C’è un filo sottile, eppure fortissimo, che unisce la terra, le rocce e la narrazione epica. Un filo che Stefano Cardellini, geologo oggi, da pochissimo, in pensione, ha seguito con passione per dare vita a un progetto letterario: raccontare Ancona e le sue origini con la forza del romanzo storico. Dopo una lunga carriera nel Comune di Ancona e all’Ufficio per la Ricostruzione post-sisma della Regione Marche, è proprio dal suo lavoro che nasce la passione per la scrittura. “Dal mio lavoro che – spiega – guardando le rocce e il terreno, mi porta sempre a chiedermi: com’era in passato questo posto? E come potrebbe cambiare in un futuro?”.
Un giorno, racconta, si è ritrovato a fantasticare su una cartina topografica del Comune di Ancona, immaginando come poteva essere la morfologia del territorio ai tempi degli antichi Dori, e come l’uomo avesse inciso sul suo cambiamento. Così ha iniziato a pensare a Portonovo, alla falesia, e a come potesse essere cambiata nei secoli. “Portonovo doveva avere una conformazione simile all’attuale costa delle Due Sorelle perché le due frane che l’hanno cambiata, rendendola come la conosciamo oggi, non erano ancora avvenute. La falesia era molto più avanzata”. E da lì il passo verso la narrazione è stato breve: “E la città? Come era a quel tempo? Di sicuro poco più di un villaggio con poche case greche e molte capanne. Villaggi piceni e pochissimi abitanti. Come il porto, che ora si spinge fin quasi alla stazione, circoscritto sotto la collina del Duomo”.
Tra le opere di Stefano Cardellini spicca proprio Ankon, una trilogia interamente dedicata agli albori della storia della città di Ancona. Un progetto nato dall’amore profondo per la sua terra e dal desiderio di darle voce. “Ancona 2400 anni fa era tanto importante che batteva moneta e commerciava con l’Egeo, (nulla da invidiare a Roma che stava appena nascendo) e oggi è così poco considerata e conosciuta nonostante la sua storia. Quasi per rivalsa (di Roma hanno scritto in tanti ma di Ancona pochissimi), ho voluto romanzare la sua fondazione e gli anni successivi”.
Così, dopo anni di studi su testi storici – sugli usi e costumi di Siracusa, della Magna Grecia, dei Piceni, dei popoli dell’Egeo e dei Galli Senoni – ha costruito “un substrato veritiero sul quale far scendere il romanzo”. Dopo la fase di ricerca, è arrivata quella della progettazione delle storie e poi la scrittura.
La trilogia, che ha come protagonista Ares, racconta in tre tappe una grande epopea fondativa.
Il primo volume, ANKON, è ambientato nel 367 a.C., nella giovane colonia dorica dell’Adriatico, fondata vent’anni prima da esuli dissidenti, fuggiti dalla tirannide di Dionisio I, despota di Siracusa. Racconta “la lotta per la libertà di questo giovane popolo, che unito ai Piceni del luogo, combatte le angherie della grande Siracusa per la sua indipendenza”. Il motore della vicenda è il rancore personale: Niseo, nobile aretusano, a seguito di un vecchio torto subito, spedisce un gruppo di mercenari ad Ankon, per uccidere suo fratello Terentios, capo di quella comunità, e sterminare la sua famiglia. Questi non riescono nell’intento, ma rapiscono Maia, la figlia minore di Terentios, e la portano a Minoia, nel Peloponneso. “Qui inizia l’avventuroso viaggio di Ares, suo fratello, che a capo di un manipolo di guerrieri dorici e piceni, parte alla sua ricerca”. Il viaggio toccherà Siracusa, l’oracolo di Delfi, le strade della Magna Grecia, fino all’isola di Ortygia, l’inespugnabile Minoia e Sparta. “Tra un susseguirsi di avventure, combattimenti, e tradimenti, arriveranno a liberare la giovane Maia ed a tornare ad Ankon. In tempo per la battaglia finale, che vedrà uniti il popolo dorico con i guerrieri piceni, contro la grande flotta siracusana, per la loro libertà dalla tirannide”.
Nel secondo libro, Il signore di Ankon, siamo vent’anni dopo. Ares è divenuto il signore della colonia e ha ricucito i rapporti con Siracusa. Ma una nuova minaccia incombe: Cartagine. “Timoleonte, che da poco aveva deposto Dionisio il giovane diventando il nuovo tiranno di Siracusa, si trova a fronteggiare una nuova minaccia.” Per comprendere le intenzioni dei nemici, Timoleonte manda ad Entella Alexis il Dorico, vecchio amico di Ares. Ma Alexis viene tradito, fatto prigioniero e condotto a Morthia dal generale cartaginese Mato. “A quel punto Ares ed i suoi amici si vedono costretti a rimandare il loro ritorno ad Ankon per correre in suo aiuto.” Inizia così un nuovo viaggio: “Tra scontri ed imboscate, si trovano a lottare contro gli assassini cartaginesi affidandosi unicamente al loro coraggio, alla forza di Bakari, l’agilità di Crati, e l’abilità militare di Ares.” Il romanzo culmina nella grande battaglia del Crimiso, al fianco dell’esercito di Timoleonte, “tra un susseguirsi di combattimenti, arriveranno a sconfiggere i cartaginesi in un’ultima battaglia campale per la liberazione della Sicilia dalla minaccia punica.”
Nel terzo e ultimo volume, La battaglia di Ankon (con i Senoni n.d.r.), la città ha prosperato: “L’emporio di Ankon è cresciuto. La città dorica ha aperto nuove rotte per il commercio con i greci dell’Egeo ed è diventata una realtà del Mar d’Adria. Le pietre bianche di Dimos abbelliscono le case che come funghi nascono nel nuovo quartiere della valle degli orti, e ogni famiglia veste con i preziosi tessuti di Lissos. Ma proprio quando la pace e la serenità governano, e tutto sembra filare liscio, una nuova minaccia bussa alle porte. Poco più a nord, nella città di Xena gallica, Belloveso, sovrano del popolo dei Senoni, trama per la conquista del porto dorico. Spinto dall’affievolirsi dell’oro nei suoi forzieri, stanco di pagare ai Dori la traversata del mar d’Adria per i suoi guerrieri che invia a combattere in Grecia al soldo dei principi ellenici, mette in guardia il suo esercito e marcia sulla “dorica”. In una battaglia sanguinosa ferisce Ares e la conquista. Rifugiati a Numana, città picena da sempre alleata di Ankon, una volta guarito, Ares manda Bakari e Crati a rapire i gemelli di Belloveso e sua sorella Maia con Ciril a chiedere aiuto ai piceni di As-clon e Permu. In poco tempo un nuovo esercito si forma al suo comando e marcia per la liberazione della città dorica dove avverrà la battaglia finale”.
Non c’è nulla dell’Ancona contemporanea nella trilogia, spiega l’autore, perché la città ha subito troppi cambiamenti, “sia naturali che dovuti all’uomo”. Tuttavia, un tratto è rimasto, a suo avviso: “Forse solo il carattere fiero degli anconetani che, come unione del popolo piceno e dorico, lottano sempre tra un aspetto pratico e uno spirituale”.
Il legame con il territorio è evidente anche nella scelta dei luoghi narrati: “Da quello che meglio conosco, da quello che ho amato leggere e studiare e soprattutto dai ricordi indelebili che ognuno di noi si porta dentro”.
Il personaggio a cui Cardellini è più affezionato è Ares: “perché è un uomo giusto e retto e ama il suo popolo.” Ma ama anche Maia, “donna libera”, e Bakari, “maestro d’armi che come schiavo liberato ha imparato ad amare Ares come un figlio”.
Il suo metodo di lavoro è rigoroso e appassionato: “Tutto nasce da un’idea (mi deve affascinare), segue lo studio lungo e meticoloso delle fonti e dei testi, poi inizia la progettazione del romanzo: per prima cosa stendo una mappa concettuale, poi lo schema dei capitoli, in cui il romanzo prende forma nella lunghezza e nelle tracce che poi si uniranno nel racconto, poi la caratterizzazione dei personaggi. Alla fine passo ai mesi di scrittura, di correzione e tutto il resto, editing compreso”.
Ankon è stato presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino nel 2021, e in numerose mostre e fiere editoriali nelle Marche, compresa Ancona. Ma la sua avventura di scrittore era iniziata già prima, con il romanzo La maestra di Palazzo di Arcevia (inizialmente intitolato Libera scuola di vita), in parte autobiografico. Da allora, la produzione di Cardellini si è arricchita di altri titoli come Gli uomini dei tre presidii, Le tre torri del Conero, Isole di plastica, opere che si possono trovare nella sua pagina autore su IBS: Stefano Cardellini | IBS.
Margherita Rinaldi








