Basket: il nazionale Pajola racconta la sua Ancona

La fotografia di Alessandro Pajola

Playmaker e guardia, Pajola è un anconetano doc, cresciuto nel vivaio della storica società Stamura Basket, allenato da Corrado Albanelli e Francesco Ferri. Da sempre nell’orbita delle nazionali, il suo palmares può già vantare un argento ai mondiali in Egitto nel 2017 (Under 19) e un bronzo agli europei del 2018 in Turchia.

Con coach Gianmarco Pozzecco, Pajola pochi giorni fa ha brindato alla sua cinquantaduesima presenza con la nazionale, ricoprendo il ruolo di capitano: dal suo esordio del 30 novembre 2020 contro la Russia (valido per le qualificazioni per Euro 2021) ad oggi, il venticinquenne anconetano è sceso sul parquet con la maglia azzurra, per l’esattezza 52 volte, di cui l’ultima domenica 23 febbraio contro l‘Ungheria. Oggi l’Italbasket ha chiuso il girone B delle qualifiche europee al primo posto, con un record di 4 vittorie e 2 sconfitte. Dopo la brillante vittoria di Istanbul contro la Turchia, gli azzurri hanno pagato a caro prezzo un ultimo quarto da dimenticare, cedendo 29 punti ai magiari e chiudendo il match 67-71. L’appuntamento ora è dal 27 agosto al 14 settembre per l’Europeo.

Grande esempio di fair play, Ale Pajola non ha mai perso contatti con il territorio anconetano, dove cerca di tornare non appena riesce a liberarsi dai numerosi impegni cestistici fra Campionato, Nazionale ed Eurolega.

Ultimo ma non ultimo, si è aggiudicato il titolo di miglior difensore del mese di gennaio in LBA. La Lega Basket scrive in una nota stampa: “Il nativo di Ancona si distingue per l’intensità con cui difende, per la capacità di leggere le situazioni di gioco e per l’eccellente tempismo nei recuperi palla”.

L’intervista

  1. Hai una bacchetta magica, puoi portare un po’ di Ancona a Bologna. Che cosa scegli?

Sicuramente il mare, perché a Bologna sto benissimo ma se ci fosse il mare sarebbe la città perfetta. Quando torno a casa, il mare è una cosa che cerco sempre.

  • Un altro desiderio con la bacchetta magica: che cosa trasleresti da Bologna ad Ancona?

Porterei un po’ più di vita in centro, incrementando locali, bar, ristoranti e piccoli ristoranti. Bologna essendo più grande ha più disponibilità di movida, ma se potessi riempirei il centro storico di Ancona di più locali capaci di attrarre gente.

  • Da Ancona con furore, quest’anno festeggi un decennio a Bologna. Quanto hai dato alla città della V nera e quanto lei ha dato a te?

Bologna è una città che mi ha dato tantissimo, perché fin dai primi mesi mi ha veramente accolto. La città la fanno anche le persone e da questo punto di vista mi sono sentito subito a casa e questo era un po’ l’aspetto che più mi spaventava del trasferimento (indir. nel 2015) perché ad Ancona stavo benissimo fra amici e famiglia. Devo dire la verità: qui ho trovato un ambiente davvero bello sin da subito fra squadra e addetti ai lavori.

Dal canto mio, penso di dare sempre il massimo alla città di Bologna e ai tifosi della Virtus.

  • Hai davanti a te un piccolo neotesserato di minibasket, con la palla a spicchi più grandi di lui. Che consiglio ti senti di dargli?

Consiglio di buttarsi, di accettare le sfide. Quando ero piccolo ho ascoltato i consigli delle persone più grandi di me, più sagge di me, primi fra tutti i genitori e la famiglia. Ad esempio avevo avuto la possibilità di andare a Bologna già l’anno prima, però non ero pronto e quindi ho deciso di non farlo. Tornassi indietro, rifarei la stessa cosa: se fossi uscito troppo presto dalla mia città e dalla mia casa, quando ancora non ero pronto, magari avrei fatto un errore irreparabile. Ho fatto ciò che mi sentivo di fare, quindi consiglio a un ragazzino di fare quello che si sente, assecondato dai consigli delle persone che gli stanno accanto.

  • Recentemente la pallacanestro marchigiana ha registrato degli episodi spiacevoli fra le tribune, tanto da dover ricorrere a un giudice sportivo. Quanto conta per te il lato fair play?

Nel mio percorso ho sempre cercato di mettere le relazioni umane prima del basket. La pallacanestro è uno sport che amiamo e che ci fa divertire, però deve essere questo: deve essere piacere, passione e divertimento, non deve essere violenza. Lo pratico in maniera serena perché il mio avversario è pur sempre un essere umano. Fortunatamente sono stato cresciuto con valori legati alla non violenza, alla condivisione, allo star bene insieme. E  questo valore dovrebbe essere portato in campo da ogni atleta, da ogni club.

  • Si dice che gli anconetani non siano particolarmente inclini all’ospitalità e alla promozione del proprio territorio. Vogliamo sfatare un mito?

A causa dei numerosi impegni sportivi anche in piena estate, purtroppo non riesco a invitare i miei compagni di squadra a trascorrere insieme le vacanze qui da noi, però ricordo bene il Camp estivo del 2022: erano venuti ad Ancona personaggi dal calibro di Daniel Hackett e  Alessandro Lever, miei ex compagni di squadra, ed altri giocatori professionisti di serie A. Come staff l’accoglienza era stata ottima e sia i bambini che le famiglie erano stati soddisfatti dell’iniziativa. Anche questo è un esempio di accoglienza positiva tramite lo sport.

Nicoletta Canapa

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