
Se gli anconetani di recente hanno scoperto le tante, sconosciute, sfaccettature del concittadino Palermo Giangiacomi, detto “D’Artagnan” – autore del celeberrimo lavoro vernacolare “L’imbriago” che mio nonno, ricordo, mi portò a vedere al Teatro Sperimentale quando ero bambina- lo devono al Lions Club Ancona Host che a fine marzo ha regalato alla città una conferenza- spettacolo partecipatissima alla Mole Vanvitelliana. L’evento, curato nei minimi dettagli, è inserito nell’ambito delle celebrazioni per il 70° anniversario del Lions Club, molto attivo e propositivo nel recupero e nella divulgazione della storia del capoluogo, di quella Ancona che non c’è più e che in tanti non conoscono. Il progetto “Il poeta e la città”, dedicata al poeta e commediografo anconetano Palermo Giangiacomi prende le mosse dalla ricerca condotta e confluita in un volume del giovane storico Michele Servadio, che è stato anche il conduttore dell’evento. I partecipanti, numerosi e molto interessati, hanno avuto l’occasione di ascoltare alcune fra le composizioni poetiche più intense e liriche del nostro autore, sia in italiano sia in vernacolo anconitano, oltre ad assistere ad alcuni frammenti di sue celebri opere teatrali come “L’assediu di Ancona” e il già citato “L’imbriago”, messi in scena per l’occasione da alcuni attori della compagnia teatrale “J’amici de Candia”. Una commedia la seconda, che è stata scritta non solo per divertire ma anche -ha spiegato Servadio che ha fatto luce su tantissimi aspetti della vita e della produzione di Giangiacomi- per mettere all’indice, ridicolizzandola, una piaga di inizio Novecento, presente soprattutto nelle città portuali come Ancona, l’alcolismo.







Bada che Ancona, a qui, è bel’ un bel po’! | Guarda che panorama che se vede, | coi campi, i monti, el mare de lagió!… | Pure, che sia coscì, non ce se crede. (da Ancona, in Opere scelte, Gilberto Bagaloni Editore)
Nato nel capoluogo dorico da un’umile famiglia del Rione San Pietro negli anni Settanta dell’Ottocento, Giangiacomi è stato un autore profondamente legato alla sua città, del quale divenne interprete come pochi altri. Considerato insieme a Duilio Scandali e Francesco Scarabicchi tra i più influenti poeti anconetani del XX secolo, oggi la sua figura è (quasi) caduta nell’oblio. Nato – si accennava- in una famiglia poverissima e per questo costretto ad abbandonare gli studi, ebbe una vita avventurosa che lo portò, dopo essersi avvicinato agli ambienti anarchici e repubblicani, a partire volontario per combattere a fianco dei greci nella guerra greco-turca. Tornato ad Ancona, fece i lavori più disparati per mantenersi, fra cui lo strillone di giornali, il carpentiere, il pesatore di carbone al porto e il pescatore, iniziando parallelamente a studiare da autodidatta con libri presi in prestito dalla biblioteca comunale. A quel periodo risalgono i suoi primi sonetti, dati alle stampe nel 1901 con il titolo di ‘Avemarie e tramonti’, cui si affiancarono ben presto le prime composizioni in vernacolo, registro linguistico che consentiva a Giangiacomi di potersi rivolgere con maggiore naturalezza a quel variopinto mondo popolare in cui era cresciuto e che rappresentava il suo pubblico d’elezione. In seguito divenne anche giornalista, collaborando a numerose testate locali, come Il Moschettiere, Il Lucifero e L’Ordine. Nel 1904 ottenne i primi successi commerciali dando alle stampe i suoi più celebri componimenti letterari, tra cui nel 1909 “L’imbriago “. Ferito al fronte durante la guerra del 15-18, tornò ad Ancona dove divenne direttore della Biblioteca comunale e l’intellettuale più influente della città, continuando a pubblicare opere fino a pochi anni prima della morte, tra cui l’ultima ‘Storie e sturiele’, accompagnata da un saggio intitolato ‘Il vernacolo anconitano’ in cui spiegava l’origine e l’importanza della forma dialettale all’interno del panorama poetico nazionale.
Ascoltare le sue poesie significa ascoltare la storia di Ancona, ricordare il suo passato e riportare alla luce il folclore cittadino.
L’evento, organizzato dal Lions Club Ancona Host con il patrocinio del Comune di Ancona, della Deputazione di Storia Patria per le Marche e dell’Accademia di Oplologia di Ancona, è stato ideato e curato da Michele Servadio e ha visto la collaborazione di Marco Burini, Milena Costantini, Giorgio Ferroni, Rossano Ferrucci, Andrea Micheli, Massimo Parisi, e Luca Vignoni.
Federica Zandri




