Dentro il cuore della programmazione delle Muse: intervista al direttore artistico Giuseppe Dipasquale

Trentatre titoli proposti nei diversi cartelloni di Marche Teatro per la Stagione 2026/2027: quali sono i punti cardine della programmazione che andrà in scena dal prossimo autunno?

Il cartellone che abbiamo già lanciato, forte dei suoi 33 titoli complessivi, si riassume perfettamente nel claim che abbiamo scelto: “Segni diVersi” e “Spazi di Creatività Illimitata”. L’obiettivo cardine è proporre una stagione a 360 gradi, capace di scardinare le barriere tra i generi per offrire un’esperienza culturale totale. Vogliamo che gli edifici del Teatro delle Muse e dello Sperimentale siano percepiti non come templi polverosi della tradizione, ma come piazze aperte della creatività contemporanea. I punti di forza risiedono nella pluralità dei linguaggi – in cui la prosa dialoga con la danza, la musica e le forme più innovative della performance – e nell’accessibilità culturale. È una programmazione pensata per intercettare sia il pubblico storico e abbonato, sia le nuove generazioni di spettatori, mantenendo sempre altissimo il livello della qualità artistica e posizionando Ancona come uno dei poli teatrali e multidisciplinari più vivi e influenti d’Italia. Questa stagione non è un evento isolato, ma un tassello fondamentale nel percorso verso Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028, dove Marche Teatro svolgerà un ruolo di primo piano come Ente Attuatore. Il Teatro delle Muse e lo Sperimentale sono i motori di questa rinascita. Costruiamo oggi l’edificio magico capace di colmare i vuoti emotivi con lo stupore, preparando la città a essere il palcoscenico d’Italia tra due anni.

8 sono i titoli di produzione che il pubblico vedrà in scena tra Teatro delle Muse e Teatro Sperimentale. Come vengono scelti i testi e gli artisti per gli spettacoli che decide di mettere in scena targati Marche Teatro?

Produrre spettacoli è la vera anima di un Teatro delle Città di Rilevante Interesse Culturale come il nostro. Gli 8 titoli di produzione che presenteremo in questa stagione nascono da una visione strategica ben precisa: far coesistere i maestri acclarati della scena nazionale e internazionale con la linfa vitale delle nuove generazioni. La scelta degli artisti e dei testi risponde a criteri di necessità culturale, di spessore drammaturgico e di impatto etico e sociale sul presente. Da un lato diamo spazio a grandi interpreti – pensiamo a nomi amatissimi e carismatici come Luca Zingaretti, che aprirà anche i nostri incontri con il pubblico – e dall’altro investiamo concretamente sui nostri giovani, come gli attori della neonata Compagnia dei Giovani di Marche Teatro, che saranno protagonisti di progetti strategici. Scegliere di produrre significa per noi creare un artigianato d’arte che valorizza non solo chi sta sul palcoscenico, ma anche l’eccellenza delle nostre maestranze tecniche, radicate sul territorio ma con lo sguardo rivolto ai circuiti nazionali e internazionali in cui queste produzioni viaggeranno. Passeremo dunque dalle visioni di Marco Polo e le città invisibili calviniane, all’incredibile avventura di un’anima che attraversa i secoli con Orlando, la commediada Virginia Woolf, con Viola Graziosi, Arturo Cirillo e David Coco, alla commedia delle bianche bugie de Le false confidenzedi Mariveaux, con Elena Sofia Ricci e via via fino al ritratto amaro e comico di una società che ha smarrito la propria bussola umana con I weekend al mare di Antonio Manzini (l’autore di Rocco Schiavone).

La danza quest’anno vedrà cinque appuntamenti in abbonamento e altri tre appuntamenti fuori abbonamento: che cosa vedremo in scena e come ha scelto gli spettacoli che ospiterà?

La scelta della stagione di danza risponde a una logica di apertura, di internazionalità e di forte sostegno alla giovane coreografia italiana. Vogliamo che il corpo in movimento diventi uno strumento per decodificare il contemporaneo. Il cartellone alternerà la maestria di coreografi iconici a formati più sperimentali e installativi. La stagione danza di Marche Teatro si inserisce nella rassegna Segni di Versi come un’esplorazione profonda e multidisciplinare della fisicità contemporanea, dove il corpo diventa il tramite per raccontare l’intangibile. Questa linea programmatica disegna una geografia del movimento: ogni spettacolo è un “segno” che declina il verso teatrale in gesto, offrendo allo spettatore una visione del mondo cosmopolita e audace, perfettamente allineata all’ambizione di Ancona 2028. È un invito a riscoprire il teatro come luogo di contaminazione totale, dove il linguaggio del corpo si fa voce universale. Ad arricchire ulteriormente il cartellone della danza di questa stagione sarà un nucleo di appuntamenti dal respiro fortemente internazionale e di grandissimo impatto visivo. Tra i titoli in abbonamento, ospiteremo l’esclusiva regionale di Sonnet of Samsara della compagnia indiana Attakkalari Centre for Movement Arts con la coreografia di Jayachandran Palazhy, e l’attesissima prima regionale di L.A.V.A., uno straordinario progetto nato dall’incontro tra l’olandese ICK Ensemble e la Compagnia Zappalà Danza firmato da Emio Greco e Roberto Zappalà. Il nuovo anno si aprirà all’insegna dell’ironia e dell’estro dei francesi Chicos Mambo con il loro celebre CAR/MEN, seguiti dall’energia atletica dei Kataklò in Seasons – Oltre le stagioni, per poi arrivare a un’altra prestigiosa esclusiva regionale: Chora – Il vuoto all’origine della coreografa Sofia Nappi con la compagnia Komoco. Infine, tra gli eventi fuori abbonamento, spicca il ritorno del Gran Galà di Danza – Esistenze curato da Eugenia Morosanu per la Fondazione Regionale Arte nella Danza, che porterà sul palco del Teatro delle Muse le grandi étoile dei più importanti teatri del mondo.

Quali altre novità ci dobbiamo aspettare tra l’estate e l’autunno?

Il teatro non va mai in vacanza e la nostra progettualità si sviluppa in modo continuo durante tutto l’anno attraverso cinque grandi direttrici che uniscono il territorio alle grandi geografie culturali:

PolverigInteatroFest (4-14 giugno): È la nostra straordinaria anteprima estiva multidisciplinare. Undici giorni intensissimi di programmazione in cui il pubblico potrà vivere esperienze uniche tra teatro (con grandi nomi come Marco Baliani con L’ombra perduta di Peter Schlemihl e Federica Di Martino nel testo di Dacia Maraini Corpo felice, accanto alle novità di Giulia Bartolini e della nostra Compagnia dei Giovani con FLAG), il grande circo contemporaneo (Duo Kaos, El Bechin, Teatro Necessario Circo e il Circo El Grito), la musica dal vivo (i concerti di FLORA_theband, Giulia Mei e Marianne Mirage) e una ricca vetrina di danza contemporanea. Sarà una vera e propria fucina di testi inediti e di “studi” in cui lo spettatore assisterà in diretta alla genesi delle opere. Oltre, ad esempio, grazie alla coproduzione con Scenario Pubblico / Compagnia Zappalà Danza, porteremo in scena Panopticon, un progetto installativo di Roberto Zappalà che vedrà protagonisti 4 artisti under 35 selezionati tramite bando. Accanto a questo, ospiteremo grandi firme come Salvo Lombardo con Birdsong (insieme a un’interprete straordinaria come Marta Ciappina), il talento visivo e materico di Nicola Galli in Diluvio con musica dal vivo, e la rigorosa ricerca di Simona Bertozzi con Le Palestriti. Non mancheranno le incursioni ironiche e dirompenti di Giulio Santolini con Mumble Mumble (prodotto da CollettivO CineticO), la potente fisicità di Lara Guidetti per Sanpapié con Quiver, e la sensibilità di Camilla Montesi in Geometria del chiasso. Abbiamo composto un mosaico in cui la danza non è solo estetica, ma pensiero e corpo vivo.

Cinque città per Morricone (6 luglio al Teatro delle Muse): Un grandioso progetto nazionale, intitolato La nostra musica. I temi immortali di Ennio Morricone. Il 6 luglio, in contemporanea, Ancona (città in cui il Maestro ha suonato spesso nella sua straordinaria carriera) si unirà a Bari, Palermo, Roma e Torino in un percorso non ripetibile. Cinque concerti differenti per programmi e direzioni musicali in luoghi altamente significativi, aperti ai cittadini, ai turisti e a un pubblico internazionale, realizzati in sinergia con i più prestigiosi enti musicali per volontà della Fondazione Morricone.

L’Alfabeto della Memoria (Seconda Edizione): Dopo lo straordinario successo di pubblico della passata edizione, che ha visto una partecipazione entusiasta e ha confermato quanto la città senta il bisogno di questi spazi di pensiero, abbiamo deciso di rilanciare con forza il progetto. Sulla scia del celebre brano Todo Cambia di Mercedes Sosa, dedicheremo questo secondo capitolo al tema del “cambiamento” – inteso come forza motrice che plasma le generazioni, il linguaggio, la musica e le società. Forte del legame ormai consolidato con gli spettatori, la manifestazione amplierà quest’anno i propri orizzonti ospitando illustri personalità della cultura e della scena artistica, aprendosi per la prima volta a importanti contributi di carattere internazionale. Sarà uno spazio di riflessione condiviso, libero e disordinata, per esplorare insieme come si vive, si accetta e si cavalca il mutamento del mondo che ci circonda.

Doppia Scena – Gli incontri con le compagnie: Una fondamentale azione collaterale di promozione e formazione del pubblico. Per entrare nelle fitte maglie degli spettacoli, offriremo una serie di incontri diretti con i protagonisti della nostra stagione. Un’occasione per dare uno spaccato vivo del dietro le quinte, che inizierà con un ospite d’eccezione come Luca Zingaretti.

La Stagione di Teatro Ragazzi: Pensando alle nuovissime generazioni, confermiamo il nostro impegno strategico affidato alla storica esperienza del Teatro del Canguro. Presso il Teatrino del Piano e al Teatro Sperimentale con il consueto cartellone APERDITAD’OCCHIO proporremo spettacoli prodotti e ospitati e laboratori dedicati ai più piccoli. Coltivare la creatività, l’inclusione e la sensibilità dei bambini significa abbattere le barriere sociali e fare un investimento essenziale: perché la curiosità di un bambino oggi è la migliore promessa per il pubblico di domani.

IL PERSONAGGIO – Franco Corelli, la voce di Ancona che infiammò il mondo

Ancona rinnova il suo legame con l’artista che più di ogni altro ne ha portato il nome nel mondo. La città si appresta a intitolargli la piazza antistante il teatro delle Muse, che è oggetto di una profonda riqualificazione, dove sarà anche collocata una statua a lui dedicata
Alla vigilia di questa celebrazione, ripercorriamo la vita di un tenore leggendario

Certe voci appartengono alla storia della musica e diventano anche identità di una città, simboli di un’epoca, patrimonio collettivo. È il caso di Franco Corelli, il tenore nato ad Ancona l’8 aprile 1921, considerato ancora oggi uno dei più grandi interpreti lirici e una delle voci più travolgenti del Novecento: potente, drammatica, riconoscibile fin dal primo ascolto.

La storia di Franco Corelli non nasce nei conservatori più prestigiosi: prima della carriera artistica lavorò come geometra al Comune di Ancona, conducendo una vita apparentemente lontana dai grandi palcoscenici. La musica, però, era presente fin dall’infanzia. Proveniva da una famiglia appassionata di lirica: il nonno Augusto era stato tenore, il padre Remo era appassionato di canto. Fu frequentando gli ambienti culturali del Teatro delle Muse e la Corale Bellini che il giovane Corelli iniziò a intuire le potenzialità della propria voce. Lo disse una volta lui stesso: «Ho cominciato a cantare per gioco. Con un amico ascoltavo dischi e cantavo per ore e ore, e fu così che mi innamorai del canto»

All’inizio cantava da baritono: solo grazie all’incontro con il maestro Arturo Melocchi — lo stesso che aveva formato Mario Del Monaco — riuscì a sviluppare la straordinaria estensione tenorile che lo avrebbe reso celebre. Nel 1950 fu ammesso a un corso di perfezionamento presso il Teatro Comunale di Firenze, ma il vero debutto operistico arrivò nel 1951 a Spoleto, nel ruolo di Don José della “Carmen” di Bizet. Fu subito evidente che quella voce possedeva qualcosa di raro: un timbro luminoso, acuti impressionanti e una presenza scenica magnetica.

Negli anni successivi la carriera esplose rapidamente. Nel 1954 debuttò al Teatro alla Scala accanto a Maria Callas ne “La Vestale” di Spontini. L’incontro con la Callas segnò profondamente la sua crescita artistica: i due formarono una delle coppie più leggendarie della lirica del Novecento. Insieme interpretarono “Norma”, “Poliuto”, “Fedora” e altre produzioni diventate storiche. Corelli conquistò il pubblico non solo con la voce, ma anche con il carisma fisico. Alto, elegante, atletico, incarnava perfettamente l’eroe romantico dell’opera italiana. In scena sembrava dominare lo spazio teatrale con naturalezza assoluta.
La consacrazione definitiva arrivò il 27 gennaio 1961, quando debuttò al Metropolitan Opera di New York come Manrico ne “Il trovatore”, accanto a Leontyne Price. Fu un successo clamoroso. Da quel momento il Metropolitan divenne quasi una seconda casa: vi cantò per quindici stagioni consecutive, partecipando a 369 rappresentazioni. Nessun teatro al mondo contribuì quanto il Met alla costruzione del mito di Corelli.
La sua voce apparteneva alla categoria del “tenore lirico spinto”: capace cioè di unire dolcezza melodica e forza drammatica. Gli acuti erano squillanti e quasi metallici, ma Corelli sapeva anche piegare il suono a mezzevoci raffinate e intensissime. Nel 1976 lasciò le scene operistiche quando la voce era ancora ammirata dal pubblico, preferendo fermarsi prima di un evidente declino vocale. Una scelta rara nel mondo della lirica. Morì a Milano, dove riposa al Cimitero Monumentale, nel 2003.

Dal 5 al 7 giugno c’è “Derby – La festa del calcio anconitano”

Parteciperanno le squadre di Ancona Woman respect, Anconitana, Polisportiva Candia Baraccola Aspio, ASD Le Grazie Iuvenilia, Giovane Ancona Calcio, GLS Dorica AN.UR. Ancona, Junior Calcio Ancona, A.C. Nuova Folgore, Ponterosso Calcio, Portuali Dorica e le prime squadre di Ankon Dorica, Colle 2006, Nuova Aquila, Piano San Lazzaro, Pietralacroce. In contemporanea Mostra dedicata al grande campione mondiale Paolo Rossi dal titolo “Paolo Rossi un Ragazzo d’oro”.

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IL PERSONAGGIO / Gino Gianuizzi e il ritorno del faro alla città


Il Faro del Colle dei Cappuccini torna al centro della vita culturale della città con un progetto che mette insieme arte contemporanea, ricerca e partecipazione. Gino Gianuizzi si è aggiudicato la concessione attraverso un bando pubblico promosso dall’Agenzia del Demanio, parte di un percorso nazionale che punta a restituire alla collettività beni dello Stato con nuove funzioni culturali e sociali. Ad Ancona questo passaggio assume un valore concreto: riattivare un luogo identitario e renderlo accessibile, trasformandolo in uno spazio aperto alla città e ai suoi cittadini.

Gino Gianuizzi è nato a Villa Maria, come racconta lui stesso, ed è cresciuto ad Ancona fino ai 16 anni tra Palombina Nuova e via Michelangelo. Ha frequentato le scuole elementari a Palombina Nuova, le medie alle Leopardi e il ginnasio al Rinaldini. Il trasferimento a Bologna segue il lavoro del padre, informatore scientifico, e segna l’inizio di un percorso professionale che si sviluppa in un contesto culturale particolarmente dinamico. A Bologna è tra i fondatori di neon, uno dei primi spazi indipendenti per l’arte contemporanea in Italia, nato nel 1981 come artist’s space e sviluppatosi negli anni come piattaforma di sperimentazione e ricerca, capace di accompagnare le prime fasi di artisti poi affermati anche a livello internazionale, tra cui Maurizio Cattelan.

Nel corso di oltre tre decenni di attività, neon ha operato come struttura indipendente dedicata alla promozione della ricerca artistica contemporanea, con particolare attenzione alle nuove generazioni e a pratiche libere da condizionamenti di mercato. L’esperienza si è evoluta in neon>campobase, rafforzando una dimensione processuale e collaborativa che intreccia mostre, workshop, progetti nello spazio pubblico e sperimentazioni interdisciplinari. Parallelamente, Gianuizzi ha sviluppato un’attività di curatore indipendente e di docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna, consolidando un percorso centrato sul rapporto tra arte, spazio pubblico e comunità, che oggi trova nel progetto del Faro una nuova declinazione operativa.

Il Faro del Colle dei Cappuccini è rimasto chiuso per anni. Cosa l’ha convinta che fosse il posto giusto per questo progetto, e quali potenzialità riconosce a quel luogo?

Ho partecipato al bando del Demanio per l’assegnazione del Faro del Colle dei Cappuccini perché un faro è un elemento architettonico con grande valore simbolico. Un faro posto sulla cima di un monte moltiplica quel valore. Chi naviga sa che il fascio di luce proiettato dal faro di Ancona è visibile in mezzo all’Adriatico.
E poi quello è il faro di Ancona e il Monte dei Cappuccini e il Campo degli Ebrei sono parte dei ricordi di scorribande e di esplorazioni da ragazzino.

Dunque il faro è un segnale e il progetto con cui ho applicato al bando ha bisogno di un dispositivo fisico per restituire la ricchezza del lavoro progettuale e di ricerca che lo anima.
Il progetto infatti si muove sul territorio e attraverso lo sguardo degli artisti indaga la relazione tra umani e viventi tutti, animali e vegetali, attivando relazioni e collaborazioni con cittadini; scienziati (DISVA Università Politecnica delle Marche); associazioni locali (il Pungitopo Legambiente, AltreVie, etc.).

Arte, spazio pubblico, comunità: sono le parole chiave del suo lavoro da anni. Cosa significa concretamente, per i cittadini di Ancona, avere un faro che diventa luogo culturale vivo? Cosa troveranno lì?

Il mio lavoro mi ha portato ad interessarmi sempre più dello spazio pubblico, sia come docente (al corso di Progettazione di interventi urbani e territoriali all’Accademia di belle arti di Bologna), sia come curatore. La lunga esperienza di neon mi ha insegnato che l’arte contemporanea coltivata da gallerie, fiere e grandi manifestazioni espositive è un un sistema chiuso, un gioco riservato a una ristretta élite e purtroppo sempre più finanziarizzato, che finisce per trasformare le opere d’arte da oggetti di valore estetico a veri e propri asset class di investimento.

Dunque i miei progetti sono da anni guidati da uno sguardo che apre all’esterno e che mira al coinvolgimento della comunità in tutte le sue articolazioni.
Della comunità sono parte gli Enti territoriali, le associazioni di cittadini, gli enti di formazione scolastica, i singoli cittadini. Tutti questi sono attori la cui partecipazione è condizione essenziale per lo sviluppo e la riuscita del progetto. Gli artisti che ho invitato a collaborare avvieranno i loro progetti di ricerca, seguendo un metodo che prevede l’attivazione di collaborazioni e di workshop aperti a tutti i cittadini.

Ma è prevista anche l’apertura dell’area del faro per proiezioni cinematografiche. Ad esempio penso a una rassegna dedicata a film a soggetto “faro”, che nel cinema è spesso legato a thriller, horror o drammi psicologici che esplorano l’isolamento, la pazzia e il mistero. Penso anche alla proiezione di film di famiglia a soggetto “vacanze al mare” in collaborazione con la Fondazione Home Movies e contestuale raccolta di materiali filmici super8 e video che verranno digitalizzati per costituire un archivio storico della città di Ancona attraverso i documenti raccolti nei ‘fimini’ di famiglia, a letture collettive di testi letterari legati alla città, a partire da “Sherlock Holmes, Anarchici e siluri” di Joyce Lussu per proseguire con altri testi suggeriti dagli stessi partecipanti alle sessioni di lettura.

“Walking around”, inoltre, saranno passeggiate guidate da esperti, guide ambientaliste, botanici, storici, scrittori, ma anche da cittadini con una personale conoscenza e esperienza dei luoghi; queste passeggiate saranno documentate tramite registrazioni audio e rese disponibili e replicabili autonomamente seguendo una traccia segnata da QR code opportunamente posizionati e da mappe stampate in distribuzione sia per i cittadini che per i turisti, per raccontare la città da punti di vista diversi e non omologati alla versione ‘guida turistica’.

Per quanto riguarda gli artisti, saranno attivati progetti di: Nico Dockx (BE) / M+M (DE) / Dörte Meyer (DE) / Wolfgang Weileder (UK) / Maurizio Mercuri / Fabrizio Basso / Cuoghi Corsello / Minji Kim (KR) / Bruno Muzzolini / Gianluca Codeghini / Daniela Comani (DE) / Stéphanie Nava (F) / Giancarlo Norese / Francesco Voltolina / Zimmerfrei / MALA / Silvia Cini / Zapruder / Isabella Bordoni / Stefano Boccalini / Dario Bellini / Enzo Umbaca / Aurelio Andrighetto / Sergia Avveduti / Marilisa Cosello / Fabrizio Basso / Caretto Spagna / Massimo Bartolini / Emanuela Ascari / Leone Contini / Valentina D’Accardi / Drifters / Emilio Fantin / Bernardo Giorgi / Claudia Losi / Daniela Manzolli / Sabrina Mezzaqui / Cesare Pietroiusti / Gedske Ramløv (DK) / Antonio Rovaldi / Eva Sauer (DE) / Enrico Vezzi / Cesare Viel / Ivan Fu / Massimo Carozzi / Francesco Serra / Bono Burattini / etc.

[Imboscati] Colle dei Cappuccini – Faro è un progetto di condivisione e di cospirazione.
Una volta di più è necessario ricorrere all’etimologia: cospiraziòne s. f. [dal lat. conspiratio-onis, der. di conspirare.cospirare.]. La parola cospiraziòne deriva dal latino cum spirare (respirare con), per metonimia “essere animati dal medesimo afflato”, per indicare un accordo profondo, intellettuale e sentimentale, in direzione del conseguimento dell’obiettivo prefissato.

Gli artisti imboscati hanno scelto di studiare, e insieme di percorrere i sentieri, di cercare una relazione paritaria con il bosco, inteso come l’insieme dei viventi umani e non umani, come ecosistema (quell’insieme complesso in cui si articolano le relazioni dei viventi presenti in una certa area e degli elementi fisici che contraddistinguono l’ambiente con cui interagiscono).insieme degli organismi viventi presenti in una certa area e dagli elementi non viventi con cui interagiscono.
Questi artisti nel loro operare affrontano con coerenza e con competenza i temi dell’emergenza climatica e della crisi crisi ambientale; agiscono per coltivare memoria diffusa e sapere condiviso; esercitano l’immaginazione per costruire di mondi altri; operano con strumenti nuovi per il recupero di attività appartenenti alla cultura storica; mettono al centro del loro fare la relazione con i luoghi e con i loro abitanti; cercano il recupero di pratiche artigianali come forma di trasmissione di conoscenza; interpretano l’agricoltura come radicamento al territorio.
La loro ricerca si serve di strumenti diversi, che vanno da quelli propri delle arti visive fino a quelli della scienza, attingendo a tutte le discipline utili a loro disposizione.

La condivisione coinvolge e implica la collaborazione stretta fra gli artisti attivatori del progetto e le persone che abitano il territorio.

Il faro sarà dunque il campo base degli imboscati.
Qui saranno allestiti anche i dispositivi di restituzione delle azioni degli imboscati, in modo tale da offrire al pubblico le chiavi di lettura di questo approccio al fare artistico responsabile che caratterizza in diverse varianti il fare degli artisti in mostra.
Le mostre – dobbiamo utilizzare questo termine impreciso per definire i dispositivi di restituzione delle esperienze, che tuttavia sono parte delle stesse esperienze – potranno essere lette in modo tradizionale, osservando le opere allestite, ma potranno anche essere utilizzate come ‘libretto di istruzioni’ per affrontare un ‘upgrade’ sul territorio.
Gli artisti – affiancati da esperti – partiranno insieme con i partecipanti per esplorare il territorio, indagando con sguardi nuovi le emergenze naturalistiche e le emergenze storiche, per dare una lettura inedita di questo ambiente composito in cui l’antropizzazione attraverso i secoli ha modellato l’ambiente naturale con esiti sorprendenti che continuano a destare meraviglia nello sguardo dell’osservatore.
Dunque [Imboscati] Colle dei Cappuccini – Faro nella pratica si propone come un osservatorio attivo sul territorio, che raccoglie un nucleo di artisti la cui ricerca si rivolge a tematiche ambientali e alla costruzione di reti relazionali.

La concessione dura sei anni e il 2028 — anno in cui Ancona punta a diventare Capitale Italiana della Cultura — cade nel mezzo di questo percorso. Come si inserisce il suo progetto in questa visione più grande per la città?

Ancona sarà Capitale Italiana della Cultura nel 2028, un’altra coincidenza inattesa che mi fa pensare all’intervento di quell’ineffabile serendipity che caratterizza tutto il mio rapporto con il Faro del Colle dei Cappuccini.
Il Faro del Colle dei Cappuccini è un elemento identitario della città, dunque il suo ruolo sarà importante. Questa è una responsabilità e insieme una occasione.
Credo che un progetto culturale serio come quello che proponiamo abbia tutte le carte per contribuire alla rinascita della città.
D’altra parte in un panorama nazionale in cui le attività culturali sono generalmente ricondotte alla categoria ‘grandi eventi’ e ‘grandi mostre’ penso che Ancona non abbia bisogno di eventi tanto quanto il suo porto non ha bisogno di ‘grandi navi’.
La città deve tornare a credere alla sua specificità e ricostruire la relazione con il felice contesto geografico in cui è inserita, rivendicare il privilegio della sua posizione, tutelare il suo mare e riconoscere il Parco del Cardeto come un unicum prezioso in connessione con tutta l’area del parco del Conero.
Il nostro lavoro è un contributo in questa direzione: portare elementi utili a rafforzare nella comunità il senso di appartenenza al luogo e nello stesso tempo costruire una narrazione che sia in grado di superare i confini locali e che grazie alla visione e al contributo degli artisti possa raccontare la città ad un pubblico internazionale.

Che cosa si aspetta dal “pubblico” anconetano per il suo progetto?

La prima reazione della stampa locale è stata di diffidenza, probabilmente rispecchia un carattere degli anconetani e un po’ mi riconosco anch’io in questo tratto caratteriale. Quindi non mi aspetto che il “pubblico” anconetano abbracci immediatamente il progetto. In fondo nessuno mi conosce, siamo degli estranei che devono annusarsi, capirsi, fidarsi e poi insieme dobbiamo trovare il modo migliore per collaborare. Ribadisco che per me non esiste un “pubblico” inteso come audience da soddisfare e di cui sollecitare il plauso, esiste una comunità con la quale è necessario confrontarsi e dialogare. I progetti non devono essere imposti ma vanno costruiti in collaborazione, e questo è quello che intendiamo fare. Mi aspetto di trovare interlocutori interessati e collaborativi a tutti i livelli, dai singoli cittadini, al Comune, alle associazioni di cittadini, agli enti di formazione scolastica, all’intero board di Ancona. Questo adesso

Margherita Rinaldi

Giovani e anziani, una casa in comune


Trentatremila anziani soli nella provincia di Ancona. Una generazione di giovani — molti dei quali non studiano e non lavorano — schiacciata dalla precarietà abitativa. Il progetto GAP – GenerAzioni Proattive – parte da questi due numeri e li mette sotto lo stesso tetto.

Due fragilità sotto lo stesso tetto

Da una parte un anziano con una casa grande e sottoutilizzata, i cui costi energetici pesano sul bilancio domestico, dall’altra un giovane che non riesce a trovare un posto dignitoso dove vivere. I costi si dividono, gli spazi tornano abitati, e quella solitudine che la medicina riconosce come principale fattore di declino cognitivo comincia ad allentarsi. La coabitazione rimette in circolo un patrimonio abitativo esistente e sottoutilizzato, costruendo una rete di sicurezza sociale che va oltre il singolo alloggio. L’housing sociale intergenerazionale risponde a due fragilità che si compensano.

«La casa è il luogo in cui si costruiscono le relazioni e si trasmettono i valori tra generazioni» dice Orlanda Latini, assessore alle Politiche della Casa e alla Famiglia del Comune di Ancona. «Questo progetto restituisce centralità a quel legame, mettendo insieme chi ha spazio e chi cerca stabilità, chi ha esperienza e chi ha energia. L’amministrazione ha scelto di sostenere questo modello perché risponde a bisogni reali con strumenti concreti, ottimizzando le risorse.»

Chi fa cosa

Il progetto, finanziato dalla Regione Marche con risorse del Fondo Sociale Europeo Plus 2021–2027 per un importo complessivo di quasi 597.000 euro, è guidato da Auser Provinciale Ancona APS insieme con una rete di partner che include Sanidoc, CIFA e Pallaksch, con il coordinamento scientifico dell’INRCA e la collaborazione delle Università di Macerata, Politecnica delle Marche e Tor Vergata. Il Comune di Ancona facilita il raccordo con i Servizi Sociali, mette a disposizione le proprie piattaforme per le iscrizioni e sostiene la connessione con la rete associativa locale. Auser individua i partecipanti, gestisce il matching tra i profili, supporta la negoziazione dei patti di convivenza e monitora le coabitazioni nel tempo. «Il progetto GAP nasce dalla consapevolezza che i problemi complessi possono essere affrontati solo in maniera sinergica sul territorio e costruendo reti che non si esauriscono con il singolo progetto ma consolidano collaborazioni attraverso la sperimentazione di percorsi innovativi» spiega Manuela Carloni, presidente di Auser Provinciale Ancona. «Noi ci auguriamo che il forte sostegno delle istituzioni possa trasformarsi in servizi consolidati a sostegno delle persone più fragili in cui il ruolo sussidiario del Terzo Settore diventa sempre di più leva di cambiamento capace di trasformare criticità in opportunità.»

Imparare a stare insieme

GAP è anche una sfida agli stereotipi dell’ageismo: l’anziano come risorsa proattiva per la comunità, il giovane come motore di innovazione civica. Prima di mettere in comune una casa, bisogna imparare a stare insieme. Il percorso “Parla con me: Parlare, ascoltare, capirsi”, avviato il 24 aprile presso la sede Auser Filo d’Argento di Ancona e organizzato da CIFA ETS, propone nove appuntamenti — cinque in presenza e quattro webinar — fino al 16 giugno, aperti gratuitamente a tutti i cittadini e in particolare a giovani, anziani, genitori, insegnanti e operatori sociali. Gli incontri in presenza toccano temi come il fare gruppo, l’ascolto empatico, le risorse personali e la felicità, mentre i webinar esplorano la mente adolescente, la fatica di crescere e il benessere a tutte le età. «All’interno della cornice innovativa di GAP, C.I.F.A. ETS ha lanciato il percorso esperienziale “PARLA CON ME: Parlare, ascoltare, capirsi”» racconta Cristiana Cesini, responsabile sede e referente locale per C.I.F.A. ETS. «Presso la sede Auser Filo d’Argento, giovani e anziani possono riconoscersi come risorsa reciproca. Attraverso 5 incontri in presenza e 4 webinar, costruiremo fiducia e senso di comunità, valorizzando punti di vista diversi per abbattere le barriere relazionali. È un investimento gratuito sulla coesione del territorio che proseguirà con 8 cicli formativi tra il 2026 e il 2027.» Le iscrizioni agli incontri in presenza si raccolgono al numero 071.2801070 nei giorni feriali dalle 8.30 alle 12.30; per i webinar si contatta CIFA il mercoledì e il giovedì al 331 1765755.

Teatro, finanza, parola

Il progetto ha una durata di ventiquattro mesi e prevede, tra il 2026 e il 2027, otto cicli formativi successivi. Pallaksch sviluppa laboratori teatrali e narrativi: «Con G.A.P., le attività di Pallaksch si arricchiscono di un’occasione entusiasmante» dice il direttore artistico Giacomo Lilliù. «Scegliere le arti performative per contribuire al recupero e alla rigenerazione del tessuto intergenerazionale vuol dire dimostrare ancora una volta quanto i giovani professionisti del contemporaneo desiderino assumersi concretamente la responsabilità di rinnovare il ruolo della creazione artistica, che deve tornare centrale per lo sviluppo di comunità complesse e votate all’ascolto. I laboratori teatrali curati da Matteo Principi e dalla sua squadra di formatori e formatrici offriranno un percorso di formazione eclettico, qualificato e orizzontale, mosso dalla certezza che la cultura può sprigionare benessere solo come effetto di un profondo dialogo fra artista e pubblico.» Sanidoc avvia a settembre 2026 percorsi dedicati al benessere finanziario e al public speaking. «Abbiamo progettato due percorsi distinti» spiega Oliviero Gorrieri, presidente Sanidoc. «Il primo, dedicato al benessere finanziario, fornirà strumenti pratici per una gestione serena del patrimonio, grazie alla competenza del consulente Simone Petrelli e di Norella Marzioni (Patronato CNA). Il secondo, un corso di Public Speaking curato dalla formatrice Alessia Racci Chini, ha l’obiettivo di trasformare la memoria storica in narrazione magnetica: vogliamo che gli anziani non siano solo custodi del passato, ma comunicatori efficaci capaci di ispirare le nuove generazioni.»

Un esperimento da consolidare

Il modello che GAP sperimenta ad Ancona punta sulla costruzione di reti in cui la solidarietà diventa risorsa strutturata. «Ancona sta costruendo una risposta strutturata alle fragilità sociali del nostro tempo, su più fronti e con progetti che si integrano tra loro» conclude l’assessore alle Politiche Sociali Manuela Caucci. «GAP è uno di questi: trasforma un problema demografico in un’opportunità concreta di coesione sociale, ed è il tipo di welfare su cui questa amministrazione vuole continuare a investire.» Se funziona, il passo successivo è farne un servizio stabile. I prossimi mesi diranno se l’esperimento regge.

Margherita Rinaldi

Aspio e Gallignano mettono di nuovo la palla in campo

Una colorata, partecipatissima festa, l’inaugurazione il 29 aprile all’ Aspio e a Gallignano rispettivamente del campo di calcio e del campo di calcio a cinque, riaperti dopo significativi lavori di rifacimento in carico in buona parte al Comune. A presiedere il taglio del nastro, gli assessori agli impianti sportivi Daniele Berardinelli, allo Sport Giovanni Zinni (vice sindaco) e ai Lavori Pubblici Stefano Tombolini. Con loro l’Arcivescovo di Ancona, mons. Angelo Spina, il Presidente del Comitato Coni Marche, Fabio Luna (non poteva mancare), la stampa sportiva- ospite d’onore Paolino Giampaoli- e naturalmente dirigenti federali e delle società sportive che hanno curato ogni dettaglio della festa. L’intervento dell’impianto dell’Aspio è stato particolarmente consistente ed ha riguardato il rifacimento del manto sintetico, sostituito con uno di ultima generazione, di tipo vegetale con l’inserimento di un sottotappeto elastico atto a salvaguardare le articolazioni degli atleti. Sono state inoltre realizzate opere di efficientamento energetico negli spogliatoi (cappotto termico, pannelli fotovoltaici e altre opere) e sostituita la vecchia con una nuova illuminazione del campo, a proiettori led. Il costo, pari a circa 800mila euro è stato compartecipato dal Comune (20%), il resto coperto con bando specifico. Nettamente più contenuti i costi della riqualificazione del campo di calcio a cinque di Gallignano (circa 70.000 euro, con mutuo comunale) consistiti nel rifacimento del manto erboso sintetico e della recinzione perimetrale. Con la stessa spesa è stato fatto rientrare il restyling della pista polivalente adiacente.

“Il teatro come rito”: un dialogo con la nuova Compagnia Giovani


Siamo andati a conoscere i protagonisti di una nuova realtà teatrale che ha debuttato ad Ancona. Un racconto corale che parla di passione, della sacralità del palcoscenico e di una sfida artistica rara in Italia: una compagnia in grado di dare una inconsueta stabilità.

Di fronte a un gruppo di attori che hanno appena condiviso una convivenza intensiva, dopo il processo di selezione che ha portato alla creazione della Compagnia Giovani di Marche Teatro, si percepisce subito una vibrazione particolare che si crea all’interno di un gruppo molto coeso.

Nata nell’ottobre 2025, la Compagnia è composta da dodici professionisti — Nicolò Ausili, Sabrina Caliri, Federica Clementi, Silvia Donzelli, Marco Gabrielli, Michele Augusto Magni, Zelia Pelacani Catalano, Alma Poli, Arianna Primavera, Matteo Principi, Luca Quarchioni e Francesco Santarelli.

Non sono solo colleghi; sono reduci da un’esperienza che mescola vita quotidiana, fatica e quella “sacralità” che solo il teatro sa conservare. Li abbiamo incontrati per farci raccontare un po’ di loro, cosa significhi oggi scegliere il mestiere dell’attore e come è stato tornare nelle Marche dopo anni di esperienze in giro per l’Italia e l’Europa.

L’urgenza di uscire dal “mondo comune”

Molto spesso le passioni nascono in giovane età, ma c’è anche una spinta più profonda quando si decide di intraprendere la carriera dell’attore. Come è nata questa vostra passione?

“Siamo tutti specializzati, veniamo dalle accademie di Milano, Roma, Genova o Torino,” spiegano i membri della compagnia. “Ma oltre alla formazione, c’è qualcosa di comune che sentiamo dentro: un’energia che cerca di uscire. Tutti noi forse, in un modo o nell’altro ci sentivamo fuori posti nel ‘mondo comune’, quello quotidiano. Incontrare il teatro è significato entrare dentro un mondo straordinario dove puoi buttare fuori quel quid, quella vitalità e dove esprimere te stesso senza inibizioni.”

Per molti di loro, la scintilla è nata a scuola, grazie a laboratori teatrali, oppure nell’innamoramento per il luogo-teatro e si è consolidata grazie alla forte connessione con il pubblico: “Per me è stato come entrare in una chiesa,” confessa una delle attrici. “Anche se non sei credente, senti l’odore, ti arriva l’idea di qualcosa di sacro. È forse uno dei pochi riti rimasti, che riesce a trasmettere quel senso di meraviglia che ci portiamo dietro da bambini.”

La precarietà come compagna di viaggio

Scegliere questa strada oggi richiede una buona dose di ostinazione. Oltre alla poesia, c’è la realtà di un mestiere precario. Come la vivete?

“È così. Questo lavoro è un privilegio, si potrebbe dire lo abbiamo scelto perché non avevamo voglia di lavorare” dice con ironia uno degli attori “ma anche una fatica enorme. Solo il 10% di chi ci prova riesce a farlo davvero. Si tratta di sopportare lo stress, la competizione e i periodi di vuoto. Finisci un lavoro e magari per un anno non sai cosa farai.”

Questa precarietà non è solo economica, ma anche emotiva. “Abbiamo vissuto un mese insieme a Villa Nappi, mangiando e provando sempre insieme, creando una famiglia. E poi? Magari dopo l’estate non ci vedremo più. È difficile, ma è il nostro mestiere. La compagnia si forma, vive intensamente e poi si scioglie.”

Tuttavia, questo progetto ha un’ambizione diversa: “In Italia è raro, ma noi vogliamo costruire una progettualità duratura, sul modello delle compagnie stabili. E nella prosecuzione di questa collaborazione vedremo cosa diventerà questo rapporto emotivo che abbiamo creato.” Infatti, dopo “L’impresario di Smirne” scritto e diretto da Giuseppe Dipasquale, Direttore di Marche Teatro, la Compagnia si scioglierà così che ogni membro possa dedicarsi ad altri progetti, e si riunirà per progetti futuri.

Il ritorno a casa: il debutto ad Ancona

Tra voi ci sono attori marchigiani e due (o tre) proprio di Ancona. Che effetto fa tornare a recitare nella propria città?

“Per me è stato strano,” racconta uno di loro. “Quando esci dall’accademia, Ancona non è la prima città che ti viene in mente per lavorare. Debuttare qui è stata una responsabilità in più: tra il pubblico c’erano persone che mi conoscono bene. È stato emozionante proprio per questo motivo.”

L’esperimento: condivisione e rotazione dei ruoli

Una caratteristica interessante di questo spettacolo è la rotazione dei personaggi. Com’è stato cambiare “pelle” e condividere il ruolo con un collega?

L’esperimento, nato inizialmente con l’idea di avere addirittura quattro cast, si è poi stabilizzato su due rotazioni. Una scelta che gli attori definiscono stimolante: sicuramente che li ha costretti a mettersi in gioco ma che è stata molto utile per “rubare” l’uno dall’altro strumenti da utilizzare nella resa del personaggio.

“È bellissimo avere qualcuno con cui condividere il percorso del personaggio. Io rubo da te, tu rubi da me. È una costruzione condivisa che ti toglie dalla comfort zone,” spiegano. “Se io e la mia collega abbiamo fisicità e strumenti diversi, contagiarci a vicenda ci permette di uscire da quello che pensiamo di sapere di noi stessi.”

E il pubblico come reagisce?

“Lo spettacolo è lo stesso, ma sono due arie diverse. Il pubblico ride in momenti differenti perché l’energia cambia totalmente. È anche una trovata di marketing geniale,” scherzano, “perché se vuoi vedere l’altra sfumatura della storia, devi tornare la sera dopo!”

Quando ho parlato con loro, la compagnia si stava preparando per la replica serale. Sono emerse chiaramente, nonostante la stanchezza e la fatica, la sintonia tra loro, la dedizione al teatro e l’entusiasmo per un progetto che li fa guardare al futuro con una nuova determinazione.

Greta Sturm

Parco del Conero, realtà dinamica in trasformazione

Intervista al presidente Luigi Conte e al direttore Marco Zannini

Il Parco del Conero è oggi una realtà dinamica e riconoscibile sul territorio che aspira a diventare Parco Nazionale con l’iter legislativo già avviato e condiviso da tutte le forze politiche, l’approvazione della Commissione Ambiente e l’attesa per le coperture finanziarie al MEF per diventare legge. Il rinnovato Consiglio Direttivo si è insediato da pochi giorni e Luigi Conte, su indicazione della Regione Marche è stato confermato a Presidente dopo essere subentrato nel dicembre 2023 a Daniele Silvetti.

Presidente Conte che cosa significherebbe, nel concreto, la trasformazione da Parco Regionale a Parco Nazionale?

“Significherebbe la svolta. Sotto l’aspetto economico diventando parco nazionale si avrebbero a disposizione risorse economiche decisamente superiori a quelle attuali e la possibilità di completare la pianta organica che già oggi prevederebbe 15 dipendenti con varie specializzazioni e che oggi ne conta la metà. Oggi, ad esempio, non abbiamo in organico un biologo marino che possa dedicarsi esclusivamente alle problematiche del mare e rafforzare la collaborazione l’Università Politecnica delle Marche con cui da anni collaboriamo. Il nodo del personale è fondamentale anche nell’attività di formazione e informazione che portiamo avanti nelle scuole attraverso il nostro CEA – Centro di Educazione Ambientale e per la gestione del Centro Visite del Parco e dell’Archeodromo del Conero. Il Presidente Acquaroli mi chiese di 2 anni fa di contribuire a rendere il parco sempre più amico dei cittadini e me lo ha confermato anche al momento di rinnovarmi la fiducia per un nuovo mandato dialogando e collaborando con le amministrazioni comunali di Ancona, Camerano, Numana e Sirolo cosa che avviene puntualmente con reciproco sostegno e soddisfazione.

Il Parco del Conero è un piccolo parco regionale che, nonostante le dimensioni ridotte, ha una straordinaria biodiversità, è un parco a terra ma che si affaccia sul mare che bagna tre dei suoi quattro comuni compreso il capoluogo di regione, ha un clima che consente la fruizione 12 mesi l’anno, ha saputo in questi anni affrancare come riferimento per residenti e turisti acquisendo una riconoscibilità che può e deve crescere ancora. L’inserimento di “Adesso Parco” nel dossier per Ancona Capitale della Cultura 2028, straordinario successo per tutto il territorio, significa un’attenzione importante alla sostenibilità ambientale, alla valorizzazione delle risorse naturali, paesaggistiche ed una dichiarazione d’intenti legata alla realizzazione del GeoParco ma è anche la conferma, come detto dal Sindaco Silvetti, che Ancona è certamente Città di Porto ma è anche Città di Parco e lo sarà sempre di più quando diventeremo Parco Nazionale includendo all’interno dell’area protetta anche il Parco del Cardeto.

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Marco Zannini è il Direttore del Parco e, con il suo staff, è chiamato ad associare gli aspetti scientifici della conservazione e tutela dell’ambiente con quelli pratici delle esigenze degli operatori turistici e balneari e dei cittadini-residenti.

In molte regioni italiane si discute oggi del rischio di overtourism e di sovraccarico ambientale dei parchi costieri. Qual è la sua visione, direttore, di un turismo marino sostenibile e integrato?

“Il mare, la costa, le spiagge sono attrattori fenomenali per il turismo locale, nazionale e internazionale. Le sue enormi potenzialità devono essere ben gestite nell’ottica della promozione della Riviera del Conero con il suo territorio caratterizzato da paesaggi rurali e piccoli borghi che sono un’ulteriore eccellenza. L’offerta riguarda esperienze ma anche preziose occasioni di scoperta sotto l’aspetto naturale e la scoperta di prodotti enogastronomici come il vino, il miele, l’olio, da assaggiare ed acquistare, l’artigianato tipico, la cultura, la storia, l’arte. Ciò può avvenire sempre di più nei mesi primaverili e autunnali nei quali la presenza di turisti stranieri può essere incrementata a patto però di essere capaci di offrire servizi e accoglienza qualificata”.

Il ciclo di eventi “Serate Natura” manda un segnale forte di destagionalizzazione e cultura diffusa. Qual è la strategia del Parco per trasformare queste esperienze in modelli permanenti di turismo lento e culturale?

“Il nostro lavoro per formare ed informare è continuo, convinti che la consapevolezza delle ricadute ambientali delle nostre azioni può preservare la biodiversità, vincoli e ripristini ambientali non sempre danno i risultati sperati. Durante l’anno scolastico portiamo nelle scuole ed in favore dei più giovani l’educazione ambientale con i 5 CEA – Centro di Educazione Ambientale collegati alla rete Infea del Parco del Conero. Il ciclo di eventi “Serate Natura” è invece prevalentemente dedicato ai residenti e turisti che vivono questo territorio e che spesso hanno curiosità di conoscere lo scrigno di biodiversità che li circonda. Grazie al Gruppo Fotografico “La Notte” e ad altri volontari offriamo occasioni per informare e affascinare grazie a foto e video di piccoli e grandi specie animali e vegetali che vivono il territorio sopra e sotto il mare. La bellezza dei colori, il fascino di piante ed animali in piacevoli serate gratuite all’aperto attirano chi passeggia nei centri storici dei nostri borghi a fermarsi per vedere, ascoltare ed imparare. In quei momenti distribuiamo materiale informativo sulle buone pratiche da tenere per rispettare la natura e gli animali durante il soggiorno. Il progetto CRI 572 in collaborazione con il Cai sez. Ancona e la Croce Rossa Italiana Comitato di Osimo ci ha consentito di produrre un folder informativo per affrontare l’escursione nei 18 sentieri ufficiali del Parco del Conero in piena sicurezza senza mettere a rischio la propria incolumità. Gli aspetti formativi e informativi sul lupo, il cinghiale e l’avifauna in generale sono altri aspetti primari come la divulgazione di buone pratiche per conviverci e capirne il valore ecologico dell’ambiente che ci circonda.

L’equilibrio tra uomo e natura ha presentato negli anni alcune criticità come nel caso del Mosciolo Selvatico di Portonovo presidio Slow Food. Cosa si può fare per conservare gli habitat?

“Il degrado dell’Habitat 1170 definito dalla Rete Natura 2000 che riguarda il Mosciolo selvatico di Portonovo riscontrato soprattutto nell’estate scorsa ne dimostra la fragilità e il bisogno di riflettere sulla gestione del prezioso mitile che ha soprattutto un carattere identitario per questo territorio oltre che economico. Esso è minacciato dall’innalzamento delle temperature, dalla mucillaggine, dell’alterazioni dei fondali, dall’intorbidimento dell’acqua e, come dimostrato dagli studi effettuati, ciò indurrebbe a consigliare la sospensione totale del prelievo del mosciolo selvatico di Portonovo, presidio Slow Food sino alla ricostituzione di popolazione abbondante di mitilo. Il problema dell’erosione costiera è aggravato dalla drastica riduzione delle foreste di alghe brune del genere Cystoseira e Gongolaria che con la loro presenza riuscivano ad attutire la forza delle mareggiate. La gestione delle attività antropiche in mare e lungo la costa è la sfida che attualmente ci vede coinvolti a fianco degli enti locali, dell’Università, della Capitaneria di Porto e delle altre categorie e associazioni legate al mare. Il degrado degli habitat marini e la scomparsa di alcune specie di interesse comunitario è un problema serio e in alcuni casi come quello della Pinna nobilis, sembrerebbe irrimediabile.

Uscendo dal mare, essendo il Parco del Conero un parco a terra che necessita di cura e manutenzione. Quali sono le priorità?

“Il ruolo del Parco è quello della tutela e della conservazione della natura e dell’ambiente così come lo è quello di promuovere la sostenibilità, la cultura del rispetto e l’accessibilità per tutti. Sono asset fondamentali per noi che perseguiamo sperimentando e comunicando i principi della rinaturalizzazione di aree degradate come è successo ad esempio con l’ampliamento del Lago Grande o dell’area attrezzata delle Terrazze di Portonovo, o a Piani di Raggetti per il contenimento dell’ailanto. In aree molto frequentate cerchiamo di canalizzare la fruizione con progetti che favoriscono l’accessibilità alla sentieristica anche per soggetti a ridotta mobilità come per il sentiero 309 “anello di Portonovo” che stiamo portando avanti per stralci funzionali. Grazie alla partecipazione in partenariati internazionali a progetti legati alla tutela del mare, della falesia, delle api e dei chirotteri portiamo avanti la nostra missione di tutela dell’ambiente. Con la manutenzione dei sentieri ufficiali del Parco, grazie all’ausilio soprattutto dei volontari e la convenzione con i VAB Marche, garantiamo la fruizione in sicurezza del parco e la prevenzione agli incendi boschivi. Monitoriamo il lupo e conteniamo la popolazione di cinghiale mediante attività di prelievo da parte di personale formato. La fruizione del territorio da parte dei turisti è garantita anche attraverso la professionalità delle guide naturalistiche e turistiche certificate dall’Ente parco come Guide del Parco”.

Festival del Pensiero Plurale 2026

Alla sua 29esima edizione, il festival è sostenuto e promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Ancona, come evento fortemente identitario e connaturato alla vita culturale della città.

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