Il mitico ristorante Passetto: storie e curiosità in un libro

II Ristorante Passetto mette d’accordo tutti.    Non solo punto di riferimento per la ristorazione dorica e luogo di convivialità e festività condivise da più generazioni per oltre sessant’anni, ma un vero e proprio mito, un inno al coraggio e alla speranza nel futuro nei difficili anni del dopoguerra e poi del terremoto negli anni Settanta.

Costruito in una location inedita per l’epoca su un terreno acquistato dal Comune e inaugurato a ridosso della fine della seconda guerra mondiale su iniziativa dell’intraprendente commerciante anconetano Aldo Piermattei, è sembrato agli anconetani ergersi come la Fenice dalle ceneri ( o meglio, dalle macerie) con la sua forma architettonica originale e innovativa progettata dall’ ing. Gino Costanzi, tra i più apprezzati tecnici del tempo. “Figlio di una trattoria e nipote di una osteria” allestita poco più in alto sotto un un bersò, su iniziativa di Ugo, “el gobbo de Tajarì””, fin da subito si è distinto come struttura elegante e di qualità, accompagnando la rinascita della città e contribuendo ad alimentare il sogno di una vita migliore , in pace e prosperità. Impeccabile, in guanti bianchi, il servizio fornito ai clienti, sia che fossero famiglie riunite per compleanni, ricorrenze, matrimoni (tantissimi nel tempo, più generazioni della stessa famiglia) o semplicemente per pranzi domenicali, sia che si trattasse di politici, uomini d’affari, personaggi di spettacolo o della cultura che sempre e solo al ristorante Passetto, come prima scelta, venivano indirizzati.

La presentazione del libro “ Il ristorante Passetto, un’icona nella storia di Ancona (1949-2010)” di Maria Grazia Camilletti che si è svolta a febbraio presso il Comune di Ancona alla presenza del Sindaco Daniele Silvetti, è stato perciò un vero successo: sala consiliare gremita e copie del libro andate a ruba specialmente da parte di coloro che la lunga stagione del ristorante l’hanno vissuta e si emozionano nel ricordarla. Non è voluto mancare nessuno dei protagonisti della gestione, oggi tutti con i capelli bianchi ma sempre riconoscibilissimi: Gualberto Compagnucci, Ideale Carini, Giancarlo Magnarelli, Adino Messi e Aldo Roscioni. L’autrice, intellettuale e storica delle donne, già docente e assessore comunale, ha sottolineato che la sua- frutto di ricerche laboriose tra archivi pubblici e collezioni e memorie private- non è “la” storia del ristorante Passetto ma “una” storia costruita dai racconti dei discendenti della famiglia Piermattei (l’ultima è Alessandra Burattini Spadavecchia), degli storici gestori e chef e dei frequentatori del ristorante. Nata al termine del conflitto mondiale, l’autrice ricorda bene l’attrazione esercitata sulla comunità dal “Passetto” – ristorante e omonimo hotel dirimpettaio (collegati inizialmente da un tunnel) – e attraverso le interviste ha messo insieme tante storie, che si snodano e si intrecciano catturando l’interesse del lettore. Incredibilmente copiosa la documentazione reperita- ha spiegato la prof.ssa Camilletti- che include le delibere consiliari degli anni Cinquanta. Gli atti visionati offrono un quadro dell’Ancona del dopoguerra semidistrutta, con scarsità assoluta di cibo e di ogni bene, e con non poche difficoltà nel crescere i figli: “eppure – sottolinea l’autrice – ci sono stati personaggi coraggiosi, e tra questi Aldo Piermattei, un visionario, interprete di quel bisogno di voltare pagina, di guardare avanti”. Un documento storico a tutti gli effetti, il libro edito da Affinità elettive e presentato da Istituto Gramsci Marche, ma anche una pubblicazione molto piacevole che contiene curiosità, foto, aneddoti, pezzi di vita di una Ancona che non c’è più e che in tanti ricordano con nostalgia. Ad esempio la riproposizione dei menu sempre curatissimi e apprezzati soprattutto per la freschezza e la varietà di pesce, che negli anni Sessanta in Adriatico era molto abbondante. Nei primi tempi il titolare- Aldo- prendeva addirittura l’idrovolante per approvvigionarsi quotidianamente di astici e scampi in Istria dove i Carloni (altra storica famiglia della ristorazione dorica) avevano parenti e fornitori. E poi i celebri vincisgrassi, le tagliatelle, tutte rigorosamente tagliate a mano, la crema fritta, i ravioli con la panna e pancetta (una novità arrivata da Bologna), il tipico dolce Arancio Passetto, con una rotonda fetta d’ ananas al centro, e tante altre squisitezze. Molti clienti erano così affezionati da mantenere un tavolo fisso, e guai a cambiarlo. Tra i frequentatori più noti del locale, divenuto celebre ben al di fuori della regione nei favolosi anni Sessanta, il sindaco Angelini e i ministri Tambroni e Tupini, e poi Giorgio Amendola e Giancarlo Pajetta. Di casa al Passetto svariati medici e scienziati, campioni dello sport invitati da Alceo Moretti, attori e attrici quali Sofia Loren, Michele Mercier, Ava Gardner e numerosi cantanti tra i quali Celentano, Gianni Morandi e gli altri che raggiungevano Ancona con il Cantagiro e per altre manifestazioni. Tutti affascinati dal locale dalle forme rotonde a picco sull’Adriatico e circondato dal verde della pineta, nella nuova Ancona. Ma col passare del tempo le cose cambiano, i costi aumentano, la concorrenza è sempre più agguerrita, e nel 2010, non senza patemi d’animo, l’edificio viene ceduto: “ma forse- chiosa l’autrice- se l’Istituto Gramsci ha voluto ricordarlo- il “Passetto” è destinato ad altra storia“. Chissà…..

Federica Zandri

AVULSS: volontari cercasi, al via il corso base

Sentinelle anti-solitudine, paladini dell’ascolto e dell’empatia. Sono i volontari AVULSS di Ancona, ad oggi una settantina, più del doppio qualche anno fa, prima che la pandemia si affacciasse con il suo carico di timori e i suoi strascici psicofisici. Portano conforto ai ricoverati negli ospedali, fanno compagnia agli anziani a li affiancano nella spesa e altre incombenze, aiutano i disabili a vestirsi e uscire di casa, e tanto altro. Sono attivi nei nosocomi cittadini, presso le residenze protette di Villa Almagià in Ancona ed Opera Pia Ceci di Camerano e presso il domicilio di persone segnalate dai Servizi Sociali del Comune. Volontari e volontarie- queste ultime soprattutto- dato il loro ruolo storico di caregiver (e sono tutte donne nei ruoli apicali) ma anche qualche uomo, pensionato per lo più. Agli avulssini si richiede pazienza, capacità di ascolto, predisposizione alla relazione e una qualche capacità di problem solving, e naturalmente del tempo a disposizione. “Il ruolo del volontario Avulss – specifica la presidente Emilia Greco– è quello di affiancare o sostituire i familiari della persona ammalata, anziana o disabile, facendole compagnia o aiutandola nelle piccole faccende. La nostra mission – prosegue- si articola attraverso un servizio regolare ed organizzato, costante nel tempo, con gruppi di volontari che si incontrano regolarmente per scambi di esperienza e sostegno reciproco, allo scopo di sostenere ed aiutare in modo non improvvisato le persone che si incontrano”. Il corso, rivolto a tutti, si sviluppa in 10 incontri, due volte alla settimana, dal 3 marzo al 2 aprile, dalle 17,30 alle 19,30, in via della Montagnola 69. Al termine le persone idonee entreranno in servizio accompagnate da un tutor. L’iniziativa è sostenuta dal Comune di Ancona e il secondo incontro sarà condotto dall’assessore ai Servizi sociali, Manuela Caucci che illustrerà ai partecipanti le criticità del territorio sul quale andranno ad operare: “le associazioni di volontariato presenti nel territorio- sottolinea l’assessore- sono un risorsa grandissima. In primis ci consentono di arrivare dove purtroppo per una serie di motivi l’attività amministrativa e sanitaria non riescono; inoltre sono una fonte di notizie per comprendere come si va modificando il tessuto sociale e per intercettare le necessità e i nuovi bisogni che si manifestano. A seconda della necessità che arrivano dal territorio possiamo calibrare la nostra risposta come Amministrazione comunale”.

Cos’ è l’ AVULSS?

L’Associazione di Volontariato nelle Unità Locali dei servizi Socio-sanitari (Avulss) è un’associazione laica senza scopo di lucro con sede nazionale a Saronno (VA) in Italia. L’AVULSS è stata fondata da don Giacomo Luzietti il 3 ottobre 1979 ed è composta da circa 150 Associazioni Avulss locali dislocate in molte regioni d’Italia e aderenti alla Federazione AVULSS. Quest’ultima ha il compito di coordinare, supportare e aiutare le singole associazioni.

IL PROGRAMMA DEL CORSO:

LUNEDI’ 3 MARZO 2025 – ore 17.30

– Presentazione del corso

– Storia del volontariato Avulss

– Struttura e organizzazione

Emilia Greco, Presidente Avulss Ancona OdV

Maria Stella Bonura, Responsabile Culturale Avulss Ancona OdV

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MERCOLEDI’ 5 MARZO 2025 – ore 17.30

Criticità del Territorio

Manuela Caucci, Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Ancona

LUNEDI’ 10 MARZO 2025 – ore 17.30

La Carta del Volontario Avulss:

– Identità e stile del volontario

– motivazione al servizio

Anna Vespignani, Segretario Avulss Ancona OdV

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GIOVEDI’ 13 MARZO 2025 – ore 17.30

Le motivazioni dell’aiuto

Ettore Ciambrignoni, Psichiatra Neurologo Psicoanalista

LUNEDI’ 17 MARZO 2025 – ore 17.30

La relazione di cura

Stefania Ferini, Psicologa psicoterapeuta health coach

MERCOLEDI’19 MARZO 2025 – ore 16.30 INCONTRO PROLUNGATO

Il valore del gruppo – Discussione sul tema

Raffaela De Franceschi, Counselor, ex Volontaria, ex Presidente AVULSS Ancona OdV

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LUNEDI’ 24 MARZO 2025 – ore 17.30

Buone pratiche per la gestione di perdite o lutti

Stefano Berti, Sociologo Psicologo Psicoterapeuta

MERCOLEDI’ 26 MARZO 20258 – ore 16.30 INCONTRO PROLUNGATO

– igiene, Sicurezza e Privacy negli ambienti di Servizio

– Norme di comportamento

Emilia Greco, Presidente AVULSS Ancona OdV

Maria Virgili, Vice Presidente AVULSS Ancona OdV

– Il volontariato ospedaliero in Struttura e a domicilio

Coordinatori AVULSS Ancona Odv

LUNEDI’ 31 MARZO 2025 – ore 17.30

Il paziente anziano ospedalizzato

Antonio Cherubini, Direttore della Geriatria INRCA, Accettazione geriatrica e Centro di ricerca per l’invecchiamento, IRCCS INRCA e Professore Associato di Geriatria e Medicina Interna UNIVPM Ancona

MERCOLEDI’ 2 APRILE 2025 – ore 17.30

Riflessione

Don Alessio Orazi, Amministratore Parrocchiale Santi Cosma e Damiano, San Francesco alle Scale, Santissimo Sacramento e Rettore di S.Biagio, Ancona

Da lunedì 7 aprile 2025

Colloqui finali presso sede Avulss Ancona ODV, Via Seppilli 2 Ancona

Per INFO:

Sede Avulss Ancona Odv – Via Seppilli 2

tel. 071. 2363475 (segreteria martedì 10-12)

avulss.ancona@gmail.com

www.avulssancona.it

Basket: il nazionale Pajola racconta la sua Ancona

La fotografia di Alessandro Pajola

Playmaker e guardia, Pajola è un anconetano doc, cresciuto nel vivaio della storica società Stamura Basket, allenato da Corrado Albanelli e Francesco Ferri. Da sempre nell’orbita delle nazionali, il suo palmares può già vantare un argento ai mondiali in Egitto nel 2017 (Under 19) e un bronzo agli europei del 2018 in Turchia.

Con coach Gianmarco Pozzecco, Pajola pochi giorni fa ha brindato alla sua cinquantaduesima presenza con la nazionale, ricoprendo il ruolo di capitano: dal suo esordio del 30 novembre 2020 contro la Russia (valido per le qualificazioni per Euro 2021) ad oggi, il venticinquenne anconetano è sceso sul parquet con la maglia azzurra, per l’esattezza 52 volte, di cui l’ultima domenica 23 febbraio contro l‘Ungheria. Oggi l’Italbasket ha chiuso il girone B delle qualifiche europee al primo posto, con un record di 4 vittorie e 2 sconfitte. Dopo la brillante vittoria di Istanbul contro la Turchia, gli azzurri hanno pagato a caro prezzo un ultimo quarto da dimenticare, cedendo 29 punti ai magiari e chiudendo il match 67-71. L’appuntamento ora è dal 27 agosto al 14 settembre per l’Europeo.

Grande esempio di fair play, Ale Pajola non ha mai perso contatti con il territorio anconetano, dove cerca di tornare non appena riesce a liberarsi dai numerosi impegni cestistici fra Campionato, Nazionale ed Eurolega.

Ultimo ma non ultimo, si è aggiudicato il titolo di miglior difensore del mese di gennaio in LBA. La Lega Basket scrive in una nota stampa: “Il nativo di Ancona si distingue per l’intensità con cui difende, per la capacità di leggere le situazioni di gioco e per l’eccellente tempismo nei recuperi palla”.

L’intervista

  1. Hai una bacchetta magica, puoi portare un po’ di Ancona a Bologna. Che cosa scegli?

Sicuramente il mare, perché a Bologna sto benissimo ma se ci fosse il mare sarebbe la città perfetta. Quando torno a casa, il mare è una cosa che cerco sempre.

  • Un altro desiderio con la bacchetta magica: che cosa trasleresti da Bologna ad Ancona?

Porterei un po’ più di vita in centro, incrementando locali, bar, ristoranti e piccoli ristoranti. Bologna essendo più grande ha più disponibilità di movida, ma se potessi riempirei il centro storico di Ancona di più locali capaci di attrarre gente.

  • Da Ancona con furore, quest’anno festeggi un decennio a Bologna. Quanto hai dato alla città della V nera e quanto lei ha dato a te?

Bologna è una città che mi ha dato tantissimo, perché fin dai primi mesi mi ha veramente accolto. La città la fanno anche le persone e da questo punto di vista mi sono sentito subito a casa e questo era un po’ l’aspetto che più mi spaventava del trasferimento (indir. nel 2015) perché ad Ancona stavo benissimo fra amici e famiglia. Devo dire la verità: qui ho trovato un ambiente davvero bello sin da subito fra squadra e addetti ai lavori.

Dal canto mio, penso di dare sempre il massimo alla città di Bologna e ai tifosi della Virtus.

  • Hai davanti a te un piccolo neotesserato di minibasket, con la palla a spicchi più grandi di lui. Che consiglio ti senti di dargli?

Consiglio di buttarsi, di accettare le sfide. Quando ero piccolo ho ascoltato i consigli delle persone più grandi di me, più sagge di me, primi fra tutti i genitori e la famiglia. Ad esempio avevo avuto la possibilità di andare a Bologna già l’anno prima, però non ero pronto e quindi ho deciso di non farlo. Tornassi indietro, rifarei la stessa cosa: se fossi uscito troppo presto dalla mia città e dalla mia casa, quando ancora non ero pronto, magari avrei fatto un errore irreparabile. Ho fatto ciò che mi sentivo di fare, quindi consiglio a un ragazzino di fare quello che si sente, assecondato dai consigli delle persone che gli stanno accanto.

  • Recentemente la pallacanestro marchigiana ha registrato degli episodi spiacevoli fra le tribune, tanto da dover ricorrere a un giudice sportivo. Quanto conta per te il lato fair play?

Nel mio percorso ho sempre cercato di mettere le relazioni umane prima del basket. La pallacanestro è uno sport che amiamo e che ci fa divertire, però deve essere questo: deve essere piacere, passione e divertimento, non deve essere violenza. Lo pratico in maniera serena perché il mio avversario è pur sempre un essere umano. Fortunatamente sono stato cresciuto con valori legati alla non violenza, alla condivisione, allo star bene insieme. E  questo valore dovrebbe essere portato in campo da ogni atleta, da ogni club.

  • Si dice che gli anconetani non siano particolarmente inclini all’ospitalità e alla promozione del proprio territorio. Vogliamo sfatare un mito?

A causa dei numerosi impegni sportivi anche in piena estate, purtroppo non riesco a invitare i miei compagni di squadra a trascorrere insieme le vacanze qui da noi, però ricordo bene il Camp estivo del 2022: erano venuti ad Ancona personaggi dal calibro di Daniel Hackett e  Alessandro Lever, miei ex compagni di squadra, ed altri giocatori professionisti di serie A. Come staff l’accoglienza era stata ottima e sia i bambini che le famiglie erano stati soddisfatti dell’iniziativa. Anche questo è un esempio di accoglienza positiva tramite lo sport.

Nicoletta Canapa

Abracadabra, la magia e la potenza della parola a Popsophia

Il festival nazionale Popsophia torna al Teatro delle Muse dall’8 all’11 maggio con un’edizione intitolata Abracadabra e dedicata a realismo magico, magia e pensiero superstizioso. Abbiamo chiesto alla direttrice artistica del festival di spiegare il senso di questo tema affascinante

di Lucrezia Ercoli

ABRACADABRA

Abracadabra è una parola magica con cui abbiamo familiarità. Tuttavia, come spesso accade quando si parla di formule incantate, non conosciamo il suo vero significato, la sua origine rimane misteriosa anche se è presente in tantissime lingue, dal tedesco al giapponese.

Sembra che la prima ricorrenza letteraria risalga al III secolo d. C., nel Liber Medicinalis di Quinto Sammonico Sereno, tutore dell’imperatore Caracalla. Scrivere la parola “abracadabra”, scrive Sereno nel suo trattato di medicina, è un rimedio infallibile contro la febbre causata dalla malaria. Abracadabra, dunque, è una parola apotropaica (dal verbo greco apotrepo che vuol dire “allontano”) che tiene a distanza le malattie: bisogna scriverla in un triangolo rovesciato, eliminando a ogni riga successiva l’ultima lettera della riga precedente, arrotolare il foglio di pergamena, legarlo con un filo di lino e portarlo legato al collo. Ecco un potentissimo amuleto per far scomparire i sintomi così come scompaiono, riga dopo riga, le lettere della parola.

La potenza dell’abracadabra è scomparsa con la medicina e la scienza moderne, ma la sua presenza si è moltiplicata nell’immaginario della cultura di massa. La formula è rilanciata dalla maledizione mortale ideata da J.K. Rowling nella saga di Harry Potter: pronunciare un “avada kedabra” significa far si “che la cosa sia distrutta”, una magia nera usata per far scomparire qualcuno, questa volta per sempre. Fino al recente brano di Lady Gaga, un ipnotico “abracadabra-oh-ga-ga” che diventa un tormentone radiofonico tra amore e morte, una lotta tra luce e tenebra nel cuore della cultura pop internazionale.

Le formule magiche – antiche e contemporanee – ci ricordano che le parole hanno da sempre un enorme potere nella nostra vita: le parole ci convincono, ci dissuadono, ci guariscono, ci ammalano. Le parole contengono una buona dose di magia e per questo sono affascinanti quanto pericolose. Il sofista Gorgia nel suo Encomio di Elena metteva in guardia dalle magie del linguaggio perché le parole sono “capaci di incantare, producono piacere e allontanano il dolore”.

PENSIERO MAGICO

Nel mondo completamente secolarizzato e disincantato, dove tutto sembra oggettivo, razionale e calcolabile, c’è ancora spazio per il “pensiero magico”?

L’incanto connesso alla magia non è semplicemente una fuga dalla ragione nelle tenebre dell’ignoranza. Il pensiero magico, al contrario, può aiutarci a riscoprire il senso più profondo delle domande filosofiche più radicali, quelle che nascono dalle cose meravigliose e terribili che non riusciamo a capire.

D’altronde gli eventi più importanti della nostra vita rimangono insondabili e imprevedibili, la realtà è piena di segni da decifrare e da interpretare, fili incomprensibili e misteriosi legano gli eventi più disparati.

Il filosofo “è un mago”, diceva Giordano Bruno che fu bruciato vivo proprio come eretico e mago, perché “è un sapiente dotato della capacità di agire”. Il filosofo unisce sapere e fare, cerca costantemente di avvicinarsi alla conoscenza delle connessioni che tessono la vita della natura, e di agire nel mondo secondo questi principi, andando al di là delle certezze della tradizione e dei pregiudizi del senso comune. Magia e filosofia, scrive il filosofo Massimo Donà, “sono due termini uniti e non contrapposti, due aspetti di una stessa ricerca” che è in grado di “rendere ragione del radicale mistero invincibilmente, arcanamente testimoniato dall’esperienza”.

Ma c’è l’altro lato della medaglia, a ogni magia bianca corrisponde una magia nera. E sono proprio i pensatori antichi a metterci in guardia dai ciarlatani che vogliono sfruttare la credulità popolare a proprio vantaggio. Già Platone nella Repubblica capeggia una polemica antimagica e si scaglia contro chi sostiene di piegare la divinità alla sua volontà “con certe fatture e certi legami magici”. Cosa avrebbe pensato della proliferazione di improbabili cartomanti, santoni e guaritori che si moltiplicano sul web?

TECNOMAGIA

Tommaso Campanella, nella sua opera Il senso delle cose e la magia, ricordava che tutte le scienze sono magiche, anche “l’invenzione dell’arco e delle stampe, e così l’uso della calamita”.

La tecnologia contemporanea è l’epigono di un fascino magico che ha origini antiche. Una tecnomagia che ci “affascina”, nel senso letterale del termine dal latino fascinum che significa malìa, ma anche amuleto. I moderni dispositivi tecnologici attuano su di noi una seduzione ambigua, un condizionamento magico come quello di chi ha subito un maleficio, come quello degli sciamani che vanno in uno stato di trance.

Viviamo in paesaggi virtuali e dialoghiamo con intelligenze artificiali: lo schermo dello smartphone è il contemporaneo “specchio magico” a cui chiediamo verità sul presente e profezie sul domani, da cui speriamo di avere avatar digitali per sconfiggere la morte o filtri d’amore per trovare l’anima gemella.

Se il filosofo vuole tornare ad essere un vero mago contemporaneo deve “comprendere e agire” all’interno di questa dimensione complessa, in un mondo ibrido tra reale e digitale, tra incanti e malefici, tra incantesimi e controincantesimi.

Nicola Piovani e la natura immensa invisibile

“Un giovane, uno studente che vuole sapere cos’è un concerto sinfonico, dovrebbe avere un’orchestra come questa”. Nicola Piovani, compositore, pianista e premio Oscar nel 1999 per La vita è bella (1997) di Roberto Benigni, parla dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana, una delle tredici ICO (Istituzioni concertistico-orchestrali) in Italia: “Una formazione di un livello che tutte le regioni dovrebbero avere”.

Piovani ha diretto la FORM in un tour marchigiano partito proprio da Ancona, con il concerto nella nuova Aula Magna “Guido Bossi” dell’Università Politecnica delle Marche, inserito nel cartellone di Ancona Classica, una stagione di grande musica. “Abbiamo lavorato bene per tre giorni; questa è una di quelle orchestre con cui ti godi il lavoro perché lavora, cercando sempre di migliorarsi e provare ti dà soddisfazione. Il programma è composto da opere che non sono di repertorio, le musiche vengono lette per la prima volta e trovare il bandolo della matassa non è facile”. Quattro concerti straordinari, teatri pieni di pubblico, bis e grandi ovazioni, da Ancona a Fermo, da Pesaro ad Ascoli Piceno.

Il pubblico ha potuto ascoltare un brano tra i più interessanti di Piovani: Il canto dei neutrini, composizione per violoncello, suonato dalla bravissima Ludovica Rana, e orchestra che mette in luce tutta la sua raffinata arte musicale. “Gli artisti cantano la natura: il tramonto, il cielo stellato, la tempesta di mare, la nebbia. Cantano la natura visibile fino al Novecento, da quel momento in poi, grazie agli studi di grandi scienziati, abbiamo capito che c’è una natura immensa invisibile: è qualcosa di stupefacente. La maggior parte delle grandi realtà che esistono non si vede, non si tocca e non si sente. Quindi ho voluto scrivere questo aspetto della natura, immaginando la vita misteriosa di queste particelle. La musica è la lingua adatta a raccontare il non verbalizzabile, il non semantico, quindi si può raccontare la bellezza di questa realtà non percepibile”.

Il Maestro Piovani, che è salito sul podio della FORM per la prima volta, ha poi eseguito alcune suite di sue famosissime colonne sonore composte per pellicole di culto dello stesso Benigni, dei fratelli Taviani, di Fellini. “Le musiche de La vita è bella sono note in tutto il mondo e per me è gratificante. Devo dire che il complimento più commovente della mia vita l’ho ricevuto in Grecia. Mi ero meravigliato che tutti conoscessero la canzone Mal di luna, il secondo episodio del film Kaos di Paolo e Vittorio Taviani e mi fu detto che in quel Paese ero molto amato per la mia musica e non per i miei successi. Ecco questo ha rappresentato un aiuto a vivere bene”. E poi una riflessione sul mondo del cinema: “Scrivere musica per il cinema è un lavoro da drammaturgo musicale. I grandi compositori hanno inventato il racconto cinematografico con la musica. Oggi è diverso: ci sono le serie ed è cambiata anche la durata e la fruizione, non più in una sala cinematografica. Nessuna intelligenza artificiale avrebbe inserito lo scacciapensieri nel Far West: quella fu una grande intuizione. Quindi i nuovi artisti devono studiare e inventare qualcosa di nuovo, come fece Ennio Morricone”.

Carlo Scheggia, responsabile Comunicazione FORM Orchestra Filarmonica Marchigiana

La banca dati del tessuto ad Ancona con la Congrega

Nel nome e nella storia di via degli Orefici sta scritto il destino di questa piccola traversa che congiunge piazza del Papa con la parte bassa di corso Mazzini: ospitare cose preziose. Una di queste è la Congrega, un negozio, laboratorio, piccolo atelier e piccolo museo che ti accoglie con la sua luce densa, nel timbro e nell’atmosfera. È raro entrare lì senza sentire sin da subito il rumore della macchina per cucire di Emanuela. La senti, ma non la vedi prima di aver attraversato il corridoio pieno di tende, cuscini, pizzi del passato e ricami del presente.
Quasi sempre è a metà del corridoio, quando questo si allarga in una grande nicchia al centro della stanza, che incontri Valeria ed Emanuela, al lavoro attorno a un tavolo, con la macchina da cucire veloce e modernissima, pezzi di stoffa e di carta, matite, spille, aghi e disegni. È lì che si trova il crocevia tra il passato e il presente, non solo della Congrega, ma anche, e soprattutto, di una tra le arti manuali meno longeve, quella del ricamo e dei tessuti, arte non durevole perché facilmente usurabili sono i materiali di cui si nutre e in cui trova sostanza. Nonostante quest’ultimo aspetto però, la Congrega ha raccolto la sfida di fermare il tempo, catalogando circa quattromila pezzi, conservandoli e ricostruendone la storia: tessuti, ma anche abiti, cappelli, borse, acquisiti negli anni, alcuni letteralmente raccolti dalla strada. Con essi è stata creata una banca dati dei tessuti, che esiste ad Ancona dal 2008. Valeria David, che la Congrega l’ha creata, racconta questa storia, nata quasi per caso e culminata nel laboratorio-negozio di via degli Orefici.
La Congrega nasce alla fine degli anni ’70, quando il vintage non era un trend e l’usato era un’opportunità per molti per poter indossare un capo iconico o un vestito di qualità. Era, quindi, un negozio di abiti usati e chi, anconetano, sta almeno intorno alla cinquantina, ricorda il tempo in cui si andava da loro a comprare una giacca di renna, un jeans, un vecchio Burberry: abiti, accessori e oggetti che un tempo, prima della grande livella della globalizzazione, molti si potevano permettere solo di seconda mano. Il progetto della banca dati dei tessuti nasce invece nel 2008, quando la Regione propone un finanziamento per attività che valorizzino il centro storico. La Congrega aderì a questo progetto, nella convinzione che tutto il materiale raccolto negli anni potesse effettivamente contribuire a valorizzare il centro storico.
“Noi – racconta Valeria – siamo uno dei primi negozi del vintage del centro Italia, nato alla fine degli anni ’70, quando si andava nei mercati a cercare le cose che poi si sarebbero vendute, come i jeans e le giacche di renna. Io mi imbattevo in oggetti di cui non conoscevo bene la storia, però mi rimanevano ‘attaccati nelle mani’ perché mi incuriosivano e mi interessavano”. Il fatto di aver messo mano a materiale tessile che proveniva da tutto il mondo deriva proprio da questa esperienza nei grandi mercati dell’usato. “Tutto quello che è collezionato qua – prosegue – all’epoca erano scarti. Molto arrivava dagli aiuti che gli americani avevano mandato all’Italia nel dopoguerra. Napoli era il centro di questo mercato, perché i napoletani che erano emigrati in America avevano creato questo ponte. Resina a Ercolano, che è il mercato dell’usato più grande d’Italia, nasce con questa finalità. Poi per noi questa curiosità per il tessile come materiale che ti apre a infinite storie, infinite conoscenze, è diventato un motivo di studio”.
La prosecuzione del percorso della Congrega avviene dunque da una crescita culturale importante: “abbiamo frequentato una scuola di riconoscimento dei tessuti a Firenze, ci siamo evolute, abbiamo imparato. E questo ci ha permesso di rileggere tutte quelle cose che erano state acquisite così, solo per il gusto di lasciarsi prendere da oggetti che parlavano, che avevano quel ‘qualcosa’, per le fogge, per i colori, per i materiali. Poi è stato bellissimo andare a rivisitarli con nuove conoscenze e infine, grazie al progetto della Regione, abbiamo potuto fare una catalogazione”.
Da quella catalogazione è nata la banca dati, cioè l’insieme dei pezzi storici collezionati, che fisicamente trova posto in uno spazio al piano di sopra del negozio, ma in gran parte anche nel negozio stesso, visibile a tutti, in fondo al corridoio delle meraviglie che ti accoglie quando entri: raccoglitori di metallo bianco e vetro, con le ante scorrevoli e i numeri di catalogazione sugli scaffali, fanno da cornice a un secondo tavolo da lavoro, dove l’ispirazione per le nuove creazioni è sicuramente alimentata dall’energia positiva di tutta quella storia. È lì che prende forma la conversazione con Valeria David, mentre in sottofondo continua a ‘suonare’ la macchina per cucire di Emanuela Micucci e si rincorrono le voci delle clienti, ma anche delle amiche e degli amici che passano per un saluto o per una chiacchierata. E così, tra i fili e le tele, arrivano i racconti di Graziella, di malanni e zeppole di Carnevale, e quelli di Andrea, degli orti urbani di Ancona, della scrittura, degli anni ’70. L’Andrea che ci fa visita è Andrea David, il fratello di Valeria, che realizzava le borse in via degli Orefici nel primo negozio, aperto nel 1977, al quale nel 1982, una volta divisa l’attività, è seguito, a pochi metri di distanza, il secondo, la Congrega di oggi.
Anche queste storie fanno parte a pieno titolo del percorso, che ha avuto un’altra svolta quando è entrata in gioco la professionalità grafica di Emanuela Micucci, che ha frequentato un’importante scuola di fumetto e oggi con il filo fa quello che aveva imparato a fare con la matita. “Contemporaneizziamo la tradizione – ci spiega lei stessa – e non ci rimaniamo legati. Ci piace, sul mercato, ripercorrere anche il nostro periodo. La mia ambizione era quella di diventare una illustratrice e una fumettista. Oggi disegno con il filo quello che avrei voluto disegnare con la matita. Mi sono trovata in questo mondo per caso: quando in negozio c’era l’abbigliamento, io, studentessa di lettere, venivo nei fine settimana per aiutare. E poi sono rimasta. L’utile è diventato il dilettevole, che a sua volta è diventato l’utile. Mi sono ritagliata la mia nicchia: Vale è più ricercatrice, io sono più artigiana, sono quella a cui piace mettere le mani in pasta”. Con Emanuela la Congrega è diventata anche narratrice dell’oggi: “raccontiamo le nostre storie, le storie della città, le storie delle persone, che ce le raccontano, e noi le facciamo diventare ‘tessili’. Quello che mi piace di più è rendere questo posto un laboratorio, in cui le persone arrivano, si fermano, raccontano”. Proprio come Graziella e Andrea in questo pomeriggio.
La storia del filo e del ricamo attraverso i secoli ci dice che la svolta narrativa contemporanea della Congrega ha radici profonde. Senza scomodare la valenza storico culturale dell’Arazzo di Bayeux, la nostra memoria collettiva ricorda ancora che l’arte di disegnare con il filo, e in particolare il ricamo, è, ancestralmente, un potente strumento di racconto del passato e del presente, affidato alle mani di donne e di uomini quasi sempre sconosciuti alla storia, che hanno prestato la propria perizia alla forza delle culture, delle tradizioni, dei fatti, delle idee che fissavano sulla stoffa. Questo emerge, ad esempio, da uno dei pezzi più importanti della collezione della Congrega: una stola cerimoniale ucraina che rappresenta l’albero della vita e, ai bordi, lo anima con la narrazione del ciclo dell’esistenza: una donna incinta con le braccia alzate (dalla cui sagoma ha origine l’albero), che in una progressione figurativa diventa spiga di grano e ritorna, infine, donna incinta, simbolo della rigenerazione attraverso la terra. È un ricamo realizzato nei colori del bianco e del rosso che, esplorando l’archivio, si scoprono ricorrenti nel tempo e nello spazio, insieme con il nero, per rappresentare, al di là delle singole culture, l’inizio con il latte materno, il percorso dell’età matura (rosso ovunque colore del sangue e della vitalità), e la tinta nera, ossia l’acromia della morte. Questi colori consentono così di trovare un’armonia nascosta che avvicina uno scialle che viene da una casa di Camerino al frammento di un abito palestinese, che attraverso le stesse cromie esprime lo stesso significato. E il concetto diventa chiaro quando Valeria estrae dagli espositori una rete da pesca e un quadratino di filet, una tecnica di ricamo dove appunto la figurazione si realizza su uno sfondo retinato: “la rete da pesca forma le proprie maglie con quattro nodi. La stessa rete e la stessa lavorazione le ritroviamo nel filet. Sono ‘invenzioni parallele collettive’. Nel momento in cui queste cose non potevano incontrarsi, sono state create”. E c’è l’albero della vita anche al centro di un altro pezzo importante della collezione, una stola cerimoniale turca della fine del ‘700, la cui immagine entrerà in una pubblicazione dell’Università La Sapienza di Roma che si occupa della mappatura dei musei e degli archivi riferiti alla moda in Italia. Il progetto, finanziato con i fondi del Pnrr, rientra nel CHANGES – Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society, che supporta l’innovazione nel settore del patrimonio culturale.
Il racconto si chiude, e resta aperto, con una riflessione sulla fruibilità di questo materiale, che ai tessuti storici affianca anche importanti testimonianze della moda, a partire da epoche molto lontane. Dagli scaffali saltano all’occhio ad esempio una marsina del 1700, accanto a un completo nero scintillante di Christian Dior risalente agli anni Sessanta del Novecento, cappelli e borse di ogni foggia e materiale. Attualmente Valeria ed Emanuela raccontano la collezione ai loro clienti, che possono conoscerla in negozio, e ai turisti, che – affermano – “sono affascinati da questo racconto”. Organizzano mostre a tema, laboratori pratici in cui si usano i tessuti per nuove creazioni e hanno realizzato alcune pubblicazioni. In passato, anche prima che la banca dati prendesse forma e sostanza, diverse case di moda hanno attinto a questo materiale per i propri progetti. Ma la volontà e la speranza è quella di trovare un supporto per valorizzare ancora di più e meglio questa ricchezza che, come Valeria ed Emanuela avevano intuito all’inizio dell’avventura, è un segno distintivo per il centro storico di Ancona, nato e cresciuto, per di più, in un luogo della città in cui le cose belle sono di casa.

Margherita Rinaldi

Anziani: si sperimentano gli alloggi tecnologici

Con la casa domotica gli anziani con disabilità potranno riacquistare indipendenza. Cucina, salotto e altre parti dell’abitazione saranno dotate delle soluzioni tecnologiche più all’avanguardia che si accompagneranno ai sistemi di telesoccorso e telecontrollo, servizi socio-assistenziali accessori di supporto all’autonomia, volti a promuovere la continuità e la qualità della vita.

Affrontare questa tematica diventa sempre più impellente in una città, come quella di Ancona, dove si sta registrando un progressivo aumento della popolazione anziana che per le statistiche è individuata come over 65enne. I dati Istat raccontano che siamo passati dai 23mila over 65 del 2002 agli oltre 26mila del 2024 su 99mila cittadini dorici, molti dei quali debbono fare i conti con la disabilità.

La sperimentazione di questo nuovo progetto coinvolgerà 21 anziani in condizione di disabilità media, grave o non autosufficienza, con lo scopo di collaudare soluzioni residenziali facilitate nelle quali le persone con disabilità possano vivere in autonomia. Gli alloggi da destinare alla sperimentazione saranno 17.

A tal proposito è stata siglata una Convenzione tra ERAP Marche e  Ambito Territoriale Sociale XI per la realizzazione dell’intervento di manutenzione straordinaria degli alloggi attraverso l’adeguamento degli immobili, l’esecuzione di lavori di riparazione e ripristino, di adattamento tecnologico e funzionale degli spazi abitativi, l’inserimento di domotica nonchè l’arredo della cucina-angolo cottura, in regola con le norme di sicurezza e con un finanziamento massimo destinato dall’Ambito Territoriale Sociale XI (ATS) all’ERAP di 443.427 euro.

“Sono molto soddisfatta del lavoro svolto dagli Uffici dell’Ambito Sociale che hanno portato prima alla firma della Convenzione con Erap e poi alla stesura del presente bando – afferma l’assessore ai Servizi Sociali, Manuela Caucci – . Tutto ciò è certamente una risposta concreta non solo alle sempre più emergenti problematiche relative alla gestione della “non autosufficienza”, ma anche e soprattutto, alle famiglie delle persone disabili ed anziane, che purtroppo, spesso non riescono ad avere il giusto sostegno. Questo è un importante passo avanti per una città sempre più inclusiva ed attenta ai più fragili “.

Fissato il percorso della sperimentazione che partirà con l’assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica con dotazioni strumentali innovative, domotizzate e tecnologiche; l’erogazione di servizi accessori, in particolare legati alla domiciliarità, che garantiscano la continuità dell’assistenza, secondo un modello di presa in carico sociosanitaria (Servizio di assistenza domiciliare, pasti a domicilio, telesoccorso e telecontrollo, ecc.).

La prima sperimentazione vedrà coinvolti 21 anziani in condizioni di disabilità certificata che verranno ospitati in 17 alloggi riservati, da occupare soli o in coppia (coniugi, coppie di persone legate da rapporti di parentela/conoscenza in possesso del requisito di età e di residenza, fratelli, familiari, ecc…).

L’accesso sarà subordinato alla presentazione della domanda a cui fa seguito la valutazione dell’équipe multidisciplinare appositamente costituita, al fine di redigere il progetto assistenziale individualizzato per ciascun beneficiario. Requisiti per la presentazione della domanda sono disponibili sul sito del Comune di Ancona a questo link:

https://www.comuneancona.it/wp-content/uploads/2025/02/avviso-anziani-25.pdf mentre la scadenza per la apresentazione delle domande è stabilita per il 31 marzo alle ore 12.00.

Rosanna Tomassini

Claudio Baglioni fa tris alle Muse

Non sorprende il successo registrato da Claudio Baglioni che in tre serate consecutive -il 2, il 3 e il 4 febbraio- ha riempito il Teatro delle Muse con il concerto “Piano di volo Solo Tris”, una performance della durata di 3 ore durante la quale si è alternato tra tre pianoforti e tra canzoni e racconti di memorie e aneddoti. Uno spettacolo entusiasmante, preparato con grande cura e settimane di prove estenuanti, da grande professionista quale è, che ha riempito di gioia il suo pubblico accorso da più parti. A salutarlo dietro le quinte, poco prima di salire sul palco l’ultima sera, gli assessori al Turismo Daniele Berardinelli e alla Cultura, Marta Paraventi, accompagnati dal Presidente di Marche Teatro, Valerio Vico. All’artista i rappresentanti delle istituzioni hanno donato due volumi, uno dei quali sul Teatro delle Muse, invitandolo – in particolare l’assessore al Turismo- a ritornare per godere in tranquillità delle bellezze del territorio.

Con il podcast la scuola è più digitale

Per superare il digital device ma anche chiave per innovare il modello di didattica tradizionale in favore di un modo di fare scuola aperto e inclusivo e che, soprattutto, insegni a non subire passivamente i contenuti digitali ma ad esserne invece produttori e utenti consapevoli.

Anche il mondo scolastico dorico sta affrontando questo percorso ed una ultima buona pratica arriva dalla scuola secondaria di primo grado Marconi di Ancona dell’Istituto Comprensivo Grazie Tavernelle che, vincendo il primo premio per il bando del Fondo Sociale Europeo destinato agli istituti scolastici per la diffusione della cultura digitale, avrà a disposizione circa 200.000 euro per un progetto di formazione trasversale che coinvolgerà studenti e docenti e che culminerà con la creazioni di podcast. Il prodotto finale sarà costituito da podcast sia in italiano, con particolare attenzione allo storytelling , che in matematica per favorire un migliore apprendimento e apprezzamento della materia da parte degli studenti. L’obiettivo è quello di migliorare il rapporto dei ragazzi con il mondo digitale in particolare quello dei social, insegnando loro a dominare la comunicazione digitale e non a subirla passivamente come spesso invece accade.

La formazione proposta ai docenti verterà sui modelli di apprendimento anche tramite un mix di metodologie didattiche (lezioni frontali, Learning by doing, scambio di buone pratiche, visite di studio, Project work e nuove unità di apprendimento); ai docenti del management e dell’equipe di coordinamento del progetto verrà proposta una formazione su metodologie didattiche innovative come podcasting e uso degli strumenti tecnologici per la realizzazione e la diffusione di nuovi prodotti; infine la musica come viatico di contenuti culturali etici ed estetici.

“Inizialmente la formazione sarà rivolta agli insegnanti dell’ambito linguistico, logico-matematico e musicale-artistico che saranno formati su come si realizza, si produce e si diffonde un podcast . Successivamente i docenti trasferiranno queste competenze agli alunni. In una prima fase, che è quella sperimentale, gli alunni saranno chiamati a realizzare dei podcast legati alle varie discipline – hanno spiegato i coordinatori del progetto i docenti Grazia Piracci, Claudia Ferri, Carlo Celsi -. In questa scuola esiste da sempre una grande attenzione a modalità di comunicazione alternative, moderne e innovative e quindi dato che queste sono modalità attraverso cui i ragazzi e tutti noi oggi acquisiamo informazioni, è giusto poter dominare questi nuovi media, imparando ad utilizzarli e a produrli”.

Il progetto sostenuto dall’assessorato alle Politiche Educative del Comune di Ancona, Antonella Andreoli, è stato premiato alla presenza del dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Grazie Tavernelle professore Andrea Sallese, la rappresentante dell’Ufficio scolastico regionale Margherita Rigillo e degli insegnanti che lo hanno redatto e che lo seguiranno i professori Grazia Piracci, Claudia Ferri, Carlo Celsi. Ad accogliere gli ospiti una riuscitissima esibizione del gruppo musicale della scuola denominato Radio Marconi Band.

Le medie Marconi, pur non essendo un istituto ad indirizzo musicale, hanno fatto della musica strumento di aggregazione e didattico per i suoi studenti, interfacciandolo anche con l’educazione digitale. Pratica, quest’ultima, che ha da poco a disposizione uno spazio in più, una nuova aula con tutta la strumentazione necessaria e che presto sarà implementata grazie proprio al progetto vinto recentemente.

“Mi complimento con questo Istituto – ha detto l’assessore alle Politiche Educative del Comune di Ancona, Antonella Andreoli, – per il bel risultato raggiunto aggiudicandosi questo premio che permetterà ai ragazzi di ampliare le proprie conoscenze digitali divenendo sempre più protagonisti della comunicazione del Terzo Millennio. Un progetto ancor più valido perché coniuga formazione dei docenti e formazione degli studenti”.

Non nasconde la soddisfazione il vertice dell’Istituto. “L’obiettivo fondamentale – ha spiegato il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Grazie Tavernelle, Andrea Sallese – attraverso l’utilizzo della tecnologia è trasformare i nostri ragazzi da semplici utenti passivi in soggetti attivi e creatori di contenuti, apprendendo così cosa accade attraverso l’utilizzo di strumenti di comunicazione digitale, in questo caso il podcast” (video prof. Andrea Sallese)

Rosanna Tomassini

Il racconto della musica: intervista a Cristiano Veroli

La stagione musicale Ancona Classica ha appena preso il via. Insieme con il musicologo Cristiano Veroli raccontiamo il viaggio musicale che FORM e Amici della Musica propongono per il capoluogo in una serie di appuntamenti che porteranno il pubblico ad ascoltare musica nei contenitori simbolo della città: il Teatro delle Muse, lo Sperimentale e la rinnovata Aula Magna della Facoltà di Ingegneria, che già in passato aveva ospitato le stagioni sinfoniche della Filarmonica Marchigiana.

Per il secondo anno consecutivo FORM e Amici della Musica propongono insieme una stagione di musica cameristica, concertistica e sinfonica per il capoluogo. Che storia racconta musicalmente il percorso studiato per quest’anno?  

C’è un filo conduttore piuttosto evidente che lega insieme le due programmazioni musicali confluite nel cartellone unico di Ancona Classica 2025. Il termine di “Contrappunti” individuato dal Direttore artistico Fabio Tiberi per la stagione cameristico-concertistica di AdM (Amici della Musica “Guido Michelli”) allude alla coesistenza armonica e all’interrelazione dialogante di più linee melodiche che si intrecciano e si sommano tra loro, come in una fuga di Bach ad esempio, e quindi, per estensione, alla pluralità di stili, forme, generi ed epoche diverse che nel loro insieme tracciano una fitta rete di vie complementari nell’ambito di un percorso comune, arricchendolo così di varie possibilità di fruizione per il pubblico. Una simile “mappa” di percorsi diversi intrecciati fra loro è sottesa anche nel termine “MusicAttraverso” che identifica invece la stagione sinfonica FORM a firma del Direttore artistico Francesco Di Rosa: suoni “viaggianti” che attraversano il tempo e lo spazio della musica di ogni genere e stile segnando il traguardo dei 25 anni della Fondazione Orchestra Regionale delle Marche e i 40 anni dell’attività dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana.

In effetti, Ancona Classica 2025 offre al pubblico la possibilità di accostarsi a generi tradizionali come il quartetto per archi e la sinfonia, la sonata per uno o più strumenti e il concerto solistico; ma anche a generi e stili trasversali alla cosiddetta “musica classica”, come la musica per il cinema, la danza, il canto popolare rielaborato in ambito colto, per scoprire, o riscoprire, autori molto differenti tra loro per epoca, stile, linguaggio musicale, mezzi espressivi: da Beethoven a Ravel, da Schubert e Mendelssohn a Poulenc , Satie e altri autori del Novecento e dell’epoca contemporanea, fra cui il senigalliese Daniele Gasparini che presenta in prima assoluta una nuova opera su commissione AdM. Non solo. Alcuni autori compaiono in entrambe le programmazioni dando testimonianza della loro poliedricità di interessi musicali (come nel caso di Nino Rota, presente con le sue celebri musiche scritte per il cinema ma anche con composizioni di genere colto come il preludio pianistico e il concerto per archi); mentre alcuni temi attraversano entrambe le programmazioni affrontati da diverse prospettive: il tema della danza, ad esempio, su cui si incentra il programma del concerto FORM ROMEO E GIULIETTA, si ripresenta, come idea assoluta, nella Settima Sinfonia di Beethoven – “apoteosi della danza”, come la definisce Wagner – eseguita nella seconda parte del concerto BOSSO-BEETHOVEN degli AdM. Insomma: davvero una pluralità e un intreccio di vie nell’ambito di un percorso unificato AdM-FORM in grado di soddisfare tutti i gusti e le esigenze.

Chi sono i protagonisti chiave di questa stagione? 

Difficile selezionare le eccellenze quando le eccellenze sono davvero tante. Concentrandomi sulla programmazione dei prossimi eventi, direi che oltre all’atteso debutto con la FORM, il 6 febbraio all’Aula Magna, del Premio Oscar Nicola Piovani con sue composizioni di vario genere da lui dirette, di notevole attrattiva è la presenza nel cartellone degli AdM di due eccezionali pianisti: il giovane di talento Filippo Gorini (artista in residenza per il triennio 2025-27) e l’affermato Emanuele Arciuli, impegnati il primo, il 9 febbraio allo Sperimentale (da questa data in poi sede di tutti gli appuntamenti di Ancona Classica) nell’interpretazione di capolavori assoluti come l’avveniristica ultima sonata di Beethoven, Op. 111, e la splendida sonata di Schubert D.840 “Reliquie” (di cui Gorini esegue anche i frammenti dei movimenti lasciati incompiuti dall’autore); mentre il secondo, il 25 febbraio, in un recital intitolato PIANO VOICE dal programma estremamente vario e articolato che, tra le altre cose, permette al pubblico di accostarsi ad interessantissime composizioni di autori novecenteschi e contemporanei ispirate al blues e alle melodie tradizionali dei nativi nordamericani.

C’è poi il 7 marzo, per la FORM, una “new entry” davvero importante: il maestro svizzero Matthias Bamert, compositore e direttore d’orchestra di fama internazionale che si esibisce per la prima volta in Italia dirigendo la Filarmonica Marchigiana in formazione di grande orchestra (oltre 60 elementi) nell’esecuzione delle due più celebri composizioni strumentali dedicate all’immortale coppia di amanti shakespeariana: l’Ouverture-Fantasia Romeo e Giulietta di Čajkovskij e brani tratti dalle tre suite dell’omonimo balletto di Prokof’ev introdotti dall’Invito alla danza di Carl Maria von Weber.

Da non perdere il 20 marzo, per gli AdM, l’esibizione del Quartetto Eos che affronta, in un programma dal titolo RUSSIAN TALES, due “gemme” della letteratura quartettistica come il Primo dei tre quartetti “Razumovsky” di Beethoven e il celeberrimo Ottavo Quartetto di Šostakovič. Come pure da non perdere il 27 marzo, sempre per gli AdM in collaborazione con la FORM, l’appuntamento con il violoncellista e direttore Luigi Piovano, primo violoncello solista dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, per il concerto BOSSO-BEETHOVEN, un emozionante omaggio ad Ezio Bosso, musicista con il quale il Direttore artistico della FORM Francesco Di Rosa aveva un forte legame anche sul piano affettivo. Questo evento ha un significato particolare per il pubblico di Ancona. Proprio nella nostra città, infatti, il 2 febbraio 2020 Bosso diresse la FORM, insieme allo stesso Di Rosa in veste di oboe solista, in quello che fu il suo ultimo concerto pubblico. Il programma musicale di BOSSO-BEETHOVEN prevede alcune composizioni di Bosso, fra cui The Sea Prayer per violoncello e archi con l’intervento solistico di Piovano, e la già citata Settima Sinfonia di Beethoven, opera che Bosso diresse il 14 marzo 2018 all’Aula Magna salendo per la prima volta sul podio dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana.

Chiusura in grande stile l’8 maggio, fra idilli mozartiani ed eroismi beethoveniani, con il programma LA FORM E MAYER, SOLISTA DEI BERLINER: IDILLIO ED EROISMO, che vede protagonista un’altra importante “new entry” per la FORM: Albrecht Mayer, oboe solista dei Berliner Philharmoniker. Fra le opere in programma, eseguite e dirette da Mayer, la ricostruzione del Concerto per oboe K. 293 di Mozart, prima esecuzione in Italia, e la grande Sinfonia Eroica di Beethoven.

Sono diversi i luoghi che ospiteranno la stagione, dalle Muse all’Università. Quanto significa questo in termini di coinvolgimento del pubblico e quanto è cresciuta negli anni la cultura musicale di Ancona?

Significa molto. La storica triangolazione fra le due più importanti realtà musicali presenti nel territorio di Ancona, gli AdM e la FORM, e l’Università Politecnica delle Marche, frutto di collaudati rapporti di collaborazione e di amicizia che risalgono a diversi decenni addietro e che dallo scorso anno, sotto l’egida del Comune di Ancona, hanno dato vita ad Ancona Classica, è fondamentale per il coinvolgimento di un pubblico sempre più vario e numeroso nelle attività programmate e, di conseguenza, per la sua crescita culturale nell’ambito della musica; processo che, credo, sia già in atto ma che necessita di essere incentivato.

Con il recupero dell’Aula Magna come sede di concerti dopo molti anni di assenza, recupero fortemente voluto dal Rettore Gian Luca Gregori che si riallaccia alla tradizione dei “Giovedì dell’Aula Magna” nata al tempo in cui Tiberi era Direttore artistico della FORM, ha permesso di chiudere il circuito dei più importanti luoghi cittadini destinati alla musica (Muse, Sperimentale e Aula Magna) acquisendo o riacquisendo nuovo pubblico e, insieme, di completare, anche spazialmente, l’itinerario a più vie del duplice percorso musicale AdM-FORM all’interno del capoluogo.

C’è poi un’altra importante considerazione da fare. La programmazione di Ancona Classica risponde alle esigenze di un pubblico molto vasto e differenziato, comprendente, oltre ai tradizionali fruitori di musica colta appartenenti ad un fascia di età piuttosto alta e ad un livello sociale tendenzialmente elevato, anche altre categorie di utenti, fra cui gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado (per i quali sono previste forti riduzioni sul costo dei biglietti) e, in generale, tutti quei soggetti che, vivendo in condizioni di fragilità e disagio, sono generalmente tenuti ai margini dell’offerta culturale, potendo essi orientarsi anche verso programmi di particolare “appeal popolare”. Del resto, mi sembra che tutto questo possa contribuire, almeno per quanto riguarda la musica, al raggiungimento degli obiettivi perseguiti dall’attuale Amministrazione Comunale nel progetto per la “Grande Ancona”.

Margherita Rinaldi