Se gli anconetani di recente hanno scoperto le tante, sconosciute, sfaccettature del concittadino Palermo Giangiacomi, detto “D’Artagnan” – autore del celeberrimo lavoro vernacolare “L’imbriago” che mio nonno, ricordo, mi portò a vedere al Teatro Sperimentale quando ero bambina- lo devono al Lions Club Ancona Host che a fine marzo ha regalato alla città una conferenza- spettacolo partecipatissima alla Mole Vanvitelliana. L’evento, curato nei minimi dettagli, è inserito nell’ambito delle celebrazioni per il 70° anniversario del Lions Club, molto attivo e propositivo nel recupero e nella divulgazione della storia del capoluogo, di quella Ancona che non c’è più e che in tanti non conoscono. Il progetto “Il poeta e la città”, dedicata al poeta e commediografo anconetano Palermo Giangiacomi prende le mosse dalla ricerca condotta e confluita in un volume del giovane storico Michele Servadio, che è stato anche il conduttore dell’evento. I partecipanti, numerosi e molto interessati, hanno avuto l’occasione di ascoltare alcune fra le composizioni poetiche più intense e liriche del nostro autore, sia in italiano sia in vernacolo anconitano, oltre ad assistere ad alcuni frammenti di sue celebri opere teatrali come “L’assediu di Ancona” e il già citato “L’imbriago”, messi in scena per l’occasione da alcuni attori della compagnia teatrale “J’amici de Candia”. Una commedia la seconda, che è stata scritta non solo per divertire ma anche -ha spiegato Servadio che ha fatto luce su tantissimi aspetti della vita e della produzione di Giangiacomi- per mettere all’indice, ridicolizzandola, una piaga di inizio Novecento, presente soprattutto nelle città portuali come Ancona, l’alcolismo.
Bada che Ancona, a qui, è bel’ un bel po’! | Guarda che panorama che se vede, | coi campi, i monti, el mare de lagió!… | Pure, che sia coscì, non ce se crede. (da Ancona, in Opere scelte, Gilberto Bagaloni Editore)
Nato nel capoluogo dorico da un’umile famiglia del Rione San Pietro negli anni Settanta dell’Ottocento, Giangiacomi è stato un autore profondamente legato alla sua città, del quale divenne interprete come pochi altri. Considerato insieme a Duilio Scandali e Francesco Scarabicchi tra i più influenti poeti anconetani del XX secolo, oggi la sua figura è (quasi) caduta nell’oblio. Nato – si accennava- in una famiglia poverissima e per questo costretto ad abbandonare gli studi, ebbe una vita avventurosa che lo portò, dopo essersi avvicinato agli ambienti anarchici e repubblicani, a partire volontario per combattere a fianco dei greci nella guerra greco-turca. Tornato ad Ancona, fece i lavori più disparati per mantenersi, fra cui lo strillone di giornali, il carpentiere, il pesatore di carbone al porto e il pescatore, iniziando parallelamente a studiare da autodidatta con libri presi in prestito dalla biblioteca comunale. A quel periodo risalgono i suoi primi sonetti, dati alle stampe nel 1901 con il titolo di ‘Avemarie e tramonti’, cui si affiancarono ben presto le prime composizioni in vernacolo, registro linguistico che consentiva a Giangiacomi di potersi rivolgere con maggiore naturalezza a quel variopinto mondo popolare in cui era cresciuto e che rappresentava il suo pubblico d’elezione. In seguito divenne anche giornalista, collaborando a numerose testate locali, come Il Moschettiere, Il Lucifero e L’Ordine. Nel 1904 ottenne i primi successi commerciali dando alle stampe i suoi più celebri componimenti letterari, tra cui nel 1909 “L’imbriago “. Ferito al fronte durante la guerra del 15-18, tornò ad Ancona dove divenne direttore della Biblioteca comunale e l’intellettuale più influente della città, continuando a pubblicare opere fino a pochi anni prima della morte, tra cui l’ultima ‘Storie e sturiele’, accompagnata da un saggio intitolato ‘Il vernacolo anconitano’ in cui spiegava l’origine e l’importanza della forma dialettale all’interno del panorama poetico nazionale.
Ascoltare le sue poesie significa ascoltare la storia di Ancona, ricordare il suo passato e riportare alla luce il folclore cittadino.
L’evento, organizzato dal Lions Club Ancona Host con il patrocinio del Comune di Ancona, della Deputazione di Storia Patria per le Marche e dell’Accademia di Oplologia di Ancona, è stato ideato e curato da Michele Servadio e ha visto la collaborazione di Marco Burini, Milena Costantini, Giorgio Ferroni, Rossano Ferrucci, Andrea Micheli, Massimo Parisi, e Luca Vignoni.
Il 18 marzo, poco prima di mezzogiorno, il nome di Ancona viene letto ad alta voce dal Ministro Alessandro Giuli nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura. In città la diretta è accesa ovunque. L’orgoglio cittadino è un sentimento nuovo per Ancona, ma c’è, e si sente, come pure le domande. Cosa succede adesso? La città cambierà davvero? E soprattutto: cosa vorrà dire, tra quattro anni, aver vinto? Sono domande giuste. Meritano risposte precise. Perché il titolo di Capitale italiana della Cultura è un punto di partenza.
Cosa è, e cosa non è, una Capitale della Cultura
Il titolo di Capitale italiana della Cultura viene assegnato dal Ministero della Cultura a una città italiana per un anno. Nel caso di Ancona, il 2028. Con il titolo arriva un contributo ministeriale di un milione di euro e, soprattutto, un sistema di monitoraggio che segue nel tempo l’attuazione dei progetti presentati nel dossier di candidatura. Fondi e processi che mobilitano altri fondi, cofinanziamenti e buone pratiche e quindi si pongono alla base di una rete virtuosa. Quindi non è un festival, che si svolge in un tempo limitato. E’ un programma complesso che costruisce infrastrutture, reti, abitudini. E sono quelle a determinare se una città, dopo l’anno del titolo, è davvero diversa da prima. Le esperienze delle Capitali precedenti lo mostrano con chiarezza, ognuna a modo suo. Le esperienze delle Capitali precedenti mostrano con chiarezza come il titolo agisca da catalizzatore per trasformazioni strutturali e sociali, pur adattandosi alle specificità dei singoli territori.
Parma, insignita del titolo per il 2020, è stata la prima città nella storia del programma a beneficiare di una proroga del riconoscimento fino al 2021 tramite decreto governativo a causa dell’emergenza pandemica. Il biennio ha consolidato un modello di governance basato sul partenariato pubblico-privato, guidato da una cabina di regia che ha unito il Comune, l’Unione degli Industriali e l’associazione “Parma io ci sto!”. Questa sinergia ha prodotto un’eredità strutturale focalizzata sulla responsabilizzazione degli attori locali e sull’acquisizione di nuovi sistemi stabili di monitoraggio per la gestione delle attività culturali. Procida (2022) ha centrato il suo progetto sul claim “La cultura non isola”, promuovendo la cultura come infrastruttura per l’inclusione sociale e la rigenerazione urbana. Nonostante le limitazioni fisiche dell’isola, l’anno della nomina ha registrato un record di flussi con 549.000 arrivi ufficiali, portando a una crescita strutturale del settore extra-alberghiero che ha raggiunto i 2.500 posti letto. L’esperienza è stata documentata come uno “stress test” per la resilienza del territorio, lasciando in eredità una nuova percezione del bene comune e l’adozione di modelli di accoglienza turistica sostenibile integrati nelle politiche regionali. Bergamo e Brescia, nominate congiuntamente per il 2023 tramite un decreto straordinario in risposta alla crisi del 2020, hanno fondato il loro dossier sul tema della “Cultura come cura”. L’anno della Capitale ha generato una crescita straordinaria dei flussi turistici, con un incremento delle presenze del 30% e delle visite del 65% rispetto al 2019, anno record precedente. La vera eredità dell’iniziativa risiede nel rafforzamento della rete inter-istituzionale, con il 70% dei progetti nati dalla collaborazione diretta tra enti dei due territori, ponendo le basi per una piattaforma metropolitana integrata. Pesaro (2024) ha declinato il tema “La natura della cultura” attraverso un programma diffuso che ha coinvolto 50 comuni della provincia nel progetto “50×50 Capitali al quadrato”. I dati consuntivi certificano un forte impatto attrattivo con oltre un milione di presenze turistiche, segnando un aumento del 15% delle notti trascorse rispetto all’anno precedente. L’eredità del 2024, sintetizzata nel manifesto “Coltiva la Capitale”, punta alla continuità operativa delle reti nate tra istituzioni, imprese e cittadini, trasformando il metodo di co-progettazione provinciale in una prassi stabile di sviluppo. Quattro esperienze diverse, alcune nate da circostanze eccezionali, che convergono però su un punto: il successo si misura sulla capacità di costruire qualcosa che resti: relazioni, spazi, pratiche, reti. La visibilità mediatica è una conseguenza, più che un obiettivo.
“Questo. Adesso.” – Cosa dice il dossier vincitore
Il titolo del dossier è una frase del poeta anconetano Francesco Scarabicchi, tratta da Una città di scoglio: “È il tempo necessario di scegliere, di abitare, di coniugare passato, presente e futuro. Questo adesso è un tempo che chiede di essere vissuto, abitato, condiviso”. È una dichiarazione di metodo: il dossier descrive una città reale, con le sue stratificazioni, le sue contraddizioni, le sue energie già presenti, e propone di metterle in relazione in modo nuovo. Il progetto si articola in quattro direttrici. Questo Mare assume il porto e il waterfront come spazio culturale. La Mole Vanvitelliana diventa hub di produzione e incontro tra linguaggi diversi. Il porto storico si apre alla città attraverso percorsi, eventi e nuove modalità di fruizione. Il mare smette di essere sfondo e diventa struttura dell’esperienza urbana. Via Maestra costruisce una continuità tra porto, centro storico e acropoli. Pinacoteca, Museo Archeologico, Teatro delle Muse, Biblioteca Benincasa entrano in relazione lungo un percorso che rende leggibile la città come sistema. Adesso Parco introduce il paesaggio come esperienza culturale. Il Conero, nel suo percorso verso il passaggio a Parco nazionale, entra in una rete di percorsi e attività che tengono insieme ambiente e vita urbana. La città-parco è una forma concreta di organizzare gli spazi e i tempi della città. Mare Culturale si concentra sulla produzione contemporanea e sui linguaggi artistici nelle loro diverse declinazioni. La musica, dalle istituzioni concertistiche alle progettualità più sperimentali, rappresenta uno degli assi portanti, insieme alle arti visive, al teatro, alla danza e alle pratiche interdisciplinari. Il dossier valorizza un insieme già strutturato di soggetti riconosciuti dal Ministero della Cultura e dalla Regione Marche, tra enti dello spettacolo dal vivo, istituzioni musicali, festival e realtà associative, che operano stabilmente sul territorio e garantiscono continuità, qualità e capacità produttiva. Su questa base si innestano nuove progettualità legate alle arti digitali, alla formazione e ai processi di co-produzione, con particolare attenzione alle nuove generazioni. Mare Culturale mette così in relazione un sistema culturale consolidato con le forme emergenti della produzione artistica, costruendo un ambiente in cui tradizione e innovazione si alimentano reciprocamente. Sono quattro direttrici che non dividono la città in settori ma la attraversano per connessioni. La scommessa del dossier: Ancona c’è, ma deve essere messa a sistema.
I luoghi
Il programma si radica in una geografia precisa. La Via Maestra è l’asse ordinatore del progetto e coincide con la linea storica che struttura Ancona, dal porto all’acropoli. Nel dossier viene definita come dispositivo di connessione che rende continuo ciò che oggi appare frammentato: il fronte mare, il sistema museale, i teatri, gli spazi della conoscenza, fino al punto più alto della città. Non si tratta solo di un percorso fisico, ma di una sequenza riconoscibile di luoghi e funzioni che vengono messi in relazione attraverso interventi puntuali, segnaletica, programmazione culturale e modalità di fruizione integrate. La Via Maestra riattiva un tracciato che appartiene alla storia urbana di Ancona e lo traduce in esperienza contemporanea, rendendo leggibile la città come sistema culturale continuo e attraversabile. La Mole Vanvitelliana è destinata a consolidarsi come centro creativo e spazio di produzione. Conterrà anche il Museo della Civiltà dell’Adriatico, un presidio culturale capace di tenere insieme identità adriatica, paesaggio e visione internazionale, affidato alla direzione artistica di Dante Ferretti, scenografo tra i più premiati al mondo, tre Oscar alla carriera, maceratese ma anconetano per l’affetto e la storia professionale che lo legano alla città. Accanto alla Mole, anche Porta Pia entra in un percorso di riqualificazione che ne rafforza il ruolo di accesso simbolico alla città, in relazione con il fronte mare e il porto storico. Il Museo Tattile Statale Omero, all’interno della Mole Vanvitelliana, costituisce l’elemento trasversale del progetto Ancona 2028, perché introduce un principio che attraversa tutte le direttrici del dossier: l’accessibilità come chiave di lettura della cultura: non adattamento, ma standard. In questo senso, la sua presenza rafforza la coerenza del progetto e ne qualifica il profilo a livello nazionale e internazionale. Il Museo Omero lavora da anni su un modello che mette al centro il rapporto diretto con l’opera, attraverso il tatto, l’ascolto e la mediazione, ampliando le modalità di fruizione e superando le barriere sensoriali. Questo patrimonio di competenze entra nel progetto come elemento strutturale, per dialogare con i luoghi, i linguaggi e le pratiche artistiche contemporanee. Il porto viene assunto come uno dei luoghi centrali del progetto: piattaforma culturale oltre che infrastrutturale, capace di ospitare eventi, percorsi e nuove forme di fruizione lungo il waterfront. Le piazze sono rilette come spazi di programmazione. Piazza Cavour come arena per concerti ed eventi. Piazza della Repubblica, oggetto di trasformazione urbanistica, assume nuova identità anche attraverso la dedica al tenore dorico Franco Corelli. Piazza del Plebiscito e le altre piazze cittadine entrano nel sistema come spazi diffusi per iniziative culturali e momenti pubblici. Il Parco del Conero entra nel progetto come elemento strutturale del rapporto tra città e paesaggio. Il suo percorso verso il riconoscimento come Parco nazionale introduce una prospettiva che supera la dimensione locale e colloca questo sistema naturale in un quadro di rilevanza più ampia. Falesie, sentieri, aree protette e affacci sul mare diventano parte di un’esperienza culturale che tiene insieme tutela, fruizione e racconto del territorio. Nel dossier, il Conero non è solo sfondo paesaggistico, ma dispositivo attivo che connette ambiente, cultura e qualità della vita, contribuendo a definire una forma concreta della città-parco e rafforzando il legame tra dimensione urbana e sistema naturale. Al suo interno si inserisce anche la valenza del Parco del cardeto di Ancona, polmone verde e luogo stratificato di memoria, che entra pienamente nel sistema culturale come spazio di attraversamento, racconto e attività, in continuità e in una prospettiva di inclusione all’interno del Parco del Conero. Il Teatro delle Muse, sede di Marche Teatro, soggetto attuatore del programma, è al centro della produzione artistica e performativa. Marche Teatro, proprio in qualità di soggetto attuatore, assume una funzione operativa centrale nella realizzazione del programma. A questo livello si collocano il coordinamento delle produzioni, la gestione dei processi organizzativi e il raccordo tra i diversi soggetti coinvolti. “Questa scelta ci ha consentito – spiega l’assessore alla Cultura Marta Paraventi – di ottimizzare risorse e qualità, senza ricorrere alla creazione di un nuovo ente dedicato”, vista l’eccellenza di Marche Teatro. La struttura di teatro nazionale consente infatti di mettere a disposizione competenze artistiche, tecniche e produttive già consolidate, che diventano infrastruttura per l’attuazione del dossier. Il ruolo si estende oltre la programmazione teatrale e contribuisce alla costruzione di un sistema di produzione culturale continuo, capace di sostenere nel tempo l’intero impianto di Ancona 2028. Accanto a questo, gli spazi teatrali e culturali diffusi costruiscono una rete attiva lungo tutto l’anno. L’Università Politecnica delle Marche è una costellazione di luoghi dentro la città. La sua presenza è stata riconosciuta esplicitamente nella motivazione ufficiale del titolo: ricerca, formazione, attenzione ai giovani come assi che qualificano il progetto e ne ampliano la portata.
Il Museo della Civiltà dell’Adriatico
Vale la pena fermarsi su questo punto, perché il Museo della Civiltà dell’Adriatico è uno dei progetti di prospettiva più lunga del dossier. Dante Ferretti ha firmato le scenografie di Fellini e di Scorsese, ha vinto tre Oscar per The Aviator, Sweeney Todd e Hugo Cabret. Ha lavorato con i più grandi registi del mondo per cinquant’anni. È profondamente legato ad Ancona. E ha accettato di portare la sua visione dentro questo progetto. Il Museo nasce dall’idea che il Mediterraneo e l’Adriatico abbiano una civiltà propria, fatta di scambi, di rotte, di culture che si sovrappongono e si trasformano. Ancona come città-ponte, come ha indicato il Sindaco Silvetti nella presentazione del dossier, trova in questo progetto la sua declinazione più concreta: un luogo capace di raccontare quella posizione geografica e culturale come identità, e di renderla visibile su scala internazionale.
I giovani sono attori, non destinatari
La compagnia di giovani attori che ha aperto la presentazione del dossier a Roma non era lì come simbolo, ma come soggetto. Il dossier costruisce una relazione stabile tra sistema universitario, scuole e istituzioni culturali, e soprattutto mette i giovani al centro come produttori di cultura e non solo come pubblico da raggiungere. Arti contemporanee, musica, arti digitali, linguaggi ibridi, sono spazi in cui le nuove generazioni entrano nella programmazione con voce propria. Gli spazi culturali, i teatri, le piazze, il waterfront e i parchi diventano ambienti pensati per una partecipazione ampia e continuativa. Le politiche legate all’economia della notte e alle forme di aggregazione urbana entrano nel quadro. Il testo di proclamazione cita i giovani esplicitamente. È un indicatore su cui il programma verrà misurato.
La dimensione economica
C’è una parte della domanda iniziale — cosa cambierà davvero? — che riguarda la città in senso materiale. Le esperienze precedenti mostrano che il titolo produce effetti economici misurabili, e non solo sul turismo. A Procida il fatturato delle imprese legate alle attività artistiche e all’intrattenimento è cresciuto del 45% tra il 2019 e il 2021, quello delle imprese di trasporto del 39%, e questo prima ancora dell’anno del titolo, per effetto della sola proclamazione. Bergamo e Brescia hanno visto raddoppiare gli accessi agli info point turistici e crescere del 40% le presenze rispetto all’anno precedente. Per Ancona l’effetto atteso opera su più livelli. La produzione culturale si amplia e si struttura: si tende concretamente a un sistema di programmazione annuale che dà continuità agli operatori del settore. Il porto, il waterfront, la Via Maestra sono spazi culturali che attraggono un profilo di visitatore diverso da quello balneare, con ricadute su tutta la filiera dell’accoglienza. Il Museo della Civiltà dell’Adriatico, se realizzato nei tempi previsti, introduce un attrattore permanente di scala nazionale e internazionale. Accanto a questo, la costruzione del Sistema della Cultura cittadino, avviata con una recente deliberazione della Giunta, punta a creare un coordinamento stabile tra operatori culturali, istituzioni e sistema economico. In molte città che hanno attraversato questo percorso, la fase di preparazione alla Capitale ha prodotto un ecosistema culturale più maturo, con relazioni pubblico-privato più consolidate, che ha continuato a funzionare anche dopo la fine dell’anno del titolo.
Cosa determinerà il successo
Il dossier definisce obiettivi, tempi, strumenti e indicatori, il Ministero monitora. Organizzare eventi è necessario ma non sufficiente: bisognerà realizzare interventi, attivare luoghi, costruire relazioni operative. Il successo dipenderà dalla tenuta del sistema di soggetti che ha costruito la candidatura: Comune di Ancona, Regione Marche, ANCI Marche, Università Politecnica delle Marche, Marche Teatro, istituzioni culturali, associazioni, operatori del territorio: oltre 80 progettualità e un sistema ampio di partner pubblici e privati. La coralità che ha vinto il titolo si prepara ad affrontare la fase operativa, che è sempre più faticosa della fase progettuale. La chiave di volta è la costruzione del Sistema della Cultura cittadino: una struttura stabile di coordinamento capace di mettere in relazione progettualità diverse e sostenere un partenariato pubblico-privato continuativo. “Questo. Adesso.” è un titolo che impegna. Il tempo necessario per scegliere, abitare, coniugare passato, presente e futuro è il tempo che Ancona ha davanti. A questo punto, il passaggio riguarda tutti. Il dossier non è un documento per addetti ai lavori, ma una base aperta che chiama in causa istituzioni, operatori culturali, imprese, università, associazioni e cittadini, una presenza corale che garantisce la qualità del percorso. La lettura integrale del dossier è il primo strumento per per partecipare: https://ancona-api.municipiumapp.it/s3/223/allegati/dossier-ancona-capitale-2028.pdf
La rete dei soggetti che ha costruito la candidatura
Il progetto è promosso dal Comune di Ancona, Università Politecnica delle Marche, Regione Marche e ANCI Marche, con numerose adesioni istituzionali tra cui: Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, Arcidiocesi Ancona-Osimo, Camera di Commercio Marche, Fondazione Marche Cultura, Confindustria Provincia di Ancona, Parco Regionale del Conero, Segretariato Permanente dell’Iniziativa Adriatico Ionica, Forum delle Città Adriatico Ioniche, Associazione Riviera del Conero, e città partner come Spalato, Dubrovnik, Zara e Venezia. Il dossier, con un budget culturale previsto di 7 milioni di euro gestito dall’Ente attuatore Marche Teatro, integra strategie UE e innovazione digitale.
Ancona. Questo adesso è stato ideato da una direzione di candidatura composta da: Marta Paraventi direzione culturale e governance istituzionale, Viviana Caravaggi direzione amministrativa, Anghela Alò direzione creativa e progettazione, Paolo Clini innovazione digitale e università, Barbara Toce strategia europea e relazioni con i programmi UE. Un racconto identitario tra memoria e innovazione che attraverso nuovi linguaggi digitali e narrativi reinterpreta il patrimonio storico e artistico di Ancona.
Il Sindaco Silvetti e l’Assessore Paraventi a Roma nel giorno della proclamazioneL’accoglienza ad Ancona dopo la proclamazione, con tutti i partner del dossier
Dopo un lavoro di analisi tecnica sui flussi di traffico, sull’uso delle strade e sull’evoluzione degli insediamenti, il Comune riorganizza la gestione delle strade vicinali, ferma da quasi quarant’anni.
L’approvazione e il quadro generale
Il Consiglio comunale ha approvato l’aggiornamento dell’elenco delle strade vicinali di uso pubblico presenti nel territorio comunale, fermo al 1983. Il provvedimento ridefinisce la classificazione della rete viaria minore alla luce dei cambiamenti intervenuti nei flussi di traffico, negli insediamenti e nell’utilizzo delle strade, chiarendo competenze, modalità di gestione e responsabilità sulla viabilità minore.
Il lavoro tecnico alla base dell’aggiornamento
L’aggiornamento nasce da una ricognizione tecnica che ha preso in esame le caratteristiche costruttive, tecniche e funzionali delle strade, insieme con l’uso e la tipologia dei collegamenti, secondo quanto previsto dal Codice della strada. Le verifiche hanno riguardato anche i flussi di traffico, il numero di utenti, la ricognizione dei frontisti e la presenza degli elementi che giustificano l’uso pubblico.
A cosa serve la riclassificazione
Una strada dove due decenni fa passavano solo residenti, e nel tempo è diventata collegamento largamente fruito dagli automobilisti, deve essere oggetto di un’acquisizione pubblica, così da poterla riqualificare e manutenere. In altri casi strade vicinali che hanno minore impatto sono confermate ad uso pubblico e prese in carico dall’Amministrazione, in condivisione con i residenti.
La posizione dell’Amministrazione
“Questo aggiornamento rappresenta un passaggio di efficienza nella gestione e nell’utilizzo delle risorse pubbliche, particolarmente rilevante su un tema come quello delle strade – afferma l’Assessore ai Lavori pubblici Stefano Tombolini –. Come Amministrazione ci confrontiamo ogni giorno con il bilancio e con la necessità di compiere scelte responsabili. Questo lavoro nasce proprio da qui, dalla volontà di essere concreti e di individuare dove è possibile intervenire direttamente e dove invece è necessario costruire forme di gestione condivisa, dando comunque risposte puntuali ai cittadini”.
Le trasformazioni nel tempo
L’aggiornamento complessivo tiene conto anche delle trasformazioni intervenute nel tempo, con alcune strade già acquisite, altre suddivise tra tratti da acquisire e tratti da gestire in forma consortile, e una strada non più esistente, “San Domenico”, soppressa negli anni Novanta a seguito delle trasformazioni edilizie dell’area Baraccola.
I livelli di intervento
La classificazione individua tre diversi livelli di intervento. Le strade che, in base alle verifiche svolte, sono classificate come comunali vengono acquisite al demanio e passano alla gestione diretta dell’ente, che assume la responsabilità della sicurezza della circolazione e può intervenire con lavori di manutenzione e riqualificazione. Per le strade vicinali di uso pubblico viene invece prevista una gestione tramite consorzio tra Comune, frontisti e utenti. In questo caso la quota di partecipazione comunale alle spese è determinata in relazione alla funzione di collegamento svolta e al livello di traffico rilevato: fino al 50% per le strade con maggiore utilizzo, pari al 20% nei casi di uso pubblico più limitato.
Le strade da acquisire
Le strade da acquisire a demanio comunale, previo consenso dei proprietari frontisti alla cessione gratuita, sono: Brecce Bianche – Passo Varano (attualmente via Giovanni Crocioni) Calcinara (zona Candia) Concio (attualmente via Trevi) Ferrovia Malta Palombarino (parte) Villaggio Verde (parte) Ville di Palombina Vecchia di Pietralacroce
Le strade a gestione consortile
Restano classificate come strade vicinali di uso pubblico, con gestione tramite consorzio:
con contributo comunale fino al 50%: Letamai del Castellano Palombarino (parte) Pozzo (zona Varano) Villa di Gallignano Fontanelle
con contributo comunale pari al 20%: Acquedotto Massignano Biancarda Biancarda Betelico Grillo Piantate Lunghe Calcinara S. Palazia Vecchia di Pietralacroce (parte) Villaggio Verde (parte)
Le strade a uso privato
Sono invece declassate a uso privato, in quanto utilizzate esclusivamente dai residenti: Campo Lungo di Boranico (zona Varano) La Croce di Boranico (zona Varano)
Le risorse previste
Per gli interventi minimi di manutenzione straordinaria finalizzati alla sicurezza della circolazione è prevista una stima complessiva di circa 2,7 milioni di euro, inserita nel programma triennale dei lavori pubblici 2026-2028.
Questo è lo spazio dedicato ai Consiglieri comunali, che, a rotazione, ogni volta un rappresentante della maggioranza e uno dell’opposizione, illustrano i progetti significativi della propria attività
Angelo Tomassetti, Componente del Gruppo Consiliare PARTITO DEMOCRATICO
Il servizio TPL in Ancona rimane un problema irrisolto
Nella nostra città il problema è drammatico. Negli ultimi 3/4 anni la situazione è precipitata anche in seguito alle conseguenze derivanti sia dalla pandemia, che ha drasticamente diminuito il numero degli utenti, sia dalla crisi energetica, con la conseguente esplosione dei prezzi. Le azioni intraprese finora dall’azienda sono caratterizzate da una minima riorganizzazione dei servizi e da un pesante taglio di corse ai danni dei cittadini utenti.
I dipendenti dell’azienda, dimostrando un grande senso di responsabilità e attaccamento al lavoro e alla propria azienda, con un accordo sindacale hanno aderito al “fondo di solidarietà”, che prevede l’accesso alla mobilità e alla cassa integrazione di parte del personale. Dall’altra parte l’Amministrazione comunale non ha ancora previsto nessun aumento di capitale sociale e, cosa ancor più grave, congiuntamente al Consiglio Regionale, non si è impegnata a perseguire un adeguamento dei corrispettivi chilometrici.
Passaggio fondamentale è quindi adeguare stabilmente il corrispettivo chilometrico, riconosciuto dai contratti di servizio, in modo adeguato a garantire l’equilibrio economico-finanziario. Per la società Conerobus ogni altra pur auspicabile iniziativa di efficientamento dell’organizzazione aziendale è del tutto insufficiente e inutile se non si provvede a tale adeguamento. È urgente e non più dilazionabile riportare in equilibrio il conto economico e parallelamente prevedere una ricapitalizzazione ad opera innanzitutto dell’Amministrazione comunale.
Questo sarebbe un segnale di volontà di rilancio, se si vuole salvare l’azienda, che tutti i soci, in particolare quelli pubblici e quindi l’Amministrazione comunale, devono mandare a banche, creditori e lavoratori, a tutti coloro che consentono ancora oggi, con grandi sacrifici, di far girare gli autobus. Quindi, il prima possibile, vanno adottati atti formali per ottenere l’adeguamento dei corrispettivi chilometrici.
Intervista al presidente Luigi Conte e al direttore Marco Zannini
Il Parco del Conero è oggi una realtà dinamica e riconoscibile sul territorio che aspira a diventare Parco Nazionale con l’iter legislativo già avviato e condiviso da tutte le forze politiche, l’approvazione della Commissione Ambiente e l’attesa per le coperture finanziarie al MEF per diventare legge. Il rinnovato Consiglio Direttivo si è insediato da pochi giorni e Luigi Conte, su indicazione della Regione Marche è stato confermato a Presidente dopo essere subentrato nel dicembre 2023 a Daniele Silvetti.
Presidente Conte che cosa significherebbe, nel concreto, la trasformazione da Parco Regionale a Parco Nazionale?
“Significherebbe la svolta. Sotto l’aspetto economico diventando parco nazionale si avrebbero a disposizione risorse economiche decisamente superiori a quelle attuali e la possibilità di completare la pianta organica che già oggi prevederebbe 15 dipendenti con varie specializzazioni e che oggi ne conta la metà. Oggi, ad esempio, non abbiamo in organico un biologo marino che possa dedicarsi esclusivamente alle problematiche del mare e rafforzare la collaborazione l’Università Politecnica delle Marche con cui da anni collaboriamo. Il nodo del personale è fondamentale anche nell’attività di formazione e informazione che portiamo avanti nelle scuole attraverso il nostro CEA – Centro di Educazione Ambientale e per la gestione del Centro Visite del Parco e dell’Archeodromo del Conero. Il Presidente Acquaroli mi chiese di 2 anni fa di contribuire a rendere il parco sempre più amico dei cittadini e me lo ha confermato anche al momento di rinnovarmi la fiducia per un nuovo mandato dialogando e collaborando con le amministrazioni comunali di Ancona, Camerano, Numana e Sirolo cosa che avviene puntualmente con reciproco sostegno e soddisfazione.
Il Parco del Conero è un piccolo parco regionale che, nonostante le dimensioni ridotte, ha una straordinaria biodiversità, è un parco a terra ma che si affaccia sul mare che bagna tre dei suoi quattro comuni compreso il capoluogo di regione, ha un clima che consente la fruizione 12 mesi l’anno, ha saputo in questi anni affrancare come riferimento per residenti e turisti acquisendo una riconoscibilità che può e deve crescere ancora. L’inserimento di “Adesso Parco” nel dossier per Ancona Capitale della Cultura 2028, straordinario successo per tutto il territorio, significa un’attenzione importante alla sostenibilità ambientale, alla valorizzazione delle risorse naturali, paesaggistiche ed una dichiarazione d’intenti legata alla realizzazione del GeoParco ma è anche la conferma, come detto dal Sindaco Silvetti, che Ancona è certamente Città di Porto ma è anche Città di Parco e lo sarà sempre di più quando diventeremo Parco Nazionale includendo all’interno dell’area protetta anche il Parco del Cardeto.
Marco Zannini è il Direttore del Parco e, con il suo staff, è chiamato ad associare gli aspetti scientifici della conservazione e tutela dell’ambiente con quelli pratici delle esigenze degli operatori turistici e balneari e dei cittadini-residenti.
In molte regioni italiane si discute oggi del rischio di overtourism e di sovraccarico ambientale dei parchi costieri. Qual è la sua visione, direttore, di un turismo marino sostenibile e integrato?
“Il mare, la costa, le spiagge sono attrattori fenomenali per il turismo locale, nazionale e internazionale. Le sue enormi potenzialità devono essere ben gestite nell’ottica della promozione della Riviera del Conero con il suo territorio caratterizzato da paesaggi rurali e piccoli borghi che sono un’ulteriore eccellenza. L’offerta riguarda esperienze ma anche preziose occasioni di scoperta sotto l’aspetto naturale e la scoperta di prodotti enogastronomici come il vino, il miele, l’olio, da assaggiare ed acquistare, l’artigianato tipico, la cultura, la storia, l’arte. Ciò può avvenire sempre di più nei mesi primaverili e autunnali nei quali la presenza di turisti stranieri può essere incrementata a patto però di essere capaci di offrire servizi e accoglienza qualificata”.
Il ciclo di eventi “Serate Natura” manda un segnale forte di destagionalizzazione e cultura diffusa. Qual è la strategia del Parco per trasformare queste esperienze in modelli permanenti di turismo lento e culturale?
“Il nostro lavoro per formare ed informare è continuo, convinti che la consapevolezza delle ricadute ambientali delle nostre azioni può preservare la biodiversità, vincoli e ripristini ambientali non sempre danno i risultati sperati. Durante l’anno scolastico portiamo nelle scuole ed in favore dei più giovani l’educazione ambientale con i 5 CEA – Centro di Educazione Ambientale collegati alla rete Infea del Parco del Conero. Il ciclo di eventi “Serate Natura” è invece prevalentemente dedicato ai residenti e turisti che vivono questo territorio e che spesso hanno curiosità di conoscere lo scrigno di biodiversità che li circonda. Grazie al Gruppo Fotografico “La Notte” e ad altri volontari offriamo occasioni per informare e affascinare grazie a foto e video di piccoli e grandi specie animali e vegetali che vivono il territorio sopra e sotto il mare. La bellezza dei colori, il fascino di piante ed animali in piacevoli serate gratuite all’aperto attirano chi passeggia nei centri storici dei nostri borghi a fermarsi per vedere, ascoltare ed imparare. In quei momenti distribuiamo materiale informativo sulle buone pratiche da tenere per rispettare la natura e gli animali durante il soggiorno. Il progetto CRI 572 in collaborazione con il Cai sez. Ancona e la Croce Rossa Italiana Comitato di Osimo ci ha consentito di produrre un folder informativo per affrontare l’escursione nei 18 sentieri ufficiali del Parco del Conero in piena sicurezza senza mettere a rischio la propria incolumità. Gli aspetti formativi e informativi sul lupo, il cinghiale e l’avifauna in generale sono altri aspetti primari come la divulgazione di buone pratiche per conviverci e capirne il valore ecologico dell’ambiente che ci circonda.
L’equilibrio tra uomo e natura ha presentato negli anni alcune criticità come nel caso del Mosciolo Selvatico di Portonovo presidio Slow Food. Cosa si può fare per conservare gli habitat?
“Il degrado dell’Habitat 1170 definito dalla Rete Natura 2000 che riguarda il Mosciolo selvatico di Portonovo riscontrato soprattutto nell’estate scorsa ne dimostra la fragilità e il bisogno di riflettere sulla gestione del prezioso mitile che ha soprattutto un carattere identitario per questo territorio oltre che economico. Esso è minacciato dall’innalzamento delle temperature, dalla mucillaggine, dell’alterazioni dei fondali, dall’intorbidimento dell’acqua e, come dimostrato dagli studi effettuati, ciò indurrebbe a consigliare la sospensione totale del prelievo del mosciolo selvatico di Portonovo, presidio Slow Food sino alla ricostituzione di popolazione abbondante di mitilo. Il problema dell’erosione costiera è aggravato dalla drastica riduzione delle foreste di alghe brune del genere Cystoseira e Gongolaria che con la loro presenza riuscivano ad attutire la forza delle mareggiate. La gestione delle attività antropiche in mare e lungo la costa è la sfida che attualmente ci vede coinvolti a fianco degli enti locali, dell’Università, della Capitaneria di Porto e delle altre categorie e associazioni legate al mare. Il degrado degli habitat marini e la scomparsa di alcune specie di interesse comunitario è un problema serio e in alcuni casi come quello della Pinna nobilis, sembrerebbe irrimediabile.
Uscendo dal mare, essendo il Parco del Conero un parco a terra che necessita di cura e manutenzione. Quali sono le priorità?
“Il ruolo del Parco è quello della tutela e della conservazione della natura e dell’ambiente così come lo è quello di promuovere la sostenibilità, la cultura del rispetto e l’accessibilità per tutti. Sono asset fondamentali per noi che perseguiamo sperimentando e comunicando i principi della rinaturalizzazione di aree degradate come è successo ad esempio con l’ampliamento del Lago Grande o dell’area attrezzata delle Terrazze di Portonovo, o a Piani di Raggetti per il contenimento dell’ailanto. In aree molto frequentate cerchiamo di canalizzare la fruizione con progetti che favoriscono l’accessibilità alla sentieristica anche per soggetti a ridotta mobilità come per il sentiero 309 “anello di Portonovo” che stiamo portando avanti per stralci funzionali. Grazie alla partecipazione in partenariati internazionali a progetti legati alla tutela del mare, della falesia, delle api e dei chirotteri portiamo avanti la nostra missione di tutela dell’ambiente. Con la manutenzione dei sentieri ufficiali del Parco, grazie all’ausilio soprattutto dei volontari e la convenzione con i VAB Marche, garantiamo la fruizione in sicurezza del parco e la prevenzione agli incendi boschivi. Monitoriamo il lupo e conteniamo la popolazione di cinghiale mediante attività di prelievo da parte di personale formato. La fruizione del territorio da parte dei turisti è garantita anche attraverso la professionalità delle guide naturalistiche e turistiche certificate dall’Ente parco come Guide del Parco”.
Alla sua 29esima edizione, il festival è sostenuto e promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Ancona, come evento fortemente identitario e connaturato alla vita culturale della città.
Ecco come sarà la principale piazza cittadina che si appresta a diventare fulcro della musica estiva in città. Amministrazione al lavoro per approntare la nuova location.
C’è un punto, dentro Palazzo Ferretti, che rende l’idea del Museo: la terrazza vanvitelliana si apre sul porto antico, guarda il mare e allo stesso tempo tiene alle spalle i colli del Guasco e dei Cappuccini. È un affaccio che contiene la città e il suo racconto. Non è un caso che Diego Voltolini, direttore del Museo Archeologico Nazionale delle Marche, scelga proprio questo luogo per spiegare cosa è oggi il MAN: una istituzione che non si limita a conservare, ma interpreta il territorio e lo restituisce al pubblico come esperienza.
Diego Voltolini è archeologo e funzionario del Ministero della Cultura, dal 2022 direttore del Museo Archeologico Nazionale delle Marche. Formatosi all’Università di Padova, ha maturato una solida esperienza nella ricerca e nella tutela del patrimonio, con studi dedicati alle culture preromane dell’Italia settentrionale e adriatica. Dopo anni di attività sul campo e incarichi nella Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, oggi guida il MAN in una fase di trasformazione che intreccia riallestimenti, valorizzazione dei depositi e nuovi modi di raccontare il patrimonio. Il suo lavoro si colloca tra rigore scientifico e apertura al pubblico, con l’obiettivo di rendere il museo uno spazio sempre più accessibile e connesso alla città.
Quando è entrato per la prima volta al Museo Archeologico Nazionale delle Marche da direttore, cosa ha guardato per capire da dove partire? Sono entrato al M A N Marche come primo giorno da direttore il 14 febbraio 2022, era un lunedì. Museo chiuso, ingresso dalla porta secondaria su piazza del Senato. Ed è l’ingresso giusto per guardare il museo da dentro: la prima mia necessità era conoscere la “macchina” che permette al museo di muoversi, per comprendere come poterci lavorare al meglio. Perché il museo è fatto, prima che dal palazzo e dalle collezioni, dalle persone che si applicano quotidianamente con il proprio lavoro all’interno: custodi, amministrativi, tecnici, tutti i colleghi con i quali avrei lavorato negli anni seguenti e che sono i motori fondamentali.
Il MAN è un museo stratificato, per collezioni e per storia. Qual è oggi, secondo lei, il suo punto di forza meno evidente? Forse l’aspetto meno percepito da parte del pubblico del M A N Marche è proprio la sua portata complessiva: è davvero il racconto umano nelle Marche nei suoi molteplici e sfaccettati aspetti. Non il museo di un luogo, ma il museo che si fa concretamente vetrina e invito per un intero territorio regionale.
Ancona ha appena avviato il percorso verso Capitale della Cultura 2028. Che tipo di relazione immagina tra il MAN e questa traiettoria? La nomina a Capitale della Cultura 2028 è un importante risultato per Ancona, la Direzione regionale Musei nazionali Marche, con il direttore Luigi Gallo, ha supportato attivamente la candidatura con nostre proposte, inserite nel dossier di candidatura. Il M A N Marche custodisce le radici più antiche di Ancona e del territorio, ma la traiettoria è anche più ampia. L’impegno e la collaborazione è di tutto l’Istituto Palazzo Ducale di Urbino – Direzione regionale Musei nazionali Marche, con i diversi luoghi della cultura, dalla Galleria Nazionale delle Marche a Urbino al Museo nazionale di Ascoli Piceno.
Il museo conserva alcune delle testimonianze più rilevanti della civiltà picena. Come si traduce questo patrimonio in un racconto accessibile per chi entra oggi, magari senza una preparazione specifica? I Piceni sono la prima identità storica del versante adriatico dell’Italia centrale. Ad Ancona conserviamo la più importante collezione al mondo e, proprio per questo, stiamo lavorando al suo riallestimento per renderla accessibile e comprensibile a tutti, in primo luogo ai non addetti ai lavori. In questo 2026 inaugureremo la sezione museale dedicata alla Civiltà picena nelle Marche, con l’allestimento firmato da Franco Minissi restaurato e con un percorso di visita ripensato. L’obiettivo? Sentire il visitatore che, uscendo, dica “magnifici questi Piceni”!
Lei viene da un percorso di ricerca sul campo. Quanto resta, nel suo lavoro quotidiano, quello sguardo da archeologo che scava e interpreta? L’archeologia è, in primo luogo, un metodo di approccio al mondo: dato – ipotesi – interpretazione. Ed è un metodo che si applica a tutti i meccanismi di conoscenza, non solo allo scavo in cantiere. Ogni giorno, quando studiamo un reperto, quando ne analizziamo il contesto archeologico, quando leggiamo le documentazioni di scavo, in museo applichiamo la stessa metodologia della ricerca archeologica. Poi certamente il lavoro di coordinamento di un museo ha tanti altri aspetti che differiscono da quelli del cantiere di scavo, ma sono due facce della stessa medaglia e la materia prima è la stessa: l’essere umano attraverso le sue tracce materiali.
Oggi il museo si pone sempre più come luogo di esperienza, non solo di conservazione. Dove si colloca il MAN dentro questo cambiamento? Se il museo si limitasse a conservare, avrebbe fallito nella sua missione, sia dal punto di vista etico sia da quello sociale. ICOM ci offre la definizione sintetica e precisa di cosa è il museo: fa ricerca, colleziona, conserva, interpreta ed espone il patrimonio culturale. E il M A N Marche sta rinnovandosi in questa direzione: non un contenitore di oggetti, ma un luogo dinamico, un attore vivo nel tessuto sociale, un interlocutore. Non un luogo di esperienza “confezionata”, ma un luogo nel quale è l’interazione fra il visitatore e il patrimonio a generare l’esperienza. Ogni volta unica, ogni volta personale.
Il riallestimento e i progetti legati al PNRR stanno incidendo sulla struttura del museo. Qual è il cambiamento più significativo per il pubblico? Il PNRR ha rappresentato una grande risorsa per tutti i musei nazionali delle Marche. Basti pensare a quanto è cambiato il Palazzo Ducale a Urbino e al respiro davvero contemporaneo che ha oggi quel luogo straordinario. Ad Ancona ha permesso di rendere accessibili al pubblico i depositi, con il progetto Depositi Aperti. Un grande atto di restituzione alla fruizione di un’enorme mole di patrimonio culturale, più di 6.000 reperti, in spazi – peraltro di alto profilo storico-architettonico – mai visti prima dal pubblico. E in combinato, sempre grazie al PNRR, stiamo anche digitalizzando questi spazi, per una fruizione ancor più aumentata.
Ancona è una città di porto, di attraversamenti, di stratificazioni culturali. In che modo questo carattere si riflette, o può riflettersi di più, nel museo? Ancona è tante cose. Città di porto, città sempre in salita, città dai mille scorci inaspettati. E il M A N Marche un po’ le somiglia. Ultimamente un collega, visitando per la prima volta il museo, mi ha detto “ma è più grande dall’interno che da fuori”. E lo stesso è Ancona. È una città piccola, ma è anche una moltitudine di cose diverse.
Che tipo di pubblico entra oggi al MAN e quale pubblico, invece, sente ancora distante? Oggi il ventaglio di pubblico si sta ampliando. Il museo non parla più solo agli esperti, ai cultori, ma anzi, vede come primo interlocutore proprio il pubblico che di archeologia non sa nulla. Chi entra al M A N Marche lo fa per tanti motivi: qualcuno vuole vedere Palazzo Ferretti, qualcuno è appassionato di archeologia, o a volte semplicemente è incuriosito dalla terrazza visibile già dal portone principale. Ci sono segmenti ancora “lontani” dal museo, come la fascia di età degli adolescenti, un pubblico molto da studiare e capire, ma anche, sorprendentemente, sono spesso lontani proprio i cittadini che hanno il museo a un passo. Ancona 2028 sarà l’occasione anche per cercare di ricucire questa distanza.
I depositiI depositiI depositi
Il lavoro sui depositi e sulla loro apertura rappresenta una frontiera importante per molti musei. Che cosa significa, in concreto, “rendere visibile” ciò che normalmente resta nascosto? I depositi sono una enorme risorsa, è un patrimonio che deve tornare al pubblico. Si tratta di un indirizzo generale della museologia contemporanea, qui nelle Marche il Direttore regionale dei Musei nazionali Luigi Gallo ha dato precise linee. I depositi come luoghi di conservazione, di ricerca, di studio e anche come spazi per il pubblico. Significa mostrare anche il ventre vivo del museo e permette inoltre di ripensare il percorso di visita riducendo il numero di oggetti, che possono essere in ogni caso a disposizione nei Depositi Aperti.
Nel suo ruolo, quanto pesa l’equilibrio tra tutela, ricerca e valorizzazione? E dove si gioca oggi la partita più delicata? Non è una partita. Non esiste ricerca e valorizzazione senza tutela, e si svuoterebbe di significato la tutela senza la valorizzazione e la ricerca. Non si tratta di tirare il lembo della coperta dall’una o dall’altra parte, tutti e tre gli aspetti devono viaggiare alla pari e con un comune intento, rivolto all’interesse pubblico. Al centro di tutto c’è sempre il patrimonio culturale.
Se dovesse indicare un oggetto, una sala o un dettaglio del museo da cui partire per capire davvero il MAN, quale sceglierebbe e perché? Domanda difficile. Sceglierei un luogo del museo, la terrazza vanvitelliana. Fa parte dell’ampliamento settecentesco di Palazzo Ferretti, ci parla di molte cose. Ci parla della storia della città, legata ai conti Ferretti, ma ci parla anche del paesaggio culturale del porto antico sul quale si affaccia. Il paesaggio e il territorio, che sono la pietra di fondazione dell’idea di un museo archeologico delle Marche fin dalla sua esplicita origine. Il mare di fronte, rivolto al tramonto, con le spalle protette dai colli del Guasco e dei Cappuccini: il museo come racconto del territorio, è questa la chiave e l’anima del M A N Marche.
Che idea di museo vuole lasciare alla città tra qualche anno, al termine di questo ciclo di trasformazione? Al termine della trasformazione l’obiettivo è avere un museo che sia un concreto attore culturale contemporaneo. Un luogo della cultura a tutto tondo, nel quale il visitatore possa trovare un arricchimento e un benessere personale, il ricercatore uno spazio adeguato per accrescere la conoscenza di tutti, il bambino una scintilla di curiosità. Ma, più ad ampio respiro, un luogo percepito come vivo e aperto.
Quarantacinque approdi crocieristici (cinque in più dello scorso anno), dei quali trenta MSC e gli altri di differenti compagnie in date e orari variabili. La stagione crocieristica MSC comincia venerdì prossimo però in orario inconsueto e una tantum (il 3 aprile dalle 8 alle 18) e prosegue fino al 23 ottobre con orario dalle 14 alle 20,30 tutti i venerdì. Da ricordare comunque la prima toccata dell’anno con la Viking Star lo scorso 19 febbraio. La stessa nave concluderà la stagione crocieristica il 6 dicembre 2026.
L’Amministrazione comunale, in collaborazione con Autorità portuale e Arcidiocesi Ancona-Osimo, ha messo in piedi anche quest’anno uno sforzo non indifferente per svolgere al meglio l’accoglienza ai visitatori. In particolare l’azione è stata indirizzata su due direttrici: 1) l’ampliamento degli orari delle chiese, consentendo finalmente l’adozione dell’orario continuato tutti i giorni in Cattedrale (eliminando quindi tutti i giorni la pausa pranzo dalle 12 alle 13) con attenzione particolare agli approdi crocieristici ma andando incontro, evidentemente, a tutti gli altri flussi turistici in arrivo ad Ancona; 2) razionalizzando l’accoglienza ai crocieristi, in precedenza svolta in siti diversi e in questa stagione concentrata esclusivamente nel terminal crociere.
A partire da venerdì 3 aprile il personale comunale incaricato, è operativo per svolgere l’accoglienza a beneficio dei crocieristi indirizzando i visitatori specialmente verso il centro storico, in particolare verso la Portella Santa Maria e Palazzo degli anziani, sede del futuro Urban center. In occasione degli approdi MSC si svolgerà anche la visita guidata (gratuita e a cura di guide turistiche professionali) nel contesto del programma “Scrigni sacri schiusi” messo a punto in collaborazione con l’Arcidiocesi Ancona-Osimo (solo venerdì 3 alle 9,30, di norma alle 15). La guida accompagnerà i turisti delle crociere MSC (ma anche cittadini o visitatori provenienti da flussi differenti) alla scoperta di chiese e piazze del centro storico fino agli arazzi rubensiani del museo Diocesano. Non è necessaria la prenotazione.
Operativo in concomitanza anche il trenino turistico, con appuntamento davanti a Santa Maria della piazza a beneficio di crocieristi, turisti provenienti da altri flussi e cittadini. Aperti venerdì anche l’anfiteatro romano con visite guidate dalle 14 alle 18 (a pagamento, 8 euro il biglietto intero e 2 il ridotto, comprendente anche la visita al Museo archeologico nazionale, aperto dalle 8,30 alle 19,30) e la Pinacoteca civica “Francesco Podesti” (orari 10-13-15-18).
Questi invece gli orari delle chiese:
Cattedrale di San Ciriaco: dal 1° aprile al 19 giugno: dal lunedì al venerdì ore 8 -19;
– sabato 8 -12 e 15 -19; domenica 8-13 e 15.30-19;
– invece da sabato 30 maggio a sabato 26 settembre, ore 8 -19 anche di sabato e domenica (quindi lunedì – domenica 8-19).
Santa Maria della Piazza: da venerdì 3 aprile (e in concomitanza con il calendario crocieristico) da martedì a domenica 8.30 – 12.30 e 16 -18.30 (orario continuato 8.30-18.30 il venerdì e le altre giornate degli sbarchi).
da venerdì 22 maggio fino a domenica 6 settembre, da martedì a domenica orario continuato 8,30-18,30;
da martedì 8 settembre riprende l’orario spezzato da martedì a giovedì mentre da venerdì a domenica e giornate degli approdi, orario continuato 8,30-18,30.
Chiesa del Gesù: a partire da venerdì 3 e fino al 23 ottobre, da martedì a venerdì 16 -19; sabato e domenica 16-18.30.
E questi infine gli orari del Museo Diocesano e del Museo Omero:
Museo Diocesano Mons. Cesare Recanatini, a fianco della Cattedrale, apre solitamente il sabato e la domenica, ma il giorno di Pasqua sarà chiuso e il lunedì di Pasquetta aperto (orari: 09.30 – 12.00 / 15.30 – 18.30). Ingresso libero con visite guidate.
Museo Tattile Statale Omero, alla Mole Vanvitelliana di Ancona è aperto dal martedì al sabato (15-18) e la domenica/festivi (10-18). Dal 1° aprile al 31 ottobre, il venerdì apre anticipatamente alle 14 per favorire la visita dei crocieristi alla Mole.
Di Claudio Bruschi, studioso e divulgatore di storia locale
Tra le varie offerte culturali che la città potrà offrire durante l’anno in cui sarà Capitale della Cultura Italiana, c’è una piccola “chicca” che è ancora poco conosciuta agli anconetani stessi. Si tratta del “Museo Civico del Risorgimento” che si trova in piazza Benvenuto Stracca presso la sede della Deputazione di Storia Patria per le Marche. Il Museo raccoglie cimeli e documenti di quel periodo passato alla storia come “Risorgimento”. Vi si può ammirare la penna con cui Vittorio Emanuele II firmò, da villa Colonnelli a Posatora, il “Proclama ai Popoli Meridionali” nel settembre 1860, la casacca rossa di Augusto Elia, ferito a Calatafimi per fare scudo a Garibaldi, manifesti, divise ed altro ancora. Una serie di pannelli illustra le vicende che hanno coinvolto Ancona in quell’eroico periodo. Allestito con cura da Palermo Giangiacomi, commediografo, storico, scrittore amante della sua Ancona, il Museo fu inaugurato il 4 novembre 1919, un anno esatto dopo la fine della Prima Guerra Mondiale (o 4° guerra d’Indipendenza), presso alcuni locali del Palazzo di Giustizia in corso Mazzini. Passato non indenne attraverso le vicissitudini della Seconda Guerra Mondiale e del terremoto del 1972, era stato confinato in alcune casse depositate in luoghi insalubri. Finalmente, nel 2023, quanto ancora rimasto, ha trovato degna collocazione nei locali della Deputazione che se ne è presa carico per restituire ai cittadini anconetani la fruibilità di un bene per troppo tempo rimasto inutilizzato. Inoltre, da quando è stato riallestito, il Museo si è anche arricchito di nuove dotazioni quali alcuni busti di personaggi risorgimentali opera di famosi scultori locali (Morelli, Castellani, Blasi, Emendabili) di proprietà della Provincia di Ancona e ivi depositati e di altro materiale pervenuto da singoli cittadini. Adesso l’auspicio è che gli Anconetani facciano loro questo patrimonio andandolo a visitare per rendersi conto di quanto sia stata complessa e gloriosa la storia della loro città in quei turbolenti anni.
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