Lavori su 42 vie in centro, periferia, nei borghi, per un investimento di oltre quattro milioni di euro, finanziati con mutui e fondi Imu Tasi.
Continue readingRimodulazione tariffe di sosta per agevolare residenti e mobilità produttiva
Una piccola rivoluzione della sosta che vuole dare uno stimolo alla mobilità e alla rotazione degli stalli, e soprattutto agevolare la ricerca di parcheggio dei residenti, per i permessi dei quali non sono previsti aumenti . Incremento degli stalli blu, rimodulazione dei corrispettivi orari con tariffa media, incentivazione dell’uso di parcheggi cerniera per i pendolari che non devono soffocare la sosta in città: è questa la logica della delibera consiliare recentemente approvata sulle modalità operative di prima attuazione del contratto tra Comune di Ancona e Società Ancona Servizi per la gestione dei parcheggi a raso e in struttura.
In alcune zone i prezzi orari per parcheggiare saranno aumentati mentre in altri, meno centrali, verranno abbassati: una articolazione che verrà definita nei dettagli delle singole strade con altra delibera e che ha due obiettivi principali: la tutela dei residenti e una diversa mobilità, che stimoli il più possibile la rotazione, la circolarità e non favorisca la sosta prolungata e improduttiva.
“Questa delibera – spiega l’assessore alla viabilità Giovanni Zinni – individua il numero preciso degli stalli che vogliamo realizzare con le zone blu. Seguirà una delibera di dettaglio in cui indicheremo il posizionamento stallo per stallo. Questo atto fa parte di un percorso di riforma che ci deve portare a far sì che le zone blu siano uno strumento di tutela dei residenti, di circolarità della sosta a favore della produttività. Non vogliamo una città ferma e immobile. Ai pendolari diciamo: usate i parcheggi scambiatori”.
L’obiettivo della rimodulazione della sosta è, appunto, di una diversa mobilità: la sosta dei lavoratori che giungono in città quotidianamente deve essere dirottata nei parcheggi scambiatori a ridosso dal centro serviti dal mezzo pubblico.
Per favorire la sosta produttiva viene diminuito il costo (da 2,5 euro e 2) della seconda ora nelle zone di sosta veloce. Istituite inoltre le cosiddette “zone cuscinetto” per residenti che, collocandosi tra due aree con permessi diversi, si trovavano in difficoltà.
“Non è una rimodulazione pensata per fare cassa – assicura l’assessore – ma per gestire la sosta con altro approccio: all’aumento di una zona più interessata dalla sosta improduttiva farà da compensazione la diminuzione di altre. Si attuerà quindi una diversificazione tariffaria nelle diverse zone previste nel contratto al fine di garantire l’ordine di priorità, insieme con l’impegno di mantenere invariata la tariffa media delle singole zone”
La nuova politica sarà monitorata attraverso report periodici da parte dei Ancona Servizi Spa, anche per procedere con eventuali aggiustamenti qualora si evidenziassero situazioni di necessità.
La delibera approvata stabilisce che si possono istituire stalli di sosta a pagamento in:
ZONA ADRIATICO
Via Thaon de Revel
Via Santa Margherita
Via Raffaele della Pergola
ZONA CITTADELLA
Via Circonvallazione
Via Scandali
Via XXV Aprile
Via Gervasoni
Via Marini
Piazza Fontana
Via Vallemiano
Via Verdi
ZONA PIANO SAN LAZZARO
Via Pesaro, dall’incrocio Via Dalmazia a P.le Camerino
Via Ascoli Piceno
ZONA PALOMBINA
Via Flaminia: dal civico 357 fino al confine comunale con Falconara Marittima
lato civici pari
Via Costantini
Via Mercantini
Via Panzini
Occorrerà inoltre prevedere l’introduzione di aree con modalità di gestione tramite disco orario o altri strumenti manuali o elettronici, nella
ZONA ADRIATICO
Via Thaon de Revel: parcheggio “a cassonata” dopo civico 20;
Via Thaon de Revel: 10 posti a ridosso della scalinata di accesso alla “Piscina
Comunale del Passetto”
Per le aree di “Sosta veloce”:
la tariffa oraria sarà di € 0,50 per la prima ora e di € 2,00 per le ore successive.
In queste zone non è valido nessun tipo di permesso, fatta eccezione per quelli rilasciati alle persone con disabilità.
La sosta veloce viene riconfermata ed istituita nelle seguenti vie:
P.zza della Repubblica
Largo Sacramento
P.zza Stamira
Via Palestro: da Via Varlè a Via Simeoni
Corso Amendola: dal civico 8 al 18, dal civico 46 al 50;
Via Trieste: dall’incrocio con via Toti al civico 43 su entrambi i lati
Via Chiesa: tra via Maratta e Corso Amendola – lato civici dispari
P.zza Rosselli (kiss & ride)
Viale Cristoforo Colombo: Dal civico 4 al civico 22;
Corso Carlo Alberto: dal civico 66 al civico 74
Al fine di garantire una buona accessibilità ai presidi sanitari ambulatoriali e alle attività commerciali site in zona Adriatico e Centro, nonché di agevolare la fruizione della stazione ferroviaria, è stato ritenuto necessario incentivare la rotazione degli stalli di sosta in aree particolarmente frequentate.
Sono state quindi istituite zone in cui non è valido nessun tipo di permesso, a eccezione dei permessi per persone con disabilità, definite “zone a pagamento per tutti”, nelle vie indicate di seguito:
Via Thaon de Revel: parcheggio fronte civico 6
Largo Cappelli
Parcheggio fronte Stadio Dorico
Piazza IV Novembre: parcheggio fronte ristorante e parcheggio fronte civico 60
Piazza Rosselli
Via Corridoni, dall’incrocio con via Monfalcone a quello con via Panoramica.
La grande lirica torna da ottobre alle Muse con Verdi e Rossini
La Stagione Lirica di Ancona 2025 al Teatro delle Muse “Franco Corelli” propone quest’anno due capolavori del grande repertorio: Il Trovatore di Giuseppe Verdi e Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini. Il cartellone della stagione lirica si apre venerdì 10 ottobre alle ore 20.30 con replica domenica 12 ottobre alle ore 16.00 con Il Trovatore libretto di Salvatore Cammarano e Leone Emanuele Bardare, dal dramma El Trobador di Antonio Garcia Gutiérrez, musica di Giuseppe Verdi, direttore Andriy Yurkevych, regia Giuseppe Dipasquale. La produzione è un nuovo allestimento della Fondazione Teatro delle Muse.
Venerdì 5 e domenica 7 dicembre va in scena Il Barbiere di Siviglia libretto di Cesare Sterbini, dalla commedia omonima di Pierre Carón de Beaumarchais, musica di Gioachino Rossini, direttore Jacopo Brusa, regia e scene Damiano Michieletto, costumi Carla Teti. L’allestimento del Maggio Musicale Fiorentino, Fondazione Teatro delle Muse in coproduzione con Fondazione Rete Lirica delle Marche.
L’OPERA DAL TEATRO DRAMMATICO è il tema che accomuna i due titoli: non solo la Stagione 2025 ma l’intera programmazione del triennio 2025-2027 si svolgerà, infatti, lungo un percorso tematico che mette in relazione alcune delle più celebri opere del repertorio con le loro fonti – drammi, tragedie, commedie – in un processo di assimilazione e di rielaborazione della letteratura europea che ha fatto del melodramma italiano il laboratorio di nuove drammaturgie. Nel 2025 si confrontano El Trobador di Antonio Garcia Gutiérrez (1813-1884), con il celeberrimo Trovatore verdiano e Le Barbier de Seville, la prima delle tre commedie della trilogia di Beaumarchais – già intrise di spiriti prerivoluzionari – con il capolavoro di Rossini, fornendo stimoli più ampi e approfondimenti più interessanti al consueto e al nuovo pubblico delle scuole e delle università, a cui saranno dedicati incontri ed eventi. In questa chiave è significativa la scelta dei registi, entrambi attivi tra prosa e teatro musicale: Giuseppe Dipasquale e Damiano Michieletto.
La nuova produzione de Il Trovatore è firmata da Giuseppe Dipasquale, Direttore di Marche Teatro e prestigiosa presenza nelle stagioni del teatro italiano, che torna all’opera dopo il debutto con Traviata al Teatro Massimo Bellini di Catania nel 2012. Damiano Michieletto – una delle figure più eminenti del teatro europeo – firma la regia e l’impianto scenico della produzione del Barbiere di Siviglia, nata per il Maggio Musicale Fiorentino: lo spettacolo rappresenta una delle prime tappe della carriera internazionale del regista ed è la testimonianza della genialità di un giovane artista che, agli inizi degli anni duemila, si confermò raffinato uomo di teatro producendo alcuni degli spettacoli più intelligenti ed efficaci dell’intero panorama operistico. Di livello internazionale i direttori d’Orchestra. Dirigerà Trovatore il direttore ucraino Andriy Yurkevych, che – dopo gli esordi come direttore stabile presso il Teatro Lirico Statale d’Opera e Balletto di Lviv – si è rivelato nel 2010 debuttando all’Opera di Roma con Falstaff e si è affermato rapidamente a livello internazionale con numerosi inviti presso l’Opéra di Montecarlo, il Théâtre Royal de la Monnaie, la Bayerische Staatoper, il Liceu di Barcellona, il Teatro Municipale di Santiago del Cile, la Greek National Opera e la San Franscisco Opera. È stato inoltre Direttore Musicale del Teatro Nazionale di Odessa. Attualmente è Direttore Musicale dell’Opera Nazionale Polacca al Teatro Wielki di Varsavia.
Sul podio per Il Barbiere di Siviglia sale Jacopo Brusa, che ha approfondito il repertorio rossiniano dirigendo L’inganno felice al Fraschini di Pavia con l’orchestra Virtuosi Brunenses di Brno, La cambiale di matrimonio al Festival “Rossini in Wildbad”, La Cenerentola al Piccolo Festival del Friuli Venezia Giulia. Nel 2024 è stato invitato a dirigere uno dei “Concerti di Belcanto” al Rossini Opera Festival di Pesaro.
Come di consueto una serie di incontri con il pubblico e con le scuole farà da introduzione ai titoli in programma.
Sono previste due serate come anteprima giovani, perIl Trovatore l’8 ottobre e perIl Barbiere di Sivigliail 3 dicembre, entrambe alle ore 18:00di ciascuna opera agli allievi delle scuole secondarie e agli studenti dell’Università Politecnica delle Marche.
Così come sono previste al Ridotto del Teatro delle Muse le guide all’opera gratuite aperte alla città la domenica precedente il debutto di ciascun titolo. Quindi domenica 5 ottobre guida all’opera per Il Trovatore e domenica 30 novembre la guida all’opera per Il Barbiere di Siviglia.
Come anteprima rispetto al cartellone lirico, a pochi giorni dalle festività pasquali Ancona con il Teatro delle Muse sarà protagonista di un concerto straordinario ospitando l’orchestra su strumenti originali Frau Musika diretta da Andrea Marcon, uno degli interpreti di riferimento per il repertorio barocco e classico, che accosta al Requiem di Mozart il Te Deum di Salieri, di cui ricorrono i 200 anni dalla morte. Nel programma c’è spazio anche per il Concerto n.1 per violino e orchestra in Si bemolle maggiore K 207 di Mozart, frutto della sua giovanile inventiva, con il violino solista di Paolo Tagliamento. L’orchestra è affiancata dal Coro del Friuli Venezia Giulia e da quattro voci soliste di livello internazionale: il soprano Jeanne-Marie Lelièvre, il contralto Francesca Ascioti, il tenore Leonardo Cortellazzi e il basso boliviano José Coca Loza. Il concerto tocca cinque città italiane, partendo da Ancona, realizzando un progetto di Andrea Marcon e di Frau Musika sostenuto in art bonus da Fondazione Cariverona. L’appuntamento è a cura di Fondazione Teatro delle Muse in collaborazione con Marche Teatro. Frau Musika propone un’immersione nella musica sacra di due grandi maestri come Antonio Salieri e Wolfgang Amadeus Mozart, che operarono nella Vienna di Giuseppe II. La storia li vide rivali sul palcoscenico del Teatro di Corte e negli eventi musicali della Capitale; la leggenda volle indicare Salieri come responsabile della morte prematura del più giovane collega: il dramma di Puskin nell’Ottocento, quello di Shaffer nel Novecento, ma soprattutto il film di Forman hanno reso popolare un sospetto che non ha alcun fondamento. A seguire c’è l’ampia parentesi mozartiana che inizia con il Concerto n. 1 in Si bemolle maggiore per violino e orchestra completato nell’aprile di 250 anni fa. Venuto alla luce a Salisburgo quando Mozart aveva 19 anni, il Concerto si distingue per l’estrema cura della scrittura solistica e per la ricchezza delle linee melodiche. Infine il Requiem in Re minore per soli, coro e orchestra, capolavoro ultimo la cui incompiutezza ha generato una ridda di speculazioni e di leggende, ma ha anche contribuito ad alimentare la fama postuma del suo autore. Completato da Franz Xaver Süssmayr – allievo e amico di Mozart – e da altri allievi sulla base degli appunti rinvenuti dalla vedova Constanze, il Requiem continua ad essere non solo una delle pagine più analizzate e studiate della letteratura musicale di tutti i tempi, ma soprattutto una delle opere più amate dal pubblico di tutte le età e delle più diverse culture. Fondato nel 2001, il Coro del Friuli Venezia Giulia ha al suo attivo oltre 400 concerti, grazie anche alla gestione modulare del suo organico che consente di affrontare repertori molto diversi nell’ambito della musica antica, classica, contemporanea, jazz e pop. Ospite di importanti teatri, festival e stagioni concertistiche in Italia e all’estero, il Coro è preparato fin dagli esordi dal maestro Cristiano Dell’Oste. Paolo Tagliamento, solista nel Concerto per violino, è nato a Conegliano nel 1977 e si è diplomato al Conservatorio di Milano ad appena 15 anni. Perfezionatosi all’Accademia Chigiana, all’Accademia Stauffer con Salvatore Accardo, poi a Madrid e a Monaco, ha intrapreso una carriera come solista e camerista che lo ha già portato ad esibirsi nei più importanti palcoscenici del mondo. Paolo suona il magnifico violino Pietro Giacomo Rogeri “il Milanollo” del 1701 concessogli in uso dalla Fondazione Pro Canale di Milano. Organista, clavicembalista e direttore, Andrea Marcon è una delle personalità musicali più in vista del repertorio barocco a livello internazionale. Già fondatore della Venice Baroque Orchestra nel 1997, che ha diretto nei più prestigiosi teatri del mondo, dal 2005 guida il complesso La Cetra Basel con il quale ha intrapreso un approfondito lavoro di ricerca sul suono originale. In veste di direttore ospite Marcon è salito sul podio di orchestre del calibro dei Berliner Philharmoniker, della Bayerische Rundfunk Sinfonieorchester e delle orchestre sinfoniche delle principali radio tedesche, ed è presente nella programmazione di alcuni dei più importanti teatri d’opera, tra cui la Scala, la Fenice di Venezia, il Bolshoi di Mosca, il Palau de les Arts di Valencia.
I prezzi della Stagione Lirica restano invariati rispetto allo scorso anno.
La campagna abbonamenti della Stagione Lirica si apre:
- da venerdì 6 giugno 2025 riconferma abbonamenti
- da lunedì 16 giugno 2025 nuovi abbonamenti
- da martedì 1 luglio 2025 vendita biglietti singole opere
www.fondazionemuse.org
I biglietti del concerto del 7 aprile sono in vendita dal 12 marzo in biglietteria e su www.vivaticket.com prezzi interi: platea €30, prima galleria e 1° ordine di palchi €25, seconda galleria e 2° ordine di palchi €20, terza galleria e 3° ordine di palchi €10.
www.fondazionemuse.org – www.marcheteatro.it
Federica Zandri

I nuovi ponti accendono il futuro della Mole
Sono accesi ormai da qualche giorno i nuovi impianti di illuminazione dei due ponti della Mole Vanvitelliana, realizzati all’interno dei lavori G7 che si erano conclusi nei mesi di settembre-ottobre, prima dell’arrivo delle delegazioni internazionali. Sui due ponti sono stati installati due tipi di lampione: il primo destinato all’illuminazione del portale in pietra e del percorso e il secondo solo del percorso. I proiettori hanno quindi due tipi di ottica: ellittica per l’illuminazione del portale in pietra (led 3000K) e stradale per l’illuminazione del percorso (led 3000k). I pali, alti 5 metri, in acciaio zincato colore grigio ghisa, sono inoltre dotati di una struttura in alluminio portastendardo sulla sommità.
L’intero progetto riguardante i ponti della Mole, che prevedeva anche il cavidotto di linea elettrica per le nuove illuminazioni, ha consentito, in generale, di riqualificare gli ingressi della Mole Vanvitelliana e di migliorare la viabilità pedonale garantendo una migliore fruibilità della Mole stessa. Il ponticello lato Porta Pia è stato riqualificato con la creazione di un percorso pedonale con cubetti in pietra arenaria al posto delle precedenti mattonelle con materiale bituminoso. Nel ponte lato Mandracchio è stata sistemata la pavimentazione in pietra con un’opera di lavorazione, ripulitura ed eliminazione degli avvallamenti. La linea ferrata ora dismessa, in passato al servizio della Mole, è stata mantenuta come oggetto storico. L’intervento ha comportato un investimento di 270 mila euro.
La breve cerimonia di accensione, a cui hanno preso parte il Sindaco Daniele Silvetti e l’Assessore ai Lavori Pubblici Stefano Tombolini insieme con i tecnici comunali che hanno seguito i lavori, è stata anche l’occasione per fare il punto sugli interventi di completamento e valorizzazione della Mole Vanvitelliana, che si avvalgono di un finanziamento PNRR di 3,3 milioni di euro.
L’avanzamento dei lavori PNRR è attualmente al 66 per cento. Per quanto riguarda la riqualificazione del Ponte Nord, è stata conclusa la realizzazione dei 40 micropali di fondazione ed è in fase di produzione la struttura provvisionale, realizzata su misura, da installare per le successive fasi di lavorazione. E’ stata inoltre completata l’installazione di quasi tutti i nuovi infissi, incluse le lunette. Nella Sala Tabacchi sono stati completati la nuova pavimentazione, i nuovi servizi igienici, il nuovo ascensore, la nuova scala su misura, che è in fase di installazione. Sono in fase di ultimazione i nuovi impianti e sono da realizzare l’allaccio fognario, le opere di finitura da fabbro, il trattamento anti spolvero delle volte, le opere di finitura generali. Nelle Sale Viani e Mercanti sono stati completati i nuovi infissi, i nuovi servizi igienici ed è quasi ultimata realizzazione dei nuovi impianti. Sono da realizzare opere di finitura generali. La conclusione è prevista tra un anno, per il mese di marzo 2026.
Margherita Rinaldi


“Ecco lo stato di salute dell’economia locale”
Nuove opportunità per l’economia del territorio anconetano individuate dal professor Valerio Temperini, professore associato di Economia e gestione delle imprese alla Facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche.
Continue readingL’acqua risorsa non infinita. L’impegno di Viva Servizi
Nella settimana che porta al tradizionale appuntamento con la Giornata Mondiale dell’Acqua (22 marzo) urge una serie e circostanziata riflessione riguardo alla scelleratezza con la quale si spreca l’acqua ritenendola a torto una risorsa infinita laddove infinita non è. Basti, ad esempio, ricordare che ad oggi nel mondo circa 2 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e il 13% del territorio italiano è esposto a rischio di siccità media o severa. Si aggiunga pure che i risultati che emergono dalle rilevazioni sulla qualità del nostro mare sono figli di un cronico ritardo sugli investimenti infrastrutturale in Italia: su oltre 8000 Km di costa italiana, circa 2880 non sono serviti da impianti di depurazione adeguati a dispetto della cura e salvaguardia dell’ambiente, degli sforzi per promuovere turisticamente il nostro territorio e delle sanzioni alle quali l’Italia va incontro per le procedure di infrazioni comunitarie avviate dall’U.E.
Nelle Marche e nella parte di territorio di pertinenza Viva Servizi quello della provincia di Ancona, il quadro è più confortante. Il 25% della costa è classificato come oltre i limiti di legge ma le non conformità si rilevano principalmente alle foci dei fiumi, mentre il 93% delle acque della costa balneabili è classificato di qualità “eccellente”.
Per diffondere consapevolezza su un tema storicamente sottovalutato occorre conoscenza. Per questo la linea intrapresa dal gestore del servizio idrico è una operazione di trasparenza migliorando la comunicazione nei confronti degli utenti per accrescerne la cultura e per spiegare come un’azienda pubblica spende i soldi dei contribuenti cercando nuove fonti di finanziamento a partire dai fondi PNRR e sensibilizzando le giovani generazioni ad una migliore coscienza critica. Per questo, anche per l’anno scolastico 2024/2025, Viva Servizi ha presentato un progetto con un’offerta formativa differenziata per età e argomenti a seconda delle scuole interessate. Si chiama “A scuola con Viva” e l’obiettivo è rinnovare l’impegno per la tutela dell’ambiente tra i più giovani spiegando agli studenti perché l’acqua non si deve sprecare”. I comportamenti virtuosi di cui i ragazzi comprendono l’importanza non solo li renderà cittadini più consapevoli ma influenzeranno positivamente anche gli adulti che vivono con loro orientando le famiglie alla sostenibilità. Coerentemente con questo percorso verranno installati dei pannelli sulle spiagge di Palombina e Falconara che illustreranno in maniera chiara a turisti e residenti il progetto che prevede la realizzazione di una grande condotta in spiaggia per impedire ai collettori di riversare liquami in mare. L’intervento prevede diversi stralci ed i primi due (ripascimento zona Villanova di Falconara ed intervento sul fosso della Palombina di Ancona) troveranno realizzazione nei prossimi mesi testimoniando che di fatto il 2025 è l’anno di avvio delle opere. La soluzione progettuale scelta di concerto con i Comuni di Ancona e Falconara è stata adottata al termine di un percorso che ha previsto l’adozione di un documento preliminare di progettazione con un investimento molto significativo di oltre 45 milioni. Il completamento dei lavori impatterà positivamente anche sulla Blue Economy nelle Marche. Eppure, sempre pensando alla qualità dell’acqua che viene immessa in ambiente dopo la depurazione, vi sono fattori che non inducono all’ottimismo come gli inquinanti emergenti, in modo particolare medicinali e prodotti per personal care che, per essere trattati, richiedono importanti interventi di adeguamento dei grandi depuratori.
La cultura del non spreco non riguarda solo l’uso privato del singolo cittadino ma va perseguita fin dalla captazione quando entra nella rete distributiva per giungere a destinazione. I numeri relativi alle dispersioni in Italia sono inquietanti: 2 litri su 5 circa si perdono lungo il percorso dalle sorgenti alle case. Viva Servizi ha dimostrato capacità progettuale intercettando fondi PNRR per 28 milioni di euro su un progetto complessivio di 38 milioni per la digitalizzazione di metà della rete idrica e la lotta alla dispersione che consentirà di ridurre lo spreco entro il 2026 al 23%.
Non solo presente e futuro ma anche il passato è molto importante per creare la consapevolezza che ciò che si ha la fortuna di avere, cioè l’acqua in casa e di ottima qualità, non vada data per scontata. Nel corso di una recente conferenza stampa è stato presentato un progetto di studio con l’Università Politecnica delle Marche per indagare la storia dell’acqua ad Ancona, le fonti di approvvigionamento idrico della città di Ancona e del territorio circostante quando l’acqua aveva un uso collettivo e la fruizione era un’occasione di socialità per la comunità prima che la capillarizzazione del servizio ne rendesse l’uso individuale. I risultati dello studio attesi per l’anno prossimo saranno sicuramente interessanti.
Una riflessione a parte merita, infine, la percezione del costo dell’acqua e il rapporto sempre conflittuale di ciascun utente con la sua bolletta. La spesa media per una famiglia di 3 persone residente nei comuni di Ancona e provincia che consuma annualmente circa 120 mc d’acqua, nel 2023 era di 317 euro, nel 2024 è stata di 340 euro, nel 2025 ne spenderà 366 con un rincaro di 4 euro al mese pur considerando che la tariffa di 1,6 euro al metrocubo di acqua, rispetto agli standard europei, è significativamente bassa. Nel nord Europa a parità di consumo si spende 4-5 volte in più. Il punto nodale è che il cittadino e tutti noi comprendiamo che ciò che paghiamo con la bolletta serve per effettuare gli investimenti per mantenere e migliorare il servizio, attività che hanno costi ingentissimi.
Fabio Lo Savio
Cinghiali nei centri urbani: funziona il trappolamento ma servono risorse
Arrivano dall’area del Conero, Pietralacroce- Vallemiano e- da nord- da Posatora lungo un percorso che dagli Appennini si snoda fino alla Vallesina e poi alla costa. Di dimensioni possenti, pelo scuro, peso non inferiore ai 50/60 chilogrammi fino a superare il quintale (e oltre, in casi straordinari) sono sempre più numerosi e sempre più spesso raggiungono in branco i centri urbani, fino alle piazze e alle strade principali cittadine. Ancona è tra questi centri e registra presenze notturne ormai ravvicinate con avvistamenti frequenti nelle zone di Via Santa Margherita e della Pergola, del parco della Cittadella e della Regione Marche, dell’ex Marina Militare e Borgo Rodi, del Passetto ma anche in pienissimo centro come Viale della Vittoria, piazza Diaz e Piazza Cavour.
Per quanto apparentemente più “antropizzati” rispetto al passato, si tratta di animali selvatici, imprevedibili e potenzialmente pericolosi per l’uomo. Complici i cambiamenti climatici e il ritorno del lupo nell’Italia centrale, i cinghiali (sulla cui originaria provenienza non ci sono certezze assolute) si spostano verso le zone abitate e l’incontro tra loro e gli esseri umani non è tra i più indicati. “Si riproducono sempre più spesso, anche due volte all’anno e l’età fertile si abbassa”- spiega il presidente di URCA (Unione regionale Cacciatori Appennino) Massimo Iuliano coinvolto insieme ad altri volontari con il Comune di Ancona in un progetto di contenimento della popolazione dei cinghiali. “Ogni parto è di 4-5 esemplari, ne contiamo tra 60 e 70 nuovi ogni anno sul territorio, capite che fare fronte ad un numero così elevato di cinghiali sta diventando sempre più complicato”. Se non è emergenza, poco ci manca, considerati gli incidenti stradali che provoca il loro passaggio, i danni ambientali, economici e sanitari, perché, come molti animali selvatici, sono portatori di malattie, quale la peste suina africana. Contenerli sul territorio, salvaguardando la pubblica incolumità, è la sfida che da anni affrontano gli amministratori locali e con loro l’ente Parco del Conero con l’ausilio della Polizia Provinciale e altre unità: va da sé che il loro ormai frequente ingresso nel centro urbano desta molta preoccupazione e dal 2023 è attiva una convenzione tra ente locale e URCA per consentire la cattura e la rimozione di questi sempre più intraprendenti animali.
A riguardo è stato avviato un sistema di monitoraggio dello spostamenti dei cinghiali- che notoriamente dormono di giorno e si spostano di notte – attraverso fototrappole, droni dotati di termocamere e altri strumenti. Nei pressi dei punti nei quali eseguono la siesta, durante il loro vagabondare nel (rigoglioso) verde urbano, di volta in volta vengono posizionate dai volontari URCA ampie trappole, atte a contenere fino a 12 esemplari. “Si tratta di reti simili a quelle usate nella pesca- spiega il presidente dell’Unione regionale Cacciatori- tenute in piedi con una serie di pali a formare un recinto. Un sistema semplice quanto efficace inventato negli Stati Uniti. Al loro interno posizioniamo l’esca, del granturco, e aspettiamo che si avvicinino. Una volta intrappolati, coinvolgiamo il veterinario che provvede a narcotizzarli e a sopprimerli in modo indolore, attraverso l’uso di farmaci”.
Diciassette in poco più di un anno gli esemplari catturati, una minima parte della popolazione che ha invaso negli ultimi anni il territorio comunale: “purtroppo i tempi dei cinghiali non collimano con quelli degli umani”- spiega ancora Iuliano. “ Abbiamo un solo veterinario a disposizione, che viene da fuori Ancona, pertanto i tempi si dilatano. Mancano professionisti con questo tipo di preparazione nel Servizio pubblico. Facciamo il possibile, teniamo il territorio sotto controllo costantemente, la sorveglianza sanitaria è parimenti sempre attiva ma non basta. E’ evidente che servono investimenti importanti e durevoli per fare fronte ad un fenomeno che francamente diventa sempre più complesso da gestire”.
“Come assessore alla Sicurezza urbana- dichiara il vice sindaco Giovanni Zinni- esprimo grande soddisfazione per il lavoro svolto da URCA, un lavoro professionale, serio, svolto da persone che amano l’Ambiente, la Natura e rispettano i cicli naturali degli animali e quant’altro. Da questo punto di vista il sistema di trappolamento sperimentale che è stato condotto si è rivelato efficace, ha dimostrato che è possibile catturare e sopprimere animali che hanno purtroppo una valenza di pericolosità e di riproduzione altissima, senza peraltro procurare loro alcuna sofferenza. Il tema della fauna selvatica e della sua pericolosità è comune a moltissime città italiane: cambiano le condizioni, mutano gli scenari con asset imprevedibili e però si richiede a tutti gli enti locali una capacità di risposta . Da questo punto di vista il Comune di Ancona si è assunto le sue responsabilità operando in modo concreto e dando prova alla Regione Marche ( che al progetto aveva dato un piccolo contributo) di avere raggiunto un esito positivo. Ora bisogna fare un salto di livello, bisogna incrementare il sistema ma per farlo occorre un maggiore coinvolgimento da parte di AST e dei veterinari abilitati e ci vogliono risorse maggiori. I Comuni sono l’interfaccia con il cittadino e non possiamo sottrarre risorse e servizi già erogati e sui quali contano per destinarle al contenimento della fauna selvatica: servono fondi in più per stabilizzare il sistema e per sradicare il fenomeno del proliferare dei cinghiali che provoca -come è noto- incidenti stradali, particolarmente gravi per scooteristi e motociclisti , anche a ridosso e all’interno dei centri urbani E’ principalmente un tema di di sicurezza urbana per quanto ci riguarda, e non possiamo sottrarci
Federica Zandri


Parliamo di lei, le opere delle studentesse del Liceo Artistico in mostra alla Galleria Papini
Laura Dudzik, Saavedra Diaz Cecia Kate, Taide Monteverde , Arianna Robu, Camilla Bianchella, Anna Ciccoli, Adele Forlani, Greta Di Mario, Nicole Iengo, Vivien Hanczyc , Irene Strologo , Emma Laterza ,Giulia Pietrucci , Aurora Bonci, Viola Pirani, Emma Aurora Attanasio, Claudia Cataldi , Angelica Rosati, Sofia Bolognini, Marta Pecora, Melissa Fofi Martina Ottaiano, Andrea Cicalese, Agnese Paolella, Jared Almazora, Silvia Barbaresi, Giada Giordano sono le ventisette giovani artiste che espongono dal 15 marzo le loro opere presso la Galleria Papini. “Parliamo di Lei” è una mostra tutta al femminile, è evidente, ed è organizzata nel mese della Giornata internazionale della Donna grazie alla felice collaborazione tra l’associazione culturale Papini e il Liceo Mannucci, con il patrocinio del Comune di Ancona. “Parliamo di lei costituisce –sottolinea il dirigente scolastico, prof Luca Serafini- “una chiara occasione per comunicare pensieri e sentimenti attraverso l’arte, dando corpo e voce a studentesse e studenti su temi delicati ed attuali. Rappresenta quanto di più vicino ci può essere alla scuola ideale, un luogo non luogo, dove la formazione si trasforma in saper vivere e saper essere, in collaborazione col territorio e le sue comunità. Siamo grati all’associazione culturale Galleria Papini per questa opportunità e per la valorizzazione delle nostre artiste ed artisti”
A distanza di oltre un secolo, la Galleria Papini ha voluto costruire e sviluppare questo progetto partendo dai riflessi dell’ augurio scritto più di cento anni fa da una pittrice Evangelina Gemma Alciati, che chiedeva di potersi esprimere liberamente come i propri colleghi di genere maschile. “Proprio per questo motivo l’obiettivo- sottolinea lo torico dell’Arte Michele Servadio- è tanto complesso quanto attuale: riflettere sul delicato tema della donna contemporanea da un’angolazione e da una prospettiva specifica, ovvero quella delle nuove generazioni, sinonimo e sintomo del mondo che verrà. Le opere esposte nel corso di questa mostra sono state infatti realizzate da alcune giovanissime alunne del Liceo Artistico Edgardo Mannucci di Ancona: grazie alla preziosa collaborazione del corpo docente dell’istituto scolastico, le ragazze coinvolte nel progetto hanno potuto muoversi nella piena e più totale autonomia espressiva, realizzando pitture e sculture che presentano, come minimo comun denominatore, l’immagine percettiva ed emotiva della donna contemporanea. “Parlare di lei” diviene quindi l’occasione perfetta per comprendere e riflettere su questo tema osservandolo da un punto di vista privilegiato e non tenuto sufficientemente nella giusta considerazione. Non è un caso che il rosso sia il colore predominante, tonalità che rimanda al sangue e alla carne ferita, simbolo delle frequenti discriminazioni di genere che ormai, con sinistra ricorrenza, degenerano troppo spesso in forme di violenza. Ci sono poi i simboli della privazione e del silenzio, ma anche un messaggio di speranza che, seppur leggero e pronto a volar via, acquista la forma di una farfalla o di una donna di cuori pescata (non casualmente) da un mazzo di carte”.
Le studentesse sono state accompagnate nel loro percorso dai docenti Pelucchini, Soverchia, Sabbatini, Augello, Federici, Farina, Winkler e Toppan.
La mostra resterà aperta fino al 30 marzo con orario 17,30-19, 30 dal giovedì alla domenica.
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Dentro la biblioteca Benincasa: restauro tra storia e nuove funzioni
È arrivato quasi a metà dell’opera il cantiere della Biblioteca Civica Benincasa, dove nei giorni scorsi gli assessori ai Lavori pubblici Stefano Tombolini e alla Cultura Marta Paraventi hanno effettuato un sopralluogo insieme con i tecnici. E l’orizzonte temporale per la riapertura, dopo il termine dei lavori e gli allestimenti interni con i nuovi arredi, è fissato per il 2026. Sarà un luogo nuovo, con spazi pensati per le modalità di fruizione contemporanee di una biblioteca, e, al contempo, rispettoso del lungo passato che lo ha visto trasformarsi in più di tre secoli da residenza nobiliare a prezioso spazio culturale a servizio della città.
Risalendo le scale dell’antico palazzo Mengoni Ferretti, per sei livelli dal seminterrato fino al sottotetto, della biblioteca risultano già ampiamente visibili gli spazi più significativi: nuove sale per la lettura, incontri e convegni; quelle destinate agli scaffali e ai depositi dei libri, ai bambini e ai ragazzi e, per tutto il percorso, la suggestiva torre libraria di acciaio, che attraversa verticalmente il centro del palazzo, in tutta la sua altezza. E si possono anche cominciare a immaginare luoghi e funzioni prima assenti nell’edificio, che affacciato su Piazza del Plebiscito, costituirà, con la vicina Pinacoteca, un elemento strategico del polo culturale urbano diffuso: uno spazio strutturato per l’accoglienza, uno shop, una sala ristoro, sale espositive, sale convegni grandi e piccole, per accogliere “in pianta stabile” non solo i libri ma anche le persone, gli anconetani, i visitatori, i turisti, gli appassionati di arte e di cultura.
I lavori attualmente in corso riguardano il miglioramento strutturale sia in termini di resistenza statica che sismica, nel rispetto delle caratteristiche storico artistiche proprie dell’edificio, oltre che una revisione funzionale per garantire l’accessibilità, la salubrità, il comfort, la sicurezza antincendio e l’adeguamento impiantistico alle normative vigenti. A questi si aggiungono i restauri di stucchi, affreschi e infissi che stanno interessando le sale per restituirne l’anima neo classica. In particolare è interessato l’interno dell’edificio, dal momento che le facciate e la copertura sono state oggetto di interventi recenti. Ma il restauro – si legge nella relazione di progetto – “non è da intendere come un mero esercizio conservativo, bensì come qualcosa di più complesso: è la rinascita del monumento architettonico contestualizzata in un determinato luogo e periodo di tempo a favore di una comunità”.



Il Palazzo Mengoni Ferretti
Questa sede storica della biblioteca comunale di Ancona si trova in via Bernabei, all’interno di Palazzo Mengoni Ferretti, una residenza nobiliare del XVI secolo, edificio storico vincolato, ritenuto un importante esempio di architettura civile anconetana. Palazzo Mengoni Ferretti fu costruito nel 1592 come dimora per il conte Ferretti e nel 1949 venne ceduto al Comune, che nel 1950 lo scelse per ospitare la biblioteca.
Il Palazzo ha una pianta piuttosto regolare con una forma assimilabile a un trapezio e si estende su sei livelli principali che comprendono un piano seminterrato e un piano sottotetto, per un totale di circa 4000 metri quadrati. Il primo piano fuori terra corrisponde al livello dei due ingressi su Piazza del Plebiscito e il secondo ai due su via Bernabei. Uno degli accessi si trova sotto Porta San Pietro. Il lato nord‐est dell’edificio, infatti, è in continuità con la Porta e si imposta sulle antiche mura duecentesche che sono visibili al piano seminterrato. Al centro del fabbricato si trova una corte coperta che ospita il vano ascensore, la cui struttura di copertura in ferro e vetro risale agli anni ’90 del 1900. L’edificio è caratterizzato dalla presenza di numerose volte, alcune in muratura e altre in camorcanna, rispetto alle quali si sono resi necessari, nel tempo, interventi relativi alla stabilità. Il palazzo ospita anche una struttura metallica che sale lungo tutti i livelli: la torre libraria, costruita negli anni ’60 del Novecento per ospitare la collezione di libri. La torre fu ricavata dalla demolizione dei solai esistenti e ancorando la struttura alle pareti.
L’edificio ha subito numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli e i lavori di adeguamento e rifunzionalizzazione hanno interessato anche gli ultimi decenni. L’ultimo intervento è terminato nel 2012. Il palazzo Mengoni Ferretti è stato nel tempo oggetti di diversi interventi di ristrutturazione, restauro e adeguamento, che non hanno però mai dato una risposta definitiva alle esigenze strutturali dell’edificio e funzionali della biblioteca.
Gli interventi più recenti hanno riguardato, nel 2003/2005, il restauro della facciata e della Porta San Pietro, conosciuta dai più come Arco di Carola, collegata al palazzo, e la revisione parziale della copertura. Successivamente è stato necessario l’adeguamento alla normativa antincendio e al miglioramento dell’accessibilità, che è diventato però anche occasione per una revisione completa della logistica della struttura della biblioteca, per renderla rispondente alle mutate esigenze di fruizione e consultazione, dopo l’avvento della multimedialità e del digitale. L’intervento, concluso nel 2012, ha comportato la chiusura temporanea della biblioteca, completamente interdetta al pubblico nel 2019 per una nuova messa a norma antincendio. Da quest’ultima chiusura è derivato il progetto attualmente in esecuzione, che quindi nasce dalla necessità di una serie di adeguamenti antisismici ma si sviluppa in una serie di opere che affrontano in modo organico sia le criticità sia i temi della rifunzionalizzazione dell’edificio in chiave moderna, considerate in particolare le nuove esigenze di fruibilità di questo tipo di contenitori culturali.
Come sarà la biblioteca dopo i lavori
L’edificio della biblioteca Benincasa si sviluppa sulle diverse pendenze della parte in salita di piazza del Plebiscito, piazza del Papa per gli anconetani, fino ad arrivare alla soprastante parte pianeggiante di via Bernabei. Dopo i lavori il piano seminterrato ospiterà l’ingresso (da piazza del Papa), uno spazio per esposizioni, un locale tecnico, i servizi igienici e il primo livello della torre libraria. Al piano terra, aperto su un diverso livello di piazza del Papa, sono previsti un ingresso accessibile, una reception, caffetteria, guardaroba, sala lettura informale per sezione novità/attualità, emeroteca, deposito per conservazione, servizi e torre libraria. Al piano terra al livello di via Bernabei si apriranno due ingressi destinati esclusivamente al personale, sala conferenze ed eventi, deposito sala conferenze, uffici, deposito per conservazione, stanza del custode, servizi e torre libraria. Al primo piano ci saranno la reception per i ragazzi, la biblioteca per bambini e ragazzi, il deposito per la conservazione, servizi e torre libraria. Il piano secondo, con le sue sale affrescate e i soffitti stuccati attualmente in fase di restauro, ospiterà sale lettura con libri a scaffale aperto, stanze musealizzate, il deposito per la conservazione dei libri, i servizi. Nel sottotetto, con un terrazzo a tasca che si affaccia sui tetti della città, sarà collocata la centrale di climatizzazione. La torre libraria tornerà alla sua funzione di deposito di libri ad alta rotazione.


Margherita Rinaldi
Da settembre la Pinacoteca rinnovata: crocevia di culture artistiche
La riapertura della Pinacoteca civica Francesco Podesti, chiusa da alcuni mesi per i lavori Pnrr, sarà l’evento centrale del 2025 e proprio alcuni giorni fa tecnici e giornalisti hanno visitato i locali quasi pronti dei palazzi Bosdari e Bonomini di via Pizzecolli, per fare il punto sui lavori, ormai pressoché conclusi, insieme con gli assessori alla Cultura Marta Paraventi e Stefano Tombolini.
L’intervento principale ha comportato l’adeguamento degli impianti. Al termine dei lavori tutti i locali della Pinacoteca saranno climatizzati, saranno disponibili altre due nuove sale per i depositi e questo consentirà di liberare nuovi spazi per la parte espositiva. Il rinnovato assetto dell’immobile permetterà anche di strutturare una zona destinata a biblioteca museale, destinata a raccogliere una collezione di cataloghi delle mostre, e di allargare la parte destinata agli uffici. L’importo complessivo dell’intervento è di 1,29 milioni di euro, in gran parte di fondi Pnrr e per 300 mila euro di cofinanziamento comunale.
La Pinacoteca attualmente si sviluppa su circa 3.000 metri quadrati, di cui oltre 2.000 collocati nella sede storica di Palazzo Bosdari e circa 900 nell’ampliamento realizzato nel 2016 nell’adiacente palazzo Bonomini. L’intervento in corso ha interessato 1.300 metri quadrati di superfici, quasi tutte all’interno di Palazzo Bosdari. Al termine di questo lotto di lavori sarà completato un circuito espositivo con l’utilizzo di locali precedentemente esclusi e sarà possibile ospitare 100 visitatori contro i 50 ammessi in precedenza.
Accanto ai lavori sugli impianti, le opere edilizie hanno riguardato le coperture e il rinforzo di una capriata in legno che rendeva inagibile una sala del sottotetto. Sono inoltre in corso piccoli lavori di finitura e implementazione impiantistica su ambienti non interessati dal cantiere Pnrr, per un importo totale di 38 mila euro, finanziati con fondi propri dell’Ente. Terminate tutte le opere, si prevede la realizzazione di interventi di completamento di alcune sale espositive per un importo di circa 40 mila euro (pannelli e copertura della rete degli impianti con boiserie in legno). Una volta concluse anche queste opere, potrà avere inizio il riallestimento.
“Abbiamo cominciato con il sopralluogo in questo cantiere – ha detto l’assessore ai Lavori Pubblici Stefano Tombolini – che ormai à molto avanti. Entro settembre pensiamo di poter cominciare a riaprire gli spazi, dopo la fase dell’allestimento. Siamo dunque veramente in dirittura d’arrivo con questo cantiere”. Come ha annunciato lo stesso Tombolini, proseguiranno i sopralluoghi negli altri contenitori culturali sottoposti a restauro. E proprio in questo numero di ComunicAncona c’è un’anteprima riguardante i lavori alla Biblioteca Benincasa.
“Stiamo lavorando per la riapertura della Pinacoteca come evento centrale del 2025, costruendo un percorso in linea con i più aggiornati standard museologici” spiega l’assessore alla Cultura Marta Paraventi, che traccia una precisa road map delle priorità, a partire dalla governance di questo settore, all’interno della quale da un lato resta ferma la continuità dei rapporti con la Direzione Musei Marche, anche per la valorizzazione dell’Anfiteatro, dall’altro si inseriscono le specifiche competenze e la mission del neo assessore, che sin da subito ha posizionato la pinacoteca al centro della progettualità per la gestione della politica culturale del capoluogo.
Entrando poi nel merito del rapporto tra il più importante e significativo spazio espositivo della città e i visitatori, l’assessore indica la necessità di un aggiornamento del regolamento e dei servizi al pubblico, che consenta di gestire le aperture in modo più funzionale alle mostre e agli eventi che si terranno in pinacoteca, prevedendo anche un orario prolungato in occasione di questi ultimi.
In questa cornice si svilupperà il racconto del nuovo allestimento: “una narrazione – dice Paraventi – che possa trasmettere la centralità di Ancona come crocevia di culture artistiche e che possa far diventare la pinacoteca un’abitudine per gli anconetani”, una narrazione che dovrà concretizzarsi anche in una serie di strumenti pratici, funzionali a una completa e profonda fruibilità delle opere: nuove didascalie bilingui, supporti didattici anche per bambini, programmazione di attività per varie fasce di pubblico compresi gli studenti universitari, aperture in sinergia con gli eventi cittadini, programmazione di mostre studio per valorizzare le collezioni della pinacoteca.
Una importante innovazione riguarderà anche la gestione dei depositi. I nuovi uffici al secondo piano sono stati ampliati da 95 a 160 metri quadrati utilizzando lo spazio destinato ai vecchi depositi. Questi ultimi sono stati dislocati al terzo piano piano e interessano una superficie di 80 metri quadrati, appositamente attrezzati e dotati di sistemi automatici di spegnimento.
Margherita Rinaldi













