Arrivano dall’area del Conero, Pietralacroce- Vallemiano e- da nord- da Posatora lungo un percorso che dagli Appennini si snoda fino alla Vallesina e poi alla costa. Di dimensioni possenti, pelo scuro, peso non inferiore ai 50/60 chilogrammi fino a superare il quintale (e oltre, in casi straordinari) sono sempre più numerosi e sempre più spesso raggiungono in branco i centri urbani, fino alle piazze e alle strade principali cittadine. Ancona è tra questi centri e registra presenze notturne ormai ravvicinate con avvistamenti frequenti nelle zone di Via Santa Margherita e della Pergola, del parco della Cittadella e della Regione Marche, dell’ex Marina Militare e Borgo Rodi, del Passetto ma anche in pienissimo centro come Viale della Vittoria, piazza Diaz e Piazza Cavour.
Per quanto apparentemente più “antropizzati” rispetto al passato, si tratta di animali selvatici, imprevedibili e potenzialmente pericolosi per l’uomo. Complici i cambiamenti climatici e il ritorno del lupo nell’Italia centrale, i cinghiali (sulla cui originaria provenienza non ci sono certezze assolute) si spostano verso le zone abitate e l’incontro tra loro e gli esseri umani non è tra i più indicati. “Si riproducono sempre più spesso, anche due volte all’anno e l’età fertile si abbassa”- spiega il presidente di URCA (Unione regionale Cacciatori Appennino) Massimo Iuliano coinvolto insieme ad altri volontari con il Comune di Ancona in un progetto di contenimento della popolazione dei cinghiali. “Ogni parto è di 4-5 esemplari, ne contiamo tra 60 e 70 nuovi ogni anno sul territorio, capite che fare fronte ad un numero così elevato di cinghiali sta diventando sempre più complicato”. Se non è emergenza, poco ci manca, considerati gli incidenti stradali che provoca il loro passaggio, i danni ambientali, economici e sanitari, perché, come molti animali selvatici, sono portatori di malattie, quale la peste suina africana. Contenerli sul territorio, salvaguardando la pubblica incolumità, è la sfida che da anni affrontano gli amministratori locali e con loro l’ente Parco del Conero con l’ausilio della Polizia Provinciale e altre unità: va da sé che il loro ormai frequente ingresso nel centro urbano desta molta preoccupazione e dal 2023 è attiva una convenzione tra ente locale e URCA per consentire la cattura e la rimozione di questi sempre più intraprendenti animali.
A riguardo è stato avviato un sistema di monitoraggio dello spostamenti dei cinghiali- che notoriamente dormono di giorno e si spostano di notte – attraverso fototrappole, droni dotati di termocamere e altri strumenti. Nei pressi dei punti nei quali eseguono la siesta, durante il loro vagabondare nel (rigoglioso) verde urbano, di volta in volta vengono posizionate dai volontari URCA ampie trappole, atte a contenere fino a 12 esemplari. “Si tratta di reti simili a quelle usate nella pesca- spiega il presidente dell’Unione regionale Cacciatori- tenute in piedi con una serie di pali a formare un recinto. Un sistema semplice quanto efficace inventato negli Stati Uniti. Al loro interno posizioniamo l’esca, del granturco, e aspettiamo che si avvicinino. Una volta intrappolati, coinvolgiamo il veterinario che provvede a narcotizzarli e a sopprimerli in modo indolore, attraverso l’uso di farmaci”.
Diciassette in poco più di un anno gli esemplari catturati, una minima parte della popolazione che ha invaso negli ultimi anni il territorio comunale: “purtroppo i tempi dei cinghiali non collimano con quelli degli umani”- spiega ancora Iuliano. “ Abbiamo un solo veterinario a disposizione, che viene da fuori Ancona, pertanto i tempi si dilatano. Mancano professionisti con questo tipo di preparazione nel Servizio pubblico. Facciamo il possibile, teniamo il territorio sotto controllo costantemente, la sorveglianza sanitaria è parimenti sempre attiva ma non basta. E’ evidente che servono investimenti importanti e durevoli per fare fronte ad un fenomeno che francamente diventa sempre più complesso da gestire”.
“Come assessore alla Sicurezza urbana- dichiara il vice sindaco Giovanni Zinni- esprimo grande soddisfazione per il lavoro svolto da URCA, un lavoro professionale, serio, svolto da persone che amano l’Ambiente, la Natura e rispettano i cicli naturali degli animali e quant’altro. Da questo punto di vista il sistema di trappolamento sperimentale che è stato condotto si è rivelato efficace, ha dimostrato che è possibile catturare e sopprimere animali che hanno purtroppo una valenza di pericolosità e di riproduzione altissima, senza peraltro procurare loro alcuna sofferenza. Il tema della fauna selvatica e della sua pericolosità è comune a moltissime città italiane: cambiano le condizioni, mutano gli scenari con asset imprevedibili e però si richiede a tutti gli enti locali una capacità di risposta . Da questo punto di vista il Comune di Ancona si è assunto le sue responsabilità operando in modo concreto e dando prova alla Regione Marche ( che al progetto aveva dato un piccolo contributo) di avere raggiunto un esito positivo. Ora bisogna fare un salto di livello, bisogna incrementare il sistema ma per farlo occorre un maggiore coinvolgimento da parte di AST e dei veterinari abilitati e ci vogliono risorse maggiori. I Comuni sono l’interfaccia con il cittadino e non possiamo sottrarre risorse e servizi già erogati e sui quali contano per destinarle al contenimento della fauna selvatica: servono fondi in più per stabilizzare il sistema e per sradicare il fenomeno del proliferare dei cinghiali che provoca -come è noto- incidenti stradali, particolarmente gravi per scooteristi e motociclisti , anche a ridosso e all’interno dei centri urbani E’ principalmente un tema di di sicurezza urbana per quanto ci riguarda, e non possiamo sottrarci
Federica Zandri






