pianta piuttosto regolare con una forma assimilabile a un trapezio e si estende su sei livelli principali che comprendono un piano seminterrato e un piano sottotetto, per un totale di circa 4000 metri quadrati. Il primo piano fuori terra corrisponde al livello dei due ingressi su Piazza del Plebiscito e il secondo ai due su via Bernabei. Uno degli accessi si trova sotto Porta San Pietro. Il lato nord‐est dell’edificio, infatti, è in continuità con la Porta e si imposta sulle antiche mura duecentesche che sono visibili al piano seminterrato. Al centro del fabbricato si trova una corte coperta che ospita il vano ascensore, la cui struttura di copertura in ferro e vetro risale agli anni ’90 del 1900. L’edificio è caratterizzato dalla presenza di numerose volte, alcune in muratura e altre in camorcanna, rispetto alle quali si sono resi necessari, nel tempo, interventi relativi alla stabilità. Il palazzo ospita anche una struttura metallica che sale lungo tutti i livelli: la torre libraria, costruita negli anni ’60 del Novecento per ospitare la collezione di libri. La torre fu ricavata dalla demolizione dei solai esistenti e ancorando la struttura alle pareti.

L’edificio ha subito numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli e i lavori di adeguamento e rifunzionalizzazione hanno interessato anche gli ultimi decenni. L’ultimo intervento è terminato nel 2012. Il palazzo Mengoni Ferretti è stato nel tempo oggetti di diversi interventi di ristrutturazione, restauro e adeguamento, che non hanno però mai dato una risposta definitiva alle esigenze strutturali dell’edificio e funzionali della biblioteca.

Gli interventi più recenti hanno riguardato, nel 2003/2005, il restauro della facciata e della Porta San Pietro, conosciuta dai più come Arco di Carola, collegata al palazzo, e la revisione parziale della copertura. Successivamente è stato necessario l’adeguamento alla normativa antincendio e al miglioramento dell’accessibilità, che è diventato però anche occasione per una revisione completa della logistica della struttura della biblioteca, per renderla rispondente alle mutate esigenze di fruizione e consultazione, dopo l’avvento della multimedialità e del digitale. L’intervento, concluso nel 2012, ha comportato la chiusura temporanea della biblioteca, completamente interdetta al pubblico nel 2019 per una nuova messa a norma antincendio. Da quest’ultima chiusura è derivato il progetto attualmente in esecuzione, che quindi nasce dalla necessità di una serie di adeguamenti antisismici ma si sviluppa in una serie di opere che affrontano in modo organico sia le criticità sia i temi della rifunzionalizzazione dell’edificio in chiave moderna, considerate in particolare le nuove esigenze di fruibilità di questo tipo di contenitori culturali.

Come sarà la biblioteca dopo i lavori

L’edificio della biblioteca Benincasa si sviluppa sulle diverse pendenze della parte in salita di piazza del Plebiscito, piazza del Papa per gli anconetani, fino ad arrivare alla soprastante parte pianeggiante di via Bernabei. Dopo i lavori il piano seminterrato ospiterà l’ingresso (da piazza del Papa), uno spazio per esposizioni, un locale tecnico, i servizi igienici e il primo livello della torre libraria. Al piano terra, aperto su un diverso livello di piazza del Papa, sono previsti un ingresso accessibile, una reception, caffetteria, guardaroba, sala lettura informale per sezione novità/attualità, emeroteca, deposito per conservazione, servizi e torre libraria. Al piano terra al livello di via Bernabei si apriranno due ingressi destinati esclusivamente al personale, sala conferenze ed eventi, deposito sala conferenze, uffici, deposito per conservazione, stanza del custode, servizi e torre libraria. Al primo piano ci saranno la reception per i ragazzi, la biblioteca per bambini e ragazzi, il deposito per la conservazione, servizi e torre libraria. Il piano secondo, con le sue sale affrescate e i soffitti stuccati attualmente in fase di restauro, ospiterà sale lettura con libri a scaffale aperto, stanze musealizzate, il deposito per la conservazione dei libri, i servizi. Nel sottotetto, con un terrazzo a tasca che si affaccia sui tetti della città, sarà collocata la centrale di climatizzazione. La torre libraria tornerà alla sua funzione di deposito di libri ad alta rotazione.

Margherita Rinaldi

Da settembre la Pinacoteca rinnovata: crocevia di culture artistiche

La riapertura della Pinacoteca civica Francesco Podesti, chiusa da alcuni mesi per i lavori Pnrr, sarà l’evento centrale del 2025 e proprio alcuni giorni fa tecnici e giornalisti hanno visitato i locali quasi pronti dei palazzi Bosdari e Bonomini di via Pizzecolli, per fare il punto sui lavori, ormai pressoché conclusi, insieme con gli assessori alla Cultura Marta Paraventi e Stefano Tombolini.

L’intervento principale ha comportato l’adeguamento degli impianti. Al termine dei lavori tutti i locali della Pinacoteca saranno climatizzati, saranno disponibili altre due nuove sale per i depositi e questo consentirà di liberare nuovi spazi per la parte espositiva. Il rinnovato assetto dell’immobile permetterà anche di strutturare una zona destinata a biblioteca museale, destinata a raccogliere una collezione di cataloghi delle mostre, e di allargare la parte destinata agli uffici. L’importo complessivo dell’intervento è di 1,29 milioni di euro, in gran parte di fondi Pnrr e per 300 mila euro di cofinanziamento comunale.

La Pinacoteca attualmente si sviluppa su circa 3.000 metri quadrati, di cui oltre 2.000 collocati nella sede storica di Palazzo Bosdari e circa 900 nell’ampliamento realizzato nel 2016 nell’adiacente palazzo Bonomini. L’intervento in corso ha interessato 1.300 metri quadrati di superfici, quasi tutte all’interno di Palazzo Bosdari. Al termine di questo lotto di lavori sarà completato un circuito espositivo con l’utilizzo di locali precedentemente esclusi e sarà possibile ospitare 100 visitatori contro i 50 ammessi in precedenza.

Accanto ai lavori sugli impianti, le opere edilizie hanno riguardato le coperture e il rinforzo di una capriata in legno che rendeva inagibile una sala del sottotetto. Sono inoltre in corso piccoli lavori di finitura e implementazione impiantistica su ambienti non interessati dal cantiere Pnrr, per un importo totale di 38 mila euro, finanziati con fondi propri dell’Ente. Terminate tutte le opere, si prevede la realizzazione di interventi di completamento di alcune sale espositive per un importo di circa 40 mila euro (pannelli e copertura della rete degli impianti con boiserie in legno). Una volta concluse anche queste opere, potrà avere inizio il riallestimento.

“Abbiamo cominciato con il sopralluogo in questo cantiere – ha detto l’assessore ai Lavori Pubblici Stefano Tombolini – che ormai à molto avanti. Entro settembre pensiamo di poter cominciare a riaprire gli spazi, dopo la fase dell’allestimento. Siamo dunque veramente in dirittura d’arrivo con questo cantiere”. Come ha annunciato lo stesso Tombolini, proseguiranno i sopralluoghi negli altri contenitori culturali sottoposti a restauro. E proprio in questo numero di ComunicAncona c’è un’anteprima riguardante i lavori alla Biblioteca Benincasa.

“Stiamo lavorando per la riapertura della Pinacoteca come evento centrale del 2025, costruendo un percorso in linea con i più aggiornati standard museologici” spiega l’assessore alla Cultura Marta Paraventi, che traccia una precisa road map delle priorità, a partire dalla governance di questo settore, all’interno della quale da un lato resta ferma la continuità dei rapporti con la Direzione Musei Marche, anche per la valorizzazione dell’Anfiteatro, dall’altro si inseriscono le specifiche competenze e la mission del neo assessore, che sin da subito ha posizionato la pinacoteca al centro della progettualità per la gestione della politica culturale del capoluogo.

Entrando poi nel merito del rapporto tra il più importante e significativo spazio espositivo della città e i visitatori, l’assessore indica la necessità di un aggiornamento del regolamento e dei servizi al pubblico, che consenta di gestire le aperture in modo più funzionale alle mostre e agli eventi che si terranno in pinacoteca, prevedendo anche un orario prolungato in occasione di questi ultimi.

In questa cornice si svilupperà il racconto del nuovo allestimento: “una narrazione – dice Paraventi – che possa trasmettere la centralità di Ancona come crocevia di culture artistiche e che possa far diventare la pinacoteca un’abitudine per gli anconetani”, una narrazione che dovrà concretizzarsi anche in una serie di strumenti pratici, funzionali a una completa e profonda fruibilità delle opere: nuove didascalie bilingui, supporti didattici anche per bambini, programmazione di attività per varie fasce di pubblico compresi gli studenti universitari, aperture in sinergia con gli eventi cittadini, programmazione di mostre studio per valorizzare le collezioni della pinacoteca.

Una importante innovazione riguarderà anche la gestione dei depositi. I nuovi uffici al secondo piano sono stati ampliati da 95 a 160 metri quadrati utilizzando lo spazio destinato ai vecchi depositi. Questi ultimi sono stati dislocati al terzo piano piano e interessano una superficie di 80 metri quadrati, appositamente attrezzati e dotati di sistemi automatici di spegnimento.

Margherita Rinaldi

Giulia Bonarelli, prima donna medico ad Ancona

E’ stato inaugurato sabato 1 marzo 2025 il rinnovato Poliambulatorio di Largo Cappelli (cliccando qui potete leggere l’articolo di approfondimento). La struttura è stata intitolata a Giulia Bonarelli, prima donna medico ad Ancona. Nel canale YouTube di ComunicAncona pubblichiamo una breve intervista al cugino della dottoressa, Guido Bonarelli, che potrete ascoltare e vedere cliccando qui. Con l’occasione pubblichiamo di seguito il contributo scientifico della professoressa Stefania Fortuna e della dottoressa Vanessa Sabbatini, del Dipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’UnivPM. Buona lettura!


di Vanessa Sabbatini e Stefania FortunaDipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari – Facoltà di Μedicina e Chirurgia Università Politecnica delle Marche

Il 4 aprile 1916 si laureava in medicina e chirurgia all’Università di Bologna, con il massimo dei voti, Giulia Bonarelli, la prima donna iscritta all’albo dell’ordine dei medici e chirurghi della provincia di Ancona (7 agosto 1916), una delle prime neurologhe in Italia, appassionata studiosa e promotrice delle arti. Giulia era nata ad Ancona il 6 maggio 1892 in una famiglia di antica nobiltà, i Bonarelli di Castelbompiano. Suo padre Guglielmo era un noto avvocato civilista, impegnato nelle fila del partito liberale monarchico, sindaco di Ancona tra il 1910-1911, e nel 1906 membro della commissione elettorale provinciale di Ancona che accettò la richiesta di iscrizione nelle liste elettorali politiche di dieci maestre: queste sarebbero state le prime elettrici italiane. Sua madre Giuseppa Boldrini era figlia del fanese Aureliano Boldrini, ardente garibaldino.

Giulia frequentò il liceo classico “Carlo Rinaldini” di Ancona, dove si formarono anche il fratello maggiore Vittorio Emanuele, che intraprese la carriera diplomatica dopo la laurea in giurisprudenza, e la sorella minore Virginia, che si laureò in chimica e lavorò poi presso l’ufficio di igiene e profilassi di Ancona. Al liceo Giulia si distinse brillantemente sia nelle materie scientifiche sia in quelle umanistiche e ottenne quindi la licenza liceale d’onore il 30 luglio del 1910. Nell’autunno del 1910 si iscrisse alla facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Bologna, dove ebbe modo di frequentare le lezioni di clinica medica di Augusto Murri. A laurearsi con Giulia in medicina e chirurgia a Bologna, nell’aprile del 1916, c’erano altre due donne: Cesarina Zagolin di Udine e Maria Venezian di Macerata. Le donne in Italia ebbero la possibilità di frequentare l’università a partire dal 1875 e la facoltà di medicina e chirurgia fu tra quelle che attirarono maggiormente il loro interesse, sebbene l’accesso alla professione si sia aperto regolarmente soltanto nel 1910.

Una figura fondamentale nella vita della dottoressa Bonarelli fu lo psichiatra ebreo Gustavo Modena, che sposò con rito civile il 9 dicembre 1911. Il dottor Modena era giunto ad Ancona per iniziare la sua carriera all’interno del manicomio provinciale di piano San Lazzaro come medico assistente con funzioni di settore nel 1902, un anno dopo l’inaugurazione della struttura diretta da Gaetano Riva. Fin da subito lo psichiatra si impegnò a organizzare laboratori d’avanguardia nel nosocomio e a costruire una biblioteca a supporto della ricerca. Questa, nel 1920, fu intitolata ad Augusto Tamburini, uno dei principali maestri di Modena, e arricchita dei suoi libri personali. Oggi quel che resta del patrimonio della biblioteca del manicomio costituisce il fondo Tamburini della biblioteca della facoltà di economia, presso l’Università Politecnica delle Marche di Ancona.

Gustavo Modena fu vicedirettore del manicomio dal 1906 al 1913 e poi direttore dal 1913 al 1938.

Dopo il matrimonio, Giulia si trasferì nell’ospedale psichiatrico andando a vivere con il marito al secondo piano della palazzina della direzione. La casa era ricca di libri e quadri, specchio dei molteplici interessi della coppia, ed era un luogo aperto ad amici, studiosi, artisti e giovani bisognosi di incoraggiamento e di ispirazione. La biblioteca dei coniugi Modena è oggi conservata in quella comunale “Luciano Benincasa”, mentre i loro quadri e le loro sculture sono presenti nella pinacoteca civica “Francesco Podesti”.

Il manicomio era noto per il suo fervente clima scientifico e ogni venerdì pomeriggio venivano qui organizzate conferenze nelle quali intervenivano, oltre agli interni della struttura, anche i medici della città e della provincia di Ancona. In questo ambiente Giulia sviluppò i suoi interessi rivolti alla neurologia, frequentando contemporaneamente le lezioni a Bologna. Importanti per la sua formazione furono anche due viaggi che fece accompagnando il marito: l’uno in Germania, a Francoforte, tra il 1911 e il 1912, presso il laboratorio di anatomia del sistema nervoso di Ludwing Edinger; l’altro in Francia, poco dopo la sua laurea, nel 1916. Gustavo Modena aveva infatti ricevuto l’incarico ministeriale di visitare i principali centri neurologici in Francia, considerati all’avanguardia, con il fine di individuare le direttive più opportune per realizzare dei centri neurologici in Italia. Uno di questi centri fu aperto all’interno del manicomio di Ancona.

Mentre Gustavo era impegnato nel suo incarico che gli imponeva spostamenti, la dottoressa Bonarelli si fermò a Parigi per specializzarsi in elettroterapia ed elettrodiagnosi alla Salpêtrière, diventando allieva del neurologo Pierre Marie. Al ritorno dalla Francia, Giulia Bonarelli iniziò a prestare servizio come volontaria presso l’ospedale di riserva “Piazza d’armi” di Ancona, presente all’interno del manicomio, con il grado di assimilata a sottotenente medico. Nel 1917 l’ospedale di riserva si trasformò in centro neurologico, dove fondamentale fu il lavoro della dottoressa Bonarelli con i pazienti fisiopatici, perlopiù soldati che riportavano problemi funzionali agli arti, senza segni evidenti di lesioni.

Giulia adottò con loro un “metodo di dolcezza”, che prevedeva l’utilizzo di manovre brevi e lievi, ripetute due volte al giorno con il paziente, passando poi a un’intensificazione graduale dei movimenti passivi, in modo tale da vincere qualsiasi resistenza fisica e morale del degente alla terapia. Questo suo approccio di ascolto e di empatia si contrapponeva ai dettami della neurologia francese che, invece, proponevano l’utilizzo di manovre energiche e violente, con l’intento di riportare il prima possibile i soldati di nuovo al fronte a combattere. Giulia pose sempre al centro il paziente, valutando il singolo caso che aveva di fronte e stabilendo una diagnosi dopo attente e continue osservazioni. Il “metodo di dolcezza” fu sicuramente affinato anche dal suo bagaglio culturale umanistico, che non riteneva affatto disgiunto da quello medico-scientifico: l’arte, così come la storia, la letteratura antica e moderna (traduceva testi dal greco, dal latino e dal francese) potevano contribuire al miglioramento, al benessere e al perfezionamento dell’individuo.

In seguito, nel manicomio, si occupò dei pazienti “tranquilli”, impiegati nelle diverse officine, che seguiva dando consigli e orientando le scelte dei lavori da eseguire. Insieme con il marito, si impegnò a esporre i lavori dei “tranquilli” in alcune importanti mostre locali e di rilevanza nazionale, delle quali fu una delle promotrici e organizzatrici: la prima esposizione marchigiana d’arte moderna che si svolse ad Ancona nel 1921, la mostra nazionale della ceramica di Pesaro nel 1924 e la mostra del giardino italiano nel 1931 a Firenze.

Collaborò con importanti personaggi del mondo della cultura come Luigi Serra, storico dell’arte e primo sovrintendente per l’arte medievale e moderna delle Marche e Zara. Pubblicò nella rivista da lui fondata «Rassegna marchigiana per le arti figurative, le bellezze naturali, la musica» articoli, negli anni dal 1922 al 1931, relativi alle opere di amici e amiche, artisti e artiste: le xilografie di Adolfo De Carolis, di Bruno da Osimo e di Eleonora Gallo (un’allieva di Bruno da Osimo, autrice del volume Arte rustica italiana, pubblicato nel 1929 in italiano e in inglese e dedicato all’arte popolare di ogni regione d’Italia); le sculture di Vittorio Morelli; il progetto della tomba dei dieci militi ignoti ad Aquileia dell’architetto Guido Cirilli; i dipinti di Augusto Mussini, noto come fra’ Paolo. Sempre per la rivista di Serra, Giulia scrisse su dimore storiche (la contea di Montegallo di Offagna e il palazzo Ferretti di Ancona) e sui giardini all’italiana nelle Marche: quest’ultimo ancora oggi rappresenta il primo contributo sul tema, rimasto di riferimento.

La dottoressa Bonarelli morì il 19 agosto 1936 a Bolzano, quando aveva solo quarantaquattro anni. In memoria della moglie Giulia, Gustavo Modena curò l’opera Scritti d’arte stampata nel 1937, in cui raccolse i contributi sull’arte e uno sulla storia della medicina pubblicati dalla moglie, oltre ai necrologi a lei dedicati di amici, parenti e colleghi, che la ricordarono per le sue qualità umane e professionali.

La figura di Giulia Bonarelli, importante sia per la medicina sia per la cultura della città di Ancona, è stata riscoperta e resa nota negli ultimi anni, grazie alla raccolta di testimonianze e documenti, molti dei quali forniti da Lidia Bonarelli, che era in contatto con Virginia, la sorella di Giulia che ne aveva curato la memoria. Nel 2017 (18 maggio – 27 ottobre) è stata dedicata alla dottoressa Bonarelli una mostra libraria e documentaria presso la Biblioteca comunale “Luciano Benincasa”, curata da Giovanna Pirani, funzionaria della Biblioteca, in collaborazione con Stefania Fortuna, docente di Storia della medicina presso la Facoltà di Medicina e chirurgia di Ancona, che ha firmato l’introduzione al catalogo in cui si ricostruisce la vita e l’opera di Giulia. Questo testo è uscito anche nel secondo fascicolo della rivista Lettere dalla Facoltà del 2017, accessibile online all’indirizzo: https://letteredallafacolta.univpm.it/archivio-copie-di-lettere-dalla-facolta/. In seguito, una voce biografica sulla dottoressa Bonarelli, scritta da Monica Diambra e Vanessa Sabbatini, è stata pubblicata nella prima edizione del Dizionario biografico delle marchigiane del 2018,curato da Lidia Pupilli e Marco Severini. È stata discussa nell’ottobre del 2019 da Vanessa Sabbatini una tesi di laurea sulla figura di Giulia Bonarelli, poi pubblicata nei Quaderni del Consiglio regionale delle Marche. Ora sono disponibili online voci su Giulia Bonarelli anche nei seguenti siti: Scienza a due voci, Enciclopedia delle donne e Aspi-Archivio storico della psicologia italiana.

Rivoluzione digitale per i cittadini: on line i servizi e un “cassetto” personale

Con nove progetti finanziati dal PNRR, alcuni dei quali ormai già conclusi e a disposizione dei cittadini, il Comune di Ancona entra nella sua fase strutturale di trasformazione digitale, che introduce concretamente la possibilità di accedere on line e in autonomia a molti servizi fondamentali in modo più rapido e meno costoso. Il Comune ha infatti avviato e in parte già realizzato diversi progetti, finanziati con fondi PNRR per un totale di 2,6 milioni di euro, volti a migliorare l’esperienza digitale degli utenti e a facilitare l’accesso ai servizi pubblici eliminando le barriere che ne impediscono la fruizione in modo rapido, semplice ed efficace.

I progetti che incideranno maggiormente sulla qualità del rapporto tra il Comune e i cittadini riguardano tre aspetti fondamentali: la possibilità di effettuare la maggior parte dei pagamenti verso il Comune attraverso la piattaforma PagoPa (progetto già completato con l’attivazione di 48 tipi di pagamento), la possibilità di ricevere messaggi informativi, comunicazioni di scadenze o avvisi di pagamento tramite la piattaforma AppIO (progetto già completato con l’attivazione di 24 servizi), l’esperienza del cittadino nei servizi pubblici digitali.

Grazie a questa importante opera di transizione digitale, entro giugno i cittadini di Ancona potranno accedere on line a oltre 200 servizi digitali comunali e fruirne in autonomia, attraverso un nuovo sito comunale e la relativa APP, dove ognuno avrà un’area riservata, un “cassetto personale” in cui troverà tutte le informazioni relative ai servizi on line richiesti e ai pagamenti effettuati nel rispetto delle norme di legge in termini di privacy. Si potranno effettuare inoltre segnalazioni, prenotazione dei servizi e  pagamenti tramite la piattaforma PagoPa.

Questo nuovo strumento sarà, quindi, un upgrade importante di un processo già in atto da tempo. Si ricorda infatti che attualmente i servizi on line erogati dal Comune di Ancona sono disponibili nella pagina https://www.comuneancona.it/servizi-on-line/. Si tratta, di fatto, di uno sportello telematico aperto 7 giorni su 7, 24 ore su 24 in cui si possono richiedere certificati e residenze online, prenotazioni per gli uffici, si può accedere al Portale appalti, effettuare pagamenti di vario genere, fare domanda per le agevolazioni per i trasporti pubblici, prenotare sale civiche, accedere allo Sportello unico attività produttive (SUAP) o al Portale dello Sportello unico edilizia.

Oltre all’aggiornamento del portale istituzionale e dei servizi digitali per il cittadino, all’attivazione dei pagamenti tramite PagoPa, e di messaggi sulla piattaforma AppIO, il progetto di transizione digitale del Comune di Ancona riguarderà il completamento della migrazione in cloud delle attuali applicazioni gestionali, l’adeguamento tecnologico della piattaforma SUAP, l’aggiornamento e la messa in sicurezza dei sistemi dell’Ente, l’adesione all’Anagrafe Nazionale dello Stato Civile (ANSC) e l’estensione dei servizi on line disponibili nella piattaforma ANPR.

Il finanziamento più cospicuo (1,5 milioni di euro) è relativo all’aggiornamento e messa in sicurezza dei sistemi dell’Ente. In particolare le azioni previste dal progetto sono finalizzate a irrobustire le infrastrutture e i servizi digitali, oltre che a migliorare le competenze specialistiche necessarie a garantire adeguati livelli di cyber resilienza, elemento fondante per la transizione digitale sicura della Pubblica Amministrazione. Sono previsti, in questo senso, corsi di formazione per tutti i dipendenti dell’Ente sulla sicurezza informatica. Inoltre si prevedono azioni per migliorare la gestione degli incidenti informatici, così da minimizzarne l’impatto e garantire la continuità dei servizi. Per questa Missione è attualmente in corso la redazione del progetto esecutivo e il termine è previsto entro 31 dicembre 2025.

Entro il mese di ottobre 2025, inoltre, con la collaborazione dei servizi demografici, sarà completato il progetto di estensione dell’utilizzo dell’anagrafe nazionale digitale (ANPR) e di adesione all’Anagrafe Nazionale dello Stato Civile (ANSC), che consiste in un archivio informatizzato, integrato con ANPR, che permette di digitalizzare gli atti di stato civile generati dalla registrazione di qualsiasi evento concernente lo stato civile e riguardante la cittadinanza, la nascita, il matrimonio, l’unione civile e la morte. Questo progetto consentirà servizi integrati ed evoluti per semplificare e velocizzare le procedure tra Pubbliche amministrazioni e il cittadino.

Margherita Rinaldi

I punti di forza per Ancona turistica: cosa dicono i Consiglieri

In questo numero, aperto da un fondo del Sindaco Daniele Silvetti sul turismo, il presidente del Consiglio Simone Pizzi e i Gruppi consiliari si esprimono sullo stesso argomento. Ai Consiglieri abbiamo chiesto di evidenziare i punti di forza capaci di rendere Ancona una destinazione turistica.

“Fare di Ancona una vera destinazione turistica è una delle grandi sfide di questa Amministrazione. Un obiettivo su cui impegnarsi – spiega il presidente Pizzi – e che rappresenta un impegno concreto nei confronti dei cittadini. Il percorso iniziato non si limita a costruire un progetto solido ed efficace, ma punta a mettere a sistema tutte le realtà economiche e commerciali, le esperienze, le competenze e le sensibilità del territorio. Perché una politica turistica di successo non può esistere senza una governance allargata, capace di coinvolgere trasversalmente il tessuto economico, sociale e civile della città. ‘Un luogo non è mai solo ‘quel’ luogo: quel luogo siamo un po’ anche noi’ scrive Antonio Tabucchi”.

“Io credo – prosegue Pizzi – che in questo senso l’apporto del Consiglio comunale sia fondamentale. Ogni Consigliere rappresenta aspetti diversi della città e, nel suo insieme, l’Assemblea racchiude la sua complessità, le diverse sensibilità, le istanze e le priorità. Questo Consiglio, inoltre, ha un valore aggiunto: al suo interno ci sono molti professionisti, alcuni con esperienza diretta nel settore turistico, oltre a tanti giovani e rappresentanti attivamente impegnati nella vita sociale e civica della comunità. Il loro continuo confronto con i cittadini che rappresentano garantisce una visione ampia e plurale su questo tema”.

Tra i punti di forza su cui Ancona dovrebbe investire per consolidarsi come meta turistica, Pizzi sottolinea l’importanza della cultura del decoro e dell’accoglienza. “Questi elementi – afferma – non sono altro che l’espressione concreta di una caratteristica che agli anconetani certo non manca: l’amore per la propria città. Ancona è un luogo unico, capace di creare un legame indissolubile tra il mare e la terra, tra la città e la campagna, tra la roccia e la sabbia, tra una storia secolare e un presente che vogliamo continui a migliorare. È proprio da qui che dobbiamo partire per promuovere la nostra città. Lavorare su questa identità forte permetterà di valorizzare il patrimonio naturalistico, la ricchezza storica e monumentale, l’eccellenza enogastronomica e, soprattutto, la straordinaria molteplicità di voci, colori e forme che rendono Ancona una città unica. Dopotutto, l’Italia è un paese artisticamente e naturalmente così ricco e splendido da meritare tutti i viaggi possibili prima di imbarcarci verso lidi remoti e città esotiche. Solo attraverso una strategia condivisa e un forte senso di appartenenza si potrà trasformare Ancona in una meta turistica sempre più attrattiva e riconosciuta”.

Sulle potenzialità della città di Ancona come meta turistica, sulle criticità che ancora oggi esistono, sulle possibili soluzioni, hanno espresso il proprio punto di vista i rappresentanti dei gruppi consiliari attraverso un contributo video. Per guardare i video cliccate sul nome dei Consiglieri.

FRANCESCO ANDREANI Capogruppo Consiliare RIPARTIAMO DAI GIOVANI

MIRELLA GIANGIACOMI Consigliere PARTITO DEMOCRATICO

TOMMASO FAGIOLI Capogruppo Consiliare AZIONE – ITALIA VIVA – CALENDA

DANIELE GIACHI Capogruppo Consiliare RINASCI ANCONA CIVICI E SOLIDALI

ARNALDO IPPOLITI Capogruppo consiliare ANCONA PROTAGONISTA

MASSIMO MANDARANO Capogruppo Gruppo MISTO

CARLO MARIA PESARESI Capogruppo Consiliare ANCONA DIAMOCI DEL NOI

ANNALISA PINI Capogruppo Consiliare CIVITAS CIVICI

VINCENZO ROSSI Capogruppo Consiliare FORZA ITALIA

FRANCESCO RUBINI FILOGNA Capogruppo Consiliare ALTRA IDEA DI CITTA’

MARINA TAUS Capogruppo Consiliare LEGA SALVINI

RICCARDO STRANO Consigliere FRATELLI D’ITALIA

DIEGO URBISAGLIA Capogruppo Consiliare ANCONA FUTURA