IL PERSONAGGIO/ Piernicola Silvis “Ancona protagonista del mio libro. Sogno di farne un film”


E’ in dirittura di arrivo la stesura del suo nuovo romanzo  – ne ha scritti una decina, particolarmente da quando è “a riposo”, si fa per dire – che ha un titolo femminile plurale e una copertina molto accattivante, ma lasciamo ai lettori la sorpresa.  L’ultimo libro dato alle stampe, “L’errore” (2023) , è ambientato  ad Ancona, città dove ha scelto già quasi trent’anni fa di abitare con la moglie Catia e i due figli, dopo avere girato l’Italia in lungo e in largo per via della sua importante carriera di dirigente della Polizia di Stato. Un percorso, quello vissuto da Piernicola Silvis, dinamico, articolato, denso di sfide e di soddisfazioni, contrassegnato da uno sguardo attento alla realtà e alle dinamiche psicologiche e comportamentali, che si è concluso a Foggia, la sua città di origine, con l’incarico di Questore.  

Lo incontriamo presso la libreria Fogola dove negli anni sono stati presentati alcuni dei suoi romanzi:

Partiamo dall’inizio:  nato a Foggia, voleva fare il poliziotto, l’avvocato  o… lo scrittore?

Inizialmente pensavo di seguire le orme paterne, da figlio di un avvocato titolare di uno studio avviato, ma poi ho cambiato idea.  Gli anni di università, parliamo degli anni Settanta,  sono stati segnati dagli attacchi delle Brigate rosse, da innumerevoli stragi. Tutto questo ha inciso profondamente sulla mia formazione, avvertivo l’urgenza di fare la mia parte per tutelare la società.   E allora, dopo la laurea -era il 1978, l’anno dell’uccisione di Aldo Moro- e una breve parentesi nello studio paterno, ho deciso di concentrarmi nei concorsi per la Magistratura e per la Polizia di Stato (Commissario): superato il secondo in prima battuta ho iniziato questo percorso e guardando indietro non me ne pento. E’ stata una vita bellissima.

 Nella sua lunga carriera la lotta al crimine organizzato è stata una costante. L’operazione più clamorosa cui ha partecipato ha portato alla cattura del numero due di Cosa Nostra, Giuseppe Madonia.  Questa vicenda ha ispirato un suo libro?

 Sì, “L’ultimo indizio”,  era il settembre 1992, un altro anno che ha lasciato il segno con le stragi di Falcone e Borsellino e le loro scorte.   Nel racconto si intreccia la cronologia dei fatti con una storia personale. Per quanto riguarda la parte “storica”,  lo feci doverosamente  leggere per primo ad Antonio Manganelli, che sarebbe diventato capo della Polizia.   Lui aveva partecipato all’operazione e una verifica era d’obbligo.  Con quel romanzo a dire il vero ho avuto un grossa difficoltà:  come descrivere un personaggio come Madonia, co-imputato nelle stragi di Falcone e Borsellino e vice di Toto Riina? Fino a quel momento non c’erano stati arresti eccellenti, non avevamo esperienza e ci  aspettavamo di trovarci davanti un personaggio dall’aspetto sanguinario,  invece Madonia non dava quell’impressione, era quieto. Non fece una piega durante il viaggio, carico di tensione, con le volanti che procedevano da Vicenza a Roma a sirene spiegate. Ho trovato un escamotage: non definirlo, non aggettivarlo in alcun modo.    

 Della mafia parla anche in un saggio recente, del 1993, “Capire la Mafia, Quali sono e come funzionano le grandi organizzazioni mafiose”.   Cosa c’è da capire ancora della mafia?

 Avevo partecipato a un Master in qualità di docente di criminalità organizzata e il Rettore della Luiss, mio lettore, mi garantì la pubblicazione di un saggio sul tema.    Mi spiego,   da una analisi di tutte le organizzazioni mafiose italiane e anche di quelle straniere, emerge un dato importante,  e cioè che quello che conta per gli associati non è il denaro, ma il potere, il fare parte di una organizzazione potente che si può sostituire alla classe politica e può addirittura darle ordini.  Vogliono il comando.  Il panorama attuale?  La ‘ndrangheta, tra le organizzazioni di stampo mafioso,  attualmente è la più potente del mondo.    Ha scalzato Cosa Nostra nel 1992 perché, dopo le stragi che sappiamo, lo Stato intervenne in maniera forte. Approfittando della vulnerabilità della mafia siciliana, subentrò quella calabrese, smise di fare i sequestri di persona e con i soldi estorti in precedenza cominciò a mandare i broker in Colombia e in Messico e, da allora,  a invadere  l’Europa di cocaina, 

 Quale piega hanno preso negli anni le organizzazioni di questo tipo?  Il parametro è sempre lo stesso, additato da Falcone,  e poi dalla FBI, ovvero “Follow the Money”?

 Esatto, le organizzazioni di stampo mafioso si  evolvono con la società, si stanno orientando su diversi e sempre nuovi profitti.  Tuttavia il traffico di sostanze stupefacenti resta sempre il principale, 

 Venendo ai romanzi, il protagonista di una fortunata Trilogia è un commissario che è piaciuto molto ai lettori, il suo nome è Renzo Bruni:  come è stato costruito questo personaggio?

Ero Questore a Oristano e pensavo in quel periodo che molti scrivono di poliziotti, facendo strafalcioni  perchè non conoscono l’ambiente .  Tra quelli che scrivono con una reale esperienza alle spalle siamo pochissimi: Carofiglio, De Cataldo, Giuttari e il sottoscritto e allora mi sono inventato un collega, ispirandomi a Michael Connelly che ha inventato un personaggio della squadra omicidi di Los Angeles . Ho pensato di portare questo personaggio in Italia, un bergamasco che  vive a Roma e “Formicae” fu il primo romanzo della serie che piacque molto all’editore SEM e lo volle pubblicare, poi non  feci l’errore di non dare un seguito, come per “Un assassino qualunque”, e con Bruni proseguii la serie con “La Lupa”, “Gli illegali”- che vinse due premi, tra i quali la Selezione Bancarella,  e poi “La pioggia” che  a mio parere è un romanzo molto accattivante. Nelle sue settecento e passa pagine racconta lo scontro tra la ‘ndrangheta e lo Stato,  purtroppo è stato poco promosso.   

In  “Storia di una figlia” si cambia registro,  lei  affronta il tema della ricerca della verità, anche attraverso il  suggestivo strumento dell’ipnosi regressiva  mentre sullo sfondo si affaccia l’incubo del Nazismo

Si, sono uno studioso del fenomeno del Nazismo, mi sono sempre chiesto come abbia fatto un popolo civile a fare quello che ha fatto, di una violenza e di una spietatezza indicibili. Non volevo scrivere della shoah, però, perché è un argomento che è stato già molto trattato, bensì delle stragi naziste in Italia.  Mio padre ci raccontava di avere fatto il soldato durante la II Guerra Mondiale e di essere stato prigioniero in Germania in una fabbrica di birra.  Ad un certo punto mi sono chiesto: e se invece mio padre, poniamo il caso, fosse stato un collaborazionista?  Tentai di fare ricerche ma trovai le porte chiuse al Ministero e solo più tardi, da Questore riuscii a sapere che aveva detto la verità.   Ma continuai a chiedermi come avrebbe potuto un figlio venire a sapere un fatto come questo: l’unica possibilità era la memoria genetica.  Nel romanzo la protagonista si presta al trattamento dell’ipnosi regressiva, attraverso la quale si riesce a regredire non solo all’infanzia ma anche agli avi,  e approda ad una scoperta sconvolgente.   Nelle ultime righe si chiuderà il cerchio.  La memoria genetica è uno degli argomenti che mi affascinano e che ho già trattato in “Un assassino qualunque”. Ho sempre pensato che se si trasmettono i neuroni, anche la memoria che è contenuta nelle sinapsi si trasmette nelle generazioni seguenti.  Ho studiato parecchio queste dinamiche, scientificamente possibili, ma non esiste un riscontro empirico. Quanto al richiamo storico, ho voluto legare  “Storia di una figlia “ad un fatto atroce che mi ha sconvolto, la strage di Sant’Anna di Stazzema, dove i nazisti hanno trucidato  centinaia e centinaia di  donne e bambini indifesi, come cani. Si salvò solo una bambina.  Ero stato invitato a presentare il libro a Sant’Anna, ma purtroppo il Covid mandò all’aria il programma.

  Ad Ancona come è approdato?

Dopo un incarico svolto a Vicenza,  nei nostri frequenti viaggi di rientro in Puglia con mia moglie,  lungo l’autostrada  A14 abbiamo notato questa città adagiata sul golfo, circondata da un mare splendido.   Abbiamo allora pensato di  raggiungere il centro e –ricordo- ci siamo presi  un caffè in piazza Roma.  Seguirono poi altri incarichi a Vasto e quindi alla Questura di Verona, e intanto restava il desiderio di avvicinarsi, Nel 1996 c’è stata la possibilità per mia moglie di essere trasferita alla Banca d’Italia e per me al Commissariato di Osimo.  Così è andata. Abbiamo preso in affitto una casa in Via Piave e più avanti l’abbiamo acquistata in centro.

L’impatto con questa città?

Non è stato difficile,  ero stato al nord, al sud in più sedi, a Roma, perfino in Sardegna, ero abituato a registri e abitudini molto diversi. La sera, ad esempio:   a Foggia si fa tardi,  qui un po’ meno, a Vicenza a fine pomeriggio non vedi più nessuno in giro.   Ancona è veramente l’epicentro dell’Italia, è assolutamente baricentrica: in quattro ore sei a Bari, in quattro o poco più a Milano o Torino,  a Roma anche meno.  Lo è anche sotto il profilo socio-culturale; dico sempre che ad Ancona si trovano i pregi dei meridionali e dei settentrionali,  ma senza i difetti.  E’ così!

Davvero un grande complimento. 

E’ la verità, è una città in forte crescita,  abitando in centro mi accorgo di un via  vai di visitatori, di persone anche dall’estero, incuriosite e interessate alla Storia e al patrimonio cittadino.  Il panorama che si scorge lungo la discesa dal Duomo e il percorso dal Porto a Passetto sono davvero bellissimi.    A proposito, mi auguro davvero che venga scelta quale  Capitale della Cultura Italiana 2028, le premesse ci sono tutte.  Un numero crescente di produzioni televisive e cinematografiche l’hanno scelta per le sue caratteristiche e per la sua accoglienza.

Allora il suo ultimo romanzo, “L’errore”, non l’ha ambientato qui assecondando la visione del regista Moretti che cercava una città anonima per ambientare il suo film “La stanza del figlio”?

No, assolutamente no,  Mi ha fatto davvero piacere legare questa nuova storia che ho costruito alla città di  Ancona,  che amo, che ci ha accolto, dove sono cresciuti i miei figli.  E’ una città tranquilla, sicura, che merita attenzione e riconoscimento- ripeto il concetto-   e desideravo contribuire ad amplificarne la conoscenza.    Allo stesso tempo ci tenevo che facesse da sfondo a temi importanti, la violenza psicologica e l’ urgenza della tutela e della salvaguardia delle donne vittime di violenza.  Il protagonista è operativo presso il Centro Antiviolenza, che in questa città è una realtà solida, operativa da molti anni.    Un regista napoletano, Stefano Incerti, mi chiese i diritti per farne un film, lo ho segnalato anche a Marche Commission, sarebbe stato interessante, ma poi non si è trovato il produttore.  Ancora ci spero. 

Questo cenno cade a proposito visto che siamo novembre, nel mese delle iniziative di sensibilizzazione  contro la violenza sulle donne  (il 25 è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le Donne, ndr), quale è la sua opinione sui femminicidi e sulla violenza di genere?

Le leggi ci sono, è un discorso complesso, personalmente ho conosciuto donne maltrattate dai mariti che non se la sentivano di denunciare, per varie ragioni.  Chiaramente è un fenomeno culturale, con deviazioni e implicazioni ataviche.  Adesso ci sono anche i social che hanno ampliato il range delle violenze, e le alimentano.   Il Questore ha il provvedimento dell’ammonimento, personalmente ne ho emessi diversi nel tempo, e spesso funziona perchè blocca l’istinto ferino del maschio, ma a volte non basta.   Nel quadro europeo- non che sia di consolazione-   l’Italia peraltro è nella parte bassa di una triste classifica dei femminicidi,  nella gran parte del mondo le uccisioni di donne e ragazze sono all’ordine del giorno.   E’ un quadro complicato, sono convinto anche io, come molti,   che bisogna ripartire dall’educazione, dalla scuola e prima ancora dalla famiglia.  Quando un bambino vede un padre che attacca la madre, interiorizza quel modello, purtroppo è inevitabile.  E c’è altro:   nel mio romanzo al quale sto lavorando e che pubblicherò per la prima volta in autonomia, ormai ne ho le competenze,   riferisco di organizzazioni di uomini uniti nell’odio contro le donne,  quali la Manosfera, gli INCEL, che fanno veramente rabbrividire.  Gente frustrata, molto pericolosa.   Un padre oggi ha di che preoccuparsi.  E con lui l’intera società.

Federica Zandri

Verso il City Brand, Ancona si posiziona come destinazione turistica

In aumento le presenze nel 2025

Nel 2026 Ancona avrà finalmente il suo City Brand.   Un logo strutturato che la identifica pienamente- al pari di molte città di consolidata valenza turistica – quale sito di destinazione (e non più di transito), con una reputation accreditata. Consacrandone l’immagine di un centro fortemente attrattivo per la sua posizione, la sua storia, la sua cultura, il suo paesaggio, le sue infrastrutture e, non ultimo,  la sua contiguità ad un parco naturale che verrà a breve riconosciuto come nazionale. Il brand gli anconetani lo conosceranno a breve, dopo che il 5 dicembre verrà proclamato il vincitore del bando emanato nello scorso mese di agosto.   Il  progetto di sviluppo strategico nel quale si inserisce è stato definito dall’assessorato con il Project manager Sandro Giorgetti che ha delineato le azioni e le attività svolte e da svolgere.

 “Un salto di qualità – sottolineano il Sindaco Daniele Silvetti e l’assessore al Turismo Daniele Berardinelli, forti dei risultati raggiunti nel frattempo: nell’estate 2025, laddove molte spiagge e località di mare italiane erano pressoché deserte, ad Ancona le presenze turistiche sono cresciute del 12,7%, con un aumento rilevante in particolare dei visitatori stranieri, +20,2%.   L’aumento complessivo è +45.575 rispetto al 2024. Inoltre si allungata anche la permanenza media di circa il 10%.    

Peraltro il Sindaco lo aveva annunciato e ripetuto sino dalla campagna elettorale che  sarebbe stato uno dei punti centrali sui quali impegnarsi: “non è un fine, il Turismo,  ma uno strumento attraverso il quale mettere in piedi tutto un insieme di operazioni sul territorio che servano per produrre sviluppo economico, attrarre capitali, per il rilancio dell’identità culturale della città. Per riuscirci va perseguito un primo grande obiettivo, che era ed è fare cambiare la percezione di questa città. La nostra destinazione non sarà mai di un turismo di massa ma piuttosto un turismo di qualità, che punta a specifici settori in sintonia con il territorio”.

In attesa del nuovo City Brand, la nuova architettura del sistema turistico dorico, il  Comune ha strutturato nuove linee di prodotto per rendere la città più fruibile e riconoscibile. I principali filoni riguardano:  l’esperienza integrata mare-porto,  i percorsi nella natura urbana e nel territorio del Conero (visite guidate in quota alle grotte, trekking urbano a Portonovo ecc.),   la valorizzazione della storia e del patrimonio culturale attraverso la partecipazione agli itinerari del Consiglio d’Europa, il cui primo passaggio è stata l’adesione alla Federazione europea delle Città Napoleoniche e il percorso di promozione, della tradizione locale dello stoccafisso attraverso Via Querenissima. E’ stata potenziata l’accoglienza turistica, sia ampliando i servizi dedicati a tutti i turisti, in particolare ai crocieristi con l’ampliamento nell’orario delle chiese, l’attivazione dell’orario continuato nella cattedrale di san Ciriaco dal venerdì alla domenica, l’ampliamento nell’orario dello IAT “L’Edicola”, i servizi di accoglienza in occasione di tutti gli approdi crocieristici, sia aumentando l’organico dell’Ufficio comunale con operazioni di marketing turistico (centralizzazione della distribuzione di materiale informativo, coordinando l’immagine degli operatori).  

 

Decisamente positiva l’esperienza dei festival di caratura nazionale quali Popsophia e Ulissefest, veri volani per l’attrattività della destinazione: solo l’Ulissefest ha sviluppato 19 milioni di visualizzazioni e 20mila presenze, una occasione straordinaria per la promozione e visibilità, anche social, del nostro territorio).  A questi si aggiunge un dato particolarmente significativo: 121 eventi organizzati dal Comune nel solo 2025, tra manifestazioni, concerti, eventi sportivi, spettacoli teatrali, mostre e attività per il tempo libero. Un’offerta ampia che testimonia una città vivace, partecipata e capace di generare movimento reale: la gente si sposta, partecipa, torna.  La varietà e qualità degli eventi hanno contribuito alla costruzione di un modello turistico sostenibile, inclusivo e partecipato, rafforzando la destagionalizzazione e confermando Ancona come meta vivibile durante tutto l’anno “Parte essenziale del progetto – mette in chiaro l’assessore al Turismo, Berardinelli – è la sinergia tra pubblico e privato. L’Amministrazione ha istituito tavoli permanenti con operatori, categorie economiche e realtà culturali, favorendo la condivisione delle scelte e la costruzione della destinazione. In particolare sta rafforzando il rapporto con l’associazione Riviera del Conero e l’ente Parco, fondamentale per la promozione del turismo ambientale e sostenibile.  L’efficienza amministrativa sta migliorando grazie all’adozione di strumenti digitali e alla semplificazione della comunicazione con gli operatori.

Obiettivo a breve termine  è anche  la realizzazione di un nuovo IAT – Ufficio di Promozione turistica nel lato mare di Palazzo degli Anziani, in piazza Dante Alighieri: uno spazio moderno e multifunzionale per accoglienza, informazione e promozione territoriale. Una vera casa dell’identità cittadina, aperta al mare e porta di ingresso della Regione Marche, punto di riferimento per visitatori, cittadini e operatori. 

Le prossime sfide — tra cui la già citata realizzazione del nuovo Ufficio Informazioni Turistiche, il decoro urbano, la sistemazione dei bagni pubblici e l’avvio del nuovo City Brand — rappresentano tappe decisive per elevare ulteriormente gli standard dell’offerta e rendere Ancona sempre più riconoscibile e competitiva a livello nazionale ed europeo.

Federica Zandri e Sergio Sparapani

foto di copertina Andrea Savolini

Un bel ritorno: la “Compagnia dei giovani” di Marche Teatro

Hanno tra i 23 e i 34 anni gli attori selezionati tra i 172 candidati da tuta la regione per dare vita – finalmente- alla Compagnia dei Giovani di Marche Teatro, ufficializzata all’inizio del mese di novembre. Una gran bella svolta per il teatro e per il territorio- era dai tempi di Giampiero Solari (fine anni Novanta, primi del Duemila) che mancava una compagnia stabile- che porta nuova linfa al settore e prospettive artistiche e professionali per i dodici talenti, molti dei quali fanno ritorno a casa dopo un periodo formativo e di lavoro altrove, qualcuno perfino all’estero. L’iniziativa, ideata e diretta da Giuseppe Dipasquale, Direttore di Marche Teatro, fa seguito ad una call lanciata la scorsa primavera, che ha ottenuto un notevole successo portando ad Ancona tanti aspiranti che si sono cimentati per un’intera settimana dietro le quinte del teatro in una serie di prove, al termine delle quali da quaranta (prima selezione) sono rimasti in dodici. Tutti gli altri non cadranno nel dimenticatoio- è stato garantito: costituiscono un vivaio dal quale attingere in futuro per nuovi progetti. La compagnia dei Giovani è sostenuta da Comune di Ancona – Assessorato alla Cultura, Viva Servizi ed Estra, con la collaborazione di AMAT per la circuitazione degli spettacoli. “Aprire le porte ai talenti del nostro territorio per dar vita alla Compagnia dei Giovani di MARCHE TEATRO – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Marta Paraventi – è una scelta davvero lungimirante. Come Amministrazione crediamo in un progetto che unisce cultura, partecipazione e valorizzazione delle professionalità locali. Un grazie sincero a Viva Servizi ed Estra, che affiancano il nostro impegno rendendo possibile la diffusione della cultura nel territorio.”

Ma conosciamo meglio alcuni di questi ragazzi, ai nostri microfoni

Gli altri attori che fanno parte della compagnia sono Anna Bisciari, Sabrina Caliri, Michele Augusto Magni, Arianna Primavera, Luca Quarchioni, Daniele Vagnozzi.

“La nascita della Compagnia dei Giovani -sottolinea il presidente di Marche Teatro Valerio Vico– è un passo importante per dare continuità al lavoro di ricerca e formazione sul territorio. È un segnale forte di fiducia nelle nuove generazioni e nella capacità del teatro di rigenerarsi continuamente attraverso di loro. Il teatro l’arte la cultura deve far parte del nostro tessuto sociale. Per questo il nostro teatro è aperto ai giovani che vengono coinvolti anche attraverso le scuole fino all’università.

Il più entusiasta, neanche a dirlo, il direttore Giuseppe Dipasquale che ha seguito e accompagnato passo passo tutte le fasi della definizione del progetto. Ascoltiamolo

Federica Zandri

Riapre l’ex scuola di Massignano come sede dell’Associazione pedagogica Steiner

Dopo oltre dieci anni di inutilizzo ha ripreso vita la scuola materna di Massignano. L’edifico, di circa 300 mq distribuiti su due piani e con una giardino sul retro, è stato dato dal Comune in locazione agevolata alla  Libera Associazione Pedagogica Rudolf Steiner APS che vi ha trasferito la propria sede dal centro di Ancona e si è fatta carico degli interventi di ripristino.     Risalente agli anni Sessanta, la struttura ha necessitato di lavori di manutenzione del tetto da parte di una ditta,  in virtù di infiltrazioni che si sono riscontrate, e della pulizia delle grondaie.     Gli ambienti interni sono stati riammodernati personalmente dai soci dell’associazione che hanno carteggiato e ridipinto le pareti, alcune delle quali sono state rivestite in legno, e ricoperto i pavimenti con parquet.      Un ambiente al piano terra è stato messo a disposizione della parrocchia per la messa prefestiva, data la temporanea inagibilità della chiesa.

La struttura, che mantiene anche la funzione di seggio elettorale, è stata inaugurata dall’associazione nel mese di ottobre e da subito sono iniziate le attività rivolte ai bambini e alle famiglie, in particolare conferenze e incontri anche in collaborazione con il Parco naturale del Conero nel cui perimetro la frazione di Massignano ricadee con relatori di varia provenienza. A breve prenderanno vita le attività di tipo pedagogico,  ovvero * laboratori artistici di pittura, modellaggio, lavori manuali, per adulti e bambini; * conferenze ed incontri aperti su temi di pedagogia, apicoltura, medicina naturale, agricoltura biodinamica; * teatrini e racconti di fiabe e gruppi di lettura.

Tutte le attività promosse dall’Associazione, ultraventicinquennale, che si apre a tutti gli interessati,  – spiegano le storiche educatrici e coordinatrici Ester Donatacci e Daniela Vichi  – si ispirano al pensiero del filosofo e pedagogo austriaco Rudolf Steiner che è alla base della pedagogia Waldorf, dell’agricoltura biodinamica, della medicina antroposofica e di una visione dell’essere umano che contempla la sua parte cognitiva, emotiva e volitiva e una concezione della realtà che coniuga la scienza e la spiritualità; sulla base di questi principi, l’Associazione pone particolare attenzione non solo alla ricerca e alla scelta dei materiali utilizzati nell’ambiente, nell’arredamento e nei laboratori come colori ad acquarello, cera d’api per il disegno, lane naturali, giocattoli realizzati a mano in legno e tessuto, ma soprattutto al come ed a cosa viene portato incontro al bambino nel suo percorso di crescita, favorendo uno sviluppo armonico dei sensi sin dall’infanzia”. 

Per chi desiderasse entrare in contatto con l’’associazione: Telefono 3397732291; E-mail: rudolfsteinerancona@libero.it; Facebook Rudolf Steiner Ancona

FZ

A SEGUIRE LA LOCANDINA CON LA PROGRAMMAZIONE 2025-2026

4 novembre con il Capo della Stato, storie e voci di una giornata indimenticabile per la città

Il sorvolo sul porto e sulla città delle Frecce tricolori, sempre emozionante, nella tarda mattinata del 4 novembre ha concluso una giornata storica per il capoluogo delle Marche:   la celebrazione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate,  itinerante dal 2018,  che si è svolta come sempre avviene alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio  Mattarella.    La scelta è caduta su Ancona quale città crocevia, duramente provata dai conflitti bellici, non solo dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, che la devastarono e cambiarono per sempre, ma anche per essere stata attaccata, anni prima, di sorpresa, a poche ore dall’entrata in guerra (la prima mondiale), il 24 maggio 1915. La città subì un attacco navale austro-ungarico che colpì il porto, la stazione ferroviaria e altre zone strategiche, causando circa 63 morti e 150 feriti. Significativo anche il nome cella banchina che ha ospitato la cerimonia, molo “Rizzo”, intitolato ad un pluridecorato ammiraglio, Luigi, autore di celebri imprese militari, una tra tutte, quella di Premuda.

Tornando alla celebrazione del 4 novembre, dopo avere reso omaggio a Roma al Milite ignoto presso l’ Altare della Patria, il Capo dello Stato, accompagnato dal Ministro della Difesa, Guido Crosetto, è volato fino all’aeroporto di Falconara, e di qui scortato al porto di Ancona,  per dare inizio alla solenne cerimonia ripresa in diretta dalle reti Rai.  Ricevuto al suo arrivo dal Prefetto Maurizio Valiante, dal Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli,  e dal Sindaco di Ancona, Daniele Silvetti, il presidente Mattarella ha passato in rassegna l’imponente schieramento  delle forze  armate, nelle loro diverse uniformi,  dislocate sul Molo Rizzo,  soffermandosi a salutare i bambini di alcune scuole che lo hanno accolto sventolando bandierine tricolori.     Qualche centinaio, gli ospiti ammessi alla cerimonia, molti di più i cittadini che hanno affollato il belvedere della cattedrale di san Ciriaco e gli altri affacci del Colle Guasco per non perdersi l’evento, così come i tanti che hanno seguito la mattinata dal maxi schermo di Piazza Roma.  Nel messaggio preliminare divulgato nelle ore precedenti,  il Presidente ha richiamato la situazione internazionale sottolineato come “oggi nuovi conflitti si sono affacciati in Europa e nel Mediterraneo,  mettendo a rischio la sicurezza costruita nel dopoguerra e le istituzioni poste a suo presidio. Il pericolo di allargamento del sanguinoso conflitto scatenato dalla aggressione all’Ucraina da parte della Federazione Russa impone grande attenzione e un impegnativo sforzo di adattamento per la creazione di una comune forza di difesa europea che, in stretta cooperazione con l’Alleanza Atlantica,  sia strumento di sicurezza per l’Italia e l’Europa”.     Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto e  il Capo di Stato Maggiore della Difesa,  gen. Antonio Luciano Portolano,  nel loro intervento ad Ancona hanno messo in primo piano  il debito di riconoscenza e gratitudine verso le Forze Armate che- in linea con la promessa fatta-   difendono ogni giorno la libertà e la democrazia, anche a costo della vita.  Sono ambasciatori di un’Italia che crede nella pace e agisce ogni giorno per la pace,  pronti a difendere il loro Paese quando sono a rischio la libertà e la sicurezza dei suoi cittadini, ogni giorno, 365 giorni l’anno.  Donne e uomini che vivono una vita diversa da tutti gli altri, sostenuti dalle loro famiglie,  attori silenziosi che sopportano sacrifici invisibili: padri, mariti e figli, e oggi anche mogli, madri e figlie, per i quali il servizio alla patria viene prima di tutto.  A loro è dedicato il IV novembre: ascoltiamo la voce del sottotenente di vascello Salvatore  Mazzola e del Maresciallo dei Carabineri  Eugenia Rizza

Per il Sindaco di Ancona, intervistato dalla emittenti locali, una giornata indimenticabile che valorizza il ruolo e l’immagine di Ancona,  in posizione strategica nel Paese e nel bacino del Mediterraneo, e meritevole di crescente attenzione e visibilità.

Federica Zandri

“Ancona. Questo Adesso”: inizia il viaggio verso la Capitale della Cultura italiana

Ancona è ufficialmente tra i Comuni candidati a Capitale Italiana della Cultura 2028. Nai giorni scorsi il Sindaco Daniele Silvetti insieme con l’Assessore alla Cultura Paraventi, forte del sostegno del Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, del Rettore uscente dell’Università Politecnica delle Marche, prof Gianluca Gregori e del presidente Anci Marche, Marco Fioravanti, ha presentato alla città i presupposti e gli obiettivi della candidatura, sviluppati in un ampio dossier messo a punto in tempi rapidi a seguito della concertazione con con una vasta rete di istituzioni, associazioni e comunità locali, tale da configurare la candidatura come una proposta corale.

“La scelta di candidarsi – spiega l’assessore Paraventi – è nata mentre l’Assessorato alla Cultura stava approfondendo il piano triennale di sviluppo culturale, anche in sinergia con i Lavori Pubblici per valorizzare e riorientare alcuni spazi culturali. Su invito e mandato del Sindaco, abbiamo colto l’opportunità della candidatura per mettere a sistema e dare coerenza organica a quel documento, progettando anche incontri culturali (Ancona Cultura Aperta) sul tema dell’identità della città, ispirandosi alle parole del poeta Francesco Scarabicchi, che esprimono la vocazione di una città che non si limita a custodire il passato, ma lo trasforma in progetto. Da qui è partito il lavoro che ha portato all’organizzazione e alla consegna del dossier nei tempi previsti, coinvolgendo professionisti del settore (direzione creativa, strategie e programmi europei, assistenza tecnica ai dossier, comunicazione)”.È il titolo del dossier con cui la nostra città si candida a Capitale Italiana della Cultura 2028. Una candidatura che si arricchisce della preziosa collaborazione dello scenografo marchigiano premio Oscar Dante Ferretti, a capo di uno dei progetti più importanti del dossier”.

Le MACROAREE nelle quali è articolato il programma culturale di Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028 sono quattro. Si ispirano al titolo di candidatura e alla morfologia naturale della città: Questo Mare, Via Maestra, Adesso Parco Mare Culturale, una mappatura che valorizza il territorio tra mare e parco, storia e futuro e si integra con le più avanzate strategie di rigenerazione urbana e con il piano urbanistico cittadino. Le macroaree del dossier sono presentate dagli avatar dei numi tutelari della città, tra cui: Venere, alla quale era dedicato il tempio dove ora sorge la Cattedrale di San Ciriaco; Luigi Vanvitelli, nume tutelare di Questo mareCiriaco Pizzecolli, padre dell’archeologia e grande viaggiatore del XV secolo che conduce nel cuore della Via Maestra; Stamira, alfiera del tema Adesso ParcoFranco Corelli, celebre tenore, spirito guida del Mare culturale. Progettati dall’Università Politenica delle Marche, gli avatar hanno evidenziato il nesso tra memoria e innovazione, proponendo un racconto identitario che attraverso nuovi linguaggi digitali e narrativi intende reinterpretare il patrimonio storico e artistico di Ancona.

Questo Mareafferma la matrice identitaria di Ancona e da cui prende forma la visione di futuropone al centro la città e il suo mare, fonte di ricchezza e luogo di scambi e di incontro tra popoli e culture. Grazie ad un significativo processo di rigenerazione urbana in atto, Questo mare, si propone come laboratorio di un nuovo rapporto tra infrastrutture e comunità, dove il porto non è solo luogo logistico o commerciale, ma anche spazio culturale, artistico e sociale. Hub creativo e cuore simbolico della candidatura è la Mole Vanvitelliana, progettata da Luigi Vanvitelli nel 1732 come lazzaretto, edificio pentagonale sospeso sul mare a protezione e ad apertura della città.

Via Maestra:richiama la storia e il patrimonio culturale di Ancona, quello che si snoda attraversando il suo centro storico fino all’Acropoli. I recuperi funzionali di spazi culturali e monumentali, il ruolo della Pinacoteca, del Museo Archeologico Nazionale, della Biblioteca, vanno nella direzione di consolidare una rete culturale e museale urbana. La Via Maestra diventa così filo narrativo della città, orientando cittadini e visitatori e trasformando i luoghi della cultura in nodi di una rete condivisa, tra mostre, convegni, eventi.

Adesso Parco: al tratto identitario di Ancona città di mare e di porto oggi si aggiunge anche quello di città-parco. Con il Parco urbano del Cardeto a picco sul mare e il Parco Regionale del Conero in cammino per diventare Parco Nazionale, Ancona è città in trasformazione, per divenire sempre più una città simbolo di equilibrio sostenibile tra natura, paesaggio e arte. Qui si innesta l’esperienza collettiva tra itinerari che intrecciano trekking, archeologia, arte civile e religiosa che fanno di Ancona anche uno snodo di Itinerari culturali del Consiglio d’Europa.

Mare Culturale: mette al centro creatività digitale, nuovi linguaggi, cittadinanza attiva e spazi per le giovani generazioni. Un mare che unisce, raccogliendo i progetti dei soggetti della cultura del Comune di Ancona, voci del contemporaneo e la forza inventiva del territorio per costruire un ecosistema fondato sull’economia della conoscenza, con formazione internazionale, valorizzazione dei talenti e connessioni con le transizioni del nostro tempo. Tra i progetti portanti del dossier spicca il Museo della civiltà del Mare Adriatico firmato dalla direzione artistica di Dante Ferretti tre volte Premio Oscar per la scenografia (“The Aviator” 2005, “Sweeney Todd” 2008 e “Hugo Cabret” 2012)

Il LOGO di Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028, ideato dal Corso triennale di Graphic e Web Design di Poliarte, storica Accademia AFAM di Ancona, ora parte del Gruppo Rainbow, è frutto del lavoro degli studenti, coinvolti per dare voce alle nuove generazioni e rappresentare la visione futura della città. Nei colori giallo e nero, prende forma da un gomito stilizzato: evocazione grafica del promontorio, dall’antico nome greco della città “Ankón” (gomito), proteso sull’Adriatico, dove la curva valorizza la relazione città-mare e la rara condizione visiva in cui, dallo stesso punto di terraferma, si può osservare il sole sorgere e tramontare sul mare. Il payoff, ispirato ai versi del poeta Scarabicchi, Questo Adesso, completa l’identità visiva infondendo poesia e radicamento. Il logo viene declinato nei colori e arricchito con simboli grafici distintivi per le diverse macroaree tematiche del progetto: Questo Mare (Arco di Traiano nel porto antico), Via Maestra (leone stiloforo del protiro di San Ciriaco), Adesso Parco (falesia a picco sul mare), Mare Culturale (Mole Vanvitelliana).

Ancona. Questo Adesso, ha spiegato il Sindaco Silvetti nel suo intervento alla presentazione ufficiale, è un titolo ispirato da un verso del poeta anconetano Francesco Scarabicchi, che ci invita a un compito civile e poetico . Ad un mese dalla consegna ufficiale presso il Ministero della Cultura con orgoglio e responsabilità̀ presentiamo alla cittadinanza il concept e le linee guida della progettazione, di Ancona a Capitale Italiana della Cultura 2028. Il dossier è la prova di una visione collettiva, civica e identitaria, costruita insieme a Regione Marche, ANCI Marche, Università Politecnica delle Marche, promotori del progetto, e con il sostegno di Autorità Portuale, Arcidiocesi, Segretariato Permanente IA, Confindustria, Camera di Commercio, Forum delle Città dell’Adriatico e dello Ionio, Fondazione Marche Cultura, a cui porgo il mio ringraziamento sincero. Questa sfida rappresenta per la nostra città e per l’intera regione Marche un’occasione unica di crescita, di coesione e di consolidamento delle relazioni verso il Mediterraneo e l’Europa. La nostra visione è chiara: valorizzare la vocazione portuale della città, farne un laboratorio di sostenibilità̀ e rigenerazione, rilanciare l’impresa culturale e creativa come pilastro della crescita. Vogliamo unire identità̀ e futuro, rafforzando i legami con i territori dell’Adriatico e con le reti europee, senza dimenticare il radicamento nelle nostre comunità̀ e la valorizzazione del patrimonio storico, naturale e urbano che ci rende unici. Al cuore del programma c’è il welfare culturale, con particolare attenzione all’inclusione e all’accessibilità. “Questo Adesso” – ha sottolineato ancora il Sindaco- è il tempo in cui Ancona sceglie di riconoscersi, di raccontarsi e di guardare avanti. È il tempo del noi, della partecipazione, della voce condivisa. Ancona è pronta, e come Capoluogo di Regione, sa di poter contare su un territorio coeso, orgoglioso e proiettato verso il futuro. Il futuro è “questo” ed è “adesso”. Ne siamo così convinti che abbiamo scelto questo avverbio per accompagnare la nostra candidatura, che rappresenta non solo un riconoscimento del valore della nostra città, ma anche un orizzonte per le generazioni future. Il futuro nasce qui, in “questo adesso”.

Non distrarti e modera la velocità. L’appello agli automobilisti

L’Amministrazione comunale con la Polizia Locale promuove una campagna per la sicurezza stradale.

In città rallenta” è l’appello che l’Amministrazione comunale insieme con la Polizia Locale, unitamente a quello di evitare distrazioni,  rivolge alla cittadinanza lanciando una campagna di comunicazione via social. L’iniziativa, da tempo ponderata dall’ente, si lega al fenomeno dell’incidentalità urbana che nel territorio locale così come in quello nazionale presenta purtroppo numeri molto elevati, nonostante le azioni sanzionatorie, le raccomandazioni e le iniziative di prevenzione svolte a diversi livelli. Morti e feriti, tanti, troppi: gli incidenti stradali hanno un costo sociale e umano pesante che si ripercuote sulla comunità. Venticinque milioni di euro la cifra stimata. Per “mettere un freno” al fenomeno, ciascuno può e deve fare la sua parte perché – come evidenziano le locandine della campagna di comunicazione, semplice e immediata – “la sicurezza dipende da te”, da ognuno di noi che si trovi alla guida di un mezzo, di qualsiasi tipo, due o quattro ruote.

I dati (Comando Polizia Locale): Oltre 3000 decessi a seguito di incidenti si sono verificati sul piano nazionale lo scorso anno (2024), dei quali 73 nel territorio regionale, 26 in quello provinciale, con 2116 feriti (provincia di Ancona).

Nel corso del 2025, a due mesi e mezzo dalla fine dell’anno, su 403 incidenti avvenuti nel capoluogo, 2 sono risultati mortali, con quasi 200 feriti. Teatro degli incidenti più gravi sono tanto la Strada Flaminia, ad alto scorrimento, quanto il centralissimo Viale della Vittoria, a riprove del fatto che le cause identificate sono quelle note a tutti: la distrazione (legata a uso di smartphone, navigatori e connessioni musicali), subito seguita dalla velocità, inadeguata rispetto al contesto urbano, e periferico. A complicare il quadro- riferiscono gli addetti ai lavori- la convivenza con nuovi mezzi, quali i monopattini, in costante aumento e difficili da disciplinare, che non richiedono possesso della patente né una assicurazione ma- ad oggi- soltanto l’obbligo del casco.

L’appello è in particolare quello di rallentare la velocità, ma anche di osservare le norme del Codice della Strada e a concentrarsi sul percorso con attenzione, evitando possibili distrazioni che possono essere causa di gravi danni agli altri- conducenti e pedoni- e a se stessi.Sulla strada – sottolineano gli amministratori comunali insieme al Comandante della Polizia locale- dobbiamo circolare in tanti, sostanzialmente tutti, chi con mezzi pubblici, chi privati, e perciò l’interesse ad una mobilità in sicurezza dovrebbe essere un obiettivo comune, che stia cuore a tutti i cittadini, per salvaguardare bambini, anziani e ogni fascia d’età della popolazione. L’appello che lanciamo è al senso di responsabilità di ciascuno affinché si metta alla guida in condizioni di lucidità e di consapevolezza, affinchè rispetti sempre e comunque i limiti di velocità, mantenga la dovuta distanza di sicurezza e si concentri sull’attività di guida senza distrazioni, nel pieno rispetto della vita umana, propria e altrui.”

Federica Zandri

Con la presentazione del libro di Diego Franzoni si rinforzano gli scambi Ancona-Spalato

Nell’ambito delle iniziative e degli scambi culturali promossi sulla base del Protocollo d’intesa sottoscritto ad Ancona nell’agosto 2019 tra Regione Marche e Regione Spalatino Dalmata, e data la storica cooperazione culturale tra Ancona e Spalato, città gemellate dagli anni Settanta, la Comunità Italiana di Spalato ha organizzato la promozione del libro “Sulle tracce di mio Padre” dello scrittore italiano Diego Franzoni.

La promozione- ha affermato il presidente del consiglio comunale di Ancona, Simone Pizzi nel suo messaggio ai partecipanti – non è solo uno scambio di beni culturali, ma anche un significativo passo avanti nei rapporti tra Ancona e Spalato.  Le due città sono collegate dal mare Adriatico, che non è mai stato un confine, ma un percorso di cooperazione e uno specchio che unisce destini e culture” . Sottolineando che il libro di Franzoni è un racconto di un viaggio attraverso luoghi e memorie, oltre che valori comuni legati alla tutela dell’ambiente e al senso di appartenenza all’Europa, Pizzi ha sottolineato che si tratta di temi che ci riguardano tutti, perché mettono al centro l’uomo, le sue radici e la responsabilità per il futuro, per cui il nostro Adriatico rappresenta sia il passato che il futuro, la radice e l’orizzonte del mare che parla la stessa lingua ad entrambe le sponde.

Parlando a nome della Città di Spalato, il responsabile delle Relazioni internazionali del Comune di Split/Spalato, Nikola Aleksić ha presentato il medesimo concetto rimarcando che l’autore stesso, seguendo le numerose idee del padre, ha cercato di promuovere la cooperazione tra Spalato e Ancona, sia organizzando gare sportive ad Ancona sia portando a Spalato numerosi giovani atleti, circa 400.

Il libro è scritto in italiano e, come hanno sottolineato le promotrici, la Prof.ssa Luisa Quien e la Prof.ssa Katica Babarović, è un libro insolito che racconta la storia del viaggio del padre dello scrittore nel 1953 su una piccola motocicletta, una Lambretta, insieme a un amico verso i Paesi Bassi. Il libro è composto dai racconti di un viaggio di 1.836 chilometri, attraverso la Svizzera, la Germania fino al villaggio di Osterland nei nord dei Paesi Bassi e ritorno lungo lo stesso percorso, appena otto anni dopo la Seconda Guerra Mondiale. Lo scrittore ha intrapreso lo stesso viaggio da solo su uno scooter Yamaha 125 nel 2022 per capire che tipo di uomo fosse suo padre.

La promozione del libro ha ricevuto particolare rilievo anche dalla lettera del Sindaco Daniele Silvetti: “ I nostri popoli- scrive, salutando Comunità Italiana “nella speranza di future occasioni di incontro e progetti comuni”- hanno sempre navigato gli stessi mari. Così “anche il nostro Franzoni è salpato, con un libro e fisicamente, per presentarsi a Spalato. Il ponte della cooperazione è fatto sia di scrittura che di narrazione”.

F Z

Premio Marche, un ritorno in grande stile

Dopo venticinque anni torna ad Ancona il Premio Marche.   Un annuncio che riempie di soddisfazione gli ambienti culturali cittadini che si interrogavano da tempo sul recupero di questo evento nato per valorizzare la produzione artistica contemporanea.  Il Premio aveva preso forma infatti nel 1957 grazie ad Alfredo Trifogli, illustre Sindaco di Ancona e personaggio cardine della storia cittadina, con lo scopo di promuovere la ricerca nell’arte contemporanea.  Nel 1999 il percorso si interrompe e riprende poi nel 2018 con due edizioni realizzate ad Ascoli Piceno e altre due ospitate ad Urbino. Nel 2025 il Premio Marche torna definitivamente ad Ancona grazie alla volontà del Comune, riaffermando i suoi principi ispiratori e allo stesso tempo proponendosi come un appuntamento biennale che possa rilanciare la città come polo d’arte contemporanea, in linea con quanto indicato nel dossier di candidatura a Capitale italiana della Cultura 2028.

IL Premio Marche  riparte con una mostra dal titolo Erratica che sarà ospitata alla Mole Vanvitelliana dal 22 novembre 2025 al 28 febbraio 2026. Promossa e co-organizzata da AMIA e Comune di Ancona-Assessorato alla Cultura con il sostegno della Regione Marche, ne racconta la storia, attraverso tre differenti sezioni: un excursus dagli esordi fino alla fine degli anni Novanta del Novecento, poi un focus sui 25 anni in cui si è svolto lontano dalla natia Ancona dal 2000 al 2024 a cura di Elena Pontiggia e Gabriele Simongini e infine una parte dedicata agli artisti che rappresentano lo stato attuale dell’arte contemporanea a cura di Giacinto di Pietrantonio. 

Erratica -dichiara l’Assessore alla Cultura Marta Paraventi- è il titolo scelto per accogliere ad Ancona la storica rassegna di arte contemporanea che da decenni ha segnato la vita culturale regionale e nazionale: il Premio Marche, fondato da Alfredo Trifogli, già sindaco della città e instancabile promotore di cultura. La Mole Vanvitelliana è lo scenario ideale per ospitare «Erratica», curata da un team di esperti — Elena Pontiggia, Gabriele Simongini e Giacinto Di Pietrantonio — e concepita per guidare il pubblico, attraverso servizi didattici e una serie di conferenze, alla scoperta dei protagonisti dell’arte contemporanea degli ultimi decenni. Per l’occasione, inoltre, grazie al supporto di Estra e ViVa Energia, sarà pubblicata la prima guida alle opere di scultura monumentale contemporanea, uno strumento utile ad arricchire l’offerta di turismo culturale in città”.

Il percorso espositivo inizia con un excursus che ripercorre la storia del PREMIO MARCHE dagli anni Cinquanta agli anni Novanta del Novecento ricordando la figura di Alfredo Trifogli, e valorizzando la collezione d’arte contemporanea della Pinacoteca Civica “Francesco Podesti” di Ancona, nata proprio grazie alle opere del Premio Marche, con una selezione di opere a cura di Marco Tittarelli provenienti dalla Pinacoteca stessa.

Il cuore della mostra presenta un focus, a cura di Elena Pontiggia e Gabriele Simongini, che riflette sul tema dell’assenza della manifestazione dal 2000 al 2024, realizzando una ricognizione dello stato dell’arte contemporanea durante questi 25 anni attraverso 25 artisti che a livello nazionale hanno caratterizzato con il proprio lavoro il corso di questi cinque lustri e che si sono imposti in questo arco di tempo all’attenzione della critica e del pubblico. Sono Vanessa Beecroft, Gabriella Benedini, Giuseppe Bergomi, Alberto Biasi, Loris Cecchini, Enzo Cucchi, Chiara Dynys Omar Galliani, Massimiliano Galliani, Giuliano Giuliani, Giorgio Griffa, Emilio Isgrò, Maria Lai, Ugo La Pietra, Eva Marisaldi, Giuseppe Penone, Paola Pezzi, Lisa Ponti, Rosa Maria Rinaldi, Arcangelo Sassolino, Marinella Senatore, Grazia Toderi, Grazia Varisco, Cordelia von der Steinen, Gilberto Zorio.

Una terza sezione a cura di Giacinto Di Pietrantonio espone le opere di un’altra ventina di autori che ad oggi possono rappresentare, secondo la scelta curatoriale, lo stato attuale dell’arte contemporanea, e dove non mancheranno anche rappresentanti marchigiani. Si tratta di artiste e artisti che utilizzano vari media, selezionati per la loro capacità di lavorare in modo innovativo sia con le tecniche tradizionali come pittura, disegno, scultura che con quelle più moderne come la fotografia, il digitale e il mondo del web, tra i quali si segnalano: Paola Angelini, Stefano Arienti, Simone Berti, Luigi Carboni, Giuliana Cunéaz, Loredana Di Lillo, Iulia Ghita, Federica Di Pietrantonio, Silvia Mariotti, Marco Pace, Edoardo Piermattei, Alice Romano, Luca Rossi, Lorenzo Scotto Di Luzio, Vedovamazzei.     Tra gli artisti di quest’ultima sezione sarà scelto e proclamato il vincitore del Premio Marche 2025, al quale sarà conferito un premio simbolico. Tra questi artisti verrà anche assegnata la targa “Alfredo Trifogli”, a menzione dello storico Presidente e principale promotore del Premo Marche. 

La Direzione Artistica della rassegna è di Stefano Tonti e Arianna Trifogli e il Comitato Scientifico è composto da: Giacinto Di Pietrantonio, Stefano Papetti, Elena Pontiggia, Gabriele Simongini, Stefano Tonti e Arianna Trifogli.

In occasione del Premio Marche 2025 verranno organizzate conferenze, attività didattiche e visite guidate sia in avvicinamento del premio che durante la sua esposizione.

Federica Zandri

Ancona per la Pace: il presidente Pizzi accoglie la delegata ONU e partecipa alle iniziative in Umbria

Ancona ha una lunga tradizione di “città di Pace”, in epoca contemporanea: nel 2005, all’indomani delle guerre nei Balcani, l’ Amministrazione comunale aveva aderito al Sistema territoriale di Pace, una rete di città che si impegnavano a promuovere la Pace permanente attraverso una serie di azioni in vari ambiti. Nel tempo se ne è persa, in parte, la memoria, ma non certo la convinzione che la Pace è un valore assoluto e che il Comune, quale istituzione vicina alla gente , debba occuparsi dei bisogni e dei diritti dei cittadini, tra i quali quello a alla Pace. I “gesti di pace” costituiscono difatti il tessuto connettivo che rende coesa e solidale la città, nello spazio che attiene i “diritti umani” a partire dai singoli quartieri e fino ai livelli più alti, quelli della Nazioni Unite.

Nei mesi scorsi (con un atto di giunta e una determinazione dirigenziale) l’Amministrazione comunale ha aderito al Comitato promotore della marcia per la pace Perugia-Assisi e al progetto “Adotta un popolo” attraverso il quale l’ente locale destina un contributo finanziario ad  un rappresentante di un popolo che vive in una situazione di guerra o conflitto o disagio, consentendogli di partecipare all’ VIII assemblea ONU dei Popoli che si tiene ad Assisi dal 9 all’11 ottobre, a ridosso della Marcia per la Pace Perugia-Assisi, in programma domenica 12 ottobre.   Il Comune di Ancona, su indicazione dell’ associazione “Sulla strada” ha quindi accolto quale delegata all’Assemblea dell’ONU dei Popoli Luisa Patzan, una giovane donna di origine guatemalteca che incarna in modo straordinario la forza del cambiamento e della solidarietà. Accolta ad Ancona il 6 ottobre dal presidente del Consiglio comunale Simone Pizzi e alcuni consiglieri, la delegata ha quindi fatto visita a quattro istituti scolastici del territorio (il giorno 7 a Falconara e Senigallia) e l’8 ottobre ad Ancona le scuole “Donatello” e il Liceo scientifico “Savoia” portando la propria testimonianza a studenti e docenti, punto di partenza per un dialogo, volto a stimolare una riflessione profonda: trasformare ogni città in un autentico “cantiere di pace e di futuro”, coltivando una coscienza e una cultura di pace che si esprimanoattraverso la cura dell’altro, dell’umanità e del pianeta. per poi partire alla volta di Perugia. Nel pomeriggio di mercoledì 8 ottobre Luisa Patzan è stata inoltre protagonista dell’incontro pubblico nella sala consiliare del Comune: “Il riscatto dei poveri, un’esperienza dal Guatemala” , aperto con i saluti del presidente del consiglio comunale Simone Pizzi, del Presidente dell’ “Università per la Pace”, Mario Busti, e dal presidente dell’ associazione “Sulla strada”, Carlo Sansonetti”

Nata e cresciuta nel villaggio di La Granadilla, in una zona povera del Guatemala, da bambina Luisa è stata costretta – insieme ai fratelli – a lavorare nella produzione artigianale di fuochi d’artificio. Si trattava di un’attività pericolosa, esposta alla polvere da sparo, che le ha impedito di frequentare regolarmente la scuola e di vivere un’infanzia serena. Il suo destino è cambiato quando è entrata nel programma di sostegno a distanza promosso da Sulla Strada ODV. Grazie alla generosità dei sostenitori italiani, Luisa ha potuto ricevere istruzione, assistenza sanitaria e un’alimentazione adeguata, scoprendo così la possibilità di un futuro diverso. Determinata a restituire alla propria comunità il bene ricevuto,la giovane donna ha completato la formazione professionale e oggi lavora come infermiera presso il poliambulatorio Yatintò. 

Un progetto molto bello e di grande spessore educativo, quello che abbiamo condivisosottolinea il presidente del consiglio comunale Simone Pizzi-   specialmente in questo periodo contraddistinto da conflitti internazionali che colpiscono popolazioni inermi e mettono a dura prova certezze e valori fondanti della nostra società. La testimonianza di Luisa Patzan è preziosa e indicativa del coraggio e della volontà di riscatto sociale di chi sceglie di restare e essere operativo nella propria terra ”.

Il Presidente Pizzi rappresenta l’Amministrazione comunale di Ancona a Perugia, sabato 11 ottobre, all’Assemblea nazionale degli enti locali per la Pace e la Fraternità, alla quale hanno aderito numerosissimi portavoce di enti locali di ogni parte d’Italia, sindaci, assessori, presidenti e consiglieri comunali. Durante l’ incontro di Perugia si susseguiranno decine di interventi, soffermandosi in particolare su programmi quali “Facciamo come La Pira “(impegno per la Pace in Ucraina, Gaza, Sudan e altre parti del mondo); “Sui passi di Francesco”;Giro d’Italia per la Pace”, “S-bellichiamoci!”; “Rete degli artigiani e della artigiane per la Pace”. Il giorno seguente, domenica 12 ottobre, insieme a persone e gruppi provenienti da ogni parte d’Italia, avrà luogo l’attesissima Marcia della Pace Perugia-Assisi 2025. Il corteo prenderà il via alle ore 9:00 ed è atteso nella città di san Francesco entro le ore 13:30, per poi proseguire fino alla Rocca Maggiore dove si terrà la manifestazione conclusiva, in programma alle ore 15:00.

Federica Zandri