Giulia Bonarelli, prima donna medico ad Ancona

E’ stato inaugurato sabato 1 marzo 2025 il rinnovato Poliambulatorio di Largo Cappelli (cliccando qui potete leggere l’articolo di approfondimento). La struttura è stata intitolata a Giulia Bonarelli, prima donna medico ad Ancona. Nel canale YouTube di ComunicAncona pubblichiamo una breve intervista al cugino della dottoressa, Guido Bonarelli, che potrete ascoltare e vedere cliccando qui. Con l’occasione pubblichiamo di seguito il contributo scientifico della professoressa Stefania Fortuna e della dottoressa Vanessa Sabbatini, del Dipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’UnivPM. Buona lettura!


di Vanessa Sabbatini e Stefania FortunaDipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari – Facoltà di Μedicina e Chirurgia Università Politecnica delle Marche

Il 4 aprile 1916 si laureava in medicina e chirurgia all’Università di Bologna, con il massimo dei voti, Giulia Bonarelli, la prima donna iscritta all’albo dell’ordine dei medici e chirurghi della provincia di Ancona (7 agosto 1916), una delle prime neurologhe in Italia, appassionata studiosa e promotrice delle arti. Giulia era nata ad Ancona il 6 maggio 1892 in una famiglia di antica nobiltà, i Bonarelli di Castelbompiano. Suo padre Guglielmo era un noto avvocato civilista, impegnato nelle fila del partito liberale monarchico, sindaco di Ancona tra il 1910-1911, e nel 1906 membro della commissione elettorale provinciale di Ancona che accettò la richiesta di iscrizione nelle liste elettorali politiche di dieci maestre: queste sarebbero state le prime elettrici italiane. Sua madre Giuseppa Boldrini era figlia del fanese Aureliano Boldrini, ardente garibaldino.

Giulia frequentò il liceo classico “Carlo Rinaldini” di Ancona, dove si formarono anche il fratello maggiore Vittorio Emanuele, che intraprese la carriera diplomatica dopo la laurea in giurisprudenza, e la sorella minore Virginia, che si laureò in chimica e lavorò poi presso l’ufficio di igiene e profilassi di Ancona. Al liceo Giulia si distinse brillantemente sia nelle materie scientifiche sia in quelle umanistiche e ottenne quindi la licenza liceale d’onore il 30 luglio del 1910. Nell’autunno del 1910 si iscrisse alla facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Bologna, dove ebbe modo di frequentare le lezioni di clinica medica di Augusto Murri. A laurearsi con Giulia in medicina e chirurgia a Bologna, nell’aprile del 1916, c’erano altre due donne: Cesarina Zagolin di Udine e Maria Venezian di Macerata. Le donne in Italia ebbero la possibilità di frequentare l’università a partire dal 1875 e la facoltà di medicina e chirurgia fu tra quelle che attirarono maggiormente il loro interesse, sebbene l’accesso alla professione si sia aperto regolarmente soltanto nel 1910.

Una figura fondamentale nella vita della dottoressa Bonarelli fu lo psichiatra ebreo Gustavo Modena, che sposò con rito civile il 9 dicembre 1911. Il dottor Modena era giunto ad Ancona per iniziare la sua carriera all’interno del manicomio provinciale di piano San Lazzaro come medico assistente con funzioni di settore nel 1902, un anno dopo l’inaugurazione della struttura diretta da Gaetano Riva. Fin da subito lo psichiatra si impegnò a organizzare laboratori d’avanguardia nel nosocomio e a costruire una biblioteca a supporto della ricerca. Questa, nel 1920, fu intitolata ad Augusto Tamburini, uno dei principali maestri di Modena, e arricchita dei suoi libri personali. Oggi quel che resta del patrimonio della biblioteca del manicomio costituisce il fondo Tamburini della biblioteca della facoltà di economia, presso l’Università Politecnica delle Marche di Ancona.

Gustavo Modena fu vicedirettore del manicomio dal 1906 al 1913 e poi direttore dal 1913 al 1938.

Dopo il matrimonio, Giulia si trasferì nell’ospedale psichiatrico andando a vivere con il marito al secondo piano della palazzina della direzione. La casa era ricca di libri e quadri, specchio dei molteplici interessi della coppia, ed era un luogo aperto ad amici, studiosi, artisti e giovani bisognosi di incoraggiamento e di ispirazione. La biblioteca dei coniugi Modena è oggi conservata in quella comunale “Luciano Benincasa”, mentre i loro quadri e le loro sculture sono presenti nella pinacoteca civica “Francesco Podesti”.

Il manicomio era noto per il suo fervente clima scientifico e ogni venerdì pomeriggio venivano qui organizzate conferenze nelle quali intervenivano, oltre agli interni della struttura, anche i medici della città e della provincia di Ancona. In questo ambiente Giulia sviluppò i suoi interessi rivolti alla neurologia, frequentando contemporaneamente le lezioni a Bologna. Importanti per la sua formazione furono anche due viaggi che fece accompagnando il marito: l’uno in Germania, a Francoforte, tra il 1911 e il 1912, presso il laboratorio di anatomia del sistema nervoso di Ludwing Edinger; l’altro in Francia, poco dopo la sua laurea, nel 1916. Gustavo Modena aveva infatti ricevuto l’incarico ministeriale di visitare i principali centri neurologici in Francia, considerati all’avanguardia, con il fine di individuare le direttive più opportune per realizzare dei centri neurologici in Italia. Uno di questi centri fu aperto all’interno del manicomio di Ancona.

Mentre Gustavo era impegnato nel suo incarico che gli imponeva spostamenti, la dottoressa Bonarelli si fermò a Parigi per specializzarsi in elettroterapia ed elettrodiagnosi alla Salpêtrière, diventando allieva del neurologo Pierre Marie. Al ritorno dalla Francia, Giulia Bonarelli iniziò a prestare servizio come volontaria presso l’ospedale di riserva “Piazza d’armi” di Ancona, presente all’interno del manicomio, con il grado di assimilata a sottotenente medico. Nel 1917 l’ospedale di riserva si trasformò in centro neurologico, dove fondamentale fu il lavoro della dottoressa Bonarelli con i pazienti fisiopatici, perlopiù soldati che riportavano problemi funzionali agli arti, senza segni evidenti di lesioni.

Giulia adottò con loro un “metodo di dolcezza”, che prevedeva l’utilizzo di manovre brevi e lievi, ripetute due volte al giorno con il paziente, passando poi a un’intensificazione graduale dei movimenti passivi, in modo tale da vincere qualsiasi resistenza fisica e morale del degente alla terapia. Questo suo approccio di ascolto e di empatia si contrapponeva ai dettami della neurologia francese che, invece, proponevano l’utilizzo di manovre energiche e violente, con l’intento di riportare il prima possibile i soldati di nuovo al fronte a combattere. Giulia pose sempre al centro il paziente, valutando il singolo caso che aveva di fronte e stabilendo una diagnosi dopo attente e continue osservazioni. Il “metodo di dolcezza” fu sicuramente affinato anche dal suo bagaglio culturale umanistico, che non riteneva affatto disgiunto da quello medico-scientifico: l’arte, così come la storia, la letteratura antica e moderna (traduceva testi dal greco, dal latino e dal francese) potevano contribuire al miglioramento, al benessere e al perfezionamento dell’individuo.

In seguito, nel manicomio, si occupò dei pazienti “tranquilli”, impiegati nelle diverse officine, che seguiva dando consigli e orientando le scelte dei lavori da eseguire. Insieme con il marito, si impegnò a esporre i lavori dei “tranquilli” in alcune importanti mostre locali e di rilevanza nazionale, delle quali fu una delle promotrici e organizzatrici: la prima esposizione marchigiana d’arte moderna che si svolse ad Ancona nel 1921, la mostra nazionale della ceramica di Pesaro nel 1924 e la mostra del giardino italiano nel 1931 a Firenze.

Collaborò con importanti personaggi del mondo della cultura come Luigi Serra, storico dell’arte e primo sovrintendente per l’arte medievale e moderna delle Marche e Zara. Pubblicò nella rivista da lui fondata «Rassegna marchigiana per le arti figurative, le bellezze naturali, la musica» articoli, negli anni dal 1922 al 1931, relativi alle opere di amici e amiche, artisti e artiste: le xilografie di Adolfo De Carolis, di Bruno da Osimo e di Eleonora Gallo (un’allieva di Bruno da Osimo, autrice del volume Arte rustica italiana, pubblicato nel 1929 in italiano e in inglese e dedicato all’arte popolare di ogni regione d’Italia); le sculture di Vittorio Morelli; il progetto della tomba dei dieci militi ignoti ad Aquileia dell’architetto Guido Cirilli; i dipinti di Augusto Mussini, noto come fra’ Paolo. Sempre per la rivista di Serra, Giulia scrisse su dimore storiche (la contea di Montegallo di Offagna e il palazzo Ferretti di Ancona) e sui giardini all’italiana nelle Marche: quest’ultimo ancora oggi rappresenta il primo contributo sul tema, rimasto di riferimento.

La dottoressa Bonarelli morì il 19 agosto 1936 a Bolzano, quando aveva solo quarantaquattro anni. In memoria della moglie Giulia, Gustavo Modena curò l’opera Scritti d’arte stampata nel 1937, in cui raccolse i contributi sull’arte e uno sulla storia della medicina pubblicati dalla moglie, oltre ai necrologi a lei dedicati di amici, parenti e colleghi, che la ricordarono per le sue qualità umane e professionali.

La figura di Giulia Bonarelli, importante sia per la medicina sia per la cultura della città di Ancona, è stata riscoperta e resa nota negli ultimi anni, grazie alla raccolta di testimonianze e documenti, molti dei quali forniti da Lidia Bonarelli, che era in contatto con Virginia, la sorella di Giulia che ne aveva curato la memoria. Nel 2017 (18 maggio – 27 ottobre) è stata dedicata alla dottoressa Bonarelli una mostra libraria e documentaria presso la Biblioteca comunale “Luciano Benincasa”, curata da Giovanna Pirani, funzionaria della Biblioteca, in collaborazione con Stefania Fortuna, docente di Storia della medicina presso la Facoltà di Medicina e chirurgia di Ancona, che ha firmato l’introduzione al catalogo in cui si ricostruisce la vita e l’opera di Giulia. Questo testo è uscito anche nel secondo fascicolo della rivista Lettere dalla Facoltà del 2017, accessibile online all’indirizzo: https://letteredallafacolta.univpm.it/archivio-copie-di-lettere-dalla-facolta/. In seguito, una voce biografica sulla dottoressa Bonarelli, scritta da Monica Diambra e Vanessa Sabbatini, è stata pubblicata nella prima edizione del Dizionario biografico delle marchigiane del 2018,curato da Lidia Pupilli e Marco Severini. È stata discussa nell’ottobre del 2019 da Vanessa Sabbatini una tesi di laurea sulla figura di Giulia Bonarelli, poi pubblicata nei Quaderni del Consiglio regionale delle Marche. Ora sono disponibili online voci su Giulia Bonarelli anche nei seguenti siti: Scienza a due voci, Enciclopedia delle donne e Aspi-Archivio storico della psicologia italiana.

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