Ancona riscopre le sue scalinate, per una città che si ricuce in verticale

Ancona si sviluppa tra colli, pendenze, salite e discese che definiscono il suo carattere urbano e ne modellano l’identità. In questo contesto orografico complesso, le scalinate non sono semplici collegamenti pedonali: sono parte viva della città, elementi strutturali che connettono non solo spazi fisici, ma anche pezzi di memoria e di quotidianità. Intervenire su di esse, dunque, è un gesto specifico di cura verso la città, un modo per riannodare i suoi percorsi, riconnettere il presente al passato, restituire agli anconetani la possibilità di vivere meglio — anche a piedi, anche in salita.
Negli ultimi tempi, tre interventi significativi — il restauro della storica scalinata di via Zappata, dello scalone del Duomo, e la costruzione ex novo di quella tra via Birarelli e via Pizzecolli — segnano un nuovo passo verso una città che si prende cura di sé, dei suoi percorsi e del suo paesaggio.
A questi interventi si sposa il recupero di una porzione dell’area del vecchio Faro ottocentesco sulla sommità di Monte Cardeto, messa a disposizione ogni sera dal tramonto (luglio-ottobre) con un piccolo punto di ristoro e un cartellone di eventi musicali e di intrattenimento da titolo , “Quassù al Faro”. Una iniziativa che tra l’altro rilancia quella passeggiata in quota da mare a mare, che collega il Porto al Passetto attraversando il parco, che è poi la cifra di Ancona.

Via Zappata è una scala che ha accompagnato e accompagna generazioni di anconetani: studenti del Liceo Classico Rinaldini, allievi del Conservatorio Pergolesi, militari della Guardia di Finanza. E’ un luogo che collega idealmente piazza Roma al Duomo, passando per le maglie fitte del centro storico. Il recente intervento, voluto dal Comune, ha restituito decoro e funzionalità a questa scalinata, attraverso la sostituzione della pavimentazione con cubetti di pietra arenaria, il rifacimento dei cordoli e l’installazione di un nuovo corrimano in ferro battuto, in linea con il contesto architettonico circostante.
“Con questa riqualificazione siamo intervenuti su una scala storica, un luogo che rappresenta l’identità della città” ha detto il sindaco Daniele Silvetti durante l’inaugurazione. “Via Zappata è la memoria storica di tanti cittadini ed è un collegamento essenziale non solo per la viabilità pedonale, ma anche per il senso di continuità urbana che vogliamo tutelare”: un intervento mirato, non imponente in termini economici, ma profondamente significativo per chi abita e attraversa questi luoghi ogni giorno.

Di forte valore storico-artistico, oltre che funzionale, il restauro dello Scalone del Duomo, che collega Piazza del Senato con la Cattedrale di San Ciriaco, da sempre percorso da turisti e pellegrini, oltre che dai cittadini anconetani. L’intervento, eseguito dopo la messa in sicurezza della rupe e sotto il costante controllo della Soprintendenza alle Belle Arti, ha seguito un lungo iter progettuale, rispettando i tempi di esecuzione previsti dal progetto. I nuovi materiali posati, di colore chiaro, sono stati pensati per un accostamento con l’ambiente circostante tale da “illuminare” il percorso. Nella realizzazione è stato seguito un andamento a gradoni vista la pendenza elevata.

Ma è la nuova scalinata tra via Birarelli e via Pizzecolli a segnare uno dei passaggi più significativi nel processo di ricucitura urbana del centro antico. Situata nel cuore del colle Guasco, si sviluppa in un’area rimasta per anni inaccessibile, frutto di demolizioni post-belliche, con un dislivello di circa venti metri. Fin dai primi anni Novanta si ipotizzava la realizzazione di una scala in questo stretto spazio interstiziale, non solo per garantire un collegamento pedonale in una zona storicamente priva di accessi trasversali, ma anche per rendere fruibili alcune unità immobiliari comunali, molto strette e distribuite su quote sfalsate, che proprio per l’assenza di una scala condominiale erano rimaste inutilizzabili. L’idea della scala venne integrata nel progetto di ristrutturazione degli edifici, successivamente venduti ai Frati Minori, ma l’opera non fu mai realizzata. Gli appartamenti ristrutturati rimasero così chiusi, inaccessibili. È stato quindi indispensabile riprendere il progetto, semplificandolo rispetto alla versione originale, e procedere con la realizzazione di una scala che oggi, finalmente, restituisce accessibilità e dignità a una parte dimenticata della città. Il nuovo collegamento si articola in due sezioni. Una prima serie di rampe “appoggiate” al terreno, delimitate da muri, evoca la quinta muraria del vecchio edificato. Per i gradini è stato utilizzato cemento prefabbricato antiscivolo, mentre i pianerottoli sono in ghiaia lavata a grana fine, materiali già sperimentati con successo in altre aree del centro storico. L’impianto di illuminazione è stato integrato nei setti murari. Nella parte terminale, dove lo spazio e il salto di quota non consentivano ulteriori rampe, è stata realizzata una scala a base quadrata, che compie due giri su sé stessa. Anche qui, la scelta è ricaduta sul cemento prefabbricato, selezionato tra i modelli più gradevoli per finitura e integrazione nel contesto. L’opera, del valore di oltre 340 mila euro, è stata rallentata da varie difficoltà: l’orografia complessa del sito, il rinvenimento archeologico durante i primi scavi, la necessità di una variante di progetto e alcune vicissitudini burocratiche, successivamente rientrate. Nonostante tutto, i lavori sono stati portati a termine e oggi la scala rappresenta non solo un’infrastruttura funzionale, ma anche un segnale concreto di riqualificazione del tessuto urbano antico. L’intervento acquista ulteriore profondità grazie all’intitolazione della nuova scala a Sant’Anna dei Greci, in memoria della chiesa distrutta da un bombardamento nell’aprile del 1944. Edificata nel XIII secolo su resti delle antiche mura greche della città, fu per secoli punto di riferimento della comunità greca, mercantile e artigiana, presente ad Ancona fin dal Medioevo. Inizialmente conosciuta come Santa Maria in Porta Cipriana, la chiesa fu ufficialmente concessa alla comunità greca nel 1524 da papa Clemente VII, con il diritto all’autonomia liturgica. Vi furono conservate preziose reliquie, tra cui il piede di Sant’Anna, portate dal legato papale Paolo Tagaris Paleologo. L’iconostasi, decorata con tre tavole commissionate a Lorenzo Lotto, testimoniava la ricchezza culturale e spirituale del luogo. Oggi di quella chiesa rimangono una lapide, alcune sculture superstiti e una raccolta di icone conservate nel Museo Diocesano. L’intitolazione della scalinata non solo rende omaggio a questo patrimonio perduto, ma lo radica nel presente: la nuova scala termina esattamente davanti al sito dove un tempo sorgeva Sant’Anna, riaffermando il valore della memoria urbana e dell’apertura culturale di Ancona.

Insieme al restauro di via Zappata e al recupero dello scalone Nappi, la nuova scalinata rappresenta un tassello prezioso in una visione complessiva della città che mette al centro l’accessibilità, la bellezza e la continuità del tessuto storico. Ad Ancona, infatti, restaurare o costruire una scala non è solo un intervento tecnico: è un modo di risalire le proprie radici, e, allo stesso tempo, di guardare avanti. Questi interventi si inseriscono quindi in una visione più ampia di manutenzione e valorizzazione delle scalinate anconetane, che da sempre costituiscono un’infrastruttura silenziosa ma essenziale.

Pensiamo anche, e principalmente, alla monumentale doppia rampa del Passetto, cara a generazioni di anconetani e immortalata nelle cartoline turistiche, che dalla modernità del viale della Vittoria scende fino alla costa rocciosa. La scala è sottoposta a un importante e massiccio intervento di riqualificazione, in dirittura di arrivo al termine dell’estate, quando sarà inaugurata anche con una nuova illuminazione. La conclusione dei lavori è attesa con interesse dalla cittadinanza che ha sopportato con pazienza il duplice cantiere e gli ovvi disagi nel periodo estivo, con la consapevolezza che si tratta di un’opera monumentale da valorizzare e conservare con cura per l’immagine stessa della città di Ancona.

Ma pensiamo anche ai tragitti più quotidiani, percorsi ogni giorno da chi abita o frequenta Borgo Rodi, o a quelli meno noti, che salgono, ad esempio, verso il Cardeto o si inerpicano sul colle Guasco, intrecciando scorci panoramici, architetture storiche e natura. Questa è Ancona, che riscopre le sue scalinate non solo come elementi funzionali, ma come parti vive del suo corpo urbano. Qui, restaurare una scala, costruirne una nuova, non è solo un’opera pubblica, perché le scale, ad Ancona, sono ponti tra i piani della città, spazi di vita e di movimento, linee che intrecciano il quotidiano con la storia.

Margherita Rinaldi e Federica Zandri

*foto di copertina: lo scalone Nappi

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – ANDREA VECCHI

Andrea Vecchi, Consigliere del Gruppo Consiliare PARTITO DEMOCRATICO

Focus Sanità: valorizzare il personale sanitario e dedicare attenzione particolare agli anziani non autosufficienti

Sono Consigliere comunale di prima nomina, pur mantenendo il ruolo di Chirurgo dei Trapianti nell’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche. Il 30 maggio 2025 ho celebrato 20 anni dal primo trapianto di organo solido nelle Marche. In quell’occasione il mio ruolo è stato quello di Presidente dell’Associazione Regionale Trapiantati (Ato-Marche), ma, allo stesso tempo, ero parte di quella prima equipe che, nel lontano 2005, portò a compimento l’intervento che diede il via a un’attività riconosciuta come eccellenza a livello europeo.

Fino a pochi mesi fa ho ricoperto la carica di Presidente del Forum Nazionale Trapianti e, seppur in piccola parte, ho contribuito a sottoscrivere e scrivere la Legge per la riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti. In forza di queste attività faccio parte dell’Assemblea Regionale del Centro Servizi Volontariato, insieme a tutte le innumerevoli Associazioni, che rappresentano una risorsa fondamentale e garanzia di solidarietà e condivisione tra le persone, a lustro e vanto del nostro intero Paese.

A livello nazionale, sempre nel Volontariato, ricopro ancora la carica di Presidente del Transplant Sport Italia, una Confederazione di Associazioni che raccoglie atleti trapiantati o in attesa di un organo, i quali, attraverso l’attività fisica, agonistica o non, tutelano la propria forma e il dono ricevuto, dimostrando come il benessere psicofisico non sia soltanto una questione di terapia medica. Ho avuto il piacere di coordinare ben due Campionati Europei (Oxford 2022 – Lisbona 2024) con ottimi risultati, anche per gli atleti marchigiani.

Tutto questo per dirvi che, dati i diversi compiti da me ricoperti, ho la possibilità di avere una visione privilegiata rispetto a quella che è la percezione della Sanità, sia dalla parte dell’operatore sia del paziente/cittadino, nonché della rappresentanza politica. Da tutti gli operatori arriva fortissimo il segnale di seria difficoltà nel garantire il diritto alla Salute, diritto fondamentale, ben chiaro in Costituzione, senza il quale non ci sarebbero tutti gli altri, primo fra tutti il lavoro, e da questo lo sviluppo e il benessere del Paese.

In questi circa due anni di attività consiliare ho presentato numerose interrogazioni, sia orali sia scritte, e alcune mozioni. Tra queste ultime, mi fa piacere poterne citare due. In particolare ricordo quella riguardante la “valorizzazione del personale sanitario”. Nello specifico, si sottolinea il principio che la sostenibilità del servizio sanitario passa attraverso la valorizzazione, l’autonomia e la responsabilità dei suoi professionisti, volendo sostenere che parlare di sanità significa quindi parlare di lavoro in Sanità, e parlare di lavoro significa parlare di capitale umano. Ne è stata dimostrazione l’epoca degli “Angeli del Covid”, troppo presto dimenticati!

Sempre nell’ambito del Sociale, potendo usufruire, come ho accennato all’inizio, del lavoro da me svolto come Presidente del Forum Nazionale Trapianti, nel corso della stesura della proposta di Legge riguardante l’assistenza agli anziani non autosufficienti ho voluto stimolare il Consiglio Comunale su tale problematica, perché quello che dovrebbe essere il punto di riferimento in merito è la domiciliarità (insieme con le soluzioni ambulatoriali): gli anziani non autosufficienti devono essere assistiti nella loro casa. L’altro punto di riferimento è sicuramente l’integrazione dei servizi (sociali, sanitari, abitativi, ecc.). Questo perché l’integrazione dà efficacia e qualità ai servizi. Dovremmo, in un prossimo futuro, guardare a proposte nuove di assistenza che mantengano la qualità della vita nell’invecchiare in un ambiente proprio, che si è scelto, dove si mantenga il massimo della libertà, della privacy e dell’autonomia. Per questo serve un governo pubblico del Comune di Ancona ed investimenti, anche privati, per la messa a disposizione degli alloggi in cui comunque, di norma, si paga l’affitto.

È fondamentale avere un’adeguata, e soprattutto coerente, organizzazione per tutte le attività, in particolare rivolte agli anziani e ai più fragili, come ho ripetuto nel corso dei miei interventi in Aula, anche proprio in riferimento al nuovo Poliambulatorio “Bonarelli”, a cui, secondo progettualità, dovrebbe seguire la Casa di Comunità. Quindi un nuovo accesso ai servizi, trasformazione e potenziamento dei servizi domiciliari, sviluppo dei servizi ambulatoriali, con particolare riferimento a quelli geriatrici, sviluppo dei servizi residenziali, sia tradizionali sia innovativi, e conferma del sistema dell’emergenza, che al momento presenta rilevanti problemi. Questo è un progetto globale, realizzabile, e che guarda al futuro, che può dare garanzie e sicurezza agli anziani, in particolare a quelli non autosufficienti, e alle loro famiglie.

Oltre 200 nuovi posti auto per l’area del Porto

Una serie di progettualità e di interventi per la realizzazione di parcheggi nell’area portuale, a servizio dei cittadini e dei lavoratori, sta interessando due zone strategiche dello scalo dorico: la zona del porto turistico di Marina Dorica, dove le ditte sono già al lavoro, e quella portuale a ridosso del centro, per la quale è stato stretto nei gironi scorsi un accordo tra il Comune e l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale.

Sono già in corso in via Mattei i lavori per la realizzazione di oltre cento nuovi parcheggi gratuiti per auto e moto, con l’intento di rispondere concretamente alle esigenze delle imprese che operano nella zona. L’intervento, dal valore complessivo di 300 mila euro, nasce da una pianificazione condivisa con le realtà produttive e sindacali del territorio. Come dichiarato dall’assessore ai Lavori Pubblici Stefano Tombolini, si tratta di un progetto atteso da tempo, che offrirà un miglioramento tangibile della viabilità e della fruibilità dell’area. I nuovi stalli, 92 posti auto e 13 per motocicli, saranno distribuiti in diversi punti: 27 lungo la rampa lato mare, 30 stalli lungo la recinzione ferroviaria, 21 sotto il viadotto Palombella (più 13 moto), 14 lungo la rampa lato ferrovia. Oltre agli stalli di sosta, l’intervento include la realizzazione di nuovi percorsi pedonali, l’adeguamento della segnaletica orizzontale e verticale e l’installazione di barriere di sicurezza a protezione dell’area adiacente al passaggio ferroviario. È inoltre previsto il potenziamento dell’illuminazione pubblica, già avviato in parallelo al cantiere.
I lavori hanno preso avvio con opere edili rese complesse dalla necessità di una profonda pulizia iniziale e da analisi dettagliate delle terre da scavo, che hanno comportato un’attenta gestione dei materiali da smaltire. Tali operazioni hanno causato un leggero slittamento dell’inizio delle opere principali, che ora proseguiranno fino a tutto settembre. Nel frattempo, è già stato completato l’intervento di rinnovo dell’illuminazione pubblica nel tratto finale interessato dai lavori. Le nuove lampade a LED, ad alta efficienza energetica, sono entrate in funzione e stanno già garantendo maggiore visibilità e sicurezza, soprattutto nelle ore serali, a vantaggio dei lavoratori e di tutti coloro che frequentano l’area portuale e il porto turistico di Marina Dorica. Il vicesindaco e assessore alla Mobilità Giovanni Zinni ha sottolineato come il lavoro in corso restituisca funzionalità e decoro a uno degli ingressi più importanti della città, spesso trascurato negli anni.

Anche per l’area portuale a ridosso del centro e del centro storico, grazie a un accordo con L’Autorità di Sistema del mare Adriatico Centrale, è partito l’iter per la realizzazione di un nuovo parcheggio, per cui si ipotizza un progetto da circa 120 posti auto, da realizzarsi nella zona attualmente occupata dai binari ferroviari dismessi. L’accordo è stato definito nei giorni scorsi durante un incontro a Palazzo del Popolo tra il sindaco Daniele Silvetti e il presidente dell’Autorità Vincenzo Garofalo. Parte dell’area sarà destinata alla sosta, con fruizione estesa anche alle attività portuali, mentre la restante sarà funzionale alla futura stazione marittima ferroviaria prevista dal piano portuale. Gli uffici tecnici lavoreranno ora alla redazione del progetto, con l’avvio di un tavolo di confronto per la coprogettazione. Sarà inoltre inoltrata alla Regione Marche la richiesta per ottenere il nulla osta necessario alla rimozione dei binari da parte di RFI.

Margherita Rinaldi

Libri d’estate: ad Ancona torna il Furgolibro e le biblioteche hanno orari prolungati

L’estate 2025 ad Ancona si arricchisce di pagine da sfogliare. Con l’arrivo della bella stagione, il Comune rilancia il proprio impegno per promuovere la lettura attraverso un piano che prevede più risorse per i libri, orari estesi per le biblioteche comunali e il ritorno del popolare Furgolibro, la biblioteca itinerante che porta cultura nei parchi e nelle piazze della città.

«L’assessorato alla Cultura – dichiara l’assessora Marta Paraventi – conferma l’impegno per un sistema bibliotecario vivo, inclusivo e attento alle esigenze del territorio, con l’obiettivo di promuovere la lettura e l’accesso ai libri durante tutto l’anno, e quindi anche nel periodo estivo». In quest’ottica, sono stati ripristinati i fondi destinati alle attività bibliotecarie e all’acquisto di nuovi volumi, con un’attenzione particolare anche all’editoria locale: saranno infatti inclusi titoli pubblicati da case editrici anconetane.

Particolare attenzione alla biblioteca di Collemarino: Una particolare attenzione è stata riservata alla Biblioteca di Collemarino, situata a pochi passi dalla spiaggia e quindi molto utile per chi ama leggere anche durante una giornata al mare. Nei mesi estivi sarà aperta dal martedì al giovedì con orario 9.00–13.00, e con estensione pomeridiana fino alle 18.00 nei giorni di martedì e giovedì. La chiusura estiva è prevista dall’11 al 21 agosto. Anche le altre biblioteche comunali beneficeranno di orari prolungati per facilitare l’accesso a libri e servizi culturali.

Torna il Furgolibro, la biblioteca su quattro ruote: Tra le iniziative più attese c’è il ritorno del Furgolibro, il servizio mobile che porta libri e letture direttamente nei luoghi di aggregazione estivi. Dieci gli appuntamenti in calendario:

  • Laghetti del Passetto: 9, 16, 22 e 30 luglio
  • Parco di Posatora: 6 e 26 agosto
  • Corso Carlo Alberto: 3, 10, 17 e 24 settembre
    Tutti gli incontri si terranno dalle 18.00 alle 19.30.

Leggere d’estate: un’abitudine che cresce: Il Furgolibro si conferma così un modo originale ed efficace per incontrare nuovi lettori, coinvolgere famiglie, bambini e anziani, e rafforzare il legame tra le biblioteche e la comunità anche fuori dagli spazi tradizionali.

L’estate è da sempre il momento ideale per riscoprire il piacere della lettura. Secondo il rapporto ISTAT “Produzione e lettura di libri in Italia” (2023), quasi la metà dei lettori italiani (il 48,5%) dichiara di leggere soprattutto nei periodi di vacanza o di pausa, con un picco nei mesi estivi. Il dato cresce tra i giovani (fascia 15-24 anni) e tra le lettrici donne, che rappresentano la maggioranza del pubblico dei lettori stagionali. Iniziative come quelle promosse ad Ancona si inseriscono in un quadro nazionale di crescente attenzione alla cultura diffusa, dove la lettura diventa parte del benessere personale e della socialità. Portare i libri dove si vive il tempo libero – al mare, nei parchi, nei quartieri – significa rendere la cultura più accessibile e più vicina.

Margherita Rinaldi

*Immagine di awesomecontent su Freepik

Rinasce il Rettorato dell’Università Politecnica delle Marche

di Prof. Ing. Arch. Marco D’Orazio Pro-Rettore Vicario Università Politecnica delle Marche

Nel cuore di Ancona, in Piazza Roma, sta rinascendo uno dei palazzi storici più rappresentativi della città: l’ex sede del Rettorato dell’Università Politecnica delle Marche. Dopo i danni subiti dal sisma del 2016, l’edificio viene oggi restituito alla città con un ambizioso progetto di restauro che lo riporterà ad essere la sede di maggiore rappresentanza dell’ateneo.

Costruito a fine Ottocento come sede degli Uffici Postali cittadini, il Palazzo ha attraversato i decenni come simbolo dell’amministrazione pubblica, divenendo prima sede della Provincia e poi sede dell’Università Politecnica delle Marche. L’edificio sorge nel quartiere ottocentesco della città ed in particolare il fronte ovest si innesta sul sedime delle vecchie mura cinquecentesche, abbattute nel 1864. Piazza Roma venne infatti aperta, insieme a Corso Garibaldi, dopo l’annessione della città al Regno d’Italia e la demolizione delle mura che ancora racchiudevano l’abitato. In quel frangente, Ancona fu dichiarata piazzaforte di prima classe del Regno d’Italia e per adempiere al nuovo ruolo, la superficie urbanizzata fu raddoppiata e il suo volto venne completamente rinnovato.

L’immobile era rimasto gravemente danneggiato in seguito alle scosse che avevano colpito il centro Italia e le Marche in particolare, negli anni tra il 2016 e il 2017. I danni avevano interessato sia le strutture murarie che la copertura lignea. I lavori di recupero e adeguamento sismico, che restituiranno la storica sede del Rettorato dell’Ateneo dorico e una struttura cruciale alla città di Ancona, sono stati resi possibili grazie al finanziamento di 12 milioni e 300mila euro (che coprirà il costo complessivo) stanziati ad hoc dalla struttura commissariale per la ricostruzione post sisma 2016, guidata dal Senatore Avv. Guido Castelli.

L’intervento sull’edificio storico sarà condotto privilegiando la tutela del bene, mantenendo inalterati gli aspetti architettonici che ne caratterizzano l’immagine, i materiali, le attuali partiture, ed anche gli aspetti distributivi, ma garantendo al contempo gli adeguamenti necessari in termini di sicurezza sismica e sostenibilità.

I lavori di recupero e miglioramento sismico sono partiti il 24 marzo scorso. Le demolizioni saranno concluse per ottobre e da lì si avvieranno le attività di miglioramento sismico e restauro, la cui conclusione è prevista per luglio 2027. Entro giugno 2026 sarà completata la parte strutturale. La chiusura dei lavori è prevista per settembre 2027. Il gruppo di progettisti è il medesimo raggruppamento temporaneo (ACALE s.r.l.; FIMA ENGINEERING s.r.l.; TFE ingegneria s.r.l.; Ingegner Marija Golubovic; Ingegner Lorenzo Sensini; Archeolab Soc Coop) che si è occupato anche della progettazione dell’ex palazzo di vetro, che ospiterà, a conclusione dei lavori gli uffici amministrativi dell’ateneo, spazi dedicati a studenti e studentesse, e spazi della Provincia di Ancona. L’esecuzione delle opere è affidata alla ditta Torelli e Dottori.

L’intervento mira a rafforzare il ruolo di Ancona come città Universitaria ed il legame tra l’ateneo ed il territorio. L’intervento si colloca infatti in un più ampio quadro di opere, condotte in accordo e con il supporto dell’Amministrazione Comunale e che mira a creare, attraverso le strutture universitarie, spazi urbani di connessione e di vita in una zona centrale della città, rendendo maggiormente visibile la presenza dell’ateneo nel centro storico e fulcro di spazi pubblici ad uso della città. L’edificio del Rettorato con la sua corte interna e con la piazzetta che sarà realizzata nella zona di connessione tra questo edificio ed il palazzo di vetro si connetterà infatti con un percorso interno al palazzo di vetro con la retrostante piazza Pertini, così da creare un sistema di spazi urbani tra loro interconnessi sui quali si affacceranno le strutture universitarie a servizio della popolazione studentesca ed anche quelle di maggiore rappresentanza.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – CARLA MAZZANTI

Carla Mazzanti, Consigliere del Gruppo Consiliare FRATELLI D’ITALIA

In Consiglio Comunale una mozione approvata all’unanimità che impegna il Sindaco e la Giunta a sviluppare con tutti gli strumenti possibili una sensibilità ad una corretta relazione uomo-cane

Oggi sempre più famiglie accolgono all’interno del loro nucleo un cane arricchendone la vita a livello emotivo, acquisendo il ruolo di preziosi e fedeli compagni anche per anziani e bambini. Risultano ad oggi iscritti all’Anagrafe Canina Nazionale circa 14 milioni di cani, una media di un cane ogni 4 abitanti ed ho ritenuto importante ed attuale presentare in Consiglio Comunale una mozione approvata all’unanimità che impegnasse il Sindaco e la Giunta a sviluppare con tutti gli strumenti possibili una sensibilità ad una corretta relazione uomo-cane.

Ciò, al fine di educare il cittadino ad una detenzione responsabile e ad una gestione consapevole dei nostri preziosi amici a quattro zampe, valorizzandone l’arricchimento, promuovendo sin dalla giovane età, dalle scuole primarie, un’educazione a comportamenti corretti, implementando percorsi formativi, tenuti da esperti, rivolti ai proprietari di cani, ai cittadini, agli operatori volontari e non, finalizzati alla promozione di corrette pratiche nell’ambito delle relazioni tra uomini e animali, per insegnare le modalità che rendono più sicuro l’approccio agli animali domestici, per ovviare a comportamenti a rischio per le persone e per gli animali stessi.

Ho voluto evidenziare come in un periodo socioculturale tristemente caratterizzato dall’inverno demografico, accompagnato da un allungamento della vita media dell’uomo, in cui molti sono i nuclei familiari composti da un’unica persona, il cane costituisce un importante strumento di prevenzione dalle innumerevoli patologie croniche come riportato anche dal The American Journal of Medicine, rivista ufficiale dei medici internisti americani, nella quale si sottolineano i principali ambiti in cui sono maggiormente evidenti i benefici salutistici derivanti da una equilibrata convivenza con i cani che vanno dal:

proteggere dalle malattie croniche legate all’eccessiva sedentarietà: il cane di fatto è una delle motivazioni più forti che persuadono i proprietari a camminare inducendo l’acquisizione di stili di vita più sani con conseguente riduzione di morbilità e mortalità per malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione, osteoartrite, recuperi post traumatici

– al favorire la tutela della salute psicofisica e mentale, riducendo la depressione, alleviando la solitudine e l’isolamento sociale per il tramite di un autentico scambio affettivo, impegnando il proprietario all’accudimento, inducendolo ad uscire regolarmente, favorendo un’azione quotidiana di aggregazione e socializzazione.

Gli evidenti e comprovati benefici salutistici derivanti dalla corretta convivenza con un cane costituiscono un importante valore aggiunto sociale, considerato anche il valido supporto in termini di conseguente risparmio per il Sistema Sanitario Pubblico.

Non dobbiamo non considerare però gli ultimi e sempre più frequenti toccanti fatti di cronaca, di aggressioni da parte di cani contro bambini e componenti del nucleo familiare o persone durante passeggiate o footing nei parchi, con conseguenze anche gravi per la sicurezza pubblica. Questi fatti costituiscono solo la punta dell’iceberg di ben più numerosi eventi tracciati in parte anche dall’obbligo di segnalazione di lesioni causate da aggressione tra animali tramite appositi moduli al Servizio Veterinario Sanità Animale.

Questi tristi eventi accendono i riflettori sul delicato tema che non sempre il proprietario è in grado di gestire il proprio cane in maniera consapevole, sia per gli aspetti che riguardano l’educazione alla corretta convivenza sociale, nel rispetto dell’ambiente e degli spazi comuni, evitando comportamenti non idonei che possono generare un atteggiamento di intolleranza generalizzata, sia dal punto di vista della tutela della salute pubblica, focalizzando l’attenzione sulla prevenzione delle zoonosi e sulla tutela della sicurezza per evitare impatti negativi a livello fisico e sociale. Per questo è importante evidenziare tutti gli atteggiamenti corretti da tenere, sia come possessore di cane, sia come cittadino comune, per prevenire comportamenti errati che comporterebbero rischi a persone o ad animali:

Tenere conto dell’importanza di una adeguata progettazione gestione e manutenzione dei luoghi di incontro dedicati per assicurare ai cani una corretta e regolare socialità con l’uomo e con i loro simili.

Favorire la conoscenza ed il rispetto delle norme previste dai relativi regolamenti delle aree cani censite in preposto ufficio comunale al fine di non considerarle come luoghi di isolamento periferici ma come importanti ambiti di condivisione e crescita collettiva.

Promuovere progetti del tipo “Un cammino a sei zampe” – gruppi di cammino ad iscrizione gratuita accompagnati da figure professionali a supervisione dell’attività, aperti a tutti i cani socializzati, regolarmente iscritti all’anagrafe canina, educati alla conduzione al guinzaglio accompagnati da familiari di diverse fasce di età, aperti anche ai bambini – e progetti di promozione alla salute con valenza ludico-ricreativa, educativa individuale, relazionale e sociale in un percorso verso uno stile di vita sano in una corretta relazione uomo-animale estesa alla società.

Mi preme evidenziare come si tratti di un contesto ove trovano legittimazione le diverse professionalità che si occupano di umani e animali in un modello multidisciplinare di potenziale collaborazione poiché il concetto di salute moderno è sempre più esteso e interconnesso e l’attuale concezione di “ONE HEALTH – ONE MEDICINE – ONE WORLD” ben sintetizza come la salute dell’uomo non sia disgiunta dalla salute animale e da quella del pianeta.

Canto delle stagioni: alla Mole le foto di Giorgio Cutini, per guardarsi dentro

Inquietudine, solitudine e silenzio, i tre stati d’animo rappresentanti nella fotografia degli ultimi anni dell’anconetano d’adozione Giorgio Cutini, medico chirurgo oggi a riposo e artista già dalla prima giovinezza. A questa dimensione intima, introspettiva, filtrata dal paesaggio e dalla natura, è dedicata la mostra Canto delle stagioni inaugurata il 18 luglio alla Mole. Definita “la mostra dell’estate” e aperta tutte le sere fino al 30 settembre, tranne il lunedì, dalle 19 alle 21, la grande antologica è organizzata dal Consiglio Regionale delle Marche, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune e presenta centocinquanta opere fotografiche, molte delle quali inedite, che rivelano il contesto intuitivo e concettuale nel quale sono state scattate.

Curata da Gabriele Perretta, Canto delle stagioni è pensata come percorso artistico e umano individuale e al contempo viaggio universale dello sguardo dell’artista attraverso le età dell’uomo. Gli scatti esposti -sottolineano i promotori- ci invitano a riflettere sulla nostra esistenza, ci mostrano gli aspetti esteriori ed interiori della nostra età evolutiva, ci fanno apprezzare i momenti vissuti e ancora da vivere attraverso una profonda comprensione degli stati più difficili, l’inquietudine, la solitudine, l’insicurezza. L’invito non può essere quello che visitare la mostra con il giusto spirito nella consapevolezza che le fotografie esposte potranno davvero essere una grande fonte di ispirazione”. E ancora: “la mostra antologica di Giorgio Cutini rappresenta infatti non solo un viaggio artistico, ma anche una profonda riflessione sull’esistenza, sul tempo e sull’identità dell’uomo: un evento che accende la stagione estiva della Mole ed è al centro della sua ricca e plurale offerta che spazia dal cinema al Museo Omero alla visita dei camminamenti, dagli eventi ai luoghi di socializzazione come il Lazzabaretto e il Caffè Letterario”.

L’esposizione si snoda nelle sale Vanvitelli seguendo una suddivisione tematica, lungo un percorso segnato da colori diversi che amplificano i contenuti della stessa. Le sue fotografie documentano quello che il paesaggio muove nell’animo, in scatti sempre espressivisti e visionari, in cui il suo occhio intellettuale si interessa e si incuriosisce di ciò che lo circonda. La solitudine è un tema frequente nella poetica di Cutini: la si trova quando la maturità esige un momento di sosta, un faccia a faccia diretto, che trova risposte solo nella solitudine, nell’opzione di un rapporto personale e individuale. Un rapporto esemplificato nella serie Egl’io, dove la natura è protagonista tanto quanto l’artista. I visitatori si confrontano poi con l’inquietudine che si genera dal dubbio sulla sicurezza della tecnica e della duplicazione del reale. Silenzio è la serie in cui Cutini tende con sempre maggiore decisione al bianco e al nero assoluti: qui l’immagine del padre perduto in tenerissima età diventa occasione di riflessione sull’irriducibile assenza di cui vive la fotografia. Il silenzio è vertigine, indagato dall’artista negli spazi sovrumani di un Appennino che diventa metafora di uno stato dell’anima, disposta a misurarsi con un silenzio potenzialmente definitivo.

Requie(m) è il lavoro più recente del fotografo, spazio di quiete e di essenziale spiritualità che costruisce un’immagine che contiene insieme un concetto di finito e infinito, di armonia dei paesaggi interiori approfonditi da dettagli simbolici e naturalistici. Il nero è il colore dominante e non è negazione radicale della fotografia, bensì rivelazione, per dire allo spettatore che c’è ancora la speranza di un’immagine possibile.

Afferma Gabriele Perretta: “Tutto quello che l’autore scatta si identifica con lui, comprendendo nella sua identità anche una fase di compenetrazione col paesaggio, ovvero il geologico, la vegetazione e la terra. “Il Canto delle stagioni” espositivamente si articola come metafora percettiva nella sua interezza e, al tempo stesso, è anche un viaggio fatto di visioni o di affreschi dell’immaginazione. Il viaggio si ammanta della dimensione dell’infinito, ossia dell’oltre, dell’incommensurabile e del dialogo con l’altro.”

Accompagna la mostra un catalogo, Editore Ephemeria, con testi di Gabriele Perretta, Gilberto Marconi. Flavia Orsati, Enzo Carli, Giorgio Cutini.

Giorgio Cutini (1947) nasce fotografo, precocemente concentrato su una fotografia di ricerca attenta alle potenzialità espressive del mezzo tecnico e del processo di stampa anche grazie all’esperienza maturata presso agenzie di foto pubblicitarie. Nel frattempo, avvia un’importante carriera chirurgica che lo porta anche a lavorare, ancora studente, come fotografo documentatore nel reparto di chirurgia. Degli anni Settanta è il recupero del cosiddetto fotogramma di scarto. Sconvolto dalle “verifiche” di Ugo Mulas, nel 1973-74 Cutini si interessa al primo tratto della pellicola fotografica del rullino, quello che raccoglie gli scatti involontari. Proprio questi frammenti, che documentano un evento visuale libero e non governato dagli stereotipi, diventano la sua prima esposizione Fotogramma recuperato (1973-82). Ancora, ritrovando in Mulas una forte fonte d’ispirazione, incomincia a occuparsi della documentazione visuale del processo creativo di altri artisti. Una linea di ricerca messa in crisi negli anni Ottanta dalla dichiarazione di morte dell’arte da parte di Argan. Giunto in prima battuta alla conclusione che non sia più possibile documentare con verità il lavoro dell’artista, Cutini reagisce riaffermando la vitalità dell’arte, attingibile nel superamento della fissità e nel movimento. Dall’esperienza concettuale ha inizio un processo costruttivo volto a consegnare allo spettatore nuove possibilità di esperienza, sempre ancorate a una forte istanza narrativa e mai riducibili alla pura astrazione. La sua attenzione alla tecnica unita a una innata vocazione alla ricerca, tra l’altro, fa di lui un innovatore anche nel settore chirurgia segnando un importante avanzamento nell’applicazione della robotica e nella tecnica della laparoscopia. Negli anni Novanta, Cutini suscita il forte interesse di Mario Giacomelli ed Enzo Carli con Omaggio ad Alberto Burri (1991). Da questo incontro scaturirà quel confronto serrato che porterà alla redazione del Manifesto “Passaggio di frontiera” (14 gennaio 1995). Nel segno di questa nuova esperienza le linee di ricerca precedenti trovano una sintesi nuova che, soprattutto nell’ultimo decennio, porta Cutini sulla soglia di una fotografia intesa come traccia di una relazione con il mondo, non trascrizione di realtà nè mera espressione di uno stato emotivo. L’immagine si manifesta come un “non ancora”, un evento sorgivo e fondativo che rende possibile vedere diversamente, vedere qualcosa che l’artista non ha visto ma che si manifesta in forza del dono di esperienza di Cutini.

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Giorgio Cutini

Canto delle Stagioni

a cura di Gabriele Perretta

18 luglio – 30 settembre 2025

Mole Vanvitelliana – Sala Vanvitelli, Ancona

Orari:

tutti i giorni dalle 17 alle 21 (lunedì chiuso)

Biglietti:

Intero € 8

Ridotto € 5 per residenti, studenti, over 65, under 25 e possessori di card: Feltrinelli, Coop, Marche Teatro, iscritti al FAI, Italia Nostra, Touring Club e ICOM, soci ACI / famiglie con minori al seguito.
La riduzione è prevista inoltre per coloro che:
– pranzano in un ristorante di Ancona;
– hanno soggiornato almeno una notte nelle strutture ricettive marchigiane;
– visitano la mostra con un accompagnatore residente nel Comune di Ancona.

Gratuito under 16, giornalisti muniti di tesserino, guide turistiche iscritte all’albo nazionale, ospiti, per almeno 2 notti, nelle strutture ricettive di Ancona, disabili e accompagnatori.

Tutti i giorni dalle 18 alle 20:30 visita della mostra e del marciaronda (con vista su Ancona) con guida, su prenotazione € 10 (minimo 10 persone) (possibilità di aperitivo presso The Mole – Caffè Letterario al prezzo di € 10, anziché € 15) (per prenotazioni: 333 6166898 – pinacoteca@anconaservizi.it).

Reciprocità di ingresso ridotto tra mostra e Collezione Design del Museo Statale Tattile Omero.

Info e Contatti:

333 6166898 / 0712226625-6626 / pinacoteca@comune.ancona.it

Federica Zandri

81° della Liberazione: ripartire dopo la “Battaglia di Ancona”

«Alle ore 14:30 ho esposto lo stendardo del reggimento e le bandiere polacca e britannica nella Cittadella di Ancona». Era il 18 luglio 1944, e un ufficiale dei lancieri polacchi trasmise questo primo messaggio al generale Duch, comandante della Divisione Fucilieri dei Carpazi. Un altro messaggio fu inviato al generale Władysław Anders, comandante del II Corpo d’Armata polacco, dal tenente Zakrewski:

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Estate nel Parco del Conero, da percorrere in sicurezza

“A piedi nudi nel parco” è il titolo di un vecchio, celebre film che si sconsiglia di prendere alla lettera.      Non ci pensi neanche un attimo ad andare “scalzo” o pressochè tale (le ciabatte infradito!  ad esempio)   chi si addentra nel Parco del Conero, anche fosse solo per una passeggiata di breve durata. E’ una delle raccomandazioni centrali che l’Ente Parco Regionale del Conero ripete incessantemente a coloro che si avventurano sul monte Conero su uno dei 18 sentieri ufficiali, con il desiderio di passare qualche ora nella Natura e di raggiungere i punti panoramici disseminati nell’area. Neanche a dirlo, nella bella stagione aumenta a dismisura il numero di persone, tra turisti in vacanza sulla riviera e visitatori occasionali, i quali spesso approdano in vetta al Conero sperando in un po’ di refrigerio,  direttamente dalle spiagge, in bermuda e ciabatte, oppure tratti in inganno dalle indicazioni del navigatore che- a quanto pare- interpellato in merito alla spiaggia delle Due sorelle- indirizza gli sciagurati al parcheggio nei pressi dell’Hotel Monte Conero, a 550 metri di altitudine.

I SENTIERI. È possibile visitare il Parco del Conero a piedi, a cavallo o in mountain bike con un reticolo di 18 sentieri ufficiali che attraversano tutti gli ambienti presenti all’interno dell’Area protetta. All’inizio del percorso è posto un pannello di inizio sentiero indicante il numero del tracciato, il tempo di percorrenza, la difficoltà e la descrizione. A ridosso degli incroci principali si trovano frecce che indicano le direzioni. Gli accessi ai sentieri sono per lo più lungo la strada provinciale del Conero (SP1). Altri accessi importanti si trovano in località Poggio di Ancona (301), Varano (317) e a Sirolo (302-303-304). Attenzione: i sentieri n° 310 – 311 – 312 sono temporaneamente chiusi, mentre i sentieri 302 e 313 sono interdetti nei tratti che  conducono al mare. Si consiglia di recarsi presso Centro Visite del Parco del Conero, situato in via Peschiera 30 a Sirolo per prendere informazioni sullo stato dei sentieri e acquistare la carta escursionistica. E’ possibile scansionare il qr code sulla brochure dedicata utilizzando la fotocamera dal telefono per visualizzare la mappa di tutti i sentieri ufficiali del Parco del Conero

Per prepararsi ad una escursione- sottolinea la direzione del Parco e gli uffici dei Comuni che nel Parco ricadono: Ancona, Sirolo, Numana e Camerano che distribuiscono consigli e brochure in merito- è opportuno avere tutto ciò che potrebbe servire in questi casi. L’equipaggiamento deve essere sempre facilmente accessibile, e deve prevedere lo stretto necessario: dev’essere leggero, il suo contenuto ben considerato. “Studia bene il percorso e controlla le condizioni meteo prima di partire- ammonisce un pieghevole dedicato realizzato in collaborazione con il Cai sezione di Ancona e la Croce Rossa Italiana Comitato di Osimo – così da ridurre al minimo il rischio di sorprese. Indossa scarponi da trekking e porta con te nelle stagioni più fresche un equipaggiamento anti pioggia e/o antivento (giacca a vento impermeabile e d’inverno guanti, maglione, cappello di lana ecc). Inoltre cibo e soprattutto acqua sufficienti al fabbisogno: E poi pila tascabile, coltellino multiuso e (perfino) power bank. Non guasta avere un kit di primo soccorso con disinfettante, ghiaccio istantaneo, gel caldo/freddo, benda elastica, guanti sterili, garze e cerotti, telino termico pinzette e forbici, medicinali salvavita, Kit per neonati , kit per animali domestici. Possono tornare utili – è successo che escursionisti si perdano- un fischietto, una bussola e la Carta escursionistica. In caso di emergenza contattare CRI Croce Rossa Italiana – Comitato di Osimo Via Molino Mensa, 66 – 60027 – Osimo (AN) Servizio Ambulanza: tel. 071 72 30 818 071 71 32 393 osimo@cri.it www.criosimo.

Numerose sono le associazioni che organizzano escursioni in gruppo nell’ambito dei sentieri del parco, di diversa lunghezza e difficoltà oppure tematiche (al tramonto, per l’osservazione delle stelle, terra + mare ecc), istruttive e piacevoli, particolarmente nella bella stagione. In gran parte dei casi sono organizzazioni qualificate e note all’ente parco, verificare sempre che chi accompagna sia una guida ambientale con i requisiti previsti.

Un’altra raccomandazione è quella di evitare qualsiasi comportamento che possa provocare innesco di incendi nel territorio del parco (come ovunque). Nel parco del Conero è attivo un servizio di vigilanza antincendio, tuttavia date le dimensioni dell’area protetta ogni fruitore dovrebbe assumersi la responsabilità di averne cura e di segnalare danni, criticità e situazioni di pericolo alle autorità competenti.

INFORMAZIONI SUL PARCO E EDUCAZIONE AMBIENTALE

Il parco è anche strumento di divulgazione e formazione: il Centro Visite nella sede del parco, a Sirolo, ospita anche il Centro di Educazione Ambientale. Entrambi si trovano in una struttura progettata sulla base dei principi di salvaguardia ed eco-sostenibilità, utilizzando materiali riciclati e riciclabili. Grazie alla presenza di una area espositiva permanente, di un’area didattica all’aperto, di una sala conferenze, di un bookshop e di un ampio parcheggio gratuito, il Centro Visite ed il CEA Parco risultano essere una risorsa polifunzionale capace di soddisfare il primo contatto tra turisti e l’Area Naturale protetta e di favorire una maggior integrazione tra Parco, Istituzioni Scolastiche e cittadinanza così come essere punto di riferimento, durante il periodo scolastico, per le molte classi di scuole primarie e secondarie del territorio.  Al Centro Visite si è accolti e si ha la possibilità di essere accompagnati alla scoperta di un territorio ricco di biodiversità, dove vivere esperienze uniche, tra storia e natura, tra cultura ed enogastronomia, tra mare e terra. Il CEA Parco del Conero, dedicato alle attività di educazione ambientale e didattica per le scuole, fa parte della Rete di CEA territoriali che, in sinergia, operano per raggiungere l’obiettivo comune di far conoscere e rispettare l’ambiente naturale che li circonda. La presenza di un percorso espositivo consente di approfondire, in maniera interattiva e ludica, i numerosi aspetti che caratterizzano il Parco e i suoi abitanti, mentre la rete sentieristica del Parco completa la struttura rappresentando, oltre che il collegamento diretto alla natura del Parco, una vera aula didattica a cielo aperto dove svolgere attività sul campo e approfondire le tematiche dell’educazione ambientale.

Alcune delle esperienze al Centro Visite e con il CEA Parco del Conero:

  • Attività per le famiglie e per il tempo libero
  • Escursioni a piedi e in bicicletta
  • Snorkeling naturalistico e gite in canoa
  • Tour esperienziali eno-gastronomici e naturalistici
  • Didattica ed educazione ambientale
  • Visite guidate turistiche e naturalistiche
  • Conferenze e incontri pubblici
  • Vendita prodotti locali e gadget

Il servizio informazioni al pubblico è disponibile nel periodo 1° giugno al 30 settembre:

  • dal lunedì al venerdì dalle ore 09:00-13:00 
  • il martedì e giovedì dalle ore 14:30-17:30  
  • venerdì dalle ore 15:00 alle ore 17:00 
  • sabato e domenica dalle ore 09:00 alle ore 12:00

Sul sito del Parco del Conero c’è un’apposita sezione con i riferimenti delle 41 Guide Ufficiali del Parco, tutte certificati  e contattabili per fissare un’escursionein iena sicurezza e accompagnati da personale molto competente.

Contatti Parco del Conero Via Peschiera, 30 – 60020 – Sirolo (AN) 071 9331161 info@parcodelconero.eu www.parcodelconero.eu

Federica Zandri