Dentro il cuore della programmazione delle Muse: intervista al direttore artistico Giuseppe Dipasquale

Trentatre titoli proposti nei diversi cartelloni di Marche Teatro per la Stagione 2026/2027: quali sono i punti cardine della programmazione che andrà in scena dal prossimo autunno?

Il cartellone che abbiamo già lanciato, forte dei suoi 33 titoli complessivi, si riassume perfettamente nel claim che abbiamo scelto: “Segni diVersi” e “Spazi di Creatività Illimitata”. L’obiettivo cardine è proporre una stagione a 360 gradi, capace di scardinare le barriere tra i generi per offrire un’esperienza culturale totale. Vogliamo che gli edifici del Teatro delle Muse e dello Sperimentale siano percepiti non come templi polverosi della tradizione, ma come piazze aperte della creatività contemporanea. I punti di forza risiedono nella pluralità dei linguaggi – in cui la prosa dialoga con la danza, la musica e le forme più innovative della performance – e nell’accessibilità culturale. È una programmazione pensata per intercettare sia il pubblico storico e abbonato, sia le nuove generazioni di spettatori, mantenendo sempre altissimo il livello della qualità artistica e posizionando Ancona come uno dei poli teatrali e multidisciplinari più vivi e influenti d’Italia. Questa stagione non è un evento isolato, ma un tassello fondamentale nel percorso verso Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028, dove Marche Teatro svolgerà un ruolo di primo piano come Ente Attuatore. Il Teatro delle Muse e lo Sperimentale sono i motori di questa rinascita. Costruiamo oggi l’edificio magico capace di colmare i vuoti emotivi con lo stupore, preparando la città a essere il palcoscenico d’Italia tra due anni.

8 sono i titoli di produzione che il pubblico vedrà in scena tra Teatro delle Muse e Teatro Sperimentale. Come vengono scelti i testi e gli artisti per gli spettacoli che decide di mettere in scena targati Marche Teatro?

Produrre spettacoli è la vera anima di un Teatro delle Città di Rilevante Interesse Culturale come il nostro. Gli 8 titoli di produzione che presenteremo in questa stagione nascono da una visione strategica ben precisa: far coesistere i maestri acclarati della scena nazionale e internazionale con la linfa vitale delle nuove generazioni. La scelta degli artisti e dei testi risponde a criteri di necessità culturale, di spessore drammaturgico e di impatto etico e sociale sul presente. Da un lato diamo spazio a grandi interpreti – pensiamo a nomi amatissimi e carismatici come Luca Zingaretti, che aprirà anche i nostri incontri con il pubblico – e dall’altro investiamo concretamente sui nostri giovani, come gli attori della neonata Compagnia dei Giovani di Marche Teatro, che saranno protagonisti di progetti strategici. Scegliere di produrre significa per noi creare un artigianato d’arte che valorizza non solo chi sta sul palcoscenico, ma anche l’eccellenza delle nostre maestranze tecniche, radicate sul territorio ma con lo sguardo rivolto ai circuiti nazionali e internazionali in cui queste produzioni viaggeranno. Passeremo dunque dalle visioni di Marco Polo e le città invisibili calviniane, all’incredibile avventura di un’anima che attraversa i secoli con Orlando, la commediada Virginia Woolf, con Viola Graziosi, Arturo Cirillo e David Coco, alla commedia delle bianche bugie de Le false confidenzedi Mariveaux, con Elena Sofia Ricci e via via fino al ritratto amaro e comico di una società che ha smarrito la propria bussola umana con I weekend al mare di Antonio Manzini (l’autore di Rocco Schiavone).

La danza quest’anno vedrà cinque appuntamenti in abbonamento e altri tre appuntamenti fuori abbonamento: che cosa vedremo in scena e come ha scelto gli spettacoli che ospiterà?

La scelta della stagione di danza risponde a una logica di apertura, di internazionalità e di forte sostegno alla giovane coreografia italiana. Vogliamo che il corpo in movimento diventi uno strumento per decodificare il contemporaneo. Il cartellone alternerà la maestria di coreografi iconici a formati più sperimentali e installativi. La stagione danza di Marche Teatro si inserisce nella rassegna Segni di Versi come un’esplorazione profonda e multidisciplinare della fisicità contemporanea, dove il corpo diventa il tramite per raccontare l’intangibile. Questa linea programmatica disegna una geografia del movimento: ogni spettacolo è un “segno” che declina il verso teatrale in gesto, offrendo allo spettatore una visione del mondo cosmopolita e audace, perfettamente allineata all’ambizione di Ancona 2028. È un invito a riscoprire il teatro come luogo di contaminazione totale, dove il linguaggio del corpo si fa voce universale. Ad arricchire ulteriormente il cartellone della danza di questa stagione sarà un nucleo di appuntamenti dal respiro fortemente internazionale e di grandissimo impatto visivo. Tra i titoli in abbonamento, ospiteremo l’esclusiva regionale di Sonnet of Samsara della compagnia indiana Attakkalari Centre for Movement Arts con la coreografia di Jayachandran Palazhy, e l’attesissima prima regionale di L.A.V.A., uno straordinario progetto nato dall’incontro tra l’olandese ICK Ensemble e la Compagnia Zappalà Danza firmato da Emio Greco e Roberto Zappalà. Il nuovo anno si aprirà all’insegna dell’ironia e dell’estro dei francesi Chicos Mambo con il loro celebre CAR/MEN, seguiti dall’energia atletica dei Kataklò in Seasons – Oltre le stagioni, per poi arrivare a un’altra prestigiosa esclusiva regionale: Chora – Il vuoto all’origine della coreografa Sofia Nappi con la compagnia Komoco. Infine, tra gli eventi fuori abbonamento, spicca il ritorno del Gran Galà di Danza – Esistenze curato da Eugenia Morosanu per la Fondazione Regionale Arte nella Danza, che porterà sul palco del Teatro delle Muse le grandi étoile dei più importanti teatri del mondo.

Quali altre novità ci dobbiamo aspettare tra l’estate e l’autunno?

Il teatro non va mai in vacanza e la nostra progettualità si sviluppa in modo continuo durante tutto l’anno attraverso cinque grandi direttrici che uniscono il territorio alle grandi geografie culturali:

PolverigInteatroFest (4-14 giugno): È la nostra straordinaria anteprima estiva multidisciplinare. Undici giorni intensissimi di programmazione in cui il pubblico potrà vivere esperienze uniche tra teatro (con grandi nomi come Marco Baliani con L’ombra perduta di Peter Schlemihl e Federica Di Martino nel testo di Dacia Maraini Corpo felice, accanto alle novità di Giulia Bartolini e della nostra Compagnia dei Giovani con FLAG), il grande circo contemporaneo (Duo Kaos, El Bechin, Teatro Necessario Circo e il Circo El Grito), la musica dal vivo (i concerti di FLORA_theband, Giulia Mei e Marianne Mirage) e una ricca vetrina di danza contemporanea. Sarà una vera e propria fucina di testi inediti e di “studi” in cui lo spettatore assisterà in diretta alla genesi delle opere. Oltre, ad esempio, grazie alla coproduzione con Scenario Pubblico / Compagnia Zappalà Danza, porteremo in scena Panopticon, un progetto installativo di Roberto Zappalà che vedrà protagonisti 4 artisti under 35 selezionati tramite bando. Accanto a questo, ospiteremo grandi firme come Salvo Lombardo con Birdsong (insieme a un’interprete straordinaria come Marta Ciappina), il talento visivo e materico di Nicola Galli in Diluvio con musica dal vivo, e la rigorosa ricerca di Simona Bertozzi con Le Palestriti. Non mancheranno le incursioni ironiche e dirompenti di Giulio Santolini con Mumble Mumble (prodotto da CollettivO CineticO), la potente fisicità di Lara Guidetti per Sanpapié con Quiver, e la sensibilità di Camilla Montesi in Geometria del chiasso. Abbiamo composto un mosaico in cui la danza non è solo estetica, ma pensiero e corpo vivo.

Cinque città per Morricone (6 luglio al Teatro delle Muse): Un grandioso progetto nazionale, intitolato La nostra musica. I temi immortali di Ennio Morricone. Il 6 luglio, in contemporanea, Ancona (città in cui il Maestro ha suonato spesso nella sua straordinaria carriera) si unirà a Bari, Palermo, Roma e Torino in un percorso non ripetibile. Cinque concerti differenti per programmi e direzioni musicali in luoghi altamente significativi, aperti ai cittadini, ai turisti e a un pubblico internazionale, realizzati in sinergia con i più prestigiosi enti musicali per volontà della Fondazione Morricone.

L’Alfabeto della Memoria (Seconda Edizione): Dopo lo straordinario successo di pubblico della passata edizione, che ha visto una partecipazione entusiasta e ha confermato quanto la città senta il bisogno di questi spazi di pensiero, abbiamo deciso di rilanciare con forza il progetto. Sulla scia del celebre brano Todo Cambia di Mercedes Sosa, dedicheremo questo secondo capitolo al tema del “cambiamento” – inteso come forza motrice che plasma le generazioni, il linguaggio, la musica e le società. Forte del legame ormai consolidato con gli spettatori, la manifestazione amplierà quest’anno i propri orizzonti ospitando illustri personalità della cultura e della scena artistica, aprendosi per la prima volta a importanti contributi di carattere internazionale. Sarà uno spazio di riflessione condiviso, libero e disordinata, per esplorare insieme come si vive, si accetta e si cavalca il mutamento del mondo che ci circonda.

Doppia Scena – Gli incontri con le compagnie: Una fondamentale azione collaterale di promozione e formazione del pubblico. Per entrare nelle fitte maglie degli spettacoli, offriremo una serie di incontri diretti con i protagonisti della nostra stagione. Un’occasione per dare uno spaccato vivo del dietro le quinte, che inizierà con un ospite d’eccezione come Luca Zingaretti.

La Stagione di Teatro Ragazzi: Pensando alle nuovissime generazioni, confermiamo il nostro impegno strategico affidato alla storica esperienza del Teatro del Canguro. Presso il Teatrino del Piano e al Teatro Sperimentale con il consueto cartellone APERDITAD’OCCHIO proporremo spettacoli prodotti e ospitati e laboratori dedicati ai più piccoli. Coltivare la creatività, l’inclusione e la sensibilità dei bambini significa abbattere le barriere sociali e fare un investimento essenziale: perché la curiosità di un bambino oggi è la migliore promessa per il pubblico di domani.

Mercato delle Erbe: al secondo piano una nuova vocazione

Un luogo storico che cambia volto e in parte anche vocazione: dedicato all’enogastronomia ma anche ad attività complementari, unirà spazi di incontro e di ristorazione. Una moderna agorà che metterà insieme le botteghe, la possibilità di bere un drink, spazi culturali e di socialità e che potrà anche divenire palcoscenico per i futuri eventi che Ancona si appresta a mettere in campo come Capitale della Cultura 2028, richiamando così nel cuore della città fulcro delle tradizioni doriche, anconetani e visitatori.

Così diventerà il secondo piano del Mercato delle Erbe i cui lavori proseguono a pieno regime verso il completamento definitivo della struttura che vede ora il cantiere attivo al piano superiore. La ristrutturazione del primo piano del mercato vede l’ampliamento dei ballatoi dove troveranno posto strutture private con diverse destinazioni d’uso, dalla somministrazione di food e bevande ad attività culturali e con diverse metrature. E’ previsto per il 30 giugno prossimo il completamento di tutte le opere anche se altri 60 giorni (31 agosto termine massimo per la definitiva conclusione delle opere) saranno necessari per la realizzazione di alcune lavorazioni residuali e la rendicontazione delle spese.

“L’agroalimentare e la gastronomia, la rivendita dei prodotti del nostro mare, la stessa struttura del Mercato delle Erbe fanno parte della tradizione, della storia e della cultura di questa città – afferma l’assessore alle Attività Produttive e Mercati Angelo Eliantonio -. Per questo anche il piano superiore del mercato, dovrà corrispondere a questa vocazione. Il completamento dei lavori restituirà al pieno godimento da parte degli anconetani e dei visitatori un altro spazio identitario della città che potrà essere punto di riferimento anche per l’intrattenimento sociale e luogo di passaggio che ben si connette attraverso corso Mazzini e la Galleria Dorica al cuore della città”.

Il nuovo piano terra è già operativo; i rivenditori dei prodotti ittici ora sono nella nuova collocazione all’interno di box in cristallo più funzionali e che permettono anche le lavorazioni, accanto agli operatori agricoli. L’intervento complessivo mira a trasformare la struttura in una moderna piazza coperta,  riqualificando e valorizzando l’edificio storico, creando un “attrattore” turistico e commerciale nel cuore del centro storico.

“Stiamo per raggiungere il traguardo del PNRR che ci consentirà di restituire alla città un luogo iconico come quello del Mercato delle erbe che l’Amministrazione cercherà ancor più di valorizzare con usi e funzioni che siano ancor più vicini a quello che una città moderna si aspetta – afferma l’assessore ai Lavori Pubblici, Stefano Tombolini -. Avvieremo in questo anno anche la riqualificazione di Corso Mazzini che sarà l’ennesimo atto per arrivare ad una messa a sistema complessiva delle infrastrutture della città”.

Con un finanziamento di quasi 6 milioni di euro derivante dal PNRR, il cantiere era partito l’8 gennaio 2024 con l’obiettivo di procedere alla riqualificazione della struttura mantenendo però attive tutte le attività commerciali in essa contenute. Gli interventi oltre al rifacimento della pavimentazione e dell’impiantistica ormai completati, prevedono anche il trattamento della copertura metallica del mercato, così da rimuovere attraverso l’uso di uno speciale laser un secolo di ruggine e sporco. La stessa impresa poi si occuperà di installare i nuovi infissi, in particolare le nuove finestre.

Rosanna Tomassini

Ancona avvia il nuovo PUG, parte il percorso per ridisegnare la città del futuro

Ancona apre il percorso che porterà alla definizione del nuovo Piano Urbanistico Generale, lo strumento destinato a sostituire il vecchio Piano regolatore e a disegnare lo sviluppo della città nei prossimi anni. Il nuovo PUG introduce un modello di pianificazione fondato su sostenibilità, rigenerazione urbana, contenimento del consumo di suolo, valorizzazione del patrimonio esistente e partecipazione pubblica, in applicazione della legge urbanistica regionale del 2023. Rispetto al tradizionale PRG, il nuovo strumento urbanistico avrà una struttura più flessibile e strategica, articolata in una componente dedicata alle prospettive di sviluppo territoriale e in una parte regolativa relativa al sistema insediativo e infrastrutturale esistente, comprese le aree agricole. Il percorso è stato presentato al Ridotto del Teatro delle Muse davanti a cittadini, ordini professionali, associazioni, categorie economiche, università e stakeholder del territorio.

L’avvio del percorso

Nel corso della presentazione sono intervenuti il Sindaco Daniele Silvetti, l’Assessore all’Urbanistica Angelo Eliantonio, il dirigente dell’Area Pianificazione Urbana e Ambientale Claudio Centanni, Maddalena Ferretti dell’Università Politecnica delle Marche e Ledo Prato, segretario generale dell’associazione Mecenate 90. A chiudere l’incontro è stato il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, che ha sottolineato il valore strategico del nuovo piano per il futuro del capoluogo e per il rapporto tra città e porto.

“Oggi – ha dichiarato il Sindaco Daniele Silvetti – diamo ufficialmente avvio a un percorso fondamentale per il futuro di Ancona. La suggestione della Grande Ancona, su cui l’Amministrazione Comunale ha costruito progressivamente la propria azione di governo, prende forma da una visione ambiziosa e pragmatica: quella di una città-territorio ad alta dotazione paesaggistica, ambientale, infrastrutturale e sociale, capace di implementare e riverberare opportunità di sviluppo, qualità urbana e coesione comunitaria. Il passaggio verso il nuovo strumento urbanistico rappresenta un vero cambio di paradigma. Il nuovo PUG dovrà armonizzare identità, patrimonio culturale, paesaggio, infrastrutture e trasformazione urbana per generare valore e benessere collettivo.”

I principi del nuovo piano

La delibera di indirizzo già approvata dalla Giunta comunale individua dieci principi guida che accompagneranno la costruzione del piano. Tra gli obiettivi figurano la tutela del sistema del Conero e dei paesaggi agrari, il rafforzamento del rapporto tra città, mare e porto, la riduzione delle vulnerabilità climatiche e sismiche, il riequilibrio tra centro e frazioni, il potenziamento del social housing e dello student housing, la qualità dello spazio pubblico, l’inclusione sociale e la semplificazione amministrativa.

“Vogliamo costruire un piano capace di affrontare le trasformazioni della città con strumenti contemporanei, mettendo al centro sostenibilità, inclusione, qualità urbana e capacità di attrazione” ha affermato l’Assessore all’Urbanistica Angelo Eliantonio.

Cultura, università, porto e turismo

Tra le direttrici strategiche illustrate durante l’incontro emergono il ruolo di Ancona come città della cultura, città universitaria e incubatore di talenti, destinazione turistica e polo della produzione e dei servizi. Un capitolo centrale riguarda il porto, considerato infrastruttura strategica dell’Adriatico e nodo della rete TEN-T europea, con l’obiettivo di ricomporre il rapporto tra area portuale e tessuto urbano.

“La recente designazione di Ancona come Capitale Italiana della Cultura 2028 – ha detto il Sindaco Daniele Silvetti – rappresenta un importante riconoscimento istituzionale ma soprattutto l’innesco di una nuova connessione tra territorio e comunità. La pianificazione urbanistica dovrà accompagnare questa tensione al cambiamento permanente integrando dimensioni materiali e immateriali della città.”

Nel quadro del nuovo PUG viene attribuita attenzione anche ai borghi e alle frazioni, considerati elementi fondamentali dell’equilibrio territoriale e della qualità della vita, insieme con i temi dell’abitare, dell’inclusione e dei cambiamenti demografici che stanno interessando la città.

Gli strumenti già avviati

Durante la presentazione sono stati illustrati anche gli strumenti già avviati dall’Amministrazione comunale come base operativa del nuovo piano. Tra questi figurano la variante all’articolo 29 bis delle norme tecniche del PRG per favorire la rigenerazione urbana, il Registro delle Cessioni dei Diritti Edificatori, l’individuazione delle Zone di Recupero del patrimonio edilizio esistente e l’accordo sottoscritto con Agenzia del Demanio, Regione Marche, Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale e Università Politecnica delle Marche per la valorizzazione coordinata di undici immobili pubblici strategici.

Il percorso sarà accompagnato anche da altri strumenti pianificatori già in corso, come il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, il Piano Regolatore Portuale, il Piano del Parco del Conero e il Piano Città sviluppato insieme con l’Agenzia del Demanio.

Governance, tecnici e risorse

La governance del procedimento sarà affidata a una Cabina di Regia composta dal Sindaco Daniele Silvetti, dall’Assessore Angelo Eliantonio, dagli amministratori coinvolti e dal Capo di Gabinetto. L’Ufficio di Piano, inserito nell’Area Pianificazione Urbana e Ambientale, coordinerà il lavoro tecnico insieme con un gruppo multidisciplinare formato da urbanisti, geologi, botanici ed esperti ambientali, archeologici e informatici.

“Questa governance dovrà garantire efficienza, trasparenza e qualità nella progettazione e nella gestione del processo pianificatorio” ha sottolineato l’Assessore all’Urbanistica Angelo Eliantonio.

Per la redazione del nuovo Piano Urbanistico Generale il Comune dispone di un finanziamento complessivo di oltre 715 mila euro proveniente da fondi nazionali e comunitari. Le risorse sosterranno un percorso multidisciplinare e tecnologicamente avanzato, insieme con l’aggiornamento del Sistema Informativo Territoriale e delle banche dati comunali.

Le fasi del percorso

Il cronoprogramma prevede nel 2026 la predisposizione del Documento Programmatico e del Quadro Conoscitivo, accompagnati dall’avvio del processo partecipativo aperto a cittadini, università, associazioni, professionisti ed enti. Nel 2027 sarà elaborato il progetto preliminare del piano, insieme con la procedura di Valutazione Ambientale Strategica, mentre nel 2028 si arriverà all’approvazione definitiva del nuovo PUG.

La partecipazione pubblica

Uno degli elementi centrali del percorso sarà proprio la partecipazione pubblica, che accompagnerà tutte le fasi di costruzione del piano urbanistico. “Il nuovo PUG di Ancona dovrà nascere dal dialogo. Crediamo che la qualità di un piano urbano dipenda dalla capacità di rappresentare la città reale, quella vissuta, attraversata e abitata quotidianamente. Per questo il processo partecipativo sarà una componente costitutiva e non accessoria del piano stesso. Il nuovo PUG dovrà diventare un vero patto civico sul futuro di Ancona” ha concluso l’Assessore all’Urbanistica Angelo Eliantonio.

Margherita Rinaldi

La Biblioteca Benincasa torna alla città: restaurata, più bella e con nuovi spazi per la cultura

Ha accolto generazioni di anconetani, studenti e studiosi. Tra le sue sale sono passate letture, ricerche, versioni di latino e greco, consultazioni di libri rari e prestiti di volumi che hanno accompagnato la vita di generazioni di cittadini, entrando nelle case, passando di mano in mano, alimentando studi, passioni, scoperte e percorsi personali. Oggi la Biblioteca Benincasa, storicamente ospitata a Palazzo Mengoni Ferretti, tra piazza del Papa e via Bernabei, si prepara a tornare alla città dopo un intervento di restauro e miglioramento sismico che ne ha recuperato integralmente il valore storico e architettonico, restituendo alla comunità uno dei luoghi culturali più significativi del centro storico.

Il cuore della Biblioteca resta la sua imponente torre libraria, che attraversa il palazzo dal basamento di piazza del Plebiscito fino alla sommità dell’edificio, custodendo la funzione originaria di conservazione e consultazione del patrimonio librario. Attorno a questa identità storica prende forma una biblioteca contemporanea, pensata per rispondere alle esigenze della cultura di oggi: nuovi spazi per la lettura e lo studio, aree dedicate ai ragazzi, sale conferenze, ambienti multifunzionali, servizi di accoglienza e anche una caffetteria, che renderanno il complesso un luogo aperto e vissuto durante l’intera giornata.

Il restauro ha riportato alla luce la ricchezza architettonica di Palazzo Mengoni Ferretti: soffitti decorati, scaloni monumentali, vetrate, affacci panoramici sulla città e sul mare, fino alla preziosa alcova dell’ultimo piano, con i suoi fregi dorati e gli apparati decorativi storici che testimoniano il prestigio dell’edificio. La biblioteca Benincasa è un patrimonio che torna a mostrarsi in tutta la sua bellezza, insieme con nuove funzioni culturali, formative e sociali.

L’intervento di restauro con miglioramento sismico è in fase finale, avendo superato il 95 per cento del programma dei lavori. L’opera, dal valore complessivo di 7 milioni e 660 mila euro, è stata finanziata attraverso fondi PNRR per 5 milioni e 60 mila euro, insieme con risorse comunali e regionali. Restano da completare alcune sistemazioni esterne e poi si procederà con gli arredi interni. In questo momento gli interni del Palazzo appaiono, ancora vuoti, in tutta la loro bellezza architettonica e pittorica, testimoni del loro valore storico.

La Biblioteca nel percorso verso Ancona 2028

“Il percorso verso Ancona 2028 – afferma l’Assessore alla Cultura Marta Paraventi – passa anche attraverso la restituzione alla città dei suoi luoghi culturali più identitari. Dopo la riapertura della Pinacoteca, lavoreremo per restituire alla città anche questo palazzo con il suo patrimonio librario, immaginando la Biblioteca Benincasa come un vero presidio culturale aperto. Sarà un luogo dedicato allo studio e alla ricerca, ma anche uno spazio vissuto dai giovani, dagli universitari, dalle famiglie e dalla città. La Biblioteca porta il nome di Luciano Benincasa, che nel Seicento decise di aprire al pubblico la propria raccolta libraria, e vogliamo onorare quello spirito rendendo questo spazio un luogo di socializzazione e partecipazione nel cuore del centro storico. Con il Teatro delle Muse, la piazza del Plebiscito riqualificata, la Pinacoteca, il Museo archeologico, l’Anfiteatro romano e il Museo diocesano, prende forma un sistema culturale integrato che rafforza il ruolo del centro storico nel percorso verso Ancona 2028”.

Gli interventi strutturali e impiantistici

L’intervento ha interessato sia il consolidamento strutturale dell’edificio storico sia il suo adeguamento funzionale, energetico e impiantistico. Sono stati completati i consolidamenti di volte, murature e solai, insieme con il restauro degli stucchi, delle decorazioni e di parte delle pavimentazioni storiche. Sono inoltre terminati i lavori esterni e sono state rimosse le impalcature. Sul fronte impiantistico, risultano completati i nuovi sistemi di climatizzazione, gli impianti antincendio e gran parte delle opere relative agli impianti elettrici, con gli ultimi interventi dedicati agli allacciamenti alle reti e al montaggio di rilevatori e corpi illuminanti. Il progetto prevede anche sistemi ad alta efficienza energetica e l’integrazione di fonti rinnovabili compatibili con il valore storico e architettonico del complesso.

I nuovi spazi e l’accessibilità

L’intervento comprende anche la riqualificazione degli spazi interni con nuove aree dedicate alla consultazione, all’archiviazione e alla socializzazione degli utenti, insieme con il recupero del piano seminterrato che ospiterà spazi espositivi, attività formative e laboratori. Previsti anche una nuova sala riunioni da 84 posti, un servizio caffetteria e una piazzetta esterna attrezzata con gradoni per piccoli eventi.

Particolare attenzione è stata dedicata all’accessibilità dell’edificio, con l’adeguamento degli spazi alle normative per l’abbattimento delle barriere architettoniche, il rinnovo dell’ascensore e l’adeguamento dei percorsi di accessibilità e del percorso disabili esterno. Il progetto include sistemi di digitalizzazione, rete internet e tecnologie avanzate per il miglioramento dei servizi bibliotecari.

Tempi di completamento e riallestimento della Biblioteca

Per quanto riguarda i tempi necessari per la riconsegna dell’opera alla città, l’Assessore ai Lavori pubblici Stefano Tombolini ha spiegato che il completamento del cantiere è previsto entro il 30 agosto 2026, comprese le opere accessorie. Successivamente comincerà la fase dedicata agli allestimenti interni, al completamento degli arredi e alla ricollocazione del patrimonio librario, operazione particolarmente complessa per dimensioni e caratteristiche della Biblioteca. Tombolini ha ricordato che anche il trasferimento dei libri aveva richiesto diversi mesi di lavoro e che sarà necessario intervenire sull’archiviazione dei documenti, sull’organizzazione degli spazi e sull’arricchimento culturale degli ambienti, in linea con la nuova funzione aperta e multidisciplinare immaginata per la Biblioteca Benincasa.

La fase degli arredi e del riallestimento librario

Relativamente alla fase degli arredi e del riallestimento librario, l’Assessore alla Cultura Marta Paraventi ha spiegato che, grazie a un lavoro congiunto tra l’Assessorato alla Cultura e l’Assessorato ai Lavori pubblici, il Comune ha ottenuto 400 mila euro attraverso un bando della Regione Marche. Le risorse saranno utilizzate nell’ambito dei lavori, svincolando eventuali altre somme residue congiunte a somme già predisposte nel quadro economico tra le somme a disposizione per il ritorno di arredi storici preesistenti, libri e nuovi arredi con una procedura di evidenza pubblica destinata alla realizzazione degli arredi interni delle sale e all’acquisto di materiali e dotazioni funzionali al nuovo assetto della Biblioteca. L’obiettivo, indicato esplicitamente, è quello di restituire alla torre libraria la sua funzione storica di conservazione dei libri e, allo stesso tempo, trasformare la Biblioteca Benincasa in un luogo contemporaneo di socializzazione e partecipazione aperto alla città.

Margherita Rinaldi

IL PERSONAGGIO – Franco Corelli, la voce di Ancona che infiammò il mondo

Ancona rinnova il suo legame con l’artista che più di ogni altro ne ha portato il nome nel mondo. La città si appresta a intitolargli la piazza antistante il teatro delle Muse, che è oggetto di una profonda riqualificazione, dove sarà anche collocata una statua a lui dedicata
Alla vigilia di questa celebrazione, ripercorriamo la vita di un tenore leggendario

Certe voci appartengono alla storia della musica e diventano anche identità di una città, simboli di un’epoca, patrimonio collettivo. È il caso di Franco Corelli, il tenore nato ad Ancona l’8 aprile 1921, considerato ancora oggi uno dei più grandi interpreti lirici e una delle voci più travolgenti del Novecento: potente, drammatica, riconoscibile fin dal primo ascolto.

La storia di Franco Corelli non nasce nei conservatori più prestigiosi: prima della carriera artistica lavorò come geometra al Comune di Ancona, conducendo una vita apparentemente lontana dai grandi palcoscenici. La musica, però, era presente fin dall’infanzia. Proveniva da una famiglia appassionata di lirica: il nonno Augusto era stato tenore, il padre Remo era appassionato di canto. Fu frequentando gli ambienti culturali del Teatro delle Muse e la Corale Bellini che il giovane Corelli iniziò a intuire le potenzialità della propria voce. Lo disse una volta lui stesso: «Ho cominciato a cantare per gioco. Con un amico ascoltavo dischi e cantavo per ore e ore, e fu così che mi innamorai del canto»

All’inizio cantava da baritono: solo grazie all’incontro con il maestro Arturo Melocchi — lo stesso che aveva formato Mario Del Monaco — riuscì a sviluppare la straordinaria estensione tenorile che lo avrebbe reso celebre. Nel 1950 fu ammesso a un corso di perfezionamento presso il Teatro Comunale di Firenze, ma il vero debutto operistico arrivò nel 1951 a Spoleto, nel ruolo di Don José della “Carmen” di Bizet. Fu subito evidente che quella voce possedeva qualcosa di raro: un timbro luminoso, acuti impressionanti e una presenza scenica magnetica.

Negli anni successivi la carriera esplose rapidamente. Nel 1954 debuttò al Teatro alla Scala accanto a Maria Callas ne “La Vestale” di Spontini. L’incontro con la Callas segnò profondamente la sua crescita artistica: i due formarono una delle coppie più leggendarie della lirica del Novecento. Insieme interpretarono “Norma”, “Poliuto”, “Fedora” e altre produzioni diventate storiche. Corelli conquistò il pubblico non solo con la voce, ma anche con il carisma fisico. Alto, elegante, atletico, incarnava perfettamente l’eroe romantico dell’opera italiana. In scena sembrava dominare lo spazio teatrale con naturalezza assoluta.
La consacrazione definitiva arrivò il 27 gennaio 1961, quando debuttò al Metropolitan Opera di New York come Manrico ne “Il trovatore”, accanto a Leontyne Price. Fu un successo clamoroso. Da quel momento il Metropolitan divenne quasi una seconda casa: vi cantò per quindici stagioni consecutive, partecipando a 369 rappresentazioni. Nessun teatro al mondo contribuì quanto il Met alla costruzione del mito di Corelli.
La sua voce apparteneva alla categoria del “tenore lirico spinto”: capace cioè di unire dolcezza melodica e forza drammatica. Gli acuti erano squillanti e quasi metallici, ma Corelli sapeva anche piegare il suono a mezzevoci raffinate e intensissime. Nel 1976 lasciò le scene operistiche quando la voce era ancora ammirata dal pubblico, preferendo fermarsi prima di un evidente declino vocale. Una scelta rara nel mondo della lirica. Morì a Milano, dove riposa al Cimitero Monumentale, nel 2003.

Genitori a mensa con i propri bimbi. Inaugurato il nuovo servizio per le primaria Ungaretti di Candia

Hanno condiviso con i propri figli pastasciutta, pietanza, verdure  ed eccezionalmente anche un piccolo dessert per festeggiare insieme il nuovo servizio mensa, i genitori dei bimbi che frequentano la scuola primaria Ungaretti di Candia.   Una occasione speciale e inedita per trovarsi nell’ambiente che-    insieme alla casa-   costituisce lo spazio privilegiato di crescita e socializzazione.  L’iniziativa è Genitori a mensa – una giornata nella mensa scolastica con i genitori”  (ma è estesa anche ai nonni) ed è promossa dall’Assessorato alle Politiche Educative del Comune:  la terza edizione di un progetto che riscuote ampio gradimento e che ha già interessato alcune scuole primarie cittadine. Una occasione unica – concordano i genitori- per assaggiare i menù e partecipare ad un momento conviviale anche educativo per i bambini.

La nuova mensa, a servizio anche della scuola dell’infanzia “Peter Pan”, è stata realizzata con fondi PNRR e per la prima volta a maggio ha aperto le porte alla città, ai genitori e alla stampa.   L’erogazione dei pasti  è un servizio importante e  accurato che naturalmente sta a molto a cuore alle famiglie: i   centri cottura comunali forniscono oltre 3.000 pasti giornalieri, sono confezionati nel rispetto delle tabelle dietetiche equilibrate nei nutrienti, articolate in 5 settimane a rotazione.  Qualche curiosità: le tabelle primavera-estate sono applicate dalla terza settimana di aprile a settembre mentre  le tabelle autunno-inverno da ottobre alla seconda settimana di aprile.  Entrambe seguono le direttive del SIAN – Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione AST Ancona che le approva.    Il servizio prevede anche  diete personali per intolleranze singole o multiple, per allergie e per motivi etico-religiosi.  

‘Genitori a mensa’ fa seguito all’esperienza di “Dalla terra alla tavola” (visita alle aziende fornitrici di prodotti per le mense) e “Cucine aperte” (visita ai centri cottura comunali) con le quali l’ Amministrazione  ha voluto far conoscere e apprezzare anche da parte delle famiglie la ristorazione scolastica offerta e, al contempo, favorire il dialogo con i genitori.  Il servizio mensa scolastica del Comune di Ancona ha ottenuto lo scorso anno il quarto posto della classifica nazionale di Foodinsider sulle mense scolastiche italiane e ricevuto il bollino d’oro per la Certificazione biologica dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Partecipa, inoltre, ogni anno alla Green Food Week. “Tutti riconoscimenti – ribadisce l’assessore alle Politiche Educative- che segnano il percorso virtuoso che stiamo portando avanti grazie alla scelta accurata dei prodotti biologici e a km 0 e con un forte impegno nel coniugare salubrità e gusto nelle preparazione dei pasti nei centri cottura comunali” .   La nuova mensa della scuola primaria Ungaretti di Candia e della scuola dell’infanzia “Peter Pan”, operativa dall’inizio dell’anno scolastico 2025/2026 ha una superficie di 138 metri quadrati, ospita 100 alunni con doppio turno di refezione con conseguente estensione del tempo pieno scolastico. L’edificio è collocato al centro dei due plessi esistenti.

I lavori sono stati realizzati con un finanziamento PNRR di 297 mila euro e un importo complessivo di 380 mila euro. Oltre allo spazio mensa per i bambini sono presenti: cucina, dispensa, anti cucina e locale per lavaggio delle stoviglie, spogliatoio, doccia e servizi igienici per il personale addetto e altri spazi funzionali per la pulizia.

FZ e RT

Dal 5 al 7 giugno c’è “Derby – La festa del calcio anconitano”

Parteciperanno le squadre di Ancona Woman respect, Anconitana, Polisportiva Candia Baraccola Aspio, ASD Le Grazie Iuvenilia, Giovane Ancona Calcio, GLS Dorica AN.UR. Ancona, Junior Calcio Ancona, A.C. Nuova Folgore, Ponterosso Calcio, Portuali Dorica e le prime squadre di Ankon Dorica, Colle 2006, Nuova Aquila, Piano San Lazzaro, Pietralacroce. In contemporanea Mostra dedicata al grande campione mondiale Paolo Rossi dal titolo “Paolo Rossi un Ragazzo d’oro”.

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Napoleone e Ancona: una storia europea tra rivoluzione, porto strategico e fortificazioni

Cosa c’entra Napoleone con Ancona? A prima vista potrebbe sembrare poco: l’imperatore francese non nacque nelle Marche, ma nella periferica isola corsa, non vi stabilì la sua corte e anzi vi rimase solo alcuni giorni, e non combatté nella Marca le sue battaglie più celebri. Eppure, tra le altre cose, resta questa epigrafe scritta di sua mano: <Il suo – di Ancona – è il solo porto che esiste, dopo Venezia, sull’Adriatico; sotto ogni punto di vista è per noi essenziale>. Insomma, Ancona fu uno dei luoghi strategicamente più importanti dell’Adriatico durante l’età napoleonica, tanto da diventare un nodo militare, commerciale e politico essenziale per la Francia tra la fine del Settecento e l’apogeo dell’Impero, nel 1815. Non basta. Oltre ai siti scomparsi o meno, testimonianza del ruolo dei transalpini nella nostra città, parenti e amici del corso, i cosiddetti “napoleonidi”, svolsero un ruolo e un’influenza per nulla secondarie nel corso del successivo processo risorgimentale e oltre. È proprio per questo legame storico che oggi il Comune di Ancona, e in particolare l’assessorato al Turismo, ha scelto di aderire alla Federazione Europea delle Città Napoleoniche, una rete internazionale che riunisce città segnate dall’esperienza napoleonica e che promuove la valorizzazione del patrimonio storico e culturale di quell’epoca.

Per comprendere il rapporto tra Napoleone e Ancona bisogna tornare agli anni delle campagne d’Italia. Nel 1796 il giovane generale Napoleone Bonaparte (in origine il nome della famiglia, di origine toscana, era Buonaparte ma si decise di mutarlo perché il dittongo uo è poco affine alla lingua francese), guidò l’esercito transalpino contro gli Stati italiani e l’Austria, portando nelle penisola le idee della Rivoluzione francese: abolizione dei privilegi feudali, nuovi codici amministrativi, laicizzazione dello Stato e riorganizzazione dei territori. In questo quadro anche Ancona, allora appartenente allo Stato Pontificio, divenne un obiettivo strategico fondamentale. Il porto di Ancona aveva infatti un enorme valore militare e commerciale. Affacciato sull’Adriatico e naturalmente protetto dal promontorio del Conero, costituiva uno dei principali sbocchi marittimi dell’Italia centrale verso i Balcani e il Levante. I francesi compresero subito l’importanza di controllare la città: dominare Ancona significava controllare i traffici dell’Adriatico e limitare l’influenza austriaca nella regione. Per inciso l’importanza del porto di Ancona, sottovalutata da studiosi e media nazionali, ha caratterizzato numerosi altri eventi della storia dell’Adriatico e del Mediterraneo, da Traiano a Churchill. Nel febbraio del 1797 le truppe francesi entrarono ad Ancona quasi senza combattere. La città divenne immediatamente una base navale e militare della Repubblica francese e, successivamente, delle repubbliche “sorelle” e satelliti create in Italia sotto l’influenza napoleonica. Per la popolazione locale si aprì una fase di profonde trasformazioni politiche e sociali. Furono introdotte nuove amministrazioni civiche, vennero aboliti alcuni privilegi ecclesiastici e feudali e si diffusero ideali moderni legati al concetto di cittadinanza e di Stato laico. Quando il futuro imperatore soggiornò nella città Dorica, nel Palazzo Trionfi oggi non più esistente all’ingresso del porto, con il colpo d’occhio dell’esperto di artiglieria ordinò immediatamente di rafforzare le difese, in particolare quelle del Cardeto. In quei pochi giorni trovò anche il tempo di dare un’occhiata a un certo dipinto che tanto scalpore aveva suscitato tra i fedeli: Il quadro della Vergine di autore ignoto che, secondo la tradizione, avrebbe mosso gli occhi all’arrivo dei “giacobini senza Dio”. Quello stesso quadro potete oggi ammirarlo nel transetto sinistro della Cattedrale di San Ciriaco. Ancona visse però anche momenti drammatici. Nel 1799 la città fu assediata dalle truppe austro-russe-turche, e da un esercito di insorgenti guidato dl La Hoz durante le guerre della Seconda coalizione contro la Francia rivoluzionaria. Dopo mesi di resistenza, i francesi dovettero cedere. Tuttavia il controllo napoleonico sarebbe tornato poco dopo, consolidandosi soprattutto dopo il 1805, quando Napoleone divenne imperatore e riorganizzò gran parte dell’Italia sotto il dominio francese. Durante l’età napoleonica Ancona conobbe una significativa crescita amministrativa e infrastrutturale. I francesi investirono nelle fortificazioni del porto e nelle opere militari, trasformando la città in una delle principali piazzeforti dell’Adriatico. Vennero migliorati i collegamenti stradali e rafforzata l’organizzazione burocratica secondo il modello francese, più moderno e centralizzato rispetto a quello pontificio. Testimonianza di quelle temperie sono le fortificazione la lunetta alla Cittadella e al Cardeto, la polveriera Beato Amedeo nel parco della Cittadella, la villa di Colle Ameno, residenza estiva dei conti filo francesi Camerata, il Fortino Napoleonico di Portonovo, fatto costruire nel 1811 da Eugenio di Beauharnais, viceré d’italia, naturalmente il già citato dipinto della Madonna del Duomo, incorniciato da una splendido baldacchino del Vanvitelli. E quei palazzi che non ci sono più, vittime come buona parte del centro storico, dei bombardamenti dell’ultima guerra: quello dell’Appannaggio, che sorgeva all’ingresso del porto, coincidente con l’attuale palazzo della Banca d’Italia del Cirilli, e il Palazzo Trionfi, sul lato opposto a margine della piazza del Teatro, oggi piazza della Repubblica. Importante fu anche l’aspetto economico. Già dal Settecento Ancona godeva dello status di porto franco, istituito da papa Clemente XII nel 1732, che favoriva il commercio internazionale grazie a particolari agevolazioni doganali. I francesi cercarono di sfruttare questa vocazione commerciale inserendo Ancona nel sistema economico napoleonico. La città divenne così un centro strategico nei traffici marittimi e nei rapporti con l’altra sponda dell’Adriatico. L’influenza napoleonica lasciò tracce profonde anche nella cultura politica locale. Molti intellettuali e funzionari marchigiani aderirono alle idee riformatrici francesi, mentre altri si opposero all’occupazione straniera e alla politica anticlericale (l’albero della libertà, attorno al quale si svolgevano raduni e feste, fu sistemato nell’allora piazza del Mercato, oggi piazza del Plebiscito. Come in molte città italiane, il periodo napoleonico fu dunque vissuto in modo ambivalente: da una parte modernizzazione amministrativa e apertura europea, dall’altra occupazione militare, tassazione pesante e coscrizione obbligatoria. Il dominio francese terminò definitivamente nel 1815, dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo e il Congresso di Vienna, che riportò Ancona sotto il controllo dello Stato Pontificio. Tuttavia molte innovazioni introdotte durante il periodo napoleonico sopravvissero anche dopo la Restaurazione: l’idea di una pubblica amministrazione moderna, una diversa organizzazione territoriale e una nuova concezione dei rapporti tra cittadini e Stato. L’adesione Federazione Europea delle Città Napoleoniche, associazione riconosciuta dal Consiglio d’Europa, non rappresenta una celebrazione nostalgica delle guerre napoleoniche, piuttosto il riconoscimento di un’eredità storica che ha contribuito a trasformare la città. Attraverso questa partecipazione Ancona, lo stiamo già facendo, può promuovere il proprio patrimonio monumentale, le fortificazioni, gli archivi storici e i luoghi legati all’età francese, attirando studiosi, turisti e iniziative culturali internazionali. In definitiva, Napoleone “c’entra” con Ancona perché la città fu uno dei cardini della strategia francese nell’Adriatico e visse, tra il 1797 e il 1815, una stagione di profonde trasformazioni politiche, economiche e sociali. La presenza francese lasciò segni duraturi nella storia urbana e civile anconetana. Proprio questa memoria condivisa spiega perché oggi Ancona scelga di riconoscersi tra le città napoleoniche d’Europa: non per esaltare un impero, ma per comprendere meglio il proprio passato e il ruolo che la città ebbe nella costruzione della storia europea moderna.

Sergio Sparapani

Portonovo verso l’estate tra natura, accoglienza e nuovi servizi

Portonovo entra nella nuova stagione estiva con un’immagine sempre più definita: una Baia che tiene insieme tutela ambientale, qualità dell’accoglienza e fruibilità, mentre avanzano interventi destinati a modificare il volto dell’area nei prossimi anni. L’estate comincia con cantieri avviati, servizi già operativi e una serie di progetti che accompagnano la trasformazione in una direzione ormai chiara: rendere Portonovo accessibile e vivibile durante tutto l’anno, senza perdere il rapporto con il paesaggio che la rende uno dei luoghi più riconoscibili della costa adriatica.

La stagione estiva 2026 ha avuto, tra l’altro, un’anteprima prestigiosa su Disney + grazie a un episodio della docuserie di successo “Tucci in Italy”. Stregato dall’atmosfera e dai sapori, l’attore ha espresso tutto il suo apprezzamento, dopo aver gustato i moscioli selvatici di Portonovo in un ristorante della Baia.

Entrando nel dettaglio delle novità, uno degli interventi più visibili riguarda il campeggio La Torre del Conero, che punta alla classificazione a tre stelle dopo un percorso di riqualificazione che ha interessato servizi igienici, spazi comuni, percorsi interni e sistema fognario. La struttura resterà aperta dal primo maggio al 30 settembre e conferma una vocazione sempre più orientata al turismo all’aria aperta, anche internazionale: nel 2025 ha registrato quasi tremila arrivi e oltre 8.600 pernottamenti, con una presenza significativa di visitatori stranieri, soprattutto tedeschi. Accanto all’ospitalità tradizionale restano attivi servizi come noleggio canoe, bike ed e-bike e attività legate ai sentieri e al mare.

La stagione si apre anche con l’avvio dei lavori destinati a ridisegnare alcuni punti strategici: è partito il percorso per la ristrutturazione dell’ex colonia dei Mutilatini, destinata a diventare una struttura collegata al turismo sostenibile e all’educazione ambientale. Parallelamente prende forma il collegamento pedonale dal Lago Grande verso la chiesa di Santa Maria di Portonovo, insieme con il nuovo tratto a fianco della strada che punta a migliorare sicurezza e accessibilità.

Completata anche la riqualificazione dei capanni nella zona del Clandestino, pensati per integrarsi con il paesaggio del Parco del Conero. Il progetto si inserisce in un percorso più ampio che prova a rafforzare il decoro complessivo della Baia senza interrompere il legame con la sua identità storica e naturale.

La tutela ambientale resta uno degli assi centrali della stagione. Il Parco del Conero prosegue i progetti di salvaguardia della biodiversità, dal ripristino di habitat degradati alla protezione della fauna autoctona, fino alle attività contro le specie aliene nella zona del Lago Grande. Nell’area umida sono in corso installazioni di nidi artificiali per uccelli insettivori, mentre alle Terrazze è stato avviato un progetto di rinaturalizzazione. Sul fronte dell’accessibilità procede anche il progetto “Sentieri per Tutti”, finanziato dalla Regione Marche, che punta a rendere percorribile l’anello 309 di Portonovo anche a persone con ridotta mobilità e famiglie con passeggini, una direzione che accompagna l’idea di una Baia aperta a pubblici diversi e fruibile oltre la sola stagione balneare.

L’organizzazione dei servizi estivi è già entrata nel vivo. Dal 25 aprile è attiva la navetta gratuita che collega il parcheggio a monte con la Baia attraverso la linea 94, mentre i parcheggi gestiti da AnconaServizi mantengono le stesse tariffe dello scorso anno. Durante l’estate saranno impiegati fino a 14 ausiliari per la gestione della sosta e partirà anche un’attività di multi-service dedicata alla manutenzione di sentieri, staccionate e aree verdi.

Tra le novità di questa stagione compare inoltre una figura dedicata alla manutenzione nei mesi invernali, richiesta dagli operatori per garantire continuità nella cura degli spazi anche fuori dal periodo turistico. L’obiettivo è mantenere Portonovo ordinata e accogliente durante tutto l’anno, rafforzando un modello che guarda alla destagionalizzazione dei servizi e dell’offerta turistica.

Anche la chiesa di Santa Maria di Portonovo, tra i più preziosi gioielli romanici d’Italia, si prepara a un’estate più aperta e vissuta. Il piccolo edificio dell’XI secolo, simbolo di Portonovo e citato anche da Dante Alighieri, amplia il piano di valorizzazione con aperture programmate, visite guidate, escursioni e iniziative culturali al tramonto. L’idea è quella di restituire centralità a uno dei luoghi più suggestivi del Conero, intrecciando patrimonio storico e esperienza del paesaggio.

E’ stato inoltre inaugurato nelle scorse settimane il Laboratorio di Biologia Marina di Portonovo (Portonovo LAB), nuovo spazio di ricerca dedicato allo studio e alla tutela degli ecosistemi marini, presso la Spiaggiola in prossimità di Portonovo Pesca. Il laboratorio nasce in una delle aree più rappresentative del territorio, di grande valore ecologico e identitario, e si inserisce nel solco delle attività di ricerca e valorizzazione del mosciolo di Portonovo, simbolo della biodiversità locale e della tradizione marinara del Conero. In questa prospettiva, il Portonovo LAB sarà dedicato non solo alla ricerca scientifica (dagli studi sul mosciolo alla conservazione della biodiversità marina, fino all’analisi dei fenomeni di erosione costiera), ma anche ad attività didattiche rivolte agli studenti internazionali di Marine Biology e a iniziative di sensibilizzazione ed educazione ambientale. Il Laboratorio è stato realizzato grazie a un accordo tra UNIVPM e la Società Portonovo Pesca s.r.l., attraverso la ristrutturazione di un locale dei pescatori: un esempio concreto di collaborazione tra Ateneo, istituzioni e realtà del territorio per la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale e scientifico del Conero.