IL PERSONAGGIO / Gino Gianuizzi e il ritorno del faro alla città


Il Faro del Colle dei Cappuccini torna al centro della vita culturale della città con un progetto che mette insieme arte contemporanea, ricerca e partecipazione. Gino Gianuizzi si è aggiudicato la concessione attraverso un bando pubblico promosso dall’Agenzia del Demanio, parte di un percorso nazionale che punta a restituire alla collettività beni dello Stato con nuove funzioni culturali e sociali. Ad Ancona questo passaggio assume un valore concreto: riattivare un luogo identitario e renderlo accessibile, trasformandolo in uno spazio aperto alla città e ai suoi cittadini.

Gino Gianuizzi è nato a Villa Maria, come racconta lui stesso, ed è cresciuto ad Ancona fino ai 16 anni tra Palombina Nuova e via Michelangelo. Ha frequentato le scuole elementari a Palombina Nuova, le medie alle Leopardi e il ginnasio al Rinaldini. Il trasferimento a Bologna segue il lavoro del padre, informatore scientifico, e segna l’inizio di un percorso professionale che si sviluppa in un contesto culturale particolarmente dinamico. A Bologna è tra i fondatori di neon, uno dei primi spazi indipendenti per l’arte contemporanea in Italia, nato nel 1981 come artist’s space e sviluppatosi negli anni come piattaforma di sperimentazione e ricerca, capace di accompagnare le prime fasi di artisti poi affermati anche a livello internazionale, tra cui Maurizio Cattelan.

Nel corso di oltre tre decenni di attività, neon ha operato come struttura indipendente dedicata alla promozione della ricerca artistica contemporanea, con particolare attenzione alle nuove generazioni e a pratiche libere da condizionamenti di mercato. L’esperienza si è evoluta in neon>campobase, rafforzando una dimensione processuale e collaborativa che intreccia mostre, workshop, progetti nello spazio pubblico e sperimentazioni interdisciplinari. Parallelamente, Gianuizzi ha sviluppato un’attività di curatore indipendente e di docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna, consolidando un percorso centrato sul rapporto tra arte, spazio pubblico e comunità, che oggi trova nel progetto del Faro una nuova declinazione operativa.

Il Faro del Colle dei Cappuccini è rimasto chiuso per anni. Cosa l’ha convinta che fosse il posto giusto per questo progetto, e quali potenzialità riconosce a quel luogo?

Ho partecipato al bando del Demanio per l’assegnazione del Faro del Colle dei Cappuccini perché un faro è un elemento architettonico con grande valore simbolico. Un faro posto sulla cima di un monte moltiplica quel valore. Chi naviga sa che il fascio di luce proiettato dal faro di Ancona è visibile in mezzo all’Adriatico.
E poi quello è il faro di Ancona e il Monte dei Cappuccini e il Campo degli Ebrei sono parte dei ricordi di scorribande e di esplorazioni da ragazzino.

Dunque il faro è un segnale e il progetto con cui ho applicato al bando ha bisogno di un dispositivo fisico per restituire la ricchezza del lavoro progettuale e di ricerca che lo anima.
Il progetto infatti si muove sul territorio e attraverso lo sguardo degli artisti indaga la relazione tra umani e viventi tutti, animali e vegetali, attivando relazioni e collaborazioni con cittadini; scienziati (DISVA Università Politecnica delle Marche); associazioni locali (il Pungitopo Legambiente, AltreVie, etc.).

Arte, spazio pubblico, comunità: sono le parole chiave del suo lavoro da anni. Cosa significa concretamente, per i cittadini di Ancona, avere un faro che diventa luogo culturale vivo? Cosa troveranno lì?

Il mio lavoro mi ha portato ad interessarmi sempre più dello spazio pubblico, sia come docente (al corso di Progettazione di interventi urbani e territoriali all’Accademia di belle arti di Bologna), sia come curatore. La lunga esperienza di neon mi ha insegnato che l’arte contemporanea coltivata da gallerie, fiere e grandi manifestazioni espositive è un un sistema chiuso, un gioco riservato a una ristretta élite e purtroppo sempre più finanziarizzato, che finisce per trasformare le opere d’arte da oggetti di valore estetico a veri e propri asset class di investimento.

Dunque i miei progetti sono da anni guidati da uno sguardo che apre all’esterno e che mira al coinvolgimento della comunità in tutte le sue articolazioni.
Della comunità sono parte gli Enti territoriali, le associazioni di cittadini, gli enti di formazione scolastica, i singoli cittadini. Tutti questi sono attori la cui partecipazione è condizione essenziale per lo sviluppo e la riuscita del progetto. Gli artisti che ho invitato a collaborare avvieranno i loro progetti di ricerca, seguendo un metodo che prevede l’attivazione di collaborazioni e di workshop aperti a tutti i cittadini.

Ma è prevista anche l’apertura dell’area del faro per proiezioni cinematografiche. Ad esempio penso a una rassegna dedicata a film a soggetto “faro”, che nel cinema è spesso legato a thriller, horror o drammi psicologici che esplorano l’isolamento, la pazzia e il mistero. Penso anche alla proiezione di film di famiglia a soggetto “vacanze al mare” in collaborazione con la Fondazione Home Movies e contestuale raccolta di materiali filmici super8 e video che verranno digitalizzati per costituire un archivio storico della città di Ancona attraverso i documenti raccolti nei ‘fimini’ di famiglia, a letture collettive di testi letterari legati alla città, a partire da “Sherlock Holmes, Anarchici e siluri” di Joyce Lussu per proseguire con altri testi suggeriti dagli stessi partecipanti alle sessioni di lettura.

“Walking around”, inoltre, saranno passeggiate guidate da esperti, guide ambientaliste, botanici, storici, scrittori, ma anche da cittadini con una personale conoscenza e esperienza dei luoghi; queste passeggiate saranno documentate tramite registrazioni audio e rese disponibili e replicabili autonomamente seguendo una traccia segnata da QR code opportunamente posizionati e da mappe stampate in distribuzione sia per i cittadini che per i turisti, per raccontare la città da punti di vista diversi e non omologati alla versione ‘guida turistica’.

Per quanto riguarda gli artisti, saranno attivati progetti di: Nico Dockx (BE) / M+M (DE) / Dörte Meyer (DE) / Wolfgang Weileder (UK) / Maurizio Mercuri / Fabrizio Basso / Cuoghi Corsello / Minji Kim (KR) / Bruno Muzzolini / Gianluca Codeghini / Daniela Comani (DE) / Stéphanie Nava (F) / Giancarlo Norese / Francesco Voltolina / Zimmerfrei / MALA / Silvia Cini / Zapruder / Isabella Bordoni / Stefano Boccalini / Dario Bellini / Enzo Umbaca / Aurelio Andrighetto / Sergia Avveduti / Marilisa Cosello / Fabrizio Basso / Caretto Spagna / Massimo Bartolini / Emanuela Ascari / Leone Contini / Valentina D’Accardi / Drifters / Emilio Fantin / Bernardo Giorgi / Claudia Losi / Daniela Manzolli / Sabrina Mezzaqui / Cesare Pietroiusti / Gedske Ramløv (DK) / Antonio Rovaldi / Eva Sauer (DE) / Enrico Vezzi / Cesare Viel / Ivan Fu / Massimo Carozzi / Francesco Serra / Bono Burattini / etc.

[Imboscati] Colle dei Cappuccini – Faro è un progetto di condivisione e di cospirazione.
Una volta di più è necessario ricorrere all’etimologia: cospiraziòne s. f. [dal lat. conspiratio-onis, der. di conspirare.cospirare.]. La parola cospiraziòne deriva dal latino cum spirare (respirare con), per metonimia “essere animati dal medesimo afflato”, per indicare un accordo profondo, intellettuale e sentimentale, in direzione del conseguimento dell’obiettivo prefissato.

Gli artisti imboscati hanno scelto di studiare, e insieme di percorrere i sentieri, di cercare una relazione paritaria con il bosco, inteso come l’insieme dei viventi umani e non umani, come ecosistema (quell’insieme complesso in cui si articolano le relazioni dei viventi presenti in una certa area e degli elementi fisici che contraddistinguono l’ambiente con cui interagiscono).insieme degli organismi viventi presenti in una certa area e dagli elementi non viventi con cui interagiscono.
Questi artisti nel loro operare affrontano con coerenza e con competenza i temi dell’emergenza climatica e della crisi crisi ambientale; agiscono per coltivare memoria diffusa e sapere condiviso; esercitano l’immaginazione per costruire di mondi altri; operano con strumenti nuovi per il recupero di attività appartenenti alla cultura storica; mettono al centro del loro fare la relazione con i luoghi e con i loro abitanti; cercano il recupero di pratiche artigianali come forma di trasmissione di conoscenza; interpretano l’agricoltura come radicamento al territorio.
La loro ricerca si serve di strumenti diversi, che vanno da quelli propri delle arti visive fino a quelli della scienza, attingendo a tutte le discipline utili a loro disposizione.

La condivisione coinvolge e implica la collaborazione stretta fra gli artisti attivatori del progetto e le persone che abitano il territorio.

Il faro sarà dunque il campo base degli imboscati.
Qui saranno allestiti anche i dispositivi di restituzione delle azioni degli imboscati, in modo tale da offrire al pubblico le chiavi di lettura di questo approccio al fare artistico responsabile che caratterizza in diverse varianti il fare degli artisti in mostra.
Le mostre – dobbiamo utilizzare questo termine impreciso per definire i dispositivi di restituzione delle esperienze, che tuttavia sono parte delle stesse esperienze – potranno essere lette in modo tradizionale, osservando le opere allestite, ma potranno anche essere utilizzate come ‘libretto di istruzioni’ per affrontare un ‘upgrade’ sul territorio.
Gli artisti – affiancati da esperti – partiranno insieme con i partecipanti per esplorare il territorio, indagando con sguardi nuovi le emergenze naturalistiche e le emergenze storiche, per dare una lettura inedita di questo ambiente composito in cui l’antropizzazione attraverso i secoli ha modellato l’ambiente naturale con esiti sorprendenti che continuano a destare meraviglia nello sguardo dell’osservatore.
Dunque [Imboscati] Colle dei Cappuccini – Faro nella pratica si propone come un osservatorio attivo sul territorio, che raccoglie un nucleo di artisti la cui ricerca si rivolge a tematiche ambientali e alla costruzione di reti relazionali.

La concessione dura sei anni e il 2028 — anno in cui Ancona punta a diventare Capitale Italiana della Cultura — cade nel mezzo di questo percorso. Come si inserisce il suo progetto in questa visione più grande per la città?

Ancona sarà Capitale Italiana della Cultura nel 2028, un’altra coincidenza inattesa che mi fa pensare all’intervento di quell’ineffabile serendipity che caratterizza tutto il mio rapporto con il Faro del Colle dei Cappuccini.
Il Faro del Colle dei Cappuccini è un elemento identitario della città, dunque il suo ruolo sarà importante. Questa è una responsabilità e insieme una occasione.
Credo che un progetto culturale serio come quello che proponiamo abbia tutte le carte per contribuire alla rinascita della città.
D’altra parte in un panorama nazionale in cui le attività culturali sono generalmente ricondotte alla categoria ‘grandi eventi’ e ‘grandi mostre’ penso che Ancona non abbia bisogno di eventi tanto quanto il suo porto non ha bisogno di ‘grandi navi’.
La città deve tornare a credere alla sua specificità e ricostruire la relazione con il felice contesto geografico in cui è inserita, rivendicare il privilegio della sua posizione, tutelare il suo mare e riconoscere il Parco del Cardeto come un unicum prezioso in connessione con tutta l’area del parco del Conero.
Il nostro lavoro è un contributo in questa direzione: portare elementi utili a rafforzare nella comunità il senso di appartenenza al luogo e nello stesso tempo costruire una narrazione che sia in grado di superare i confini locali e che grazie alla visione e al contributo degli artisti possa raccontare la città ad un pubblico internazionale.

Che cosa si aspetta dal “pubblico” anconetano per il suo progetto?

La prima reazione della stampa locale è stata di diffidenza, probabilmente rispecchia un carattere degli anconetani e un po’ mi riconosco anch’io in questo tratto caratteriale. Quindi non mi aspetto che il “pubblico” anconetano abbracci immediatamente il progetto. In fondo nessuno mi conosce, siamo degli estranei che devono annusarsi, capirsi, fidarsi e poi insieme dobbiamo trovare il modo migliore per collaborare. Ribadisco che per me non esiste un “pubblico” inteso come audience da soddisfare e di cui sollecitare il plauso, esiste una comunità con la quale è necessario confrontarsi e dialogare. I progetti non devono essere imposti ma vanno costruiti in collaborazione, e questo è quello che intendiamo fare. Mi aspetto di trovare interlocutori interessati e collaborativi a tutti i livelli, dai singoli cittadini, al Comune, alle associazioni di cittadini, agli enti di formazione scolastica, all’intero board di Ancona. Questo adesso

Margherita Rinaldi

Giovani e anziani, una casa in comune


Trentatremila anziani soli nella provincia di Ancona. Una generazione di giovani — molti dei quali non studiano e non lavorano — schiacciata dalla precarietà abitativa. Il progetto GAP – GenerAzioni Proattive – parte da questi due numeri e li mette sotto lo stesso tetto.

Due fragilità sotto lo stesso tetto

Da una parte un anziano con una casa grande e sottoutilizzata, i cui costi energetici pesano sul bilancio domestico, dall’altra un giovane che non riesce a trovare un posto dignitoso dove vivere. I costi si dividono, gli spazi tornano abitati, e quella solitudine che la medicina riconosce come principale fattore di declino cognitivo comincia ad allentarsi. La coabitazione rimette in circolo un patrimonio abitativo esistente e sottoutilizzato, costruendo una rete di sicurezza sociale che va oltre il singolo alloggio. L’housing sociale intergenerazionale risponde a due fragilità che si compensano.

«La casa è il luogo in cui si costruiscono le relazioni e si trasmettono i valori tra generazioni» dice Orlanda Latini, assessore alle Politiche della Casa e alla Famiglia del Comune di Ancona. «Questo progetto restituisce centralità a quel legame, mettendo insieme chi ha spazio e chi cerca stabilità, chi ha esperienza e chi ha energia. L’amministrazione ha scelto di sostenere questo modello perché risponde a bisogni reali con strumenti concreti, ottimizzando le risorse.»

Chi fa cosa

Il progetto, finanziato dalla Regione Marche con risorse del Fondo Sociale Europeo Plus 2021–2027 per un importo complessivo di quasi 597.000 euro, è guidato da Auser Provinciale Ancona APS insieme con una rete di partner che include Sanidoc, CIFA e Pallaksch, con il coordinamento scientifico dell’INRCA e la collaborazione delle Università di Macerata, Politecnica delle Marche e Tor Vergata. Il Comune di Ancona facilita il raccordo con i Servizi Sociali, mette a disposizione le proprie piattaforme per le iscrizioni e sostiene la connessione con la rete associativa locale. Auser individua i partecipanti, gestisce il matching tra i profili, supporta la negoziazione dei patti di convivenza e monitora le coabitazioni nel tempo. «Il progetto GAP nasce dalla consapevolezza che i problemi complessi possono essere affrontati solo in maniera sinergica sul territorio e costruendo reti che non si esauriscono con il singolo progetto ma consolidano collaborazioni attraverso la sperimentazione di percorsi innovativi» spiega Manuela Carloni, presidente di Auser Provinciale Ancona. «Noi ci auguriamo che il forte sostegno delle istituzioni possa trasformarsi in servizi consolidati a sostegno delle persone più fragili in cui il ruolo sussidiario del Terzo Settore diventa sempre di più leva di cambiamento capace di trasformare criticità in opportunità.»

Imparare a stare insieme

GAP è anche una sfida agli stereotipi dell’ageismo: l’anziano come risorsa proattiva per la comunità, il giovane come motore di innovazione civica. Prima di mettere in comune una casa, bisogna imparare a stare insieme. Il percorso “Parla con me: Parlare, ascoltare, capirsi”, avviato il 24 aprile presso la sede Auser Filo d’Argento di Ancona e organizzato da CIFA ETS, propone nove appuntamenti — cinque in presenza e quattro webinar — fino al 16 giugno, aperti gratuitamente a tutti i cittadini e in particolare a giovani, anziani, genitori, insegnanti e operatori sociali. Gli incontri in presenza toccano temi come il fare gruppo, l’ascolto empatico, le risorse personali e la felicità, mentre i webinar esplorano la mente adolescente, la fatica di crescere e il benessere a tutte le età. «All’interno della cornice innovativa di GAP, C.I.F.A. ETS ha lanciato il percorso esperienziale “PARLA CON ME: Parlare, ascoltare, capirsi”» racconta Cristiana Cesini, responsabile sede e referente locale per C.I.F.A. ETS. «Presso la sede Auser Filo d’Argento, giovani e anziani possono riconoscersi come risorsa reciproca. Attraverso 5 incontri in presenza e 4 webinar, costruiremo fiducia e senso di comunità, valorizzando punti di vista diversi per abbattere le barriere relazionali. È un investimento gratuito sulla coesione del territorio che proseguirà con 8 cicli formativi tra il 2026 e il 2027.» Le iscrizioni agli incontri in presenza si raccolgono al numero 071.2801070 nei giorni feriali dalle 8.30 alle 12.30; per i webinar si contatta CIFA il mercoledì e il giovedì al 331 1765755.

Teatro, finanza, parola

Il progetto ha una durata di ventiquattro mesi e prevede, tra il 2026 e il 2027, otto cicli formativi successivi. Pallaksch sviluppa laboratori teatrali e narrativi: «Con G.A.P., le attività di Pallaksch si arricchiscono di un’occasione entusiasmante» dice il direttore artistico Giacomo Lilliù. «Scegliere le arti performative per contribuire al recupero e alla rigenerazione del tessuto intergenerazionale vuol dire dimostrare ancora una volta quanto i giovani professionisti del contemporaneo desiderino assumersi concretamente la responsabilità di rinnovare il ruolo della creazione artistica, che deve tornare centrale per lo sviluppo di comunità complesse e votate all’ascolto. I laboratori teatrali curati da Matteo Principi e dalla sua squadra di formatori e formatrici offriranno un percorso di formazione eclettico, qualificato e orizzontale, mosso dalla certezza che la cultura può sprigionare benessere solo come effetto di un profondo dialogo fra artista e pubblico.» Sanidoc avvia a settembre 2026 percorsi dedicati al benessere finanziario e al public speaking. «Abbiamo progettato due percorsi distinti» spiega Oliviero Gorrieri, presidente Sanidoc. «Il primo, dedicato al benessere finanziario, fornirà strumenti pratici per una gestione serena del patrimonio, grazie alla competenza del consulente Simone Petrelli e di Norella Marzioni (Patronato CNA). Il secondo, un corso di Public Speaking curato dalla formatrice Alessia Racci Chini, ha l’obiettivo di trasformare la memoria storica in narrazione magnetica: vogliamo che gli anziani non siano solo custodi del passato, ma comunicatori efficaci capaci di ispirare le nuove generazioni.»

Un esperimento da consolidare

Il modello che GAP sperimenta ad Ancona punta sulla costruzione di reti in cui la solidarietà diventa risorsa strutturata. «Ancona sta costruendo una risposta strutturata alle fragilità sociali del nostro tempo, su più fronti e con progetti che si integrano tra loro» conclude l’assessore alle Politiche Sociali Manuela Caucci. «GAP è uno di questi: trasforma un problema demografico in un’opportunità concreta di coesione sociale, ed è il tipo di welfare su cui questa amministrazione vuole continuare a investire.» Se funziona, il passo successivo è farne un servizio stabile. I prossimi mesi diranno se l’esperimento regge.

Margherita Rinaldi

Ciclopedonale del Conero risanata, ora un piano di manutenzione stabile


Prossimi all’avvio della stagione estiva, i lavori di manutenzione straordinaria della ciclopedonale del Conero sono stati completati. Il percorso inaugurato nell’aprile del 2024, undici chilometri tra Ancona e Portonovo nel territorio del Parco del Conero tra piante, vigneti e scorci di mare, con una pendenza accessibile alle famiglie con bambini e accessi corrispondenti alle fermate dei bus che consentono di ridurre il tragitto usando il mezzo pubblico per il rientro, è stato ripristinato dal Comune con i propri mezzi e i propri dipendenti dopo i cedimenti del fondo causati dalle acque meteoriche nell’arco della stagione invernale. È però nei prossimi mesi che si definirà un cambiamento importante: la manutenzione della ciclopedonale sarà affidata a una ditta esterna dedicata, con un contratto strutturato di tre anni.

Dentro il Parco del Conero

Per il ripristino sono stati applicati materiali inerti, cioè privi di componenti organiche o chimiche attive, scelti in conformità con le prescrizioni dell’ente Parco: dentro un’area naturale protetta i materiali da costruzione devono essere compatibili con l’ecosistema e ridurre al minimo il rischio di alterazioni del suolo. Sono stati eseguiti anche sfalci mirati dove la vegetazione aveva creato situazioni di pericolo per chi transita, nel rispetto dell’equilibrio del contesto. Nei punti ancora critici permane la segnaletica di avviso.

Manutenzione strutturata e presenza continuativa

Nei prossimi mesi la ciclopedonale sarà dunque affidata per tre anni, con possibilità di estensione a quattro, a una ditta esterna che si occuperà della manutenzione in modo continuativo. A regime, il piano prevede la sistemazione dei fossi laterali e dei canali trasversali per ridurre il flusso delle acque superficiali, causa principale del deterioramento del fondo.

«La manutenzione della ciclopedonale del Conero – afferma l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Tombolini – è un impegno che questa Amministrazione si è assunta con continuità, perché un percorso di undici chilometri dentro un parco naturale protetto non si conserva con interventi invasivi: richiede materiali compatibili con l’ecosistema, tempi calibrati sulle condizioni del terreno e una presenza costante nel tempo. È la natura stessa del luogo a dettare le regole, e noi le rispettiamo. Questo vale anche per chi frequenta il parco: la convivenza tra fruizione e tutela dell’ambiente passa dalla consapevolezza di trovarsi in un contesto delicato. La ciclopedonale è un collegamento reale tra la città e il mare, a disposizione di residenti e turisti, e tenerla efficiente è una responsabilità che non si esaurisce con un singolo cantiere. Guardo poi a questo intervento come a un primo passo verso qualcosa di più ambizioso: entro poco più di un anno, grazie al sentiero previsto dal programma ITI Portonovo, sarà possibile raggiungere la baia direttamente a piedi: sarà un tracciato che si allunga fino al mare».

Un metodo che unisce mare e città

La stessa logica, manutenzione strutturata e presenza continuativa, vale per la rete urbana. La Giunta ha approvato nelle scorse settimane un Accordo Quadro triennale, estendibile a quattro anni, del valore complessivo di 3,38 milioni di euro, suddiviso in cinque lotti affidati a operatori distinti, per un servizio di pronta manutenzione della rete stradale e pedonale sull’intero territorio comunale. Il piano è finanziato attraverso il piano IMU-TASI, strumento che utilizza entrate comunali legate alla fiscalità immobiliare per finanziare interventi diffusi di manutenzione e sicurezza urbana in modo flessibile lungo l’intero arco temporale. Gli interventi saranno attivati sulla base delle condizioni reali della rete viaria, senza una localizzazione predefinita, e includono sia rifacimenti strutturati di pavimentazioni, marciapiedi, segnaletica e manufatti stradali, sia manutenzioni puntuali. Il sistema consente l’avvio di lavori urgenti entro 24 ore dall’ordine di servizio. La Direzione lavori coordinerà i contratti applicativi e gli ordini di intervento, traducendo le segnalazioni e le verifiche sul campo in azioni concrete.

«Con questo piano – dichiara Tombolini – attiviamo un servizio stabile di pronta manutenzione che cambia il modo di intervenire sulla rete stradale. Si tratta di un sistema organizzato che dovrebbe garantire interventi rapidi, soprattutto nelle situazioni di maggiore criticità».

Margherita Rinaldi

L’ex Cobianchi torna alla città: aula studio e workshop trovano casa in piazza Roma


I locali dell’ex Cobianchi sotto piazza Roma stanno per riaprire come aula studio. I lavori di allestimento di questo grande spazio per gli studenti al centro di Ancona sono quasi conclusi: la ristrutturazione degli ambienti e la realizzazione degli impianti sono già completate, nelle prossime settimane si ultimano i sistemi di videosorveglianza, gli allarmi e gli arredi. L’apertura è prevista per maggio.

Lo spazio potrà accogliere fino a 130 persone e nasce, appunto, con la vocazione principale di aula studio, ma è progettato per un utilizzo più ampio: incontri, iniziative, eventi. Gli orari saranno definiti e comunicati nelle prossime settimane, con un’estensione sicura fino alla sera inoltrata.

Il progetto rientra nel programma “Aule Aperte”, finanziato da Fondazione Cariverona con 180 mila euro a cui si aggiunge un cofinanziamento comunale. Il programma prevede anche nuovi spazi studio nei quartieri Piano San Lazzaro, Torrette e nella zona di via Veneto, con l’obiettivo di costruire una rete cittadina di luoghi dedicati agli studenti.

«Questa apertura — dichiara l’Assessore alle Politiche universitarie Marco Battino — risponde a una richiesta concreta degli studenti, che chiedono più spazi per studiare in città. Allo stesso tempo rappresenta un modo nuovo di vivere il centro, rendendolo più dinamico e frequentato anche nelle ore serali. Piazza Roma, sede del Rettorato storico, ora in fase di ristrutturazione, si arricchisce così di una funzione stabile dedicata agli studenti che vivono e studiano in città».

Next Job

La vocazione polifunzionale dello spazio emergerà subito. Il 27 maggio, dalle 16.30 alle 18.30, l’ex Cobianchi ospiterà un workshop gratuito rivolto alle aziende, in cui verrà presentata la nuova configurazione dell’Informagiovani come agenzia per il lavoro. È il primo degli appuntamenti previsti nello spazio, ed è anche la premessa dell’evento principale: il 28 maggio, in piazza Roma, si svolgerà “Next Job – Il tuo prossimo lavoro”, la giornata dedicata all’incontro diretto tra candidati, imprese, agenzie per il lavoro e centri per l’impiego, con colloqui, orientamento individuale, revisione dei curricula e simulazioni di selezione.

Per “Next Job”, le imprese e gli altri soggetti interessati a partecipare e a presentare le proprie opportunità occupazionali devono inviare la candidatura entro le ore 10 del 6 maggio all’indirizzo info@informagiovaniancona.com, allegando il modello scaricabile dall’albo pretorio online (determinazione dirigenziale 985/2026 del 20 aprile 2026). La partecipazione dei giovani è libera e gratuita. Per informazioni: Servizio Informagiovani di Ancona, telefono 071 54954.

Informagiovani diventa agenzia per il lavoro

Alla base di questo evento c’è una trasformazione strutturale dell’Informagiovani. La Giunta comunale ha approvato la delibera che avvia l’iter per l’iscrizione del servizio all’Albo nazionale delle Agenzie per il lavoro, nella sezione riservata ai soggetti pubblici. L’iscrizione formalizza e potenzia attività già svolte, riconoscendole all’interno del sistema nazionale delle politiche attive del lavoro. In concreto, Informagiovani potrà svolgere funzioni di intermediazione, orientamento e supporto all’inserimento occupazionale: un giovane potrà ricevere aiuto nella ricerca attiva, essere orientato tra le opportunità disponibili e partecipare a momenti strutturati di incontro con le imprese; un’impresa potrà segnalare le proprie esigenze, cercare profili e entrare in contatto con candidati.

«Informagiovani evolve e si struttura come uno spazio ancora più operativo, capace di mettere in relazione competenze, aspirazioni e bisogni delle imprese — afferma l’Assessore Battino —. È una scelta che tiene insieme orientamento, formazione e occupazione, con un approccio pubblico, accessibile e senza finalità di lucro. In questo modo il Comune si assume una responsabilità diretta nel creare occasioni reali, costruendo un ponte tra giovani e mondo del lavoro».

Margherita Rinaldi

LA PAROLA AI CONSIGLIERI / ANDREA VECCHI

Andrea Vecchi, Componente del Gruppo Consiliare PARTITO DEMOCRATICO

Interpellanza su Sappanico: “Scelte già prese e Consiglio bypassato: così si indeboliscono le istituzioni”

Ho presentato una interpellanza sulle modalità con cui sono stati assegnati i locali dell’ex Circoscrizione di Sappanico all’Associazione “Antidegrado”.
La questione non riguarda il valore dell’attività associativa, ma il metodo con cui si è arrivati a una decisione che incide sull’utilizzo di un bene pubblico.
Sul tema avevo presentato una specifica mozione consiliare (n. 383/2024 e successive modificazioni), che non è mai stata discussa né votata dal Consiglio Comunale, nonostante fosse prevista. Nel frattempo, tuttavia, l’assegnazione dei locali risulta essere stata portata avanti.
È un fatto grave perché si rischia di ridurre il Consiglio Comunale a un passaggio marginale. Le decisioni devono essere discusse e deliberate in aula, non prese altrove e poi semplicemente rese note.
Con l’interpellanza chiedo chiarimenti anche sulle modalità di utilizzo degli spazi, considerando che gli stessi locali risultano destinati ad ospitare le attività del Comitato di Partecipazione Territoriale n. 9, che deve poter operare in condizioni di autonomia, neutralità e piena accessibilità.
Accanto al piano istituzionale emerge poi una questione che riguarda la coerenza tra narrazione e realtà.
Nel corso degli anni, proprio lungo quel tratto di Sappanico, sono comparsi striscioni che denunciavano lo stato di degrado dell’area recintata visibile nelle immagini, contribuendo a portare all’attenzione pubblica una situazione problematica, oggetto anche di atti e discussioni amministrative.
Oggi quegli striscioni non sono più presenti, mentre l’area risulta sostanzialmente nelle medesime condizioni.
È legittimo chiedersi cosa sia cambiato realmente in questi anni: se la situazione sia stata risolta oppure se sia semplicemente uscita dal dibattito pubblico. Perché se il problema resta, non può scomparire solo dalla narrazione.
Fa inoltre riflettere che a realtà nate anche per richiamare l’attenzione su criticità del territorio venga oggi riconosciuto un ruolo crescente, fino all’assegnazione di spazi pubblici e al conferimento di riconoscimenti, senza che su questo vi sia stato un confronto pieno e trasparente in Consiglio Comunale.
Non è una questione contro qualcuno ma a favore di regole chiare: gli spazi pubblici sono di tutti e le scelte su di essi devono passare dagli organi rappresentativi della città.
Con questa interpellanza intendo fare piena chiarezza su una vicenda che pone un tema più generale: il rispetto delle istituzioni, delle procedure e del ruolo del Consiglio Comunale.
Perché quando i problemi restano ma spariscono le denunce, e nel frattempo arrivano riconoscimenti e affidamenti, il rischio è che a cambiare non sia la realtà, ma solo il racconto.

Aspio e Gallignano mettono di nuovo la palla in campo

Una colorata, partecipatissima festa, l’inaugurazione il 29 aprile all’ Aspio e a Gallignano rispettivamente del campo di calcio e del campo di calcio a cinque, riaperti dopo significativi lavori di rifacimento in carico in buona parte al Comune. A presiedere il taglio del nastro, gli assessori agli impianti sportivi Daniele Berardinelli, allo Sport Giovanni Zinni (vice sindaco) e ai Lavori Pubblici Stefano Tombolini. Con loro l’Arcivescovo di Ancona, mons. Angelo Spina, il Presidente del Comitato Coni Marche, Fabio Luna (non poteva mancare), la stampa sportiva- ospite d’onore Paolino Giampaoli- e naturalmente dirigenti federali e delle società sportive che hanno curato ogni dettaglio della festa. L’intervento dell’impianto dell’Aspio è stato particolarmente consistente ed ha riguardato il rifacimento del manto sintetico, sostituito con uno di ultima generazione, di tipo vegetale con l’inserimento di un sottotappeto elastico atto a salvaguardare le articolazioni degli atleti. Sono state inoltre realizzate opere di efficientamento energetico negli spogliatoi (cappotto termico, pannelli fotovoltaici e altre opere) e sostituita la vecchia con una nuova illuminazione del campo, a proiettori led. Il costo, pari a circa 800mila euro è stato compartecipato dal Comune (20%), il resto coperto con bando specifico. Nettamente più contenuti i costi della riqualificazione del campo di calcio a cinque di Gallignano (circa 70.000 euro, con mutuo comunale) consistiti nel rifacimento del manto erboso sintetico e della recinzione perimetrale. Con la stessa spesa è stato fatto rientrare il restyling della pista polivalente adiacente.

La Biblioteca Benincasa diventa presidio e rifugio antiviolenza

Si unisce alle 250 biblioteche e librerie in rete per informare e dare soccorso

Nel 2025 – lo rileva l’Istat-   oltre 6 milioni di donne dai 16 ai 75 anni di età hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita e di queste il 10,5% ha denunciato la violenza subita da parte dei partner o ex partner negli ultimi cinque anni. I dati rivelano che si tratta di un fenomeno profondamente radicato nella società, che richiede impegno costante e concreto da parte di tutte le Istituzioni nel contrasto e nella piena e ferma condanna delle condotte maltrattanti e discriminanti.

Il Comune di Ancona prende sul serio l’appello alle istituzioni e-   in affiancamento ad altri progetti e attività avviati da tempo dall’assessorato alle Pari Opportunità in totale condivisione con l’intera Amministrazione-   fa sua una proposta concreta di livello nazionale, mettendo a disposizione delle donne vittime di violenza  una delle più antiche e prestigiose istituzioni culturali cittadine aperte al pubblico, la Biblioteca comunale Benincasa,  dove è in corso una accurato intervento di ristrutturazione che la renderà uno dei luoghi più affascinanti e accoglienti del capoluogo.   A pensarci bene, quale sito migliore della Biblioteca civica per promuovere una cultura della libertà e dell’autodeterminazione, oltre che per accogliere le donne in difficoltà, con la consapevolezza che per fermare la violenza si debba avviare un profondo cambiamento culturale?

Non si tratta di una iniziativa isolata bensì in adesione al progetto nazionale di rete “I Rifugi”, che invita le istituzioni culturali pubbliche e private a diventare presidio di contrasto e prevenzione della violenza di genere. L’orientamento è quello di creare un tessuto di punti di riferimento per le donne che si trovano nella condizione di subire violenza, sotto qualunque forma e finora è stato recepito da 250 tra biblioteche e librerie sparse nel Paese. L’ iniziativa è stato avviata  nel 2023 dalla casa editrice Settenove (interamente dedicata alla prevenzione della discriminazione e della violenza contro le donne) in collaborazione con “Percorso Donna aps”, ed è stato patrocinato da Associazione Italiana Biblioteche e sostenuto dalla Fondazione Giulia Cecchettin e ha già ottenuto importanti riconoscimenti istituzionali e culturali, quali l’alto Patrocinio del Parlamento Europeo .

 Biblioteche e librerie, perciò, individuate quali luoghi sicuri e di supporto per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere, concreti punti di riferimento per le vittime, per informare e per soccorrere, per essere ponte verso i Centri Anti Violenza del territorio. All’interno dei “Rifugi” possono trovare personale formato in grado di garantire il primo supporto e sostegno, nonché di orientare verso i presidi attivi presenti sul territorio. Il progetto prevede attività formative, azioni di rete, donazioni simboliche e strumenti di riconoscibilità per le realtà aderenti. Nello specifico: quattro incontri di formazione gratuiti online in modalità sincrona per il personale bibliotecario; donazione di un libro alla casa rifugio più vicina; kit di riconoscimento per biblioteche “rifugi ” (vetrofania, pannelli o poster con numero antiviolenza, materiale informativo per la clientela, lista dei centri antiviolenza); newsletter periodiche su tematiche di aggiornamento.

Informazioni sul progetto e la rete “Rifugi” : progetti@settenove.it

Sulla Biblioteca Benincasa: ha sede in via Bernabei, all’interno di Palazzo Mengoni Ferretti, una residenza nobiliare del XVI secolo, importante esempio di architettura civile anconetana. Il Palazzo fu costruito nel 1592 come dimora per il conte Ferretti e nel 1949 venne ceduto al Comune che nel 1950 lo scelse per ospitare la biblioteca. Il Palazzo si estende su sei livelli principali che comprendono un piano seminterrato e un piano sottotetto, per un totale di circa 4000 metri quadrati.

Federica Zandri

LA PAROLA AI CONSIGLIERI / FRANCESCO ANDREANI

Francesco Andreani – Capogruppo consiliare Ripartiamo dai Giovani

Una mozione per la Valutazione di Impatto Generazionale: approvata all’unanimità, diventa buona pratica


La seduta del Consiglio comunale del 13 febbraio 2026 ha segnato un passaggio significativo per l’innovazione amministrativa locale: la mozione sulla Valutazione di Impatto Generazionale, presentata dal sottoscritto, è stata approvata all’unanimità.

La proposta introduce un principio semplice ma strategico: ogni atto amministrativo rilevante dovrebbe essere valutato anche in base agli effetti che produrrà sulle giovani generazioni. Non solo, quindi, un’analisi economica o tecnica, ma una lettura più ampia, capace di misurare sostenibilità, equità e ricadute nel medio-lungo periodo.

Secondo quanto illustrato nella mozione, la Valutazione di Impatto Generazionale rappresenta uno strumento utile per:

  • evitare decisioni miopi, che risolvono problemi immediati ma creano squilibri nel futuro;
  • promuovere politiche più eque, che non penalizzino giovani e nuove famiglie;
  • rafforzare la trasparenza, rendendo più chiaro come e perché un provvedimento incida su fasce d’età diverse;
  • orientare la programmazione verso obiettivi di sostenibilità sociale, economica e demografica.

L’approvazione unanime testimonia una sensibilità condivisa da tutte le forze politiche: la consapevolezza che le scelte amministrative non riguardano solo il presente, ma contribuiscono a costruire il contesto in cui vivranno le generazioni future.

Come promotore della mozione, mi aspetto un passo avanti concreto verso un’amministrazione più responsabile, capace di guardare oltre il ciclo elettorale e di assumersi pienamente la responsabilità degli effetti a lungo termine delle proprie decisioni.

La decisione del Consiglio è stata inoltre recepita tempestivamente dalla Giunta il 18 febbraio, con una delibera promossa dall’assessore Battino, ed è stata inserita come linea di indirizzo nell’ambito di Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028.

Con l’adozione di questo principio, il Comune di Ancona si impegna a integrare progressivamente la Valutazione di Impatto Generazionale nei processi decisionali e di programmazione, rendendola una componente stabile dell’attività amministrativa.

“Il teatro come rito”: un dialogo con la nuova Compagnia Giovani


Siamo andati a conoscere i protagonisti di una nuova realtà teatrale che ha debuttato ad Ancona. Un racconto corale che parla di passione, della sacralità del palcoscenico e di una sfida artistica rara in Italia: una compagnia in grado di dare una inconsueta stabilità.

Di fronte a un gruppo di attori che hanno appena condiviso una convivenza intensiva, dopo il processo di selezione che ha portato alla creazione della Compagnia Giovani di Marche Teatro, si percepisce subito una vibrazione particolare che si crea all’interno di un gruppo molto coeso.

Nata nell’ottobre 2025, la Compagnia è composta da dodici professionisti — Nicolò Ausili, Sabrina Caliri, Federica Clementi, Silvia Donzelli, Marco Gabrielli, Michele Augusto Magni, Zelia Pelacani Catalano, Alma Poli, Arianna Primavera, Matteo Principi, Luca Quarchioni e Francesco Santarelli.

Non sono solo colleghi; sono reduci da un’esperienza che mescola vita quotidiana, fatica e quella “sacralità” che solo il teatro sa conservare. Li abbiamo incontrati per farci raccontare un po’ di loro, cosa significhi oggi scegliere il mestiere dell’attore e come è stato tornare nelle Marche dopo anni di esperienze in giro per l’Italia e l’Europa.

L’urgenza di uscire dal “mondo comune”

Molto spesso le passioni nascono in giovane età, ma c’è anche una spinta più profonda quando si decide di intraprendere la carriera dell’attore. Come è nata questa vostra passione?

“Siamo tutti specializzati, veniamo dalle accademie di Milano, Roma, Genova o Torino,” spiegano i membri della compagnia. “Ma oltre alla formazione, c’è qualcosa di comune che sentiamo dentro: un’energia che cerca di uscire. Tutti noi forse, in un modo o nell’altro ci sentivamo fuori posti nel ‘mondo comune’, quello quotidiano. Incontrare il teatro è significato entrare dentro un mondo straordinario dove puoi buttare fuori quel quid, quella vitalità e dove esprimere te stesso senza inibizioni.”

Per molti di loro, la scintilla è nata a scuola, grazie a laboratori teatrali, oppure nell’innamoramento per il luogo-teatro e si è consolidata grazie alla forte connessione con il pubblico: “Per me è stato come entrare in una chiesa,” confessa una delle attrici. “Anche se non sei credente, senti l’odore, ti arriva l’idea di qualcosa di sacro. È forse uno dei pochi riti rimasti, che riesce a trasmettere quel senso di meraviglia che ci portiamo dietro da bambini.”

La precarietà come compagna di viaggio

Scegliere questa strada oggi richiede una buona dose di ostinazione. Oltre alla poesia, c’è la realtà di un mestiere precario. Come la vivete?

“È così. Questo lavoro è un privilegio, si potrebbe dire lo abbiamo scelto perché non avevamo voglia di lavorare” dice con ironia uno degli attori “ma anche una fatica enorme. Solo il 10% di chi ci prova riesce a farlo davvero. Si tratta di sopportare lo stress, la competizione e i periodi di vuoto. Finisci un lavoro e magari per un anno non sai cosa farai.”

Questa precarietà non è solo economica, ma anche emotiva. “Abbiamo vissuto un mese insieme a Villa Nappi, mangiando e provando sempre insieme, creando una famiglia. E poi? Magari dopo l’estate non ci vedremo più. È difficile, ma è il nostro mestiere. La compagnia si forma, vive intensamente e poi si scioglie.”

Tuttavia, questo progetto ha un’ambizione diversa: “In Italia è raro, ma noi vogliamo costruire una progettualità duratura, sul modello delle compagnie stabili. E nella prosecuzione di questa collaborazione vedremo cosa diventerà questo rapporto emotivo che abbiamo creato.” Infatti, dopo “L’impresario di Smirne” scritto e diretto da Giuseppe Dipasquale, Direttore di Marche Teatro, la Compagnia si scioglierà così che ogni membro possa dedicarsi ad altri progetti, e si riunirà per progetti futuri.

Il ritorno a casa: il debutto ad Ancona

Tra voi ci sono attori marchigiani e due (o tre) proprio di Ancona. Che effetto fa tornare a recitare nella propria città?

“Per me è stato strano,” racconta uno di loro. “Quando esci dall’accademia, Ancona non è la prima città che ti viene in mente per lavorare. Debuttare qui è stata una responsabilità in più: tra il pubblico c’erano persone che mi conoscono bene. È stato emozionante proprio per questo motivo.”

L’esperimento: condivisione e rotazione dei ruoli

Una caratteristica interessante di questo spettacolo è la rotazione dei personaggi. Com’è stato cambiare “pelle” e condividere il ruolo con un collega?

L’esperimento, nato inizialmente con l’idea di avere addirittura quattro cast, si è poi stabilizzato su due rotazioni. Una scelta che gli attori definiscono stimolante: sicuramente che li ha costretti a mettersi in gioco ma che è stata molto utile per “rubare” l’uno dall’altro strumenti da utilizzare nella resa del personaggio.

“È bellissimo avere qualcuno con cui condividere il percorso del personaggio. Io rubo da te, tu rubi da me. È una costruzione condivisa che ti toglie dalla comfort zone,” spiegano. “Se io e la mia collega abbiamo fisicità e strumenti diversi, contagiarci a vicenda ci permette di uscire da quello che pensiamo di sapere di noi stessi.”

E il pubblico come reagisce?

“Lo spettacolo è lo stesso, ma sono due arie diverse. Il pubblico ride in momenti differenti perché l’energia cambia totalmente. È anche una trovata di marketing geniale,” scherzano, “perché se vuoi vedere l’altra sfumatura della storia, devi tornare la sera dopo!”

Quando ho parlato con loro, la compagnia si stava preparando per la replica serale. Sono emerse chiaramente, nonostante la stanchezza e la fatica, la sintonia tra loro, la dedizione al teatro e l’entusiasmo per un progetto che li fa guardare al futuro con una nuova determinazione.

Greta Sturm