I miti e le visioni di Simona Bramati esposti alla Mole

E’ la più ampia mostra personale dedicata all’artista marchigiana

– Si inserisce nel percorso di Ancona 2028 e nel progetto Venus Genetrix, dedicato alla valorizzazione della creatività e dello sguardo femminile  la mostra “SIMONA BRAMATI. MITI, METAMORFOSI, VISIONI. Colloqui immaginari nel segno dei Simbolisti” inaugurata il 27 settembre scorso alla Mole Vanvitelliana  e visitabile fino al 22 novembre.   E’ la più ampia mostra personale dedicata all’artista marchigiana, originaria di Castelplanio e attualmente attiva a Sirolo , Simona Bramati, annoverata tra le  protagoniste  del panorama artistico contemporaneo italiano. L’esposizione, curata da Emanuele Bardazzi e Beatrice Buscaroli, è sostenuta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Ancona con il patrocinio del Consiglio Regionale Assemblea Legislativa delle Marche, ed è promossa e organizzata dall’Associazione Culturale FEU!LAB.

La carriera di Simona ha preso il volo nei primi anni duemila grazie a Vittorio Sgarbi, che ne ha intuito il talento inserendola in importanti mostre collettive nazionali, come “Il Male. Esercizi di pittura crudele” (Torino, 2005) e la grande esposizione sull’Arte Italiana 1968-2007 a Palazzo Reale a Milano. La sua ricerca pittorica si distingue per un’atmosfera fortemente evocativa e legata al Simbolismo e alla rilettura del mito. I suoi lavori su tela (spesso realizzati a olio) mettono frequentemente in scena: il complesso rapporto e il processo di mutamento tra l’essere umano e la natura circostante, figure e corpi femminili inseriti in contesti onirici, talvolta affiancati da animali o elementi allegorici (come maschere e piume).

La mostra di Ancona, che ha attirato l’interesse nazionale, propone un articolato percorso espositivo che mette in dialogo la ricerca dell’artista con il grande patrimonio culturale e iconografico del Simbolismo europeo, con le incisioni di alcuni dei più importanti protagonisti: Max Klinger, Austin Osman Spare, Giulio Aristide Sartorio, Arnold Böcklin, Otto Greiner, Franz von Stuck, Félicien Rops, Georges De Feure, Armand Rassenfosse, Fernand Khnopff, Sigmund Lipinsky, Marcel- Lenoir e molti altri ancora. Un dialogo che non vuole essere una citazione stilistica, ma una riflessione profonda sulla permanenza dei grandi archetipi della cultura occidentale e sulla loro sorprendente attualità.  Il percorso espositivo attraversa i principali nuclei della produzione di Simona Bramati: la mitologia classica, il femminino sacro, la simbologia cristologica, la metamorfosi, la numerologia pitagorica, le figure iconiche e la riflessione sulla condizione della donna contemporanea. Le sue opere, caratterizzate da una straordinaria precisione tecnica e da una potente dimensione evocativa, invitano il visitatore a un viaggio tra memoria, spiritualità e immaginazione. Il percorso espositivo è approfondito nell’elegante catalogo edito da Polistampa Firenze, con testi istituzionali dei curatori e di Loretta Mozzoni, Ilaria Gobbi e della numerologa Romina De Luca. All’inaugurazione saranno presenti la senatrice Elena Leonardi e il Sottosegretario alla Cultura e Turismo della Regione Marche Silvia Luconi.

Accanto all’esposizione sarà sviluppato un programma di iniziative culturali, dall’8 ottobre al 21 novembre, con incontri, conferenze e tavole rotonde con personalità di primo piano del panorama culturale italiano, tra le quali, ad esempio, Davide Rondoni in “Salomè. Danzante tragedia del potere”, l’ 8 ottobre alle ore 21. Verrà messa in scena la performance “Le serrature del silenzio” in collaborazione con la performer Eloise Von e paesaggi sonori sono curati da Imposta Fabbricazione Spiriti.(vedi programma eventi allegato)

“Una mostra importante e preziosa- sottoscrive Emanuele Bardazzi co-curatore presente all’anteprima- e credo unica nel panorama nazionale. Un’artista figurativa contemporanea che dialoga con oltre 130 opere, molte delle quali vere chicche, provenienti dal collezioni private. Il catalogo viaggia in perfetto allineamento con l’esposizione”.     Forte il coinvolgimento emotivo di Simona Bramati che racconta le sue opere come prodotto di una spinta interiore non spiegabile razionalmente, di una serie di visioni che guidano la mano, in totale sintonia con i simbolisti cui si ispira – lei che simbolista non è. Non è un dialogo a distanza il mio– spiega- ma un sentire che mi riconduce a loro. E’ un percorso del tutto naturale il mio, non studiato a tavolino, che spero  arrivi ai visitatori, è un viaggio per tutti”.

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INFORMAZIONI MOSTRA

“SIMONA BRAMATI. MITI, METAMORFOSI, VISIONI. Colloqui immaginari nel segno dei Simbolisti”

Orario  dal 01/10 al 22/11

– martedì, mercoledì e giovedì: dalle ore 15.00 alle ore 18.00

– venerdì, sabato, domenica e festivi: dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle 18.00;

Lunedì chiuso

Biglietti

Intero: € 8,00

Ridotto: € 5,00 (studenti universitari; over 65; under 25; possessori di card: Feltrinelli, Coop, Marche Teatro, University card; iscritti a: FAI, Italia Nostra, Touring Club, ICOM, soci ACI; famiglie con minori al seguito; dipendenti del Comune di Ancona che si presentino con tesserino; dipendenti di Marche Teatro che si presentino con tesserino; croceristi).

La riduzione è prevista anche per coloro che: pranzano in un ristorante di Ancona; hanno soggiornato almeno una notte nelle strutture ricettive marchigiane; visitano la Pinacoteca con un accompagnatore residente nel Comune di Ancona.

Gratuito: under 18; studenti scuole di ogni ordine e grado (fino al V anno della scuola secondaria superiore); giornalisti muniti di tesserino; guide turistiche iscritte all’albo nazionale; ospiti per almeno due notti presso strutture ricettive di Ancona; disabili e accompagnatori

☎️ *INFORMAZIONI – PINACOTECA CIVICA “FRANCESCO PODESTI”*

071 2225047

071 2226625 – 071 2226626

📧pinacoteca@comune.ancona.it

☎️ *ANCONA SERVIZI – INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

*333 6166898*

📧 pinacoteca@anconaservizi.it

Topolino parla in anconetano, e il numero va a ruba

…e te nun cel zapevi?

Da Mickey Mouse, celebre personaggio dei fumetti americano nato nel 1928 dalla fantasia di Walt Disney, a Topolì de noaltri ( o potremmo chiamarlo sorcetto?) quasi cento anni dopo. Il più celebre tra i magazine a fumetti, con oltre 3600 pubblicazioni alle spalle, andato a ruba in questi giorni nelle edicole, parla a sorpresa il vernacolo di casa nostra, e in altre regioni l’aquilano, il sardo e il ladino. Si tratta di 4 versioni speciali della storia “Topolino e l’intralcio (in)volontario” scritto da Marco Boschi per i disegni di Luca Usai, tradotto nei quattro diversi dialetti sparsi nel territorio peninsulare, nell’ambito dei una operazione che ha toccato tutte le regioni italiane. Al progetto è dedicata anche un’imperdibile cover realizzata da Andrea Freccero, con protagonista Pippo, il grande amico del personaggio principale. Per declinare Topolino e l’intralcio (in)volontario in sardo, anconetano, aquilano e ladino, Panini Comics si è avvalsa di un team di linguisti guidati dal prof. Riccardo Regis –Università degli Studi di Torino, tra i quali figura la linguista anconetana Giuliana Giusti docente all’Università Ca’ Foscari di Venezia, che insieme alla collega Laura Brugè ha svolto con competenza il proprio incarico. Un’ iniziativa- dicono i cultori del dialetto- che ha il pregio di avvicinare i lettori di tutte le età alle tradizioni linguistiche italiane attraverso il linguaggio universale del fumetto. Una iniziativa che è piaciuta parecchio all’assessore alla cultura Marta Paraventi anche perché nel progetto per Ancona Capitale della Cultura 2028 l’Amministrazione ha investito sulla valorizzazione del dialetto anconetano, dando mandato alla prof.ssa Giusti di condurre in questo ambito una serie di ricerche sul campo per documentare l’anconetano contemporaneo.

.Giuliana Giusti e Laura Brugè  entrambe anconetane, sono linguiste del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati dell’Università Ca’ Foscari Venezia. Giuliana Giusti è la referente del progetto Anconetano QUESTO – ADESSO, che si avvale di una borsa di ricerca finanziata dal Comune di Ancona. Nel corso dei focus group svolti in Pinacoteca nello scorso mese di luglio, la prof.ssa Giusti ha potuto consultare numerosi parlanti di entrambi i generi e di età e provenienze rionali diverse su questioni anche riguardanti l’adattamento in oggetto. Lo studio linguistico del dialetto anconetano che è proseguito con interviste strutturate guidate dalla docente alla Mole in questo mese di settembre, è parte del dossier di Ancona Capitale della Cultura 2028. I risultati della ricerca forniranno la base per una grammatica dell’anconetano ad uso della cittadinanza e della comunità linguistica nazionale e internazionale.

Topolino è il magazine più letto dai ragazzi tra i 5 e i 13 anni e propone ogni settimana 6 storie a fumetti inedite con una costante attenzione alla qualità per soddisfare un pubblico incredibilmente trasversale (dai 5 ai 99 anni.). Alle grandi avventure, ben radicate nella tradizione, si affiancano storie legate all’attualità (dallo sport, alla musica, a cinema e televisione), lo studio continuo di nuovi personaggi e l’arricchimento di quelli più amati.

In anconetano, che dire? ce piace un bel po’!!!

F Z

Dal mare la Lampada di Assisi per una Cultura di Pace

Un evento inedito in favore della PACE nella Giornata Internazionale ad essa dedicata, il 21 settembre, ha coinvolto oltre cinquecento alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado e alcuni spazi significativi del centro città, in particolare il porto antico dal quale nel 1219 San Francesco partì per una missione di Pace in Oriente. Presso la Banchina a lui intitolata, il Sindaco Silvetti e l’Arcivescovo Mons. Spina hanno accolto in arrivo dal mare la Lampada della Pace di Assisi, nell’ambito della tappa anconetana del Giro d’Italia per la Pace, ideato dal Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, lo stesso che promuove l’annuale, storica Marcia per la Pace Perugia-Assisi. L’iniziativa, che ha è stata presa in carico dalla presidenza del consiglio comunale e ha coinvolto le principali istituzioni cittadine, scuole e associazioni e ha trasformato l’arrivo della Lampada in un momento di mobilitazione e in un impegno concreto per fare di Ancona, nel cammino verso Capitale Italiana della Cultura 2028, una città sempre più orientata al dialogo, all’incontro e alla costruzione della pace.

Ogni città attraversata dal Giro è stata invitata a trasformarsi in un “Cantiere e Scuola di Pace”, ovvero non un appuntamento destinato a concludersi nell’arco di una giornata, ma l’inizio o il rafforzamento di un impegno capace di proseguire nel tempo, soprattutto attraverso il protagonismo delle giovani generazioni. Bambini e ragazzi delle scuole Pascoli, Leopardi, Falcone, Don Milani, Faiani e Podesti che hanno lavorato con passione nei primissimi giorni del nuovo anno scolastico alla preparazione dei materiali (striscioni, cartelli illustrati, sciarpe, bandierine, e ogni tipo di manufatto), dei canti e delle coreografie per celebrare la Giornata internazionale della Pace. Dopo lo sbarco dalla motovedetta della capitaneria di Porto e la consegna della Lampada, accolta dalle parole del Sindaco, che ha citato i tempi difficili che stiamo attraversando rinnovando l’appello alla pace, dell’Arcivescovo che ha posto l’accento sul “fare luce” attraverso l’opearto quotidiano, del francescano Padre Alvaro Rosatelli, presidente del Comitato delle celebrazioni dell’ 800ario di San Francesco, di Flavio Lotti del Coordinamento nazionale enti locali per la Pace e dell’Ammiraglio Massimo Seno, le scolaresche in festoso -e al contempo, solenne- corteo hanno raggiunto Piazza della Repubblica accolti dalle note del celebre brano “Imagine” della coppia John Lennon e Yoko Ono, eseguito dal coro delle scuole Pascoli-Leopardi. Dopo ulteriori momenti di riflessione portati dal presidente del consiglio comunale Simone Pizzi e dal giornalista conferenziere Diego Mecenero, che ha interpretato il personaggio sel Santo Patrono d’Italia e il suo messaggio con simpatia e forza espressiva, bambini e ragazzi si sono impegnati in un flash mob che ha coinvolto tutti, ma proprio tutti. A dare man forte alla parte dedicata all’animazione il trio Cristina-Massimo e Fabio dei BanZaii, apprezzatissimo team di giovani animatori anconetani molto seguito sui social. La mattinata si è chiusa con la consegna alle scuole partecipanti delle Vele della Pace, manufatti realizzati dagli ospiti disabili del Centro Papa Giovanni XXII

La tappa di Ancona del Giro d’Italia per la Pace conferma la vocazione che il capoluogo ha sempre avuto e che ha rafforzato rivalutando il legame con la figura potentissima di San Francesco e che oggi assume un significato ancora più forte nel cammino verso Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028. “Perché – come ha sottolineato il presidente del consiglio comunale Pizzi– essere capitale della cultura significa anche interrogarsi sulla cultura che una comunità vuole generare e consegnare al futuro. E Ancona, città-porto naturalmente protesa verso l’Adriatico e il Mediterraneo, vuole fare dell’incontro, del dialogo e della pace uno dei linguaggi della propria identità: una città che si prepara a essere Capitale della Cultura e che vuole diventare sempre più anche “capitale” di Pace. Non un titolo da esibire, ma una responsabilità da vivere”. FZ

Le figure femminili di Nicoletta Bonarelli- In mostra alla Pinacoteca

A lungo e per scelta lontana dagli ambienti artistici, la figura e l’opera della pittrice anconetana Nicoletta Bonarelli ((Pesaro, 1906 – Cineto Romano, 2002))– vissuta a Roma per gran parte della sua vita ma rimasta legata alla terra di origine-  sono state oggetto di una importante riscoperta critica e biografica grazie agli studi dello storico dell’arte Michele Servadio e,  a partire dal mese di settembre 2026, ad una mostra antologica  che da quegli studi scaturisce e che Ancona le dedica:  “Nicoletta Bonarelli. Dal vero all’anima” ,  ospitata alla Pinacoteca Civica “F. Podesti” di Ancona e aperta fino al 1° novembre.  Un progetto, curato dallo stesso studioso, con cui si restituisce un posto di rilievo ad una artista di grande cultura, viaggiatrice e sperimentatrice che ha legato la sua vita e la sua arte a un percorso di profonda introspezione. Il percorso di Nicoletta Bonarelli si apre nel 1929, quando la pittrice si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Roma seguendo i corsi di pittura da cavalletto e di decorazione murale: durante le lezioni viene notata da Ferruccio Ferrazzi, che la vuole presto fra le sue allieve predilette. Le opere giovanili, fra cui Paesaggio e Figura, entrambe del 1936, restano nell’orbita della Scuola Romana e della sua componente più malinconica, quella di Scipione, con alberi spogli, architetture attraversate da luci rosse e riferimenti dichiarati a El Greco. Sono anni di intensa attività espositiva: fra il 1932 e il 1941 Bonarelli partecipa a rassegne sindacali e collettive a Pesaro, Ancona, Roma, Firenze, Recanati, Zara e Milano, un percorso che testimonia un inserimento non episodico nel sistema espositivo dell’arte marchigiana e nazionale del tempo. In questo percorso Ancona occupa un posto documentato.

Nata a Pesaro da un’antica famiglia aristocratica anconetana, la pittrice espone più volte nel capoluogo dorico prima della mostra attuale: al Teatro Stamira nel 1935, nel 1936 e nel 1938, in occasione rispettivamente della terza, della quarta e della sesta mostra sindacale interprovinciale d’arte marchigiana e nel 1939 al Palazzo didattico Podesti, per la settima edizione della stessa rassegna.  Il 1941 segna una cesura netta. Sposata con lo scultore e architetto Ferdinando Galli, suo compagno di Accademia, Bonarelli dà alla luce in quell’anno l’unico figlio, Francesco, affetto dalla sindrome di Down. Da quel momento la pittrice si ritira insieme al marito a vita privata, interrompendo per il resto della sua esistenza la partecipazione a mostre ed esposizioni pubbliche: le opere successive restano quindi sottratte alla vista del pubblico per volontà della stessa autrice, che le considera troppo personali. È a questa fase che risale il dipinto L’ombra (1941-1944), in cui una donna, riconoscibile come un autoritratto, cammina in uno spazio sospeso fra giallo, blu e rosso, seguita da un’ombra resa solida e stabile rispetto a lei.

Dal 1947 il linguaggio pittorico di Bonarelli comincia a cambiare in modo sostanziale: fra la fine del decennio e i primi anni Cinquanta prendono forma le opere che la critica ha chiamato le Figure, immagini sospese ed eteree in cui l’artista trasferisce il proprio tormento interiore. Nello stesso periodo, dopo un decennio di isolamento, fonda a Roma, prima in via Filangeri, poi in via Condotti, una scuola d’arte femminile che rimane attiva per circa cinquant’anni, formando diverse allieve, fra cui Titina de Filippo e Ornella de Cataldo. Il suo linguaggio si allontana intanto in modo definitivo dalla Scuola Romana, in un percorso che, tra la fine degli anni Quaranta e la fine degli anni Cinquanta, la conduce verso una riflessione più ampia sulla condizione femminile: ai riferimenti a El Greco e Tintoretto si affiancano le lezioni di Picasso e Cézanne, insieme a suggestioni tratte dagli idoli arcaici del Neolitico. Prende corpo l’archetipo della Grande Madre, legato a maternità e abbondanza, spesso raffigurato in mezzo al mare dentro gusci primordiali. Solo negli anni successivi, una volta elaborata la maternità, quell’iconografia lascia il posto alla donna sola, protagonista delle Figure Femminili Archetipiche: soggetti privi della presenza del bambino, accompagnati solo da elementi minimi, uno specchio, una sdraio, che ne definiscono il contesto senza intaccarne la centralità solitaria. A metà degli anni Novanta lo stile compie un’ulteriore svolta verso l’essenzialità: i tratti del volto scompaiono e le opere si riducono a forme quasi geometriche

GLI ORARI:

Fino al 30 settembre: martedì-giovedì 16:00-19:00; venerdì 14:00-19:00; sabato, domenica e festivi 10:00-13:00 e 16:00-19:00

Dal 1° ottobre: martedì-giovedì 15:00-18:00; venerdì, sabato, domenica e festivi 10:00-13:00 e 15:00-18:00

Genitori a mensa con i propri bimbi. Inaugurato il nuovo servizio per le primaria Ungaretti di Candia

Hanno condiviso con i propri figli pastasciutta, pietanza, verdure  ed eccezionalmente anche un piccolo dessert per festeggiare insieme il nuovo servizio mensa, i genitori dei bimbi che frequentano la scuola primaria Ungaretti di Candia.   Una occasione speciale e inedita per trovarsi nell’ambiente che-    insieme alla casa-   costituisce lo spazio privilegiato di crescita e socializzazione.  L’iniziativa è “Genitori a mensa – una giornata nella mensa scolastica con i genitori”  (ma è estesa anche ai nonni) ed è promossa dall’Assessorato alle Politiche Educative del Comune:  la terza edizione di un progetto che riscuote ampio gradimento e che ha già interessato alcune scuole primarie cittadine. Una occasione unica – concordano i genitori- per assaggiare i menù e partecipare ad un momento conviviale anche educativo per i bambini.

La nuova mensa, a servizio anche della scuola dell’infanzia “Peter Pan”, è stata realizzata con fondi PNRR e per la prima volta a maggio ha aperto le porte alla città, ai genitori e alla stampa.   L’erogazione dei pasti  è un servizio importante e  accurato che naturalmente sta a molto a cuore alle famiglie: i   centri cottura comunali forniscono oltre 3.000 pasti giornalieri, sono confezionati nel rispetto delle tabelle dietetiche equilibrate nei nutrienti, articolate in 5 settimane a rotazione.  Qualche curiosità: le tabelle primavera-estate sono applicate dalla terza settimana di aprile a settembre mentre  le tabelle autunno-inverno da ottobre alla seconda settimana di aprile.  Entrambe seguono le direttive del SIAN – Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione AST Ancona che le approva.    Il servizio prevede anche  diete personali per intolleranze singole o multiple, per allergie e per motivi etico-religiosi.  

“ ‘Genitori a mensa’ fa seguito all’esperienza di “Dalla terra alla tavola” (visita alle aziende fornitrici di prodotti per le mense) e “Cucine aperte” (visita ai centri cottura comunali) con le quali l’ Amministrazione  ha voluto far conoscere e apprezzare anche da parte delle famiglie la ristorazione scolastica offerta e, al contempo, favorire il dialogo con i genitori.  Il servizio mensa scolastica del Comune di Ancona ha ottenuto lo scorso anno il quarto posto della classifica nazionale di Foodinsider sulle mense scolastiche italiane e ricevuto il bollino d’oro per la Certificazione biologica dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Partecipa, inoltre, ogni anno alla Green Food Week. “Tutti riconoscimenti – ribadisce l’assessore alle Politiche Educative- che segnano il percorso virtuoso che stiamo portando avanti grazie alla scelta accurata dei prodotti biologici e a km 0 e con un forte impegno nel coniugare salubrità e gusto nelle preparazione dei pasti nei centri cottura comunali” .   La nuova mensa della scuola primaria Ungaretti di Candia e della scuola dell’infanzia “Peter Pan”, operativa dall’inizio dell’anno scolastico 2025/2026 ha una superficie di 138 metri quadrati, ospita 100 alunni con doppio turno di refezione con conseguente estensione del tempo pieno scolastico. L’edificio è collocato al centro dei due plessi esistenti.

I lavori sono stati realizzati con un finanziamento PNRR di 297 mila euro e un importo complessivo di 380 mila euro. Oltre allo spazio mensa per i bambini sono presenti: cucina, dispensa, anti cucina e locale per lavaggio delle stoviglie, spogliatoio, doccia e servizi igienici per il personale addetto e altri spazi funzionali per la pulizia.

FZ e RT

Aspio e Gallignano mettono di nuovo la palla in campo

Una colorata, partecipatissima festa, l’inaugurazione il 29 aprile all’ Aspio e a Gallignano rispettivamente del campo di calcio e del campo di calcio a cinque, riaperti dopo significativi lavori di rifacimento in carico in buona parte al Comune. A presiedere il taglio del nastro, gli assessori agli impianti sportivi Daniele Berardinelli, allo Sport Giovanni Zinni (vice sindaco) e ai Lavori Pubblici Stefano Tombolini. Con loro l’Arcivescovo di Ancona, mons. Angelo Spina, il Presidente del Comitato Coni Marche, Fabio Luna (non poteva mancare), la stampa sportiva- ospite d’onore Paolino Giampaoli- e naturalmente dirigenti federali e delle società sportive che hanno curato ogni dettaglio della festa. L’intervento dell’impianto dell’Aspio è stato particolarmente consistente ed ha riguardato il rifacimento del manto sintetico, sostituito con uno di ultima generazione, di tipo vegetale con l’inserimento di un sottotappeto elastico atto a salvaguardare le articolazioni degli atleti. Sono state inoltre realizzate opere di efficientamento energetico negli spogliatoi (cappotto termico, pannelli fotovoltaici e altre opere) e sostituita la vecchia con una nuova illuminazione del campo, a proiettori led. Il costo, pari a circa 800mila euro è stato compartecipato dal Comune (20%), il resto coperto con bando specifico. Nettamente più contenuti i costi della riqualificazione del campo di calcio a cinque di Gallignano (circa 70.000 euro, con mutuo comunale) consistiti nel rifacimento del manto erboso sintetico e della recinzione perimetrale. Con la stessa spesa è stato fatto rientrare il restyling della pista polivalente adiacente.

La Biblioteca Benincasa diventa presidio e rifugio antiviolenza

Si unisce alle 250 biblioteche e librerie in rete per informare e dare soccorso

Nel 2025 – lo rileva l’Istat-   oltre 6 milioni di donne dai 16 ai 75 anni di età hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita e di queste il 10,5% ha denunciato la violenza subita da parte dei partner o ex partner negli ultimi cinque anni. I dati rivelano che si tratta di un fenomeno profondamente radicato nella società, che richiede impegno costante e concreto da parte di tutte le Istituzioni nel contrasto e nella piena e ferma condanna delle condotte maltrattanti e discriminanti.

Il Comune di Ancona prende sul serio l’appello alle istituzioni e-   in affiancamento ad altri progetti e attività avviati da tempo dall’assessorato alle Pari Opportunità in totale condivisione con l’intera Amministrazione-   fa sua una proposta concreta di livello nazionale, mettendo a disposizione delle donne vittime di violenza  una delle più antiche e prestigiose istituzioni culturali cittadine aperte al pubblico, la Biblioteca comunale Benincasa,  dove è in corso una accurato intervento di ristrutturazione che la renderà uno dei luoghi più affascinanti e accoglienti del capoluogo.   A pensarci bene, quale sito migliore della Biblioteca civica per promuovere una cultura della libertà e dell’autodeterminazione, oltre che per accogliere le donne in difficoltà, con la consapevolezza che per fermare la violenza si debba avviare un profondo cambiamento culturale? “

Non si tratta di una iniziativa isolata bensì in adesione al progetto nazionale di rete “I Rifugi”, che invita le istituzioni culturali pubbliche e private a diventare presidio di contrasto e prevenzione della violenza di genere. L’orientamento è quello di creare un tessuto di punti di riferimento per le donne che si trovano nella condizione di subire violenza, sotto qualunque forma e finora è stato recepito da 250 tra biblioteche e librerie sparse nel Paese. L’ iniziativa è stato avviata  nel 2023 dalla casa editrice Settenove (interamente dedicata alla prevenzione della discriminazione e della violenza contro le donne) in collaborazione con “Percorso Donna aps”, ed è stato patrocinato da Associazione Italiana Biblioteche e sostenuto dalla Fondazione Giulia Cecchettin e ha già ottenuto importanti riconoscimenti istituzionali e culturali, quali l’alto Patrocinio del Parlamento Europeo .

 Biblioteche e librerie, perciò, individuate quali luoghi sicuri e di supporto per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere, concreti punti di riferimento per le vittime, per informare e per soccorrere, per essere ponte verso i Centri Anti Violenza del territorio. All’interno dei “Rifugi” possono trovare personale formato in grado di garantire il primo supporto e sostegno, nonché di orientare verso i presidi attivi presenti sul territorio. Il progetto prevede attività formative, azioni di rete, donazioni simboliche e strumenti di riconoscibilità per le realtà aderenti. Nello specifico: quattro incontri di formazione gratuiti online in modalità sincrona per il personale bibliotecario; donazione di un libro alla casa rifugio più vicina; kit di riconoscimento per biblioteche “rifugi ” (vetrofania, pannelli o poster con numero antiviolenza, materiale informativo per la clientela, lista dei centri antiviolenza); newsletter periodiche su tematiche di aggiornamento.

Informazioni sul progetto e la rete “Rifugi” : progetti@settenove.it

Sulla Biblioteca Benincasa: ha sede in via Bernabei, all’interno di Palazzo Mengoni Ferretti, una residenza nobiliare del XVI secolo, importante esempio di architettura civile anconetana. Il Palazzo fu costruito nel 1592 come dimora per il conte Ferretti e nel 1949 venne ceduto al Comune che nel 1950 lo scelse per ospitare la biblioteca. Il Palazzo si estende su sei livelli principali che comprendono un piano seminterrato e un piano sottotetto, per un totale di circa 4000 metri quadrati.

Federica Zandri

Palermo Giangiacomi, molto più che autore vernacolare

Se gli anconetani di recente hanno scoperto le tante, sconosciute, sfaccettature del concittadino Palermo Giangiacomi, detto “D’Artagnan” – autore del celeberrimo lavoro vernacolare “L’imbriago” che mio nonno, ricordo, mi portò a vedere al Teatro Sperimentale quando ero bambina- lo devono al Lions Club Ancona Host che a fine marzo ha regalato alla città una conferenza- spettacolo partecipatissima alla Mole Vanvitelliana. L’evento, curato nei minimi dettagli, è inserito nell’ambito delle celebrazioni per il 70° anniversario del Lions Club, molto attivo e propositivo nel recupero e nella divulgazione della storia del capoluogo, di quella Ancona che non c’è più e che in tanti non conoscono. Il progetto “Il poeta e la città”, dedicata al poeta e commediografo anconetano Palermo Giangiacomi prende le mosse dalla ricerca condotta e confluita in un volume del giovane storico Michele Servadio, che è stato anche il conduttore dell’evento. I partecipanti, numerosi e molto interessati, hanno avuto l’occasione di ascoltare alcune fra le composizioni poetiche più intense e liriche del nostro autore, sia in italiano sia in vernacolo anconitano, oltre ad assistere ad alcuni frammenti di sue celebri opere teatrali come “L’assediu di Ancona” e il già citato “L’imbriago”, messi in scena per l’occasione da alcuni attori della compagnia teatrale “J’amici de Candia”. Una commedia la seconda, che è stata scritta non solo per divertire ma anche -ha spiegato Servadio che ha fatto luce su tantissimi aspetti della vita e della produzione di Giangiacomi- per mettere all’indice, ridicolizzandola, una piaga di inizio Novecento, presente soprattutto nelle città portuali come Ancona, l’alcolismo.

Bada che Ancona, a qui, è bel’ un bel po’! | Guarda che panorama che se vede, | coi campi, i monti, el mare de lagió!… | Pure, che sia coscì, non ce se crede.  (da Ancona, in Opere scelte, Gilberto Bagaloni Editore)

Nato nel capoluogo dorico da un’umile famiglia del Rione San Pietro negli anni Settanta dell’Ottocento, Giangiacomi è stato un autore profondamente legato alla sua città, del quale divenne interprete come pochi altri. Considerato insieme a Duilio Scandali e Francesco Scarabicchi tra i più influenti poeti anconetani del XX secolo, oggi la sua figura è (quasi) caduta nell’oblio. Nato – si accennava- in una famiglia poverissima e per questo costretto ad abbandonare gli studi, ebbe una vita avventurosa che lo portò, dopo essersi avvicinato agli ambienti anarchici e repubblicani, a partire volontario per combattere a fianco dei greci nella guerra greco-turca. Tornato ad Ancona, fece i lavori più disparati per mantenersi, fra cui lo strillone di giornali, il carpentiere, il pesatore di carbone al porto e il pescatore, iniziando parallelamente a studiare da autodidatta con libri presi in prestito dalla biblioteca comunale. A quel periodo risalgono i suoi primi sonetti, dati alle stampe nel 1901 con il titolo di ‘Avemarie e tramonti’, cui si affiancarono ben presto le prime composizioni in vernacolo, registro linguistico che consentiva a Giangiacomi di potersi rivolgere con maggiore naturalezza a quel variopinto mondo popolare in cui era cresciuto e che rappresentava il suo pubblico d’elezione. In seguito divenne anche giornalista, collaborando a numerose testate locali, come Il Moschettiere, Il Lucifero e L’Ordine. Nel 1904 ottenne i primi successi commerciali dando alle stampe i suoi più celebri componimenti letterari, tra cui nel 1909 “L’imbriago “. Ferito al fronte durante la guerra del 15-18, tornò ad Ancona dove divenne direttore della Biblioteca comunale e l’intellettuale più influente della città, continuando a pubblicare opere fino a pochi anni prima della morte, tra cui l’ultima ‘Storie e sturiele’, accompagnata da un saggio intitolato ‘Il vernacolo anconitano’ in cui spiegava l’origine e l’importanza della forma dialettale all’interno del panorama poetico nazionale.

Ascoltare le sue poesie significa ascoltare la storia di Ancona, ricordare il suo passato e riportare alla luce il folclore cittadino.

L’evento, organizzato dal Lions Club Ancona Host con il patrocinio del Comune di Ancona, della Deputazione di Storia Patria per le Marche e dell’Accademia di Oplologia di Ancona, è stato ideato e curato da Michele Servadio e ha visto la collaborazione di Marco Burini, Milena Costantini, Giorgio Ferroni, Rossano Ferrucci, Andrea Micheli, Massimo Parisi, e Luca Vignoni.

Federica Zandri

Parco del Conero, realtà dinamica in trasformazione

Intervista al presidente Luigi Conte e al direttore Marco Zannini

Il Parco del Conero è oggi una realtà dinamica e riconoscibile sul territorio che aspira a diventare Parco Nazionale con l’iter legislativo già avviato e condiviso da tutte le forze politiche, l’approvazione della Commissione Ambiente e l’attesa per le coperture finanziarie al MEF per diventare legge. Il rinnovato Consiglio Direttivo si è insediato da pochi giorni e Luigi Conte, su indicazione della Regione Marche è stato confermato a Presidente dopo essere subentrato nel dicembre 2023 a Daniele Silvetti.

Presidente Conte che cosa significherebbe, nel concreto, la trasformazione da Parco Regionale a Parco Nazionale?

“Significherebbe la svolta. Sotto l’aspetto economico diventando parco nazionale si avrebbero a disposizione risorse economiche decisamente superiori a quelle attuali e la possibilità di completare la pianta organica che già oggi prevederebbe 15 dipendenti con varie specializzazioni e che oggi ne conta la metà. Oggi, ad esempio, non abbiamo in organico un biologo marino che possa dedicarsi esclusivamente alle problematiche del mare e rafforzare la collaborazione l’Università Politecnica delle Marche con cui da anni collaboriamo. Il nodo del personale è fondamentale anche nell’attività di formazione e informazione che portiamo avanti nelle scuole attraverso il nostro CEA – Centro di Educazione Ambientale e per la gestione del Centro Visite del Parco e dell’Archeodromo del Conero. Il Presidente Acquaroli mi chiese di 2 anni fa di contribuire a rendere il parco sempre più amico dei cittadini e me lo ha confermato anche al momento di rinnovarmi la fiducia per un nuovo mandato dialogando e collaborando con le amministrazioni comunali di Ancona, Camerano, Numana e Sirolo cosa che avviene puntualmente con reciproco sostegno e soddisfazione.

Il Parco del Conero è un piccolo parco regionale che, nonostante le dimensioni ridotte, ha una straordinaria biodiversità, è un parco a terra ma che si affaccia sul mare che bagna tre dei suoi quattro comuni compreso il capoluogo di regione, ha un clima che consente la fruizione 12 mesi l’anno, ha saputo in questi anni affrancare come riferimento per residenti e turisti acquisendo una riconoscibilità che può e deve crescere ancora. L’inserimento di “Adesso Parco” nel dossier per Ancona Capitale della Cultura 2028, straordinario successo per tutto il territorio, significa un’attenzione importante alla sostenibilità ambientale, alla valorizzazione delle risorse naturali, paesaggistiche ed una dichiarazione d’intenti legata alla realizzazione del GeoParco ma è anche la conferma, come detto dal Sindaco Silvetti, che Ancona è certamente Città di Porto ma è anche Città di Parco e lo sarà sempre di più quando diventeremo Parco Nazionale includendo all’interno dell’area protetta anche il Parco del Cardeto.

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Marco Zannini è il Direttore del Parco e, con il suo staff, è chiamato ad associare gli aspetti scientifici della conservazione e tutela dell’ambiente con quelli pratici delle esigenze degli operatori turistici e balneari e dei cittadini-residenti.

In molte regioni italiane si discute oggi del rischio di overtourism e di sovraccarico ambientale dei parchi costieri. Qual è la sua visione, direttore, di un turismo marino sostenibile e integrato?

“Il mare, la costa, le spiagge sono attrattori fenomenali per il turismo locale, nazionale e internazionale. Le sue enormi potenzialità devono essere ben gestite nell’ottica della promozione della Riviera del Conero con il suo territorio caratterizzato da paesaggi rurali e piccoli borghi che sono un’ulteriore eccellenza. L’offerta riguarda esperienze ma anche preziose occasioni di scoperta sotto l’aspetto naturale e la scoperta di prodotti enogastronomici come il vino, il miele, l’olio, da assaggiare ed acquistare, l’artigianato tipico, la cultura, la storia, l’arte. Ciò può avvenire sempre di più nei mesi primaverili e autunnali nei quali la presenza di turisti stranieri può essere incrementata a patto però di essere capaci di offrire servizi e accoglienza qualificata”.

Il ciclo di eventi “Serate Natura” manda un segnale forte di destagionalizzazione e cultura diffusa. Qual è la strategia del Parco per trasformare queste esperienze in modelli permanenti di turismo lento e culturale?

“Il nostro lavoro per formare ed informare è continuo, convinti che la consapevolezza delle ricadute ambientali delle nostre azioni può preservare la biodiversità, vincoli e ripristini ambientali non sempre danno i risultati sperati. Durante l’anno scolastico portiamo nelle scuole ed in favore dei più giovani l’educazione ambientale con i 5 CEA – Centro di Educazione Ambientale collegati alla rete Infea del Parco del Conero. Il ciclo di eventi “Serate Natura” è invece prevalentemente dedicato ai residenti e turisti che vivono questo territorio e che spesso hanno curiosità di conoscere lo scrigno di biodiversità che li circonda. Grazie al Gruppo Fotografico “La Notte” e ad altri volontari offriamo occasioni per informare e affascinare grazie a foto e video di piccoli e grandi specie animali e vegetali che vivono il territorio sopra e sotto il mare. La bellezza dei colori, il fascino di piante ed animali in piacevoli serate gratuite all’aperto attirano chi passeggia nei centri storici dei nostri borghi a fermarsi per vedere, ascoltare ed imparare. In quei momenti distribuiamo materiale informativo sulle buone pratiche da tenere per rispettare la natura e gli animali durante il soggiorno. Il progetto CRI 572 in collaborazione con il Cai sez. Ancona e la Croce Rossa Italiana Comitato di Osimo ci ha consentito di produrre un folder informativo per affrontare l’escursione nei 18 sentieri ufficiali del Parco del Conero in piena sicurezza senza mettere a rischio la propria incolumità. Gli aspetti formativi e informativi sul lupo, il cinghiale e l’avifauna in generale sono altri aspetti primari come la divulgazione di buone pratiche per conviverci e capirne il valore ecologico dell’ambiente che ci circonda.

L’equilibrio tra uomo e natura ha presentato negli anni alcune criticità come nel caso del Mosciolo Selvatico di Portonovo presidio Slow Food. Cosa si può fare per conservare gli habitat?

“Il degrado dell’Habitat 1170 definito dalla Rete Natura 2000 che riguarda il Mosciolo selvatico di Portonovo riscontrato soprattutto nell’estate scorsa ne dimostra la fragilità e il bisogno di riflettere sulla gestione del prezioso mitile che ha soprattutto un carattere identitario per questo territorio oltre che economico. Esso è minacciato dall’innalzamento delle temperature, dalla mucillaggine, dell’alterazioni dei fondali, dall’intorbidimento dell’acqua e, come dimostrato dagli studi effettuati, ciò indurrebbe a consigliare la sospensione totale del prelievo del mosciolo selvatico di Portonovo, presidio Slow Food sino alla ricostituzione di popolazione abbondante di mitilo. Il problema dell’erosione costiera è aggravato dalla drastica riduzione delle foreste di alghe brune del genere Cystoseira e Gongolaria che con la loro presenza riuscivano ad attutire la forza delle mareggiate. La gestione delle attività antropiche in mare e lungo la costa è la sfida che attualmente ci vede coinvolti a fianco degli enti locali, dell’Università, della Capitaneria di Porto e delle altre categorie e associazioni legate al mare. Il degrado degli habitat marini e la scomparsa di alcune specie di interesse comunitario è un problema serio e in alcuni casi come quello della Pinna nobilis, sembrerebbe irrimediabile.

Uscendo dal mare, essendo il Parco del Conero un parco a terra che necessita di cura e manutenzione. Quali sono le priorità?

“Il ruolo del Parco è quello della tutela e della conservazione della natura e dell’ambiente così come lo è quello di promuovere la sostenibilità, la cultura del rispetto e l’accessibilità per tutti. Sono asset fondamentali per noi che perseguiamo sperimentando e comunicando i principi della rinaturalizzazione di aree degradate come è successo ad esempio con l’ampliamento del Lago Grande o dell’area attrezzata delle Terrazze di Portonovo, o a Piani di Raggetti per il contenimento dell’ailanto. In aree molto frequentate cerchiamo di canalizzare la fruizione con progetti che favoriscono l’accessibilità alla sentieristica anche per soggetti a ridotta mobilità come per il sentiero 309 “anello di Portonovo” che stiamo portando avanti per stralci funzionali. Grazie alla partecipazione in partenariati internazionali a progetti legati alla tutela del mare, della falesia, delle api e dei chirotteri portiamo avanti la nostra missione di tutela dell’ambiente. Con la manutenzione dei sentieri ufficiali del Parco, grazie all’ausilio soprattutto dei volontari e la convenzione con i VAB Marche, garantiamo la fruizione in sicurezza del parco e la prevenzione agli incendi boschivi. Monitoriamo il lupo e conteniamo la popolazione di cinghiale mediante attività di prelievo da parte di personale formato. La fruizione del territorio da parte dei turisti è garantita anche attraverso la professionalità delle guide naturalistiche e turistiche certificate dall’Ente parco come Guide del Parco”.