Storie di startup e innovazione con il bando del Comune per l’imprenditoria giovanile

Quando l’innovazione si intreccia con la memoria, nascono progetti che non solo guardano al futuro, ma custodiscono e rinnovano le storie che hanno fatto la tradizione di un territorio. È il caso della storica Pasticceria Franco di Ancona, che torna a nuova vita attraverso Frengus, una startup di giovani imprenditori che hanno deciso di coniugare arte pasticcera e nutrizione moderna: prodotti dolci e salati chetogenici, senza zuccheri raffinati né allergeni, pensati per chi cerca benessere e gusto: un’impresa giovane che raccoglie l’eredità del passato per rilanciarla con spirito contemporaneo. Ma non solo: c’è il progetto di una piattaforma che aiuterà i ragazzi ad apprendere la matematica attraverso il gaming, un’app per personalizzare le playlist e trasformarle in regali “su misura”, un sistema integrato per il benessere degli animali, dall’alimentazione su misura, al pet taxi, e molto altro.

Sono dieci in totale i progetti giovanili finanziati nell’ambito del bando comunale per la nuova imprenditoria, promosso dal Comune di Ancona e dai Comuni partner di Maiolati Spontini e Sassoferrato, nell’ambito del progetto StartAn, sostenuto da ANCI e dal Dipartimento per le Politiche Giovanili. Tutti i progetti presentati sono stati ammessi e riceveranno un contributo in base ai criteri stabiliti. L’obiettivo? Dare un concreto supporto alla creazione e allo sviluppo di nuove imprese under 35, rafforzando l’ecosistema locale dell’innovazione e promuovendo una cultura imprenditoriale radicata nei territori.

Otto startup provengono da Ancona, una da Sassoferrato e una da Maiolati Spontini. I settori sono diversi, ma uniti da un filo comune: sostenibilità, innovazione, impatto sociale.

«La nuova imprenditoria delle startup – afferma Marco Battino, assessore allo Sviluppo imprenditoriale, all’Università e alle Politiche giovanili – rappresenta un asse strategico per il futuro della città capoluogo e dell’intera provincia. Non si tratta infatti solo di nuove attività economiche, ma di idee che nascono dal territorio e che, se accompagnate nel modo giusto, possono produrre valore diffuso, anche in termini sociali e culturali».

Hom(i)e, fondata ad Ancona da due under 30, propone un sistema integrato per il benessere degli animali da compagnia: dal test del DNA per diete su misura a pet taxi, toelettatura, accessori, attività domiciliari e consulenze, fino al coinvolgimento di giovani inoccupati e anziani in un modello relazionale e comunitario.

District 35, sempre ad Ancona, trasforma un locale dismesso in via Marconi in uno spazio condiviso per professionisti e piccoli imprenditori, rispondendo alla crescente domanda di luoghi flessibili per il lavoro autonomo.

Navigo, spin-off dell’Università Politecnica delle Marche, punta sull’intelligenza artificiale per rendere i trasporti urbani più efficienti e intelligenti. Altrettanto ambizioso OmnIAroad, una piattaforma proposta da una giovane ricercatrice che unisce sharing mobility, ausili elettrici, navigatori accessibili, volontari geolocalizzati e informazioni su barriere architettoniche per garantire spostamenti inclusivi e sostenibili.

Con Spherecube, un altro spin-off UnivPM, l’innovazione si fa materia: una stampante 3D progettata per lavorare con vitrimeri – resine avanzate, riparabili e riciclabili – unica nel suo genere a livello mondiale.

Tunehey invece è una piattaforma digitale che trasforma la musica in un regalo personale e immateriale: brani in streaming, testi, immagini e messaggi vocali per costruire esperienze di ascolto emotive e sostenibili.

Tupitago, con sede ad Ancona, è una startup a forte vocazione educativa che propone una piattaforma di apprendimento della matematica e delle materie scientifiche per studenti delle scuole superiori, con l’uso di intelligenza artificiale, gamification e realtà aumentata per la visualizzazione 3D dei concetti.

A Maiolati Spontini opera Unizone, agenzia di comunicazione che intende offrire servizi avanzati di marketing e consulenza alle imprese locali, sfruttando l’automazione digitale e una narrazione video creativa e dinamica.

Completa il quadro Agreste Agriturismo, realtà di Sassoferrato che punta a espandere la propria offerta di conserve vegetali e trasformazione conto terzi, attraverso formazione, software gestionali e rinnovamento dell’identità aziendale.

Il bando, attivato a marzo 2025, ha messo a disposizione un fondo di 78.500 euro. Dieci realtà imprenditoriali che rappresentano dieci visioni differenti, tutte accomunate dalla voglia di incidere sul presente e costruire un futuro più giusto, intelligente, sostenibile. E che dimostrano come, anche nel mondo delle startup, scommettere sui giovani possa voler dire rinnovare una tradizione, senza rinunciare alla spinta verso l’innovazione.

Margherita Rinaldi

(Immagine di copertina realizzata con AI)

Ancona verso il suo city brand: “Vi spiego il progetto per turismo e identità della città”

Il progetto “Ancona Destinazione Turistica” nasce dall’intuizione e dalla volontà dell’Assessore al Turismo Daniele Berardinelli, nata da una riflessione profonda e da un’esigenza concreta, che ho condiviso: la città di Ancona, pur possedendo un patrimonio storico, paesaggistico e culturale di grande valore, non è mai riuscita a proporsi in modo strutturato e competitivo come meta turistica. Questa consapevolezza ha rappresentato il punto di partenza per un percorso di lavoro condiviso, che oggi prende forma attraverso un piano di sviluppo strategico volto a restituire alla città una nuova immagine, riconoscibile, coerente e proiettata verso un futuro sostenibile.

Il primo passo è stato quello di ascoltare. Abbiamo attivato un ciclo di incontri con tutti gli attori del sistema turistico locale – istituzioni, operatori, associazioni, cittadini – ponendo al centro la partecipazione attiva e il confronto. Da ognuno di questi momenti è emersa una forte richiesta di visione comune, di strumenti concreti, di identità. Una richiesta che abbiamo raccolto e trasformato in progettualità.

La prima grande sfida è stata proprio quella dell’identità: Ancona non aveva un city brand, non disponeva di un’immagine unitaria capace di raccontare il suo valore in modo efficace, né a livello nazionale né internazionale. Eppure oggi, in un contesto turistico sempre più competitivo, non basta avere bellezza, storia o cultura: serve sapere comunicare tutto questo con coerenza e autenticità. Per questo abbiamo avviato la costruzione di un vero e proprio brand urbano, un’identità visiva e valoriale che sia al tempo stesso distintiva, condivisa e flessibile. Non si tratta solo di un logo, ma di un sistema di segni, colori, parole e immagini che rappresenteranno Ancona in ogni contesto: dalle brochure agli eventi, dai social media ai totem informativi, dai kit di benvenuto nelle attività ricettive fino alla segnaletica urbana, dai prodotti tipici ai festival culturali.

Per garantire qualità progettuale, trasparenza e partecipazione, abbiamo scelto di collaborare con AIAP – Associazione Italiana Design della Comunicazione Visiva, punto di riferimento nazionale nel campo del graphic design e della comunicazione pubblica. La collaborazione con AIAP rappresenta una scelta strategica non solo per il valore tecnico che assicura, ma anche perché ci dà la certezza che il bando pubblico per la creazione del City Brand raggiunga le migliori competenze professionali a livello nazionale e si svolga secondo criteri di trasparenza, merito e democraticità. È per noi fondamentale che questo passaggio – così centrale per la futura identità visiva di Ancona – venga condotto con il massimo rigore e apertura. Abbiamo previsto un bando pubblico per selezionare la proposta progettuale più adatta a rappresentare la città. Il vincitore sarà chiamato a sviluppare un Brand Book, uno strumento operativo che ne regolerà gli usi e garantirà coerenza su ogni applicazione, da quelle strettamente turistiche fino a quelle istituzionali e di settore.

Il progetto prevede infatti una diffusione ampia e trasversale. Oltre agli ambiti del turismo e della comunicazione pubblica, il brand sarà adottato per valorizzare la rete museale, i parchi, i percorsi green, i materiali scolastici, i progetti culturali e sportivi. Sarà messo a disposizione anche delle imprese locali e degli artigiani, come strumento di marketing territoriale, e sarà presente nelle attività di promozione B2B a livello nazionale e internazionale.

Un altro asse fondamentale del progetto riguarda la strategia digitale. Stiamo lavorando per migliorare il posizionamento di Ancona sui motori di ricerca, per potenziare la presenza e la community sui canali social, per attivare una redazione turistica in grado di produrre contenuti editoriali – blog, newsletter, rubriche – capaci di parlare al pubblico in modo diretto e autentico. Abbiamo previsto azioni di influencer marketing per raggiungere nuovi target, e una partecipazione attiva alle principali fiere di settore, così da far conoscere il nostro nuovo volto anche agli operatori del turismo organizzato e agli investitori.

Il nostro obiettivo non è solo quello di attrarre visitatori. Vogliamo rendere Ancona una città più consapevole di sé, più attrattiva per chi vuole investire in un’impresa turistica sostenibile, più accogliente per chi arriva e più orgogliosa per chi ci vive. Vogliamo che il turismo diventi una leva di sviluppo che genera lavoro, innovazione, relazioni, e qualità urbana.

Il progetto si sviluppa tra il 2024 e il 2026, e richiede l’impegno convinto di tutte le componenti della comunità. Ma siamo già oltre la fase delle parole: il piano esecutivo è partito, i primi strumenti sono in fase di realizzazione, e molti operatori locali hanno già dimostrato interesse e disponibilità a far parte di questo cambiamento.

Sandro Giorgetti, progettista

Foto di Andrea Savolini

Si stringe il legame tra Ancona e Caserta nel nome di Luigi Vanvitelli

Presentati gli atti del convegno internazionale di Ancona.

Architetto, ingegnere e vedutista nella prima fase della sua carriera, avviata sotto lo sguardo del padre, l’olandese Gaspar Van Wittel, Luigi Vanvitelli si consacra come uno, forse il principale, personaggio della storia dello sviluppo urbanistico e culturale di Ancona. Conosciuto in Italia e nel mondo per avere realizzato il complesso monumentale della Reggia di Caserta, che con la sua superficie comprensiva di oltre 130mila mq e un parco straordinario di 123 ettari, più 76 di bosco, richiama migliaia di visitatori ogni anno, anche ad Ancona il geniale professionista nato nel 1700 ha lasciato opere dal valore incommensurabile . Ricevuta nel 1732 dal papa Clemente XII la commissione pubblica per il porto ad Ancona, per garantirne il rilancio sul Mare Adriatico, fu incaricato di altri progetti in campo pubblico, religioso e per famiglie nobili, ad Ancona e nelle Marche, inclusi il campanile e della Basilica e il Palazzo Apostolico di Loreto, incarichi che assolse anche a distanza grazie a una nutrita serie di collaboratori.

Al Vanvitelli due anni fa la città ha reso omaggio con una serie di celebrazioni per i 250 anni della sua scomparsa (1773), con l’ideazione di un tour cittadino su misura, il Gran Tour vanvitelliano, e con un convegno di studi condotto in collaborazione con la direzione della Reggia di Caserta. Gli atti del convegno, al quale erano stati inviati in origine oltre ottanta abstract e, a monte, il ruolo determinante che ha avuto per le due città unite nel suo nome, sono stati stato al centro di una delle più affollate conferenze di UlisseFest, il festival diffuso dedicato al tema del viaggio e della scoperta, cui ha partecipato la direttrice della Reggia di Caserta, Tiziana Maffei, affiancata dalle assessore alla Cultura del Comune, Marta Paraventi e dalla Regione, Chiara Biondi.

Tra gli artisti più richiesti del suo tempo grazie alla sua preparazione multidisciplinare, si direbbe oggi, e alle sue capacità organizzative sia nella fase progettuale sia dell’allestimento e del funzionamento dei cantieri, Vanvitelli ad Ancona è artefice di più opere di quanto il cittadino comune sia al corrente: in primis naturalmente il particolarissimo edificio di struttura pentagonale- oggi polo culturale- adibito per lungo tempo a Lazzaretto e struttura difensiva realizzata su un isola artificiale, un unicum nell’architettura del nostro Paese. Quindi la Chiesa del Gesù, immaginata come una quinta teatrale visibile dal mare, il Molo Nuovo, la Porta Clementina fino alla totale rivisitazione del porto, l’edicola mariana al Duomo e opere per committenze private.

Gli atti del convegno- ha sottolineato la direttrice della Reggia di Caserta Tiziana Maffeisono un lascito intitolato al Maestro e alla sua eredità e sono una occasione per fare conoscere al pubblico questo personaggio e le ricerche dell’epoca. Le opere prodotte nelle Marche, a Roma etc testimoniano la pluralità delle competenze maturate da questo straordinario umanista che definiamo “Maestro” perchè ha dato vita ad una scuola in Italia e in Europa. Dopo oltre un anno di lavoro abbiamo finalmente gli atti del convegno, editi dal Lavoro Editoriale che sanciscono l’interesse attorno all’artista, alle opere e al periodo storico. Un’operazione e resa possibile grazie al coinvolgimento di due Regione (Marche e Campania), due Comuni (Ancona e Caserta) e l’Università, e che hanno prodotto una importante partecipazione”.

Federica Zandri

Di seguito il link al GT Vanvitelliano:

IL PERSONAGGIO Massimo Baldini e le sue tinture millenarie tratte da raguse, piante e peperoni

Estrae colori da piante e raguse, come secoli fa, con le stesse tecniche artigianali talentuose, nella sua bottega nel centro storico anconetano. E ci racconta, in particolare, della storia del guado (Isatis Tinctoria), noto con il nome di pianta blu, che veniva esportato fin dal 1200 dal porto di Ancona. A farci scoprire la storia di questa pianta originaria del Caucaso, presente in Europa sin dalla Preistoria divenendo una risorsa economica primaria in molti territori, è Massimo Baldini, fondatore di Tintúra.

“Il guado, nonostante non sia oggi molto conosciuto – ci racconta – è stato famosissimo dal Medioevo in poi, quando scoppiò la moda del blu, al punto da diventare noto come “oro blu”, poiché era l’unica pianta disponibile come colorante naturale in grado di donare una tonalità azzurra di grande qualità non solo a livello cromatico, ma anche di resistenza alla luce e all’usura. Venne usato, oltre che per tingere tessuti ed arazzi, anche per miniare libri e per realizzare opere pittoriche, divenendo così merce di grande pregio”.

La fama del guado si è poi bruscamente interrotta nel corso del Seicento, quando per ottenere il pigmento azzurro-blu si iniziò a utilizzare l’indaco, più semplice da estrarre e più economico. Nel 1800 poi, sembra avere la possibilità di tornare alla ribalta ma a causa della rivoluzione nel modo tecnico e scientifico dei metodi di produzione, la colorazione naturale viene del tutto soppiantata dai nuovi colori artificiali. Dal seme della pianta del guado è anche possibile ottenere un olio ricco di proprietà e adatto all’utilizzo nella cosmetica e nella saponeria.

Ma perché parliamo di guado e del suo legame con le Marche e la città di Ancona?

Lo facciamo proprio grazie a due storici marchigiani, Corrado Leonardi e Delio Bischi: il primo, negli anni ‘70 ha scovato nelle Chiese della Valle del Metauro tovaglie d’altare tessute in lino e cotone, colorate a fasce blu di turchino di guardo, pezzi unici di rara bellezza che furono cruciali per scoprire l’importante produzione di guado del territorio. Bischi invece, negli anni ‘80 scopre e cataloga 50 macine da guado in pietra, reperti di “archeologia industriale” ritrovati nella provincia di Pesaro-Urbino che testimoniano l’importante produzione della regione. Ed ecco come la nostra città entra all’interno della storia: il guado marchigiano era così importante in Europa che dalla metà del 1200 in avanti fu oggetto di importanti scambi commerciali ed esportato attraverso il porto di Ancona, come testimoniato dalla documentazione d’archivio.

Ed è proprio grazie all’incontro con questi due storici che Baldini si interessa alle piante tintorie e comincia la sua ricerca per riprendere in mano il processo di tintura con i coloranti naturali. Non è solo spinto dalla curiosità e dalla passione, ma soprattutto dalla volontà di ridare valore ad un passato che racconta molto del nostro territorio e per la necessità di riportare la sostenibilità nell’industria manifatturiera, considerando l’impatto ambientale che hanno i coloranti chimici che vengono usati oggi.

Ma non si è fermato al guado, lavora oggi con circa 40-50 piante tra coltivate, spontanee e prese dagli scarti delle produzioni agricole per creare una gamma di colori completi in un processo altamente sostenibile: per esempio lo scotano, il peperone, il melograno e tante altre piante che sono ottimi coloranti per diversi tipi di materiali, anche nuovi e strettamente connessi alla città: materiali di scarto delle barche, pelli di animali acquatici, olio ottenuto dal guado e saponi. La sua ricerca e la sua attività sono create in collaborazione con realtà del territorio per creare e valorizzare un network sul colore.

Un’altra sostanza colorante, molto più nota del guado e che ha un forte legame con Ancona è la porpora, ottenuta con lo stesso sistema estrattivo del guado e che poi diventa pigmento. Da che cosa si ottiene? Dal murice spinoso, noto e amato dagli anconetani come ragusa, molto più nella tradizione culinaria che in quella tessile. Baldini è ripartito anche dalle raguse per creare e utilizzare la sua porpora ‘made in Ancona’.

Ma c’è anche un’altra curiosità, forse non nota ai più, che ci parla di un’inaspettata eccellenza anconetana: “La città primeggiava infatti – dice Massimo – nell’industria del sapone e per questo importava grandi quantità di allume, impiegato anche come fissante nell’industria tessile, e di ceneri dal Libano e dalla Siria, che servivano specificamente per emulsionare i grassi del sapone con l’acqua”.

Ancona tra ‘400 e ‘500 è stata la capitale del sapone in Europa, e con l’olio di oliva marchigiano ha iniziato a produrre un sapone noto come “sapo anconitanum” in cui – non essendo ancora disponibile la soda caustica – veniva aggiunta la Salsola soda, che conosciamo oggi come la pianta degli agretti e in Ancona come roscani. Ed era proprio Ancona importare la salsola soda da Siria e Libano: una volta arrivata in città veniva emulsionata con l’olio di oliva e da qui, il prodotto creato nelle oltre centro saponerie della città, veniva esportato in tutta Europa.

Guardate il suo racconto in video: nella bottega di Baldini si fa un viaggio nel tempo alla scoperta di un colore unico che ci ricorda il cielo e il mare, tra i sapori e le alchimie e che ci ha mostrato un pezzo inedito della storia della nostra città.

Greta Sturm

Portonovo è sempre più blu. Turismo e Ambiente vanno a braccetto

Nel blu dipinto di blu, è proprio il casi di dirlo, guardando le fotografie e ripensando alla magica serata del 30 giugno a Portonovo dove Autorità, cittadini e bagnanti hanno visto approdare sulla spiaggia dello stabilimento “Giacchetti” la batana in legno di proprietà di un’altra famiglia storica della baia, quella dei Fiorini. A bordo, la grande Bandiera Blu, riconquistata anche nel 2025 dal Comune di Ancona per le spiagge di Ancona e per l’approdo turistico di Maria Dorica. Trasportata da padre e figlio, due generazioni che condividono la stessa passione, è stata benedetta dal parroco del Poggio, consegnata al Sindaco Silvetti e issata a fianco del tricolore, con il sottofondo musicale solenne e festoso della Banda musicale di Torrette.

Autentica la soddisfazione delle istituzioni e degli operatori di Portonovo che con l’assegnazione del FEE award vedono riconosciuti gli sforzi, al di là dei singoli ruoli e delle attività individuali, di rinnovare di anno in anno il delicato equilibrio tra accoglienza e legittimo ritorno economico con la salvaguardia di un ecosistema fragile quanto prezioso.

Perseguendo l’obiettivo di tenere alta la qualità delle acque, la pulizia delle spiagge e dell’ambiente e di mettere a punto nel modo migliore possibile i servizi a partire dai parcheggi, in rispondenza ai requisiti richiesti dalla FEE ma anche dalla normativa nazionale e in considerazione del contesto in cui Portonovo si inserisce, quello del Parco naturale del Conero, uno dei più apprezzati parchi costieri d’Italia. Non a caso la bandiera blu è stata confermata anche a Sirolo e Numana, gli altri due Comuni che rientrano nell’area protetta, una dozzina di chilometri di verde e blu che affascinano chi per la prima volta si affaccia sulle falesie che da Ancona verso sud si rincorrono. “Non è semplice né scontato dopo 15 anni- ha detto il Sindaco di Silvetti- ottenere la riconferma del riconoscimento. E’ grazie a un lavoro complesso, degli uffici comunali (a partire dal funzionario del Turismo Sergio Sparapani) e degli operatori di Portonovo che si raggiunge questo risultato”. “Risultato-ha sottolineato a sua volta l’assessore al Turismo, Berardinelli – che ha un effetto notevole sul piano turistico e che ci spinge a migliorare i servizi a terra oltre alla qualità delle acque”. Un trend positivo, quello del primo semestre 2025, in linea con l’obiettivo di favore la destagionalizzazione dei flussi grazie ad un’offerta ampia e trasversale. La bandiera blu è un segno distintivo dell’intera regione che ne conta 20 e perciò la cerimonia del 30 giugno è stata celebrata anche dai rappresentanti della Regione Marche -assessore Brandoni e presidente del consiglio Latini- dal presidente del Parco del Conero, Conte, dall’assessore alle Politiche Educative, Antonella Andreoli (bandiere verdi/Eco schools) e dai referenti del Consorzio La Baia (gli operatori), della Associazione Riviera del Conero (info point turistico), di Conero 4 seasons (chiesa romanica di santa Maria), di Ancona Servizi (parcheggi, cura del verde e altri servizi). Procedendo verso il tramonto, tra i frequentatori dello stabilimento incuriositi che non hanno rinunciato all’ultimo bagno refrigerante in un mare liscio come l’olio, e le autorità vestite di tutto punto (numerosi gli assessori e i consiglieri comunali), si sono propagate le noto del trio artistico composto da Viviana De Marco, recitazione,  Snezana Tintor, violino, e Fausto Palmieri, tastier, che ha reso un omaggio a Giacomo Leopardi, poeta dell’infinito, fortemente legato al paesaggio verde-blu di casa nostra, il poeta dei poeti che tutto il mondo ammira. A tanta bellezza è stato dedicato il brindisi con degustazione offerto da Giacchetti che ha chiuso piacevolmente l’evento.

Federica Zandri

La scomparsa di Stefano Foresi: enorme tributo di affetto per un amministratore sempre vicino alla gente

Un lutto collettivo ha colpito la comunità anconetana nei giorni scorsi, superando ogni confine politico e istituzionale e provocando una ondata emotiva senza precedenti. La scomparsa repentina, a 76 anni, di Stefano Foresi, fino a pochi giorni prima sempre presente sugli scranni del consiglio comunale e punto di riferimento per la cittadinanza, quartiere per quartiere, ha gettato nella costernazione e nello sconforto familiari, amici, colleghi e tutti i cittadini, gran parte dei quali almeno una volta nella vita avevano avuto occasione di incontrarlo e rivolgersi a lui. Uomo delle istituzioni dalla punta dei piedi alla cima dei capelli, interprete della politica come servizio alla collettività, aveva manifestato sia come presidente di Circoscrizione per oltre un decennio (la seconda, uno dei territori più complessi e presi a cuore da Foresi nella sfida dell’accoglienza), sia come assessore alla Partecipazione Democratica, alle Manutenzioni, alla Sicurezza urbana, alla Protezione civile e altre deleghe pregnanti, per i due mandati della giunta Mancinelli, sia negli ultimi tempi come consigliere di minoranza nel governo Silvetti, una coerenza di vita, una capacità di ascolto e una abnegazione in ciò che faceva senza mai risparmiarsi tali da renderlo popolarissimo, apprezzato e amato da tutti. La notizia della sua morte ha colto di sorpresa la comunità, che ha reagito con un cordoglio e un tributo di affetto commoventi, sia presso la camera ardente allestita in Comune, sia ai funerali durati oltre due ore, presso la chiesa della Sacra Famiglia dei Salesiani, nel cuore del quartiere in cui Foresi aveva vissuto e per il quale si era prodigato per tutti, davvero per tutti. “Grazie” la parola ricorrente che ha accompagnato l’ultimo saluto a questo gigante dal cuore d’oro e dal sorriso aperto, che percorreva la città in lungo in largo, frazioni comprese, notte e giorno, per recepire richieste e ascoltare sfoghi, per pacificare contese, per risolvere problemi, per verificare che interventi e iniziative si svolgessero nel migliore dei modi. Un uomo coinvolto nella sua missione fino all’ultimo, amico e fratello nella fede, come ha ricordato l’Arcivescovo Mons. Spina dall’altare, affiancato da Don Giancarlo Sbarbati (benemerenza con medaglia d’oro), il parroco che tanto si è speso per i più fragili anche insieme a Foresi e altri religiosi. Toccanti e significative, tra lacrime e sorrisi, ricordi e aneddoti, le tante testimonianze espresse da colleghi della politica e dell’ esperienza amministrativa, da collaboratrici e collaboratori affezionati, e da una pluralità di associazioni, le più svariate, che nel tempo sono state da lui supportate e hanno avuto un costante dialogato con “l ‘Assessore”.

E l’altra espressione dopo “grazie” è stato un invito: “cerchiamo tutti di seguire il suo esempio, almeno un po’” anche se non sarà facile.

Stefano ha lasciato un segno indelebile, un’eredità che va ben oltre i ruoli che ha ricoperto. I primi a rappresentarla sono i figli Ilaria e Lorenzo con la loro mamma Luciana, composti nel dolore e fieri del loro caro, e gli adorati 5 nipoti che al nonno hanno riservato parole bellissime. Perchè Stefano Foresi- che il Sindaco Daniele Silvetti ha salutato con un solenne “onore a te, non ti dimenticherò”- ha dimostrato che l’umanità, la vicinanza alle persone e la capacità di connettersi con gli altri sono valori che vanno oltre, e che sono quelli giusti e quelli veri per chiunque e, a maggior ragione, per chi esercita un ruolo nella cosa pubblica.

Grazie ancora, da tutti noi, Stè. E’ stato un privilegio conoscerti e lavorare con te.

Federica Zandri

Venite con noi nei luoghi dell’estate, che con gli eventi ci fanno riscoprire la città

Usciamo, è estate.

Non per cercare gli eventi, per altro mai tanto numerosi e stimolanti come quest’anno. Oggi andiamo a fare un giro nei luoghi dell’estate. Alcuni sono i soliti, amati, frequentati. Altri sono luoghi che non c’erano e ora ci sono, e che speriamo si radichino nelle belle abitudini della gente. Altri ancora sono veri centri di storia riscoperti. Andiamo?

Partiamo dall’alto. Partiamo da dove il parco urbano del Cardeto si affaccia sulla storia cittadina, dal belvedere che guarda il Duomo e da dove si può godere il più bel tramonto della città e quindi del mondo (lo sapete che il padre di Goethe diceva che da Ancona si ammirano i tramonti più belli del mondo? Quindi…). Qui, accanto al vecchio Faro, dove è stato montato un palco e allestito un food truck, dal 9 luglio si potrà prendere l’aperitivo e ascoltare musica dal vivo, incontrarsi, stare al fresco (si spera), farsi pure un selfie panoramico, se proprio vi va. Ci saranno lucine, note, serate a tema.

Ora scendiamo un po’ per uscire su via del Faro, magari dopo l’aperitivo e all’ora degli spettacoli. Ed eccoci all’Anfiteatro.

L’epicentro della nostra storia diventa da monumento da ammirare (ci sono comunque le visite guidate grazie all’accordo con il Museo archeologico nazionale delle Marche) a luogo da vivere con una nuova pienezza. Qui l’atmosfera è unica, lo sapete.

Immaginate, in quella “sella” inclinata tra due colli a picco sul mare di sentire risuonare jazz, poesia, musicisti internazionali, vedere il teatro e la danza mentre la luce cala sul Guasco.

Ma ora risvegliatevi dal romanticismo, è ora di ripartire. Il tempo di percorrere le curve del Duomo o scendere lungo la via Maestra e entriamo al porto antico: l’atmosfera si fa un po’ più movimentata. Eccola, l’Arena sul Mare con il suo skyline unico, i suoi 3000 posti (per gli eventi in piedi), affacciata sull’Adriatico, con alle spalle l’Arco di Traiano. L’Arena è un posto unico creato dal nulla ma sulla forte spinta dei cittadini che da sempre si spingono fino là nelle loro passeggiate, affamati di lungomare. Qui è appena terminato l’Ulisse Fest ma la musica continuerà ad andare forte per tutto luglio con concerti, talk e street food.

Usciamo dal porto: possiamo andare a fare un salto in piazza Pertini, luogo dell’estate deputato agli eventi sportivi come calcetto o padel, nei locali del centro dove i commercianti hanno organizzato appuntamenti con musica, dj set e food, oppure proseguire verso la Mole.

Luogo dell’estate (e non solo, certo) per eccellenza: questa estate con il “nuovo” Lazzabaretto, il cinema nel canalone verso Porta Pia, mostre e musica e molto altro alla Corte, convegni e aperitivi. La nostra cittadella della cultura e dell’intrattenimento, dove si entra al pomeriggio, si fanno un sacco di cose, e si potrebbe uscire a notte fonda….

E adesso? La mappa dell’estate non finisce qui. Questa è una città che ha molti luoghi del cuore, si sa. Quindi possiamo proseguire fino ai Laghetti del Passetto dove l’aria di mare ti accarezza e il food truck ha di nuovo aperto i tavolini con vista sulle grotte, oppure salire finoal Posapark dove i nuovi gestori del chiosco organizzano cene ed eventi dalla sommità che ha la vista più spettacolare della città, nel parco di Posatora.

Questo viaggio nei luoghi dell’estate potrebbe proseguire nelle piazze, nei borghi, a Portonovo. Noi vi abbiamo portato solo in quelli dove c’è (per ora) un’offerta di eventi strutturata, che spingono a riappropriarci della nostra città. E per agevolarvi nella scelta, vi indichiamo pure dove trovare tutti gli appuntamenti (così non avete scuse per non uscire)

Anfiteatro https://www.comune.ancona.it/it/news/echi-cartellone-estate-2025-anfiteatro-romano

Eventi dell’Arena https://www.comune.ancona.it/it/news/all-arena-sul-mare-con-il-bus-di-collegamento-ecco-i-percorsi-e-gli-orari-di-partenza-per-partecipare-agli-eventi

Quassù al Faro (Parco del Cardeto) https://www.comune.ancona.it/it/news/il-parco-del-cardeto-tra-natura-cultura-e-nuovi-spazi-pubblici

Lazzabaretto musica cinema e food https://www.lazzabaretto.it/

Eventi in centro nei locali https://www.comune.ancona.it/it/news/r-estate-in-centro-aperitivi-cene-musica-nei-locali-del-centro

Mostre, sport, festival e tutta l’agenda dell’estate giorno per giorno https://www.comune.ancona.it/it/news/ancona-estate-ecco-il-calendario-corretta?type=1

Barbara Ulisse