“Ecco lo stato di salute dell’economia locale”

Sviluppare l’attrattività del territorio, potenziare la città come realtà di rilievo per la logistica anche a livello internazionale, rendere il porto punto di riferimento non solo per il lavoro ma anche per la vita della comunità locale, sostegno al Terzo settore per i servizi alla persona e alla cultura che eroga, il turismo come futura importante occasione di crescita.
Queste le opportunità per il territorio anconetano individuate dal professor Valerio Temperini, professore associato di Economia e gestione delle imprese alla Facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche, a cui abbiamo chiesto di analizzare la situazione economica cittadina e le prospettive, anche alla luce dei profondi mutamenti che coinvolgono il sistema Italia e non solo.

Innanzitutto, l’analisi del contesto dorico. Professore ci può fare una fotografia preliminare della società e del territorio?
Cito alcuni dati significativi, considerando gli ultimi 15 anni. In base ai dati Istat, la popolazione del Comune di Ancona si è contratta di oltre 3 mila unità (scendendo sotto le 100 mila unità). L’età media è passata da 45,7 a 47,7 anni; la quota dei residenti di età compresa tra i 18 e i 35 anni si è ridotta di un punto percentuale, mentre quella degli ultraottantenni si è incrementata di circa 2 punti percentuali, salendo al 9,3%. L’invecchiamento demografico appare costante e intensificato nell’ultimo periodo.
La quota dei residenti di cittadinanza straniera è salita dal 9% al 15% (1 ogni 6 abitanti circa); gli abitanti stranieri sono oltre 14.000, il Bangladesh è il Paese di maggiore provenienza con circa 2.900 residenti, seguito da Romania (2.320) e Albania (1.336).
Dai registri della Camera di Commercio delle Marche, sempre con riferimento agli ultimi 15 anni, si rileva un calo di 1.427 imprese attive (passate da 8.496 a 7.069 unità). Tra i settori che hanno subito il maggior ridimensionamento si osservano: commercio, trasporti e magazzinaggio, manifatturiero, agricoltura-silvicoltura-pesca.

In base a questi dati statistici e demografici essenziali, cosa può dirci dello stato di salute dell’economia locale?
Questi dati evidenziano delle tendenze che, seppure con alcune differenze, sono comuni all’intera regione ed anche all’Italia. Si tratta di dati macro, che meriterebbero approfondimenti, ma alcune prime considerazioni possono essere fatte.
E’ chiaro che la dinamica della popolazione residente e il cambiamento della sua struttura producono implicazioni rilevanti per i consumi locali. Le attività commerciali, l’artigianato e i servizi alla persona, sono in genere quelle maggiormente influenzate da tali cambiamenti. Il commercio, e in particolare alcune tipologie merceologiche, per esempio la moda, risentono anche del fenomeno e-commerce. Riguardo al commercio, per incrementare i clienti delle attività cittadine, salvo una ripresa del numero di residenti, si possono considerare due strade: vendere online e intercettare i visitatori e turisti.
L’invecchiamento demografico rende inoltre critico il ricambio generazionale, con riguardo sia agli imprenditori, sia ai lavoratori; la ricerca di personale appare in effetti un’attività sempre più ardua, e questo vale per le imprese più strutturate e, ancora di più, per quelle di più piccole dimensioni. Questo è un tema molto rilevante per lo sviluppo futuro.
Incrementare l’attrattività del territorio, adottando una visione più ampia dello stesso, appare un obiettivo primario per incidere sugli aspetti osservati. Si individuano poi delle sfide comuni alla maggior parte delle imprese, tra cui l’innovazione continua, la sostenibilità ambientale, l’internazionalizzazione, le quali non possono essere affrontate con efficacia senza accrescere le competenze.


Il Porto, con tutte le sue attività, è la prima industria della città. Quali le prospettive?
Ancona può svolgere un ruolo ancora più rilevante nell’area dell’Adriatico. Le caratteristiche infrastrutturali e la vicinanza con l’autostrada, l’aeroporto, l’interporto e la ferrovia, lo rendono un polo logistico di rilievo anche a livello internazionale. Risultati ancora più importanti potrebbero essere conseguiti attraverso una maggiore apertura e integrazione del porto con il territorio, valorizzando le sinergie intersettoriali, consentendo ai settori della cosiddetta Blue economy di fungere da traino per lo sviluppo economico, culturale e sociale. Un porto che non deve offrire ‘solo’ lavoro, ma che diventi sempre più accessibile e punto di riferimento della comunità locale, dove svolgere anche iniziative culturali, ricreative, educative, di aggregazione.


Ancona è una città dove il terziario ha grande rilevanza. Come è mutato nel tempo e che ruolo ha attualmente?
Rispetto alle attività tradizionali, è da mettere in luce la crescita del cosiddetto terziario avanzato. Nel territorio di Ancona si rileva una buona presenza di attività che operano nella cosiddetta economia dell’informazione e della conoscenza, e in particolare, nell’ambito della produzione di software e della consulenza informatica, della gestione dei dati, della creazione di siti web e contenuti digitali, della ricerca e sviluppo, e in molti altri servizi a beneficio delle imprese e della qualità della vita dei cittadini. Da considerare inoltre il ruolo sempre più importante del Terzo Settore, sia per lo sviluppo sociale del territorio, sia per aumentare l’attrattività di quest’ultimo nei confronti di residenti e imprese, mediante l’offerta di servizi di qualità che coprono, ad esempio, l’assistenza socio-sanitaria, la cultura, lo sport, l’educazione e la formazione.

Può il turismo essere una nuova opportunità di sviluppo per Ancona?
Assolutamente sì. Ma occorre un piano strategico del territorio, come destinazione turistica, coinvolgendo i comuni limitrofi per completare l’offerta e creare percorsi e prodotti esperienziali di maggiore appeal. Un piano che sia condiviso con gli stakeholders, che individui strategie ed azioni di promozione precise, partendo da un’attenta analisi dei mercati potenziali e dei punti di forza dell’offerta. Un piano che non ‘rimanga sulla carta’, che disponga di risorse economiche adeguate per la sua attuazione, e definisca un soggetto coordinatore delle azioni. Occorre continuare il percorso di miglioramento dei servizi di accoglienza, potenziando le competenze degli attori coinvolti. Il turismo non è un settore in cui ci si può improvvisare, ma occorrono le giuste competenze perché le sfide sono sempre più complesse, e i mercati più esigenti e altamente concorrenziali.

Rosanna Tomassini

Professor Valerio Temperini, professore associato di Economia e gestione delle impreseFacoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche

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