Parco del Conero, realtà dinamica in trasformazione

Intervista al presidente Luigi Conte e al direttore Marco Zannini

Il Parco del Conero è oggi una realtà dinamica e riconoscibile sul territorio che aspira a diventare Parco Nazionale con l’iter legislativo già avviato e condiviso da tutte le forze politiche, l’approvazione della Commissione Ambiente e l’attesa per le coperture finanziarie al MEF per diventare legge. Il rinnovato Consiglio Direttivo si è insediato da pochi giorni e Luigi Conte, su indicazione della Regione Marche è stato confermato a Presidente dopo essere subentrato nel dicembre 2023 a Daniele Silvetti.

Presidente Conte che cosa significherebbe, nel concreto, la trasformazione da Parco Regionale a Parco Nazionale?

“Significherebbe la svolta. Sotto l’aspetto economico diventando parco nazionale si avrebbero a disposizione risorse economiche decisamente superiori a quelle attuali e la possibilità di completare la pianta organica che già oggi prevederebbe 15 dipendenti con varie specializzazioni e che oggi ne conta la metà. Oggi, ad esempio, non abbiamo in organico un biologo marino che possa dedicarsi esclusivamente alle problematiche del mare e rafforzare la collaborazione l’Università Politecnica delle Marche con cui da anni collaboriamo. Il nodo del personale è fondamentale anche nell’attività di formazione e informazione che portiamo avanti nelle scuole attraverso il nostro CEA – Centro di Educazione Ambientale e per la gestione del Centro Visite del Parco e dell’Archeodromo del Conero. Il Presidente Acquaroli mi chiese di 2 anni fa di contribuire a rendere il parco sempre più amico dei cittadini e me lo ha confermato anche al momento di rinnovarmi la fiducia per un nuovo mandato dialogando e collaborando con le amministrazioni comunali di Ancona, Camerano, Numana e Sirolo cosa che avviene puntualmente con reciproco sostegno e soddisfazione.

Il Parco del Conero è un piccolo parco regionale che, nonostante le dimensioni ridotte, ha una straordinaria biodiversità, è un parco a terra ma che si affaccia sul mare che bagna tre dei suoi quattro comuni compreso il capoluogo di regione, ha un clima che consente la fruizione 12 mesi l’anno, ha saputo in questi anni affrancare come riferimento per residenti e turisti acquisendo una riconoscibilità che può e deve crescere ancora. L’inserimento di “Adesso Parco” nel dossier per Ancona Capitale della Cultura 2028, straordinario successo per tutto il territorio, significa un’attenzione importante alla sostenibilità ambientale, alla valorizzazione delle risorse naturali, paesaggistiche ed una dichiarazione d’intenti legata alla realizzazione del GeoParco ma è anche la conferma, come detto dal Sindaco Silvetti, che Ancona è certamente Città di Porto ma è anche Città di Parco e lo sarà sempre di più quando diventeremo Parco Nazionale includendo all’interno dell’area protetta anche il Parco del Cardeto.

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Marco Zannini è il Direttore del Parco e, con il suo staff, è chiamato ad associare gli aspetti scientifici della conservazione e tutela dell’ambiente con quelli pratici delle esigenze degli operatori turistici e balneari e dei cittadini-residenti.

In molte regioni italiane si discute oggi del rischio di overtourism e di sovraccarico ambientale dei parchi costieri. Qual è la sua visione, direttore, di un turismo marino sostenibile e integrato?

“Il mare, la costa, le spiagge sono attrattori fenomenali per il turismo locale, nazionale e internazionale. Le sue enormi potenzialità devono essere ben gestite nell’ottica della promozione della Riviera del Conero con il suo territorio caratterizzato da paesaggi rurali e piccoli borghi che sono un’ulteriore eccellenza. L’offerta riguarda esperienze ma anche preziose occasioni di scoperta sotto l’aspetto naturale e la scoperta di prodotti enogastronomici come il vino, il miele, l’olio, da assaggiare ed acquistare, l’artigianato tipico, la cultura, la storia, l’arte. Ciò può avvenire sempre di più nei mesi primaverili e autunnali nei quali la presenza di turisti stranieri può essere incrementata a patto però di essere capaci di offrire servizi e accoglienza qualificata”.

Il ciclo di eventi “Serate Natura” manda un segnale forte di destagionalizzazione e cultura diffusa. Qual è la strategia del Parco per trasformare queste esperienze in modelli permanenti di turismo lento e culturale?

“Il nostro lavoro per formare ed informare è continuo, convinti che la consapevolezza delle ricadute ambientali delle nostre azioni può preservare la biodiversità, vincoli e ripristini ambientali non sempre danno i risultati sperati. Durante l’anno scolastico portiamo nelle scuole ed in favore dei più giovani l’educazione ambientale con i 5 CEA – Centro di Educazione Ambientale collegati alla rete Infea del Parco del Conero. Il ciclo di eventi “Serate Natura” è invece prevalentemente dedicato ai residenti e turisti che vivono questo territorio e che spesso hanno curiosità di conoscere lo scrigno di biodiversità che li circonda. Grazie al Gruppo Fotografico “La Notte” e ad altri volontari offriamo occasioni per informare e affascinare grazie a foto e video di piccoli e grandi specie animali e vegetali che vivono il territorio sopra e sotto il mare. La bellezza dei colori, il fascino di piante ed animali in piacevoli serate gratuite all’aperto attirano chi passeggia nei centri storici dei nostri borghi a fermarsi per vedere, ascoltare ed imparare. In quei momenti distribuiamo materiale informativo sulle buone pratiche da tenere per rispettare la natura e gli animali durante il soggiorno. Il progetto CRI 572 in collaborazione con il Cai sez. Ancona e la Croce Rossa Italiana Comitato di Osimo ci ha consentito di produrre un folder informativo per affrontare l’escursione nei 18 sentieri ufficiali del Parco del Conero in piena sicurezza senza mettere a rischio la propria incolumità. Gli aspetti formativi e informativi sul lupo, il cinghiale e l’avifauna in generale sono altri aspetti primari come la divulgazione di buone pratiche per conviverci e capirne il valore ecologico dell’ambiente che ci circonda.

L’equilibrio tra uomo e natura ha presentato negli anni alcune criticità come nel caso del Mosciolo Selvatico di Portonovo presidio Slow Food. Cosa si può fare per conservare gli habitat?

“Il degrado dell’Habitat 1170 definito dalla Rete Natura 2000 che riguarda il Mosciolo selvatico di Portonovo riscontrato soprattutto nell’estate scorsa ne dimostra la fragilità e il bisogno di riflettere sulla gestione del prezioso mitile che ha soprattutto un carattere identitario per questo territorio oltre che economico. Esso è minacciato dall’innalzamento delle temperature, dalla mucillaggine, dell’alterazioni dei fondali, dall’intorbidimento dell’acqua e, come dimostrato dagli studi effettuati, ciò indurrebbe a consigliare la sospensione totale del prelievo del mosciolo selvatico di Portonovo, presidio Slow Food sino alla ricostituzione di popolazione abbondante di mitilo. Il problema dell’erosione costiera è aggravato dalla drastica riduzione delle foreste di alghe brune del genere Cystoseira e Gongolaria che con la loro presenza riuscivano ad attutire la forza delle mareggiate. La gestione delle attività antropiche in mare e lungo la costa è la sfida che attualmente ci vede coinvolti a fianco degli enti locali, dell’Università, della Capitaneria di Porto e delle altre categorie e associazioni legate al mare. Il degrado degli habitat marini e la scomparsa di alcune specie di interesse comunitario è un problema serio e in alcuni casi come quello della Pinna nobilis, sembrerebbe irrimediabile.

Uscendo dal mare, essendo il Parco del Conero un parco a terra che necessita di cura e manutenzione. Quali sono le priorità?

“Il ruolo del Parco è quello della tutela e della conservazione della natura e dell’ambiente così come lo è quello di promuovere la sostenibilità, la cultura del rispetto e l’accessibilità per tutti. Sono asset fondamentali per noi che perseguiamo sperimentando e comunicando i principi della rinaturalizzazione di aree degradate come è successo ad esempio con l’ampliamento del Lago Grande o dell’area attrezzata delle Terrazze di Portonovo, o a Piani di Raggetti per il contenimento dell’ailanto. In aree molto frequentate cerchiamo di canalizzare la fruizione con progetti che favoriscono l’accessibilità alla sentieristica anche per soggetti a ridotta mobilità come per il sentiero 309 “anello di Portonovo” che stiamo portando avanti per stralci funzionali. Grazie alla partecipazione in partenariati internazionali a progetti legati alla tutela del mare, della falesia, delle api e dei chirotteri portiamo avanti la nostra missione di tutela dell’ambiente. Con la manutenzione dei sentieri ufficiali del Parco, grazie all’ausilio soprattutto dei volontari e la convenzione con i VAB Marche, garantiamo la fruizione in sicurezza del parco e la prevenzione agli incendi boschivi. Monitoriamo il lupo e conteniamo la popolazione di cinghiale mediante attività di prelievo da parte di personale formato. La fruizione del territorio da parte dei turisti è garantita anche attraverso la professionalità delle guide naturalistiche e turistiche certificate dall’Ente parco come Guide del Parco”.

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