Il mitico ristorante Passetto: storie e curiosità in un libro

II Ristorante Passetto mette d’accordo tutti.    Non solo punto di riferimento per la ristorazione dorica e luogo di convivialità e festività condivise da più generazioni per oltre sessant’anni, ma un vero e proprio mito, un inno al coraggio e alla speranza nel futuro nei difficili anni del dopoguerra e poi del terremoto negli anni Settanta.

Costruito in una location inedita per l’epoca su un terreno acquistato dal Comune e inaugurato a ridosso della fine della seconda guerra mondiale su iniziativa dell’intraprendente commerciante anconetano Aldo Piermattei, è sembrato agli anconetani ergersi come la Fenice dalle ceneri ( o meglio, dalle macerie) con la sua forma architettonica originale e innovativa progettata dall’ ing. Gino Costanzi, tra i più apprezzati tecnici del tempo. “Figlio di una trattoria e nipote di una osteria” allestita poco più in alto sotto un un bersò, su iniziativa di Ugo, “el gobbo de Tajarì””, fin da subito si è distinto come struttura elegante e di qualità, accompagnando la rinascita della città e contribuendo ad alimentare il sogno di una vita migliore , in pace e prosperità. Impeccabile, in guanti bianchi, il servizio fornito ai clienti, sia che fossero famiglie riunite per compleanni, ricorrenze, matrimoni (tantissimi nel tempo, più generazioni della stessa famiglia) o semplicemente per pranzi domenicali, sia che si trattasse di politici, uomini d’affari, personaggi di spettacolo o della cultura che sempre e solo al ristorante Passetto, come prima scelta, venivano indirizzati.

La presentazione del libro “ Il ristorante Passetto, un’icona nella storia di Ancona (1949-2010)” di Maria Grazia Camilletti che si è svolta a febbraio presso il Comune di Ancona alla presenza del Sindaco Daniele Silvetti, è stato perciò un vero successo: sala consiliare gremita e copie del libro andate a ruba specialmente da parte di coloro che la lunga stagione del ristorante l’hanno vissuta e si emozionano nel ricordarla. Non è voluto mancare nessuno dei protagonisti della gestione, oggi tutti con i capelli bianchi ma sempre riconoscibilissimi: Gualberto Compagnucci, Ideale Carini, Giancarlo Magnarelli, Adino Messi e Aldo Roscioni. L’autrice, intellettuale e storica delle donne, già docente e assessore comunale, ha sottolineato che la sua- frutto di ricerche laboriose tra archivi pubblici e collezioni e memorie private- non è “la” storia del ristorante Passetto ma “una” storia costruita dai racconti dei discendenti della famiglia Piermattei (l’ultima è Alessandra Burattini Spadavecchia), degli storici gestori e chef e dei frequentatori del ristorante. Nata al termine del conflitto mondiale, l’autrice ricorda bene l’attrazione esercitata sulla comunità dal “Passetto” – ristorante e omonimo hotel dirimpettaio (collegati inizialmente da un tunnel) – e attraverso le interviste ha messo insieme tante storie, che si snodano e si intrecciano catturando l’interesse del lettore. Incredibilmente copiosa la documentazione reperita- ha spiegato la prof.ssa Camilletti- che include le delibere consiliari degli anni Cinquanta. Gli atti visionati offrono un quadro dell’Ancona del dopoguerra semidistrutta, con scarsità assoluta di cibo e di ogni bene, e con non poche difficoltà nel crescere i figli: “eppure – sottolinea l’autrice – ci sono stati personaggi coraggiosi, e tra questi Aldo Piermattei, un visionario, interprete di quel bisogno di voltare pagina, di guardare avanti”. Un documento storico a tutti gli effetti, il libro edito da Affinità elettive e presentato da Istituto Gramsci Marche, ma anche una pubblicazione molto piacevole che contiene curiosità, foto, aneddoti, pezzi di vita di una Ancona che non c’è più e che in tanti ricordano con nostalgia. Ad esempio la riproposizione dei menu sempre curatissimi e apprezzati soprattutto per la freschezza e la varietà di pesce, che negli anni Sessanta in Adriatico era molto abbondante. Nei primi tempi il titolare- Aldo- prendeva addirittura l’idrovolante per approvvigionarsi quotidianamente di astici e scampi in Istria dove i Carloni (altra storica famiglia della ristorazione dorica) avevano parenti e fornitori. E poi i celebri vincisgrassi, le tagliatelle, tutte rigorosamente tagliate a mano, la crema fritta, i ravioli con la panna e pancetta (una novità arrivata da Bologna), il tipico dolce Arancio Passetto, con una rotonda fetta d’ ananas al centro, e tante altre squisitezze. Molti clienti erano così affezionati da mantenere un tavolo fisso, e guai a cambiarlo. Tra i frequentatori più noti del locale, divenuto celebre ben al di fuori della regione nei favolosi anni Sessanta, il sindaco Angelini e i ministri Tambroni e Tupini, e poi Giorgio Amendola e Giancarlo Pajetta. Di casa al Passetto svariati medici e scienziati, campioni dello sport invitati da Alceo Moretti, attori e attrici quali Sofia Loren, Michele Mercier, Ava Gardner e numerosi cantanti tra i quali Celentano, Gianni Morandi e gli altri che raggiungevano Ancona con il Cantagiro e per altre manifestazioni. Tutti affascinati dal locale dalle forme rotonde a picco sull’Adriatico e circondato dal verde della pineta, nella nuova Ancona. Ma col passare del tempo le cose cambiano, i costi aumentano, la concorrenza è sempre più agguerrita, e nel 2010, non senza patemi d’animo, l’edificio viene ceduto: “ma forse- chiosa l’autrice- se l’Istituto Gramsci ha voluto ricordarlo- il “Passetto” è destinato ad altra storia“. Chissà…..

Federica Zandri

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