Chitarrista, compositore e direttore artistico del Festival Adriatico Mediterraneo, è sempre alla ricerca di nuovi linguaggi musicali
Un chitarrista sapiente, capace di esprimere con struggente delicatezza sentimenti e stati d’animo universali. Un compositore di ampio respiro, alla ricerca perenne di nuova ispirazione e nuovi linguaggi transfrontalieri perseguendo incessantemente l’obiettivo della contaminazione musicale e culturale. Un artista sempre in viaggio che ha fatto del confronto, della cooperazione e dell’ inclusione la sua bandiera, ideando e portando avanti negli anni nella sua città – non avvezza in origine a manifestazioni di tale calibro- uno dei festival più completi e apprezzati del bacino del Mediterraneo. E’ Giovanni Seneca, tanto popolare quanto (si può dire?) schivo, in un’epoca in cui tutti, per molto meno, fanno a gara per apparire. Qualche rara notizia su un suo profilo permette di intravederne gli spostamenti sul piano nazionale e internazionale, da nord a sud (più sud che nord), un invito dietro l’altro a festival e manifestazioni in ogni luogo dove la musica, da quella classica a quella popolare di varie nazionalità, sia protagonista. La sua ricerca musicale è rivolta a fondere elementi provenienti dalla musica classica e dalla musica popolare in un nuovo linguaggio per riconoscere le diversità come la bellezza molteplice di un’unica radice esistenziale.
Nato a Napoli- capitale musicale e regina delle contaminazioni- e trasferito al seguito dei genitori ad Ancona, Giovanni Seneca ha frequentato e poi si è diplomato con il massimo dei voti al Conservatorio Rossini di Pesaro. Un tutt’uno con la sue chitarre (classica, battente e flamenca), il musicista e compositore di oggi è la risultante degli studi e delle esperienze vissute in Italia e a Parigi dove si è specializzato all’Ecole Normale du Musique e al Conservatorio Ravel, vivendo svariati anni nella capitale francese dove ha assorbito nuovi stimoli, per poi dare vita a numerosi progetti in più Paesi nei quali – oltre che in Italia- si è esibito con le sue composizioni solistiche, cameristiche e orchestrali: Parigi, Berlino, New York, Philadelphia, Sarajevo, Atene, Tel Aviv, Belgrado, Smirne, Zagabria, Istanbul, Budapest, Casablanca, Hammamet, Il Cairo e svariati altri. Ospite nelle stagioni di numerose orchestre ha scritto musiche per spettacoli con attori e intellettuali come Moni Ovadia, Erri De Luca, Dario Vergassola, David Riondino. Anche in radio e televisione, in Italia e Francia, è stato ed è più volte ospite.
C’è, tra tanti, un ricordo che lo accompagna costantemente, quello della collaborazione con uno tra i più grandi compositori della scena mondiale, Ennio Morricone, non è vero?
“Aver conosciuto e collaborato con uno dei più importanti compositori del ‘900 è stata un’esperienza unica. Io ho collaborato con lui per la sua parte artistica meno conosciuta, quella di compositore puro di musica contemporanea atonale, che è stato il suo percorso formativo sia come allievo di Goffredo Petrassi che come membro del collettivo di composizione estemporanea nuova consonanza. Morricone ha scritto quattro concerti per organici orchestrali, il terzo concerto per chitarra marimba e orchestra d’archi è stato dedicato a me e lo ho eseguito negli anni Novanta in prima esecuzione a Parigi alla salle Gaveau e poi in diverse altre città europee e infine inciso su cd con l’orchestra nazionale dell’accademia di Santa Cecilia. Frequentare Morricone mi ha fatto capire che la musica non ha confini di generi o barriere, ma anche che per ottenere risultati bisogna considerarlo un vero lavoro che richiede disciplina e rigore. L’atto creativo è solo un input iniziale che va poi elaborato, studiato e lavorato intensamente. La sua musica e la nostra frequentazione sono tuttora uno stimolo e un modello per me ”
Negli ultimi anni l’inarrestabile concittadino si è dedicato particolarmente a un nuovo progetto musicale, Ecanès, nel quale assieme alla formidabile cantante italo-algerina Anissa Gouizi e altri musicisti e la costante presenza delle percussioni, si è addentrato in nuove sonorità, che esaltano l’anima popolare della musica. E però il progetto che meglio si identifica con Giovanni Seneca e che lo vede impegnato da oltre vent’anni è il Festival Adriatico Mediterraneo, di cui è direttore artistico, un appuntamento consolidato, di caratura internazionale. Si svolge nel capoluogo dorico quasi ininterrottamente dal 2007 nato dall’esperienza dell’Associazione Musica Klezmer attiva dal 1996, alla fine dell’estate, portando in città una trentina di eventi musicali e culturali e coinvolgendo i siti più belli, alcuni dei quali indissolubilmente ed esclusivamente legati ad Ad Med, quali la scalinata del Passetto all’alba. Un evento di qualità, fortemente identitario che mette d’accordo tutti, che si distingue oltre che per la grande musica interculturale anche per l’impegno sociale.
Come è cambiato nel tempo il Festival e che emozioni le regala ancora oggi? “Il festival non è cambiato, l’intuizione fu quella di creare un’iniziativa ad Ancona che rispecchi la sua storia e la sua identità passata e futura ovvero quella di un porto che si apre all’adriatico e al mediterraneo dove oltre alle merci e ai passeggeri viaggiano e si scambiano esperienze di vita, culture, arti e linguaggi e questo continua a essere. Essendo un festival che vive di contributi pubblici a seconda della sensibilità degli amministratori verso i temi trattati che riguardano il nostro mare e il nostro territorio riusciamo a calibrare un programma più o meno attrattivo in termini di grandi nomi e di quantità di eventi, ma cerchiamo comunque di mantenere sempre un livello qualitativo innovativo e non banale”.









Docente da lungo tempo della cattedra di chitarra al Conservatorio di Pesaro, trova il tempo di dedicarsi ai suoi allievi : come docente, quale è il rapporto con i giovani che desiderano intraprendere un percorso artistico e in lei vedono un modello di riferimento?
“I conservatori così come le accademie di belle arti sono delle oasi protette il cui unico obiettivo è insegnare arte e bellezza. E’ uno studio specifico che richiede una grande predisposizione di base alla quale va abbinato un lavoro rigoroso. Il docente di musica ha solo il compito di guidare e rendere consapevole l’allievo di ciò che in realtà lui già sa. Purtroppo questo sogno si infrange poi con la realtà e bisogna constatare una progressiva sfiducia dei giovani verso percorsi artistici e culturali soprattutto a livello universitario proprio perché ancora, paradossalmente in un paese come l’Italia, chi lavora nell’arte e nella cultura vive una costante precarietà e i giovani, anche se di talento, sono sempre meno stimolati a intraprendere studi in questo ambito.”
E’ tempo, per Giovanni Seneca, di ripartire e di continuare il viaggio musicale verso sempre nuove mete e nuove atmosfere. Noi lo aspettiamo qui, certi che saprà ancora sorprenderci e affascinarci.
Federica Zandri





