Minori a rischio anche ad Ancona, l’accordo con Save the Children

Nella provincia di Ancona, tra gli alunni delle classi III della scuola secondaria di primo grado, quasi uno su 5 (il 37,3%) non ha competenze numeriche adeguate e più di uno su tre (33,7%) non ha competenze alfabetiche adeguate (contro una media regionale, rispettivamente, del 35,6% e del 32%, ma meglio della media nazionale del 44,2% e del 38,5%).

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Simona Rossi: “Ascolto, spazi e occasioni per far fiorire la lettura e la bibliodiversità”

Simona Rossi è una libraia del centro di Ancona e instancabile promotrice di cultura oltre che dispensatrice di buona letteratura. In precedenza si è occupata di teatro, musica, spettacoli. In sostanza sempre di persone.

Simona, sei animatrice culturale, storica libraia, e, immagino, anche lettrice….Di cosa? Cosa ti piace leggere ma, soprattutto, cosa rappresenta la lettura per te al di là dell’attività professionale e imprenditoriale?

Leggo voracemente dall’età di 7 anni – una media di un libro a settimana fino ai miei 30 anni – poi quando sono diventata libraia, ho alzato l’asticella… Leggo perchè mi piace e ho la fortuna che è la mia professione: ogni giorno penso a ciò che ho costruito di meraviglioso e su che pila immensa di fogli di carta sia avvenuto. Amo leggere narrativa, sono una “storia” dipendente: mi piace la suspense, non vado pazza per le storie d’amore e in genere quando leggo preferisco il tragico al comico. Alle persone che mi apostrofano per questo di solito dico “se voglio ridere..allora mi immergo nella vita reale. Per soffrire uso la mediazione della pagina e mi immedesimo negli altri.” In fondo esorcizzo, o meglio uso la lettura seguendo l’idea di catarsi aristotelica. La poesia mi accompagna ogni notte: un libro da tenere sul comodino, il suono delle parole allineate che mi fanno cuscino per addormentarmi. Ho riscoperto anche il vernacolo anconetano: grazie a giovani amici ventenni mi diverto a leggere con loro Scataglini, Giangiacomi. Ci sono dei passaggi di “Tre ore di vedovanza” che sono perfetti per ridere e sognare.  

In questa città che ha da poco rinnovato il Patto per la lettura, quale è, dal tuo osservatorio privilegiato, lo stato di salute del libro? (Il patto si trova a questo link: https://bibliotecabenincasa.eu/prog…/patto-per-la-lettura/)

Leggere in questa città non appare prioritario in effetti, anche se i soggetti che promuovono la lettura sono molteplici e anche attivi. E’ come se le varie forze, giuste istanze, sensibilità e moti agissero ognuno per proprio conto, con poca curiosità fuori dalla propria cerchia. La lettura è un ottimo metodo per capire il mondo, per avere strumenti di codificazioni efficaci e non semplicemente reattivi, ma proattivi. Il libro può essere quel disinnesco all’ansia, alla frenesia. Il libro può essere quello spazio neutro, pulito in cui trovare il tempo per sé e per una socialità più profonda. In questi anni di fiorire di nuovi gruppi lettura tutto attorno a noi, di attenzioni, curiosità, abbiamo piantato tanta speranza perché la città divenga davvero una città accogliente per chi legge. 

Cosa servirebbe per incrementare la lettura e la diffusione dei libri, soprattutto tra i giovani che tendono come sappiamo ad abbandonare le pagine (scritte o digitali) per i social e il web?            

Penso che per prima cosa dovremmo fare domande, capire le istanze: sogno un grande lavoro di osservazione e domande, un censimento amplio e non solo su base volontaria per capire dove si trovano i libri, le letture, le storie nelle case, nelle vite dei cittadini di Ancona. Non possiamo trovare ricette per malattie che non conosciamo. E poi spazi, luoghi, occasioni: i ragazzi vi stupirebbero, ci stupirebbero. In questi anni di agganci, chiacchiere, viaggi in scuole, occasioni di incontro e simili…ho capito che non ci sono formule efficaci per tutti, ma che tutti potrebbero trovare il libro giusto adatto da leggere. E poi diciamo una tremenda verità: perché i ragazzi possano immaginare la lettura  come qualcosa di importante, per primo dovremmo essere noi adulti a staccarci dalla tecnologia. Alle mamme che disperate mi dicono “mio figlio non legge, la prof si lamenta” io chiedo sempre “lei quanto legge per piacere personale?” e il silenzio spesso è atroce. Ecco chiedere qualcosa a qualcuno ha più forza quando noi con l’esempio mostriamo le nostre idee.

Una persona che non conosci entra nella tua libreria, ha voglia di leggere ma non sa bene cosa: cosa consigli? Come la orienti?

E’ la parte più bella del mio lavoro. Anni fa, un sabato pomeriggio entrò un giovane con spiccato accento barese che mi disse “sono in viaggio per l’Austria, ho due ore libere e vagando ho trovato la sua libreria. Non ho mai letto un libro in vita mia… mi ha preso voglia: mi consigli!” Fu stupendo ascoltarlo raccontare i suoi sogni, i suoi interessi, le sue frustrazioni e individuare due saggi e un romanzo che potevano incuriosirlo. Non è mai tornato a lamentarsi, però non so se abbia abbandonato il libro al binario. A parte l’episodio, di solito mi pongo in ascolto e tengo sempre con me dei “libri certezza” : romanzi non per forza famosi che posso introdurre e consigliare perché sono per me emblema o simbolo di stati d’animo, occasioni, circostanze. C’è così tanta bibliodiversità che esiste un libro per ognuno di noi: la fatica e la magia è trovarlo per noi librai (che siamo simili in questo agli eroici bibliotecari)

Spesso hai organizzato incontri con autori, alcuni di nicchia, altri molto famosi: come scegli i protagonisti di questi eventi? 

Vengo dal mondo dello spettacolo dal vivo per formazione universitaria e lavoro in teatri e festival: l’incontro con qualcuno che ti ascolta, ti guarda per me è sempre prioritario. Ho riversato questa vita nella libreria. Scelgo libri che mi sono piaciuti in lettura, che in qualche modo stanno su una linea ideale di pensiero e forma che in questi anni stiamo costruendo con i lettori, i curiosi, gli occasionali e gli habitueè. Non ho passione del “piccolo” in quanto più genuino, ma non soffro il fascino del nome televisivo. La scelta è lo scrivere e il narrare, l’onestà e la curiosità. I libri che aprono le finestre da cui entrano domande, no l’autoreferenzialità di stanze chiuse con dentro certi soloni della parola. E poi persone che desiderano mettersi in gioco: se volevamo la pura e semplice storia del libro…beh, leggevamo quello. All’incontro io mi aspetto di andare oltre: fare in modo che l’autore sia portatore del suo lavoro, delle sue intuizioni, di ciò che lo anima nello stare in questo mondo. Le sue letture: diffido di scrittori che non leggono. Talvolta li trovo ed è molto difficile che i loro scritti siano in grado di lasciare un segno. Un scrittore che non legge per me è afono.

Qual è la tua opinione sul panorama culturale cittadino? Cosa manca, cosa serve per definirlo vivo?

Quello che c’è…non manca!! E non è una battuta, c’è davvero tanto, molteplice, fatto di azioni grandi e piccole; di private, di associazioni e di istituzioni pubbliche. Manca un coordinamento: qualcuno che sappia avvicinare lembi delle medesime coperte, ma che sembrano inconciliabili per renderle più accoglienti; manca qualcuno che faccia da megafono per le attività tutte. E’ un po’ che lo dico: se il Comune facesse promozione sulle attività del territorio a carattere culturale, senza entrare in meccanismi complessi di approvazione, ma solo spazio su piattaforme e periodiche comunicazioni, tutti saremmo efficaci e potremmo arrivare ai più e fuori dai nostri “spazi”. L’Istituzione moltiplicherebbe l’offerta cittadina senza mettere “altre” risorse economiche, ma dando modo a tutti, con direttive chiare, di essere “comunicati” con efficacia. Spesso vedo associazioni che fanno salti mortali per organizzare la presentazione del libro – testimonial: risorse ed energie e magari non riescono ad uscire dal proprio gruppo di interesse. Ad Ancona in una settimana qualunque, solo sulla questione libri potete trovare almeno 3 presentazioni, un paio di gruppi lettura, uno spettacolo o un film ispirato ad un libro su cui qualcuno di quotato magari costruisce un incontro introduttivo. Non è vero che non c’è nulla. E’ vero che non abbiamo un modo per coordinarci. Ma forse, a pensarci, una cosa manca: l’orgoglio “Canalini” – una stagione letteraria passata che rendeva una città di ricerca. Una città al bordo che sapeva raccontare. Forse c’erano scuole e laboratori di scrittura, non per forza proiettati al volume da portare alle stampe. Ma per creare una coscienza creativa diffusa sulla parola che racconta. Ecco manca un po’ di sperimentazione ed esercizio che sicuramente c’è in varie associazioni e gruppi, all’interno di scuole e che andrebbe valorizzato di più e reso sempre più ampio.

Un sogno?

Sogno una scuola permanente dedicata all’estetica. Sapere che per esempio quest’anno soggetti privati e pubblici si siano messi insieme per una scuola di architettura per bambini e che ora promuovano incontri con designers di calibro internazionale mi sembra in linea con ciò che ho detto finora: creiamo spazi permanenti per far parlare le parole. Sarà una cura perfetta per una comunità che muta, si ama, si lacera e si ricuce. Ancona che legge per me è un sogno a portata di pagina: voltiamola per trovare lettori nuovi, far rinascere sopiti amori per classici, trovare voci nel territorio e accudirle come si fa con ciò che è prezioso. E i libri mi hanno insegnato in questi 40anni d’amore che i sogni stanno appesi lì a tutte le virgole e lettere che vi stanno dentro. Basta leggere.

b.ul.

Scudo antitruffa: Poste, Comune e Polizia Locale uniscono gli sforzi

Uno scudo giallo con spunta blu è il simbolo della protezione contro le truffe per i clienti di Poste italiane e Poste Pay. Appare sul pad, il terminale sul quale l’utente firma l’operazione di versamento e prelievo, come avviene anche in banca, quale alert per accertare che si tratti di una operazione voluta e non indotta con l’inganno.  Compare anche sul nuovo Vademecum antifrode da collocato dal 27 marzo all’ingresso degli Uffici postali di Ancona ( e già in altre due città, a breve a Rimini) per informare e assistere i cittadini sempre più bersagliati da truffatori convincenti e abili  manipolatori.    In aggiunta, il personale agli sportelli è addestrato a riconoscere le vittime, che si presentano con il cellulare all’orecchio per eseguire le indicazioni che il truffatore sta fornendo per svuotare loro il conto. Per evitare queste situazioni, l’opuscolo che si diceva, realizzato nell’ambito del progetto condiviso con il Comune di Ancona “Non sei solo: insieme per la sicurezza” e sviluppato grazie alla Prefettura, si pone come un utile strumento per accrescere la consapevolezza e la cultura sul tema. Due le giornate (27 e 28 marzo) dedicate ad incontrare fisicamente i cittadini nell’ufficio postale di Largo Ventiquattro Maggio 2, per informarli sui principali scenari di frode, sviluppare consapevolezza delle dinamiche adottate dai frodatori e conoscenza dei comportamenti per proteggere sé stessi, facendo circolare la pubblicazione. Nella sede di Ancona Centro i cittadini saranno così informati sulle diverse tipologie di frodi, sempre più spesso attuate con tecniche miste (phishing, smishing e vishing) e di Social Engineering tese a ottenere informazioni sensibili delle vittime e di conseguenza la necessaria adozione di ‘best practice’ nell’ambito della prevenzione. Un esempio su tutti è la corretta custodia delle credenziali di accesso e dei codici dispositivi, volta a ridurre i rischi dovuti ad attività criminali finanziarie e informatiche per garantire un alto livello di sicurezza necessario sia per gli acquisti e-commerce sia per l’accesso ai servizi, come spiega ai nostri microfoni la responsabile di Area di Fraud Management e Security Intelligence, Alessandra Mariotti:

Rafforzare la cultura della sicurezza e della prevenzione impegna costantemente la Polizia Locale che insieme al Comune sta portando avanti un progetto parallelo, articolato in collaborazione con una rete di emittenti radiofoniche. La parola d’ordine “non sei solo” è il filo-rosso delle due giornate del 27 e 28 marzo e tutta la campagna antifrode:– dichiara il Comandante della Polizia Locale di Ancona Marco Caglioti:

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Ritorna Vivicittà. Ad Ancona, in altre 60 città e nei penitenziari

È partita nel 1983 e da allora non si è più fermata.

La “corsa più grande del mondo” continua ad essere la grande protagonista dello sport per tutti, abbracciando in un’unica, originale formula, atleti professionisti e sportivi della domenica con la competitiva di 10 km oltre alla passeggiata ludico motoria, di circa Km.5, in tante città italiane ed estere, partenza per tutti allo stesso orario, unica classifica in base ai tempi compensati. E ogni anno, un tema per cui battersi: la pace, i diritti umani, il rispetto ambientale, l’uguaglianza sociale, la solidarietà tra i popoli. Perché la libertà (di correre) non sia un privilegio di pochi.

Km. 10 GARA PODISTICA COMPETITIVA 10 chilometri uguali per tutti i circuiti, Vivicittà si corre in contemporanea in 42 città italiane e 18 estere. Il via alle ore 9.30 precise, dato dalla RAI RADIO 1. Ogni circuito è dotato di un coefficiente di compensazione studiato appositamente, tenendo conto di tutti i fattori di variabilità, la pendenza, il terreno ( pavè o asfalto ) la linearità. Uno studio che ha coinvolto l’Istituto di Scienza dello Sport del CONI. Per effetto di questo coefficiente i tempi di ciascun concorrente vengono equiparati. Come se si corresse tutti sullo stesso percorso. Verrà stilata una classifica unica, distinta, maschile e femminile fra tutte le città partecipanti Ad Ancona si corre su un circuito cittadino nel centro della città da ripetersi 2 volte.

Km 5 PASSEGGIATA LUDICO MOTORIA . LA CORSA PER TUTTI Una giornata di sport per tutti come diritto di cittadinanza attiva, come strumento di integrazione sociale e di difesa dell’ambiente per favorire una mobilità sostenibile e promuovere stili di vita attiva e la cultura del movimento quotidiano. Il percorso su cui si svolge la manifestazione non agonistica , che puoi percorrere al ritmo che vuoi, passeggiando o correndo al tuo passo, è completamente pianeggiante . La partenza è unica, insieme ai podisti competitivi, e si snoda sullo stesso percorso della gara competitiva, chiaramente ridotto, il circuito da percorrere una sola volta. Tutti i partecipanti cammineranno, marceranno o correranno una parte o la totalitá del percorso, secondo le possibilità individuali.

I PERCORSI DI VIVICITTA AD ANCONA IL PERCORSO DELLA COMPETITIVA DI KM. 10 Partenza dal piazzale antistante lo Stadio Dorico, si prosegue Viale della Vittoria, Piazza XXIV Maggio, Piazza Cavour, Corso Mazzini, Piazza della Repubblica, Via XXIX Settembre, Via Marconi, GIRO DI BOA rotatoria Galleria S.Martino, Via Marconi, Via XXIX Settembre, Piazza Kennedy, Largo Sacramento Corso Garibaldi, Piazza Cavour, Piazza XXIV Maggio, Viale della Vittoria, Passetto. Si ripete il giro . Partenza dal piazzale antistante lo Stadio Dorico, si prosegue Viale della Vittoria, Piazza XXIV Maggio, Piazza Cavour, Corso Mazzini, Piazza della Repubblica, Corso Garibaldi, Piazza Cavour, Piazza XXIV Maggio, Viale della Vittoria, Passetto ARRIVO PIAZZALE ANTISTANTE LO STADIO DORICO

VIVICITTA’ NEGLI ISTITUTI PENITENZIARI Il Vivicittà negli Istituti Penitenziari è parte della proposta culturale che la UISP. Sportpertutti, anche negli Istituti Penitenziari per minorenni e adulti, laddove le condizioni operative lo consentono. L’UISP ha un rapporto proficuo con l’Amministrazione della Giustizia, Vivicittà ha il Patrocinio del Ministero della Giustizia, e realizza da decenni attività sportive all’interno degli Istituti del nostro paese. Dall’esperienza di Vivicittà nascono storie straordinarie di amicizia, collaborazione fra gli operatori, sensibilizzazione e partecipazione da parte delle comunità dove sono insediati gli Istituti di pena. Quest’anno per la prima volta grazie alla disponibilità della direzione del carcere Circondariale di Montacuto e Barcaglione Vivicittà si terrà anche in questi Istituti. Le date per il loro svolgimento sono ancora in via di definizione, ma sarà una esperienza unica e coinvolgente anche per il Comitato UISP organizzare questa manifestazione all’interno degli Istituti, con la consapevolezza che la qualità della vita in carcere è un tema che passa anche attraverso la possibilità di praticare sport e da queste esperienze talvolta nascono progetti ponte tra dentro e fuori, che possono sostenere la riabilitazione e l’inclusione dei detenuti nella società

Rinascimento Marchigiano: in mostra le opere restaurate dopo i terremoti

Crivelli, di origine veneta, soggiornò stabilmente ad Ascoli e, dai primi anni ottanta del 1400, a Camerino, ma eseguì numerosi dipinti per Ancona, per Fermo e per Fabriano. Nelle Marche morì, in un luogo non ancora accertato, tra il 1494 e il 1495. Le sue tavole ricche di ori, decorazioni elaborate e dettagli raffinati, erano presenti nelle chiese di centri anche piccolissimi della regione. Molti di questi sono stati duramente danneggiati dai diversi terremoti. “Sembrano ormai lontane – scrivono i curatori della mostra Papetti e Moriconi nell’introduzione al catalogo – le drammatiche giornate dei mesi di agosto e di ottobre del 2016 quando nell’entroterra appenninico la terra tremò violentemente mietendo molte vittime, distruggendo interi paesi come Amatrice e Arquata del Tronto, causando il crollo di edifici monumentali patrimonio della civiltà europea, danneggiando molte opere d’arte mobili: danni materiali ed immateriali, determinanti per la disgregazione dell’identità stessa di una vasta area legata al contesto sibillino, che nonostante l’impegno profuso dalle istituzioni ancora devono essere in parte risarciti. A quei danni che tutta la stampa mondiale ha documentato, si aggiungono quelli più recenti prodotti nel novembre del 2022 da una scossa avvenuta nel Mare Adriatico che ha danneggiato una delle chiese più conosciute della città di Ancona, la chiesa del Santissimo Sacramento a dimostrazione che il terremoto in questa regione non risparmia nessuno, né l’entroterra appenninico né la fascia costiera”.

Per cercare di arginare l’effetto “di lunga durata prodotto dal sisma”, quello che rischia di mandare perduta per sempre l’identità storica, culturale e sociale dei territori colpiti, per la seconda volta ANCI Marche e Pio Sodalizio dei Piceni hanno finanziato l’iniziativa “Rinascimento Marchigiano” che già nel 2019 era stata promossa da questi due soggetti. “Le opere selezionate – spiegano Papetti e Moriconi – vengono dai luoghi colpiti dalle scosse telluriche del 2016 e, individuandoli su una cartina geografica, si scopre che la maggior parte di essi si colloca lungo i cammini percorsi dai pellegrini che fino al XIX secolo hanno intrapreso questa pratica espiatoria: non è dunque difficile immaginare che dinnanzi a queste immagini sacre si siano raccolte in preghiera non soltanto le comunità locali ma anche milioni di forestieri mossi dal desiderio di effettuare un percorso interiore salvifico”.

Dopo l’esposizione a Roma nel Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro del Pio Sodalizio dei Piceni, e dopo la tappa a Palazzo dei Capitani di Ascoli (fino al 23 marzo), dunque, la mostra arriva alla Mole Vanvitelliana di Ancona (dall’11 aprile al 15 giugno), per poi essere ospitata, nella tappa successiva, a San Severino Marche. Il progetto, sulla scia della prima edizione del 2019, è focalizzato sulla valorizzazione e promozione del patrimonio storico artistico proveniente da chiese e musei di comuni colpiti dal sisma del 2016-17 (area Sud della regione Marche) e del novembre 2022 (province di Pesaro Urbino e Ancona).

Sono due le opere anconetane in mostra ed entrambe le chiese del capoluogo che le ospitano sono attualmente chiuse a causa del sisma del 2022. La prima è un crocifisso ligneo a rilievo su croce sagomata con cielo blu stellato, realizzato per la chiesa paleocristiana dedicata al Santissimo Salvatore di Ancona (oggi Santi Pellegrino e Teresa, dopo i rifacimenti settecenteschi), restaurato da Maria Laura Passarini. Il Crocifisso, risalente al XIII secolo (legno di pioppo policromo cm 189,5 x 183; croce cm 249 x 206), rientra nella tipologia del Christus Triumphans come quello di Matelica, anch’esso esposto in mostra. Il Crocifisso di Ancona proviene dalla chiesa paleocristiana dedicata al Santissimo Salvatore, restaurata in epoca medievale tra il 1213 e il 1224 e poi conosciuta con il titolo di San Pellegrino per la presenza delle reliquie del martire Pellegrino rinvenute nella chiesa. In età moderna la chiesa parrocchiale officiata dai padri Carmelitani Scalzi venne demolita e ricostruita sotto il titolo dei Santi Pellegrino e Teresa (agli Scalzi) nei primi anni del Settecento. A partire dal secolo XII molte chiese d’Occidente si erano dotate di grandi crocifissi in cui il Cristo sulla croce veniva rappresentato vivo e trionfante in quanto Salvatore dell’umanità e così continuò a essere rappresentato in epoca romanica. L’intervento, reso necessario dalla presenza di gravi e diffusi segni di attacco xilofago pregresso e attivo che è stato causa di lacune nel supporto, è stato mirato alla migliore conservazione del bene, ma senza la ricostruzione di parti perdute nel corso del tempo.

È anconetano anche l’olio su tela San Carlo Borromeo in gloria e santi (1625-1630) di Cesare Dandini (Firenze 1596 – 1657), un’opera di grandi dimensioni (470×240 centimetri) che si trova nella chiesa del Santissimo Sacramento, restaurato a cura di Maria Veronica Soro. L’opera – spiega Nadia Falaschini nel catalogo – “era stata dipinta successivamente a un fatto clamoroso occorso a Dandini, il quale dopo il 1625 circa “erasi dato di buon proposito alla divozione, ed alli studi dell’arte sua”. Rifugiatosi nella pittura Dandini dipinse soprattutto pale d’altare per varie chiese della Toscana, ma non solo. Questa pala di Ancona a Dandini fu commissionata dal musico Giovan Battista Severi legato alla corte medicea per l’altare dedicato a San Carlo Borromeo, nominato nel 1610 protettore della Confraternita del Santissimo Sacramento istituita nel secolo precedente e che officiava nella chiesa edificata (1539-1543) dopo essersi sottoposta al capitolo della basilica di San Giovanni in Laterano (1538). La rappresentazione di san Carlo Borromeo è abbastanza ricorrente nell’iconografia dell’arcivescovo milanese nel secolo XVII, il quale con i santi Ignazio di Loyola e Filippo Neri fu l’artefice della riforma della Chiesa dopo il Concilio di Trento”. All’interno dell’opera è presente anche la figura di San Lorenzo, significativa per Ancona in quanto a questo santo era dedicata l’antica basilica edificata sul monte Marano (colle Guasco) destinata poi nel Basso Medioevo alla cattedrale di San Ciriaco.

Oltre alle opere di Carlo Crivelli, Antonio Vivarini, Pietro Alamanno e Cola dell’Amatrice, si segnala anche la presenza di uno dei capolavori di Lorenzo d’Alessandro, conservato al Museo Piersanti di Matelica ma proveniente dalla scomparsa chiesa di San Michele Arcangelo. Si tratta della «Madonna in trono col Bambino e sant’Anna, san Rocco e san Sebastiano» (seconda metà del XV secolo). La tavola, prima dell’attuale intervento di restauro, si presentava in pessimo stato di conservazione con numerosi e vistosi distacchi della pellicola pittorica dal supporto; sul retro essa era inoltre vincolata da un complesso sistema di contenimento a reticolato che è stato rimosso e sostituito. Il percorso espositivo comprende anche opere del XVII secolo di Ludovico Trasi e Giuseppe Puglia detto il Bastaro.

Ma torniamo alla magnificenza degli abiti di San Sebastiano e alle parole del professor Stefano Papetti, che hanno aperto questo pezzo. L’interessante spiegazione è stata parte di un lungo intervento di Papetti nella sala del Consiglio Comunale di Ancona, in occasione di un pomeriggio di formazione organizzato il 17 marzo dall’assessorato alla Cultura e rivolto in particolare a operatori turistici, guide e docenti delle scuole anconetane. “La mostra – afferma a questo proposito l’assessore alla Cultura Marta Paraventi – sarà anche l’occasione per seguire un percorso di visita e conoscenza, oltre che dell’esposizione, anche della Mole nel suo complesso e del Museo Omero. Vogliamo coinvolgere attivamente nella promozione della mostra tutti quei soggetti che per il loro ruolo possono trasmettere informazioni, organizzare visite e sensibilizzare studenti, cittadini e turisti rispetto a questo evento. In questo modo non saranno solo gli enti e i soggetti organizzatori a farsi parte promotrice, ma gli strumenti per la diffusione delle informazioni saranno forniti a una parte più ampia e attiva all’interno del tessuto economico, sociale e culturale del nostro territorio”.

La mostra sarà quindi l’opportunità per promuovere con i cittadini l’attività culturale del Comune di Ancona, oltre che il territorio e il turismo. E lo testimoniano anche le scelte relative alla bigliettazione: il biglietto di ingresso a prezzo pieno sarà di 8 euro, ma, proprio nell’ottica della promozione delle proposte culturali, del territorio e della promozione turistica, la giunta ha stabilito una serie di agevolazioni rivolte, oltre che ai cittadini di Ancona, agli studenti universitari e ai turisti che, contestualmente alla visita della mostra, soggiorneranno ad Ancona o pranzeranno in città. Oltre al biglietto di 8 euro, quindi, è prevista una tariffa di 5 euro per i residenti del Comune di Ancona, gli studenti universitari con tesserino, gli over 65, i ragazzi sotto i 25 anni, i possessori di card Feltrinelli e Marche Teatro, gli iscritti al FAI, Italia Nostra, Touring Club e Icom, i soci ACI e i soci COOP, le famiglie non residenti ad Ancona con minori al seguito. La riduzione è prevista inoltre per coloro che pranzano in un ristorante di Ancona, hanno soggiornato almeno una notti nelle strutture ricettive marchigiane, visitano la mostra con un accompagnatore residente nel Comune di Ancona. Entreranno gratuitamente i ragazzi al di sotto dei 16 anni, i giornalisti muniti di tessera dell’Ordine, le guide turistiche iscritte all’albo nazionale, le persone con disabilità e i loro accompagnatori. L’ingresso sarà gratuito anche per i visitatori ospiti, per almeno 2 notti, nelle strutture ricettive di Ancona.

Margherita Rinaldi

Foto di copertina: Carlo Crivelli (Venezia, 1430 circa – Ascoli Piceno? 1494-1495) Secondo trittico di Valle Castellana. Madonna con il Bambino in trono fra i santi Sebastiano e Antonio Abate seconda metà del secolo XV – tempera su tavola cm 133,5 x 52; cm 132 x 39,5; cm 134 x 39.
Ascoli Piceno, Pinacoteca Civica (inv. 316)
Restauro a cura di Katiuscia Testa Chiari, Michele Aureli, Serena Petrelli

Genny forever. L’abbraccio della città a Donatella Girombelli.

 Se la scomparsa di Mina dallo schermo e da ogni evento artistico e sociale ne ha alimentato la leggenda di icona della Musica,  il ritiro discreto di  Donatella “Genny” Girombelli  dagli scenari della moda  – di cui è stata protagonista nella stagione d’oro del settore e del boom economico-   così come dalla sua città di appartenenza, ha generato un sentimento acceso di nostalgia e di riverenza per la sua figura, e per ciò che ha rappresentato per la comunità. In un’epoca in cui  invidiosi ed haters spesso hanno la meglio, lei mette d’accordo tutti,  quanto ad ammirazione e gratitudine. Una personalità e una classe inimitabili che il tempo non scalfisce, una lady che ha fatto conoscere Ancona nel mondo,  come si fa a dimenticarla?    Tra le sue ultime apparizioni in pubblico, insieme all’amica Ornella Vanoni, la si ricorda, straordinariamente elegante come sempre, all’inaugurazione del Teatro delle Muse nel 2002, poi, più nulla.  E’ stato quindi con sincera emozione che tanti anconetani si   sono messi in fila, in un piovoso pomeriggio di fine marzo, per rivederla, per ascoltarla dal vivo,  per rivivere insieme a lei quel sogno nel quale tutti si sono identificati,  facendo il tifo perché l’azienda nata dall’intuizione del marito Arnaldo, diventasse un marchio leader  nel mondo riverberando su Ancona fama e bellezza.    L’incontro pubblico è stato possibile grazie all’impegno del Lions Club Ancona Host- in particolare di Stefania Annini, Patrizia Niccolini, Isabella Gorbi,  Annalisa Galeazzi che da anni curano il progetto “Ancona tra passato e futuro” regalando alla città preziose mostre fotografiche e altri appuntamenti. A queste infaticabili operatrici culturali si affiancano la giornalista Lucilla Niccolini, che ha curato e presentato nell’occasione una ricerca sulle storiche  boutique anconetane che si sono sviluppate nel secondo dopoguerra, e Antonio Luccarini,  già docente e assessore alla Cultura negli anni Novanta, appassionato intellettuale e memoria storica della città.  Con la regia di Carlo Mancini, Luccarini ha realizzato una lunga videointervista a Donatella Ronchi Girombelli nella sua dimora al Barcaglione,  che si candida a diventare un piccolo grande documento di una stagione eccezionale per il territorio ma anche per la Storia dello sviluppo del Paese.  Alla signora della Moda- entrata in azienda nel 1966 come responsabile dello stile- Ancona deve molto e viceversa.  Molto, moltissimo alla laboriosità e l’abilità dei quattrocento dipendenti – come ha ricordato l’ex imprenditrice-  così come alla comune volontà di dare il massimo per un progetto visionario, firmato dalla coppia di talenti,   che sposava la qualità del capo di fattura artigianale) con la produzione di tipo industriale-. Una volontà spiccata di contribuire all’emancipazione della donna, a infonderle sicurezza – ha raccontato la signora Donatella- è stata la prima motivazione per impegnarsi a creare abiti adatti per la nuova epoca proiettata verso il progresso,  puntando sul pret- a- porter.   Decisivo, lungo il percorso, l’incontro con Gianni Versace, allora praticamente sconosciuto, che i Girombelli conobbero a Firenze e con il quale collaborarono per oltre  vent’anni.   I punti di forza del successo della maison – ha spiegato al microfono del prof- Luccarini- sono stati  la qualità del prodotto, la creatività e la sartorialità che, insieme all’eleganza delle linee,  hanno reso  Genny famosa nel mondo,  contesa dagli Stati Uniti  di Ronald Reagan così come dalla Cina di Deng XiaoPing.    Palpabile la commozione dell’ ex imprenditrice la cui bellezza il tempo non ha scalfito,  a più riprese applaudita nel corso della proiezione e nel suo saluto successivo, e dei partecipanti tra i quali molti protagonisti della altrettanto brillante stagione del commercio dorico di tessuti e confezioni di prestigio (Ida e Oriana Girombelli, Elvio Carsughi, Ramas, Rocchetti, Milton, Bedeschi e prima ancora Zamboni, Bambi, Regalobello, Pizzi, Zannini e numerosi altri)   e anche di atelier sartoriali,  quale il celebre sarto Vittorio Belvederesi.

Per la pioniera del pret-a- porter, tra le poche donne capitane di industria all’epoca, Ancona è sempre stata un’ oasi di serenità, un porto sicuro dove rifugiarsi, prendendo fiato da quel mondo competitivo e complesso  nel quale ha operato, affrontando con coraggio le tante difficoltà, diventate più pesanti dopo avere perso il suo compagno di vita e di lavoro. Parole di affetto e incoraggiamento le ha spese per i giovani: “ molto più preparati e sensibili di noi alla loro età, specialmente in tema di sostenibilità,   e però più fragili, perché viene meno la speranza per il futuro”-    Un omaggio a Donatella e all’eredità di Genny e degli altri brand aziendali è arrivato anche dai giovani delle associazioni di categoria presenti, che hanno dato vita a un breve talk show. A salutarla e ringraziarla in apertura il  sindaco Daniele Silvetti insieme a Michele Menghini presidente del Lions Club Ancona,  con la promessa di tenere la barra dritta verso il futuro,  coltivando la lezione del passato. L’ evento, condotto da Maria Pia Tedesco di E’tv Marche, è stato realizzato in collaborazione con il Comune.

Ankon Heritage: la Storia della città in un sito

Volete sapere come è cambiata Ancona nel corso dei secoli? Dove si trovavano i lazzaretti, le sinagoghe e persino le case di tolleranza? Come si sono evoluti i nomi delle strade, i commerci, il tessuto urbanistico? Quali le distruzioni operate dai bombardamenti nella prima e nella seconda guerra mondiale? Per gli appassionati della storia cittadina, per coloro che progettano l’Ancona del futuro – perché, come  è ovvio, senza memoria storica è difficile costruire fondamenta – per chi ama la propria città, è in arrivo “Ankon Heritage” (www.ankon-heritage.it), un nuovo progetto per la valorizzazione storica della città già presentato al Sindaco Silvetti  che sarà presto online e verrà illustrato ai cittadini nel corso di un incontro pubblico in programma venerdì 28 marzo, alle ore 18, presso la Sala consiliare del Comune di Ancona.  

Il progetto – chiaramente uno work in progress da arricchire costantemente con nuovi contenuti – nasce nel 2021 dal desiderio di un gruppo di appassionati di ricostruire la storia di Ancona attraverso le mappe, dal Cinquecento ai giorni nostri, disponibili negli archivi cittadini, incluso l’Archivio storico del Comune. Ciascuna mappa fornisce un’istantanea di un periodo storico e documenta lo sviluppo raggiunto dalla città in quel momento. Visitando la nuova piattaforma – presto accessibile anche attraverso i siti del Comune di Ancona e di Ancona Tourism – sarà possibile ricostruire i cambiamenti della città nei secoli attraverso i suoi edifici pubblici e privati, l’evoluzione degli affari e dei commerci, dell’attività portuale, la rete dei servizi alla città: acquedotti, ponti, ospedali, chiese, lazzaretti, teatri e delle grandi strutture di difesa necessarie in quegli anni. Sei le sezioni in vista nella home page del sito: Evoluzione della città, Punti di interesse storico, Cartine tematiche, Mappe storiche, Stradario storico e Catasto gregoriano. Cliccando sui punti di interesse, ad esempio, comparirà una scheda descrittiva del sito e sarà possibile sovrapporre il contesto urbanistico presente con quello passato.  

Nelle mappe di www.ankon-heritage.it il team dei progettisti – Davide Broglio, Giovanni Fedecostante, Attilio Bevilacqua e Alberto Micheli, con numerosi collaboratori – ha indicato un ampio ventaglio di punti di interesse, corredandoli  di testi e di immagini. Sono così a disposizione di cittadini, studiosi e turisti circa 400 Punti di interesse (POI) corredati di oltre 500 immagini; più di 300 vie e piazze presenti in Ancona da un lontano passato fino ad oggi, 3 mappe storiche e 3 cartine tematiche.  

“Un data base immenso – ha sottolineato l’assessore al Turismo Daniele Berardinelli, congratulandosi con gli ideatori – che viene proposto a titolo completamente gratuito. Può rappresentare una base scientifica nell’ambito della progettualità turistica del Comune: lo recepiremo sicuramente, e lo utilizzeremo a supporto dell’attività, anche perché è suscettibile di costante aggiornamento e implementazione”.  La piattaforma – hanno confermato gli ideatori- si presta particolarmente ad essere utilizzata nelle attività istituzionali, educative, turistiche dei musei cittadini, quali il Museo Archeologico , la Pinacoteca, il Museo della città etc. “Questo progetto, con una riflessione sull’ evoluzione di Ancona nei secoli dal punto di vista storico urbanistico -ha commentato il Sindaco-  potrà tornare utile in vista della costruzione del nuovo Piano regolatore.  Anche attraverso questo strumento potremo immaginare quale sarà l’Ancona del futuro” . 

Sergio Sparapani e Federica Zandri

Lay e Tommaso, campioni anconetani della ginnastica internazionale

Sono i due ideali portabandiera della ginnastica anconetana d’eccellenza: Lay Giannini e Tommaso Brugnami, in forza all’Associazione Ginnastica Giovanile Ancona, che nel primo fine settimana di marzo è di nuovo riuscita a regalare un sogno agli anconetani, salendo sul terzo gradino del podio nella seconda tappa del Campionato nazionale 2025 di ginnastica artistica maschile e femminile che il capoluogo dorico ospita ormai da molti anni. Questa volta è un sogno di “risalita”, perché, decimata nelle presenze soprattutto a causa di alcuni infortuni, la squadra aveva sofferto nella prima tappa a Montichiari, classificandosi al dodicesimo posto. Ma i ragazzi non hanno mollato e nella gara di casa si sono presentati con una squadra determinata, rafforzata anche dalle ottime prestazioni del campione mondiale juniores al volteggio Tommaso Brugnami, che, proprio in questo attrezzo e anche nel corpo libero, sabato ha prodotto il suo migliore risultato di gara, e dall’apporto dell’atleta turco Adem Asil, quest’anno in prestito alla Giovanile Ancona, che al volteggio e agli anelli ha dato il meglio.

A guardare i compagni di squadra dalla panchina c’era Lay Giannini, veterano della Giovanile, cresciuto con il suo allenatore Riccardo Pallotta e con un ricco e promettente vivaio nella palestra del Palarossini, dove è entrato a sette anni e dove ha trascorso ogni giorno almeno quattro ore di allenamento, come tutti coloro che scelgono di praticare questo sport a livello agonistico. Sono state ore intense, intercalate da quelle passate in tutti questi anni al Centro Federale di Fermo, che oggi, dopo tanti successi nazionali e internazionali, è diventato la sua palestra principale, sotto la guida del tecnico Marco Fortuna. Ma Lay andando avanti e crescendo con il suo sport, non ha dimenticato il senso di appartenenza alla squadra e alla città di Ancona, di cui ancora oggi, dopo tanti anni, indossa e difende i colori. Giannini, come racconta lui stesso, adesso è in pausa forzata “per il tagliando del 24 anni” (“ma torno prestissimo ad allenarmi a Fermo”, dice): un’operazione alla spalla destra lo tiene fuori dalle competizioni e a casa ad Ancona, insieme con la sua numerosissima famiglia: un fratello, tre sorelle, papà Sandro e mamma Ombretta, nonni, zii e cugini sempre presenti, nella gioia, nella soddisfazione e anche nella difficoltà di questo sport che chiede tanto ai ragazzi e a chi sta loro accanto. Lay è di origine cambogiana. Questo ragazzo che compie gli anni nel giorno di San Valentino, ha l’hobby delle moto e della musica, oltre che una bella vena artistica, grazie alla quale ha anche disegnato le divise di gara della Giovanile Ancona. Gli amici lo chiamano Lil Brown. Il suo curriculum è lungo una pagina scritta sottile sottile, con una serie di medaglie tra cui spicca la sua preferita, quella del Campionato europeo di Glasgow del 2018 (bronzo al concorso generale a squadre), insieme con il titolo di campione italiano assoluto alle parallele, conquistato a Napoli nel 2021. Chi segue la ginnastica anconetana difficilmente potrà dimenticare, inoltre, quel 4 maggio 2019 a Firenze, quando l’Associazione Ginnastica Giovanile Ancona ha staccato il prestigioso biglietto per l’A1, la serie regina della ginnastica artistica. Lay Giannini c’era, insieme con Lorenzo Casali, Tommaso Sciocchetti, Marco Gigli, Tommaso Brugnami e Nicolò Lucchetti.

All’epoca era giovanissimo Tommaso Brugnami, oggi liceale di diciotto anni, con un palmares che fa venire i brividi, come la sua ginnastica. Classe 2006, a quattro anni ha iniziato a fare sport. In totale, racconta la mamma Simona, ha provato cinque diverse discipline, ma, da bambino vivacissimo qual era, non era soddisfatto. Fino a che a otto anni è arrivato alla palestra del Palarossini di Ancona, dove all’inizio si allenava due volte alla settimana, accompagnato dai genitori, che lo portavano da Monte San Vito, dove vivevano e tuttora vivono. Poco alla volta questo sport è diventato la sua passione più grande, sotto la guida del tecnico Fabrizio Marcotullio. Tra il 2022 e il 2023 è arrivato il successo, coronamento di tante fatiche che nella ginnastica di Tommaso si nascondono dietro la sicurezza, la leggerezza e la naturalezza dei movimenti. La sua medaglia preferita è ovviamente l’ultimo oro mondiale al volteggio, ma la strada sin qui è costellata di tanti successi: al campionato europeo junior del 2022 a Monaco è stato il terzo miglior ginnasta al corpo libero e il quarto al volteggio, mentre con la squadra è arrivato sul primo gradino del podio tedesco. Agli EYOF di Banska Bystrica, in Slovacchia, ha vinto la medaglia di bronzo al volteggio e l’oro di squadra. Nel 2023 sono state tre le medaglie mondiali: oro al volteggio, bronzo al corpo libero e bronzo di squadra, conquistate ai campionati iridati giovanili di Antalya, in Turchia. Sempre nello stesso anno, a fine luglio, ha fatto incetta di medaglie agli EYOF di Maribor, in Slovenia, conquistando l’oro individuale nell’all around, al corpo libero e al volteggio, oltre a un argento di squadra e agli anelli. Nel 2024 ha concluso la sua carriera da junior agli europei di Rimini nel migliore dei modi portando a casa ben 5 medaglie: un argento di squadra, due argenti individuali al volteggio e nell’all around oltre due ori al corpo libero e agli anelli.

E’ una storia da film, un grande spettacolo il percorso di Tommaso, “Piumino” per gli amici dei primi anni di palestra, soprannominato così – spiega la mamma – per la leggerezza nei suoi movimenti. E infatti, quando gli chiedi di descrivere la ginnastica con un aggettivo, lui ti risponde: “scenografica”. E a questo punto interviene il saggio Lay che ti riporta sulla terra: è anche “sacrificio” questo sport. Sono le due facce della medaglia questi giovani atleti, il volto bello di una città che ha tanto da regalare al presente e al futuro, la volontà discreta e tenace di chi ha un sogno e non lo molla, i protagonisti di una disciplina che sembra individuale ma prende la forza dalla squadra che ti spinge, ti incita e ti supporta. E a ogni prova, l’augurio è quello di continuare a camminare. Così dicono loro, per incitare il compagno prima di una gara: “Gamba!”.

Margherita Rinaldi

 

Angelo Pittro: Ancona è la città giusta per Ulisse Fest

UlisseFest torna ad Ancona per l’estate 2025, e sarà la seconda edizione dorica del format Lonely Planet che lo scorso anno ha portato in città 20 mila presenze, riuscendo a calamitare gli interessi di un pubblico eterogeneo, con una copertura di 70 mila visite sul sito uffciale e oltre un milione e mezzo di interazioni solo sugli account Instagram e Facebook del festival. E’ stata, per Ancona, un’esperienza significativa in termini di accoglienza e di diffusione degli eventi, che nei tre giorni della manifestazione avvenivano in contemporanea, dalla Mole alla Loggia dei Mercanti, dalle piazze all’Arena sul Mare. Dopo l’annuncio, alla Bit di Milano nel mese scorso, del ritorno del festival ad Ancona nell’edizione 2025 , abbiamo chiesto ad Angelo Pittro, direttore di Lonely Planet Italia e direttore di UlisseFest, di raccontarci l’esperienza anconetana dello scorso anno e di delineare l’immagine della città dal punto di vista degli organizzatori del festival, nel momento in cui abbiamo già i primi nomi dei cantanti che si esibiranno all’Arena sul Mare: i Coma Cose e Max Gazzè.

Cos’è Ancona per UlisseFest?

Ancona – afferma Pittro – è ancora una città tutta da scoprire, un crocevia di culture e storie che ha voglia di aprirsi, accogliere e raccontarsi. È il genere di destinazione che i lettori di Lonely Planet amano esplorare: autentica, sorprendente, piena di vita. Per questo è la casa perfetta per UlisseFest. Il nostro festival non è solo un evento, ma un punto d’incontro tra viaggiatori, scrittori, artisti, content creator e chiunque abbia il desiderio di esplorare il mondo con curiosità. Ancona, con la sua storia millenaria e la sua capacità di stupire, incarna perfettamente questo spirito.

Quante voci ha raccolto e quali “forze” ha messo in moto la prima edizione di UlisseFest lo scorso anno?

La prima edizione di UlisseFest ad Ancona è stata un successo, forse anche oltre le aspettative. L’arena sul mare, che abbiamo inaugurato proprio per l’occasione, è diventata subito un punto di riferimento. Il festival ha creato un’energia nuova, capace di coinvolgere istituzioni, imprese locali e, soprattutto, i cittadini, che hanno risposto con entusiasmo. Abbiamo visto una forte voglia di raccontare e ascoltare storie, di incontrarsi e lasciarsi ispirare. È stata la prova che c’è un desiderio autentico di confronto e di scoperta, e che Ancona è pronta a raccogliere questa sfida.

Quanto contano la consapevolezza e l’engagement dei cittadini per una città che vuole diventare una meta turistica riconosciuta?

Tantissimo. Il turismo non è solo numeri e visitatori: è atmosfera, accoglienza, esperienze. E in questo, i cittadini giocano un ruolo chiave. Sono loro i primi ambasciatori della città, quelli che possono fare la differenza nel rendere Ancona un luogo davvero speciale da visitare. Quando una comunità è consapevole del valore del proprio patrimonio e ha voglia di condividerlo, il turismo diventa un’opportunità di crescita per tutti, in modo sostenibile e autentico. Ancona ha tutte le carte in regola per farsi conoscere e apprezzare, e il primo passo è proprio quello di chi la vive ogni giorno: aprirsi, raccontarsi, accogliere.

Margherita Rinaldi

Foto credit copertina: KGproduction

Giulia Bonarelli, prima donna medico ad Ancona

E’ stato inaugurato sabato 1 marzo 2025 il rinnovato Poliambulatorio di Largo Cappelli (cliccando qui potete leggere l’articolo di approfondimento). La struttura è stata intitolata a Giulia Bonarelli, prima donna medico ad Ancona. Nel canale YouTube di ComunicAncona pubblichiamo una breve intervista al cugino della dottoressa, Guido Bonarelli, che potrete ascoltare e vedere cliccando qui. Con l’occasione pubblichiamo di seguito il contributo scientifico della professoressa Stefania Fortuna e della dottoressa Vanessa Sabbatini, del Dipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’UnivPM. Buona lettura!


di Vanessa Sabbatini e Stefania FortunaDipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari – Facoltà di Μedicina e Chirurgia Università Politecnica delle Marche

Il 4 aprile 1916 si laureava in medicina e chirurgia all’Università di Bologna, con il massimo dei voti, Giulia Bonarelli, la prima donna iscritta all’albo dell’ordine dei medici e chirurghi della provincia di Ancona (7 agosto 1916), una delle prime neurologhe in Italia, appassionata studiosa e promotrice delle arti. Giulia era nata ad Ancona il 6 maggio 1892 in una famiglia di antica nobiltà, i Bonarelli di Castelbompiano. Suo padre Guglielmo era un noto avvocato civilista, impegnato nelle fila del partito liberale monarchico, sindaco di Ancona tra il 1910-1911, e nel 1906 membro della commissione elettorale provinciale di Ancona che accettò la richiesta di iscrizione nelle liste elettorali politiche di dieci maestre: queste sarebbero state le prime elettrici italiane. Sua madre Giuseppa Boldrini era figlia del fanese Aureliano Boldrini, ardente garibaldino.

Giulia frequentò il liceo classico “Carlo Rinaldini” di Ancona, dove si formarono anche il fratello maggiore Vittorio Emanuele, che intraprese la carriera diplomatica dopo la laurea in giurisprudenza, e la sorella minore Virginia, che si laureò in chimica e lavorò poi presso l’ufficio di igiene e profilassi di Ancona. Al liceo Giulia si distinse brillantemente sia nelle materie scientifiche sia in quelle umanistiche e ottenne quindi la licenza liceale d’onore il 30 luglio del 1910. Nell’autunno del 1910 si iscrisse alla facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Bologna, dove ebbe modo di frequentare le lezioni di clinica medica di Augusto Murri. A laurearsi con Giulia in medicina e chirurgia a Bologna, nell’aprile del 1916, c’erano altre due donne: Cesarina Zagolin di Udine e Maria Venezian di Macerata. Le donne in Italia ebbero la possibilità di frequentare l’università a partire dal 1875 e la facoltà di medicina e chirurgia fu tra quelle che attirarono maggiormente il loro interesse, sebbene l’accesso alla professione si sia aperto regolarmente soltanto nel 1910.

Una figura fondamentale nella vita della dottoressa Bonarelli fu lo psichiatra ebreo Gustavo Modena, che sposò con rito civile il 9 dicembre 1911. Il dottor Modena era giunto ad Ancona per iniziare la sua carriera all’interno del manicomio provinciale di piano San Lazzaro come medico assistente con funzioni di settore nel 1902, un anno dopo l’inaugurazione della struttura diretta da Gaetano Riva. Fin da subito lo psichiatra si impegnò a organizzare laboratori d’avanguardia nel nosocomio e a costruire una biblioteca a supporto della ricerca. Questa, nel 1920, fu intitolata ad Augusto Tamburini, uno dei principali maestri di Modena, e arricchita dei suoi libri personali. Oggi quel che resta del patrimonio della biblioteca del manicomio costituisce il fondo Tamburini della biblioteca della facoltà di economia, presso l’Università Politecnica delle Marche di Ancona.

Gustavo Modena fu vicedirettore del manicomio dal 1906 al 1913 e poi direttore dal 1913 al 1938.

Dopo il matrimonio, Giulia si trasferì nell’ospedale psichiatrico andando a vivere con il marito al secondo piano della palazzina della direzione. La casa era ricca di libri e quadri, specchio dei molteplici interessi della coppia, ed era un luogo aperto ad amici, studiosi, artisti e giovani bisognosi di incoraggiamento e di ispirazione. La biblioteca dei coniugi Modena è oggi conservata in quella comunale “Luciano Benincasa”, mentre i loro quadri e le loro sculture sono presenti nella pinacoteca civica “Francesco Podesti”.

Il manicomio era noto per il suo fervente clima scientifico e ogni venerdì pomeriggio venivano qui organizzate conferenze nelle quali intervenivano, oltre agli interni della struttura, anche i medici della città e della provincia di Ancona. In questo ambiente Giulia sviluppò i suoi interessi rivolti alla neurologia, frequentando contemporaneamente le lezioni a Bologna. Importanti per la sua formazione furono anche due viaggi che fece accompagnando il marito: l’uno in Germania, a Francoforte, tra il 1911 e il 1912, presso il laboratorio di anatomia del sistema nervoso di Ludwing Edinger; l’altro in Francia, poco dopo la sua laurea, nel 1916. Gustavo Modena aveva infatti ricevuto l’incarico ministeriale di visitare i principali centri neurologici in Francia, considerati all’avanguardia, con il fine di individuare le direttive più opportune per realizzare dei centri neurologici in Italia. Uno di questi centri fu aperto all’interno del manicomio di Ancona.

Mentre Gustavo era impegnato nel suo incarico che gli imponeva spostamenti, la dottoressa Bonarelli si fermò a Parigi per specializzarsi in elettroterapia ed elettrodiagnosi alla Salpêtrière, diventando allieva del neurologo Pierre Marie. Al ritorno dalla Francia, Giulia Bonarelli iniziò a prestare servizio come volontaria presso l’ospedale di riserva “Piazza d’armi” di Ancona, presente all’interno del manicomio, con il grado di assimilata a sottotenente medico. Nel 1917 l’ospedale di riserva si trasformò in centro neurologico, dove fondamentale fu il lavoro della dottoressa Bonarelli con i pazienti fisiopatici, perlopiù soldati che riportavano problemi funzionali agli arti, senza segni evidenti di lesioni.

Giulia adottò con loro un “metodo di dolcezza”, che prevedeva l’utilizzo di manovre brevi e lievi, ripetute due volte al giorno con il paziente, passando poi a un’intensificazione graduale dei movimenti passivi, in modo tale da vincere qualsiasi resistenza fisica e morale del degente alla terapia. Questo suo approccio di ascolto e di empatia si contrapponeva ai dettami della neurologia francese che, invece, proponevano l’utilizzo di manovre energiche e violente, con l’intento di riportare il prima possibile i soldati di nuovo al fronte a combattere. Giulia pose sempre al centro il paziente, valutando il singolo caso che aveva di fronte e stabilendo una diagnosi dopo attente e continue osservazioni. Il “metodo di dolcezza” fu sicuramente affinato anche dal suo bagaglio culturale umanistico, che non riteneva affatto disgiunto da quello medico-scientifico: l’arte, così come la storia, la letteratura antica e moderna (traduceva testi dal greco, dal latino e dal francese) potevano contribuire al miglioramento, al benessere e al perfezionamento dell’individuo.

In seguito, nel manicomio, si occupò dei pazienti “tranquilli”, impiegati nelle diverse officine, che seguiva dando consigli e orientando le scelte dei lavori da eseguire. Insieme con il marito, si impegnò a esporre i lavori dei “tranquilli” in alcune importanti mostre locali e di rilevanza nazionale, delle quali fu una delle promotrici e organizzatrici: la prima esposizione marchigiana d’arte moderna che si svolse ad Ancona nel 1921, la mostra nazionale della ceramica di Pesaro nel 1924 e la mostra del giardino italiano nel 1931 a Firenze.

Collaborò con importanti personaggi del mondo della cultura come Luigi Serra, storico dell’arte e primo sovrintendente per l’arte medievale e moderna delle Marche e Zara. Pubblicò nella rivista da lui fondata «Rassegna marchigiana per le arti figurative, le bellezze naturali, la musica» articoli, negli anni dal 1922 al 1931, relativi alle opere di amici e amiche, artisti e artiste: le xilografie di Adolfo De Carolis, di Bruno da Osimo e di Eleonora Gallo (un’allieva di Bruno da Osimo, autrice del volume Arte rustica italiana, pubblicato nel 1929 in italiano e in inglese e dedicato all’arte popolare di ogni regione d’Italia); le sculture di Vittorio Morelli; il progetto della tomba dei dieci militi ignoti ad Aquileia dell’architetto Guido Cirilli; i dipinti di Augusto Mussini, noto come fra’ Paolo. Sempre per la rivista di Serra, Giulia scrisse su dimore storiche (la contea di Montegallo di Offagna e il palazzo Ferretti di Ancona) e sui giardini all’italiana nelle Marche: quest’ultimo ancora oggi rappresenta il primo contributo sul tema, rimasto di riferimento.

La dottoressa Bonarelli morì il 19 agosto 1936 a Bolzano, quando aveva solo quarantaquattro anni. In memoria della moglie Giulia, Gustavo Modena curò l’opera Scritti d’arte stampata nel 1937, in cui raccolse i contributi sull’arte e uno sulla storia della medicina pubblicati dalla moglie, oltre ai necrologi a lei dedicati di amici, parenti e colleghi, che la ricordarono per le sue qualità umane e professionali.

La figura di Giulia Bonarelli, importante sia per la medicina sia per la cultura della città di Ancona, è stata riscoperta e resa nota negli ultimi anni, grazie alla raccolta di testimonianze e documenti, molti dei quali forniti da Lidia Bonarelli, che era in contatto con Virginia, la sorella di Giulia che ne aveva curato la memoria. Nel 2017 (18 maggio – 27 ottobre) è stata dedicata alla dottoressa Bonarelli una mostra libraria e documentaria presso la Biblioteca comunale “Luciano Benincasa”, curata da Giovanna Pirani, funzionaria della Biblioteca, in collaborazione con Stefania Fortuna, docente di Storia della medicina presso la Facoltà di Medicina e chirurgia di Ancona, che ha firmato l’introduzione al catalogo in cui si ricostruisce la vita e l’opera di Giulia. Questo testo è uscito anche nel secondo fascicolo della rivista Lettere dalla Facoltà del 2017, accessibile online all’indirizzo: https://letteredallafacolta.univpm.it/archivio-copie-di-lettere-dalla-facolta/. In seguito, una voce biografica sulla dottoressa Bonarelli, scritta da Monica Diambra e Vanessa Sabbatini, è stata pubblicata nella prima edizione del Dizionario biografico delle marchigiane del 2018,curato da Lidia Pupilli e Marco Severini. È stata discussa nell’ottobre del 2019 da Vanessa Sabbatini una tesi di laurea sulla figura di Giulia Bonarelli, poi pubblicata nei Quaderni del Consiglio regionale delle Marche. Ora sono disponibili online voci su Giulia Bonarelli anche nei seguenti siti: Scienza a due voci, Enciclopedia delle donne e Aspi-Archivio storico della psicologia italiana.