Uomo d’altri tempi, Vincenzo Pirani è tra i grandi storici di Ancona. Architetto, ha studiato la forma urbis della sua città, le stratificazioni subite negli ultimi secoli, i palazzi storici fin nei minimi dettagli. Se altri ne verranno, a lui dovranno riferirsi, perché ha scritto pagine definitive sull’architettura, civile e religiosa, così come si presentava alla fine del secondo millennio. Molto altro avrebbe potuto indagare e scrivere, se non se ne fosse andato, a soli 74 anni, nel 1994. I trent’anni, che sono trascorsi da allora, sono bastati, agli anconetani, distratti quando si tratta di salvare la memoria dei suoi protagonisti più insigni, per dimenticare lo sforzo documentale dell’architetto Pirani e l’attività pubblica dedicata a disseminare conoscenza. Ma poi, un manipolo di suoi amici e sodali ha deciso che, a trent’anni dalla scomparsa, era tempo, ancorché tardi, di rievocare la sua figura, i meriti, acquisiti nella conoscenza storica locale, e le pubblicazioni. Con l’alleanza dell’Accademia Marchigiana di Scienze, che l’aveva visto socio fin dal 1988, e della Deputazione di Storia Patria per le Marche, di cui era entrato a far parte nel 1992, alcuni intellettuali, tra cui Massimo Di Matteo, Michele Polverari e Marina Massa, insieme alle nipoti Simonetta e Giovanna, hanno organizzato un pomeriggio di studio a lui dedicato. Non poteva restarne fuori Maurizio Sebastiani, vice presidente nazionale di Italia Nostra, presidente della sezione anconetana, intitolata proprio a Vincenzo Pirani.
Fondamentale, l’adesione al progetto da parte dell’assessore alla Cultura Marta Paraventi, che ha messo a disposizione il Ridotto delle Muse, facilitando l’iter per l’apposizione di una targa intitolata all’architetto, da affiggere alla facciata della casa in cui visse e lavorò, in via Indipendenza 1. Portando al convegno i saluti dell’amministrazione comunale, la prof Paraventi ha detto che «ricordare Vincenzo Pirani è un dovere, per l’immenso lavoro di studio e ricerca dedicato al patrimonio culturale della città; per questo l’assessorato alla Cultura, che ha tra i suoi obiettivi la valorizzazione dell’identità e della radici culturali della città, ha condiviso con i promotori il progetto della giornata di studi in ricordo dello studioso».
Un lavoro, il suo, che definire immenso non deve suonare esagerato, non solo per i libri fondamentali, tra cui è d’obbligo ricordare “Ancona dentro le mura” (Bagaloni, 1979), “Palazzi storici di Ancona” (il lavoro editoriale, 1994) e “Le chiese di Ancona” (1998). Ma anche per l’opera di divulgazione da lui svolta, con l’energia di un ventenne, alla guida di visite pubbliche della città vecchia, sia con Italia Nostra che con il circolo culturale “Il Faro”. A quelle affollate passeggiate partecipavano anche tanti giovani, che oggi, ormai maturi, si ricordano delle lezioni di Pirani. Lezioni di storia, ma più ancora lucidi esempi di analisi dei documenti e dei segnali che il passato ha sedimentato negli insediamenti, che frequentiamo ogni giorno, senza porre attenzione ai particolari. Molti di loro hanno colto l’occasione del convegno alle Muse per testimoniare, con la presenza, accanto ai coetanei di Pirani, la loro gratitudine. Ne hanno ritrovato il rigore e la serietà nelle parole dell’architetto Pierluigi Salvati, suo collega in Soprintendenza, che l’ha definito «un uomo d’altri tempi». Tutt’altro che negativa, secondo il relatore la definizione identifica uno stile, antiquato certo, ma prezioso, in quanto volano del rispetto delle regole, dei valori, della tutela e della valorizzazione del nostro passato. Una lezione da tramandare ai posteri, coinvolgendo le scuole anconetane, primarie e medie. L’ha suggerito Chiara Censi, che ha chiuso il convegno con Gianni, il figlio di Giorgio Occhiodoro, ricordandone l’amicizia e la lunga collaborazione con Vincenzo Pirani e Sandro Censi al circolo “Il Faro”.
«L’attenzione, innata in Vincenzo, nella registrazione dei particolari – ha osservato nella sua relazione Marina Massa – gli ha permesso di rintracciare, e segnalare alla comunità, elementi architettonici e dati documentali, tanto trascurabili per chiunque altro, quanto importanti per ricostruire storie di palazzi, chiese, interi quartieri della città». E ha portato l’esempio di un’edicoletta, tuttora inserita sulla facciata di un edificio settecentesco di via Matteotti, raffigurante l’Immacolata Concezione. Questo e mille altri gioielli si squadernano al lettore dei suoi libri, in primis “Le chiese di Ancona”, il cui manoscritto Pirani affidò a Roberto Giampieri poco prima di morire. L’amico riuscì poi a pubblicarlo, sostenuto dall’Arcidiocesi d’Ancona e Osimo, nel 1998, ed è tra quelli che sarebbe opportuno ripubblicare, quasi un testamento, morale e culturale.
Lucilla Niccolini

Laureato in Architettura, Vincenzo Pirani (Ancona, 1920-1994) aveva iniziato la carriera nelle Soprintendenze ai monumenti della Campania e della Liguria. È di quegli anni la pubblicazione, nel 1956, dello studio “Il palazzo reale di Genova e itinerario a Genova”. Nel capoluogo ligure partecipò, con altri, al concorso nazionale per l’ammodernamento, l’ampliamento e la nuova sistemazione del porto, ottenendo anche un premio. L’ha ricordato, al convegno, il prof Giuseppe Conte, presidente dell’Accademia Marchigiana di Scienze Lettere ed Arti, iscritto alla quale, Vincenzo fu inserito nella commissione giudicatrice del premio “Giovanni Crocioni”. Si ricordano i progetti illustri di cui fu autore, come quello per la chiesa-santuario degli Angeli Custodi, a Molini di Franconalto (Alessandria), nella diocesi di Genova. Di lui, oltre ai volumi dedicati alla sua città, si ricordano, per l’architettura militare, la collaborazione, nel 1985, ai volumi “Architettura fortificata nelle Marche. Mura torri rocche castelli”; “Colmurano nella storia”, dell’anno seguente; “Rocche fortilizi castelli in Emilia Romagna Marche”, nel 1988, e “Camerata Picena: storia economica e società”.





