IL PERSONAGGIO – Rodolfo Bersaglia, artista e critico dell’anima marchigiana

Ci sono artisti che girano il mondo per cercare se stessi e altri che lo attraversano per poi tornare a guardare la propria terra con occhi nuovi. Rodolfo Bersaglia appartiene a quest’ultima categoria. Storico dell’arte, docente, pittore e saggista, Bersaglia è profondamente legato ad Ancona: una storia d’amore fatta di orgoglio, studio critico e l’inconfondibile ironia che solo chi ama davvero un luogo può avere.

Il suo talento precoce sboccia a soli 16 anni con la vittoria del premio di pittura estemporanea Città di Ancona, seguito dal prestigioso Premio Marche. Incoraggiato da maestri del calibro di Pietro Zampetti e dal critico milanese Giorgio Mascherpa, il suo percorso artistico prende presto una piega internazionale. Dalla Milano della grafica e del design fino a Boston — dove l’Art Director di The Face (la celebre rivista fondata con la complicità di Andy Warhol) gli affida la decorazione del suo studio in una chiesa sconsacrata —, Bersaglia vive stagioni cosmopolite. Lavora con Franco Giacometti per Benetton e firma campagne d’autore per BBDO Team Italia a Bologna insieme a Giulio Bizzarri. Eppure, ad un certo punto della sua vita subisce il richiamo del ritorno a casa: di nuovo nelle Marche, mette il suo bagaglio di esperienze al servizio delle nuove generazioni, divenendo prima professore a contratto presso il dipartimento di Urbanistica dell’Università Politecnica delle Marche e in seguito docente di Metodologia della Progettazione e Storia delle Arti Applicate presso il Poliarte.

Orgoglio, radici e ironia: il ritratto sincero di una città

«Sono profondamente legato alle mie radici: amo Ancona», racconta quando gli si chiede del suo rapporto con il capoluogo. Una devozione che affonda nei secoli: la sua famiglia è qui dal Settecento, divisa tra l’aristocrazia dei principi Bandini sul ramo materno e una storica dinastia di via Saffi su quello paterno. Ma da anconetano D.O.C., il suo non è un amore cieco. È uno sguardo lucido, a tratti spietato ma sempre affettuoso, sui vizi e le virtù del carattere locale. È grazie a questo sguardo che nasce “Ancona Horror” (ideato con il Circolo Il Faro): spettacolo cult che ha messo in scena, tra grottesco e satira, i tipi umani e le contraddizioni della città. Un successo clamoroso che ha fatto ridere, riflettere e persino storcere il naso a qualche concittadino più suscettibile. «Non credo mi abbiano perdonato fino in fondo», ironizza ancora oggi.

Un’epopea d’arte: la riscoperta capillare della bellezza nascosta

Se la satira è la sua lente sul presente, la ricerca rigorosa è la sua eredità per il futuro. Da anni Bersaglia è in prima linea nella valorizzazione del patrimonio marchigiano, collaborando con musei e municipalità da Fermo a Pergola, da Camerino a Montegiorgio. Il suo racconto spazia con naturalezza dai capolavori di Rubens e Lorenzo Lotto alle gemme dimenticate di Sebastiano Conca e degli affreschi di Palazzolo. Alla domanda su quale sia il suo artista preferito dice: «Sono un Tizianesco», ma è proprio all’arte murale sopracitata ha dedicato un’opera titanica: il volume “Affreschi nelle Marche dal ‘300 al ‘500”, frutto di anni di sopralluoghi e analisi sul campo. Mappando capillarmente il territorio, Bersaglia ha dimostrato come le Marche non siano mai state una periferia dell’arte, bensì un felice crocevia di linguaggi, dove maestranze locali e maestri rinascimentali si sono contaminati a vicenda. Un’opera fondamentale che presto vedrà la luce con il suo attesissimo secondo tomo. A completare questo viaggio c’è infine “Mirabilia Marche”, il progetto nato nel 2024 con Fondazione Marche Cultura, che usa i linguaggi digitali per portare la bellezza più nascosta e remota a portata di click per tutti.

Nonostante le difficoltà incontrate nel corso degli anni nello sviluppare il suo lavoro, continua ad essere un pozzo di idee: «Un progetto a me molto caro è “La Scuola di Ancona e il Rinascimento Adriatico”, pensato per restituire alla città un’identità storica di rilievo, che ho già proposto da qualche tempo e che auspico si possa realizzare entro il 2028, ridando ad Ancona il ruolo e il prestigio artistico che merita.» e continua con un tema molto attuale, quello della riqualificazione dei borghi e della loro arte, in un’idea di ‘Museo Diffuso’: «Sto lavorando da tempo a un progetto che prevede iniziative diffuse per lo sviluppo dei borghi, abbiamo già realizzato quattro video, due didattici e due divulgativi, grazie alla collaborazione con Fabio Manini.» In un’epoca che tende all’omologazione, la figura di Rodolfo Bersaglia ci ricorda il valore di chi non si accontenta del proprio perimetro, ma usa gli strumenti del mondo per svelare la meraviglia che ci circonda. Perché raccontare l’arte delle Marche non è soltanto un esercizio di erudizione, ma un atto d’amore verso un’identità invisibile che continua, ancora oggi, a parlarci.

Greta Sturm

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