Il nuovo mercato di piazza d’Armi prende forma: il cuore del quartiere rinasce


Sta prendendo forma, giorno dopo giorno, la nuova struttura del mercato di piazza d’Armi. I lavori hanno raggiunto il 52 per cento dell’esecuzione e il primo lotto funzionale sarà pronto entro giugno 2026. A fare il punto sul cantiere è stato il sindaco Daniele Silvetti, che nei giorni scorsi ha effettuato un sopralluogo nell’area, incontrando tecnici e operatori e verificando direttamente l’avanzamento di uno degli interventi più rilevanti per il quartiere Piano San Lazzaro e per l’intera città.

«I dati sono molto significativi – ha spiegato il sindaco – perché a oggi oltre metà delle opere è già stata realizzata. Questo ci consente di affermare con ragionevole certezza che la scadenza prevista per giugno 2026 sarà rispettata». Un traguardo importante, non solo dal punto di vista tecnico, ma soprattutto per rispondere alle esigenze di chi il mercato lo vive ogni giorno: residenti, commercianti, operatori storici. «Parliamo di un intervento che porterà benefici concreti, dal decoro urbano alle manutenzioni, e che andrà a riqualificare il mercato pubblico valorizzando le numerose attività che caratterizzano da sempre questo quartiere», ha aggiunto Silvetti.

Il cantiere racconta già oggi una trasformazione profonda. Avviati il 12 marzo 2024, i lavori del primo lotto funzionale della riqualificazione di piazza d’Armi rappresentano un investimento complessivo di oltre 8,6 milioni di euro. Una cifra importante, accompagnata da una visione altrettanto ambiziosa: realizzare non solo un nuovo mercato indoor, ma un vero e proprio spazio urbano multifunzionale, capace di diventare una nuova piazza coperta per la città.

Il progetto, vincitore di un concorso internazionale di progettazione, prevede un edificio modulare in acciaio, flessibile e riconvertibile nel tempo. La superficie lorda complessiva sarà di circa 2.500 metri quadrati, organizzati in tre grandi ambiti: lo spazio dedicato ai produttori agricoli, con 20 triccole; l’area centrale riservata ai generi alimentari, con 16 box; e la zona delle pescherie, con 8 operatori. Una distribuzione pensata per mantenere l’identità storica del mercato, ma allo stesso tempo aggiornarla alle esigenze contemporanee di funzionalità, sicurezza e qualità degli spazi.

Durante il sopralluogo, il sindaco ha potuto constatare come la struttura sia ormai ben riconoscibile. Le opere principali del fabbricato sono state completate: le strutture in calcestruzzo armato e acciaio sono in piedi, la copertura è quasi ultimata, con la posa della lamiera già realizzata ad eccezione di alcuni elementi di finitura. Le gronde sono state installate, mentre restano da completare le slitte dei lucernari e alcune scossaline. Anche le facciate vetrate stanno prendendo forma: i telai sono posati e oltre la metà dei vetri è già stata installata.

All’interno, procedono gli impianti a terra – idrico-sanitari, antincendio, elettrici e di scarico – ormai prossimi al completamento, così come i massetti delle pendenze nelle tasche impiantistiche. Sono in corso anche l’applicazione della vernice intumescente e le ultime lavorazioni sulle facciate.

Parallelamente avanzano le opere esterne, fondamentali per restituire al mercato e al quartiere spazi accessibili e funzionali. Sono già stati realizzati gli scavi, le vasche e i sottoservizi per lo smaltimento delle acque meteoriche, completate le opere di adeguamento dei sottoservizi esistenti e gran parte dei rinterri. In queste settimane si lavora alla posa dei sottoservizi elettrici, delle tubazioni di scarico e delle reti per l’approvvigionamento idrico. Le modifiche progettuali sulle aree esterne, approvate con una prima perizia di variante nell’agosto 2025, hanno riguardato soprattutto le finiture delle zone carrabili e pedonali, per garantire maggiore permeabilità e durabilità delle superfici.

Il percorso che ha portato a questo risultato è stato scandito da un confronto costante con gli operatori del mercato. Fin dall’estate 2024 l’Amministrazione ha avviato incontri dedicati per illustrare il progetto e raccogliere osservazioni e richieste. Agli operatori è stato chiesto di presentare layout personalizzati dei propri box, così da adattare gli impianti alle esigenze specifiche delle attività. Un dialogo che è proseguito nel tempo, con incontri diretti negli uffici comunali e la raccolta di proposte poi tradotte nella seconda perizia di variante, oggi in fase di approvazione, relativa alle modifiche impiantistiche interne.

Un passaggio particolarmente significativo ha riguardato il settore ittico. A seguito degli incontri svolti nel 2025, è stata concertata – in accordo con la AST competente – la possibilità di introdurre locali attrezzati per preparazioni e cotture, ampliando e rinnovando il servizio offerto dalle pescherie. Un segnale di come il nuovo mercato non sarà solo un contenitore, ma un luogo capace di evolversi e rispondere a nuove modalità di consumo e socialità.

«Questa grande struttura – ha sottolineato il sindaco – è motivo di grande orgoglio per l’Amministrazione: un finanziamento di 8 milioni di euro e una superficie di oltre 2.000 metri quadrati per un mercato destinato a caratterizzare in modo significativo il profilo del quartiere, diventando anche un punto di attrazione per l’intera città». Uno sguardo che va oltre il cantiere attuale e che si proietta sul futuro dell’area: il completamento del nuovo mercato consentirà infatti di guardare con maggiore prospettiva alla trasformazione del vecchio mercato e alla riqualificazione complessiva di piazza d’Armi, anche attraverso nuovi progetti, come la riconversione di alcuni alloggi in residenze per studenti.

Intanto il cronoprogramma procede. Entro la fine di gennaio 2026 è previsto il completamento dei piazzali con i sottoservizi, mentre la conclusione complessiva dei lavori resta fissata per giugno 2026. Con una decina di operai mediamente presenti ogni giorno in cantiere, la nuova piazza coperta di Ancona continua a crescere, passo dopo passo, restituendo alla città uno spazio che non sarà solo mercato, ma luogo di incontro, di vita quotidiana e di identità urbana rinnovata.

Bentornata bellezza! Riapre dopo due anni la Pinacoteca Civica Podesti


Dopo un’attesa lunga due anni, sabato 6 dicembre 2025 la Pinacoteca Civica “Francesco Podesti” di Ancona riapre finalmente al pubblico, presentandosi con un nuovo allestimento delle sale espositive permanenti e molte altre novità.
E’ un ritorno molto atteso, che restituisce alla città la sua principale sede museale e uno dei più importanti luoghi di cultura delle Marche. La Pinacoteca rappresenta un forte elemento identitario e per questo la sua apertura si inserisce nel percorso di candidatura di Ancona a Capitale italiana della Cultura 2028, e si lega anche al Premio Marche, tornato nel capoluogo dopo molti anni di stop, con la mostra Erratica. Il premio, nato proprio da Ancona nel 1957 grazie ad Alfredo Trifogli che fu anche sindaco della città, ha contribuito a creare con le opere dei suoi vincitori la collezione d’arte contemporanea della Pinacoteca.

Francesco Podesti, Il Giuramento degli Anconitani
Le collezioni della Pinacoteca

La Pinacoteca “Francesco Podesti” è considerata tra le più importanti in Italia per la straordinaria presenza di opere di pittura marchigiana, veneta e delle varie scuole italiane. Tra le collezioni, che vanno dal XV fino al XX secolo, le più note e preziose sono la Pala Gozzi di Tiziano Vecellio, capolavoro rinascimentale del 1520, e, dello stesso Tiziano, la Crocifissione.
A queste si affiancano opere di straordinaria importanza come la Circoncisione di Olivuccio Ciccarello, la Madonna con Bambino di Carlo Crivelli, la Pala dell’Alabarda di Lorenzo Lotto, l’Immacolata del Guercino e la Madonna col Bambino e i santi di Carlo Maratti.
Si aggiungono inoltre testimonianze della scuola anconetana, come le opere di Andrea Lilli, e dipinti di grande fascino come La Negromante attribuita ad Angelo Caroselli.

Il progetto di riqualificazione

La riapertura segna il completamento di un ampio progetto di riqualificazione, approvato dalla Giunta comunale della città dorica su proposta dell’assessore alla Cultura Marta Paraventi, realizzato con il contribuito di Regione Marche, Viva Servizi e Viva Energia, e la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Ancona, Pesaro e Urbino.

L’intervento segue il percorso avviato nel 2023 dall’Assessorato ai Lavori Pubblici del Comune di Ancona con fondi PNRR, che ha interessato Palazzo Bosdari con lavori di adeguamento impiantistico, meccanico, elettrico e di climatizzazione. Contestualmente è stato predisposto un progetto scientifico delle collezioni, coinvolgendo il Museo Tattile Statale Omero. Marche Teatro supporterà la promozione.

Il progetto museografico

Il progetto di riallestimento della Pinacoteca è stato realizzato all’architetto Carla Lucarelli, che ha lavorato su una serie di interventi integrati: dall’allestimento generale ai corpi illuminanti e al progetto di relamping.
Il progetto scientifico e museografico ha visto il contributo di Stefano Zuffi, Luigi Gallo e dell’assessore Marta Paraventi.
Saranno esposte 133 opere, mentre oltre 600 lavori saranno conservati nei nuovi depositi attrezzati del terzo piano.

“La Pinacoteca tornerà nella disponibilità della città di Ancona”, afferma l’assessore Marta Paraventi.
Dal 2026 la Pinacoteca potrà accogliere mostre di grande formato, diventando parte di un percorso museale integrato dalla Mole Vanvitelliana alla Via Maestra, dal Teatro delle Muse alla Pinacoteca, fino al Museo Archeologico, l’Anfiteatro e il Museo Diocesano.

Il progetto scientifico è frutto di un dialogo continuo tra ricerca storica, visione curatoriale e valorizzazione del patrimonio.
Zuffi ha impostato il progetto cronologico inaugurato nel 2023; Gallo ha rivisto la sala delle pale venete; Paraventi ha confermato il layout e ampliato l’esposizione con nuove opere di Francesco Podesti, il bassorilievo del XV secolo forse raffigurante Ciriaco d’Ancona, e il Ritratto di donna della famiglia Ferretti.
Particolare attenzione è stata dedicata alle opere di Olivuccio di Ciccarello, Andrea Lilli e a La Negromante di Caroselli. Le opere del Guercino sono state disposte in dialogo visivo.

Un museo rinnovato, accessibile e sostenibile

Il nuovo allestimento ridisegna l’esperienza di visita con un percorso fluido e accessibile. I lavori finanziati dal PNRR hanno portato nuovi sistemi di illuminazione e supporti museografici.
Le luci LED ad alta resa cromatica permettono una lettura chiara e naturale delle opere.
Il progetto dell’architetto Lucarelli combina estetica e funzionalità grazie a boiserie, contropareti e un apparato didattico rinnovato, con strumenti tattili sviluppati con il Museo Tattile Statale Omero.

Un secolo di valorizzazione

Fondata il 1° giugno 1884, la Pinacoteca nasce dalla donazione delle opere di Francesco Podesti. Dopo le sedi di San Domenico, San Francesco delle Scale e Palazzo degli Anziani, nel 1973 si stabilisce a Palazzo Bosdari.
L’ampliamento 2009–2016 ha integrato Palazzo Bonomini, mentre gli interventi PNRR (2023–2025) hanno completato la riqualificazione consegnando alla città una Pinacoteca moderna e accessibile.


Didascalie delle immagini dell’articolo
  • Francesco Podesti, Il Giuramento degli Anconetani, olio su tela, cm 385×510, 1856
  • Carlo Crivelli, Madonna con Bambino, tempera su tavola, cm 21×15,5, XV secolo
  • Lorenzo Lotto, Madonna con Bambino, Angeli e SS. Stefano, Giovanni Evangelista, Simone Giuda e Lorenzo (Pala dell’Alabarda), olio su tela, cm 294×216,1538
  • Tiziano Vecellio, La Vergine col Bambino, S. Francesco, S. Biagio e il donatore Luigi Gozzi (Pala Gozzi), tecnica mista su tavola, cm 322×207, 1520
  • Tiziano Vecellio, Crocifissione, olio su tela, cm 371×197 cm, 1558
  • Olivuccio di Ciccarello, Circoncisione, tempera su tavola di pioppo, cm 167 x 76, XV secolo
  • Guercino, L’Immacolata Concezione, olio su tela, cm 259×180, 1656
  • Carlo Maratti, Madonna con Bambino e Santi Nicola di Bari, Francesco di Sales e Ambrogio, olio su tela, 400×222 cm, 1672

INFORMAZIONI UTILI: clicca sulla domanda che ti interessa

DOVE SI TROVA LA PINACOTECA?

Via Ciriaco Pizzecolli 17, Ancona

QUALI SONO I GIORNI E GLI ORARI DI APERTURA?

martedì, mercoledì e giovedì: 15-18

venerdì, sabato e domenica: 10-13/15-18

lunedì: chiuso

COSTI DEI BIGLIETTI? GRATUITA’ E AGEVOLAZIONI?

Intero € 8

Ridotto € 5 per residenti, dipendenti Comune di Ancona, studenti, over 65, under 25 e possessori di card: Feltrinelli, Coop, Marche Teatro, iscritti al FAI, Italia Nostra, Touring Club e ICOM, soci ACI / famiglie con minori al seguito. La riduzione è prevista inoltre per coloro che: – pranzano in un ristorante di Ancona; – hanno soggiornato almeno una notte nelle strutture ricettive marchigiane; – visitano la mostra con un accompagnatore residente nel Comune di Ancona.

Gratuito under 16, giornalisti muniti di tesserino, guide turistiche iscritte all’albo nazionale, ospiti, per almeno 2 notti, nelle strutture ricettive di Ancona, disabili e accompagnatori.

CHI SI PUO’ CONTATTARE PER MAGGIORI INFORMAZIONI?

0712226625-6626 / pinacoteca@comune.ancona.it

Mosaic a Ponterosso: un centro giovanile di nuova generazione


Cinquecento metri quadrati distribuiti su due piani, con un giardino che circonda la struttura, diventeranno il fulcro di un progetto dedicato alle nuove generazioni. Il progetto si chiama MOSAIC e il Comune di Ancona ha proposto un bando per la concessione quinquennale di questi spazi.

Ancona è una città che negli ultimi anni ha visto crescere la domanda di luoghi pensati per i giovani, spazi dove incontrarsi, creare e sperimentare. Quartieri come Ponterosso, storicamente legati a funzioni residenziali, oggi cercano nuove identità e occasioni di aggregazione. In questo scenario, l’immobile comunale di via Flavia 2, che già ospita il Centro di Aggregazione Giovanile e ambienti dotati di sala di registrazione e sale prova, risanate negli ultimi mesi, è pronto a trasformarsi in un centro di opportunità. La prima opportunità è per i giovani tra il 18 e i 35 anni che attraverso il bando vorrebbero trasformare la propria passione per la musica, il digitale o l’imprenditorialità in un progetto concreto. La seconda è per tutti i ragazzi, del quartiere, della città e del territorio, che di questi progetti potrebbero usufruire per crescere, specializzarsi, trovare una strada per il il futuro.

“La città – afferma l’assessore alle Politiche giovanili Marco Battino – ha bisogno di luoghi capaci di dare voce, strumenti e opportunità ai giovani e MOSAIC nasce per questo. Non vuole essere solo uno spazio fisico, ma un ambiente in cui poter crescere, sperimentare, formare comunità e sviluppare competenze”.

Grazie a MOSAIC, il quartiere di Ponterosso e la città di Ancona avranno un centro giovanile di nuova generazione. Il progetto MOSAIC – Musica, Orientamento, Sostegno, Aggregazione per Iniziative Comuni – è infatti pensato per diventare un punto di riferimento per la città e per i comuni limitrofi, un luogo dove musica e digitale si incontrano, insieme a creatività, formazione e imprenditorialità. Non solo sale prova e registrazione, quindi, ma anche laboratori, eventi culturali e percorsi per start up e mestieri emergenti. Un mosaico, appunto, di opportunità e relazioni.

Il percorso di avvicinamento al progetto è stato già avviato con momenti di focus ed incontri mirati: l’edizione StartAN 2025 ha dedicato, tra i diversi momenti pubblici con studenti, start up e imprenditori, anche uno spazio alla presentazione del progetto MOSAIC. Gli stessi spazi di via Flavia hanno ospitato un incontro con giovani ragazze e ragazzi sul valore della creatività e sulle opportunità professionali legate alla musica e al digitale, con l’intervento di Olimpia Peroni, degli educatori dei CAG e di Informagiovani, in una vera e propria anteprima, che ha mostrato le potenzialità del luogo e il ruolo che MOSAIC potrà svolgere nella formazione e nella crescita dei giovani del territorio.

Il 1 dicembre si sono chiuse le candidature degli under 35, ai quali era diretto il bando. La concessione prevede condizioni agevolate: affitto a carico del Comune, copertura di utenze e manutenzione per il primo anno e un contributo fino a 38 mila euro per sostenere l’avvio delle attività. La concessione del complesso avrà una durata di cinque anni. Al centro ci sarà la gestione della sala prove musicale, ma il progetto ha un respiro molto più ampio. MOSAIC punta infatti a creare un luogo capace di mescolare musica strumentale e digitale, laboratori creativi, innovazione tecnologica, eventi culturali, attività associative, percorsi formativi, servizi alla persona e iniziative legate alle start up e ai mestieri emergenti.

Il percorso operativo partirà con un lavoro condiviso tra Comune e concessionario per delineare la sostenibilità delle attività e, parallelamente, con incontri pubblici e focus group con giovani, operatori, istituzioni e stakeholder dell’area vasta. Seguiranno iniziative per coinvolgere progressivamente i giovani, ispirate ai principi della peer education e della co-creazione, in coordinamento con il progetto “Ancona Partecipa”.

Gli spazi saranno ripensati e allestiti con il supporto dell’Università Politecnica delle Marche, con la dotazione di strumentazioni digitali e arredi funzionali alle nuove attività. Una parte significativa del progetto sarà dedicata alla formazione e al mentoring con la collaborazione del servizio Informagiovani e di professionisti senior del settore musicale, oltre che allo sviluppo di idee imprenditoriali, anche grazie al collegamento con il programma StartAN. Sono previste sessioni di pitch, testimonianze professionali, percorsi di validazione delle business idea e attività rivolte anche alle scuole e all’università. Dopo il primo anno di co-progettazione con gli uffici comunali, il concessionario proseguirà la gestione in autonomia per i quattro anni successivi, con verifiche periodiche semestrali nelle quali l’Amministrazione procederà alla verifica dei risultati raggiunti: in caso di esito positivo la concessione proseguirà fino al completamento dei cinque anni previsti.

Ancona cerniera linguistica d’Italia: Ca’ Foscari studia il nostro dialetto

Nonostante il dialetto anconetano sia percepito come un tratto quotidiano della vita cittadina, ciò che sappiamo davvero su questa varietà linguistica è sorprendentemente poco. Mancano studi sistematici, mancano descrizioni approfondite, mancano dati che permettano di capire come si stia trasformando e quale posto occupi, oggi, nell’identità linguistica di chi vive ad Ancona. È in questa cornice che va letta la Convenzione quadro appena approvata dalla Giunta comunale tra il Comune di Ancona e il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati dell’Università Ca’ Foscari Venezia, su proposta dell’assessore alla Cultura Marta Paraventi. L’accordo, valido dal 2025 al 2030, si inserisce nel più ampio percorso della candidatura di Ancona a Capitale della Cultura 2028 e nasce dalla volontà di tutelare uno dei patrimoni linguistici più rilevanti e, al tempo stesso, più a rischio della città.

La Convenzione impegna le due istituzioni a collaborare su ricerca, divulgazione, pubblicazioni, attività formative e iniziative rivolte alla cittadinanza. Lo studio scientifico dell’anconetano sarà condotto dal Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati di Ca’ Foscari, sotto la guida della professoressa Giuliana Giusti, linguista e glottologa, anconetana di nascita e parlante di anconetano, come lei stessa si definisce. Parte delle riflessioni da cui scaturisce il progetto sono raccolte nel suo contributo all’antologia “Agire con le parole. Contributi per il contrasto agli stereotipi di genere. Antologia femminile”, a cura di Marina Turchetti, pubblicata dall’associazione Reti Culturali ODV e presentata nei giorni scorsi in Comune in occasione di una iniziativa dell’assessorato alle Pari opportunità, organizzata dall’assessore Orlanda Latini.

Giusti coordina, all’interno del Dipartimento, il progetto VariOpInTA, dedicato alla variazione e all’opzionalità nella competenza bilingue dei parlanti bilingui italiano-dialetto, inserito nel più ampio progetto di dipartimento di eccellenza sull’adattamento linguistico e culturale. L’obiettivo di AnkonVOBIS non è classificare l’anconetano come lingua, dialetto o vernacolo (dato che, come dice Giusti, “tutte le lingue sono dialetti e tutti i dialetti sono lingue”), ma osservare rigorosamente i fatti linguistici attraverso dati raccolti sul campo. È necessario documentare testi orali e scritti, spontanei e strutturati, conversazioni quotidiane e riflessioni dei parlanti, giudizi di grammaticalità e comportamenti linguistici in contesti diversi. Solo una raccolta estesa e scientificamente solida permetterà di descrivere le caratteristiche dell’anconetano nel presente e di stabilire se chi lo parla può essere considerato, a pieno titolo, un bilingue bilettale, cioè un parlante di due sistemi linguistici affini ma non sovrapponibili e anche fortemente sbilanciati per prestigio e per ambiti d’uso.

L’anconetano e l’italiano regionale parlato in città si rivelano, tra l’altro, un caso particolarmente interessante nel panorama italoromanzo: Ancona è una cerniera linguistica, un punto di incrocio in cui confluiscono fenomeni tipici dell’Italia settentrionale, centrale e meridionale, ai quali si aggiungono tratti locali non condivisi con le aree confinanti. È questo il quadro generale che dà cornice interpretativa ai dati che la ricerca sta cominciando a raccogliere.

In area anconetana si osserva infatti la presenza di tratti settentrionali come la sonorizzazione della /s/ intervocalica (“rosa”, “casa”, “vaso” → pronunciate con [z]), e la tendenza alla degeminazione delle consonanti doppie, sia all’interno della parola (“dòna” per donna, “giàca” per giacca, “capèlo” per capello”), sia nei contesti sintattici in cui l’italiano standard richiede il raddoppiamento fonosintattico (“a me”, “ha detto”, senza geminazione). In effetti il raddoppiamento fonosintattico è assente, come in gran parte dell’Italia settentrionale.

Con le varietà centromeridionali l’anconetano condivide l’apocope degli infiniti verbali (“magnà’”, “dormì”, “vedé”), l’uso di stare a + infinito (“sto a fa’”, “stai a dì”), la presenza del clitico “ci” con il verbo “avere” (“ci ho sonno”, “ci ho tempo”), e l’affricazione [s] > [ts] dopo consonante liquida, sia all’interno della parola (“intsieme”, “vertso”), sia tra parole (“il tsole”, “in tsala da pranzo”). Non compare invece la palatalizzazione delle affricate sorde tipica del romano (“pace”, “cena” restano pronunciate come nello standard italiano, non “pasce”, “scena”), mentre emergono fenomeni originali quali la sonorizzazione della velare sorda in alcune parole (“giògo” per gioco, “bàgio” per bacio).

Con l’Italia meridionale ha in comune l’allocuzione inversa (“mangia, nonna!”), talvolta introdotta da a (“mangia, a nonna!”), e forme estese di dativo etico (“me sò magnato tutto”). A ciò si aggiungono la ridondanza pronominale (“a me mi piace”, “a lui gli pare”), la concordanza dell’avverbio con l’aggettivo (“è tanta bella”, “è tanto buono”“è tanto buono”/“tanta buona”), e altre peculiarità che compongono un quadro articolato, vario, dinamico.

Questi fenomeni, di diversa provenienza e diffusione, rendono l’area anconetana un territorio in cui le linee dialettali principali d’Italia non si incontrano in modo uniforme, ma si sovrappongono e si modificano reciprocamente. È proprio per questa complessità che un’indagine sistematica è oggi necessaria non solo per dare testimonianza di una varietà italoromanza in evoluzione rapida, ma anche per studiare fenomeni linguistici generali che si verificano nel contatto tra due lingue molto vicine, come l’italiano regionale di Ancona e il dialetto.

Le trascrizioni di queste interviste saranno la base delle prime analisi, e sono destinate soprattutto a generare nuove domande che troveranno risposta nel progetto AnkonVOBIS, come ad esempio: Qual è il grado di vitalità dell’anconetano in prospettiva intra-generazionale? In quali contesti la varietà viene ancora utilizzata? Quali tratti stanno scomparendo e quali stanno emergendo? Quante persone si riconoscono nell’anconetano come parte del proprio abito linguistico? Sono questioni che non riguardano solo la linguistica, ma anche il benessere sociale: sentirsi legittimati o legittimate nella propria varietà espressiva significa avere un’identità composita e positiva in tutte le sue variegate componenti.

AnkonVOBIS si propone dunque non solo di raccogliere, testimoniare e contribuire a preservare la ricchezza linguistica e socioculturale della città, ma anche di comunicare i risultati alla comunità di parlanti e di costruire una consapevolezza linguistica diffusa e un ben-essere anche linguistico.

La Convenzione tra Comune e Ca’ Foscari rappresenta quindi un passaggio significativo: per la prima volta l’anconetano entra nel campo della ricerca strutturata, con un progetto che unisce rigore scientifico, partecipazione cittadina e responsabilità culturale. Non si tratta di celebrare nostalgie, né di cristallizzare una forma linguistica in un museo. Si tratta di conoscere ciò che ancora non sappiamo, di dare dignità a un patrimonio che vive nelle voci delle persone e rischia di indebolirsi se lasciato senza attenzione. L’anconetano è parte della storia della città, del suo presente e, se sufficientemente compreso e coltivato, del suo futuro. Il progetto AnkonVOBIS rende possibile studiarlo, descriverlo e farlo conoscere, offrendo alla comunità uno strumento per “ri-conoscersi” e raccontarsi con maggiore consapevolezza.

Margherita Rinaldi

si ringrazia la professoressa Giuliana Giusti per il supporto tecnico scientifico alla stesura del testo

Tre anni di Sistema: ambiente, educazione, inclusione


Si è chiuso ufficialmente il 27 ottobre 2025, a quasi tre anni dall’avvio del 30 novembre 2022, “Sistema”, il progetto sostenuto da Fondazione Cariverona e promosso dal Comune di Ancona assieme a una rete articolata di realtà del terzo settore. Un percorso che ha attraversato i luoghi-simbolo della città e del territorio — Portonovo, il Parco del Cardeto, il Parco del Conero, Varano… — mettendo in relazione competenze ambientali, sociali, culturali e scientifiche all’interno di un’unica visione.

Il progetto è stato ripercorso nella sala consiliare di Palazzo del Popolo, alla presenza di amministratori, partner e cittadini. Hanno aperto i lavori l’assessore al Turismo Daniele Berardinelli e il presidente del Parco del Conero Luigi Conte, presente all’incontro insieme con il direttore Marco Zannini.

Il valore di “Sistema” è stato soprattutto nella trasversalità: un lavoro che ha unito costa, parchi urbani, campagne, attività scientifiche, sociali e culturali in un’unica mappa di relazioni. Un metodo che ha mostrato come Ancona possa leggere i propri luoghi non come parti separate, ma come elementi interconnessi della stessa storia comune.

“Progetto Sistema – ha detto Berardinelli – è stata una bellissima iniziativa, su sostenibilità e turismo ambientale, ma ha anche ricadute pratiche, come ad esempio la ciclopedonale del Conero, che ha valore ambientale e turistico, un punto di forza per il nostro territorio. Il progetto ha coinvolto anche il parco del Cardeto, un altro emblema della città di Ancona, dove Hort accoglie i ragazzi e fa un’ottima attività di formazione sulle pratiche ambientali. C’è rammarico per l’evoluzione della collaborazione con Fondazione Cariverona. Queste iniziative sono state importanti per il nostro territorio”.


Dalla terra al mare, la filiera del territorio

Come ha spiegato Marco Zannini, direttore del Parco del Conero: “Il progetto Sistema ci ha dato l’opportunità di sviluppare un sistema terra col coinvolgimento degli agricoltori, con nuove tecniche di produzione e una agricoltura rigenerativa per la fertilità del terreno. Abbiamo fatto incontri, pubblicazioni, utilizzo del compost a favore della microfauna nel terreno. In più abbiamo parlato della biodiversità, delle specie aliene di tartarughe nel parco, come le Trachemys, la tartaruga americana che una volta abbandonata, come spesso accade, diventa molto invasiva.  E abbiamo fatto sensibilizzazione sulla Testudo hermanni, tartaruga di terra autoctona che invece andrebbe portata maggiormente in libertà perché è soprattutto in cattività. Infine c’è stata la sistemazione del Teatro del Conero a Sirolo, al Centro visite Parco del Conero. Un luogo dove ospitare eventi e possiamo parlare di biodiversità”.

Fondamentale anche per il Cnr Irbim di Ancona l’apporto che il progetto ha dato alla ricerca nella pesca sostenibile. Lo spiega Luca Bolognini: “Il CNR è stato coinvolto nell’attività del comparto marittimo. Ci siamo concentrati sulla pesca artigianale, un segmento estremamente importante perché riguarda oltre il 50% delle imbarcazioni e oltre l’80% del personale del settore pesca, sebbene rappresenti solo il 16% delle catture commerciali. Quindi è importantissimo dal punto di vista sociale ma anche ambientale perché la pesca artigianale è estremamente selettiva e sostenibile. Ci siamo concentrati sulla sostenibilità e questo non vuol dire che una pesca sostenibile non possa essere ancora più sostenibile”. Per farlo, il Cnr ha svolto uno studio sugli attrezzi della pesca artigianale, mettendo in luce quali fra questi siano più selettivi e quindi più sostenibili.

Il video realizzato dal Parco del Conero sulle specie invasive

Comunità, educazione e inclusione

Il Csv Marche ha portato nelle scuole attività di sensibilizzazione ambientale. Marco Ciarulli ha ricordato che “insegnare ai ragazzi buone pratiche significa migliorare il loro presente e costruire cittadini più consapevoli. Il materiale prodotto rimarrà patrimonio condiviso della comunità”.

Sul fronte sociale, Polo9 ha seguito percorsi di formazione e inserimento lavorativo. “Abbiamo costruito progetti individualizzati per giovani e adulti in difficoltà — ha detto Elia Salvucci — e il territorio ha risposto con grande disponibilità, in particolare le strutture balneari che hanno aperto le porte ai tirocini”.

Casa delle Culture e il circolo Legambiente Il Pungitopo hanno lavorato sul progetto “Direzione Parco”. “Grazie a Sistema — ha ricordato Vitaliano D’Addato — siamo riusciti a fare ciò che il solo volontariato non avrebbe potuto garantire: segnaletica, nidi artificiali, piantumazioni, manutenzioni. Il percorso oggi è più leggibile e più fruibile”.

Hort ha consolidato e ampliato la Fattoria urbana del Cardeto. “Sistema ci ha permesso di rendere questo luogo ancora più accogliente — ha spiegato Martina Perugini — con spazi rinnovati e attività dedicate a scuole, famiglie e cittadini”. Di questo progetto ComunicAncona ha già parlato qui.

Sineglossa ha concluso due percorsi partecipativi: la guida di Nonturismo “Ancona. Deviazioni inedite raccontate dagli abitanti” e l’opera di land art di Eugenio Tibaldi al Cardeto. “Abbiamo raccolto prospettive, memorie e racconti quotidiani — ha sottolineato Anna Caramia — restituendo un volto della città costruito attraverso la voce dei suoi abitanti”.


La comunicazione come buona pratica nazionale

Un elemento distintivo di “Sistema” è stato il modello di comunicazione coordinata, curato dal Csv, che è stato riconosciuto come buona pratica negli appuntamenti del tavolo Ambiente e Sostenibilità di PA Social. Un coordinamento che ha permesso di raccontare in modo unitario, mantenendone la ricchezza, un progetto complesso e diffuso.

Per restituire l’intero percorso è stato realizzato anche un booklet finale che raccoglie esiti, attività e apprendimenti condivisi, disponibile sul sito del progetto www.progettosistema.org .

Margherita Rinaldi e Marco Benedettelli*

*équipe Comunicazione CSV Marche

Verso il City Brand, Ancona si posiziona come destinazione turistica

In aumento le presenze nel 2025

Nel 2026 Ancona avrà finalmente il suo City Brand.   Un logo strutturato che la identifica pienamente- al pari di molte città di consolidata valenza turistica – quale sito di destinazione (e non più di transito), con una reputation accreditata. Consacrandone l’immagine di un centro fortemente attrattivo per la sua posizione, la sua storia, la sua cultura, il suo paesaggio, le sue infrastrutture e, non ultimo,  la sua contiguità ad un parco naturale che verrà a breve riconosciuto come nazionale. Il brand gli anconetani lo conosceranno a breve, dopo che il 5 dicembre verrà proclamato il vincitore del bando emanato nello scorso mese di agosto.   Il  progetto di sviluppo strategico nel quale si inserisce è stato definito dall’assessorato con il Project manager Sandro Giorgetti che ha delineato le azioni e le attività svolte e da svolgere.

 “Un salto di qualità – sottolineano il Sindaco Daniele Silvetti e l’assessore al Turismo Daniele Berardinelli, forti dei risultati raggiunti nel frattempo: nell’estate 2025, laddove molte spiagge e località di mare italiane erano pressoché deserte, ad Ancona le presenze turistiche sono cresciute del 12,7%, con un aumento rilevante in particolare dei visitatori stranieri, +20,2%.   L’aumento complessivo è +45.575 rispetto al 2024. Inoltre si allungata anche la permanenza media di circa il 10%.    

Peraltro il Sindaco lo aveva annunciato e ripetuto sino dalla campagna elettorale che  sarebbe stato uno dei punti centrali sui quali impegnarsi: “non è un fine, il Turismo,  ma uno strumento attraverso il quale mettere in piedi tutto un insieme di operazioni sul territorio che servano per produrre sviluppo economico, attrarre capitali, per il rilancio dell’identità culturale della città. Per riuscirci va perseguito un primo grande obiettivo, che era ed è fare cambiare la percezione di questa città. La nostra destinazione non sarà mai di un turismo di massa ma piuttosto un turismo di qualità, che punta a specifici settori in sintonia con il territorio”.

In attesa del nuovo City Brand, la nuova architettura del sistema turistico dorico, il  Comune ha strutturato nuove linee di prodotto per rendere la città più fruibile e riconoscibile. I principali filoni riguardano:  l’esperienza integrata mare-porto,  i percorsi nella natura urbana e nel territorio del Conero (visite guidate in quota alle grotte, trekking urbano a Portonovo ecc.),   la valorizzazione della storia e del patrimonio culturale attraverso la partecipazione agli itinerari del Consiglio d’Europa, il cui primo passaggio è stata l’adesione alla Federazione europea delle Città Napoleoniche e il percorso di promozione, della tradizione locale dello stoccafisso attraverso Via Querenissima. E’ stata potenziata l’accoglienza turistica, sia ampliando i servizi dedicati a tutti i turisti, in particolare ai crocieristi con l’ampliamento nell’orario delle chiese, l’attivazione dell’orario continuato nella cattedrale di san Ciriaco dal venerdì alla domenica, l’ampliamento nell’orario dello IAT “L’Edicola”, i servizi di accoglienza in occasione di tutti gli approdi crocieristici, sia aumentando l’organico dell’Ufficio comunale con operazioni di marketing turistico (centralizzazione della distribuzione di materiale informativo, coordinando l’immagine degli operatori).  

 

Decisamente positiva l’esperienza dei festival di caratura nazionale quali Popsophia e Ulissefest, veri volani per l’attrattività della destinazione: solo l’Ulissefest ha sviluppato 19 milioni di visualizzazioni e 20mila presenze, una occasione straordinaria per la promozione e visibilità, anche social, del nostro territorio).  A questi si aggiunge un dato particolarmente significativo: 121 eventi organizzati dal Comune nel solo 2025, tra manifestazioni, concerti, eventi sportivi, spettacoli teatrali, mostre e attività per il tempo libero. Un’offerta ampia che testimonia una città vivace, partecipata e capace di generare movimento reale: la gente si sposta, partecipa, torna.  La varietà e qualità degli eventi hanno contribuito alla costruzione di un modello turistico sostenibile, inclusivo e partecipato, rafforzando la destagionalizzazione e confermando Ancona come meta vivibile durante tutto l’anno “Parte essenziale del progetto – mette in chiaro l’assessore al Turismo, Berardinelli – è la sinergia tra pubblico e privato. L’Amministrazione ha istituito tavoli permanenti con operatori, categorie economiche e realtà culturali, favorendo la condivisione delle scelte e la costruzione della destinazione. In particolare sta rafforzando il rapporto con l’associazione Riviera del Conero e l’ente Parco, fondamentale per la promozione del turismo ambientale e sostenibile.  L’efficienza amministrativa sta migliorando grazie all’adozione di strumenti digitali e alla semplificazione della comunicazione con gli operatori.

Obiettivo a breve termine  è anche  la realizzazione di un nuovo IAT – Ufficio di Promozione turistica nel lato mare di Palazzo degli Anziani, in piazza Dante Alighieri: uno spazio moderno e multifunzionale per accoglienza, informazione e promozione territoriale. Una vera casa dell’identità cittadina, aperta al mare e porta di ingresso della Regione Marche, punto di riferimento per visitatori, cittadini e operatori. 

Le prossime sfide — tra cui la già citata realizzazione del nuovo Ufficio Informazioni Turistiche, il decoro urbano, la sistemazione dei bagni pubblici e l’avvio del nuovo City Brand — rappresentano tappe decisive per elevare ulteriormente gli standard dell’offerta e rendere Ancona sempre più riconoscibile e competitiva a livello nazionale ed europeo.

Federica Zandri e Sergio Sparapani

foto di copertina Andrea Savolini

Dai borghi al centro ecco il Piano asfalti da 6 milioni di euro

Tra gli interventi più imminenti del Piano Asfalti 2025 ci sono le vie del centro storico pavimentate in sampietrini, come via Matas, via Bernabei e via Matteotti. Proseguendo con l’attuazione del piano asfalti, già presentato a marzo 2025 e in questi giorni oggetto di verifica e aggiornamento dei lavori, le prossime operazioni si concentreranno su quelle vie, appunto lastricate, che non devono sottostare alle limitazioni stagionali dei lavori sull’asfalto, che nelle stagioni più fredde non possono essere eseguiti. Il cronoprogramma, tuttavia, mantiene fede in generale all’impegno iniziale del piano, prevedendo interventi distribuiti in modo uniforme su tutta la città, dai borghi al centro storico, fino alle principali vie di comunicazione e agli accessi al porto. L’investimento complessivo del piano fino a marzo 2026 raggiunge circa 6 milioni di euro, con una superficie totale di oltre 90 mila metri quadrati di strade interessate.

Nei giorni scorsi, a fare il punto sullo stato dei lavori sono stati il sindaco Daniele Silvetti e l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Tombolini, assieme ai tecnici del Comune, illustrando le prossime tappe e le aree interessate dai cantieri. L’aggiornamento di ottobre/novembre consente ai cittadini di comprendere dove e come saranno realizzati i prossimi interventi, e conferma la linea guida del Piano, che prevede, appunto, interventi di manutenzione diffusi in tutta la città, con l’obiettivo di rendere la rete viaria più sicura e duratura per tutti.

“Oggi – afferma il sindaco Silvetti – possiamo mostrare in modo chiaro ai cittadini quante risorse vengono impiegate e dove. Si tratta di interventi significativi, dffusi, dai borghi al centro storico, fino alle arterie principali di accesso al porto. Non sono semplici rattoppi, ma manutenzioni straordinarie finalizzate a rendere le strade più sicure e durature nel tempo”. “La parola d’ordine è manutenzione” spiega l’assessore Tombolini. “Partiamo dalle arterie più utilizzate, per poi intervenire anche nei centri storici, nei pressi delle scuole e nelle zone di maggiore necessità”.

Il piano in corso non si limita quindi a riparazioni localizzate, ma punta a interventi strutturali e duraturi. Il criterio adottato privilegia le vie più ammalorate, con rifacimenti dei manti stradali e dei sottofondi e con interventi di risistemazione della pavimentazione in pietra nei contesti storici. Il costo medio degli interventi è stimato in 77,30 euro al metro quadrato.

I lavori già realizzati

Finora, nel corso del 2025, sono stati completati 19 interventi, per un totale di oltre 37 mila metri quadrati e un investimento di 1,5 milioni di euro. Le vie interessate coprono tutta la città: dai borghi e periferie (Varano, Sappanico, Posatora, via della Grotta, via del Carmine…), al centro (via Veneto, via Fazioli…), passando per le principali vie di accesso come via Flaminia, fino ai collegamenti tra Piano San Lazzaro e centro città (via De Gasperi, via XXV Aprile…).

Gli interventi fino a marzo 2026

L’elenco inizialmente preventivato era di 42 interventi, come comunicato nel marzo scorso. Oggi si passa a 48. L’Amministrazione ha infatti comunicato che dopo i 19 completati, il cronoprogramma proseguirà su 29 tratti, calibrando gli interventi in base al tipo di manto e alle condizioni meteo. Nello specifico, e come già anticipato, da novembre saranno interessate le vie del centro storico pavimentate in sampietrini, mentre sull’Asse nord-sud si effettuerà la manutenzione dei giunti. Gli interventi proseguiranno a gennaio 2026 in via Birarelli e via Del Commercio, e a febbraio su via Albertini, Buozzi, Fabriano, Marsigliani e Recanati. Da fine febbraio a marzo i cantieri toccheranno Candia, via Saline, via Torresi, via Circonvallazione, De Bosis, Del Carmine, Einaudi, Magenta, Panoramica, Patrizi, Santo Stefano, Ranieri, Piazza Pezzotti e Varano.

Margherita Rinaldi

Foto: Servizio Lavori pubblici – Manutenzioni – Strade Comune di Ancona

“Ancona. Questo Adesso”: inizia il viaggio verso la Capitale della Cultura italiana

Ancona è ufficialmente tra i Comuni candidati a Capitale Italiana della Cultura 2028. Nai giorni scorsi il Sindaco Daniele Silvetti insieme con l’Assessore alla Cultura Paraventi, forte del sostegno del Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, del Rettore uscente dell’Università Politecnica delle Marche, prof Gianluca Gregori e del presidente Anci Marche, Marco Fioravanti, ha presentato alla città i presupposti e gli obiettivi della candidatura, sviluppati in un ampio dossier messo a punto in tempi rapidi a seguito della concertazione con con una vasta rete di istituzioni, associazioni e comunità locali, tale da configurare la candidatura come una proposta corale.

“La scelta di candidarsi – spiega l’assessore Paraventi – è nata mentre l’Assessorato alla Cultura stava approfondendo il piano triennale di sviluppo culturale, anche in sinergia con i Lavori Pubblici per valorizzare e riorientare alcuni spazi culturali. Su invito e mandato del Sindaco, abbiamo colto l’opportunità della candidatura per mettere a sistema e dare coerenza organica a quel documento, progettando anche incontri culturali (Ancona Cultura Aperta) sul tema dell’identità della città, ispirandosi alle parole del poeta Francesco Scarabicchi, che esprimono la vocazione di una città che non si limita a custodire il passato, ma lo trasforma in progetto. Da qui è partito il lavoro che ha portato all’organizzazione e alla consegna del dossier nei tempi previsti, coinvolgendo professionisti del settore (direzione creativa, strategie e programmi europei, assistenza tecnica ai dossier, comunicazione)”.È il titolo del dossier con cui la nostra città si candida a Capitale Italiana della Cultura 2028. Una candidatura che si arricchisce della preziosa collaborazione dello scenografo marchigiano premio Oscar Dante Ferretti, a capo di uno dei progetti più importanti del dossier”.

Le MACROAREE nelle quali è articolato il programma culturale di Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028 sono quattro. Si ispirano al titolo di candidatura e alla morfologia naturale della città: Questo Mare, Via Maestra, Adesso Parco Mare Culturale, una mappatura che valorizza il territorio tra mare e parco, storia e futuro e si integra con le più avanzate strategie di rigenerazione urbana e con il piano urbanistico cittadino. Le macroaree del dossier sono presentate dagli avatar dei numi tutelari della città, tra cui: Venere, alla quale era dedicato il tempio dove ora sorge la Cattedrale di San Ciriaco; Luigi Vanvitelli, nume tutelare di Questo mareCiriaco Pizzecolli, padre dell’archeologia e grande viaggiatore del XV secolo che conduce nel cuore della Via Maestra; Stamira, alfiera del tema Adesso ParcoFranco Corelli, celebre tenore, spirito guida del Mare culturale. Progettati dall’Università Politenica delle Marche, gli avatar hanno evidenziato il nesso tra memoria e innovazione, proponendo un racconto identitario che attraverso nuovi linguaggi digitali e narrativi intende reinterpretare il patrimonio storico e artistico di Ancona.

Questo Mareafferma la matrice identitaria di Ancona e da cui prende forma la visione di futuropone al centro la città e il suo mare, fonte di ricchezza e luogo di scambi e di incontro tra popoli e culture. Grazie ad un significativo processo di rigenerazione urbana in atto, Questo mare, si propone come laboratorio di un nuovo rapporto tra infrastrutture e comunità, dove il porto non è solo luogo logistico o commerciale, ma anche spazio culturale, artistico e sociale. Hub creativo e cuore simbolico della candidatura è la Mole Vanvitelliana, progettata da Luigi Vanvitelli nel 1732 come lazzaretto, edificio pentagonale sospeso sul mare a protezione e ad apertura della città.

Via Maestra:richiama la storia e il patrimonio culturale di Ancona, quello che si snoda attraversando il suo centro storico fino all’Acropoli. I recuperi funzionali di spazi culturali e monumentali, il ruolo della Pinacoteca, del Museo Archeologico Nazionale, della Biblioteca, vanno nella direzione di consolidare una rete culturale e museale urbana. La Via Maestra diventa così filo narrativo della città, orientando cittadini e visitatori e trasformando i luoghi della cultura in nodi di una rete condivisa, tra mostre, convegni, eventi.

Adesso Parco: al tratto identitario di Ancona città di mare e di porto oggi si aggiunge anche quello di città-parco. Con il Parco urbano del Cardeto a picco sul mare e il Parco Regionale del Conero in cammino per diventare Parco Nazionale, Ancona è città in trasformazione, per divenire sempre più una città simbolo di equilibrio sostenibile tra natura, paesaggio e arte. Qui si innesta l’esperienza collettiva tra itinerari che intrecciano trekking, archeologia, arte civile e religiosa che fanno di Ancona anche uno snodo di Itinerari culturali del Consiglio d’Europa.

Mare Culturale: mette al centro creatività digitale, nuovi linguaggi, cittadinanza attiva e spazi per le giovani generazioni. Un mare che unisce, raccogliendo i progetti dei soggetti della cultura del Comune di Ancona, voci del contemporaneo e la forza inventiva del territorio per costruire un ecosistema fondato sull’economia della conoscenza, con formazione internazionale, valorizzazione dei talenti e connessioni con le transizioni del nostro tempo. Tra i progetti portanti del dossier spicca il Museo della civiltà del Mare Adriatico firmato dalla direzione artistica di Dante Ferretti tre volte Premio Oscar per la scenografia (“The Aviator” 2005, “Sweeney Todd” 2008 e “Hugo Cabret” 2012)

Il LOGO di Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028, ideato dal Corso triennale di Graphic e Web Design di Poliarte, storica Accademia AFAM di Ancona, ora parte del Gruppo Rainbow, è frutto del lavoro degli studenti, coinvolti per dare voce alle nuove generazioni e rappresentare la visione futura della città. Nei colori giallo e nero, prende forma da un gomito stilizzato: evocazione grafica del promontorio, dall’antico nome greco della città “Ankón” (gomito), proteso sull’Adriatico, dove la curva valorizza la relazione città-mare e la rara condizione visiva in cui, dallo stesso punto di terraferma, si può osservare il sole sorgere e tramontare sul mare. Il payoff, ispirato ai versi del poeta Scarabicchi, Questo Adesso, completa l’identità visiva infondendo poesia e radicamento. Il logo viene declinato nei colori e arricchito con simboli grafici distintivi per le diverse macroaree tematiche del progetto: Questo Mare (Arco di Traiano nel porto antico), Via Maestra (leone stiloforo del protiro di San Ciriaco), Adesso Parco (falesia a picco sul mare), Mare Culturale (Mole Vanvitelliana).

Ancona. Questo Adesso, ha spiegato il Sindaco Silvetti nel suo intervento alla presentazione ufficiale, è un titolo ispirato da un verso del poeta anconetano Francesco Scarabicchi, che ci invita a un compito civile e poetico . Ad un mese dalla consegna ufficiale presso il Ministero della Cultura con orgoglio e responsabilità̀ presentiamo alla cittadinanza il concept e le linee guida della progettazione, di Ancona a Capitale Italiana della Cultura 2028. Il dossier è la prova di una visione collettiva, civica e identitaria, costruita insieme a Regione Marche, ANCI Marche, Università Politecnica delle Marche, promotori del progetto, e con il sostegno di Autorità Portuale, Arcidiocesi, Segretariato Permanente IA, Confindustria, Camera di Commercio, Forum delle Città dell’Adriatico e dello Ionio, Fondazione Marche Cultura, a cui porgo il mio ringraziamento sincero. Questa sfida rappresenta per la nostra città e per l’intera regione Marche un’occasione unica di crescita, di coesione e di consolidamento delle relazioni verso il Mediterraneo e l’Europa. La nostra visione è chiara: valorizzare la vocazione portuale della città, farne un laboratorio di sostenibilità̀ e rigenerazione, rilanciare l’impresa culturale e creativa come pilastro della crescita. Vogliamo unire identità̀ e futuro, rafforzando i legami con i territori dell’Adriatico e con le reti europee, senza dimenticare il radicamento nelle nostre comunità̀ e la valorizzazione del patrimonio storico, naturale e urbano che ci rende unici. Al cuore del programma c’è il welfare culturale, con particolare attenzione all’inclusione e all’accessibilità. “Questo Adesso” – ha sottolineato ancora il Sindaco- è il tempo in cui Ancona sceglie di riconoscersi, di raccontarsi e di guardare avanti. È il tempo del noi, della partecipazione, della voce condivisa. Ancona è pronta, e come Capoluogo di Regione, sa di poter contare su un territorio coeso, orgoglioso e proiettato verso il futuro. Il futuro è “questo” ed è “adesso”. Ne siamo così convinti che abbiamo scelto questo avverbio per accompagnare la nostra candidatura, che rappresenta non solo un riconoscimento del valore della nostra città, ma anche un orizzonte per le generazioni future. Il futuro nasce qui, in “questo adesso”.