IL PERSONAGGIO/ Il Comandante Augusto Selva e i piloti del porto nella storia di Ancona

Sembra un personaggio uscito dai romanzi di Salgari o Verne- che tanto amava da ragazzino- o meglio ancora di Melville o Conrad, Augusto Selva, capo pilota del porto di Ancona, in congedo dall’11 gennaio di quest’anno. In servizio nel capoluogo dorico dal marzo 1998, alla guida della corporazione dei piloti per quasi 11 anni, il Comandante Selva, 63 anni, registrato con il n.13, non passa inosservato nel porto e in città per il portamento e l’aspetto alto e asciutto, la barba da lupo di mare, lo sguardo acuto e fiero, il passo veloce e dinamico. A colpire soprattutto è la cadenza: un misto di veneto giuliano e anconetano, che lo rende davvero inconfondibile, sia nell’affrontare argomenti seri e articolati, sia nel raccontare aneddoti e ricordi divertenti, aprendosi al sorriso. Nato e cresciuto a Trieste, il più grande porto dell’Adriatico, Selva (che porta il nome del nonno, navigante) non ha avuto vita facile: orfano di madre ai suoi primi giorni di vita, è stato accolto dagli zii che non navigavano certo nell’oro e si è perciò rimboccato le maniche fin da piccolo: dopo il diploma all’Istituto Nautico, con il titolo di allievo capitano di lungo corso (e successivamente capitano di lungo corso), si è formato all’Accademia navale di Livorno e quindi imbarcato come guardiamarina su un cacciamine. In seguito il passaggio alle navi mercantili, a bordo delle quali ha girato il mondo per anni. Infine la decisione di dare una svolta alla sua vita, di tornare sulla terra ferma per stare vicino alla moglie Federica e alle due figlie nate nel frattempo, e poi alla terza, arrivata più tardi. A fine anni Novanta nel porto della città natia tutti i posti erano coperti, perciò Selva guarda verso sud e la scelta cade su Ancona , città alla quale approda superando il concorso per il ruolo di pilota, per il quale i candidati necessitano di esperienza, preparazione e capacità.

Nell’incontrare il Comandante Selva, gli chiediamo di chiarirci

chi è e cosa fa un pilota del porto:

I piloti del porto- esordisce con certa modestia- sono dei consiglieri, degli assistenti, dei suggeritori per i comandanti delle navi che arrivano e partono, di qualsiasi bandiera e nazionalità, indicando le rotte d’ingresso, perché conoscono bene le correnti, le maree, i venti, i fondali. Essendo i primi a salire, raggiungendo con le loro pilotine le navi quando entrano, sono i primi che vengono a conoscenza di quello che succede a bordo,”. Andando a leggere sui siti dedicati si apprende che il pilota di porto è una figura fondamentale, di altissimo profilo e responsabilità: “ è un esperto marittimo altamente specializzato che assiste il comandante di una nave nelle complesse manovre di entrata, uscita e spostamento all’interno di un porto, garantendo sicurezza e efficienza grazie alla sua profonda conoscenza dei canali, fondali, correnti e venti locali, operando H24 e coordinandosi con i servizi portuali come i rimorchiatori” . Neanche a dirlo, sono necessarie capacità atletiche non indifferenti, nonchè doti di abilità, coraggio, determinazione e, sul piano della comunicazione, la padronanza della lingua inglese. “Il pilota del porto è un consulente esperto– conferma il nostro interlocutore- che conosce il porto meglio di chiunque altro e si trova a fronteggiare situazioni critiche. Sul piano della sicurezza, il suo obiettivo principale è prevenire incidenti, assicurando un transito sicuro ed efficiente in condizioni meteorologiche molte volte avverse”. E qui sorride, ricordando una tra le non poche disavventure, quando, cioè, scortata una nave diretta in Albania all’uscita del porto in una burrascosa serata di dicembre, le condizioni del mare erano talmente perturbate che non gli fu possibile “saltare” sulla pilotina e rientrare in porto e si trovò, pertanto, a trascorrere il giorno di Natale a Durazzo.

Legato, sì, e tanto alla sua Trieste dove una parte della famiglia, aumentata con l’arrivo di due nipotine, ciclicamente risiede e lavora, Augusto Selva è però attaccatissimo ad Ancona, città nella quale ha instaurato profondi legami con i colleghi piloti, con gli operatori del porto nei suoi tanti ambiti: addetti ai rimorchiatori, marittimi e funzionari di compagnie di navigazione, agenzie, gli stessi armatori, Autorità Portuale, Capitaneria, Fincantieri e altri cantieri, operatori commerciali ecc. Guai chi gli tocca Ancona “uno dei migliori porti italiani e dell’Adriatico”- dice, del cui tessuto in tanti anni è talmente entrato a fare parte da conoscere da vicino le storiche famiglie che legano la loro vita a quella della storia dello scalo: Archibugi, Morandi, Rossi, Amatori e Mauro, per fare qualche nome.

Ancona ha molti primati– rimarca con forza e, interpellato, in merito all’annuncio della candidatura a Capitale del Mare: di sicuro ha i numeri per candidarsi per il suo profilo storico. E una antica Repubblica marinara ed è un porto importante per l’Oriente. Ha competitor di più ampie dimensioni, quali Trieste, Venezia e Ravenna (la principale contendente) tuttavia non si dimentichi che la corporazione dei piloti del porto -che risale al 1864- è una delle più antiche d’Italia.” Temi che Selva ha approfondito nel lavorare ad un poderoso progetto editoriale in itinere che – prendendo le mosse dalla corporazione dei piloti del porto dorico- si allarga alla storia, allo sviluppo, ai grandi cambiamenti attraversati dal porto di Ancona dal secondo dopoguerra ad oggi. “Inizialmente sono stati trovati nominativi dei piloti del passato in un vecchio libro di contabilità della corporazione– spiega . Iniziano dal 1944 quando la motonave olandese Linge entra nel porto di Ancona, ad una settimana della Liberazione da parte del Corpo d’Armata polacco. Il porto era martoriato, completamente distrutto dai bombardamenti angloamericani, la prima nave che approdò, seguita nei giorni successivi da navi militari. L’idea del libro che voglio realizzare attraverso lo studio delle fonti è fare chiarezza su chi fossero questi piloti dei quali avevamo solo i cognomi. La ricerca nasce attraverso l’archivio di Stato di Ancona e le Biblioteche delle Marche, dalle quali ho ricevuto grande disponibilità (Ancona, Osimo, Fano e Fermo). E’ stato poi automatico estendere alle altre attività portuali senza le quali i piloti non avrebbe ragione di esistere . La storia della portualità dal 1863 in poi che sto ricostruendo passa attraverso circa 35.000 pagine di quotidiani e altre pubblicazioni del passato che ho visionato, una per una. Ho preso confidenza con i personaggi della storia della città

Ce ne dica alcuni

Per quanto riguarda i piloti, fino al 1945 erano tutti anconetani e marchigiani. La corporazione era nata da tempo con un decreto regio. Dobbiamo pensarli a bordo non delle classiche pilotine ma di imbarcazioni a remi (otto) che si recavano incontro alle navi fino allo scoglio della Volpe, che oggi non esiste più, è stato assorbito dalle mura del cantiere; oltre che occuparsi delle manovre si occupavano anche dell’ormeggio, era un lavoro di grande fatica Solo dopo la seconda Guerra mondiale il servizio di pilotaggio- dapprima facoltativo- diventerà obbligatorio. Il pilota più conosciuto del passato è Mariano Corsini, padre del rinomato fotografo Emilio, cui è intitolato il “fondo Corsini”. Il suo nome nel registro ottocentesco dei piloti- detti “pratici”- è affiancato a quelli di Lorenzo Crudeli, Giuseppe Gizi, Emidio Monaldi, Pio Augusto Mariselli, Edoardo Papini, Enrico Del Monte, Enrico “Mariano” Ferroni e Cesare Battistelli. Ma queste figure esistevano ancora prima, erano marinari del posto che davano aiuto ai comandanti. Solo più tardi il pilotaggio divenne obbligatori in certi porti.

Ancona diede il via al riconoscimento di questa categoria, quindi?

Sicuramente sì, insieme alle più antiche corporazioni dei Genova e Livorno e contemporaneamente a quella di Savona. Nel 1871 ne erano registrati ben 312 piloti pratici in tutta Italia. Attraverso le cronache cittadine, e poi cercando i volti nel cimitero cittadino ho ricostruito tante storie, tante vite. Dei nostri predecessori e delle loro famiglie. Come quella di Palmerino Loffredo, già comandante della Nennella, affondato in porto dai bombardamenti alleati, e subito impiegato da pilota non appena il porto fu liberato. E poi il Capitano Ferroni, per oltre 40 anni in mare, di cui 20 ininterrottamente da capo pilota , nominato nel 1913 Cavaliere della Corona d’Italia in considerazione dei servizi prestati alla Marina, “esempio per i giovani di zelo e bravura”. E ancora il Comandante Guido Novelli, primo capitano di lungo corso della corporazione, medaglia di bronzo al V.M., ufficiale sommergibilista della grande guerra, Cavaliere di Vittorio Veneto, o più recentemente Antonio Caso nominato Cavaliere della Repubblica dall’allora Presidente Gronchi, pèer il salvataggio della nave scuola tedesca Pamir, affondata in Atlantico.

Cos’altro ricostruisce il suo libro?

Attraverso le ricerche condotte ho ritrovato anche documentazione sulle rotte del passato. Tra i documenti riemersi dagli archivi, la locandina della linea Ancona- Alessandria d’Egitto, che per un lungo periodo di tempo fu appannaggio della famosa compagnia inglese P&O che scalando i porti adriatici toccava ogni due settimane anche Ancona e i cui equipaggi erano composti anche da marittimi anconetani. Per Ancona transitavano numerosi vapori inglesi, austriaci ecc di linee importanti quali la Robinson, la Florio, la Rubatino con navi dirette alla Dalmazia principalmente, ma anche molto oltre, arrivavano fino a Costantinopoli, e una fino a Bombay (1900). C’era addirittura una linea delle banane dall’Africa, a metà tra le due guerre, che si divideva in due rami, costeggiando l’Africa. E non dimentichiamo l’anconetana SAIM (Società anonima industrie marittime).” Nella documentazione il nostro capo pilota rievoca anche i naufragi, gli incidenti, le operazioni di soccorso in mare, ad esempio la vicenda della nave che è finita incagliata davanti a Portonovo. E anche la storia delle compagnie di navigazione, molte delle quali non esistono più, oggi ci sono pochi colossi nati dall’accorpamento di altre. Tutto questo e molto altro gli interessati alla Storia di Ancona lo troveranno nel volume che dovrebbe essere dato alle stampe nel corso dell’anno.

Ad Augusto Selva facciamo un’ultima domanda: quali sono stati e sono oggi i punti di forza del porto di Ancona, dove i piloti continueranno a operare con la loro formazione e profonda esperienza, e con il consueto senso del dovere, pronti ad adattarsi ad una costante e necessaria evoluzione?

Dopo la devastazione dei bombardamenti, il porto si è ripreso negli anni Cinquanta/Sessanta grazie all’impegno dell’intera comunità portuale e all’avvio della raffineria API, che ha prodotto un ingente movimentazione di capitali e mezzi, nonché l’entrata in funzione dei primi silos granari, nel 1961. Insieme al boom del traffico crocieristico verso la Grecia e più tardi verso la Jugoslavia, questi elementi determineranno la definitiva rinascita dello scalo dorico. Venendo ai nostri giorni, il mercato è notevolmente cambiato e così le rotte commerciali e turistiche e risente della forte competizione con la non lontana Ravenna, oltre che dei due colossi Trieste e Venezia e anche di Bari. Detto questo, va sottolineato il grande lavoro dell’Autorità di Sistema per il porto di Ancona in questi anni, con il consolidamento della banchina 23 e l’estensione della banchina 27, nonché il rifacimento delle banchine 19,20 e 21. Ci sono sfide complesse con cui misurarsi: come tutti sanno si rende necessario un assoluto controllo dell’inquinamento ambientale nei porti per la tutela della salute umana e del mare. A riguardo, gli armatori si stanno attrezzando e di conseguenza tutte le istituzioni pubbliche e private dovranno assecondare il cambiamento. Dalle compagne crocieristiche arriva da tempo la domanda di ampliamento di banchine e fondali per accogliere le sempre più ampie navi costruite negli ultimi anni (lunghe fino a 330 metri) e se la città vuole giocare questa carta per incrementare l’economia del turismo dovrà tenerne conto.

Federica Zandri

Le FOTO STORICHE : 1) Mariano Ferroni, per oltre 20 anni capo pilota, fino al 1913; 2) gruppo al Molo Clementino, giugno 1952= da sinistra a destra un funzionario comunale, il presidente dei piloti italiani, Comandante Cesare Rosasco, capo pilota di Genova, il capo pilota di Ancona Guido Novelli (M.B.V.M.), i piloti Giuseppe Russo e Mariano Biondi; 3) NGI- linea per Egitto e India; 4) Società anonima Adriatica-Orientale. locandina 1863

Altri articoli