Cassetto digitale per il cittadino per servizi, certificati e pratiche on line

La trasformazione digitale del Comune compie un passo decisivo con l’attivazione del nuovo portale dei servizi online, uno strumento pensato per semplificare il rapporto tra cittadini e amministrazione, un vero e proprio punto di accesso unico ai servizi. Attraverso un’area personale, alla quale si accede in modo sicuro con SPID, Carta d’Identità Elettronica o Carta Nazionale dei Servizi, i cittadini possono presentare domande, seguire lo stato delle pratiche, effettuare pagamenti e ricevere comunicazioni direttamente dal Comune. Un modo per avere l’amministrazione “in tasca”, disponibile in ogni momento, anche dal proprio smartphone. Questo il link per accedere alla propria area personale https://shorturl.at/csrIg

“Un Comune più semplice, accessibile e vicino alle persone. È questo l’obiettivo che guida il percorso di digitalizzazione avviato dal Comune di Ancona, un cambiamento che negli ultimi mesi ha iniziato a farsi concreto nella vita quotidiana dei cittadini” conferma l’assessore Antonella Andreoli con la delega all’informatica che aggiunge “dai servizi scolastici alle pratiche anagrafiche e di stato civile, dalle sanzioni amministrative alle notifiche, sono decine i servizi che oggi possono essere fruiti online, senza code agli sportelli e senza vincoli di orario. Una trasformazione che punta a rendere il rapporto con la pubblica amministrazione meno burocratico, più veloce e capace di adattarsi ai tempi e alle esigenze di famiglie, lavoratori e imprese”.

La digitalizzazione non riguarda soltanto i cittadini, ma anche tutte le istanze che devono presentare i professionisti come le pratiche edilizie, l’avvio di attività economiche o la partecipazione a bandi pubblici o a concorsi per l’assunzione del personale. L’obiettivo è rendere i procedimenti più rapidi, ridurre i passaggi superflui e migliorare la trasparenza, permettendo a chi presenta una richiesta di seguirne l’iter. In questo modo il tempo risparmiato diventa un valore sia per i cittadini sia per gli uffici.

Un processo di cambiamento già iniziato da qualche anno a livello nazionale che prosegue con l’ultimo decreto PNRR dei giorni scorsi con ulteriori step come la durata della CIE per gli over 70, la tessera elettorale on line e nel pacchetto IT- Wallet, e la condivisione delle banche dati tra enti pubblici, in modo che il cittadino non debba presentare dichiarazioni già in possesso della pubblica amministrazione.

Accanto alla tecnologia, però, resta centrale l’attenzione alle persone e al target dei cittadini, soprattutto in una città come Ancona dove risiedono migliaia di over 70. Proprio per questo il Comune ha avviato percorsi di alfabetizzazione e facilitazione digitale, pensati per aiutare chi ha meno dimestichezza con gli strumenti informatici. Attraverso il progetto della Bussola Digitale della Regione Marche sono stati attivati corsi di avvicinamento ai nuovi servizi telematici della pubblica amministrazione e l’attivazione di un presidio alle ex circoscrizioni e presso gli uffici della Carta di Identità Elettronica per aiutare i cittadini a consultare pratiche o presentare istanze on line. Numeri alla mano da circa due anni sono oltre 3800 i cittadini che si sono rivolti agli sportelli della Bussola Digitale per attivare lo SPID o la carta di identità elettronica, ricevere assistenza alla compilazione di richieste o consultare una pratica, ma anche per la semplice installazione di un’applicazione sul telefono o per scaricare file in sicurezza. Un supporto fondamentale quello degli sportelli della Bussola Digitale che cercano di evitare che l’innovazione diventi una barriera e per garantire che nessuno resti escluso dal cambiamento. Gli orari degli sportelli di Facilitazione Digitale, disponibili su appuntamento sono consultabili qui https://bussoladigitale.regione.marche.it/#facilitazioni , inoltre prossimamente saranno organizzati nuovi corsi di alfabetizzazione digitale, sia di livello base che avanzato.

Il processo di digitalizzazione è reso possibile anche grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che il Comune di Ancona ha intercettato e che stanno consentendo di investire su infrastrutture tecnologiche, sicurezza informatica e interoperabilità con i sistemi nazionali della pubblica amministrazione.

Dietro questo percorso non c’è soltanto l’introduzione di nuovi strumenti, ma una vera e propria trasformazione culturale. Un modo diverso di pensare il Comune: non più soltanto un luogo fisico, ma un servizio continuo, comodo, sostenibile, più trasparente e più vicino ai bisogni reali della comunità.

Marco Loi

LA PAROLA AI CONSIGLIERI – DIEGO URBISAGLIA

Diego Urbisaglia – Componente del gruppo Consiliare ANCONA FUTURA

Da questa amministrazione solo promesse da marinai

In un’antica città di mare come Ancona le promesse da marinaio uno se le dovrebbe anche aspettare.

Ma quello a cui stiamo assistendo oramai da due anni e mezzo ha superato ogni più marinaresca aspettativa.

Viviamo a cadenza quotidiana gli stessi due scenari, nei quali da una parte si esalta l’ordinario che viene fatto passare  come qualcosa di straordinario, sia che si parli di manutenzioni ordinare, risposte a piccoli problemi amministrativi quotidiani, delibere di ordinaria amministrazione che arrivano in consiglio, in secondo luogo assistiamo a cadenza quotidiana a  continui ripensamenti su ogni scelta  presa  o promessa elettorale fatta.

Di fatto un cittadino anconetano che vive la città non può non notare come ci sia stata una regressione netta sulle manutenzioni cittadine, i servizi offerti, il decoro della città, le grandi opere che disegnano in prospettiva la nostra Ancona (e non parlo di quelle progettare, finanziate e iniziate a realizzare dal Sindaco Mancinelli), ma se per caso si taglia una siepe o si riposiziona un’altalena in un parco, questa amministrazione la vive e la propaganda come fosse una rivoluzione copernicana.

Allo stesso tempo assistiamo a continui inversioni di rotta o equilibrismi per far star in piedi posizioni prese e promesse fatte nella consapevolezza che quanto raccontato ai cittadini in campagna elettorale non è realizzabile o molto distante dal divenire realtà e il pensiero non può che andare su scelte come l’impianto crematorio di Tavernelle, il parcheggio San Martino, il misero fallimento del PIA 2 e tanto altro ancora.

Sorvolo sui tentativi di incolpare sempre chi c’era prima perché oramai è una strategia che come un boomerang  sta tornando indietro e si sta  abbattendo addosso a chi utilizza sempre questa scusante.

Ecco, arrivati al giro di boa di questa consiliatura e anche alla luce di un rispetto delle istituzioni cittadine da sempre dimostrato, ritengo che il rinnovato impegno che sto portando avanti come capogruppo di “Ancona Futura” e che mi vedrà coinvolto anche nei mesi a seguire, sarà quello di portare alla luce le tante  storture, promesse disattese e perché no, io le voglio considera vere e proprie prese in giro, di chi ha promesso un grande cambiamento e nei fatti non lo realizza.

I quartieri abbandonati, i borghi traditi, l’attenzione alla città che a quanto pare per questa amministrazione finisce fuori della galleria del Risorgimento (e anche prima della Galleria mi sembra che non si registrino risultati eccellenti), meritano un’attenzione specifica.

Ma soprattutto penso che la narrazione rispetto all’amministrazione della nostra amata Ancona debba tornare ad essere veritiera, perché non saranno quattro eventi strapagati o qualche conferenza stampa che descrive come straordinari semplici interventi ordinari a proiettare la città nei prossimi anni verso il futuro che merita.

Su questi temi rinnovo il mio impegno in Consiglio Comunale.

LA PAROLA AI CONSIGLIERI / FRANCESCO NOVELLI

Francesco Novelli – Componente del gruppo Consiliare FRATELLI D’ITALIA

Una città sempre più attenta ai bisogni dei giovani

Ancona sta vivendo una fase di trasformazione che guarda con maggiore attenzione ai bisogni delle nuove generazioni. Dopo anni in cui la città ha faticato a trattenere energie, oggi si avverte un cambio di passo: una volontà chiara di ricostruire un rapporto più stretto con i giovani, ascoltandone le esigenze e offrendo opportunità concrete di crescita, formazione e partecipazione. I giovani non sono soltanto destinatari di politiche pubbliche, ma protagonisti di una visione che intende restituire ad Ancona vitalità, dinamismo e futuro.

Un rilancio che passa anche dalla rappresentanza istituzionale e dall’impegno civico: sono infatti moltissimi i giovani consiglieri e i ragazzi che, attraverso la rappresentanza dei CTP o il mondo dell’associazionismo, prendono parte attiva alla vita politica e sociale della nostra città.

Università, sociale, sicurezza e sviluppo economico

In questo percorso, il rapporto con le università rappresenta un asse fondamentale. Ancona è una città universitaria a pieno titolo e rafforzare il legame tra istituzioni accademiche, Amministrazione comunale e tessuto produttivo significa creare un ecosistema favorevole alla formazione, alla ricerca e all’occupazione qualificata.

Favorire la permanenza degli studenti dopo il percorso di studi, attrarre giovani ricercatori, sostenere l’innovazione e le start-up non è solo una scelta economica, ma una vera politica strategica che incide direttamente sulla qualità della vita.

È una scelta chiara che l’Assessorato alle Politiche Giovanili e ai Grandi Eventi stanno portando avanti, insieme a tutta l’Amministrazione comunale, con costanza e determinazione, e che sta già producendo i primi risultati concreti. Dai concerti alle occasioni di aggregazione in città, dal Festival StartAN agli eventi Erasmus, fino alla nuova tessera dello studente: azioni pensate per offrire ai giovani una città capace di rispondere alle loro reali esigenze.

Altro aspetto cruciale è l’attenzione all’ambito sociale e alla sicurezza. Una città che vuole essere attrattiva deve sapersi prendere cura delle fragilità. Politiche sociali efficaci, una presenza costante sul territorio e la collaborazione con il Terzo Settore sono strumenti essenziali per costruire coesione e senso di appartenenza.

Allo stesso tempo, sicurezza e legalità rappresentano condizioni indispensabili per garantire spazi pubblici vivibili e relazioni sociali positive. Un percorso che passa anche dal rafforzamento del controllo del territorio, da un presidio efficace degli spazi urbani e, per quanto di competenza, dall’azione quotidiana della Polizia Locale che, grazie all’impegno dei suoi agenti e all’attenzione dell’Amministrazione, contribuisce giorno dopo giorno al raggiungimento di questi obiettivi.

Il rilancio di iniziative culturali, commerciali e imprenditoriali rappresenta un altro tassello fondamentale. Ancona sta lavorando per rendere il proprio tessuto socio-economico più dinamico e attrattivo, valorizzando l’identità della città, il suo patrimonio storico, il rapporto con il mare e il porto, ma anche sostenendo nuove forme di economia urbana. Eventi culturali, rigenerazione degli spazi, valorizzazione dei mercati e sostegno alle attività economiche di prossimità sono strumenti concreti per animare la città e favorire nuove opportunità.

Per troppo tempo Ancona ha faticato a esercitare pienamente il proprio ruolo di capoluogo; oggi, passo dopo passo, torna a essere protagonista nello scenario regionale, dialogando con le altre istituzioni e avanzando proposte. Alla base di questo processo vi sono il confronto costante e l’ascolto. Solo coinvolgendo cittadini, categorie economiche, associazioni e mondo giovanile è possibile interpretare correttamente i bisogni della città e costruire politiche efficaci.

Guardare avanti con responsabilità e fiducia

In questi due anni e mezzo le aree di intervento sono state numerose e i risultati iniziano a essere tangibili.

Il lavoro della Giunta e dell’Amministrazione sta andando nella giusta direzione, con la consapevolezza che i cambiamenti strutturali richiedono tempo, continuità e visione. Le sfide non mancano e saranno sempre più complesse, ma la città guarda al futuro con maggiore fiducia. La classe politica chiamata a governare Ancona deve continuare a farlo con responsabilità e determinazione.

La candidatura di Ancona a Capitale italiana della Cultura è solo una delle sfide che ci attendono: un’opportunità per rafforzare un percorso già avviato e per valorizzare ulteriormente il nostro patrimonio che, grazie a un approccio integrato tra turismo, eventi e tessuto economico, sta riscoprendo un nuovo protagonismo.

In un quadro così complesso, il lavoro del Consiglio comunale resta fondamentale. L’impegno e il confronto tra i consiglieri, al di là delle appartenenze politiche, sono elementi essenziali per garantire una guida equilibrata e credibile. È nel dibattito democratico e nella responsabilità istituzionale che Ancona può continuare a costruire il proprio futuro, con sana ambizione e un forte senso di comunità.

Nuova dimensione urbana per Corso Garibaldi, al via i lavori per arredo e luci

Panchine e fioriere bianche, nuova luce, zone di sosta e di incontro eleganti e con uno stile contemporaneo, capace comunque di non “tradire” il contesto architettonico antico e di pregio. Per corso Garibaldi inizia da lunedì 26 l’importante intervento su arredi e illuminazione che porterà una nuova dimensione urbana anche all’intero asse da mare a mare, che avrà nella nuova piazza della Repubblica il punto nevralgico di partenza/arrivo.

In termini tecnici, prende il via il primo stralcio dei lavori di riqualificazione per la nuova illuminazione e arredo urbano: lavori edili di demolizione di parte di pavimentazione e di predisposizione delle linee elettriche e idriche per l’impianto a goccia temporizzato sulle fioriere: inizieranno i lavori ai sottoservizi che renderanno possibile il nuovo impianto di illuminazione e la posa in opera degli arredi e dei nuovi lampioni.

Vediamo da vicino gli elementi del progetto. Panchine dalle linee sobrie, in pietra bianca ricostruita e con trattamenti antigraffito e antidegrado, di varie dimensioni: alcune avranno uno schienale in legno, altre senza permetteranno sedute bifronte. Le panchine saranno dotate di un sistema di illuminazione nel basamento che verrà accesa per particolari eventi. Stesso materiale e stile anche per le fioriere. E a proposito di illuminazione (i lavori affidati ad Anconambiente faranno parte del secondo stralcio) è stata progettata con una distribuzione su pali alti 5,5 metri e disposta a “quinconce” cioè alternati lato destro e sinistro per avere ottiche asimmetriche e illuminare maggiormente la parte centrale del Corso, con la minore interferenza possibile con le vetrine dei negozi. I nuovi lampioni presenteranno linee moderne ed essenziali in acciaio grigio. L’illuminazione sottogronda nei palazzi, oggi in funzione, sarà spenta nell’uso quotidiano, ma potrà essere accesa in caso di eventi particolari che richiedano più illuminazione.

Anche la distribuzione degli elementi di arredo è prevista in maniera alternata per conferire un ritmo dinamico alla composizione. Si rinnova, dunque, senza stravolgere: l’idea alla base della riqualificazione è quella di creare zone di sosta con elementi dalle nuances chiare e con la sottolineature dell’elemento verde: saranno piantate Photinia Red Robin, tipologia di pianta sempreverde molto resistente che tollera bene la soluzione in vaso, con uno speciale effetto bicromatico rosso/verde in base al periodo dell’anno.

Il cronoprogramma di progetto prevede 145 giorni per l’esecuzione dei lavori, che dureranno quindi fino alla fine di giugno 2026: la cantierizzazione sarà “mobile” e organizzata a fasi, un isolato alla volta garantendo anche l’uso degli attraversamenti carrabili perpendicolari al Corso. Inizierà nel primo tratto che va da Piazza Cavour a Via Castelfidardo per poi scendere verso Piazza Roma e poi verso Piazza della Repubblica; la fase uno verso Piazza Cavour, più breve e ridotta come dimensioni, servirà anche da test per calibrare al meglio le interferenze, adottando poi eventualmente quanto necessario per ridurre al minimo le eventuali problematiche che si possano riscontrare. L’area di cantiere, in ogni fase successiva, occuperà solo la parte centrale del Corso, lasciando liberi i due “marciapiedi” laterali per una larghezza di circa 3 metri, garantendo sempre il passaggio pedonale e gli ingressi alle attività commerciali nonchè il passaggio per mezzi di soccorso.

La Pala Gozzi di Tiziano rappresenta Ancona ai Giochi Olimpici Invernali

nell’ambito delle celebrazioni per i 450 anni dalla morte dell’artista del Cadore

C’è un pezzo di Ancona alle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, ormai imminenti. Non una rappresentanza sportiva – le discipline su neve e ghiaccio non sono il nostro forte, ma ci sta- bensì un’ immagine iconica- la celeberrima “Pala Gozzi” di Tiziano – del patrimonio culturale della nostra città. Un patrimonio che si sta facendo strada del panorama nazionale grazie alla splendida rivisitazione della Pinacoteca civica F.Podesti, riaperta a fine 2025 e diventata in breve tempo un faro della cultura nel territorio, grazie anche a nuovi orari, nuovi abbinamenti con mostre di arte contemporanea, e perché no?, ad un efficace lavoro di comunicazione. E mettiamoci anche -neanche a dirlo- la chiamata a raccolta delle associazioni per la candidatura di Ancona, Capitale Italiana della Cultura 2028. Il dipinto è stato concesso in prestito alla Magnifica Comunità di Cadore e alla Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore per l’eccezionale l’iniziativa espositiva “Tiziano e il Paesaggio”Dal Cadore alla Laguna: la Pala Gozzi e la Sommersione del Faraone con cui dal 23 gennaio al 26 marzo a Pieve di Cadore, paese natale di Tiziano (1488/90-1576) presso il Palazzo della Magnifica Comunità del Cadore si avviano le celebrazioni per i 450 anni dalla morte del sommo artista: un’ampia riflessione sul tema del paesaggio nella pittura del Maestro attraverso il dialogo tra due opere ritenute fondamentali della produzione del Vecellio entrambe degli anni venti del Cinquecento. Grande enfasi è stata data pertanto all’arrivo per la prima volta in Cadore della pala conservata ad Ancona, l’ unica opera firmata con il toponimo dell’artista, ovvero “Titianus Cadorinus”, che offre tra l’altro la possibilità di ammirare la prima veduta pittorica moderna della laguna di Venezia. La mostra su Tiziano, ideata da Bernard Aikema e curata da Thomas Dalla Costa sarà seguita da una seconda mostra nel mese di luglio e da un convegno di studi nel 2027, grazie alla collaborazione del Comune di Pieve di Cadore e all’organizzazione generale di Villaggio Globale International, con l’intento di esplorare nuovi aspetti su un tema noto ma ancora ricco di suggestioni, stimolando interrogativi, dibattiti interdisciplinari e inediti orizzonti di ricerca e riflessione .

La mostra “Tiziano e il Paesaggio. inserita come si diceva nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 ha il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali e della Provincia di Belluno, il fondamentale sostegno della Fondazione Cariverona, il contributo della Regione del Veneto e del Consorzio dei Comuni Bim Piave di Belluno, partner la Rete Museale Cadore Dolomiti e il mensile Il Cadore. La “Pala Gozzi”ovvero la Vergine con il Bambino in gloria, con i santi Francesco e Biagio e il donatore Alvise Gozzi e imponente dipinto ad olio di quasi 3 metri e mezzo di altezza (324 x 207 cm) eseguito nel 1520 per la chiesa di San Francesco ad Alto ad Ancona, potrà dunque essere ammirata in tutta la sua magnificenza dai centinaia, forse migliaia di visitatori che affolleranno Cortina e tutto il territorio.

La Pala Gozzi= l’opera commissionata dal mercante di Ragusa Alvise Gozzi – capolavoro della nostra Pinacoteca Civica – è caratterizzata da una sorta di doppio paesaggio: oltre a una vegetazione che ricorda il panorama dell’entroterra veneto nella finestra che si apre sulla sinistra, centrale è la vista di un tratto di mare e, all’orizzonte, il profilo di una città che sorge dall’acqua: chiaro riferimento alla Serenissima e di fatto prima rappresentazione della laguna veneziana nella pittura modera . Sottoposta recentemente anche ad indagini diagnostiche pubblicate e presentate per la prima volta in questa occasione – mostra tutta la sua potenza innovativa nella componente paesaggistica che è integrata con la scena religiosa in maniera dinamica ed emotivamente coinvolgente, nella struttura compositiva, nel trattamento della luce e del colore che creano un effetto di profondità spaziale e tridimensionalità, e infine nell’uso rivoluzionario della prospettiva atmosferica, che influenzerà molti pittori europei dei secoli successivi. La Pala ha un significato politico ed escatologico: è un’opera che esalta Venezia, celebrando nel 1520 la ripresa del suo dominio sull’Adriatico, con il venir meno delle misure restrittive imposte dieci anni prima da papa Giulio II, e dunque il ritorno dei dazi nei confronti di Ancona in cambio della sua sicurezza.

Concomitante, o quasi, alla presenza eccezionale in Cadore della Pala Gozzi sarà il prestito e l’esposizione alal Pinacoteca di Ancona della famosissima Annunciazione Malchiostro di Tiziano, opera che data anch’essa 1520 come la pala anconetana e conservata da sempre nella Cattedrale di Treviso. La bellissima Cappella Malchiostro, capolavoro del principale edificio sacro della cittadina veneta, impreziosita anche dagli affreschi di Pordenone, sarà infatti sottoposta nei prossimi mesi a importanti interventi di restauro che, imponendo la movimentazione del celebre dipinto di Tiziano, consentono un momento unico di dialogo e scambio culturale, grazie anche al sostegno di DBA Group.

FZ

IL PERSONAGGIO/ Il Comandante Augusto Selva e i piloti del porto nella storia di Ancona

Sembra un personaggio uscito dai romanzi di Salgari o Verne- che tanto amava da ragazzino- o meglio ancora di Melville o Conrad, Augusto Selva, capo pilota del porto di Ancona, in congedo dall’11 gennaio di quest’anno. In servizio nel capoluogo dorico dal marzo 1998, alla guida della corporazione dei piloti per quasi 11 anni, il Comandante Selva, 63 anni, registrato con il n.13, non passa inosservato nel porto e in città per il portamento e l’aspetto alto e asciutto, la barba da lupo di mare, lo sguardo acuto e fiero, il passo veloce e dinamico. A colpire soprattutto è la cadenza: un misto di veneto giuliano e anconetano, che lo rende davvero inconfondibile, sia nell’affrontare argomenti seri e articolati, sia nel raccontare aneddoti e ricordi divertenti, aprendosi al sorriso. Nato e cresciuto a Trieste, il più grande porto dell’Adriatico, Selva (che porta il nome del nonno, navigante) non ha avuto vita facile: orfano di madre ai suoi primi giorni di vita, è stato accolto dagli zii che non navigavano certo nell’oro e si è perciò rimboccato le maniche fin da piccolo: dopo il diploma all’Istituto Nautico, con il titolo di allievo capitano di lungo corso (e successivamente capitano di lungo corso), si è formato all’Accademia navale di Livorno e quindi imbarcato come guardiamarina su un cacciamine. In seguito il passaggio alle navi mercantili, a bordo delle quali ha girato il mondo per anni. Infine la decisione di dare una svolta alla sua vita, di tornare sulla terra ferma per stare vicino alla moglie Federica e alle due figlie nate nel frattempo, e poi alla terza, arrivata più tardi. A fine anni Novanta nel porto della città natia tutti i posti erano coperti, perciò Selva guarda verso sud e la scelta cade su Ancona , città alla quale approda superando il concorso per il ruolo di pilota, per il quale i candidati necessitano di esperienza, preparazione e capacità.

Nell’incontrare il Comandante Selva, gli chiediamo di chiarirci

chi è e cosa fa un pilota del porto:

I piloti del porto- esordisce con certa modestia- sono dei consiglieri, degli assistenti, dei suggeritori per i comandanti delle navi che arrivano e partono, di qualsiasi bandiera e nazionalità, indicando le rotte d’ingresso, perché conoscono bene le correnti, le maree, i venti, i fondali. Essendo i primi a salire, raggiungendo con le loro pilotine le navi quando entrano, sono i primi che vengono a conoscenza di quello che succede a bordo,”. Andando a leggere sui siti dedicati si apprende che il pilota di porto è una figura fondamentale, di altissimo profilo e responsabilità: “ è un esperto marittimo altamente specializzato che assiste il comandante di una nave nelle complesse manovre di entrata, uscita e spostamento all’interno di un porto, garantendo sicurezza e efficienza grazie alla sua profonda conoscenza dei canali, fondali, correnti e venti locali, operando H24 e coordinandosi con i servizi portuali come i rimorchiatori” . Neanche a dirlo, sono necessarie capacità atletiche non indifferenti, nonchè doti di abilità, coraggio, determinazione e, sul piano della comunicazione, la padronanza della lingua inglese. “Il pilota del porto è un consulente esperto– conferma il nostro interlocutore- che conosce il porto meglio di chiunque altro e si trova a fronteggiare situazioni critiche. Sul piano della sicurezza, il suo obiettivo principale è prevenire incidenti, assicurando un transito sicuro ed efficiente in condizioni meteorologiche molte volte avverse”. E qui sorride, ricordando una tra le non poche disavventure, quando, cioè, scortata una nave diretta in Albania all’uscita del porto in una burrascosa serata di dicembre, le condizioni del mare erano talmente perturbate che non gli fu possibile “saltare” sulla pilotina e rientrare in porto e si trovò, pertanto, a trascorrere il giorno di Natale a Durazzo.

Legato, sì, e tanto alla sua Trieste dove una parte della famiglia, aumentata con l’arrivo di due nipotine, ciclicamente risiede e lavora, Augusto Selva è però attaccatissimo ad Ancona, città nella quale ha instaurato profondi legami con i colleghi piloti, con gli operatori del porto nei suoi tanti ambiti: addetti ai rimorchiatori, marittimi e funzionari di compagnie di navigazione, agenzie, gli stessi armatori, Autorità Portuale, Capitaneria, Fincantieri e altri cantieri, operatori commerciali ecc. Guai chi gli tocca Ancona “uno dei migliori porti italiani e dell’Adriatico”- dice, del cui tessuto in tanti anni è talmente entrato a fare parte da conoscere da vicino le storiche famiglie che legano la loro vita a quella della storia dello scalo: Archibugi, Morandi, Rossi, Amatori e Mauro, per fare qualche nome.

Ancona ha molti primati– rimarca con forza e, interpellato, in merito all’annuncio della candidatura a Capitale del Mare: di sicuro ha i numeri per candidarsi per il suo profilo storico. E una antica Repubblica marinara ed è un porto importante per l’Oriente. Ha competitor di più ampie dimensioni, quali Trieste, Venezia e Ravenna (la principale contendente) tuttavia non si dimentichi che la corporazione dei piloti del porto -che risale al 1864- è una delle più antiche d’Italia.” Temi che Selva ha approfondito nel lavorare ad un poderoso progetto editoriale in itinere che – prendendo le mosse dalla corporazione dei piloti del porto dorico- si allarga alla storia, allo sviluppo, ai grandi cambiamenti attraversati dal porto di Ancona dal secondo dopoguerra ad oggi. “Inizialmente sono stati trovati nominativi dei piloti del passato in un vecchio libro di contabilità della corporazione– spiega . Iniziano dal 1944 quando la motonave olandese Linge entra nel porto di Ancona, ad una settimana della Liberazione da parte del Corpo d’Armata polacco. Il porto era martoriato, completamente distrutto dai bombardamenti angloamericani, la prima nave che approdò, seguita nei giorni successivi da navi militari. L’idea del libro che voglio realizzare attraverso lo studio delle fonti è fare chiarezza su chi fossero questi piloti dei quali avevamo solo i cognomi. La ricerca nasce attraverso l’archivio di Stato di Ancona e le Biblioteche delle Marche, dalle quali ho ricevuto grande disponibilità (Ancona, Osimo, Fano e Fermo). E’ stato poi automatico estendere alle altre attività portuali senza le quali i piloti non avrebbe ragione di esistere . La storia della portualità dal 1863 in poi che sto ricostruendo passa attraverso circa 35.000 pagine di quotidiani e altre pubblicazioni del passato che ho visionato, una per una. Ho preso confidenza con i personaggi della storia della città

Ce ne dica alcuni

Per quanto riguarda i piloti, fino al 1945 erano tutti anconetani e marchigiani. La corporazione era nata da tempo con un decreto regio. Dobbiamo pensarli a bordo non delle classiche pilotine ma di imbarcazioni a remi (otto) che si recavano incontro alle navi fino allo scoglio della Volpe, che oggi non esiste più, è stato assorbito dalle mura del cantiere; oltre che occuparsi delle manovre si occupavano anche dell’ormeggio, era un lavoro di grande fatica Solo dopo la seconda Guerra mondiale il servizio di pilotaggio- dapprima facoltativo- diventerà obbligatorio. Il pilota più conosciuto del passato è Mariano Corsini, padre del rinomato fotografo Emilio, cui è intitolato il “fondo Corsini”. Il suo nome nel registro ottocentesco dei piloti- detti “pratici”- è affiancato a quelli di Lorenzo Crudeli, Giuseppe Gizi, Emidio Monaldi, Pio Augusto Mariselli, Edoardo Papini, Enrico Del Monte, Enrico “Mariano” Ferroni e Cesare Battistelli. Ma queste figure esistevano ancora prima, erano marinari del posto che davano aiuto ai comandanti. Solo più tardi il pilotaggio divenne obbligatori in certi porti.

Ancona diede il via al riconoscimento di questa categoria, quindi?

Sicuramente sì, insieme alle più antiche corporazioni dei Genova e Livorno e contemporaneamente a quella di Savona. Nel 1871 ne erano registrati ben 312 piloti pratici in tutta Italia. Attraverso le cronache cittadine, e poi cercando i volti nel cimitero cittadino ho ricostruito tante storie, tante vite. Dei nostri predecessori e delle loro famiglie. Come quella di Palmerino Loffredo, già comandante della Nennella, affondato in porto dai bombardamenti alleati, e subito impiegato da pilota non appena il porto fu liberato. E poi il Capitano Ferroni, per oltre 40 anni in mare, di cui 20 ininterrottamente da capo pilota , nominato nel 1913 Cavaliere della Corona d’Italia in considerazione dei servizi prestati alla Marina, “esempio per i giovani di zelo e bravura”. E ancora il Comandante Guido Novelli, primo capitano di lungo corso della corporazione, medaglia di bronzo al V.M., ufficiale sommergibilista della grande guerra, Cavaliere di Vittorio Veneto, o più recentemente Antonio Caso nominato Cavaliere della Repubblica dall’allora Presidente Gronchi, pèer il salvataggio della nave scuola tedesca Pamir, affondata in Atlantico.

Cos’altro ricostruisce il suo libro?

Attraverso le ricerche condotte ho ritrovato anche documentazione sulle rotte del passato. Tra i documenti riemersi dagli archivi, la locandina della linea Ancona- Alessandria d’Egitto, che per un lungo periodo di tempo fu appannaggio della famosa compagnia inglese P&O che scalando i porti adriatici toccava ogni due settimane anche Ancona e i cui equipaggi erano composti anche da marittimi anconetani. Per Ancona transitavano numerosi vapori inglesi, austriaci ecc di linee importanti quali la Robinson, la Florio, la Rubatino con navi dirette alla Dalmazia principalmente, ma anche molto oltre, arrivavano fino a Costantinopoli, e una fino a Bombay (1900). C’era addirittura una linea delle banane dall’Africa, a metà tra le due guerre, che si divideva in due rami, costeggiando l’Africa. E non dimentichiamo l’anconetana SAIM (Società anonima industrie marittime).” Nella documentazione il nostro capo pilota rievoca anche i naufragi, gli incidenti, le operazioni di soccorso in mare, ad esempio la vicenda della nave che è finita incagliata davanti a Portonovo. E anche la storia delle compagnie di navigazione, molte delle quali non esistono più, oggi ci sono pochi colossi nati dall’accorpamento di altre. Tutto questo e molto altro gli interessati alla Storia di Ancona lo troveranno nel volume che dovrebbe essere dato alle stampe nel corso dell’anno.

Ad Augusto Selva facciamo un’ultima domanda: quali sono stati e sono oggi i punti di forza del porto di Ancona, dove i piloti continueranno a operare con la loro formazione e profonda esperienza, e con il consueto senso del dovere, pronti ad adattarsi ad una costante e necessaria evoluzione?

Dopo la devastazione dei bombardamenti, il porto si è ripreso negli anni Cinquanta/Sessanta grazie all’impegno dell’intera comunità portuale e all’avvio della raffineria API, che ha prodotto un ingente movimentazione di capitali e mezzi, nonché l’entrata in funzione dei primi silos granari, nel 1961. Insieme al boom del traffico crocieristico verso la Grecia e più tardi verso la Jugoslavia, questi elementi determineranno la definitiva rinascita dello scalo dorico. Venendo ai nostri giorni, il mercato è notevolmente cambiato e così le rotte commerciali e turistiche e risente della forte competizione con la non lontana Ravenna, oltre che dei due colossi Trieste e Venezia e anche di Bari. Detto questo, va sottolineato il grande lavoro dell’Autorità di Sistema per il porto di Ancona in questi anni, con il consolidamento della banchina 23 e l’estensione della banchina 27, nonché il rifacimento delle banchine 19,20 e 21. Ci sono sfide complesse con cui misurarsi: come tutti sanno si rende necessario un assoluto controllo dell’inquinamento ambientale nei porti per la tutela della salute umana e del mare. A riguardo, gli armatori si stanno attrezzando e di conseguenza tutte le istituzioni pubbliche e private dovranno assecondare il cambiamento. Dalle compagne crocieristiche arriva da tempo la domanda di ampliamento di banchine e fondali per accogliere le sempre più ampie navi costruite negli ultimi anni (lunghe fino a 330 metri) e se la città vuole giocare questa carta per incrementare l’economia del turismo dovrà tenerne conto.

Federica Zandri

Le FOTO STORICHE : 1) Mariano Ferroni, per oltre 20 anni capo pilota, fino al 1913; 2) gruppo al Molo Clementino, giugno 1952= da sinistra a destra un funzionario comunale, il presidente dei piloti italiani, Comandante Cesare Rosasco, capo pilota di Genova, il capo pilota di Ancona Guido Novelli (M.B.V.M.), i piloti Giuseppe Russo e Mariano Biondi; 3) NGI- linea per Egitto e India; 4) Società anonima Adriatica-Orientale. locandina 1863

University Card, crescono le attività convenzionate e gli studenti iscritti


A quasi tre settimane dall’avvio della University Card, il nuovo strumento digitale pensato per gli studenti dell’Università Politecnica delle Marche, si registrano i primi riscontri concreti. In una fase dichiaratamente sperimentale, i dati iniziali indicano un interesse diffuso, soprattutto da parte delle attività commerciali, che in questa fase sono chiamate ad aderire. Molti e diversificati sono i settori merceologici delle attività già attive, che sono circa 70. E’ interessato praticamente tutto il commercio di prossimità. Le macrocategorie già attive nella card sono: abbigliamento, beauty (parrucchieri, ottiche, estetiste, profumerie), cultura (musei, mostre), food, formazione (scuole di lingua), immobiliare, informatica, libri, oggettistica, salute, sport, teatro e tempo libero.

Sebbene inoltre non sia ancora partita la campagna di comunicazione per gli studenti, sono già oltre 300 le iscrizioni.

Il progetto nasce come test sul campo, con l’obiettivo di crescere attraverso l’uso diretto da parte degli studenti e l’adesione progressiva degli esercenti. Come ha spiegato l’assessore all’Università Marco Battino, «con il rilascio della Card il percorso di accoglienza e di inclusione degli studenti universitari ad Ancona compie un ulteriore passo avanti». Battino ha sottolineato come l’iniziativa risponda a un impegno assunto con l’Università e con gli studenti, per «costruire una città davvero pensata per loro e per rendere Ancona non solo il luogo in cui si studia, ma anche il luogo in cui si vive bene». La University Card, ha aggiunto, è «uno strumento concreto, che mette in rete esercizi, servizi, cultura, mobilità, sport e occasioni di socialità», capace di far sentire gli studenti parte della comunità cittadina.

La Card è destinata a tutti gli iscritti all’Università Politecnica delle Marche, indipendentemente dal luogo di residenza, e si inserisce nel progetto più ampio di Ancona Città Universitaria. Un disegno che comprende nuovi spazi studio, servizi di orientamento, attività culturali condivise e un rapporto più strutturato tra istituzioni, Ateneo e territorio. La piattaforma digitale collegata alla Card funge da punto di accesso unico alle opportunità offerte dalla città, con informazioni e agevolazioni che spaziano dall’abbigliamento al benessere, dalla cultura al cibo, dalla formazione allo sport, fino al teatro, al tempo libero e all’accesso a mostre e Pinacoteca. Sul fronte culturale, Marche Teatro ha aderito sin dalle prime fasi. Il direttore Giuseppe Dipasquale ha spiegato che l’adesione nasce dalla convinzione che «il teatro debba essere uno spazio vivo, attraversabile, parte integrante della quotidianità dei giovani». L’iniziativa, ha aggiunto, contribuisce ad «abbattere distanze, stimolare curiosità e creare un legame duraturo tra i ragazzi, il territorio e i luoghi della cultura», rappresentando un investimento sul pubblico di oggi e di domani.

Attraverso questo link è possibile accedere alla Web app e registrarsi come studente, inserendo i propri dati anagrafici e la matricola, oppure compilare un modulo on line come attività commerciale per gli esercizi che hanno intenzione di promuovere una scontistica o delle agevolazioni.

Anche l’Università Politecnica delle Marche ha rimarcato il valore strategico della Card. Il rettore Enrico Quagliarini ha definito il progetto «un passo concreto verso una città sempre più accogliente e integrata con la comunità universitaria», capace di offrire agli studenti non solo opportunità di studio ma anche servizi e agevolazioni che migliorano la qualità della vita ad Ancona. Una visione condivisa che rafforza il legame tra Ateneo, istituzioni e territorio.

Il coinvolgimento delle associazioni di categoria, CNA, Confartigianato e Confcommercio, conferma la volontà di costruire un progetto condiviso. I rappresentanti delle associazioni hanno ribadito che la crescita della popolazione studentesca rappresenta un’opportunità per l’intero tessuto economico e che ora spetta alle imprese tradurre la Card in uno strumento realmente utile e diffuso, capace di interessare non solo il centro ma tutti i quartieri cittadini.

Uno step successivo già programmato prevede inoltre la possibilità di switch nella lingua inglese, anche in considerazione della crescente presenza ad Ancona di numerosi studenti internazionali. Sin da subito sono stati consegnati ai commercianti aderenti una vetrofania e altro materiale informativo da mettere a disposizione nei propri negozi.

Nelle prossime settimane la fase sperimentale proseguirà quindi con l’ingresso di nuove attività commerciali e con l’ampliamento progressivo delle convenzioni, elementi che consentiranno di valutare l’impatto effettivo della University Card sull’offerta di servizi per gli studenti e il valore di questo servizio per l’integrazione tra città e comunità universitaria.

Capitale italiana del mare 2026: Ancona si candida forte della secolare identità marinara

Ancona nasce dove il mare si piega due volte verso la città, e in quella curva trattiene secoli di arrivi, partenze, naufragi e ripartenze che hanno insegnato a una comunità intera a vivere sul bordo mobile tra terra e acqua. Un gomito proveniente da lontano che ha sempre saputo essere difesa e accoglienza.
Qui il mare non è mai stato un paesaggio da contemplare, ma un giudice esigente e un alleato fedele. Ha portato lavoro e ricchezza, ma anche fatica, migrazioni, mescolanza di lingue, fedi e destini, trasformando un porto in un laboratorio quotidiano di convivenza e allestimenti di storie, di produzione di pensiero e costruzione di identità dinamiche. Forte di queste radici, Ancona si è candidata a Capitale Italiana del Mare 2026, rispondendo al bando istituito per la prima volta dal Dipartimento per le Politiche del Mare della Presidenza del Consiglio dei Ministri, finalizzato a promuovere l’identità marittima, la sostenibilità ambientale, l’economia del mare e il patrimonio storico-culturale delle città costiere. Il titolo del dossier depositato, dal titolo “Da mare a mare: ecologie delle coesistenze. Dove il mare diventa città”, indaga e costruisce progetti su un tema, quello del mare, multidimensionale e trasversale, capace di toccare non solo gli ambiti più strategici per la città ma il cuore stesso della comunità dorica. Una città che vive con il suo mare, anzi con i suoi tanti mari, un rapporto stretto: sotto il profilo economico (porto, cantieristica, pesca e trasporto merci e passeggeri), o di relazioni politiche come città fondatrice del Forum delle città dell’Adriatico e Ionio e sede del Segretariato, sotto il profilo turistico con Parco del Conero e Baia di Portonovo, con le sue Bandiere Blu, sotto il profilo universitario e di ricerca con il suo impegno verso la sostenibilità ambientale e verso la salvaguardia del suo habitat, ma anche sul piano del benessere, della gastronomia, dello sport e dell’arte.
Non è un caso dunque che all’appello dell’Amministrazione rivolto a soggetti pubblici, privati, associazioni e imprese interessati a proporre progetti in grado di valorizzare l’identità marinara della città e il rapporto tra mare, economia, tradizioni e comunità, la risposta è stata corale, trasversale e con una larga condivisione di intenti: 150 sono stati i progetti presentati da 118 soggetti diversi e di questi 87 selezionati per il dossier; a cui si aggiungono i 52 del Comune di Ancona. Un patrimonio che ha reso ricco e multidisciplinare il dossier di candidatura curato dalla società Marchingegno di Ancona.
“Da anni la città lavora lungo assi molteplici e convergenti: progettualità urbane, ricerca scientifica, economia portuale, tutela ambientale, politiche turistiche e progetti culturali,  pratiche sociali e partecipazione. Percorsi diversi, spesso autonomi, che oggi trovano nel mare un principio ordinatore, un campo comune di senso – ha sottolineato il sindaco Daniele Silvetti nella sua lettera che introduce il dossier – . La candidatura non nasce dunque come iniziativa isolata, ma come un atto di messa a fuoco. Rende visibile ciò che già esiste: un ecosistema di azioni, relazioni e visioni che riconoscono nel mare non solo una risorsa, ma un’infrastruttura culturale, ecologica e simbolica”. 

I progetti sono stati presentati da enti e istituzioni pubbliche, associazioni, fondazioni, enti del terzo settore, imprese e operatori economici, istituzioni culturali, scientifiche e formative e soggetti operanti nei settori della cultura, dell’ambiente, del mare, del turismo, dell’innovazione e della blue economy. Quali tematiche hanno toccato? Pratiche di rigenerazione e riattivazione di spazi, luoghi e infrastrutture legati al mare, al fronte costiero e al sistema portuale; sviluppo dell’economia marittima nelle sue diverse articolazioni – porto, pesca, filiere produttive, saperi e mestieri del mare –, tutela degli ecosistemi marini e costieri, promozione della biodiversità, azioni di educazione ambientale e diffusione di pratiche sostenibili; ricerca, innovazione e trasferimento di conoscenza sui temi del mare; promozione di forme di turismo responsabile e accessibile; costruzione e trasmissione dell’identità marittima, della memoria collettiva e dei patrimoni materiali e immateriali; percorsi educativi e formativi rivolti a diverse fasce di pubblico; iniziative culturali, artistiche, scientifiche e sportive capaci di interpretare il mare come spazio di sperimentazione, racconto e partecipazione, gemellaggi con città di mare e rotte condivise.
Ancona è città di mare, ma non di uno solo: otto sono i suoi mari, in sequenza continua: il mare domestico dei litorali sabbiosi, il mare di frattura dell’area di frana e della Zipa, il mare della pesca, il mare della storia e della memoria, il mare industriale e dei grandi traffici, il mare verticale della falesia del Cardeto, il mare scavato delle grotte del Passetto, il mare selvaggio e protetto del Conero.

L’assessore al Turismo Daniele Berardinelli è il coordinatore di questo progetto che ha preso vita all’interno della Giunta e vede la collaborazione di tutti gli assessorati, ognuno per le proprie competenze, e degli uffici.
“Questa risposta così partecipata non solo della struttura tecnica e di governo ma di tutta la città – afferma l’assessore Daniele Berardinelli – è occasione per mettere insieme idee e competenze della comunità e costruire un percorso che valorizzi il nostro mare come risorsa culturale, sociale ed economica. Non è finalizzato solo alla realizzazione di un progetto, ma soprattutto a creare un sistema coeso, identitario e riconoscibile di soggetti attivi sul territorio per valorizzare la città e le sue peculiarità. Coinvolgere cittadini, associazioni e imprese significa creare un programma condiviso con ricadute reali sulla qualità della vita e sullo sviluppo sostenibile della città. Il percorso contribuisce alla definizione del dossier di candidatura, che rimarrà a disposizione del Comune come strumento di pianificazione strategica e programmazione delle politiche pubbliche in materia di mare, turismo, infrastrutture e ambiente con attività e iniziative attese già a partire dal 2026, indipendentemente dall’esito della selezione nazionale”.
Dalla sua fondazione nel IV secolo a.C., Ancona è insieme porto e città, capoluogo e frontiera, soglia e cerniera. È il punto in cui l’Italia guarda l’Adriatico e l’Adriatico guarda l’Europa. Le sue relazioni – politiche, commerciali, scientifiche, artistiche – con le sponde orientali del mare non sono episodiche, ma strutturali: reti di cooperazione, scambi di conoscenza, dialoghi che attraversano confini e costruiscono un Mediterraneo adriatico fatto di prossimità, responsabilità condivise, destini intrecciati.
Al centro del dossier c’è anche l’idea di Ancona come città di soglia permanente: non una semplice «città di mare», ma un luogo che esiste perché abita il confine, lo attraversa, lo permea, lo sfida. La soglia è geografica (tra Adriatico, Balcani, Mediterraneo e Appennino), storica (tra porto libero, città autonoma, nodo pontificio e piattaforma europea), umana (gli attraversamenti infiniti tra chi parte e chi arriva), ed è proprio in questa condizione liminare che la città trova il proprio nucleo archetipico.
Ancona chiede di diventare Capitale Italiana del Mare perché è il luogo in cui il mare ha già imposto, per secoli, l’apprendimento della grammatica difficile delle coesistenze. Coesistenza tra economia blu e tutela della biodiversità, tra porto produttivo e waterfront pubblico, tra comunità storiche e nuove presenze, tra memoria religiosa e ricerca scientifica, tra attrattività turistica e sostenibilità dei luoghi, tra mare quotidiano e mare-sistema infrastrutturale europeo.
Il 2026, in questa prospettiva, è l’occasione per rendere visibile, misurabile e replicabile questo sapere sedimentato, trasformandolo in metodo, programmi, infrastrutture leggere, alleanze internazionali. Ancona si offre quindi come laboratorio in cui il mare smette di essere un confine e diventa infrastruttura di futuro condiviso. E in questo passaggio – da confine a infrastruttura – è il cuore emotivo e politico della candidatura.

Ancona tra le finaliste delle città candidate a Capitale della Cultura 2028

Sono dieci i progetti finalisti di altrettante città candidate al titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028 e Ancona è tra queste. Il 20 gennaio il Ministero della Cultura ha ufficializzato le città che concorreranno al prestigioso titolo: dopo aver esaminato le 23 candidature pervenute, la giuria presieduta da Davide Maria Desario ha scelto i progetti più interessanti, quelli di Ancona, Anagni (FR), Catania, Colle di Val d’Elsa (SI), Forlì, Gravina in Puglia, Massa, Mirabella Eclano (AV), Sarzana (SP) e Tarquinia (VT). La candidatura della città, presentata con il dossier intitolato “Ancona. Questo adesso”, viene riconosciuta per la forza identitaria del suo rapporto con il mare – porto naturale e nodo storico di collegamento tra Italia, Balcani e Mediterraneo- per la qualità dei progetti culturali e di rigenerazione urbana costituiscono il cuore del programma. Il documento di candidatura era stato promosso da Comune di Ancona, Università̀ Politecnica delle Marche, Regione Marche, ANCI Marche a cui hanno aderito soggetti istituzionali come l’Autorità Portuale di Sistema del Mare Adriatico, l’Arcidiocesi di Ancona-Osimo, Marche Teatro, la Camera di Commercio delle Marche, Confindustria Provincia di Ancona, la Fondazione Marche Cultura, il Parco Regionale del Conero, il Segretariato Permanente dell’Iniziativa Adriatico Ionica, il FAIC – Forum delle Città Adriatico Ioniche, l’Associazione Riviera del Conero. l dossier è stato predisposto da una direzione di candidatura, una squadra trasversale, multidisciplinare, in grado di connettere visione culturale, gestione progettuale e strategie europee in base ai seguenti ruoli: direzione culturale e governance istituzionale Marta Paraventi; direzione amministrativa Viviana Caravaggi; direzione creativa e progettazione Anghela Alò; innovazione digitale e università Paolo Clini; strategia europea e relazioni con i programmi UE Barbara Toce. In caso di vittoria il progetto, che si aggira intorno ai 7 mln di euro, sarà gestito a livello operativo da Marche Teatro, presieduto da Valerio Vico e diretto da Giuseppe Dipasquale e tra i soggetti che hanno presentato uno specifico progetto per Ancona 2028.
Il programma culturale di Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028 si articola in quattro macroaree progettuali ispirate al titolo di candidatura e alla morfologia naturale della città: Questo Mare, Via Maestra, Adesso Parco e Mare Culturale, una mappatura che valorizza il territorio tra mare e parco, storia e futuro, e si integra con le più avanzate strategie di rigenerazione urbana e con il piano urbanistico cittadino. Il dossier presenta una strategia di rigenerazione culturale con respiro europeo, che unisce oltre ben ottanta progetti per valorizzare il porto naturale, il ricco patrimonio storico, i parchi cittadini e gli spazi urbani, declinando la cultura come strumento di coesione sociale, promuovendo l’interscambio transnazionale e il diritto alla fruizione accessibile e inclusiva, principio ispiratore del dossier grazie al Museo Tattile Statale Omero di Ancona, eccellenza internazionale del settore. Le macroaree del dossier sono presentate dagli avatar di alcuni dei numi tutelari della città: Luigi Vanvitelli architetto della Mole che porta il suo nome, Ciriaco Pizzecolli padre dell’archeologia moderna, Stamira eroina cittadina e Franco Corelli celebre tenore anconetano. Un racconto identitario tra memoria e innovazione che attraverso nuovi linguaggi digitali e narrativi intende reinterpretare il patrimonio storico e artistico di Ancona. Tra i progetti spicca il “Museo della civiltà del Mare Adriatico”, con la direzione artistica del tre volte Premio Oscar Dante Ferretti propone una narrazione unica del Mediterraneo Adriatico che coniuga storia, ambiente e linguaggi contemporanei per un pubblico internazionale. L’articolato programma del dossier include inoltre collaborazioni con molti direttori artistici e istituzioni di rilievo e la partecipazione del Maestro Andrea Bocelli alla cerimonia di apertura in caso di vittoria. Il nome della città vincitrice verrà reso noto nel mese di marzo.

“E’ una grande soddisfazione vedere premiato il lavoro collettivo che ha dato voce alla città — dichiara il sindaco Daniele Silvetti —. Questa candidatura è l’esito di una strategia che mette al centro la cultura come risorsa per rigenerare spazi, creare occupazione e rafforzare legami internazionali. Essere nella rosa finale è per Ancona un primo importante traguardo e un incoraggiamento a proseguire con ambizione e responsabilità. La cultura è strumento di pace e democrazia, come ha sottolineato il Presidente Mattarella all’Aquila e Ancona ha ben chiaro il suo ruolo di città aperta al Mediterraneo proponendo il Premio Ciriaco d’Ancona per il dialogo interculturale”. Altrettanta soddisfazione è stata espressa in queste ore dal il Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, da Marco Fioravanti, Presidente ANCI Marche, dal Rettore UNIVPM Quagliarini e da tutti gli ambienti della Cultura del capoluogo.

Per informazioni sulla candidatura di Ancona: www.ancona2028.it