Il racconto del Palio riscoperto

Dame e armigeri, fabbri e cortigiane, nobili rapaci e vessilli storici. Ancona ha di nuovo il suo Palio, e lo grida forte e chiaro. Come un antico sentimento celato, sopito da tempo e improvvisamente sbocciato in una domenica di fine estate, Ancona è tornata a vivere la festa dei 14 rioni. Ma era festa anche per chi non vestiva in costume, era festa per chi non apparteneva a nessun rione e chissà, proprio per questo, tifava un po’ per tutti, era festa per chi semplicemente era felice di esserci.

Alessandro Moscardi vince per il Rione Adriatico
Alessandro Moscardi vince per il Rione Adriatico

E quando si dice ‘il percorso conta più della meta’ ecco che Ancona si svela in tutto il suo orgoglio: da giorni la città mostrava vessilli a balconi e finestre, i partecipanti alla gara iniziavano a conoscersi e a scrutarsi l’un l’altro, avanzando già timidamente le prime ipotesi di trionfo. Bar e locali quella domenica hanno mostrato segni di un rapido ritorno al medioevo e che dire infine di una Piazza Cavour invasa da otto gruppi di rievocazione, falconieri, giocolieri e laboratori: c’era chi imparava a realizzare fogli di carta a mano, chi simulava il conio con il mastro artigiano e chi, accanto al fabbro, apprendeva le tecniche per la lavorazione di piccoli oggetti in metallo. Non potevano mancare i combattimenti, di spada vera o in legno, e c’era chi non ha perso l’occasione per farsi fare i tarocchi. In molti sono rimasti affascinati dalle nozioni snocciolate alla buona dal fraticello cerusico e speziale. In tutto erano 136 i rievocatori e 200 i figuranti del corteo. Era forse la contaminazione il lato più apprezzabile della giornata: le famiglie con i passeggini a due passi dai cavalieri in maglina, fabbri e erboristi accanto a signore vestite di tutto punto.

Una delle esposizione artigianali presenti in Piazza Cavour (a cura di Crux Dorica)

Ma torniamo allo svolgimento del Palio. Alle 16 e qualche minuto il Corteo ha mosso i suoi primi passi fra tamburi, fiati e grancasse ed è partito da Piazza Cavour per raggiungere Piazza della Repubblica. Il Teatro delle Muse ha fatto da sfondo ai quattordici stendardi e, con il gonfalone in testa, tutti erano schierati davanti a una fiumana di gente. Centoventisei gli atleti schierati per il Palio di Ancona, 9 per ciascuno dei 14 rioni. Al centro gli occhi erano tutti per lei, la bella Stamira (impersonata da Angelica Lupacchini) che avrebbe dato il via alla competizione. Il percorso agonistico, proprio come la città di Ancona, abbraccia terra e mare: prima una prima sessione podistica (dal Teatro delle Muse alla fontana dei due soli), poi una in canoa biposto (fino alla Mole) e infine un ritorno alla corsa (dalla Mole al centro, passando per il Viale della Vittoria). Ogni più rosea previsione, cronometro alla mano, è stata stracciata dall’atleticità del rione Adriatico che, con lo sportivo Alessandro Moscardi come staffettista finale, ha raggiunto la meta. Davanti al braciere l’orologio segnava le 17:22 quando è stato possibile alzare in alto la fiaccola insieme a Stamira.

Il momento dello start in Piazza della Repubblica

Alla spicciolata sono arrivati anche gli altri concorrenti, ma al Palio poco conta arrivare secondo o terzo: si aggiudica il trofeo, da custodire per un anno, solo il rione che taglia il traguardo per primo. Il pallium, la statua raffigurante l’eroina anconetana Stamira, sarà quindi detenuto dal quartiere Adriatico, il rione dal colore verde, il cui stemma è un carciofo, in memoria dell’antica destinazione agraria di quei lotti affacciati sul mare.

Questo e molto altro è stato il 27 settembre 2026. Quanti di voi possono dire di esserci stati? Ma soprattutto, quanti non essendoci stati non mancheranno l’anno prossimo?

Nicoletta Canapa

La folla presente lungo Corso Mazzini durante il Palio di Ancona

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