Una colorata, partecipatissima festa, l’inaugurazione il 29 aprile all’ Aspio e a Gallignano rispettivamente del campo di calcio e del campo di calcio a cinque, riaperti dopo significativi lavori di rifacimento in carico in buona parte al Comune. A presiedere il taglio del nastro, gli assessori agli impianti sportivi DanieleBerardinelli, allo Sport Giovanni Zinni (vice sindaco) e ai Lavori Pubblici Stefano Tombolini. Con loro l’Arcivescovo di Ancona, mons. Angelo Spina, il Presidente del Comitato Coni Marche, Fabio Luna (non poteva mancare), la stampa sportiva- ospite d’onore Paolino Giampaoli- e naturalmente dirigenti federali e delle società sportive che hanno curato ogni dettaglio della festa. L’intervento dell’impianto dell’Aspio è stato particolarmente consistente ed ha riguardato il rifacimento del manto sintetico, sostituito con uno di ultima generazione, di tipo vegetale con l’inserimento di un sottotappeto elastico atto a salvaguardare le articolazioni degli atleti. Sono state inoltre realizzate opere di efficientamento energetico negli spogliatoi (cappotto termico, pannelli fotovoltaici e altre opere) e sostituita la vecchia con una nuova illuminazione del campo, a proiettori led. Il costo, pari a circa 800mila euro è stato compartecipato dal Comune (20%), il resto coperto con bando specifico. Nettamente più contenuti i costi della riqualificazione del campo di calcio a cinque di Gallignano (circa 70.000 euro, con mutuo comunale) consistiti nel rifacimento del manto erboso sintetico e della recinzione perimetrale. Con la stessa spesa è stato fatto rientrare il restyling della pista polivalente adiacente.
Si unisce alle 250 biblioteche e librerie in rete per informare e dare soccorso
Nel 2025 – lo rileva l’Istat- oltre 6 milioni di donne dai 16 ai 75 anni di età hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita e di queste il 10,5% ha denunciato la violenza subita da parte dei partner o ex partner negli ultimi cinque anni. I dati rivelano che si tratta di un fenomeno profondamente radicato nella società, che richiede impegno costante e concreto da parte di tutte le Istituzioni nel contrasto e nella piena e ferma condanna delle condotte maltrattanti e discriminanti.
Il Comune di Ancona prende sul serio l’appello alle istituzioni e- in affiancamento ad altri progetti e attività avviati da tempo dall’assessorato alle Pari Opportunità in totale condivisione con l’intera Amministrazione- fa sua una proposta concreta di livello nazionale, mettendo a disposizione delle donne vittime di violenza una delle più antiche e prestigiose istituzioni culturali cittadine aperte al pubblico, la Biblioteca comunale Benincasa, dove è in corso una accurato intervento di ristrutturazione che la renderà uno dei luoghi più affascinanti e accoglienti del capoluogo. A pensarci bene, quale sito migliore della Biblioteca civica per promuovere una cultura della libertà e dell’autodeterminazione, oltre che per accogliere le donne in difficoltà, con la consapevolezza che per fermare la violenza si debba avviare un profondo cambiamento culturale? “
Non si tratta di una iniziativa isolata bensì in adesione al progetto nazionale di rete “I Rifugi”, che invita le istituzioni culturali pubbliche e private a diventare presidio di contrasto e prevenzione della violenza di genere. L’orientamento è quello di creare un tessuto di punti di riferimento per le donne che si trovano nella condizione di subire violenza, sotto qualunque forma e finora è stato recepito da 250 tra biblioteche e librerie sparse nel Paese. L’ iniziativa è stato avviata nel 2023 dalla casa editrice Settenove (interamente dedicata alla prevenzione della discriminazione e della violenza contro le donne) in collaborazione con “Percorso Donna aps”, ed è stato patrocinato da Associazione Italiana Biblioteche e sostenuto dalla Fondazione Giulia Cecchettin e ha già ottenuto importanti riconoscimenti istituzionali e culturali, quali l’alto Patrocinio del Parlamento Europeo .
Biblioteche e librerie, perciò, individuate quali luoghi sicuri e di supporto per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere, concreti punti di riferimento per le vittime, per informare e per soccorrere, per essere ponte verso i Centri Anti Violenza del territorio. All’interno dei “Rifugi” possono trovare personale formato in grado di garantire il primo supporto e sostegno, nonché di orientare verso i presidi attivi presenti sul territorio. Il progetto prevede attività formative, azioni di rete, donazioni simboliche e strumenti di riconoscibilità per le realtà aderenti. Nello specifico: quattro incontri di formazione gratuiti online in modalità sincrona per il personale bibliotecario; donazione di un libro alla casa rifugio più vicina; kit di riconoscimento per biblioteche “rifugi ” (vetrofania, pannelli o poster con numero antiviolenza, materiale informativo per la clientela, lista dei centri antiviolenza); newsletter periodiche su tematiche di aggiornamento.
Informazioni sul progetto e la rete “Rifugi” : progetti@settenove.it
Sulla Biblioteca Benincasa: ha sede in via Bernabei, all’interno di Palazzo Mengoni Ferretti, una residenza nobiliare del XVI secolo, importante esempio di architettura civile anconetana. Il Palazzo fu costruito nel 1592 come dimora per il conte Ferretti e nel 1949 venne ceduto al Comune che nel 1950 lo scelse per ospitare la biblioteca. Il Palazzo si estende su sei livelli principali che comprendono un piano seminterrato e un piano sottotetto, per un totale di circa 4000 metri quadrati.
Se gli anconetani di recente hanno scoperto le tante, sconosciute, sfaccettature del concittadino Palermo Giangiacomi, detto “D’Artagnan” – autore del celeberrimo lavoro vernacolare “L’imbriago” che mio nonno, ricordo, mi portò a vedere al Teatro Sperimentale quando ero bambina- lo devono al Lions Club Ancona Host che a fine marzo ha regalato alla città una conferenza- spettacolo partecipatissima alla Mole Vanvitelliana. L’evento, curato nei minimi dettagli, è inserito nell’ambito delle celebrazioni per il 70° anniversario del Lions Club, molto attivo e propositivo nel recupero e nella divulgazione della storia del capoluogo, di quella Ancona che non c’è più e che in tanti non conoscono. Il progetto “Il poeta e la città”, dedicata al poeta e commediografo anconetano Palermo Giangiacomi prende le mosse dalla ricerca condotta e confluita in un volume del giovane storico Michele Servadio, che è stato anche il conduttore dell’evento. I partecipanti, numerosi e molto interessati, hanno avuto l’occasione di ascoltare alcune fra le composizioni poetiche più intense e liriche del nostro autore, sia in italiano sia in vernacolo anconitano, oltre ad assistere ad alcuni frammenti di sue celebri opere teatrali come “L’assediu di Ancona” e il già citato “L’imbriago”, messi in scena per l’occasione da alcuni attori della compagnia teatrale “J’amici de Candia”. Una commedia la seconda, che è stata scritta non solo per divertire ma anche -ha spiegato Servadio che ha fatto luce su tantissimi aspetti della vita e della produzione di Giangiacomi- per mettere all’indice, ridicolizzandola, una piaga di inizio Novecento, presente soprattutto nelle città portuali come Ancona, l’alcolismo.
Bada che Ancona, a qui, è bel’ un bel po’! | Guarda che panorama che se vede, | coi campi, i monti, el mare de lagió!… | Pure, che sia coscì, non ce se crede. (da Ancona, in Opere scelte, Gilberto Bagaloni Editore)
Nato nel capoluogo dorico da un’umile famiglia del Rione San Pietro negli anni Settanta dell’Ottocento, Giangiacomi è stato un autore profondamente legato alla sua città, del quale divenne interprete come pochi altri. Considerato insieme a Duilio Scandali e Francesco Scarabicchi tra i più influenti poeti anconetani del XX secolo, oggi la sua figura è (quasi) caduta nell’oblio. Nato – si accennava- in una famiglia poverissima e per questo costretto ad abbandonare gli studi, ebbe una vita avventurosa che lo portò, dopo essersi avvicinato agli ambienti anarchici e repubblicani, a partire volontario per combattere a fianco dei greci nella guerra greco-turca. Tornato ad Ancona, fece i lavori più disparati per mantenersi, fra cui lo strillone di giornali, il carpentiere, il pesatore di carbone al porto e il pescatore, iniziando parallelamente a studiare da autodidatta con libri presi in prestito dalla biblioteca comunale. A quel periodo risalgono i suoi primi sonetti, dati alle stampe nel 1901 con il titolo di ‘Avemarie e tramonti’, cui si affiancarono ben presto le prime composizioni in vernacolo, registro linguistico che consentiva a Giangiacomi di potersi rivolgere con maggiore naturalezza a quel variopinto mondo popolare in cui era cresciuto e che rappresentava il suo pubblico d’elezione. In seguito divenne anche giornalista, collaborando a numerose testate locali, come Il Moschettiere, Il Lucifero e L’Ordine. Nel 1904 ottenne i primi successi commerciali dando alle stampe i suoi più celebri componimenti letterari, tra cui nel 1909 “L’imbriago “. Ferito al fronte durante la guerra del 15-18, tornò ad Ancona dove divenne direttore della Biblioteca comunale e l’intellettuale più influente della città, continuando a pubblicare opere fino a pochi anni prima della morte, tra cui l’ultima ‘Storie e sturiele’, accompagnata da un saggio intitolato ‘Il vernacolo anconitano’ in cui spiegava l’origine e l’importanza della forma dialettale all’interno del panorama poetico nazionale.
Ascoltare le sue poesie significa ascoltare la storia di Ancona, ricordare il suo passato e riportare alla luce il folclore cittadino.
L’evento, organizzato dal Lions Club Ancona Host con il patrocinio del Comune di Ancona, della Deputazione di Storia Patria per le Marche e dell’Accademia di Oplologia di Ancona, è stato ideato e curato da Michele Servadio e ha visto la collaborazione di Marco Burini, Milena Costantini, Giorgio Ferroni, Rossano Ferrucci, Andrea Micheli, Massimo Parisi, e Luca Vignoni.
Intervista al presidente Luigi Conte e al direttore Marco Zannini
Il Parco del Conero è oggi una realtà dinamica e riconoscibile sul territorio che aspira a diventare Parco Nazionale con l’iter legislativo già avviato e condiviso da tutte le forze politiche, l’approvazione della Commissione Ambiente e l’attesa per le coperture finanziarie al MEF per diventare legge. Il rinnovato Consiglio Direttivo si è insediato da pochi giorni e Luigi Conte, su indicazione della Regione Marche è stato confermato a Presidente dopo essere subentrato nel dicembre 2023 a Daniele Silvetti.
Presidente Conte che cosa significherebbe, nel concreto, la trasformazione da Parco Regionale a Parco Nazionale?
“Significherebbe la svolta. Sotto l’aspetto economico diventando parco nazionale si avrebbero a disposizione risorse economiche decisamente superiori a quelle attuali e la possibilità di completare la pianta organica che già oggi prevederebbe 15 dipendenti con varie specializzazioni e che oggi ne conta la metà. Oggi, ad esempio, non abbiamo in organico un biologo marino che possa dedicarsi esclusivamente alle problematiche del mare e rafforzare la collaborazione l’Università Politecnica delle Marche con cui da anni collaboriamo. Il nodo del personale è fondamentale anche nell’attività di formazione e informazione che portiamo avanti nelle scuole attraverso il nostro CEA – Centro di Educazione Ambientale e per la gestione del Centro Visite del Parco e dell’Archeodromo del Conero. Il Presidente Acquaroli mi chiese di 2 anni fa di contribuire a rendere il parco sempre più amico dei cittadini e me lo ha confermato anche al momento di rinnovarmi la fiducia per un nuovo mandato dialogando e collaborando con le amministrazioni comunali di Ancona, Camerano, Numana e Sirolo cosa che avviene puntualmente con reciproco sostegno e soddisfazione.
Il Parco del Conero è un piccolo parco regionale che, nonostante le dimensioni ridotte, ha una straordinaria biodiversità, è un parco a terra ma che si affaccia sul mare che bagna tre dei suoi quattro comuni compreso il capoluogo di regione, ha un clima che consente la fruizione 12 mesi l’anno, ha saputo in questi anni affrancare come riferimento per residenti e turisti acquisendo una riconoscibilità che può e deve crescere ancora. L’inserimento di “Adesso Parco” nel dossier per Ancona Capitale della Cultura 2028, straordinario successo per tutto il territorio, significa un’attenzione importante alla sostenibilità ambientale, alla valorizzazione delle risorse naturali, paesaggistiche ed una dichiarazione d’intenti legata alla realizzazione del GeoParco ma è anche la conferma, come detto dal Sindaco Silvetti, che Ancona è certamente Città di Porto ma è anche Città di Parco e lo sarà sempre di più quando diventeremo Parco Nazionale includendo all’interno dell’area protetta anche il Parco del Cardeto.
Marco Zannini è il Direttore del Parco e, con il suo staff, è chiamato ad associare gli aspetti scientifici della conservazione e tutela dell’ambiente con quelli pratici delle esigenze degli operatori turistici e balneari e dei cittadini-residenti.
In molte regioni italiane si discute oggi del rischio di overtourism e di sovraccarico ambientale dei parchi costieri. Qual è la sua visione, direttore, di un turismo marino sostenibile e integrato?
“Il mare, la costa, le spiagge sono attrattori fenomenali per il turismo locale, nazionale e internazionale. Le sue enormi potenzialità devono essere ben gestite nell’ottica della promozione della Riviera del Conero con il suo territorio caratterizzato da paesaggi rurali e piccoli borghi che sono un’ulteriore eccellenza. L’offerta riguarda esperienze ma anche preziose occasioni di scoperta sotto l’aspetto naturale e la scoperta di prodotti enogastronomici come il vino, il miele, l’olio, da assaggiare ed acquistare, l’artigianato tipico, la cultura, la storia, l’arte. Ciò può avvenire sempre di più nei mesi primaverili e autunnali nei quali la presenza di turisti stranieri può essere incrementata a patto però di essere capaci di offrire servizi e accoglienza qualificata”.
Il ciclo di eventi “Serate Natura” manda un segnale forte di destagionalizzazione e cultura diffusa. Qual è la strategia del Parco per trasformare queste esperienze in modelli permanenti di turismo lento e culturale?
“Il nostro lavoro per formare ed informare è continuo, convinti che la consapevolezza delle ricadute ambientali delle nostre azioni può preservare la biodiversità, vincoli e ripristini ambientali non sempre danno i risultati sperati. Durante l’anno scolastico portiamo nelle scuole ed in favore dei più giovani l’educazione ambientale con i 5 CEA – Centro di Educazione Ambientale collegati alla rete Infea del Parco del Conero. Il ciclo di eventi “Serate Natura” è invece prevalentemente dedicato ai residenti e turisti che vivono questo territorio e che spesso hanno curiosità di conoscere lo scrigno di biodiversità che li circonda. Grazie al Gruppo Fotografico “La Notte” e ad altri volontari offriamo occasioni per informare e affascinare grazie a foto e video di piccoli e grandi specie animali e vegetali che vivono il territorio sopra e sotto il mare. La bellezza dei colori, il fascino di piante ed animali in piacevoli serate gratuite all’aperto attirano chi passeggia nei centri storici dei nostri borghi a fermarsi per vedere, ascoltare ed imparare. In quei momenti distribuiamo materiale informativo sulle buone pratiche da tenere per rispettare la natura e gli animali durante il soggiorno. Il progetto CRI 572 in collaborazione con il Cai sez. Ancona e la Croce Rossa Italiana Comitato di Osimo ci ha consentito di produrre un folder informativo per affrontare l’escursione nei 18 sentieri ufficiali del Parco del Conero in piena sicurezza senza mettere a rischio la propria incolumità. Gli aspetti formativi e informativi sul lupo, il cinghiale e l’avifauna in generale sono altri aspetti primari come la divulgazione di buone pratiche per conviverci e capirne il valore ecologico dell’ambiente che ci circonda.
L’equilibrio tra uomo e natura ha presentato negli anni alcune criticità come nel caso del Mosciolo Selvatico di Portonovo presidio Slow Food. Cosa si può fare per conservare gli habitat?
“Il degrado dell’Habitat 1170 definito dalla Rete Natura 2000 che riguarda il Mosciolo selvatico di Portonovo riscontrato soprattutto nell’estate scorsa ne dimostra la fragilità e il bisogno di riflettere sulla gestione del prezioso mitile che ha soprattutto un carattere identitario per questo territorio oltre che economico. Esso è minacciato dall’innalzamento delle temperature, dalla mucillaggine, dell’alterazioni dei fondali, dall’intorbidimento dell’acqua e, come dimostrato dagli studi effettuati, ciò indurrebbe a consigliare la sospensione totale del prelievo del mosciolo selvatico di Portonovo, presidio Slow Food sino alla ricostituzione di popolazione abbondante di mitilo. Il problema dell’erosione costiera è aggravato dalla drastica riduzione delle foreste di alghe brune del genere Cystoseira e Gongolaria che con la loro presenza riuscivano ad attutire la forza delle mareggiate. La gestione delle attività antropiche in mare e lungo la costa è la sfida che attualmente ci vede coinvolti a fianco degli enti locali, dell’Università, della Capitaneria di Porto e delle altre categorie e associazioni legate al mare. Il degrado degli habitat marini e la scomparsa di alcune specie di interesse comunitario è un problema serio e in alcuni casi come quello della Pinna nobilis, sembrerebbe irrimediabile.
Uscendo dal mare, essendo il Parco del Conero un parco a terra che necessita di cura e manutenzione. Quali sono le priorità?
“Il ruolo del Parco è quello della tutela e della conservazione della natura e dell’ambiente così come lo è quello di promuovere la sostenibilità, la cultura del rispetto e l’accessibilità per tutti. Sono asset fondamentali per noi che perseguiamo sperimentando e comunicando i principi della rinaturalizzazione di aree degradate come è successo ad esempio con l’ampliamento del Lago Grande o dell’area attrezzata delle Terrazze di Portonovo, o a Piani di Raggetti per il contenimento dell’ailanto. In aree molto frequentate cerchiamo di canalizzare la fruizione con progetti che favoriscono l’accessibilità alla sentieristica anche per soggetti a ridotta mobilità come per il sentiero 309 “anello di Portonovo” che stiamo portando avanti per stralci funzionali. Grazie alla partecipazione in partenariati internazionali a progetti legati alla tutela del mare, della falesia, delle api e dei chirotteri portiamo avanti la nostra missione di tutela dell’ambiente. Con la manutenzione dei sentieri ufficiali del Parco, grazie all’ausilio soprattutto dei volontari e la convenzione con i VAB Marche, garantiamo la fruizione in sicurezza del parco e la prevenzione agli incendi boschivi. Monitoriamo il lupo e conteniamo la popolazione di cinghiale mediante attività di prelievo da parte di personale formato. La fruizione del territorio da parte dei turisti è garantita anche attraverso la professionalità delle guide naturalistiche e turistiche certificate dall’Ente parco come Guide del Parco”.
Quarantacinque approdi crocieristici (cinque in più dello scorso anno), dei quali trenta MSC e gli altri di differenti compagnie in date e orari variabili. La stagione crocieristica MSC comincia venerdì prossimo però in orario inconsueto e una tantum (il 3 aprile dalle 8 alle 18) e prosegue fino al 23 ottobre con orario dalle 14 alle 20,30 tutti i venerdì. Da ricordare comunque la prima toccata dell’anno con la Viking Star lo scorso 19 febbraio. La stessa nave concluderà la stagione crocieristica il 6 dicembre 2026.
L’Amministrazione comunale, in collaborazione con Autorità portuale e Arcidiocesi Ancona-Osimo, ha messo in piedi anche quest’anno uno sforzo non indifferente per svolgere al meglio l’accoglienza ai visitatori. In particolare l’azione è stata indirizzata su due direttrici: 1) l’ampliamento degli orari delle chiese, consentendo finalmente l’adozione dell’orario continuato tutti i giorni in Cattedrale (eliminando quindi tutti i giorni la pausa pranzo dalle 12 alle 13) con attenzione particolare agli approdi crocieristici ma andando incontro, evidentemente, a tutti gli altri flussi turistici in arrivo ad Ancona; 2) razionalizzando l’accoglienza ai crocieristi, in precedenza svolta in siti diversi e in questa stagione concentrata esclusivamente nel terminal crociere.
A partire da venerdì 3 aprile il personale comunale incaricato, è operativo per svolgere l’accoglienza a beneficio dei crocieristi indirizzando i visitatori specialmente verso il centro storico, in particolare verso la Portella Santa Maria e Palazzo degli anziani, sede del futuro Urban center. In occasione degli approdi MSC si svolgerà anche la visita guidata (gratuita e a cura di guide turistiche professionali) nel contesto del programma “Scrigni sacri schiusi” messo a punto in collaborazione con l’Arcidiocesi Ancona-Osimo (solo venerdì 3 alle 9,30, di norma alle 15). La guida accompagnerà i turisti delle crociere MSC (ma anche cittadini o visitatori provenienti da flussi differenti) alla scoperta di chiese e piazze del centro storico fino agli arazzi rubensiani del museo Diocesano. Non è necessaria la prenotazione.
Operativo in concomitanza anche il trenino turistico, con appuntamento davanti a Santa Maria della piazza a beneficio di crocieristi, turisti provenienti da altri flussi e cittadini. Aperti venerdì anche l’anfiteatro romano con visite guidate dalle 14 alle 18 (a pagamento, 8 euro il biglietto intero e 2 il ridotto, comprendente anche la visita al Museo archeologico nazionale, aperto dalle 8,30 alle 19,30) e la Pinacoteca civica “Francesco Podesti” (orari 10-13-15-18).
Questi invece gli orari delle chiese:
Cattedrale di San Ciriaco: dal 1° aprile al 19 giugno: dal lunedì al venerdì ore 8 -19;
– sabato 8 -12 e 15 -19; domenica 8-13 e 15.30-19;
– invece da sabato 30 maggio a sabato 26 settembre, ore 8 -19 anche di sabato e domenica (quindi lunedì – domenica 8-19).
Santa Maria della Piazza: da venerdì 3 aprile (e in concomitanza con il calendario crocieristico) da martedì a domenica 8.30 – 12.30 e 16 -18.30 (orario continuato 8.30-18.30 il venerdì e le altre giornate degli sbarchi).
da venerdì 22 maggio fino a domenica 6 settembre, da martedì a domenica orario continuato 8,30-18,30;
da martedì 8 settembre riprende l’orario spezzato da martedì a giovedì mentre da venerdì a domenica e giornate degli approdi, orario continuato 8,30-18,30.
Chiesa del Gesù: a partire da venerdì 3 e fino al 23 ottobre, da martedì a venerdì 16 -19; sabato e domenica 16-18.30.
E questi infine gli orari del Museo Diocesano e del Museo Omero:
Museo Diocesano Mons. Cesare Recanatini, a fianco della Cattedrale, apre solitamente il sabato e la domenica, ma il giorno di Pasqua sarà chiuso e il lunedì di Pasquetta aperto (orari: 09.30 – 12.00 / 15.30 – 18.30). Ingresso libero con visite guidate.
Museo Tattile Statale Omero, alla Mole Vanvitelliana di Ancona è aperto dal martedì al sabato (15-18) e la domenica/festivi (10-18). Dal 1° aprile al 31 ottobre, il venerdì apre anticipatamente alle 14 per favorire la visita dei crocieristi alla Mole.
nell’ambito delle celebrazioni per i 450 anni dalla morte dell’artista del Cadore
C’è un pezzo di Ancona alle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, ormai imminenti. Non una rappresentanza sportiva – le discipline su neve e ghiaccio non sono il nostro forte, ma ci sta- bensì un’ immagine iconica- la celeberrima “Pala Gozzi” di Tiziano – del patrimonio culturale della nostra città. Un patrimonio che si sta facendo strada del panorama nazionale grazie alla splendida rivisitazione della Pinacoteca civica F.Podesti, riaperta a fine 2025 e diventata in breve tempo un faro della cultura nel territorio, grazie anche a nuovi orari, nuovi abbinamenti con mostre di arte contemporanea, e perché no?, ad un efficace lavoro di comunicazione. E mettiamoci anche -neanche a dirlo- la chiamata a raccolta delle associazioni per la candidatura di Ancona, Capitale Italiana della Cultura 2028. Il dipinto è stato concesso in prestito alla Magnifica Comunità di Cadore e alla Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore per l’eccezionale l’iniziativa espositiva “Tiziano e il Paesaggio”Dal Cadore alla Laguna: la Pala Gozzi e la Sommersione del Faraone con cui dal 23 gennaio al 26 marzo a Pieve di Cadore, paese natale di Tiziano (1488/90-1576) presso il Palazzo della Magnifica Comunità del Cadore si avviano le celebrazioniper i 450 anni dalla morte del sommo artista: un’ampia riflessione sul tema del paesaggio nella pittura del Maestro attraverso il dialogo tra due opere ritenute fondamentali della produzione del Vecellio entrambe degli anni venti del Cinquecento. Grande enfasi è stata data pertanto all’arrivo per la prima volta in Cadore della pala conservata ad Ancona, l’ unica opera firmata con il toponimo dell’artista, ovvero “Titianus Cadorinus”, che offre tra l’altro la possibilità di ammirare la prima veduta pittorica moderna della laguna di Venezia. La mostra su Tiziano, ideata da Bernard Aikema ecurata da Thomas Dalla Costa sarà seguita da una seconda mostra nel mese di luglio e da un convegno di studi nel 2027, grazie alla collaborazione del Comune di Pieve di Cadore e all’organizzazione generale di Villaggio Globale International, con l’intento di esplorare nuovi aspetti su un tema noto ma ancora ricco di suggestioni, stimolando interrogativi, dibattiti interdisciplinari e inediti orizzonti di ricerca e riflessione .
La mostra “Tiziano e il Paesaggio”. inseritacome si diceva nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026ha il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali e della Provincia di Belluno, il fondamentale sostegno della Fondazione Cariverona, il contributo della Regione del Veneto e del Consorzio dei Comuni Bim Piave di Belluno, partner la Rete Museale Cadore Dolomiti e il mensile Il Cadore. La “Pala Gozzi” –ovvero la Vergine con il Bambino in gloria, con i santi Francesco e Biagio e il donatore Alvise Gozzi e imponente dipinto ad olio di quasi 3 metri e mezzo di altezza (324 x 207 cm) eseguito nel 1520 per la chiesa di San Francesco ad Alto ad Ancona, potrà dunque essere ammirata in tutta la sua magnificenza dai centinaia, forse migliaia di visitatori che affolleranno Cortina e tutto il territorio.
La Pala Gozzi= l’opera commissionata dal mercante di Ragusa Alvise Gozzi – capolavoro della nostra Pinacoteca Civica – è caratterizzata da una sorta di doppio paesaggio: oltre a una vegetazione che ricorda il panorama dell’entroterra veneto nella finestra che si apre sulla sinistra, centrale è la vista di un tratto di mare e, all’orizzonte, il profilo di una città che sorge dall’acqua: chiaro riferimento alla Serenissima e di fatto prima rappresentazione della laguna veneziana nella pittura modera . Sottoposta recentemente anche ad indagini diagnostiche pubblicate e presentate per la prima volta in questa occasione – mostra tutta la sua potenza innovativa nella componente paesaggistica che è integrata con la scena religiosa in maniera dinamica ed emotivamente coinvolgente, nella struttura compositiva, nel trattamento della luce e del colore che creano un effetto di profondità spaziale e tridimensionalità, e infine nell’uso rivoluzionario della prospettiva atmosferica, che influenzerà molti pittori europei dei secoli successivi. La Pala ha un significato politico ed escatologico: è un’opera che esalta Venezia, celebrando nel 1520 la ripresa del suo dominio sull’Adriatico, con il venir meno delle misure restrittive imposte dieci anni prima da papa Giulio II, e dunque il ritorno dei dazi nei confronti di Ancona in cambio della sua sicurezza.
Concomitante, o quasi, alla presenza eccezionale in Cadore della Pala Gozzi sarà il prestito e l’esposizione alal Pinacoteca di Ancona della famosissima Annunciazione Malchiostro di Tiziano, opera che data anch’essa 1520 come la pala anconetana e conservata da sempre nella Cattedrale di Treviso. La bellissima Cappella Malchiostro, capolavoro del principale edificio sacro della cittadina veneta, impreziosita anche dagli affreschi di Pordenone, sarà infatti sottoposta nei prossimi mesi a importanti interventi di restauro che, imponendo la movimentazione del celebre dipinto di Tiziano, consentono un momento unico di dialogo e scambio culturale, grazie anche al sostegno di DBA Group.
Sembra un personaggio uscito dai romanzi di Salgari o Verne- che tanto amava da ragazzino- o meglio ancora di Melville o Conrad, Augusto Selva, capo pilota del porto di Ancona, in congedo dall’11 gennaio di quest’anno. In servizio nel capoluogo dorico dal marzo 1998, alla guida della corporazione dei piloti per quasi 11 anni, il Comandante Selva, 63 anni, registrato con il n.13, non passa inosservato nel porto e in città per il portamento e l’aspetto alto e asciutto, la barba da lupo di mare, lo sguardo acuto e fiero, il passo veloce e dinamico. A colpire soprattutto è la cadenza: un misto di veneto giuliano e anconetano, che lo rende davvero inconfondibile, sia nell’affrontare argomenti seri e articolati, sia nel raccontare aneddoti e ricordi divertenti, aprendosi al sorriso. Nato e cresciuto a Trieste, il più grande porto dell’Adriatico, Selva (che porta il nome del nonno, navigante) non ha avuto vita facile: orfano di madre ai suoi primi giorni di vita, è stato accolto dagli zii che non navigavano certo nell’oro e si è perciò rimboccato le maniche fin da piccolo: dopo il diploma all’Istituto Nautico, con il titolo di allievo capitano di lungo corso (e successivamente capitano di lungo corso), si è formato all’Accademia navale di Livorno e quindi imbarcato come guardiamarina su un cacciamine. In seguito il passaggio alle navi mercantili, a bordo delle quali ha girato il mondo per anni. Infine la decisione di dare una svolta alla sua vita, di tornare sulla terra ferma per stare vicino alla moglie Federica e alle due figlie nate nel frattempo, e poi alla terza, arrivata più tardi. A fine anni Novanta nel porto della città natia tutti i posti erano coperti, perciò Selva guarda verso sud e la scelta cade su Ancona , città alla quale approda superando il concorso per il ruolo di pilota, per il quale i candidati necessitano di esperienza, preparazione e capacità.
Nell’incontrare il Comandante Selva, gli chiediamo di chiarirci
chi è e cosa fa un pilota del porto:
“I piloti del porto- esordisce con certa modestia- sono dei consiglieri, degli assistenti, dei suggeritori per i comandanti delle navi che arrivano e partono, di qualsiasi bandiera e nazionalità, indicando le rotte d’ingresso, perché conoscono bene le correnti, le maree, i venti, i fondali. Essendo i primi a salire, raggiungendo con le loro pilotine le navi quando entrano, sono i primi che vengono a conoscenza di quello che succede a bordo,”. Andando a leggere sui siti dedicati si apprende che il pilota di porto è una figura fondamentale, di altissimo profilo e responsabilità: “ è un esperto marittimo altamente specializzato che assiste il comandante di una nave nelle complesse manovre di entrata, uscita e spostamento all’interno di un porto, garantendo sicurezza e efficienza grazie alla sua profonda conoscenza dei canali, fondali, correnti e venti locali, operando H24 e coordinandosi con i servizi portuali come i rimorchiatori” . Neanche a dirlo, sono necessarie capacità atletiche non indifferenti, nonchè doti di abilità, coraggio, determinazione e, sul piano della comunicazione, la padronanza della lingua inglese. “Il pilota del porto è un consulente esperto– conferma il nostro interlocutore- che conosce il porto meglio di chiunque altro e si trova a fronteggiare situazioni critiche. Sul piano della sicurezza, il suo obiettivo principale è prevenire incidenti, assicurando un transito sicuro ed efficiente in condizioni meteorologiche molte volte avverse”. E qui sorride, ricordando una tra le non poche disavventure, quando, cioè, scortata una nave diretta in Albania all’uscita del porto in una burrascosa serata di dicembre, le condizioni del mare erano talmente perturbate che non gli fu possibile “saltare” sulla pilotina e rientrare in porto e si trovò, pertanto, a trascorrere il giorno di Natale a Durazzo.
Legato, sì, e tanto alla sua Trieste dove una parte della famiglia, aumentata con l’arrivo di due nipotine, ciclicamente risiede e lavora, Augusto Selva è però attaccatissimo ad Ancona, città nella quale ha instaurato profondi legami con i colleghi piloti, con gli operatori del porto nei suoi tanti ambiti: addetti ai rimorchiatori, marittimi e funzionari di compagnie di navigazione, agenzie, gli stessi armatori, Autorità Portuale, Capitaneria, Fincantieri e altri cantieri, operatori commerciali ecc. Guai chi gli tocca Ancona “uno dei migliori porti italiani e dell’Adriatico”- dice, del cui tessuto in tanti anni è talmente entrato a fare parte da conoscere da vicino le storiche famiglie che legano la loro vita a quella della storia dello scalo: Archibugi, Morandi, Rossi, Amatori e Mauro, per fare qualche nome.
“Ancona ha molti primati– rimarca con forza e, interpellato, in merito all’annuncio della candidatura a Capitale del Mare: di sicuro ha i numeri per candidarsi per il suo profilo storico. E una antica Repubblica marinara ed è un porto importante per l’Oriente. Ha competitor di più ampie dimensioni, quali Trieste, Venezia e Ravenna (la principale contendente) tuttavia non si dimentichi che la corporazione dei piloti del porto -che risale al 1864- è una delle più antiche d’Italia.” Temi che Selva ha approfondito nel lavorare ad un poderoso progetto editoriale in itinere che – prendendo le mosse dalla corporazione dei piloti del porto dorico- si allarga alla storia, allo sviluppo, ai grandi cambiamenti attraversati dal porto di Ancona dal secondo dopoguerra ad oggi. “Inizialmente sono stati trovati nominativi dei piloti del passato in un vecchio libro di contabilità della corporazione– spiega . Iniziano dal 1944 quando la motonave olandese Linge entra nel porto di Ancona, ad una settimana della Liberazione da parte del Corpo d’Armata polacco. Il porto era martoriato, completamente distrutto dai bombardamenti angloamericani, la prima nave che approdò, seguita nei giorni successivi da navi militari. L’idea del libro che voglio realizzare attraverso lo studio delle fonti è fare chiarezza su chi fossero questi piloti dei quali avevamo solo i cognomi. La ricerca nasce attraverso l’archivio di Stato di Ancona e le Biblioteche delle Marche, dalle quali ho ricevuto grande disponibilità (Ancona, Osimo, Fano e Fermo). E’ stato poi automatico estendere alle altre attività portuali senza le quali i piloti non avrebbe ragione di esistere . La storia della portualità dal 1863 in poi che sto ricostruendo passa attraverso circa 35.000 pagine di quotidiani e altre pubblicazioni del passato che ho visionato, una per una. Ho preso confidenza con i personaggi della storia della città“
Ce ne dica alcuni
“Per quanto riguarda i piloti, fino al 1945 erano tutti anconetani e marchigiani. La corporazione era nata da tempo con un decreto regio. Dobbiamo pensarli a bordo non delle classiche pilotine ma di imbarcazioni a remi (otto) che si recavano incontro alle navi fino allo scoglio della Volpe, che oggi non esiste più, è stato assorbito dalle mura del cantiere; oltre che occuparsi delle manovre si occupavano anche dell’ormeggio, era un lavoro di grande fatica Solo dopo la seconda Guerra mondiale il servizio di pilotaggio- dapprima facoltativo- diventerà obbligatorio. Il pilota più conosciuto del passato è Mariano Corsini, padre del rinomato fotografo Emilio, cui è intitolato il “fondo Corsini”. Il suo nome nel registro ottocentesco dei piloti- detti “pratici”- è affiancato a quelli di Lorenzo Crudeli, Giuseppe Gizi, Emidio Monaldi, Pio Augusto Mariselli, Edoardo Papini, Enrico Del Monte, Enrico “Mariano” Ferroni e Cesare Battistelli. Ma queste figure esistevano ancora prima, erano marinari del posto che davano aiuto ai comandanti. Solo più tardi il pilotaggio divenne obbligatori in certi porti.“
Ancona diede il via al riconoscimento di questa categoria, quindi?
“Sicuramente sì, insieme alle più antiche corporazioni dei Genova e Livorno e contemporaneamente a quella di Savona. Nel 1871 ne erano registrati ben 312 piloti pratici in tutta Italia. Attraverso le cronache cittadine, e poi cercando i volti nel cimitero cittadino ho ricostruito tante storie, tante vite. Dei nostri predecessori e delle loro famiglie. Come quella di Palmerino Loffredo, già comandante della Nennella, affondato in porto dai bombardamenti alleati, e subito impiegato da pilota non appena il porto fu liberato. E poi il Capitano Ferroni, per oltre 40 anni in mare, di cui 20 ininterrottamente da capo pilota , nominato nel 1913 Cavaliere della Corona d’Italia in considerazione dei servizi prestati alla Marina, “esempio per i giovani di zelo e bravura”. E ancora il Comandante Guido Novelli, primo capitano di lungo corso della corporazione, medaglia di bronzo al V.M., ufficiale sommergibilista della grande guerra, Cavaliere di Vittorio Veneto, o più recentemente Antonio Caso nominato Cavaliere della Repubblica dall’allora Presidente Gronchi, pèer il salvataggio della nave scuola tedesca Pamir, affondata in Atlantico.
Cos’altro ricostruisce il suo libro?
Attraverso le ricerche condotte ho ritrovato anche documentazione sulle rotte del passato. Tra i documenti riemersi dagli archivi, la locandina della linea Ancona- Alessandria d’Egitto, che per un lungo periodo di tempo fu appannaggio della famosa compagnia inglese P&O che scalando i porti adriatici toccava ogni due settimane anche Ancona e i cui equipaggi erano composti anche da marittimi anconetani. Per Ancona transitavano numerosi vapori inglesi, austriaci ecc di linee importanti quali la Robinson, la Florio, la Rubatino con navi dirette alla Dalmazia principalmente, ma anche molto oltre, arrivavano fino a Costantinopoli, e una fino a Bombay (1900). C’era addirittura una linea delle banane dall’Africa, a metà tra le due guerre, che si divideva in due rami, costeggiando l’Africa. E non dimentichiamo l’anconetana SAIM (Società anonima industrie marittime).” Nella documentazione il nostro capo pilota rievoca anche i naufragi, gli incidenti, le operazioni di soccorso in mare, ad esempio la vicenda della nave che è finita incagliata davanti a Portonovo. E anche la storia delle compagnie di navigazione, molte delle quali non esistono più, oggi ci sono pochi colossi nati dall’accorpamento di altre. Tutto questo e molto altro gli interessati alla Storia di Ancona lo troveranno nel volume che dovrebbe essere dato alle stampe nel corso dell’anno.
Ad Augusto Selva facciamo un’ultima domanda: quali sono stati e sono oggi i punti di forza del porto di Ancona, dove i piloti continueranno a operare con la loro formazione e profonda esperienza, e con il consueto senso del dovere, pronti ad adattarsi ad una costante e necessaria evoluzione?
“Dopo la devastazione dei bombardamenti, il porto si è ripreso negli anni Cinquanta/Sessanta grazie all’impegno dell’intera comunità portuale e all’avvio della raffineria API, che ha prodotto un ingente movimentazione di capitali e mezzi, nonché l’entrata in funzione dei primi silos granari, nel 1961. Insieme al boom del traffico crocieristico verso la Grecia e più tardi verso la Jugoslavia, questi elementi determineranno la definitiva rinascita dello scalo dorico. Venendo ai nostri giorni, il mercato è notevolmente cambiato e così le rotte commerciali e turistiche e risente della forte competizione con la non lontana Ravenna, oltre che dei due colossi Trieste e Venezia e anche di Bari. Detto questo, va sottolineato il grande lavoro dell’Autorità di Sistema per il porto di Ancona in questi anni, con il consolidamento della banchina 23 e l’estensione della banchina 27, nonché il rifacimento delle banchine 19,20 e 21. Ci sono sfide complesse con cui misurarsi: come tutti sanno si rende necessario un assoluto controllo dell’inquinamento ambientale nei porti per la tutela della salute umana e del mare. A riguardo, gli armatori si stanno attrezzando e di conseguenza tutte le istituzioni pubbliche e private dovranno assecondare il cambiamento. Dalle compagne crocieristiche arriva da tempo la domanda di ampliamento di banchine e fondali per accogliere le sempre più ampie navi costruite negli ultimi anni (lunghe fino a 330 metri) e se la città vuole giocare questa carta per incrementare l’economia del turismo dovrà tenerne conto.
Federica Zandri
Le FOTO STORICHE : 1) Mariano Ferroni, per oltre 20 anni capo pilota, fino al 1913; 2) gruppo al Molo Clementino, giugno 1952= da sinistra a destra un funzionario comunale, il presidente dei piloti italiani, Comandante Cesare Rosasco, capo pilota di Genova, il capo pilota di Ancona Guido Novelli (M.B.V.M.), i piloti Giuseppe Russo e Mariano Biondi; 3) NGI- linea per Egitto e India; 4) Società anonima Adriatica-Orientale. locandina 1863
CAPO PILOTA MARIANO FERRONISelva con il Capitano Fabio Spaccavento e il Capitano Davis Nepomoceno
Un biglietto di accesso alla Pinacoteca civica e a tutte le mostre che ospita e ospiterà nel 2026, dal costo di appena 5 euro, valido per un anno intero.
E’ il regalo di Natale da parte dell’Amministrazione comunale ai cittadini residenti, con l’auspicio che si sviluppi un legame con la “casa dei capolavori”, lo scrigno d’Arte di cui andare orgogliosi, da fare conoscere a parenti, amici nel territorio locale come in tutto il Paese. Nutrendosi della bellezza delle opere dei grandi maestri del passato ma anche degli artisti contemporanei con le molteplici suggestioni che generano.
A pochi giorni dalla riapertura del sito, la Pinacoteca Podesti ha già prodotto due inaugurazioni ravvicinate: della retrospettiva dedicata a Umberto Grati, scomparso prematuramente un anno fa, spin- off dicembre-maggio 2026 dell’esposizione diffusa “Il tratto sensibile” che si è tenuta a novembre e che ha attirato 5000 visitatori e della mostra Carlo Maratti e l’incisione”, terza tappa di una importante operazione culturale messa a a punto in occasione del IV centenario della nascita dell’ artista dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni del IV Centenario della nascita dell’artista, istituito dal Ministero della Cultura e sostenuti dalla Regione Marche, dai Comuni di Ancona, Camerano e Ascoli Piceno e con il prestigioso patrocinio dell’Accademia Nazionale di San Luca, di cui Maratti fu Principe.
A riguardo, come sottolinea l’assessore alla Cultura, Marta Paraventi in chiusura di anno intenso: “con il convegno di studi e la mostra dedicati a Carlo Maratti, aperta fino al 15 marzo, il Comune di Ancona entra nel vivo delle Celebrazioni dell’artista e la Pinacoteca Civica assume il ruolo palazzo dell’arte, hub progettuale ed espositivo dove la ricerca e lo studio si uniscono al godimento dei capolavori, tra cui la grandiosa pala d’altare di Carlo Maratti “Madonna in gloria e santi”, proveniente dalla distrutta chiesa di San Nicola di Ancona. D’altra parte, con questa esposizione intitolata a Maratti, con la mostra dedicata a Umberto Grati e in attesa di accogliere il Ritratto di balestriere di Lorenzo Lotto,, il calendario degli eventi natalizi si arricchisce, contribuendo alla valorizzazione di Ancona, candidata capitale della Cultura italiana 2028, come città d’arte
Nato a Camerano nel 1625, Carlo Maratti è una delle figure artistiche più rappresentative della cultura della regione. . Fin dalla prima giovinezza si distinse per il talento straordinario che lo condusse presto a Roma, dove si formò sotto Andrea Sacchi e divenne il più autorevole interprete del classicismo barocco nella seconda metà del Seicento. Nonostante la lunga carriera nella capitale, lontano da casa, Maratti è stato sempre percepito come motivo di orgoglio identitario per la comunità marchigiana con la quale mantenne rapporti. Conteso da papi, cardinali, ambasciatori, collezionisti, aristocratici e monarchi, Maratti seppe incarnare un linguaggio pittorico divenuto canone: fu il ritrattista ufficiale di pontefici e alti prelati, dipinse pale d’altare destinate alle maggiori chiese barocche di Roma, da Santa Maria sopra Minerva a Sant’Andrea al Quirinale, e i suoi dipinti vennero richiesti da Genova a Palermo, da Pescia a Vienna. In particolare, fu il pittore prescelto della potente famiglia Altieri, per la quale realizzò, tra le altre opere, la grande allegoria della Clemenza nel soffitto dell’omonima sala di Palazzo Altieri.
In occasione del IV Centenario, la Regione Marche ha confermato il valore strategico del patrimonio marattesco, approvando una legge regionale (7 maggio 2025) che ha istituito un comitato operativo per promuovere iniziative culturali e formative
Inaugurata il 19 dicembre la mostra anconetana su Carlo Maratti è stata preceduta da unConvegno internazionale di studi “Carlo Maratti, bilanci e nuovi orizzonti” a cura di Anna Maria Ambrosini Massari e Simonetta Prosperi Valenti Rodinòal fine di fare il punto sui nuovi studi e approfondimenti sull’artista. Con la mostra, che vede insieme 44 incisioni nell’ultimo piano di Palazzo Bosdari, gli studiosi intendono mettere in luce un aspetto decisivo del successo dell’artista: il rapporto tra pittura, incisione e riproduzione grafica come strumenti di diffusione e consacrazione del linguaggio di Carlo Maratti. . Ideata e curata da due tra i più autorevoli studiosi del barocco romano, Simonetta Prosperi Valenti Rodinò e Stefano Papetti la mostramette in luce “unartista straordinario, ma una visione del classicismo romano che ha avuto una risonanza europea–spiega Claudio Strinati Presidente del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del IV Centenario della nascita di Carlo Maratti, storico dell’arte e Segretario Generale dell’Accademia Nazionale di San Luca –. L’incisione fu per Maratti uno strumento di modernità: capì prima di altri che la diffusione delle immagini sarebbe stata la chiave per consolidare la memoria del proprio stile. Questa mostra, profondamente documentata e scientificamente rigorosa, offre una rara occasione per riflettere sull’importanza della riproduzione nell’affermazione dell’identità artistica».
L’aspetto centrale e innovativo messo in luce dalla mostra riguarda il rapporto fra produzione pittorica e circolazione delle immagini attraverso la stampa. Maratti fu infatti tra i primi pittori romani a valorizzare l’incisione come strumento di riproduzione e di divulgazione controllata del proprio repertorio figurativo. In vita, seguì e supervisionò la trasposizione calcografica di oltre 400 incisioni tratte da suoi disegni e dipinti, e realizzò anche un piccolo ma prezioso corpus di 13 incisioni originali, giovanili, tutte presenti nella mostra. Queste incisioni, eseguite da celebri incisori come Robert van Audenaerde, Nicolas Dorigny, Jacob Frey, Pietro Aquila, Cesare Fantetti, garantirono al linguaggio di Maratta un’ampia diffusione nelle corti europee, nelle accademie artistiche e nei circuiti collezionistici, ben prima dell’invenzione della fotografia. In molti casi, le incisioni venivano commissionate prima ancora che il dipinto originale fosse collocato nell’altare di destinazione, o spedito in sedi lontane, come accadde ad esempio per: la Morte di san Francesco Saverio, destinata alla chiesa del Gesù a Roma; il Transito di San Giuseppe, commissionato dall’imperatrice Eleonora d’Asburgo e oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna; la Madonna del Rosario per l’Oratorio di Santa Cita a Palermo.
Altre opere, chiuse in collezioni private, come quelle di Niccolò Maria Pallavicini, suo maggiore mecenate, videro nella stampa l’unico mezzo per diventare pubbliche.
A portare i saluti istituzionali della giornata dedicata all’artista cameranese , Marta Paraventi, Assessore alla Cultura del Comune di Ancona, Giacomo Marincioni, Vice Sindaco del Comune di Camerano, Barbara Mori, Segretario-Tesoriere del Comitato Nazionale per le celebrazioni del IV centenario della nascita di Carlo Maratti e Costanza Costanzi, Già Direttrice della Pinacoteca Civica “Francesco Podesti”.
Simonetta Prosperi Valenti Rodinò, curatrice insieme a Stefano Papetti della mostra, storica dell’arte e massima esperta di Carlo Maratti, ha evidenziato che si tratta di un progetto che riunisce per la prima volta un corpus straordinario di opere, molte delle quali raramente esposte o inedite, restituendo la complessità di un artista che fu protagonista assoluto della Roma barocca, ma anche attento promotore della propria immagine nel contesto europeo.
Fare il punto sulla diffusione dell’infezione (già da anni curabile con terapie farmacologiche), sui diversi fronti della prevenzione (test diagnostici, comportamenti corretti e assunzione di un farmaco, PreP, prima di esporsi a situazioni a rischio) nonchè sul grado di consapevolezza dei giovani rispetto al tema: è con una tavola rotonda dedicata a questi argomenti, partecipata dagli esperti e dagli studenti (classi terze Istvas e Istituto Comprensivo Pinocchio-Montesicuro) con un approccio diretto e concreto, che si è celebrata il 1° dicembre nella sala consiliare del Comune la Giornata Mondiale contro Hiv/AIDS.
Attorno al tavolo i referenti delle rete operativa sul territorio da lungo tempo- una delle eccellenze nel panorama italiano- costituita dal Comune di Ancona, Opere Caritative Francescane, Anlaids, Azienda ospedaliera universitaria delle Marche, Comitato CRI Ancona e una pluralità di associazioni che hanno sostenuto nel tempo le iniziative a largo raggio portate avanti in tutto l’arco dell’anno. Senza contare che il capoluogo dorico è stato tra i primissimi centri italiani ad aderire a Fast Track Cities, la rete europea attivata dalla Città di Parigi con l’obiettivo di abbattere l’infezione (zero nuovi casi) entro il 2030. Al centro dell’incontro l’illustrazione – da parte del direttore delle Opere Caritative Francescane, Luca Saracini (presente anche il Presidente Padre Alvaro Rosatelli) e della biologa Sara Caucci (dirigente Lab.Microbiologia Az.Torrette)- dei servizi e delle attività svolte sul piano della prevenzione, prima tra tutte quella, che ha dato risultati veramente concreti, di ANCONACHECK-POINT, Via delle Grazie 106, www.anconacheckpoint.it (per le prenotazioni), un luogo fisico attivo dal marzo 2022, aperto ogni mercoledì pomeriggio dalle ore 17:30 alle ore 20:30 dove i giovani dai 18 anni in su possono effettuare in anonimato e gratuitamente TEST di screening rapidi per Hiv e altre malattie sessualmente trasmissibili, ricevere informazioni e supporto per accedere ad eventuali percorsi di cura. I giovani che si sono rivolti allo sportello provengono per il 74% dalla provincia di Ancona, l’11% da quella di Macerata , il 7% da quella di Pesaro Urbino, e 4% rispettivamente dalle restanti due province. Al check point accedono principalmente i ragazzi di sesso maschile nella fascia di età 18-30 ma anche tutte le altre categorie e fine agli over 50.
Terreno privilegiato per la prevenzione tra i giovani si confermano le scuole, dove, nell’ambito del progetto “Prevenzione Scuola” in collaborazione con l’associazione ANLAIDS, che quest’anno celebra i 40 anni di operatività- negli ultimi 2 anni sono stati raggiunti dai comunicatori della rete, in particolare dal giornalista esperto Paolo Petrucci, quasi 3000 ragazzi, di 27 istituti scolastici. Il gruppo giovani del Comitato CRI di Ancona, nella persona di Mario Trento, ha dato il proprio contributo agli studenti presenti soprattutto sul piano psicologico, invitandoli a lavorare sull’autostima, sull’auto-determinazione, sul rispetto di sé e degli altri nelel relazioni intime e come in ogni topo di relazione: a chiudere l’incontro il dott. Luca Butini, una vita dedicata a combattere l’infezione esplosa negli anni Ottanta, un tempo con esiti mortali, oggi curabile ma pur sempre temibile e invalidante. Dirigente Medico di Immunologia Clinica all’Azienda ospedaliera universitaria delle Marche e Presidente nazionale Anlaids (dopo esserlo stato per anni nelle Marche), il dott Butini ha lanciato una provocazione: “meglio scoprire nel 2026 10mila nuovi casi, da trattare farmacologicamente fino a fare regredire l’infezione, piuttosto che auspicare un calo dei casi rispetto a quest’anno perché significherebbe che molti, troppi non hanno ancora effettuato il test e perciò non sono a conoscenza di di avere contratto l’infezione chissà quanti anni prima. Arrivare alla diagnosi quando il fisico è ormai compromesso pesa molto sulla guarigione ” Dopo avere risposto a molte domande degli studenti, il presidente Butini è passato all’atto finale, la firma della convenzione tra Anlaids e Opere Caritative-Anlaids che si tradurrà in un ulteriore passo avanti nell’impegno contro HIV-AIDS. Durante la mattinata si è anche svolto un collegamento da remoto con la popolare speaker, conduttrice e animatrice Elena Di Cioccio che l’esperienza dell’infezione l’ha vissuta sulla sua pelle. Elena terrà al Teatro Sperimentale, sabato 6 dicembre, uno stand up show che promette di coinvolgere i giovani, tra riflessioni e divertimento, usando il loro linguaggio.
E’ in dirittura di arrivo la stesura del suo nuovo romanzo – ne ha scritti una decina, particolarmente da quando è “a riposo”, si fa per dire – che ha un titolo femminile plurale e una copertina molto accattivante, ma lasciamo ai lettori la sorpresa. L’ultimo libro dato alle stampe, “L’errore” (2023) , è ambientato ad Ancona, città dove ha scelto già quasi trent’anni fa di abitare con la moglie Catia e i due figli, dopo avere girato l’Italia in lungo e in largo per via della sua importante carriera di dirigente della Polizia di Stato. Un percorso, quello vissuto da Piernicola Silvis, dinamico, articolato, denso di sfide e di soddisfazioni, contrassegnato da uno sguardo attento alla realtà e alle dinamiche psicologiche e comportamentali, che si è concluso a Foggia, la sua città di origine, con l’incarico di Questore.
Lo incontriamo presso la libreria Fogola dove negli anni sono stati presentati alcuni dei suoi romanzi:
Partiamo dall’inizio: nato a Foggia, voleva fare il poliziotto, l’avvocato o… lo scrittore?
Inizialmente pensavo di seguire le orme paterne, da figlio di un avvocato titolare di uno studio avviato, ma poi ho cambiato idea. Gli anni di università, parliamo degli anni Settanta, sono stati segnati dagli attacchi delle Brigate rosse, da innumerevoli stragi. Tutto questo ha inciso profondamente sulla mia formazione, avvertivo l’urgenza di fare la mia parte per tutelare la società. E allora, dopo la laurea -era il 1978, l’anno dell’uccisione di Aldo Moro- e una breve parentesi nello studio paterno, ho deciso di concentrarmi nei concorsi per la Magistratura e per la Polizia di Stato (Commissario): superato il secondo in prima battuta ho iniziato questo percorso e guardando indietro non me ne pento. E’ stata una vita bellissima.
Nella sua lunga carriera la lotta al crimine organizzato è stata una costante. L’operazione più clamorosa cui ha partecipato ha portato alla cattura del numero due di Cosa Nostra, Giuseppe Madonia. Questa vicenda ha ispirato un suo libro?
Sì, “L’ultimo indizio”, era il settembre 1992, un altro anno che ha lasciato il segno con le stragi di Falcone e Borsellino e le loro scorte. Nel racconto si intreccia la cronologia dei fatti con una storia personale. Per quanto riguarda la parte “storica”, lo feci doverosamente leggere per primo ad Antonio Manganelli, che sarebbe diventato capo della Polizia. Lui aveva partecipato all’operazione e una verifica era d’obbligo. Con quel romanzo a dire il vero ho avuto un grossa difficoltà: come descrivere un personaggio come Madonia, co-imputato nelle stragi di Falcone e Borsellino e vice di Toto Riina? Fino a quel momento non c’erano stati arresti eccellenti, non avevamo esperienza e ci aspettavamo di trovarci davanti un personaggio dall’aspetto sanguinario, invece Madonia non dava quell’impressione, era quieto. Non fece una piega durante il viaggio, carico di tensione, con le volanti che procedevano da Vicenza a Roma a sirene spiegate. Ho trovato un escamotage: non definirlo, non aggettivarlo in alcun modo.
Della mafia parla anche in un saggio recente, del 1993, “Capire la Mafia, Quali sono e come funzionano le grandi organizzazioni mafiose”. Cosa c’è da capire ancora della mafia?
Avevo partecipato a un Master in qualità di docente di criminalità organizzata e il Rettore della Luiss, mio lettore, mi garantì la pubblicazione di un saggio sul tema. Mi spiego, da una analisi di tutte le organizzazioni mafiose italiane e anche di quelle straniere, emerge un dato importante, e cioè che quello che conta per gli associati non è il denaro, ma il potere, il fare parte di una organizzazione potente che si può sostituire alla classe politica e può addirittura darle ordini. Vogliono il comando. Il panorama attuale? La ‘ndrangheta, tra le organizzazioni di stampo mafioso, attualmente è la più potente del mondo. Ha scalzato Cosa Nostra nel 1992 perché, dopo le stragi che sappiamo, lo Stato intervenne in maniera forte. Approfittando della vulnerabilità della mafia siciliana, subentrò quella calabrese, smise di fare i sequestri di persona e con i soldi estorti in precedenza cominciò a mandare i broker in Colombia e in Messico e, da allora, a invadere l’Europa di cocaina,
Quale piega hanno preso negli anni le organizzazioni di questo tipo? Il parametro è sempre lo stesso, additato da Falcone, e poi dalla FBI, ovvero “Follow the Money”?
Esatto, le organizzazioni di stampo mafioso si evolvono con la società, si stanno orientando su diversi e sempre nuovi profitti. Tuttavia il traffico di sostanze stupefacenti resta sempre il principale,
Venendo ai romanzi, il protagonista di una fortunata Trilogia è un commissario che è piaciuto molto ai lettori, il suo nome è Renzo Bruni: come è stato costruito questo personaggio?
Ero Questore a Oristano e pensavo in quel periodo che molti scrivono di poliziotti, facendo strafalcioni perchè non conoscono l’ambiente . Tra quelli che scrivono con una reale esperienza alle spalle siamo pochissimi: Carofiglio, De Cataldo, Giuttari e il sottoscritto e allora mi sono inventato un collega, ispirandomi a Michael Connelly che ha inventato un personaggio della squadra omicidi di Los Angeles . Ho pensato di portare questo personaggio in Italia, un bergamasco che vive a Roma e “Formicae” fu il primo romanzo della serie che piacque molto all’editore SEM e lo volle pubblicare, poi non feci l’errore di non dare un seguito, come per “Un assassino qualunque”, e con Bruni proseguii la serie con “La Lupa”, “Gli illegali”- che vinse due premi, tra i quali la Selezione Bancarella, e poi “La pioggia” che a mio parere è un romanzo molto accattivante. Nelle sue settecento e passa pagine racconta lo scontro tra la ‘ndrangheta e lo Stato, purtroppo è stato poco promosso.
In “Storia di una figlia” si cambia registro, lei affronta il tema della ricerca della verità, anche attraverso il suggestivo strumento dell’ipnosi regressiva mentre sullo sfondo si affaccia l’incubo del Nazismo
Si, sono uno studioso del fenomeno del Nazismo, mi sono sempre chiesto come abbia fatto un popolo civile a fare quello che ha fatto, di una violenza e di una spietatezza indicibili. Non volevo scrivere della shoah, però, perché è un argomento che è stato già molto trattato, bensì delle stragi naziste in Italia. Mio padre ci raccontava di avere fatto il soldato durante la II Guerra Mondiale e di essere stato prigioniero in Germania in una fabbrica di birra. Ad un certo punto mi sono chiesto: e se invece mio padre, poniamo il caso, fosse stato un collaborazionista? Tentai di fare ricerche ma trovai le porte chiuse al Ministero e solo più tardi, da Questore riuscii a sapere che aveva detto la verità. Ma continuai a chiedermi come avrebbe potuto un figlio venire a sapere un fatto come questo: l’unica possibilità era la memoria genetica. Nel romanzo la protagonista si presta al trattamento dell’ipnosi regressiva, attraverso la quale si riesce a regredire non solo all’infanzia ma anche agli avi, e approda ad una scoperta sconvolgente. Nelle ultime righe si chiuderà il cerchio. La memoria genetica è uno degli argomenti che mi affascinano e che ho già trattato in “Un assassino qualunque”. Ho sempre pensato che se si trasmettono i neuroni, anche la memoria che è contenuta nelle sinapsi si trasmette nelle generazioni seguenti. Ho studiato parecchio queste dinamiche, scientificamente possibili, ma non esiste un riscontro empirico. Quanto al richiamo storico, ho voluto legare “Storia di una figlia “ad un fatto atroce che mi ha sconvolto, la strage di Sant’Anna di Stazzema, dove i nazisti hanno trucidato centinaia e centinaia di donne e bambini indifesi, come cani. Si salvò solo una bambina. Ero stato invitato a presentare il libro a Sant’Anna, ma purtroppo il Covid mandò all’aria il programma.
Ad Ancona come è approdato?
Dopo un incarico svolto a Vicenza, nei nostri frequenti viaggi di rientro in Puglia con mia moglie, lungo l’autostrada A14 abbiamo notato questa città adagiata sul golfo, circondata da un mare splendido. Abbiamo allora pensato di raggiungere il centro e –ricordo- ci siamo presi un caffè in piazza Roma. Seguirono poi altri incarichi a Vasto e quindi alla Questura di Verona, e intanto restava il desiderio di avvicinarsi, Nel 1996 c’è stata la possibilità per mia moglie di essere trasferita alla Banca d’Italia e per me al Commissariato di Osimo. Così è andata. Abbiamo preso in affitto una casa in Via Piave e più avanti l’abbiamo acquistata in centro.
L’impatto con questa città?
Non è stato difficile, ero stato al nord, al sud in più sedi, a Roma, perfino in Sardegna, ero abituato a registri e abitudini molto diversi. La sera, ad esempio: a Foggia si fa tardi, qui un po’ meno, a Vicenza a fine pomeriggio non vedi più nessuno in giro. Ancona è veramente l’epicentro dell’Italia, è assolutamente baricentrica: in quattro ore sei a Bari, in quattro o poco più a Milano o Torino, a Roma anche meno. Lo è anche sotto il profilo socio-culturale; dico sempre che ad Ancona si trovano i pregi dei meridionali e dei settentrionali, ma senza i difetti. E’ così!
Davvero un grande complimento.
E’ la verità, è una città in forte crescita, abitando in centro mi accorgo di un via vai di visitatori, di persone anche dall’estero, incuriosite e interessate alla Storia e al patrimonio cittadino. Il panorama che si scorge lungo la discesa dal Duomo e il percorso dal Porto a Passetto sono davvero bellissimi. A proposito, mi auguro davvero che venga scelta quale Capitale della Cultura Italiana 2028, le premesse ci sono tutte. Un numero crescente di produzioni televisive e cinematografiche l’hanno scelta per le sue caratteristiche e per la sua accoglienza.
Allora il suo ultimo romanzo, “L’errore”, non l’ha ambientato qui assecondando la visione del regista Moretti che cercava una città anonima per ambientare il suo film “La stanza del figlio”?
No, assolutamente no, Mi ha fatto davvero piacere legare questa nuova storia che ho costruito alla città di Ancona, che amo, che ci ha accolto, dove sono cresciuti i miei figli. E’ una città tranquilla, sicura, che merita attenzione e riconoscimento- ripeto il concetto- e desideravo contribuire ad amplificarne la conoscenza. Allo stesso tempo ci tenevo che facesse da sfondo a temi importanti, la violenza psicologica e l’ urgenza della tutela e della salvaguardia delle donne vittime di violenza. Il protagonista è operativo presso il Centro Antiviolenza, che in questa città è una realtà solida, operativa da molti anni. Un regista napoletano, Stefano Incerti, mi chiese i diritti per farne un film, lo ho segnalato anche a Marche Commission, sarebbe stato interessante, ma poi non si è trovato il produttore. Ancora ci spero.
Questo cenno cade a proposito visto che siamo novembre, nel mese delle iniziative di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne (il 25 è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le Donne, ndr), quale è la sua opinione sui femminicidi e sulla violenza di genere?
Le leggi ci sono, è un discorso complesso, personalmente ho conosciuto donne maltrattate dai mariti che non se la sentivano di denunciare, per varie ragioni. Chiaramente è un fenomeno culturale, con deviazioni e implicazioni ataviche. Adesso ci sono anche i social che hanno ampliato il range delle violenze, e le alimentano. Il Questore ha il provvedimento dell’ammonimento, personalmente ne ho emessi diversi nel tempo, e spesso funziona perchè blocca l’istinto ferino del maschio, ma a volte non basta. Nel quadro europeo- non che sia di consolazione- l’Italia peraltro è nella parte bassa di una triste classifica dei femminicidi, nella gran parte del mondo le uccisioni di donne e ragazze sono all’ordine del giorno. E’ un quadro complicato, sono convinto anche io, come molti, che bisogna ripartire dall’educazione, dalla scuola e prima ancora dalla famiglia. Quando un bambino vede un padre che attacca la madre, interiorizza quel modello, purtroppo è inevitabile. E c’è altro: nel mio romanzo al quale sto lavorando e che pubblicherò per la prima volta in autonomia, ormai ne ho le competenze, riferisco di organizzazioni di uomini uniti nell’odio contro le donne, quali la Manosfera, gli INCEL, che fanno veramente rabbrividire. Gente frustrata, molto pericolosa. Un padre oggi ha di che preoccuparsi. E con lui l’intera società.
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