Le incisioni di Maratti in Pinacoteca fino al 15 marzo. Si intensifica la stagione culturale

Un biglietto di accesso alla Pinacoteca civica e a tutte le mostre che ospita e ospiterà nel 2026, dal costo di appena 5 euro, valido per un anno intero. 

E’ il regalo di Natale da parte dell’Amministrazione comunale ai cittadini residenti,  con l’auspicio che si sviluppi un legame con la “casa dei capolavori”, lo scrigno d’Arte di cui andare orgogliosi,  da fare conoscere a parenti, amici nel territorio locale come in tutto il Paese.   Nutrendosi della bellezza delle opere dei grandi maestri del passato ma anche degli artisti contemporanei con le molteplici suggestioni che generano.    

A pochi giorni dalla riapertura del sito, la Pinacoteca Podesti ha già prodotto due inaugurazioni ravvicinate:   della retrospettiva dedicata a  Umberto Grati, scomparso prematuramente un anno fa,  spin- off  dicembre-maggio 2026 dell’esposizione diffusa “Il tratto sensibile” che si è tenuta a novembre e che ha attirato 5000 visitatori e della  mostra Carlo Maratti e l’incisione”, terza tappa di una importante operazione culturale messa a a punto in occasione del IV centenario della nascita dell’ artista dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni del IV Centenario della nascita dell’artista, istituito dal Ministero della Cultura e sostenuti dalla Regione Marche, dai Comuni di Ancona, Camerano e Ascoli Piceno e con il prestigioso patrocinio dell’Accademia Nazionale di San Luca, di cui Maratti fu Principe.

A riguardo, come sottolinea l’assessore alla Cultura, Marta Paraventi in chiusura di anno intenso:  “con il convegno di studi e la mostra dedicati a Carlo Maratti, aperta fino al 15 marzo, il Comune di Ancona entra nel vivo delle Celebrazioni dell’artista e la Pinacoteca Civica assume il ruolo palazzo dell’arte, hub progettuale ed espositivo dove la ricerca e lo studio si uniscono al godimento dei capolavori, tra cui la grandiosa pala d’altare di Carlo Maratti “Madonna in gloria e santi”, proveniente dalla distrutta chiesa di San Nicola di Ancona. D’altra parte, con questa esposizione intitolata a Maratti, con  la mostra dedicata a Umberto Grati  e in attesa di accogliere il Ritratto di balestriere di Lorenzo Lotto,, il calendario degli eventi natalizi si arricchisce, contribuendo alla valorizzazione di Ancona, candidata capitale della Cultura italiana 2028, come città d’arte

Nato a Camerano nel 1625, Carlo Maratti è una delle figure artistiche più rappresentative della cultura della regione. . Fin dalla prima giovinezza si distinse per il talento straordinario che lo condusse presto a Roma, dove si formò sotto Andrea Sacchi e divenne il più autorevole interprete del classicismo barocco nella seconda metà del Seicento. Nonostante la lunga carriera nella capitale, lontano da casa,  Maratti è stato sempre percepito come motivo di orgoglio identitario per la comunità marchigiana con la quale mantenne rapporti.   Conteso da papi, cardinali, ambasciatori, collezionisti, aristocratici e monarchi, Maratti seppe incarnare un linguaggio pittorico divenuto canone: fu il ritrattista ufficiale di pontefici e alti prelati, dipinse pale d’altare destinate alle maggiori chiese barocche di Roma, da Santa Maria sopra Minerva a Sant’Andrea al Quirinale, e i suoi dipinti vennero richiesti da Genova a Palermo, da Pescia a Vienna. In particolare, fu il pittore prescelto della potente famiglia Altieri, per la quale realizzò, tra le altre opere, la grande allegoria della Clemenza nel soffitto dell’omonima sala di Palazzo Altieri.

 In occasione del IV Centenario, la Regione Marche ha confermato il valore strategico del patrimonio marattesco, approvando una legge regionale (7 maggio 2025) che ha istituito un comitato operativo per promuovere iniziative culturali e formative

Inaugurata il 19 dicembre la mostra anconetana  su Carlo Maratti è stata preceduta da unConvegno internazionale di studi “Carlo Maratti, bilanci e nuovi orizzonti”  a cura di Anna Maria Ambrosini Massari e Simonetta Prosperi Valenti Rodinòal fine di fare il punto sui nuovi studi e approfondimenti sull’artista.  Con la mostra,  che vede insieme 44 incisioni nell’ultimo piano di Palazzo Bosdari, gli studiosi intendono mettere in luce un aspetto decisivo del successo dell’artista: il rapporto tra pittura, incisione e riproduzione grafica come strumenti di diffusione e consacrazione del linguaggio di Carlo Maratti. .   Ideata e curata da due tra i più autorevoli studiosi del barocco romano, Simonetta Prosperi Valenti Rodinò e Stefano Papetti la mostra  mette in luce   “unartista straordinario, ma una visione del classicismo romano che ha avuto una risonanza europea–spiega  Claudio Strinati Presidente del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del IV Centenario della nascita di Carlo Maratti, storico dell’arte e Segretario Generale dell’Accademia Nazionale di San Luca –. L’incisione fu per Maratti uno strumento di modernità: capì prima di altri che la diffusione delle immagini sarebbe stata la chiave per consolidare la memoria del proprio stile. Questa mostra, profondamente documentata e scientificamente rigorosa, offre una rara occasione per riflettere sull’importanza della riproduzione nell’affermazione dell’identità artistica».

L’aspetto centrale e innovativo messo in luce dalla mostra riguarda il rapporto fra produzione pittorica e circolazione delle immagini attraverso la stampa. Maratti fu infatti tra i primi pittori romani a valorizzare l’incisione come strumento di riproduzione e di divulgazione controllata del proprio repertorio figurativo. In vita, seguì e supervisionò la trasposizione calcografica di oltre 400 incisioni tratte da suoi disegni e dipinti, e realizzò anche un piccolo ma prezioso corpus di 13 incisioni originali, giovanili, tutte presenti nella mostra. Queste incisioni, eseguite da celebri incisori come Robert van Audenaerde, Nicolas Dorigny, Jacob Frey, Pietro Aquila, Cesare Fantetti, garantirono al linguaggio di Maratta un’ampia diffusione nelle corti europee, nelle accademie artistiche e nei circuiti collezionistici, ben prima dell’invenzione della fotografia. In molti casi, le incisioni venivano commissionate prima ancora che il dipinto originale fosse collocato nell’altare di destinazione, o spedito in sedi lontane, come accadde ad esempio per: la Morte di san Francesco Saverio, destinata alla chiesa del Gesù a Roma; il Transito di San Giuseppe, commissionato dall’imperatrice Eleonora d’Asburgo e oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna; la Madonna del Rosario per l’Oratorio di Santa Cita a Palermo.

Altre opere, chiuse in collezioni private, come quelle di Niccolò Maria Pallavicini, suo maggiore mecenate, videro nella stampa l’unico mezzo per diventare pubbliche.

A portare i saluti istituzionali della giornata dedicata all’artista cameranese , Marta Paraventi, Assessore alla Cultura del Comune di Ancona, Giacomo Marincioni, Vice Sindaco del Comune di Camerano, Barbara Mori, Segretario-Tesoriere del Comitato Nazionale per le celebrazioni del IV centenario della nascita di Carlo Maratti e Costanza Costanzi, Già Direttrice della Pinacoteca Civica “Francesco Podesti”.

Simonetta Prosperi Valenti Rodinò, curatrice insieme a Stefano Papetti della mostra, storica dell’arte e massima esperta di Carlo Maratti, ha evidenziato che si tratta di un progetto che riunisce per la prima volta un corpus straordinario di opere, molte delle quali raramente esposte o inedite, restituendo la complessità di un artista che fu protagonista assoluto della Roma barocca, ma anche attento promotore della propria immagine nel contesto europeo.

FZ

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