L’esperto sui lupi “Sono predatori, dimentichiamo Cappuccetto Rosso”


L’avvistamento ormai non più occasionale di esemplari di lupo anche nella periferia della città ha creato allarmismo tra i cittadini. Per comprendere cosa stia accadendo abbiamo chiesto a Ciro Manente, Fondatore dell’Associazione Popoli&Lupi, studioso e divulgatore scientifico di questo predatore da oltre 40 anni, il quadro della situazione alla luce del suo lavoro di studio e ricerca con Parchi e Riserve in molte parti d’Italia tra le quali l’Ente Parco regionale del Conero.

“Grazie alla collaborazione da circa 4 anni con il Parco del Conero – dice Manente – stiamo monitorando mediante l’utilizzo di fototrappole il branco composto da 3 esemplari che vive sul Conero e che presidia il proprio territorio. La lupa che abbiamo ribattezzato “Pocaluce” perché ha un occhio menomato, è arrivata sul Conero a seguito della pandemia che ha consentito ai cinghiali di riappropriarsi di una parte di territorio fino al mare approfittando della forzata permanenza di tutti noi nelle case. Il cinghiale è la preda principale del lupo. La lupa “Pocaluce” poi ha accolto un compagno con il quale ha avuto la prima cucciolata. Una figlia di questa prima cucciolata vive ancora con i genitori ed ha il ruolo di “helper” cioè di aiutante della coppia dominante a crescere le successive generazioni ma non si riproduce. I cuccioli restano circa un anno coi i genitori poi vengono accompagnati fuori dal territorio familiare e “invitati” a cercarne uno proprio diventando lupi in dispersione”.

I lupi che vengono avvistati nella periferia sono lupi in dispersione?

Esattamente. Sono esemplari che, spinti dalla fame, cercano cibo “facile” e i nostri animali da affezione e da cortile sono per loro, giovani, spesso inesperti e debilitati dalla fame, prede facili ma è una fase temporanea che dura di solito fino a gennaio. Sono visibili perché, per evitare di giungere a contatto con altri branchi passano in territori non presidiati. Il lupo percorre anche 50-60km al giorno. Un lupo radiocollarato sulla Sila, dopo un mese era sulle colline sopra Montecarlo.

Perché non cacciano i cinghiali?

Non è vero che non cacciano i cinghiali. Dall’esame delle immagini scattate dalle fototrappole i cuccioli di cinghiale restano la preda preferita tanto che, a seguito dell’arrivo del lupo nel Parco, i cinghiali nella zona tra il Musone e il Conero si sono imbrancati, cioè hanno costituito gruppo sempre più numerosi per difendersi meglio dagli attacchi del loro predatore principale. Il cinghiale fa 8-10 cuccioli ad ogni parto. Considerato che per ristabilire lo squilibrio che s’era creato, il Parco del Conero ha attivato una serie di azioni dirette ed indirette molto efficaci, formando i selettori e contenendo così la crescita del numero in modo costante e puntuale. Nel solo 2025, da gennaio ad oggi, sono stati abbattuti circa 300 cinghiali. Si tenga conto che era un’attività assolutamente necessaria e tempestiva perché i cinghiali sono in grado di arrecare grossi danni all’agricoltura e causare incidenti stradali. Una famiglia di lupi alleva e cresce i propri cuccioli solo se ha abbastanza cibo per sé stesso e per i nuovi nati, cosa che non avviene invece per i cinghiali.

Veniamo all’aspetto della sicurezza: c’è da temere se si avvista un lupo?

Non bisogna farlo avvicinare scacciandolo muovendo le braccia, urlando e non perdendo tempo a scattare foto o registrare video. Col Parco del Conero abbiamo messo a punto un decalogo con le buone pratiche che è stato stampato in migliaia di copie e che è stato distribuito nelle 15 conferenze che dal 2024 abbiamo cominciato a tenere ad Ancona e nei comuni limitrofi per formare ed informare i cittadini sulla presenza del lupo e che è a disposizione di cittadini e turisti presso l’Infocenter del Centro Visite del Parco a Sirolo, negli Iat dei comuni del Parco e online nel sito del Parco. L’Ispra certifica casi di attacchi all’uomo da parte di esemplari problematici, uno in Abruzzo ad esempio, ma sono veramente eccezioni. Lasciamo ai libri per bambini la narrazione fiabesca. La realtà è che il lupo ha una grande paura dell’uomo ed è bene che continui ad averne: il lupo confidente è problematico e può essere pericoloso. Il lupo confidente è quel lupo che, se scacciato, non fugge perché ormai è abituato all’uomo e non ne ha paura.

Il lupo a livello europeo è stato declassato da specie “rigorosamente protetta” a “protetta” a livello europeo: che significa?

Nella realtà poco cambia perché il lupo rimane una specie protetta e non cacciabile. Solo in casi eccezionali e con deroghe specifiche, un esemplare può essere catturato e portato in territorio montano una volta accertato dalle autorità che si sia in presenza di un particolare lupo problematico. In Italia sono censiti circa 3.300 lupi. Nel caso le autorità decidano per l’abbattimento di un esemplare è un compito che spetta alla Forestale o alla Polizia Provinciale oppure il Presidente di Regione individua un candidato che viene formato con un corso approvato da Ispra e viene autorizzato ad abbattere quel lupo certificato come problematico.

Fabio Lo Savio – Ufficio Stampa Parco del Conero

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