Ancona si sviluppa tra colli, pendenze, salite e discese che definiscono il suo carattere urbano e ne modellano l’identità. In questo contesto orografico complesso, le scalinate non sono semplici collegamenti pedonali: sono parte viva della città, elementi strutturali che connettono non solo spazi fisici, ma anche pezzi di memoria e di quotidianità. Intervenire su di esse, dunque, è un gesto specifico di cura verso la città, un modo per riannodare i suoi percorsi, riconnettere il presente al passato, restituire agli anconetani la possibilità di vivere meglio — anche a piedi, anche in salita.
Negli ultimi tempi, tre interventi significativi — il restauro della storica scalinata di via Zappata, dello scalone del Duomo, e la costruzione ex novo di quella tra via Birarelli e via Pizzecolli — segnano un nuovo passo verso una città che si prende cura di sé, dei suoi percorsi e del suo paesaggio.
A questi interventi si sposa il recupero di una porzione dell’area del vecchio Faro ottocentesco sulla sommità di Monte Cardeto, messa a disposizione ogni sera dal tramonto (luglio-ottobre) con un piccolo punto di ristoro e un cartellone di eventi musicali e di intrattenimento da titolo , “Quassù al Faro”. Una iniziativa che tra l’altro rilancia quella passeggiata in quota da mare a mare, che collega il Porto al Passetto attraversando il parco, che è poi la cifra di Ancona.
Via Zappata è una scala che ha accompagnato e accompagna generazioni di anconetani: studenti del Liceo Classico Rinaldini, allievi del Conservatorio Pergolesi, militari della Guardia di Finanza. E’ un luogo che collega idealmente piazza Roma al Duomo, passando per le maglie fitte del centro storico. Il recente intervento, voluto dal Comune, ha restituito decoro e funzionalità a questa scalinata, attraverso la sostituzione della pavimentazione con cubetti di pietra arenaria, il rifacimento dei cordoli e l’installazione di un nuovo corrimano in ferro battuto, in linea con il contesto architettonico circostante.
“Con questa riqualificazione siamo intervenuti su una scala storica, un luogo che rappresenta l’identità della città” ha detto il sindaco Daniele Silvetti durante l’inaugurazione. “Via Zappata è la memoria storica di tanti cittadini ed è un collegamento essenziale non solo per la viabilità pedonale, ma anche per il senso di continuità urbana che vogliamo tutelare”: un intervento mirato, non imponente in termini economici, ma profondamente significativo per chi abita e attraversa questi luoghi ogni giorno.
Di forte valore storico-artistico, oltre che funzionale, il restauro dello Scalone del Duomo, che collega Piazza del Senato con la Cattedrale di San Ciriaco, da sempre percorso da turisti e pellegrini, oltre che dai cittadini anconetani. L’intervento, eseguito dopo la messa in sicurezza della rupe e sotto il costante controllo della Soprintendenza alle Belle Arti, ha seguito un lungo iter progettuale, rispettando i tempi di esecuzione previsti dal progetto. I nuovi materiali posati, di colore chiaro, sono stati pensati per un accostamento con l’ambiente circostante tale da “illuminare” il percorso. Nella realizzazione è stato seguito un andamento a gradoni vista la pendenza elevata.
Ma è la nuova scalinata tra via Birarelli e via Pizzecolli a segnare uno dei passaggi più significativi nel processo di ricucitura urbana del centro antico. Situata nel cuore del colle Guasco, si sviluppa in un’area rimasta per anni inaccessibile, frutto di demolizioni post-belliche, con un dislivello di circa venti metri. Fin dai primi anni Novanta si ipotizzava la realizzazione di una scala in questo stretto spazio interstiziale, non solo per garantire un collegamento pedonale in una zona storicamente priva di accessi trasversali, ma anche per rendere fruibili alcune unità immobiliari comunali, molto strette e distribuite su quote sfalsate, che proprio per l’assenza di una scala condominiale erano rimaste inutilizzabili. L’idea della scala venne integrata nel progetto di ristrutturazione degli edifici, successivamente venduti ai Frati Minori, ma l’opera non fu mai realizzata. Gli appartamenti ristrutturati rimasero così chiusi, inaccessibili. È stato quindi indispensabile riprendere il progetto, semplificandolo rispetto alla versione originale, e procedere con la realizzazione di una scala che oggi, finalmente, restituisce accessibilità e dignità a una parte dimenticata della città. Il nuovo collegamento si articola in due sezioni. Una prima serie di rampe “appoggiate” al terreno, delimitate da muri, evoca la quinta muraria del vecchio edificato. Per i gradini è stato utilizzato cemento prefabbricato antiscivolo, mentre i pianerottoli sono in ghiaia lavata a grana fine, materiali già sperimentati con successo in altre aree del centro storico. L’impianto di illuminazione è stato integrato nei setti murari. Nella parte terminale, dove lo spazio e il salto di quota non consentivano ulteriori rampe, è stata realizzata una scala a base quadrata, che compie due giri su sé stessa. Anche qui, la scelta è ricaduta sul cemento prefabbricato, selezionato tra i modelli più gradevoli per finitura e integrazione nel contesto. L’opera, del valore di oltre 340 mila euro, è stata rallentata da varie difficoltà: l’orografia complessa del sito, il rinvenimento archeologico durante i primi scavi, la necessità di una variante di progetto e alcune vicissitudini burocratiche, successivamente rientrate. Nonostante tutto, i lavori sono stati portati a termine e oggi la scala rappresenta non solo un’infrastruttura funzionale, ma anche un segnale concreto di riqualificazione del tessuto urbano antico. L’intervento acquista ulteriore profondità grazie all’intitolazione della nuova scala a Sant’Anna dei Greci, in memoria della chiesa distrutta da un bombardamento nell’aprile del 1944. Edificata nel XIII secolo su resti delle antiche mura greche della città, fu per secoli punto di riferimento della comunità greca, mercantile e artigiana, presente ad Ancona fin dal Medioevo. Inizialmente conosciuta come Santa Maria in Porta Cipriana, la chiesa fu ufficialmente concessa alla comunità greca nel 1524 da papa Clemente VII, con il diritto all’autonomia liturgica. Vi furono conservate preziose reliquie, tra cui il piede di Sant’Anna, portate dal legato papale Paolo Tagaris Paleologo. L’iconostasi, decorata con tre tavole commissionate a Lorenzo Lotto, testimoniava la ricchezza culturale e spirituale del luogo. Oggi di quella chiesa rimangono una lapide, alcune sculture superstiti e una raccolta di icone conservate nel Museo Diocesano. L’intitolazione della scalinata non solo rende omaggio a questo patrimonio perduto, ma lo radica nel presente: la nuova scala termina esattamente davanti al sito dove un tempo sorgeva Sant’Anna, riaffermando il valore della memoria urbana e dell’apertura culturale di Ancona.
Insieme al restauro di via Zappata e al recupero dello scalone Nappi, la nuova scalinata rappresenta un tassello prezioso in una visione complessiva della città che mette al centro l’accessibilità, la bellezza e la continuità del tessuto storico. Ad Ancona, infatti, restaurare o costruire una scala non è solo un intervento tecnico: è un modo di risalire le proprie radici, e, allo stesso tempo, di guardare avanti. Questi interventi si inseriscono quindi in una visione più ampia di manutenzione e valorizzazione delle scalinate anconetane, che da sempre costituiscono un’infrastruttura silenziosa ma essenziale.
Pensiamo anche, e principalmente, alla monumentale doppia rampa del Passetto, cara a generazioni di anconetani e immortalata nelle cartoline turistiche, che dalla modernità del viale della Vittoria scende fino alla costa rocciosa. La scala è sottoposta a un importante e massiccio intervento di riqualificazione, in dirittura di arrivo al termine dell’estate, quando sarà inaugurata anche con una nuova illuminazione. La conclusione dei lavori è attesa con interesse dalla cittadinanza che ha sopportato con pazienza il duplice cantiere e gli ovvi disagi nel periodo estivo, con la consapevolezza che si tratta di un’opera monumentale da valorizzare e conservare con cura per l’immagine stessa della città di Ancona.
Ma pensiamo anche ai tragitti più quotidiani, percorsi ogni giorno da chi abita o frequenta Borgo Rodi, o a quelli meno noti, che salgono, ad esempio, verso il Cardeto o si inerpicano sul colle Guasco, intrecciando scorci panoramici, architetture storiche e natura. Questa è Ancona, che riscopre le sue scalinate non solo come elementi funzionali, ma come parti vive del suo corpo urbano. Qui, restaurare una scala, costruirne una nuova, non è solo un’opera pubblica, perché le scale, ad Ancona, sono ponti tra i piani della città, spazi di vita e di movimento, linee che intrecciano il quotidiano con la storia.
Margherita Rinaldi e Federica Zandri
*foto di copertina: lo scalone Nappi












































